{"id":10579,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/paolo-inverni-paths-into-places-of-memory\/"},"modified":"2020-10-28T11:40:14","modified_gmt":"2020-10-28T10:40:14","slug":"paolo-inverni-paths-into-places-of-memory","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-046\/paolo-inverni-paths-into-places-of-memory\/","title":{"rendered":"Paolo Inverni: Paths. Percorsi Nei Luoghi Della Memoria"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Il 5 giugno presso la galleria Mario Mazzoli di Berlino \u00e8 stato inaugurato <span class=\"testoscuro\">Paths<\/span>, l&#8217;ultimo progetto di <span class=\"testoscuro\">Paolo Inverni<\/span>, artista audiovisivo piemontese. L&#8217;esposizione di <em>Paths<\/em>, curata da<span class=\"testoscuro\"> Daniela Cascella<\/span> e prodotta dalla neonata galleria berlinese, rimarr\u00e0 aperta fino al prossimo 18 luglio.<\/p>\n<p>La mostra, molto delicata nelle atmosfere \u00e8 un viaggio nel tempo, un tuffo nell&#8217;intimit\u00e0, un percorso a ritroso nei luoghi della memoria. Seppure si parta da materiale autobiografico non si crea una distanza con i fruitori, ma anzi, grazie a diverse modalit\u00e0 di approccio, si innesca un meccanismo di riconoscimento e vicinanza, che tuttavia lascia aperte diverse chiavi di interpretazione.<\/p>\n<p>Nell&#8217;atrio della galleria una sequenza di sei fotografie di dettagli di luoghi diversi ci introduce ai percorsi di Inverni: quattro installazioni collocate in ambienti distinti. <em>Paths <\/em>in due parti, <em>Recollection <\/em>e <em> A possible path<\/em>.<\/p>\n<p><em>Paths<\/em>, la prima che si incontra, propone un&#8217;atmosfera rarefatta. Lo scorrere del tempo, i vuoti della memoria, vengono evocati in maniera impalpabile. Un video mostra immagini dei tre luoghi della memoria scelti. Proiettato in trittico, in origine una pellicola in otto millimetri, \u00e8 accompagnato da tre versioni distinte, tra loro sovrapposte, della composizone <em>Winter Couplet<\/em> di <span class=\"testoscuro\">Steve Roden<\/span>.<\/p>\n<p>Questa installazione si completa con quella presentata nella stanza opposta, dove pi\u00f9 punti di ascolto in cuffia permettono di ascoltare comodamente sei tracce audio registrate nei sei luoghi presentati all&#8217;ingresso. L\u00ec \u00e8 possibile consultare alcune copie del libro\/diario contenente il testo introduttivo di Daniela Cascella, una raccolta di immagini dei luoghi scelti, le note introduttive ai singoli luoghi e alle esperienze l\u00ec vissute scritte dall&#8217;artista sotto forma di diario e un CD audio. Il CD raccoglie le tracce diffuse in cuffia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/audiovideo_valeria%20merlini02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">&#8216;paths&#8217;, 2009 (detail), artist&#8217;s book with audio cd <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Nello spazio adiacente <em> Recollection <\/em> mostra gli stessi luoghi di <em>Paths <\/em> con l&#8217;utilizzo di sei visori &#8211; con un&#8217;immagine statica ciascuno &#8211; di sei lettori CD e di dodici piccoli altoparlanti di cartone. Fotografie dell&#8217;archivio di famiglia in diapositiva, affiancate a suoni della memoria ricercati nel presente &#8211; frammenti di prese ambientali- sono quasi fotogrammi di un&#8217;ideale film mnemonico della sua vita.<\/p>\n<p>Nella piccola stanza di fronte viene invece diffuso in loop il video <em>A possible path<\/em>. Una piacevole conversazione con Paolo Inverni, che ringrazio calorosamente per la disponibilit\u00e0, \u00e8 stata occasione per approfondire le tematiche artistiche e i contenuti di<em> Path<\/em>s.