{"id":10581,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/the-art-and-the-epidemiological-criticism-of-gina-czarnecki\/"},"modified":"2020-10-28T11:40:31","modified_gmt":"2020-10-28T10:40:31","slug":"the-art-and-the-epidemiological-criticism-of-gina-czarnecki","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-046\/the-art-and-the-epidemiological-criticism-of-gina-czarnecki\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte E La Critica Epidemiologica Di Gina Czarnecki"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testoscuro\">Gina Czarnecki<\/span> \u00e8 senza ombra di dubbio un&#8217;artista consapevole e sensibile. Sia per le tematiche delicatissime che affronta con enorme coraggio, sia per i soggetti e le modalit\u00e0 di analisi e di ricerca su cui ha scelto di lavorare, sia per l&#8217;impatto estetico e la fascinazione del suo lavoro. Questa \u00e8 la sensazione che traspare dai suoi lavori audiovisivi ambientali, confermata e forse addirittura accentuata nel momento in cui si ha il piacere di conoscerla e di intervistarla.<\/p>\n<p>Rappresentata dall&#8217;<span class=\"testoscuro\">agenzia Forma<\/span>, la britannica Gina Czarnecki lavora con le modalit\u00e0 e i tempi dell&#8217;insallazione, riflettendo su tematiche tanto complesse da trattare quanto difficili, maledettamente difficile da tradurre in opera d&#8217;arte: la critica epidemiologica da un lato e dall&#8217;altro gli effetti che un virus, un agente esterno, una malattia, una modificazione genetica possono avere sull&#8217;elemento corporeo e motorio dell&#8217;uomo. Che in questa occasione, dimostra tutta la sua infallibile precariet\u00e0 e fragilit\u00e0, la sua bellezza e la sua spontaneit\u00e0 decadente e quasi marcescente nell&#8217;epoca del grande sviluppo bio-tecnologico.<\/p>\n<p>Un&#8217;analisi e una critica, queste, che per\u00f2 non si fermano ad una &#8220;semplice&#8221; riflessione sui possibili effetti macroscopici e superficiali di un&#8217;eventuale infezione, ma che attraverso studi e ricerche compiuti su testi di Francis Galton e Stephen Corbett e per mezzo di un melting di esperienze, ricordi ed emozioni presenti e passate (la permamenza in quarantena in un ospedale dopo un virus contratto in Africa, i racconti del nonno paterno sulla sua esperienza nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e gli esperimenti batteriologici da loro condotti) diventano pretesto e strumento per un&#8217;analisi &#8220;delle affinit\u00e0 e delle differenze delle varie infezioni di natura biologica, delle realt\u00e0 culturali, politiche ed economiche connesse agli studi su queste malattie e alle economie di Ricerca e Sviluppo utilizzate per il loro trattamento&#8221;. Una riflessione, quella dell&#8217;artista, che prosegue osservando come &#8220;tutto questo sia stato collegato ad un&#8217;indagine ancora in corso sulle modalit\u00e0 di riorganizzazione e reazione dei sistemi nel momento in cui nuove entit\u00e0 (per esempio nuovi soggetti, organismi mutanti, infezioni, geni &#8220;sintetici&#8221;, nuove specie) entrano a farne parte, dando adito ad implicazioni pi\u00f9 ampie rispetto a quelle squisitamente tecnologiche e biologiche. Infine, si \u00e8 riflettuto anche sul modo in cui le comunit\u00e0 evolvono in seguito all&#8217;arrivo di nuovi soggetti, per esempio persone in cerca di asilo o lavoratori migranti&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Sviluppati in collaborazione con biotecnologi, programmatori, ballerini, sound artists e musicisti, i film e le installazioni della Czarnecki riguardano quindi la relazione che l&#8217;uomo ha con la malattia, l&#8217;evoluzione e la ricerca genetica. Una relazione complessa e spesso devastante, sia per i soggetti corporei che l&#8217;artista decide di mettere in scena nei suoi lavori, attori inconsapevoli del progetto degenerativo ed evolutivo ottenuto mediante raffinatissime tecniche di <em>digital imaging<\/em> e un lavoro ossessivo di coordinamento audiovisivo, sia per il pubblico che assiste ai suoi lavori, spesso chiamato a un lavoro di riflessione nei confronti dell&#8217;opera, stimolato sia a livello