{"id":10641,"date":"2009-11-03T12:00:00","date_gmt":"2009-11-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-049\/kenneth-anger-and-the-new-american-cinema\/"},"modified":"2020-10-29T11:01:26","modified_gmt":"2020-10-29T10:01:26","slug":"kenneth-anger-and-the-new-american-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-049\/kenneth-anger-and-the-new-american-cinema\/","title":{"rendered":"Kenneth Anger E Il New American Cinema"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il <span class=\"testoscuro\">NAC &#8211; New American Cinema<\/span>, rappresenta una delle esperienze artistiche pi\u00f9 significative all&#8217;interno della cinematografia indipendente degli anni &#8217;60, libera dagli imperi Hollywoodiani, da uno Star System mitopoietico e totalizzante. Un gruppo di registi, la cui madrina e ispiratrice fu <span class=\"testoscuro\">Maya Deren<\/span>, come <span class=\"testoscuro\">Jonas Mekas, Stan Brakhage, Micheal Snow<\/span> iniziarono a radunarsi ai margini della cinematografia ufficiale, deteriorando il monopolio visivo delle grandi produzioni. Attraverso una povert\u00e0 di mezzi, che figur\u00f2 come un manifesto stilistico, crearono una serie di film sperimentali sulla scia delle prime avanguardie, ormai assopite all&#8217;interno della storia dell&#8217;audio visivo.<\/p>\n<p align=\"left\">Il NAC era qualcosa di pi\u00f9 di un movimento, non vi erano manifesti, l&#8217;unico vero condensante era la voglia liberare le immagini in movimento dai confini delle produzioni pi\u00f9 compromesse. <em>Window Water Baby Moving<\/em> di Stan Brakhage o <em>La R\u00e8gion centrale<\/em> di Micheal Snow esprimono su due poli visivi opposti, in uno la spazialit\u00e0 dentro la violenza incostante del tempo, nell&#8217;altro invece il tempo dentro l&#8217;eternit\u00e0 dello spazio, una rivoluzione artistica che si riappropria del cinema, sia in termini di fruizione sia di esecuzione.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">Kenneth Anger<\/span> \u00e8 forse la massima espressione della scuola del NAC. Figlio d&#8217;arte, entra in contatto col cinema fin da bambino (recit\u00f2 come nel ruolo del principino ne <em>Il sogno di una notte di mezza estate<\/em> del 1935). Il suo primo film, da regista, lo realizza a dodici anni (<em>Ferdinand the Bull<\/em>, 1937). Da quel momento in poi, in et\u00e0 davvero precoce, realizzer\u00e0 una serie di film, che saranno un riferimento all&#8217;interno della nuova cinematografia. <em>Fireworks<\/em> (1947), all&#8217;interno del ciclo <em>Magick Lantern<\/em>, attir\u00f2 l&#8217;attenzione di <span class=\"testoscuro\">Jean Cocteau<\/span>, il quale lo invit\u00f2 a recarsi Parigi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag49\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">Le ispirazioni di Anger vanno dal cinema delle prime avanguardie, in particolare Cocteau e l&#8217;immaginario surrealista, alle mitologie antiche, le influenze occulte (\u00e8 nota la sua amicizia con il mago inglese Alister Crowley) e i rituali pagani coi riferimenti alle pi\u00f9 antiche civilt\u00e0 dell&#8217;uomo. <em>Scorpio Rising<\/em> (1963) \u00e8 da considerarsi forse l&#8217;opera pi\u00f9 famosa di Anger. L&#8217;ossessione verso la propria sessualit\u00e0, il mito nascente dei motociclisti Hell Angels, i loro costumi filo-nazisti, il potere che stava attraversando la cultura <em>lether<\/em> e la musica leggera degli anni &#8217;50, sono al centro di quell&#8217;esperienza visiva che \u00e8 <em>Scorpio Rising<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Il film inizia con l&#8217;immagine di una moto a cui viene levato il telo che la rivestiva. Si entra in un mondo stereotipato delle divinit\u00e0 hollywoodiane, dei miti dell&#8217;era del consumo entrati poco alla volta nella storia. Dopo pochi secondi lo stesso ragazzo si mette a sistemare la sua motocicletta, ne cambia i pezzi, l\u00ec sostituisce. Tutto ci\u00f2 avviene senza suono ambientale nessun rumore o voce. Solo musiche dell&#8217;epoca di <em>Giovent\u00f9 bruciata<\/em>, quella del boom economico americano, tra la fine degli anni &#8217;40 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;50, dove la leggerezza della musica si lega a una serie di immagini apparentemente coerenti, ma legate a un presagio oscuro imminente.