{"id":10592,"date":"2009-09-04T12:00:00","date_gmt":"2009-09-04T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-047\/derek-jarmans-visual-painting\/"},"modified":"2020-10-28T11:54:56","modified_gmt":"2020-10-28T10:54:56","slug":"derek-jarmans-visual-painting","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-047\/derek-jarmans-visual-painting\/","title":{"rendered":"La Pittura Visiva Di Derek Jarman"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">L&#8217;incredibile influenza del cinema di <span class=\"testoscuro\">Derek Jarman<\/span> viene considerata un bagaglio imprescindibile per ogni ricerca in merito ai nuovi linguaggi visivi a partire dalla fine degli anni &#8217;70, in poi. La sua capacit\u00e0 di sopravvivere, di rimanere in piedi, all&#8217;interno di quella <em>vogue<\/em> di cineasti indipendenti, fuori dai canali principali di produzione del cinema, lo ha reso una sorta di divinit\u00e0 vivente (<em>Holy Derek<\/em>), un superstite di una generazione che ha rivolto ogni energia e attenzione sulla ricerca visiva, e sulle sue modalit\u00e0 di rappresentazione.<\/p>\n<p>I suoi film sono l&#8217;esempio di una perseveranza che non ha avuto termine se non con la prematura scomparsa dell&#8217;artista, avvenuta agli inizi degli anni &#8217;90. I primi lavori in pellicola arrivano relativamente tardi all&#8217;interno della sua produzione artistica, che si stava muovendo verso la pittura, anche con un discreto successo (da ricordare la sua personale del alla Lisson gallery). All&#8217;et\u00e0 di 28 anni, dopo un&#8217;esperienza come scenografo per il regista visionario inglese Ken Russell, Jarman realizza il suo primo film (<em>Studio BankSide<\/em>, 1975 ), una sorta di documentario-testimonianza di quello che era la sua abitazione-studio, sulle rive del Tamigi a Londra, nella zona di vecchie fabbriche e magazzini che in quegli anni stava diventando una sorta Green Village dell&#8217;East inglese, il Bank Side.<\/p>\n<p>L&#8217;introduzione del super8 tra la fine degli anni &#8217;60 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;70 ha determinato un cambiamento epocale nella sperimentazione delle immagini in movimento. L&#8217;influenza di questo supporto meriterebbe una storiografia a se, una diffusione che attraversa ininterrottamente quattro decadi del secolo scorso. Esso \u00e8 stato l&#8217;iniziazione per la maggior parte dei registi di nuova generazione e la massima espressione per quegli artisti visivi che hanno trovato nella plasticit\u00e0 di un supporto di matrice quasi pittorica, la via per proseguire una serie di ricerche visive, intorno alla voracit\u00e0 del tempo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco02_f01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Extract from Blue, Director: Derek Jarman, 79 min. 1993. 35mm, Courtesy of Basilisk Communications <\/em><\/div>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Derek Jarman<\/span> rappresenta forse la punta di una generazione di artisti che hanno spinto al limite le propriet\u00e0 pittoriche di questo supporto, oltre i confini della pittura e del cinema, in un terreno ibrido, altamente evocativo, che spinge pi\u00f9 verso la poesia che la raffigurazione. In <em>The art of mirror<\/em>, uno dei primi film di Jarman, delle misteriose figure eseguono una sorta di rituale riflettendo la luce attraverso un piccolo specchio, in direzione dello spettatore. Ogni uomo raffigura un personaggio di una pi\u00e8ce teatrale, tra la tragedia, il rituale di iniziazione alchemico, di cui la luce sembra lo strumento-simbolo principale.<\/p>\n<p>Qui sono presenti gli elementi che saranno emblematici in tutta la poetica di Jarman, sia nei film cosiddetti sperimentali, sia in quelli pi\u00f9 istituzionali: la maschera, il rito come espressione in una comunicazione collettiva attraverso i simboli e la cultura &#8220;queer&#8221;, omosessuale del travestimento. <em>Jounrey to Avenbury, Ashden&#8217;s Walk on Sun<\/em>, appartengono alla categoria di film spaziali-ambientali, in cui la presenza umana viene sostituita da una visionariet\u00e0 del paesaggio e dell&#8217;astrazione prodotta dall&#8217;allontanamento dal reale. Il luogo di ripresa, la campagna inglese, le rocce lunari di <em>Jounrey to Avenbury<\/em>, i globi stellari di <em>Ashden&#8217;s Walk