{"id":10595,"date":"2009-09-04T12:00:00","date_gmt":"2009-09-04T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-047\/sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture\/"},"modified":"2020-10-28T11:56:55","modified_gmt":"2020-10-28T10:56:55","slug":"sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture\/","title":{"rendered":"Sommercamp + Workstation. Cultura Temporaneamente Autonoma"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il 16 agosto la Haus der Kulturen der Welt di Berlino ha ospitato la presentazione dei lavori realizzati nel corso di sei giornate intensive di workshops all\u2019interno del progetto <em>Sommercamp Workstation<\/em>, evento concepito come laboratorio mobile per l\u2019arte e i media nato dall\u2019esperienza dell&#8217;importantissimo ex-centro di ricerca <span class=\"testoscuro\">Tesla Medialab <\/span>(<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tesla-berlin.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.tesla-berlin.de<\/a>), un progetto della durata complessiva di quattro mesi dislocato in pi\u00f9 luoghi nella citt\u00e0 di Berlino.<\/p>\n<p>Tre sono stati i temi portanti dai quali si sono sviluppati i workshops della prima parte del progetto, <em>Sommercamp<\/em>: i sistemi di simulazione e di rappresentazione<span lang=\"en-US\">; la realizzazione di strumenti musicali e le procedure per ideare e organizzare progetti culturali.<\/span> Il primo, curato da <span class=\"testoscuro\">Martin Howse<\/span>, ha mostrato alcuni esempi di simulazioni: da quella grafica di Jessica Rylan, a quella patabotanica di FOaM\/Nik Gaffney e Dave Griffiths, a quella urbana, sensibile ai paesaggi elettromagnetici di Martin Howse\/xxxxx e di Julian Oliver. Il secondo, curato da<span class=\"testoscuro\"> Derek Holzer<\/span>, ha presentato approcci diversi nella costruzione di strumenti musicali: dalle antenne di Ciat Lonbarde\/Peter Blasser, che producono suoni reagendo ai movimenti dei presenti (basandosi sul principio del Theremin); ai particolari strumenti a corde di Halldor Ulfarsson, focalizzati sulla produzione di feedback; ai laptop acustici di Tore Honor\u00e9 B\u00f8e, da lui intesi come \u201csculture sociali\u201d. La terza tematica, curata dal <span class=\"testoscuro\">Medialab Prado di Madrid<\/span>, ha visto James Wallbank e Jordi Claramonte stimolare un approccio critico e creativo sul concetto di medialab e di arte operativa, mentre Adam Hyde ha illustrato come realizzare manuali FLOSS (Free\/Libero\/Open-Source Software) in tempi brevi. <span lang=\"en-US\">Una descrizione dettagliata dei singoli progetti \u00e8 possibile consultarla sulle pagine Wiki di Sommercamp Workstation. <\/span><em>Sommercamp, <\/em>oltre alla Haus der Kulturen der Welt, si \u00e8 avvalso della struttura di Radialsystem per l&#8217;evento di inaugurazione. In quell\u2019occasione Zoviet France, Matt Wand e Atau Tanaka hanno proposto una reinterpretazione di <em>Variations VII <\/em>di John Cage.<\/p>\n<p><span lang=\"en-US\"><em>Workstation<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> sar\u00e0 invece la seconda parte della manifestazione, maggiormente dedicata alla<\/span><span lang=\"en-US\"> produzione di progetti (quattro residenze artistiche e un sussidio curatoriale), che si aprir\u00e0 al pubblico dal 20 al 22 novembre <\/span><span lang=\"en-US\">presso General Public di Berlino e che vedr\u00e0 presenti gli artisti con i loro progetti ed esperti del settore scientifico e tecnologico.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/elettronica_valeriamerlini01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Una piacevole chiacchierata proprio con il soundartist <span class=\"testoscuro\">Derek Holzer<\/span> (vecchia e sempre gradita conoscenza di Digicult, incontrato gi\u00e0 da Claudia D&#8217;Alonzo per Digimag31 del Febbraio 2008 nell&#8217;ambito del suo progetto <em>Tonewheels<\/em> con Sara Kolzter &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1067\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1067<\/a>, ma anche da Bertram Niessen nell&#8217;ambito del bellissimo progetto di suoni e architettura e spazi urbani, <em>Tuned City<\/em> nel Digimag36 del Luglio\/Agosto 2008 &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1232\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1232<\/a>), che ringrazio per il tempo dedicatomi, \u00e8 stata occasione per indagare le origini e le strategie operative di questo progetto.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Da quale percorso nasce l\u2019idea di <em>Sommercamp Workstation<\/em>?