{"id":10585,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/i-realize-analyze-this-for-a-better-future\/"},"modified":"2020-10-28T11:32:18","modified_gmt":"2020-10-28T10:32:18","slug":"i-realize-analyze-this-for-a-better-future","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/i-realize-analyze-this-for-a-better-future\/","title":{"rendered":"I-realize: Costruire Il Presente Per Un Futuro Migliore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">&#8221;Due giorni per accorgersi di problemi irrisolti, proporre soluzioni (tecnologiche?) e stimolare la creazione di nuove start-up disruptive in diversi campi.&#8221; Cos\u00ec viene introdotta nel sito web dedicato la conferenza-evento <span class=\"testoscuro\">I Realize \u0096 The Art of Disruption<\/span> che si \u00e8 tenuta il 9-10 Giugno nei fantastici teatri di posa del <span class=\"testoscuro\">Virtuality Multimedia Park<\/span> di Torino. Stimolare la nascita di start-ups in due giorni \u00e8 un obbiettivo decisamente ambizioso. Che per\u00f2 \u00e8 stato raggiunto, almeno a parole.<\/p>\n<p>In due giorni, tutto ci\u00f2 di cui ho sentito parlare e ho parlato pu\u00f2 essere riassunto in una parola: &#8220;Disruption&#8221; o, se non altro, in due: &#8220;Disruption Wannabe&#8221;. Mi spiego: per <em>disruption <\/em> o meglio per <em>disruptive innovation <\/em> (innovazioni di rottura), si intende, stando a Clayton M. Christensen, economista che ha introdotto per primo tale definizione, innovazioni tecnologiche che permettono la creazione di un nuovo modello o strategia economica che ha un impatto fortissimo, se non rivoluzionario, sul mercato preesistente. Esempi di innovazioni di rottura sono l&#8217;invenzione della carta, della televisione, del telefono cellulare, di Linux.<\/p>\n<p>Il termine fa quindi riferimento a un&#8217;innovazione molto rara e mi sembra doveroso usarlo con cautela, quindi preferisco considerarlo in un&#8217;accezione &#8220;wannabe&#8221;, che prenderlo alla lettera. In due giorni a Torino \u00e8 stata fatta una carrellata su alcune delle innovazioni disruptive che stanno cambiando il nostro modo di vivere, comunicare, viaggiare.. si \u00e8 analizzato il quadro generale, cercando di definire lo stato dell&#8217;arte e immaginando possibili scenari futuri.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/newmedia_elenagranulla01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Vari innovatori, basti citare <span class=\"testoscuro\">Moshe Bar <\/span> (tecnologo e fondatore di diverse start-ups nel campo dell&#8217;informatica, che hanno poi riscosso un successo straordinario) e <span class=\"testoscuro\">Peter Saville <\/span> (grafico delle copertine pi\u00f9 famose dei Joy Division e dei New Order, fondatore dell&#8217;etichetta indipendente Factory Record), hanno parlato del loro lavoro e di come hanno rivoluzionato il loro settore. Accanto ai grandi sono state presentate varie start-ups locali: da <span class=\"testoscuro\">Vieweb<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.vieweb.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.vieweb.it<\/a>) societ\u00e0 che fornisce servizi di webcasting ad alta definizione, a <span class=\"testoscuro\">SpyStory<\/span> un gioco reality basato su una web-community (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.spystory.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.spystory.it<\/a>). <em>I Realize<\/em> guarda al mondo, cercando contemporaneamente di dare visibilit\u00e0 a progetti della realt\u00e0 torinese.<\/p>\n<p>Ma come si pu\u00f2 innovare il mercato e la societ\u00e0 in modo disruptivo? La chiave, mi assicurano, sta nel capire quali siano i bisogni insoddisfatti , analizzare le risposte esistenti e partendo da tali risposte, scovare soluzioni innovative. Questa \u00e8 la ricetta proposta da I Realize e questo il path fondamentale seguendo il quale sono stati sviscerati i diversi topic definiti dai curatori: &#8220;I Eat&#8221;, &#8220;I Move &amp; Interact&#8221;, &#8220;I Grow &#8211; Media&#8221;, &#8220;I Grow &#8211; Design&#8221;, &#8220;I Grow &#8211; Wellness&#8221;.