<\/p>\n<p align=\"left\">La predomina del rosso \u00e8 alquanto violenta e affonda in una realt\u00e0 in controluce, quasi impenetrabile. Pi\u00f9 ci si immerge nel film, pi\u00f9 lo spazio riservato alla visione coerente e lineare si smarrisce. Esso \u00e8 sostituito da una dimensione simbolica, che trova il suo padrino nel cinema delle attrazioni, piuttosto che nella falsa mimesi hollywoodiana che Anger mette sulla superficie della pellicola. Anger sembra alludere a un cinema di genere, quello d&#8217;horror, come spettro di una visione deformata e contorta del mondo. In realt\u00e0 le maschere del suo film sono forme anomale piuttosto che depravazioni o grottesche imitazioni.<\/p>\n<p align=\"left\">Forse questa insieme a <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Kustom_Kar_Kommandos&amp;action=edit&amp;redlink=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Kustom Kar Kommandos<\/a> sono le manifestazioni endemiche del riflesso hollywoodiano a cui Anger si sentiva appartenere. Il suo libro <em>Hollywood Babilonia<\/em> (1958), in cui racconta senza freni il lato oscuro dello Star system, ne \u00e8 una prova.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag49\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">L&#8217; esplicita manifestazione dei suoi interessi occultisti e filo-pagani inserita in<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Inauguration_of_the_Pleasure_Dome&amp;action=edit&amp;redlink=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Inauguration of the Pleasure Dome<\/a> (1954) e <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Invocation_of_My_Demon_Brother&amp;action=edit&amp;redlink=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Invocation of My Demon Brother<\/a> (1969) all&#8217;interno del ciclo <em>Magik Lantern<\/em>, \u00e8 forse l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 nota di Anger, verso un tipo di ambiente. Le immagini si sovrappongono, si modellano le une sulle altre. Anger crea un sistema coerente di simboli e di sotto testi audiovisivi. La lanterna magica \u00e8 la rappresentazione di un insieme in cui convergono le sostanze pi\u00f9 leggere del cinema e le superfici dell&#8217;occulto, forze misteriosofiche latenti e l&#8217;attrazione verso le ombre della cultura.<\/p>\n<p align=\"left\">Kenneth Anger \u00e8 stato presentato da un grande maestro del cinema quale Martin Scorsese, come la persona pi\u00f9 importante della sua vita. Dopo di lui una generazione di sperimentatori arditi e di cineasti ai margini delle grandi produzioni, hanno trovato in queste esperienze visive uno dei massimi ispiratori.<\/p>\n<p align=\"left\">I suoi films raccolgono un&#8217;eredit\u00e0 morente, quelle delle prime avanguardie, all&#8217;interno del corpo di Hollywood. Egli \u00e8 la protesi sostitutiva che implode dentro il <em>burlesque<\/em> dei volti mascherati dei divi, quell&#8217;oggetto in movimento che schizza sopra la testa del cinema, per rigovernarne la traiettoria, quella di un mostro sacro che pare mai scalfito nel corso del tempo.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il NAC &#8211; New American Cinema, rappresenta una delle esperienze artistiche pi\u009d significative all&#8217;interno della cinematografia indipendente degli anni \u008f60, libera dagli imperi Hollywoodiani, da uno Star System mitopoietico e totalizzante. Un gruppo di registi, la cui madrina e ispiratrice fu Maya Deren, come Jonas Mekas, Stan Brakhage, Micheal Snow iniziarono a radunarsi ai margini della cinematografia ufficiale, deteriorando il monopolio visivo delle grandi produzioni. 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