on sun<\/em>, immagini recuperate di civilt\u00e0 del passato, quali quella egiziana, sono i soggetti di questi lavori, indagini intorno alla genesi del mito, dentro una civilt\u00e0 pre-umana, quasi divina. La forte rielaborazione delle immagini \u00e8 dovuta ad un complesso e lungo lavoro di post-prodizione, anche se sarebbe pi\u00f9 corretto dire di &#8220;ri-produzione&#8221;, in cui alle immagini originali vengono sovrapposte in continue dissolvenze altre immagini, virate da dei filtri colorati, che creano un corpo stratificato, complesso e indefinibile. Ogni inquadratura \u00e8 il prodotto di una serie di sovrapposizioni mirate al dissolvimento dell&#8217;immagine originaria e alla distruzione della superficie delle apparenze prodotte del medium cinematografico. Jarman si spinge oltre la gi\u00e0 forte identit\u00e0 pittorica del supporto a 8mm, lo disabilit\u00e0 di ogni riferimento, lo riforma e lo stratifica come un quadro, di campiture di colore ( di immagini su immagini ). Egli crea una sorta di modello pittorico-cinematografico su cui basare tutta la sua produzione. In questi film ambientali, come nell&#8217;altra serie di film mitologici-visionari, il processo visivo non muta, anzi funge da leive-motive nella realizzazione dei suoi films.<\/p>\n<p>Accanto a queste due tipologie ne esiste una terza, determinata a chiudere il cerchio di una mitologia della rappresentazione. I film biografici, cos\u00ec definiti, ma forse impropriamente assimilati al biografismo del cinema, molto pi\u00f9 vicino alla documentazione o all&#8217;agiografia, sono dei ritratti in movimento di personaggi cari a Jarman, di cui l&#8217;autore ne restituisce un&#8217;immagine personalissima. Essi sono dei momenti rivelatori che vivono sopra l&#8217;immagine degli soggetti ritratti. Una costellazione di miti e figure che appartengono ad un universo altro rispetto a quello dell&#8217;autore, ma che vengo assimilati nel suo universo espressivo, come modelli paterni a cui aggrapparsi e dentro i quali identificarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag47\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco03_f01.jpg\" alt=\"\" width=\"494\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\"><em>Extract from Derek (2008), Director: Isaa Julien, 78 mins, Colour Digital Video, Sound <\/em><\/div>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Esiste un testamento che racchiude questa fase della produzione di Jarman, un lavoro centrale, che chiude in un&#8217;unica struttura tutti questi films. In<em> The Shadow of the Sun<\/em> \u00e8 la summa di tutta un&#8217;epoca di produzione visiva sperimentale, realizzate con questo supporto, un film vero e proprio, sia in durata (tutti i film un super8 di Jarman non superano la lunghezza di un mediometraggio), che nelle parti che lo costituiscono. Per la prima volta il suono diventa fondamentale quanto le immagini, e non un supporto per la maggioranza dei casi assente come nei film precedenti (qui la collaborazione col gruppo sperimentale dei Trobbling Glister, di cui Jarman realizzer\u00e0 una sorta di proto-video clip, <em>Tg Psychic Rally in Heaven<\/em>). In <em>The shadow of the sun<\/em>, Jarman raccoglie i principali lavori svolti fino a quel momento e li monta in un enorme collage visivo, un percorso in cui convergono l&#8217;universo visivo dei lavori mitologici-visionari, i paesaggi onirici dei film ambientali e biografiamo intimo e affettivo dei film ritratto.<\/p>\n<p>Per chi volesse conoscere meglio questo grande autore e per tutti coloro che gi\u00e0 lo amano e lo apprezzano, segnaliamo un film\/documentario diretto da Isaac Julien lo scorso e prodotto dalla musa di Jarman, Tilda Swinton presente ella stessa nel lungometraggio. Il film raccoglie moltissimo materiale d&#8217;archivio e interviste mai viste, da non perdere.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.isaacjulien.com\/films\/Derek%20Jarman:%20The%20Last%20Bo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.isaacjulien.com\/films\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incredibile influenza del cinema di Derek Jarman viene considerata un bagaglio imprescindibile per ogni ricerca in merito ai nuovi linguaggi visivi a partire dalla fine degli anni \u008f70, in poi. 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