percettivo che meccanico. <span class=\"testoscuro\">Contagion<\/span> \u00e8 per esempio un&#8217;installazione interattiva, in cui il movimento stesso delle persone nello spazio scenico, mappato opportunamente, determina l&#8217;evoluzione degenerativa del virus della SARS tradotta in un flusso di suoni, colori e immagini astratte. Un&#8217;opera che chiede quindi allo spettatore di essere parte attiva del contesto, di assumersi le proprie responsabilit\u00e0 nei confronti di come questi temi si diffondono nella nostra societ\u00e0 tramite l&#8217;azione dei mass media, tramite le nostre paure, tramite la nostra incapacit\u00e0 di informarci e assumere un ruolo critico. <em>Contagion<\/em> ha ricevuto il prestigioso <em>Sciart Awards<\/em> in Inghiilterra, nonch\u00e8 l&#8217;<em>Art and Innovation Programme<\/em> a Victoria in Australia e il <em>Melbourne City Council Arts Project award.<\/em> Pi\u00f9 in generale, le sue opere sono state esposte nei maggiori musei e nei pi\u00f9 importanti festival del pianeta, tra i quali il Natural History Museum di Londra, l&#8217;Australian Centre for the Moving Image di Melbourne e l&#8217;Ars Electronica di Linz.<\/p>\n<p>Ma precedentemente, il lavoro di Gina Czarnecki si era gi\u00e0 preoccupato di queste tematiche, atrtaverso l&#8217;opera <span class=\"testoscuro\">Infected<\/span><span class=\"testo_iframe\">, in cui il lavoro sul corpo \u00e8 forse ancora pi\u00f9 accentuato, per lo meno in termini estetici. Attraverso la danza, il movimento e il rapporto con il suono, l&#8217;occhio dell&#8217;artista si concentra con enorme sensibilit\u00e0 sull&#8217;esperienza degenerativa del suo soggetto sotto l&#8217;attacco di un agente esterno che in questo caso si identifica in un possibile futuro iper-tecnologico. <em>Infected<\/em> \u00e8 un film in cui un corpo bio-ingegnerizzato si dissolve infatti da un lato in un flusso omogeneo di forme liquide, ma dall&#8217;altro in un lungo percorso claustrofobico, allucinatorio, quasi masochistico suggerito da un corpo sicuramente sofferente nel suo processo di metamorfosi. <\/span><\/p>\n<p><em>Infected<\/em> \u00e8 stato quindi il primo passo di Gina Czarnecki nell&#8217;esplorazione delle potenzialit\u00e0 espressive di un mondo, quello della danza, dei ballerini, del loro uso del corpo, delle loro movenze, che \u00e8 risultato perfetto per la sua poetica e la sua capacit\u00e0 di lavorare con le tecniche di <em>digital imaging<\/em>. Un&#8217;esplorazione che si \u00e8 poi ulteriormente approfondita grazie al rapporto con l&#8217;<span class=\"testoscuro\">Australian Dance Theatre di Melbourne<\/span> concretizzatosi con il trittico di lavori <span class=\"testoscuro\">Nascent, Spine<\/span> <span class=\"testo_iframe\">e <\/span><span class=\"testoscuro\">Cell Mass<\/span><span class=\"testo_iframe\">: il primo, un film (su musiche di <\/span><span class=\"testoscuro\">Christain Fennesz<\/span><span class=\"testo_iframe\">) mostrato all&#8217;<em>Adelaide Film Festival <\/em>nel 2005 e poi premiato in tutto il mondo, il secondo un&#8217;evoluzione del primo sotto forma di installazione ambientale <em>site-specific<\/em> di circa 6 metri di altezza commissionata da Forma per il <em>Festival Av06<\/em> di Newcastle, il terzo un adattamento da galleria di <em>Spine<\/em>, recentemente esposto a Palazzo del Pio di Carpi nel contesto dell&#8217;evento di new media art <\/span><span class=\"testoscuro\">Direct Digital.<\/span><span class=\"testo_iframe\"> Occasione questa, che mi ha permesso di conoscere Gina Czarnecki e che ha dato il la alla realizzazione di questa intervista&#8230; <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: <em>Contagion <\/em> \u00e8 l&#8217;ultimo tuo lavoro, ed \u00e8 fortemente legato tua esperienza in un ospedale in seguito ad un contagio dovuto ad un virus contratto in Africa e si sviluppa attraverso riflessioni di pi\u00f9 ampio respiro riguardo alla fragilit\u00e0 dei sistemi naturali di fronte alla malattia e al concetto di virus in generale. Ebbene, probabilmente qualcun&#8217;altro ti ha gi\u00e0 posto questa domanda, ma desidererei davvero sapere a quali conclusioni sei giunta per quanto riguarda gli argomenti che hai analizzato nella tua tesi preparatoria al progetto e che in parte ho riportato introducendoti, e come il tuo progetto artistico ti \u00e8 stato d&#8217;aiuto per trovare risposte alle tue domande.