{"id":10596,"date":"2009-09-04T12:00:00","date_gmt":"2009-09-04T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-047\/losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi\/"},"modified":"2020-10-28T11:57:05","modified_gmt":"2020-10-28T10:57:05","slug":"losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi\/","title":{"rendered":"Losing Yourself In The Whitetree. Robert Lippok E Ludovico Einaudi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La prima volta che ho ascoltato <em>Cloudland<\/em>, il primo album di <span class=\"testoscuro\">Whitetree<\/span>, ho pensato ad un mio amico in viaggio , seduto di fronte ad una cascata ai piedi dell\u2019Himalaya, in contemplazione con l\u2019altezza e la profondit\u00e0 dell\u2019universo. Credo che il brano fosse <em>Mercury sand<\/em>. Whitetree nasce dalla collaborazione del pianista e compositore italiano <span class=\"testoscuro\">Ludovico Einaudi<\/span> ed i fratelli <span class=\"testoscuro\">Robert Lippok<\/span> (elaborazioni elettroniche) e <span class=\"testoscuro\">Ronald Lippok<\/span> (batteria), gi\u00e0 parte del trio tedesco post-rock, <span class=\"testoscuro\">To Rococo Rot<\/span>, insieme a Stefan Schneider, al basso. (1)<\/p>\n<p align=\"left\">Cloudland, come le <em>Faithful Hands<\/em> del racconto dello scrittore africano Amos Tutuola, <em>The Palm-Wine Drinkard<\/em> (Il bevitore di vino di palma) &#8211; a cui fra l\u2019altro si ispira il nome del progetto &#8211; mi ha preso e trasportato, senza che me ne accorgessi, in un posto recondito dove ero mai stata, ma di cui avevo un\u2019immagine molto vivida nella mente. Durante ogni viaggio musicale, la mente possiede infatti questa abilit\u00e0 meravigliosa di visitare luoghi nascosti, all\u2019interno di una dimensione spazio-temporale che, non necessariamente, segue le convenzioni a cui siamo abituati. <em>Cloudland <\/em>asseconda questo processo, conversa direttamente con l\u2019immaginazione dell\u2019ascoltatore.<\/p>\n<p align=\"left\">Il suono che Ludovico Einaudi crea al pianoforte \u00e8 incredibilmente evocativo, \u00e8 capace di produrre un\u2019energia molto speciale; unito poi, all\u2019uso sapiente dell\u2019esattezza ritmica dei suoni di Robert ed il tocco distinto della batteria di Ronald, le melodie crescono in un diramarsi di accordi magici. L\u2019equilibrio fra le parti d\u00e0 vita a dei brani in cui le note si uniscono, in una perfetta composizione di significati.<\/p>\n<p align=\"left\">La collaborazione fra questi musicisti sembra fluire in maniera del tutto spontanea e naturale, non si avverte nessun momento di forzatura. In effetti, credo che per un musicista e compositore faccia parte di un processo naturale, quello di seguire la necessit\u00e0 di forzare le barriere dettate dalla separazione di generi e sperimentare cos\u00ec, nuove possibilit\u00e0. Questo desiderio accomuna artisti che vengono da percorsi molto diversi, accademici o meno. Per esempio, il musicista e DJ Jeff Mills, che ha collaborato con la Montpellier Philharmonic Orchestra, definisce il rapporto fra classica ed elettronica come la possibilit\u00e0 di \u2018condividere emozioni comuni ed elementi espressivi\u2019. Queste emozioni comuni risuonano in maniera ancora pi\u00f9 potente nel momento dell\u2019esibizione dal vivo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/audiovideo_alessandramigani03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">I <span class=\"testoscuro\">Whitetree<\/span> hanno presentato il loro progetto, lo scorso 9 agosto, all\u2019interno del festival inglese <span class=\"testoscuro\">Big Chill<\/span>, nella splendida vallata del parco delle renne, vicino Eastnor Castle nel West Midlands(a circa tre ore di treno da Londra). In questo scenario estremamente suggestivo, gi\u00e0 al diffondersi delle prime note del brano di apertura, Slow Ocean, il pubblico si \u00e8 sistemato numeroso di fronte all\u2019Open Air Stage. Sono molte le persone che, passando davanti al palco, sono rimaste affascinate dalla musica e si sono fermate ad ascoltare il live set. Alcuni hanno chiesto o controllato il programma per verificare e memorizzare il nome del gruppo. Tutti si sono lasciati trasportare dalle note dei Whitetree, sotto al sole delle 2 del pomeriggio, che ha reso inevitabilmente il pubblico sorridente e felice, dopo giornate di cieli grigi e pioggia.