<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span><em> Sommercamp Workstation<\/em> viene dall\u2019esperienza di Tesla, storico medialab centripeto Berlinese per la realizzazione di progetti multimediali e tecnologici, dislocato presso il Podewils&#8217;sches Palais. All\u2019interno di quella struttura, la presenza del Tesla si era rivelata essere troppo vicina alla gestione complessiva del Podewils&#8217;sches Palais, tanto che a volte ne aveva subito la sua politica \u201cconservativa\u201d. <span lang=\"en-US\"> Su pi\u00f9 fronti, si rendeva particolarmente faticoso realizzare progetti in quel luogo. <\/span> Per altri motivi poi Tesla non riusciva ad avere molto pubblico alle sue manifestazioni. La citt\u00e0, che aveva finanziato il progetto, non vedendo una grossa affluenza, una volta terminato il contratto non l\u2019ha pi\u00f9 rinnovato. Tesla ha pensato quindi di chiedere meno soldi proponendo di non utilizzare pi\u00f9 quella struttura; ma i soldi e quel luogo erano collegati. \u00c9 stato quindi impossibile separare le due cose. Di conseguenza Tesla non \u00e8 morto in senso assoluto, ma \u00e8 venuto a mancare un supporto strutturale e un luogo dove fare le cose. Da qui <span class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\">Carsten Stabenow, Carsten Seiffarth<\/span><span lang=\"en-US\"> e altre persone si sono unite e hanno formato l\u2019organizzazione <span class=\"testoscuro\">DOCK<\/span>.<\/span>L\u2019idea che sta dietro a DOCK \u00e8 quella di non cercare un nuovo luogo fisico come sede, ma di creare eventi usando le differenti risorse gi\u00e0 esistenti a Berlino. L\u2019idea di <em>Sommercamp Workstation<\/em>, quindi, \u00e8 quella di unire risorse diverse provenienti da persone differenti: invitare sia persone a presentare workshops che partecipanti a frequentarli, creando un clima veramente sociale.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Questa strategia, pensata per aggirare le difficolt\u00e0 imposte dalle politiche culturali della scena locale e per poter rendere possibili tali pratiche artistiche, \u00e8 quindi fattibile nella citt\u00e0 di Berlino?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span> A Berlino non \u00e8 necessario avere un luogo fisico fisso, perch\u00e9 ovunque ci sono infrastrutture. L\u2019estate scorsa per <em>Tuned City<\/em> lo stesso nucleo di persone ha utilizzato le infrastrutture dell\u2019Universit\u00e0 Tecnica, diversi parchi pubblici e il grande studio di Funkhaus Berlin in Nalepastrasse, quindi strutture gi\u00e0 esistenti. In questo periodo tutti parlano di sostenibilit\u00e0, di cose rinnovabili ed \u00e8 veramente uno spreco avviare ogni volta un posto nuovo. Ha pi\u00f9 senso prendere le risorse esistenti e collegarle in modo intelligente.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/elettronica_valeriamerlini02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Cosa significa per te medialab?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span> Quando ho vissuto in Olanda ho cercato di avviare un medialab. Trovo che l\u2019idea di un medialab legato ad un luogo fisso sia un po\u2019arcaica, un po\u2019 fuori moda. Personalmente, non voglio criticare le altre forme di pratica nei medialabs, ma io sono pi\u00f9 interessato a situazioni transitorie. Mi interessa creare una zona multiuso, veloce e temporaneamente autonoma. Sicuramente nel creare una situazione transitoria del tipo \u201cfacciamo qualcosa di veloce, in una settimana\u201d, non devi preoccuparti del problema di una sostenibilit\u00e0 continua o di cose a lungo termine. Per esempio, negli anni \u201980 ci sono state molte iniziative veramente vitali che oggi sono finite. Le stesse persone che negli anni \u201980 erano attive, ora si sono fermate e continuano a succhiare spazi, soldi e ossigeno. Ne ho viste molte di situazioni come queste e mi hanno oltremodo annoiato, oltre che essere state completamente uno spreco. Credo quindi che creare situazioni temporaneamente autonome sia molto pi\u00f9 esaltante. \u00c8 un modo per sfruttare gli elementi migliori delle organizzazioni esistenti, prenderne delle porzioni, configurarle e fare il passo successivo.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Ritieni che l\u2019esempio di <em>Sommercamp Workstation <\/em>possa essere esportato?