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> Il lato negativo che ho constatato nella realizzazione, con l&#8217;aiuto di alcuni collaboratori, di opere artistiche molto costose, che coinvolgono e permettono l&#8217;intersecarsi di molteplici discipline, \u00e8 che questo progetto in particolare richiedeva un cospicuo finanziamento. Per questo, dalla concezione dell&#8217;idea iniziale (2002), al finanziamento del 2005, fino al completamento del progetto nel 2007, mi sono trasferita in Australia e poi sono ritornata in Gran Bretagna, ho avuto due bambini, ho abbandonato la mia carica accademica e ho intrapreso tanti altri cambiamenti di rilievo nella mia vita, tali che questa situazione, poi, determin\u00f2 lo sviluppo e la trasformazione delle mie idee durante questo periodo turbolento. Dovevo attenermi in qualche modo a quello che avevo cominciato, tuttavia, in ultima analisi, l&#8217;esperienza che ho avuto con epidemiologi e programmatori ha modificato in maniera significativa il lavoro e il mio modo di concepire questi argomenti.<\/p>\n<p>L&#8217;Australia \u00e8 un complesso amalgama di immigrati di diversa etnia, che costituiscono la maggioranza degli abitanti. Greci, italiani, serbi, e cos\u00ec via: tutti considerano il loro paese d&#8217;origine come la loro &#8220;patria&#8221;, sebbene non vi abbiano mai messo piede. Osservare il modo in cui questa cultura ha affrontato la minaccia della SARS mi ha convinto ulteriormente che le antiche tradizioni e i metodi di quarantena rappresentassero gli unici sistemi efficaci, in particolare nei casi in cui il virus muta pi\u00f9 rapidamente rispetto al periodo di sviluppo dei vaccini. Questo metodo di contenimento e quindi di controllo della pandemia risulterebbe relativamente semplice in Australia, territorio isolato, molto lontano da altri stati. La disconnessione elettronica costituirebbe poi il metodo di quarantena ideale \u0096 voli sospesi, accesso ai conti bloccato e cos\u00ec via. Sono stata davvero fortunata ad aver collaborato con i tre epidemiologi con cui sono entrata in contatto, e naturalmente con Tim Kreger, il mio programmatore per questo progetto. Ho acquisito la consapevolezza che questa disciplina, l&#8217;epidemiologia, non focalizza la propria attenzione esclusivamente sulla diffusione della pandemia, ma anche sul comportamento delle persone \u0096 l&#8217;attivit\u00e0 motoria dell&#8217;essere umano \u0096 ideale per un&#8217;opera interattiva fondata sul movimento. Penso che se dovessi trarre una conclusione da tutto ci\u00f2, questa sarebbe che la paura della pandemia, come affermato da Stephen Corbett &#8220;si rivela pi\u00f9 letale della pandemia stessa&#8221;.<\/p>\n<p>Questo mi ha condotto, in ultima analisi, alla deduzione che l&#8217;attivit\u00e0 dei mezzi di informazione pu\u00f2 controllare la diffusione della malattia, e che il killer pi\u00f9 temibile non \u00e8 il contagio, ma la paura di essere contagiati. Il propagarsi di questo timore tramite le immagini e il modo con cui esse agiscono su di noi ai livelli del conscio e del subconscio, si insinua nella nostra mente scivolandoci dentro senza fare il minimo rumore, come un bacillo. In questo periodo ho anche realizzato un progetto che fa riferimento all&#8217;11 settembre (con che velocit\u00e0 una data diventa un simbolo riconosciuto da tutti!) <em>Contagion <\/em> \u00e8 diventato un riferimento alla diffusione biologica, ma anche ai simboli visivi sepolti nelle profondit\u00e0 del subconscio. Simboli che innescano una serie di associazioni e rimandi che la nostra mente crea con grande rapidit\u00e0, basati sulle modalit\u00e0 con cui le informazioni vengono veicolate, sulla nostra comprensione del lessico, sulla sensibilit\u00e0 alle figure in nero, sulla nostra concentrazione, sulle conoscenze.