<\/p>\n<p align=\"left\">Il live set di Whitetree \u00e8 stato accompagnato dai visuals di <span class=\"testoscuro\">D-fuse<\/span>, noto collettivo londinese di artisti e designers, fondato da Mike Faulkner, che lavora da anni nella produzione e istallazioni video e A\/V live performances. Le immagini, proiettate su un unico schermo, sono state estrapolate dalle numerose riprese di un viaggio in oriente di qualche anno fa. Un progetto chiamato <em>Latitude<\/em>, realizzato durante 3 mesi di ricerca in China, sponsorizzato dal British Council e dall\u2019Arts Council of England.<\/p>\n<p align=\"left\">Le immagini iniziali sono quasi astratte, in movimento. Sono riprese da un treno, con un paesaggio che scorre velocemente davanti agli occhi dello spettatore. Poi edifici, numerosi, enormi, un landscape urbano iperreale. Le scene si ripetono in un loop ritmico. Mi chiedo se \u00e8 cos\u00ec che suona una citt\u00e0. Un brusio di architetture, luci, percorsi di vita quotidiana, in un diramarsi di strade e storie. Le immagini che hanno chiuso il set sono invece immagini familiari, con delle riprese a livello strada: scene di una ragazzina quasi addormentata abbracciata alla mamma che guida un motorino nell\u2019intricato percorso urbano, si alternano ad altre di famiglie in viaggio per la citt\u00e0 anch\u2019esse su un motociclo.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019energia della musica, il viaggio personale di ognuno di noi, le immagini di architetture e spazi emotivi offerte da D-fuse, rendono questa esperienza davvero speciale. <em>Cloudland<\/em> ci consegna le chiavi di un sogno, invita lo spettatore a perdersi in una dimensione altra, per poi ritrovarsi, alla fine del viaggio. E&#8217; stato quindi inevitabile chiedere proprio a Robert Lippok di raccontarci un po\u2019 meglio di questo nuovo progetto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/audiovideo_alessandramigani04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Come \u00e8 iniziata la collaborazione con Einaudi? Puoi dirci come vi siete incontrati e come avete deciso di iniziare questo progetto insieme?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Ludovico ha visto uno show di To Rococo Rot a Milano. Alla fine del concerto, ci ha raggiunto nel backstage e ci ha detto che era interessato a collaborare con noi. Nel 2006 ha invitato me e mio fratello Ronald a Milano, per lavorare su del nuovo materiale. Abbiamo passato quattro giorni nella sala prove ed improvvisato molto. Siamo arrivati ad un risultato molto velocemente. La cosa divertente \u00e8 che Ludovico ha organizzato un intero tour, subito dopo le prove. Infatti abbiamo iniziato il giorno dopo, esibendoci al Teatro Politeama di Palermo. Ludovico era sicuro che avremmo creato qualcosa di buono. Subito dopo il tour abbiamo avuto la sensazione che avremmo dovuto continuare e registrare i pezzi in uno studio. Cos\u00ec all\u2019inizio del 2007 siamo andati a registrare al Planet Roc Studios di Berlino, all\u2019interno dell\u2019edificio dove operava la stazione radio GDR. Le registrazioni sono avvenute durante la tempesta pi\u00f9 grande avvenuta in Europa negli ultimi venti anni, Kyrill (2).<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Come ha funzionato il processo creativo fra voi tre?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Lavorare con Ludovico e Ronald \u00e8 puro divertimento. Accade in maniera veloce. L\u2019intero album \u00e8 stato praticamente concepito durate i giorni in sala prove a Milano. In certi momenti ho tirato fuori un tema o solamente una struttura ritmica. Mercury sands \u00e8 costruita su un pezzo del mio album Robot del 2006. Ho suonato il pezzo e Ludovico ha aggiunto questa fantastica melodia leggera, mentre Ronald le percussioni. Altri pezzi sono stati iniziati da Ludovico. Lui \u00e8 una sorgente di bellissime melodie. \u00c8 veramente incredibile. Non appena tocca il suo strumento, inizia a diffondere musica nell\u2019aria. Inoltre Ronald e Ludovico hanno una connessione molto speciale in termini di ritmo. \u00c8 quasi come un voodoo, difficile da capire, anche per me.