<\/p>\n<p>La definizione dei topic e la strutturazione dei 2 giorni sulla base degli stessi \u00e8 stata utile per circoscrivere differenti settori e categorizzare problematiche: si \u00e8 parlato del cibo in relazione a OGM, fairtrade, eco sostenibilit\u00e0; di trasporti e nuove tecnologie facendo riferimento all&#8217;Internet delle cose, di post-industrial design e fabbing, di media e benessere. Il quadro completo \u00e8 ampio e variamente approfondito.<\/p>\n<p>I punti di partenza per cominciare a descrivere i diversi scenari sono sempre gli stessi trend. Lo sviluppo delle piattaforme sociali che diventano importanti non solo come servizio di dating o job-founding ma come strumento collaborativo per la risoluzione di problemi: &#8220;La saggezza della folla \u00e8 potente tanto quanto la folla \u00e8 saggia&#8221; spiega l&#8217;<em>IFTF <\/em> (Insitute for the Future) nella mappa &#8220;The future of making&#8221; realizzata per <em>Make<\/em>; la sempre maggiore sensibilit\u00e0 verso i problemi legati all&#8217;ambiente e alla sostenibilit\u00e0 (eco-motivation); lo sviluppo dell&#8217; Internet delle cose; il diffondersi della cultura DIY (si prendano ad esempio il successo di siti come<span class=\"testoscuro\"> Instructable<\/span>, lo stesso <span class=\"testoscuro\">Make magazine<\/span>, i <span class=\"testoscuro\">Dorkobot<\/span>, servizi come <span class=\"testoscuro\">Ponoko<\/span>); il diffondersi dell&#8217; open-source e dei creative commons sia come mezzo per condividere cultura che come aspettativa da parte del consumatore, che sempre di pi\u00f9 cerca la customizzazione ed \u00e8 abituato a fruire gratuitamente di molti contenuti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/newmedia_elenagranulla05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">Img: courtesy by Nicholas Nova<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il primo scenario che voglio riportare \u00e8 quello tratteggiato da <span class=\"testoscuro\">Nicholas Nova<\/span> , ricercatore e manager editoriale della <span class=\"testoscuro\">Lift Conference (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/liftlab.com\/nicolas_nova.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/liftlab.com\/nicolas_nova.php<\/a>) <\/span>. A lui \u00e8 stato affidato il workshop &#8220;I Move &amp; Interact&#8221; ed \u00e8 lui che riporta le conclusioni del workshop durante la conferenza dedicata. Alla conferenza sono intervenuti anche Bruce Sterling (scrittore, futurologo) e Andrea Branzi (architetto e designer, compasso d&#8217;oro alla carriera). Nicholas Nova spiega: &#8220;la nostra abilit\u00e0 di comunicare e interagire sia come utenti che come produttori di informazione \u00e8 sempre di pi\u00f9 \u00abanywhere, anytime, anyway\u00bb &#8220;; reti wireless, dispositivi mobili capaci di connettersi ad internet e la nuova rete di sensori costruiscono &#8220;una nuova membrana informativa intorno alle presone, luoghi ed oggetti&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente urbano \u00e8 radicalmente mutato: le reti e i device scaraventano l&#8217;uomo moderno in un milieu dalle potenzialit\u00e0 inesplorate, o esplorate solo in parte, e che riserba futuri imprevisti, allettanti, forse sostenibili. Lo strato informativo prodotto grazie alle <em>ubiquitous technologies <\/em> pu\u00f2 essere sfruttato per sviluppare applicazioni innovative e servizi utili ai cittadini. E&#8217; l&#8217;Internet delle cose, popolato da <em>spime <\/em> e da <em>blogjects, <\/em>cio\u00e8 da oggetti in grado di comunicare fra loro e di interagire con gli utenti conservando una loro storia nel tempo e nello spazio.