{"id":10622,"date":"2009-10-02T12:00:00","date_gmt":"2009-10-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-048\/voom-by-robert-wilsonthe-surface-of-a-myth\/"},"modified":"2020-10-29T10:55:47","modified_gmt":"2020-10-29T09:55:47","slug":"voom-by-robert-wilsonthe-surface-of-a-myth","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-048\/voom-by-robert-wilsonthe-surface-of-a-myth\/","title":{"rendered":"Voom, Di Robert Wilson: La Superficie Del Mito"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">C\u2019\u00e8 una figura che pare fermare il tempo, muoversi con attenzione ai suoi margini, sorvolarlo, attraversarlo per poi sedersi fuori di esso. Un uomo in mutande staziona di fronte a noi, fissandoci. Sopra di lui la pioggia comincia a scendere. La luce \u00e8 virata da un blu accecante, intenso, sembra un colore chimico preso in prestito dall\u2019immaginario Klein o dai neon fluorescenti di qualche squallido locale.<\/p>\n<p>Scorgiamo il viso di quella persona, il taglio netto del mento, gli occhi aperti, sicuri. Pare di riconoscerlo. Quel viso appartiene a Brad Pitt. Subito dopo ci appare il primo piano di un uomo della stessa et\u00e0, il collo avvolto da quello che sembra la coda di una volpe. L\u2019uomo \u00e8 vestito con molta cura, indossa un cappello che gli copre gran parte del viso. Lo si riconosce immediatamente. E\u2019 Johnny Depp.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">Robert Wilson<\/span> realizza una galleria di ritratti al confine con l\u2019agiografia, l\u2019ironia e il glamour, dal titolo <em>Voom<\/em>, in cui i volti noti e ben codificati delle celebrit\u00e0 vengono trasportati in un immaginario minimale, onirico. Robert Wilson \u00e8 una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 influenti nel mondo dell\u2019arte visiva, oltre che teatrale, e musicale ( ricordiamo su tutte, la sua collaborazione con <span class=\"testoscuro\">Philippe Glass<\/span> per <em>Einstein on the beach<\/em>, che dirige e progetta ). Dopo i primi studi in svariati ambiti, dal primo diploma in Business Administration, alla laurea in architettura al <span class=\"testoscuro\">Pratt Istitute<\/span>, pittura in Arizona, Wilson fonda la sua prima compagnia teatrale, la <span class=\"testoscuro\">Byrd Hofmann and School of Byrds<\/span>, con la quale comincia ad essere notato come uno dei pi\u00f9 estremi e arditi sperimentatori della seconda met\u00e0 del novecento. Nei suoi spettacoli teatrali convivono su vari livelli il video, paesaggi sonori e luci che costruiscono volumi incredibilmente suggestivi e ineccepibili. Il suo stile \u00e8 legato ad una forte componete plastica, come se solidificasse le forme dinamiche del teatro in un&#8217;unica sola materia, immobile, altamente studiata nei volumi, dileguata nel tempo. La diversit\u00e0 delle sue competenze gli permettono di raggiungere in molti ambiti delle arti visive dei momenti di riconoscimenti, il pi\u00f9 importante dei quali la Biennale di Venezia del 1993.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Questa serie di video, presentati a <span class=\"testoscuro\">Palazzo Reale a Milano<\/span> lo scorso Giugno e in esposizione ancora fino al 4 Ottobre prossimo, dopo aver girato tutti i principali musei e gallerie del mondo, nascono da una collaborazione con la VOOM HD Networks, una compagnia che realizza tecnologie avanzate ad altissima definizione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag48\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Le Celebreties coinvolte sono numerose da Winona Ryder, Johnny Depp, a Carolina di Monaco, Salma Hayek, Suzushi Hanayagi ed infine l&#8217;italiana, unica, Isabella Rossellini. Ad un primo impatto queste <em>video-performance<\/em>, sarebbe bene chiamarle cos\u00ec, risultano estremamente coinvolgenti per via della maniacale cura con cui il tableaux vivant viene \u201cconfezionato\u201d e per l&#8217;altissima risoluzione delle proiezione che pare provenire da una iperealt\u00e0, quasi parallela alla nostra. Superato questo prima invasione stilistica, subentra un secondo livello conoscitivo, in cui l&#8217;incontro con i soggetti rappresentati ( una spettacolarit\u00e0 che va dal mito del cinema, fino alle sorgenti della sperimentazione visiva pi\u00f9 recenti. Si pensi a Barney&#8230;) mostra le tendenze mitopoietiche dell&#8217;autore.