{"id":10624,"date":"2009-11-03T12:00:00","date_gmt":"2009-11-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-049\/almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect\/"},"modified":"2020-10-29T11:00:54","modified_gmt":"2020-10-29T10:00:54","slug":"almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-049\/almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect\/","title":{"rendered":"Almost Cinema 2009. Alla Ricerca Dell&#8217;effetto Cinematica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Arrivato al suo quarto compleanno, anche quest&#8217;anno <span class=\"testoscuro\">Almost Cinema<\/span> ha accompagnato il <span class=\"testoscuro\">Film Festival di Gent<\/span>La mostra, organizzata da <span class=\"testoscuro\">Eva de Groote<\/span>, la curatrice dell&#8217;area media del centro per le arti e spettacolo Vooruit, \u00e8 ospitata come le ultime edizioni (che ho visitato e presentato in un testo critico pubblicato giusto un anno fa, <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1324\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1324<\/a>) nei fantastici spazi art Nouveau dello stesso Vooruit.<\/p>\n<p>Ancora una volta il Festival nel festival si \u00e8 dimostrato un progetto che merita la visita da Bruxelles. Una scommessa difficile per un progetto curatoriale che punta a raccogliere lavori che giocano con il cinema e con la possibilit\u00e0 di isolarne alcune caratteristiche peculiari e trasportarle fuori dallo schermo. Ambiente, immersione, movimento, suono, luci, immagini, narrazione sono i principi di base dell&#8217;illusione cinematografica. E&#8217; possibile trasporre ognuno di questi elementi in un&#8217;installazione che produca un effetto cinematico sullo spettatore?<\/p>\n<p>La scommessa sembra vinta anche quest&#8217;anno, pur nella sua essenzialit\u00e0, costruendo un percorso secondo me non facile da colmare di progetti che funzionino. La riflessione sull&#8217;espansione del concetto di cinema e sulla trasposizione dell&#8217;esperienza cinematica in una proposta estetica che eluda la narrativit\u00e0 del linguaggio del film \u00e8 una ricerca che si sta definendo negli ultimi anni in maniera pi\u00f9 organica e consapevole, grazie anche al lavoro di artisti provenienti da approcci e formazioni molto diverse (dal<em> live cinema<\/em> al <em>design<\/em>). Il passaggio dalla teoria alla pratica di un lavoro che funzioni e che riesca a costituire un esperienza cinematica \u00e8 un fatto per niente scontato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag49\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Img: courtesy by <span class=\"testo_iframe\">Bas van Koolwijk<\/span> <\/em><\/div>\n<p><span class=\"testoscuro\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Almost Cinema<\/span> si \u00e8 svolto, come nelle precedenti edizioni, sotto forma di mostra ed programma di presentazioni. L&#8217;evento teorico\/performatico ha avuto come serata di punta una presentazione a cura di <span class=\"testoscuro\">Baltan Lab<\/span> (il nuovo <em>medialab<\/em> finanziato dallo stato olandese e organizzato e fondato ad nell&#8217;ex laboratorio di ricerca della Philips ad Eindhoven dalla crew di <span class=\"testoscuro\">Sonic Acts<\/span>). Qui le live performances<em> Lsp<\/em> di <span class=\"testoscuro\">Edwin van der Heide<\/span>,\u00a0<em>Synchronator<\/em> di <span class=\"testoscuro\">Bas van Koolwijk e Gert Jan Prins<\/span> e\u00a0<em>PV868<\/em> di <span class=\"testoscuro\">TeZ,<\/span> hanno seguito tre presentazioni pomeridiane da parte degli stessi artisti. Focus: la possibilit\u00e0 di operare nell&#8217;ambiente, dal vivo, usando tecnologie e softwares autoprodotti.