<\/p>\n<p>Lo sfruttamento di questo nuovo strato di informazioni \u00e8 pi\u00f9 diffuso di quello che potremmo pensare e relativamente vecchio: a Torino ad esempio, come in molte altre citt\u00e0, l&#8217;azienda dei trasporti locale mette a disposizione un servizio che permette di ricevere informazioni sugli orari dei pullman in real-time tramite un live-tracking dei mezzi via GPS; un servizio del genere \u00e8 normalmente diffuso ed \u00e8 grazie al &#8220;parlare&#8221; tecnologico dei mezzi di trasporto pubblico che questo \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>La pratica di progetto, afferma N. Nova, non dovrebbe essere inventare da zero, ma piuttosto ripensare servizi e strumenti gi\u00e0 esistenti (come quello citato sopra) al fine di migliorarli. Un esempio di possibile innovazione semplice e intelligente che Nova ha riportato riguarda Trenitalia: invece che investire sull&#8217;Alta velocit\u00e0 sarebbe stato pi\u00f9 economico e pi\u00f9 remunerativo installare reti wireless sui treni, cosa che avrebbe attirato clienti molto pi\u00f9 che il lussuoso design di interni della Frecciarossa.<\/p>\n<p>Nicholas Nova ha concluso con una serie di quesiti: i servizi e le soluzioni tecnologiche sono &#8220;gettate&#8221; sui consumatori, ma corrispondono davvero ai bisogni delle persone? I designer dovrebbero rivoluzionare le pratiche d&#8217;uso dei consumatori o piuttosto progettare rispettando tali pratiche? E&#8217; possibile rendere la membrana informativa, il substrato prodotto dagli spime e dagli utenti stessi, pi\u00f9 visibile?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/newmedia_elenagranulla03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Un secondo scenario particolarmente interessante \u00e8 stato tratteggiato durante il workshop e la relativa conferenza &#8220;I Grow &#8211; Design&#8221; durante la quale si \u00e8 parlato di post-industrial design .<\/p>\n<p>Il workshop \u00e8 stato affidato a <span class=\"testoscuro\">Giorgio Olivero <\/span> (TODO, Interaction &amp; Media design,<span class=\"testoscuro\"> <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.todo.to.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.todo.to.i<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/www.todo.to.it\/\">t <\/a>e a <span class=\"testoscuro\">Massimo Meninchelli <\/span> (designer e ricercatore, <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.openp2pdesign.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.openp2pdesign.org <\/a> ), mentre durante la conferenza sono intervenuti anche <span class=\"testoscuro\">Massimo Banzi <\/span> (inventore di Arduino, <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tinker.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.tinker.it <\/a> ) e <span class=\"testoscuro\">Jennifer Higgie <\/span> (scrittrice e co-editor di Frieze Magazine).<\/p>\n<p>Oggi sono sempre di pi\u00f9 i designer che si preoccupano di costruirsi da soli gli strumenti per la progettazione: sono i designer \u0096 programmatori che si ispirano alla cultura hacker e DIY per produrre contenuti che poi vengono re immessi nella rete a favore della comunit\u00e0. Questo nuovo tipo di designer spesso non progetta oggetti finiti ma processi dinamici, aperti ai contributi degli utenti finali, che da consumer diventano prosumer (consumer + producer), cio\u00e8 invece che consumare passivamente si incaricano di definire le variabili che il designer lascia aperte alla manipolazione permettendo la customizzazione dell&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>Questo pu\u00f2 avvenire grazie alla diffusione delle tecnologie di <em>digital fabrication <\/em>o <em>fabbing <\/em> (come stampanti 3d, macchine a taglio laser, frese a controllo numerico..) che stanno diventando sempre meno costose e permettono uno spostamento della progettazione e della produzione verso il design generativo , il design partecipato e la customizzazione di massa.<\/p>\n<p>Un esempio famoso \u00e8 il sito<span class=\"testoscuro\"> NIKEiD<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/nikeid.nike.