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Il nome Whitetree \u00e8 ispirato ad una novella dello scrittore africano, Amos Tutuola, intitolata <em>The Palm-Wine Drinkard<\/em> (Il bevitore di vino di palma). Come mai avete parlato di questa novella e perch\u00e9 la scelta di questo nome in particolare?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Nell\u2019estate del 2007 abbiamo lavorato con Ludovico ad una rappresentazione teatrale diretta da Luca Ronconi. La rappresentazione era tratta dal libro di Tutuola, Il bevitore di vino di palma. Il libro \u00e8 stato suggerito da un\u2019ispirazione del drammaturgo Cesare Mazzonis, che ha scritto la sceneggiatura per lo spettacolo teatrale. Eravamo molto contenti di questa scelta perch\u00e9 non sapevamo molto del lavoro di Tutuola, ma eravamo molto curiosi di approfondire la nostra conoscenza. L\u2019albero bianco \u00e8 un posto molto ambivalente. Un po\u2019 paradiso, un po\u2019 jazz club e bisca. Uno spazio folle che racchiude bellezza ed oscurit\u00e0. Molto magnetico.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/audiovideo_alessandramigani05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Ho letto il racconto e l\u2019albero bianco \u00e8 un posto incredibile, governato dalla Madre-Fedele, che si prende cura di persone in difficolt\u00e0 e sottoposte a punizioni, offrendo un posto dove stare, cibo e vino a volont\u00e0 e dove le persone ballano ogni sera. \u00c8 descritto come un posto dove le persone possono dimenticare dei tormenti del passato, ma per entrare nell\u2019albero devono vendere la propria morte e affittare la propria paura. Che cosa rappresenta l\u2019albero bianco per te?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Per me rappresenta il percorso irregolare della vita e la consolazione che arriva a volte in maniera del tutto inaspettata. Il libro ha un po\u2019 cambiato la mia buona vecchia visione cattolica del bene e del male. Nella cultura africana le cose non sembrano cos\u00ec semplici e chiare. L\u2019albero bianco rappresenta il riposo, la guarigione, ma anche la violenza ed il caos.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">I suoni di Cloudland sono molto evocativi. Avevi delle immagini in mente mentre creavi la musica?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Ovviamente posso parlare solo per me stesso. Direi pi\u00f9 che immagini avevo in mente delle sfumature e\/o qualit\u00e0 di luce differenti. Alcuni pezzi sono cos\u00ec densi, come materia oscura, altri sono luminosi come una lucertola gialla seduta sopra un pezzo di criptonite che riflette il sole.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Pensando a delle immagini per la vostra musica, credo che i visuals di D-Fuse durante il vostro concerto al Big Chill, hanno funzionato molto bene. Pensate di avere altre collaborazioni di questo genere?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Non abbiamo potuto vedere cosa D-Fuse ha fatto per noi. Abbiamo avuto solamente una conversazione veloce prima dello show e ci siamo affidati totalmente al senso per le immagini di Mike (3). Hai detto che ha funzionato bene, ne sono felice. Certe volte vorresti allontanarti dal tuo stesso concerto per guardarlo dal di fronte, ma non si pu\u00f2 avere tutto. Durante il nostro primo tour nel 2006, abbiamo lavorato con il collettivo video di Berlino, Visomat. Ma penso che la nostra musica funziona bene anche senza visuals. Mi piace quando ogni persona nel pubblico ha il suo piccolo proiettore interno e riesce a proiettare ogni possibile immagine nello spazio interno del cranio. Certe volte, dopo uno show, alcune persone sono venute da noi a dirci cosa hanno visto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/audiovideo_alessandramigani06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Img: Latitude screenshot, courtesy by D-Fuse<\/em><\/div>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Alessandra Migani<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Puoi dirmi della tua esperienza in tour con Whitetree ed in particolare al Big Chill?