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In <em>Contagion <\/em> sembra esistere una stretta relazione tra l&#8217;attivit\u00e0 motoria delle persone, la loro reciproca interazione e il loro rapporto con le macchine (e, dunque, con la propagazione del virus): quindi, stando alla tua idea di partenza, vuoi portare le persone a riflettere sul ruolo da ricoperto nel processo di diffusione in quanto vittime di questi processi o in quanto soggetti attivi e consapevoli?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> Volevo indurre le persone a investigare su molteplici livelli. Il primo livello dell&#8217;interfaccia consiste nel dipingere come un bambino che trascina il dito in pigmenti di colore diverso per mescolare colori nuovi al fascino di queste divertenti &#8220;esplorazioni&#8221; della tavolozza. Solo quando le persone entrano in contatto l&#8217;una con l&#8217;altra o quando si connettono all&#8217;agente patogeno possono essere infettate. In questo senso, l&#8217;infezione pu\u00f2 essere concepita in molti modi: sfiorare un estraneo, anche se solo per un momento, pu\u00f2 influenzare la nostra visione della vita, modificarne il corso e le sembianze, in chiave positiva o negativa. Rischiare di venire contaminati o rischiare di non avere contatti: quale delle due scelte \u00e8 meno probabile che danneggi la salute, a lungo andare? L&#8217;interazione con gli altri \u00e8 anche, in apparenza, una distrazione. A volte, la consapevolezza che abbiamo di noi stessi ci evita di sprofondare nel presente (rappresentato dall&#8217;opera). Senza una messa a fuoco totale \u00e8 difficile individuare le immagini nascoste e i diversi riferimenti che sono come punti da unire \u0096 legami che rendono ancora pi\u00f9 scure e complesse le strade per la conoscenza. Se percorri queste strade in solitudine vivrai un&#8217;esperienza completamente diversa da quella che sperimenteresti se le percorressi con estranei o amici. Bisogna essere in grado di concentrarsi e, anche se inizialmente si interagisce con gli altri, arrivare ad essere sia il partecipante sia l&#8217;osservatore, uno strumento nella diffusione o nel contenimento dell'&#8221;infezione&#8221;. Sotto questo aspetto, l&#8217;infezione \u00e8 rete e cronologia di immagini che, unite, conducono ad un contenuto pi\u00f9 ampio e profondo rispetto a quello dell&#8217;interfaccia infantile.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In che modo hia lavorato con scienziati ed epidemiologi? Le tue opere (in particolare <em>Contagion <\/em>) vengono definite progetti artistici al confine tra arte e scienza. Dal mio punto di vista, il nesso tra arte e scienza (come per la bioarte, la nanoarte o le forme d&#8217;arte che utilizzano la biologia o le reazioni chimiche, sistemi di intelligenza artificiale e cos\u00ec via) si ottiene quando gli artisti operano direttamente per trovare un processo tecnologico fondato sull&#8217;estetica o sul design, oppure una riflessione intellettuale che si origina da un processo naturale e scientifico. Ci puoi quindi spiegare in che modo ha lavorato sui virus, studiandoli e traducendo i loro effetti in una realt\u00e0 audiovisiva?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> Osservo i paralleli. Le nuove tecnologie dell&#8217;immagine mi interessano molto e le professioni collegate alle pubbliche relazioni si pongono come arbitri dell&#8217;autenticit\u00e0 e della realt\u00e0. Le immagini pubblicate dalle riviste scientifiche, ad esempio, sono prodotti della tecnologia piuttosto che effettive immagini della realt\u00e0, ma noi le consideriamo veritiere. Sono affascinata dalle figure dell&#8217;artista e dello scienziato e dalla nostra abilit\u00e0 di parlare di quello che si conosce e di quello che invece non si sa. Ho sempre considerato il corpo umano come la macchina perfetta. Se riusciamo a comprendere i suoi processi, possiamo cogliere dei paralleli con le organizzazioni sociali e i sistemi operativi. Provo un interesse maggiore per chi esprime giudizi sul valore. Spero di non tradurre scienza, credo che questo non sia un buon esempio di collaborazione tra arte e scienza, e inoltre mette in dubbio la nostra concezione di arte. Mi appassionano la definizione, la