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/nikeid.nike.com<\/a>) dove l&#8217;utente pu\u00f2 customizzare i colori della scarpa che ha scelto per poi acquistarla. Giorgio Olivero precisa per\u00f2 che questo genere di customizzazione di massa \u00e8 in qualche modo fittizio. L&#8217;utente \u00e8 si partecipe del processo di fabbricazione e design dell&#8217;oggetto ma tale esperienza non ha un valore aggiunto reale, non va oltre l&#8217;effetto &#8220;wow&#8221; dato dalla novit\u00e0 tecnologica. Un esempio di mass customization intelligente, spiega Olivero, sono i progetti dello studio <span class=\"testoscuro\">Fluid Forms <\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.fluidforms.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.fluidforms.eu<\/a>): il progetto<em>Earth-Pinstripe Bowl<\/em> permette per esempio all&#8217;utente di scegliere un luogo da Google Map per poi usare la forma del paesaggio (i rilievi delle alture e gli incavi delle valli) per dare forma ad un vassoio di legno. L&#8217;esperienza della customizzazione ha cos\u00ec un valore emozionale.<\/p>\n<p>Queste pratiche porteranno all&#8217;affermarsi di nuovi modelli economici? In futuro ciascuno si progetter\u00e0 la sua sedia da solo e se la produrr\u00e0 a casa grazie ad un stampante 3D da scrivania? Qual \u00e8 il ruolo dei designer in questo nuovo scenario?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/newmedia_elenagranulla04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">Img: courtesy by Fluid Forms<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Stephen Williams<\/span> di Fluid Forms (che era presente al workshop), ha una risposta a quest&#8217;ultima domanda: il ruolo del designer \u00e8 quello di definire uno &#8220;spazio di soluzioni possibili&#8221; abbastanza ampio da lasciare spazio alla customizzazione, ma abbastanza circoscritto da evitare di &#8220;sovraccaricare i prosumers con una gamma di scelte per la customizzazione perlopi\u00f9 superflue&#8221;.<\/p>\n<p>Massimo Menichelli, invece, pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza di adottare politiche open source: Tinker \u00e8 un ottimo esempio di post-industrial design studio. Arduino \u00e8 notoriamente una scheda stampata (quindi hardware) open source: questo vuol dire che Banzi non riscuote royalties ma al contempo ha accesso ad una quantit\u00e0 di &#8220;saggezza&#8221; enorme generata dalla community internazionale che si \u00e8 formata attorno ad Arduino. Il forum di Arduino \u00e8 una miniera d&#8217;oro per chiunque voglia usare la scheda per un progetto, moltissimo codice \u00e8 gi\u00e0 stato scritto e moltissimo hardware gi\u00e0 sperimentato. Il materiale prodotto dalla comunit\u00e0 fa parte di una saggezza a cui Banzi e soci non sarebbe mai potuti arrivare da soli e che possono sfruttare per i loro progetti commerciali con Tinker.<\/p>\n<p>I Realize, in conclusione, ha portato a Torino una ventata di ottimismo: le idee sono molte e i margini entro i quali \u00e8 possibile sperimentare sono ampi. Le aziende dovrebbero cercare di aprirsi all&#8217;innovazione, perch\u00e9 le nuove possibilit\u00e0 offerte dal mercato (e illustrate in questa due giorni) sono davvero molte. Gli scenari tratteggiati distillano un&#8217;unica verit\u00e0: c&#8217;\u00e8 ancora molto da scoprire e da innovare. E sottointeso rimane un assunto positivo e decisamente prezioso, soprattutto in questo periodo economicamente e politicamente buio: il futuro sta arrivando e c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 che sia migliore del presente, basta volerlo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.irealize.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.irealize.eu\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due giorni per accorgersi di problemi irrisolti, proporre soluzioni (tecnologiche?) e stimolare la creazione di nuove start-up disruptive in diversi campi.&#8217; Cos&#8221; viene introdotta nel sito web dedicato la conferenza-evento I Realize &#8211; The Art of Disruption che si \u008f tenuta il 9-10 Giugno nei fantastici teatri di posa del Virtuality Multimedia Park di Torino. Stimolare la nascita di start-ups in due giorni \u008f un obbiettivo decisamente ambizioso. 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