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Robert Lippok:<\/strong> Non siamo una band rock\u2019n\u2019roll, per noi un tour non significa stare tre mesi in giro. Non abbiamo suonato molti concerti quest\u2019anno. Mi piace molto suonare dal vivo e soprattutto suonare su palchi molto grandi. Mi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di ascoltare la nostra musica ad un volume e potenza differenti. Il contesto dal vivo aggiunge davvero molto alla musica. Ed in un certo modo, il pubblico comprende la musica ad un livello diverso quando vede i musicisti esibirsi dal vivo. Il Big Chill \u00e8 stato fantastico. Realizzato con molto amore ed una certa follia. Con tante belle idea a lato del programma musicale. Mi sono piaciuti in particolare lo zombie gigante ed i vestiti bianchi appesi ad un albero, illuminati dal movimento delle biciclette (4). Penso che sia stato il festival migliore dove sono mai stato.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\">Note<\/p>\n<p align=\"left\">1 &#8211; To Rococo Rot si sono esibiti al Big Chill Festival l\u20198 Agosto scorso, presentando inoltre dei brani inediti tratti da un album che verr\u00e0 pubblicato agli inizi del prossimo anno.<\/p>\n<p align=\"left\">2 &#8211; Kyril \u00e8 il titolo del secondo brano contenuto in Cloudland.<\/p>\n<p align=\"left\">3 &#8211; Mike Faulkner \u00e8 il fondatore del collettivo inglese D-Fuse.<\/p>\n<p align=\"left\">4 &#8211; Robert si riferisce a Visions of Angels, ispirato a William Blake e realizzato da Electric Pedals, come parte di The Art Trail al Big Chill. Si tratta di un\u2019istallazione che prevede l\u2019intervento degli spettatori (invitati a pedalare su delle biciclette fisse), che riporta in vita le visioni angeliche di Blake in forma di abiti bianchi, in mezzo ai rami di una vecchia quercia.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.myspace.com\/whitetreespace\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\">http:\/\/www.myspace.com\/whitetreespace<\/span><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"http:\/\/www.ludovicoeinaudi.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\">www.ludovicoeinaudi.com<\/span><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"http:\/\/www.myspace.com\/torococorot\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\">http:\/\/www.myspace.com\/torococorot<\/span><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.bigchill.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.bigchill.net<\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.dfuse.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.dfuse.com<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta che ho ascoltato Cloudland, il primo album di Whitetree, ho pensato ad un mio amico in viaggio , seduto di fronte ad una cascata ai piedi dell&#8217;Himalaya, in contemplazione con l&#8217;altezza e la profondit\u0088 dell&#8217;universo. 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Whitetree nasce dalla collaborazione del pianista e compositore italiano Ludovico Einaudi ed i fratelli Robert Lippock (elaborazioni elettroniche) e Ronald Lippok (batteria), gi\u0088 parte del trio tedesco post-rock, To Rococo Rot, insieme a Stefan Schneider, al basso[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-047\/losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2009-09-04T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-28T10:57:05+00:00","og_image":[{"width":1440,"height":1440,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/4b6fe503f0a746f896bec26b53e1dd01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Alessandra Migani","twitter_misc":{"Scritto da":"Alessandra Migani","Tempo di lettura stimato":"18 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-047\/losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi\/","url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-047\/losing-yourself-in-the-whitetree-lippok-brothers-ludovico-einaudi\/","name":"Losing Yourself In The Whitetree. 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