classificazione, le situazioni limite, le scappatoie e le zone oscure, i sistemi, le strutture, la mediazione e la coreografia nella sua natura biologica. Mi attrae anche l&#8217;incredibile rapidit\u00e0 delle scoperte in ambito medico in relazione all&#8217;incremento demografico, a che punto si arriver\u00e0, chi prender\u00e0 le decisioni e su quale base, la relazione tra realt\u00e0 e finzione, le religioni, il misticismo, la scienza,\u0085<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quanto sei interessata, con il tuo lavoro e la tua ricerca, a evidenziare un possibile legame concettuale tra arte e ricerca scientifica avanzata, per applicare uno sguardo critico sull&#8217;impatto delle nuove scienze sulla societ\u00e0 contemporanea? Del resto, \u00e8 un&#8217;operazione questa che gli artisti hanno sempre compiuto nel corso dei secoli&#8230;<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> \u00c8 una domanda complessa. A mio avviso esiste un punto d&#8217;incontro nel quale si annullano le differenze tra arte e ricerca scientifica. Sono sempre stata interessata all&#8217;evoluzione umana e alla biologia, e ci\u00f2 che faccio \u00e8 arte: questi due aspetti si incontrano in modo naturale, e accidentalmente questo legame si spezza quando c&#8217;\u00e8 troppa enfasi nella combinazione di arte e scienza. Entrambe sono esplorative ma, nonostante ci\u00f2, il valore dell&#8217;arte \u00e8 minato da un sistema di valori a breve termine. Se possiamo valutare l&#8217;impatto delle cose dopo 20 anni, allora il potere di alcune opere d&#8217;arte dovrebbe essere lo stesso di una scoperta scientifica. Credo che la scienza abbia la necessit\u00e0 di comunicare e di diventare parte della riflessione umana. La scienza deve essere oggettiva, ma la visione che ci arriva dai media ritrae la scienza come una ricerca su fatti compiuti o conosciuti anzich\u00e9 su ci\u00f2 che ci \u00e8 ignoto, minando in tal modo la ricerca e il pensiero degli scienziati, proprio come la visione mediatica dell&#8217;arte \u00e8 ridotta al sensazionalismo su certa stampa <em>mainstream <\/em>. L&#8217;impatto delle nuove scienze sulla societ\u00e0 contemporanea \u00e8 ovunque, forse noi possiamo incoraggiare il pensiero verso le possibilit\u00e0 offerte da ci\u00f2 che non \u00e8 mediato dalla consapevolezza collettiva. Credo che la maggior parte delle persone che lavorano in questo settore siano appassionate da queste nuove possibilit\u00e0, ma siano anche preoccupate per chi prende le decisioni e dove ci\u00f2 possa portare.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In <em>un altro tuo lavoro Nascent <\/em>, il video formato dai movimenti, i corpi e i gesti dei ballerini evolve fino a diventare un balletto di entit\u00e0 complesse, di creature in movimento. In <em>Cell Mass N2 <\/em> (che di Nascent \u00e8 l&#8217;evoluzione) queste entit\u00e0 letteralmente evolvono in complesse masse di quasi-cellule, fatte di corpi in movimento che creano nuove forme di vita. Quanto \u00e8 forte per te il legame tra il corpo fisico (la danza), il corpo virtuale (digitale) e la loro rappresentazione visiva (video)?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> Il corpo \u00e8 una cosa con la quale abbiamo molta familiarit\u00e0. Tutti noi ci possiamo relazionare con l&#8217;immagine di un altro corpo attraverso il confronto e la riflessione. L&#8217;immagine immediata di un corpo e di una seduzione visiva attraverso la bellezza rapisce e seduce, anche se solo momentaneamente. Io sono affascinata dal corpo come meccanismo, del quale cerco le sue funzioni pi\u00f9 interne, e dai corpi collettivi in un brulicare di comportamenti. Credo che ci\u00f2 che manchi al video rispetto alla perfomance sia la reale presenza fisica. La chimica dei corpi, il calore, l&#8217;odore e la vitalit\u00e0. Questo per me \u00e8 qualcosa che si perde se c&#8217;\u00e8 una grande distanza tra gli attori e il pubblico. Il video deve evocare tutto questo in altri modi, tramite l&#8217;immagine; ci\u00f2 che vediamo, ci\u00f2 che pensiamo e ci\u00f2 che avvertiamo. Io gioco molto sul confine della percezione, sulla visione periferica, sulle aree grigie e sui sotterfugi: le aree grigie tra la verit\u00e0 e l&#8217;illusione sono aree potentissime che portano alla consapevolezza e alle relazioni nella conoscenza e nella memoria degli individui.