<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span> Si. \u00c8 un dito puntato in una direzione. <span lang=\"en-US\">Credo che ogni situazione locale sia differente. Potrebbe essere interessante parlare di pi\u00f9 con le persone del Medialb Prado per esempio, che sembrano organizzare numerosi eventi di questo tipo da diversi anni e in modi diversi. <\/span>Loro hanno una cultura diversa, che si avvale di molto volontariato. Mettono insieme molte persone per lavorare su pochi progetti specifici. \u00c8 un po\u2019 l\u2019opposto di qui: gli artisti si rivolgono a qualcuno per realizzare qualcosa e tutti i tecnici volontari vengono coinvolti nel progetto. Noi qui invitiamo artisti e tecnici e successivamente le persone vengono per apprendere da loro. Forse quel tipo di situazione funziona molto bene in Spagna, in quel contesto culturale specifico. Credo comunque che non ci sia una sfera magica che funzioni ovunque, ogni situazione \u00e8 realmente differente e non puoi semplicemente provare a copiarla, incollarla ed esportarla. Non per battere nuovamente sulla cultura olandese, ma la sua idea tattica rispetto ai media \u00e8 quella di esportarla ovunque: \u00e8 come un flyer incollato su ogni cultura su cui riescono a mettere le mani.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Rispetto alla costruzione di strumentazioni analogiche ed elettroniche a discapito di un uso eccessivo e limitato di codici e di software, come hai applicato le tue idee e le tue conoscenze alla tua sezione di workshop?<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span> Riferendomi alla sessione di workshop che ho curato, posso dire che la costruzione di un\u2019oggetto fisico \u00e8 molto diversa dal programmare cose col computer, perch\u00e9 la programmazione non \u00e8 per nulla visiva, nessuno la vede, ed \u00e8 totalmente immaginaria. Di fatto non esiste. Se invece costruisci un oggetto fisico per produrre suoni, questo diviene s\u00ec uno strumento sonoro, ma anche uno strumento visivo. Credo che il piacere che le persone hanno avuto da Acoustic Laptops, Deerhorns e Hallodrophones sia pi\u00f9 visivo che sonoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/elettronica_valeriamerlini04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" lang=\"en-US\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Cosa ti aspettavi da <em>Sommercamp<\/em>? Ti ritieni soddisfatto?<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Derek Holzer<\/strong>:<\/span> Il mio obiettivo era semplice. Volevo avere molte persone che condividessero uno stesso spazio, che facessero cose creative con le loro mani e che si divertissero nel farle. Non avevo grosse aspettative. Non mi aspettavo di vedere lavori geniali e sicuramente ci sono stati dei momenti belli, perch\u00e9 sono uscite delle cose piacevoli che non mi sarei aspettato.<\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"en-US\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span lang=\"en-US\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sommercampworkstation.de\/wiki\/doku.php?id=start\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.sommercampworkstation.de\/wiki\/doku.php?id=start<\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 agosto la Haus der Kulturen der Welt di Berlino ha ospitato la presentazione dei lavori realizzati nel corso di sei giornate intensive di workshops all&#8217;interno del progetto Sommercamp Workstation, evento concepito come laboratorio mobile per l&#8217;arte e i media nato dall&#8217;esperienza dell&#8217;importantissimo ex-centro di ricerca Tesla Medialab (www.tesla-berlin.de), un progetto della durata complessiva di quattro mesi dislocato in pi\u009d luoghi nella citt\u0088 di Berlino.<\/p>\n","protected":false},"author":137,"featured_media":26774,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,200,308],"tags":[39,53],"class_list":["post-10595","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-047","category-sound","tag-electronic-music","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sommercamp + Workstation. 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[:it]Il 16 agosto la Haus der Kulturen der Welt di Berlino ha ospitato la presentazione dei lavori realizzati nel corso di sei giornate intensive di workshops all'interno del progetto Sommercamp Workstation, evento concepito come laboratorio mobile per l'arte e i media nato dall'esperienza dell'importantissimo ex-centro di ricerca Tesla Medialab (www.tesla-berlin.de), un progetto della durata complessiva di quattro mesi dislocato in pi\u009d luoghi nella citt\u0088 di Berlino.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2009-09-04T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-28T10:56:55+00:00","og_image":[{"width":500,"height":333,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/as.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Valeria Merlini","twitter_misc":{"Scritto da":"Valeria Merlini","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/sommercamp-workstation-temporary-autonomous-culture\/","name":"Sommercamp + Workstation. 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