<\/p>\n<p>La parte espositiva si \u00e8 sviluppata attraverso un percorso tra sette artisti, <span class=\"testoscuro\">Hans Op de Beeck, Felix Hess, Aernoudt Jacobs, Bram Verven, Pablo Valbuena, Juliana Borinski, Kurt D&#8217;Haeseleer &amp; B\u00e9reng\u00e8re Bodin, Jean-Noel Montagn\u00e9<\/span>, i cui lavori sono stati installati nelle sale Art deco dell&#8217;edificio. <em>Celebration<\/em> di Hans Op De Beeck \u00e8 il lavoro che ha certamente attratto la maggior parte degli spettatori. Belga di nascita e con una carriera internazionale alle spalle pi\u00f9 che mainstream, costellata di mostre personali nelle principali istituzioni del Belgio (dov&#8217;\u00e8 nato nato e vive), Op de Beeck ha una classica formazione da <em>Fine Arts<\/em>: Accademia a Bruxelles, ricerca alla Rijskacademie di Amsterdam, residency al MoMA.<\/p>\n<p>Negli anni ha esposto i suoi lavori (oggetti, fotografie, video, installazioni) da Argos di Bruxelles al Mukha di Anversa, nelle fiere e nelle gallerie internazionali pi\u00f9 <em>\u00e0 la page<\/em>. Ed \u00e8 proprio una di queste, la Galleria Continua di San Giminiano e Pechino che ha prodotto nel 2008 proprio <em>Celebration<\/em>: un tableau vivant proiettato nell&#8217;ambiente scuro del black box. Un sontuoso banchetto carico di cibi e decorazioni di ogni sorta attende immobile in mezzo al paesaggio arido di un deserto montagnoso. Osservando la proiezione ci accorgiamo che non si tratta di una <em>still<\/em> ma di una sequenza, il cui soggetto \u00e8 fisso e immobile. Solo il suono e i movimenti minimi della tovaglia mossa dal vento e dei personaggi che popolano il quadro tradiscono che si tratta di un video. Camerieri, tavola imbandita, cuochi, aspettano in silenzio ed osservano la platea. L&#8217;attesa instaura una relazione con l&#8217;osservatore che prende quasi parte a questa situazione costruita dall&#8217;artista.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag49\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Img: courtesy by Almost Cinema 2009<\/em><\/div>\n<p>Interattivo ma in forma completamente diversa il lavoro di Felix Hess, artista con tutt&#8217;altra storia rispetto al percorso di De Beeck. Hess \u00e8 uno scienziato, nato negli anni Quaranta all&#8217;Aja e diventato <em>sound artist <\/em>dopo un dottorato in fisica nucleare. Un personaggio come solo in Olanda se ne possono essere (e penso qui a un altro gigante della ricerca tra arte, scienza e tecnologia, nato e vissuto a L&#8217;Aja di cui ci siamo occupati qualche numero fa, <span class=\"testoscuro\">Dick Raaimakers<\/span> &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1396\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1396<\/a>), di quelli la cui ricerca scientifica convertita in ricerca artistica ha certamente influito sulla nascita di istituzioni come spazi di ricerca e medialab in giro per tutto il paese.<\/p>\n<p>Noto per le sue macchine del suono (<em>Moving Sound Creatures<\/em> e <em>How light is changed into music<\/em> sono i lavori pi\u00f9 famosi in questo senso), Hess ha dopo un lungo corteggiamento da parte della curatrice, ha accettato di portare la sua installazione <em>In the Air<\/em>, del 1995. L&#8217;installazione \u00e8 di una semplicit\u00e0 disarmante: decine e decine di bandierine di carta e legno sono fissate sul pavimento. La presenza ed il movimento degli osservatori fanno s\u00ec che queste si muovano e sembrino far fluttuare l&#8217;intero pavimento. L&#8217;interattivit\u00e0 \u00e8 qui primitiva e basilare: le onde prodotte dal movimento degli spettatori producono invisibili cambi di pressione che fanno muovere l&#8217;opera. I cambi di pressione sono &#8220;nell&#8217;aria&#8221; come dice il titolo del lavoro, e l&#8217;esperienza cinematica \u00e8 qui cinetica nel senso storico del termine: dal cinetismo dei <em>Mobiles<\/em> di Calder in poi.<\/p>\n<p>Altro lavoro che merita una diversione \u00e8 l&#8217;installazione di Pablo Valbuena, architetto ed artista spagnolo che lavora sulla costruzione di spazi attraverso l&#8217;illusione percettiva. Al V2_ di Rotterdam lo hanno inquadrato nel progetto di ricerca sull&#8217;<em>augmented reality<\/em>. Valbuena lavora sulla percezione dello spettatore e sul suo coinvolgimento fisico all&#8217;interno di spazi che si generano attraverso l&#8217;uso di contenuti proiettati (o aggiunti dall&#8217;artista).