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: I tuoi lavori creano grandi spazi estetici, paesaggi audiovisivi nei quali gli spettatori sono immersi gradualmente. Normalmente la gente \u00e8 attratta dalla complessit\u00e0 e dalla bellezza delle tue immagini, e dalle loro relazioni con il suono. Come lavori sul delicato equilibrio tra estetica dell&#8217;eleganza, fascino della complessit\u00e0 e potere dei giochi visivi ipnotici?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Gina Czarnecki:<\/span>\u00a0 <\/strong>Lavoro duramente per raggiungere questo risultato. Fondamentalmente devo immergere tutta me stessa, perdermi nel tempo, nello spazio e nella dimensione della compenetrazione dei diversi elementi per creare un accordo perfetto. Sono fortunata ad avere persone fantastiche con le quali lavorare, come Christian Fennesz, che quando crea riesce a raggiungere lo stesso spazio della consapevolezza, Ulf Langheinrich, che lavora esattamente come me, immerso e totalmente concentrato. Io non cerco di creare tutto ci\u00f2, ma \u00e8 esattamente quello che emerge. A volte attraverso dei periodi di completa ridondanza, che per me rappresentano delle barriere. Riesco a superare questi periodi attraverso un processo di eliminazione, raggiungendo una semplicit\u00e0 che non \u00e8 altro che un&#8217;altra faccia della complessit\u00e0. Idealmente, spingere le persone ad essere cos\u00ec immerse come sono io nel fare e nel pensare la visione, serve a permettere alla persone di affrontare il tempo e lo spazio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Ho letto che un viaggio in Polonia, che hai fatto da piccola con tuo padre per visitare alcuni campi di concentramento nazisti, ti ha cambiata profondamente e ha esercitato una grande influenza sul tuo modo di fare arte negli anni successivi. Premettendo che questo \u00e8 perfettamente comprensibile, vorrei sapere qualcosa in pi\u00f9 direttamente dalle tue parole. Sembra che la tua attenzione verso le malattie, le trasformazioni degli esseri umani, gli organismi singoli e le cellule, gli effetti che alcuni virus esterni causano sul corpo umano, riveli l&#8217;impatto che un agente nocivo esterno possa avere su di noi, creature fragili, in ogni momento della nostra storia. E non importa se questo agente sia un virus, una catastrofe naturale, un congegno tecnologico o un essere umano\u0085<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Gina Czarnecki<\/strong>:<\/span> Questa \u00e8 una questione complicata, e la mia risposta sar\u00e0 frammentaria, ma la lascer\u00f2 Marco a disposizione per rielaborarla o i lettori per congiungere i punti salienti \u0096 al momento non riesco ad occuparmene e a consegnarti la risposta in tempo per la pubblicazione, mi piacciono molto le tue domande e mi richiedono tempo per rispondere. Bisogna ricordarsi di vedere sempre il bello. Nonostante il contenuto, cerco di rendere il mio lavoro esteticamente gradevole, e ricorro a questa strategia per sedurre la mente e condurla in un altro spazio da cui affiora un contenuto differente. L&#8217;apparenza \u00e8 importante sotto il profilo tecnico, concettuale e in termini di energia e contenuto introduttivo. \u00c8 la disumanizzazione degli altri esseri umani che in genere permette agli uomini di torturare, rendendoli indistinguibili l&#8217;uno dall&#8217;altro, accomunati dalla mancanza di conoscenza: rasati, affamati, vestiti allo stesso modo, sembriamo tutti uguali (una apparenza uniforme e un&#8217;apparenza che evoca razzismo, pulizia etnica, ecc \u0085).