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Robert Wilson agisce per allusioni. Accosta i personaggi al loro mondo, giocandoci all&#8217;interno, ribaltando i termini. I riferimenti vanno da Hichtcock, Grace kelly, alla splendida Greta Garbo. Le sue operazione visive sembrano analoghe se non per diversit\u00e0 di dispositivo alle immagini di David LaChapelle. Nonostante il terreno di indagine sia mutuato dal quel mondo, il dispiegamento del video e dell&#8217;immaginario cinematografico attraverso il tempo, entra in contatto con l&#8217;esperienza video-artistica pi\u00f9 sofisticata e complessa, che tutela l&#8217;autore dall&#8217;essere partecipe al glamour rigoglioso dello Star-System.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Azzarderei dei riferimenti ormai storici a cui affiancare l&#8217;operazione di Wilson. Alquanto scontato, ma forse ben consapevole, \u00e8 il riferimento all&#8217;ultima produzione di<span class=\"testoscuro\"> Bill Viola<\/span>, sia per la tensione temporale sprigionata dai video, sia per l&#8217;attenzione verso le tecnologie ad altissima definizione e alla contemplazione richiesta davanti al quadro della proiezione. Dall&#8217;altra parte, forse pi\u00f9 pertinente, per nulla storica ma alquanto contemporanea, mi viene in mente la fotografia di <span class=\"testoscuro\">Steve Klein<\/span>, notissimo fotografo di moda, che utilizza la provocazione delle superfici per riempire un quadro bulimico di prodezze visive ed androgine.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Assistere al lavoro di Wilson, pu\u00f2 destare alcuni sospetti, legittimi o maliziosi, sulle intenzioni retrostanti ad un&#8217;indagine cos\u00ec minuziosa del testo visivo. Il riuso dello Star-System da parte degli artisti \u00e8 sempre stato ambivalente. Da una parte c&#8217;\u00e8 la celebrazione del mito e della sua portata, dall&#8217;altra la celebrazione dell&#8217;anti-mito, che considera il divismo tanto quanto lo spessore del quadro. E&#8217; forse inutile elencare i riferimenti che vanno da Ray, Dal\u00ec, Warhol, Barichello e Grifi, per citane alcuni dei pi\u00f9 fondamentali. L&#8217;operazione di Wilson ci pone davanti un&#8217;ambigua risoluzione. A quale genealogia appartengo questi ritratti? Siamo davanti all&#8217;ennesima riproposta di un interesse pro-Hollywood, spento e lacerato all&#8217;interno, ormai svuotato dai colpi dei Warhol&#8217;s children? Oppure un attenta celebrazione delle superfici del mito, evadendone il senso, per distoglierlo da quella luce che costantemente lo accavalla?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag48\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">A mio parere l&#8217;operazione di Wilson \u00e8 un misto di leziosa furbizia supportata da una biografia personale alquanto rispettabile e riconosciuta, il quale si \u00e8 sentito di celebrare il proprio mito col mito di tutti, invadendo con la sua arte il vacuo ed eterno mito delle celebrit\u00e0, come una sorta di Uroboro nell&#8217;impossibile costruzione del suo cerchio.<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.voom.com\/voom-portraits\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.voom.com\/voom-portraits<\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/robertwilson.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/robertwilson.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u008f una figura che pare fermare il tempo, muoversi con attenzione ai suoi margini, sorvolarlo, attraversarlo per poi sedersi fuori di esso. 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