<\/p>\n<p>L&#8217;installazione pensata per Almost Cinema fa parte delle sue <em>Extension series<\/em>: la sua disarmante semplicit\u00e0 aggiunta al fatto che il lavoro funziona completamente e totalmente facendo vedere allo spettatore forme e tridimensionalit\u00e0 che non esistono, ne fanno uno dei lavori pi\u00f9 riusciti di questa edizione del festival. Una sala buia \u00e8 illuminata in un angolo dal fascio di luce bianca di un video proiettore. Il fascio di luce \u00e8 in movimento: un gioco di ombre e luci che aggiungono o sottraggono luce a una semplice e sottile struttura angolare di polistirolo bianco, fanno intravedere delle strutture geometriche che esistono solo nel cervello dell&#8217;osservatore.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag49\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Img: courtesy by Jean Noel Montagn\u00e9<\/em><\/div>\n<p>Da ricordare anche i lavori di Jean Noel Montagn\u00e9 e Aernoudt Jacobs. Il primo, un&#8217;installazione fatta di specchi e luci (alla vecchia maniera dell&#8217;arte cinetica e programmata) che reagiscono al comportamento dello spettatore, <em>Je te parlerai dans un reflet de lumi\u00e8re<\/em>. Il secondo, <em>Permafrost<\/em>, un&#8217;installazione fatta di ghiaccio in scioglimento il cui rumore produce un soundscape minimale nel quale immergersi.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/vooruit.be\/nl\/serie\/50\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/vooruit.be\/nl\/serie\/50<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.filmfestival.be\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.filmfestival.be\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arrivato al suo quarto compleanno, anche quest&#8217;anno Almost Cinema ha accompagnato il Film Festival di GentLa mostra, organizzata da Eva de Groote, la curatrice dell&#8217;area media del centro per le arti e spettacolo Vooruit, \u008f ospitata come le ultime edizioni (che ho visitato e presentato in un testo critico pubblicato giusto un anno fa, https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1324) nei fantastici spazi art Nouveau dello stesso Vooruit.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":26325,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,202],"tags":[29,41,55,65],"class_list":["post-10624","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-049","tag-audiovideo","tag-cinema","tag-live-media","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Almost Cinema 2009. 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As for the last editions (I visited and described it in a critical text published exactly one year ago on https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1324) the exhibition is hosted in the wonderful art Nouveau rooms of the Vooruit center itself.[:it]Arrivato al suo quarto compleanno, anche quest'anno Almost Cinema ha accompagnato il Film Festival di GentLa mostra, organizzata da Eva de Groote, la curatrice dell'area media del centro per le arti e spettacolo Vooruit, \u008f ospitata come le ultime edizioni (che ho visitato e presentato in un testo critico pubblicato giusto un anno fa, https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1324) nei fantastici spazi art Nouveau dello stesso Vooruit.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-049\/almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/lucrezia.cippitelli","article_published_time":"2009-11-03T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-29T10:00:54+00:00","og_image":[{"width":500,"height":333,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/audiovideo_lucreziacippitelli02.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Lucrezia Cippitelli","twitter_misc":{"Scritto da":"Lucrezia Cippitelli","Tempo di lettura stimato":"12 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-049\/almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-049\/almost-cinema-2009-looking-for-the-kinematic-effect\/","name":"Almost Cinema 2009. 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