<\/p>\n<p>Quando era ormai vicino alla fine della sua vita e la sua salute era rapidamente peggiorata, mio padre cominci\u00f2 a raccontare le sue esperienze nei campi di concentramento, che si era tenuto dentro per gran parte della sua vita. Venire a sapere quello che aveva passato mio padre lasci\u00f2 anche a me delle cicatrici nelle immagini che visualizzavo nella mente. Se si smonta qualcosa e lo si riduce alle sue componenti, questo diventa un frammento che pu\u00f2 essere identificato e misurato. Se si eliminano le vie di mezzo, le cose poi appaiono facilmente divisibili e riconoscibili. Mi sono interessata al processo di identificazione basato su variabili fisiologiche ideato da Francis Galton, in seguito utilizzato dai nazisti per distinguere le razze e poi anche in ambito medico per individuare la &#8220;subnormalit\u00e0&#8221;. Se si osserva come vengono effettuate le classificazioni all&#8217;interno dei programmi di riconoscimento e come si perviene alla schedatura del &#8220;potenziale terrorista&#8221;, si evince che i progressi a cui si \u00e8 giunti in questo campo sono strettamente dipendenti dallo sviluppo tecnologico. Se poi si passa alla decostruzione e all&#8217;identificazione delle caratteristiche a livello genetico, si giunger\u00e0 a definire le probabilit\u00e0 per cui una predisposizione genetica pu\u00f2 determinare particolari caratteristiche, ad esempio l&#8217;omosessualit\u00e0 e la dipendenza da alcol.<\/p>\n<p>La teoria diffusa dalla ricerca genetica tramite le maggiori testate giornalistiche e attraverso l&#8217;opinione pubblica era che queste caratteristiche venivano trasmesse da singoli geni che potevano essere identificati (e quindi eliminati): vede come pu\u00f2 precipitare la situazione? Le mie conversazioni con un genetista che riteneva che ogni caratteristica fosse, in ultima analisi, geneticamente determinata mi hanno portato a credere che le aree del nostro DNA situate tra le molecole proteiche fossero &#8220;eccedenti&#8221; (questa \u00e8 anche la loro denominazione in ambito medico, aree eccedenti) e di certo, il corpo umano \u00e8 talmente complesso e ben congegnato che non pu\u00f2 non curarsi dei bisogni superflui. Come valutiamo i tratti non definiti nella fisiognomia? Ad esempio, nei processi mentali, quando le ricerche genetiche sono state effettuate su embrioni di pollo e moscerini della frutta?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/ia_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Anche se condanniamo le pulizie etniche, il razzismo, le torture e desideriamo che coloro che praticano queste atrocit\u00e0 vengano puniti, siamo allo stesso tempo la prova vivente dei progressi, in ambito medico, delle cure che sono il frutto degli esperimenti sui prigionieri compiuti nei campi di concentramento. Quando la situazione economica peggiora, notiamo che la fiamma del razzismo torna a divampare, attraverso la competizione, il bisogno di sopravvivere nella societ\u00e0, la chiusura dei confini nazionali. Cresce la nostra attenzione nei confronti degli averi degli altri, e da parte loro si intensifica lo sforzo per mantenerli, mentre intanto chiediamo una ridistribuzione dei beni e pretendiamo giustizia (per noi stessi). In pratica, cambiamo le carte in tavola.<\/p>\n<p>Allora, come si pu\u00f2 affrontare, a livello mondiale, una riduzione delle risorse e un incremento demografico esponenziale? Nel 1920 eravamo un miliardo su questo pianeta, nel 2020 probabilmente raggiungeremo quota nove miliardi. Se questo tasso di crescita dovesse continuare per i prossimi 100 anni, \u00e8 chiaro che bisogner\u00e0 ricorrere a provvedimenti estremi. L&#8217;agente patogeno \u00e8 esterno? Oppure siamo noi che attribuiamo le idee e dunque anche le colpe ad un capro espiatorio che raffigura i nostri pensieri pi\u00f9 inquietanti, quelli che non oseremmo mai esprimere? I cospiratori silenziosi, i capri espiatori, \u0085 \u00c8 forse l&#8217;esterno impuro e l&#8217;interno privo di macchia?.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ginaczarnecki.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ginaczarnecki.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.forma.org.uk\/artists\/represented\/gina-czarnecki\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.forma.org.uk\/artists\/represented\/gina-czarnecki<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gina Czarnecki \u008f senza ombra di dubbio un&#8217;artista consapevole e sensibile. 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