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Nei lavori presentati, contraddistinti da un forte carattere narrativo, \u00e8 possibile notare che ti sei avvalso di diversi media per la loro realizzazione. Il loro utilizzo mi \u00e8 parso funzionale al progetto e per nulla invasivo. Ci\u00f2 secondo me ha rafforzato la delicatezza, l&#8217;intimit\u00e0 del progetto. \u00a0 Quanto la tua formazione in scienza della comunicazione e l&#8217;esperienza nel settore documentaristico incide sul tuo processo creativo?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span> Nei miei lavori non parto mai dal tipo di supporto ma dalle storie che voglio raccontare, per questo uso formati diversi. Cerco di trovare delle storie che mi interessano, per questo motivo produco pochi lavori.<\/p>\n<p>Sono quindi fortemente orientato sul contenuto. Non sviluppo una tecnica legata all&#8217;artigianato specifico, quindi al fare, cerco invece una storia e cerco di capire il linguaggio e il medium migliore da adottare per veicolare la storia nel modo che desidero, rispettando la storia stessa. In primo luogo, pi\u00f9 che rispetto allo spettatore, il fruitore, c&#8217;\u00e8 il rispetto verso la storia che voglio raccontare. Voglio che quella storia riesca a mantenere le sue caratteristiche intrinseche.<\/p>\n<p>Sono un collezionista di libri, di dischi, di semi, colleziono tutto. La testualit\u00e0 \u00e8 un tema che mi interessa parecchio, per il discorso di lettura interiore, di intimit\u00e0 e anche per l&#8217;importante ruolo che la lettura lascia al lettore\/ fruitore. In tutto quello che faccio cerco di lasciare delle anse narrative in cui lo spettatore possa metterci del proprio.<\/p>\n<p>Cerco spunti e storie in modo trasversale. Per esempio questo lavoro si avvale di sei brani musicali altrui; oppure un nuovo lavoro che verr\u00e0 pubblicato fra poco, probabilmente curato da Daniela Cascella, \u00e8 nato dal ritrovamento ad un mercatino delle pulci di una trentina di lettere d&#8217;amore, scritte negli anni &#8217;40 da una donna ad un uomo. A me interessa perch\u00e9 nel caso di anse narrative, di buchi narrativi gestiti in fase di autorialit\u00e0, manca completamente la controparte, manca completamente il punto di vista dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Altre volte lo spunto nasce tout court da cose mie. Cercando le storie, le cerco spesso nell&#8217;ambito del mio contesto come \u00e8 il caso di <em>Paths <\/em>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/audiovideo_valeria%20merlini05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">&#8216;paths&#8217;, 2009 (still from video) 8 mm film transferred on dvd-video, color, 3 channel sound, 8 min 59 se <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: In <em>Paths <\/em> ripercorri i luoghi della tua memoria (Pian del Re, lo stabilimento balneare Paradiso a Sanremo, la Grotta di Rio Martino, il casolare di famiglia a Oropa di Savigliano, il Parco Colletta di Torino e la casa dei nonni a Savigliano), rivivi i tuoi ricordi e ti riconfronti con i luoghi a distanza di molto tempo. A questi hai abbinato brani musicali composti da Steve Roden, William Basinski, Akira Rabelais, Christina Kubisch, Painting Petals On Planet Ghost, Nuno Canavarro. A cosa \u00e8 dovuta la scelta? Puoi dirci qualcosa di pi\u00f9 sulla relazione tra i luoghi e i brani?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span> I luoghi avrebbero potuto essere altri, ma di fatto sono sei luoghi possibili, importanti della mia vita. La stessa cosa vale per i brani. \u00c8 chiaro che facendo un ascolto attento della musica da una quindicina di anni, essendo tra l&#8217;altro un collezionista, avrebbero potuto essere altri. Diciamo che \u00e8 stata una scelta che ho fatto a pelle, a sensazione. Mi \u00e8 venuto da fare cos\u00ec e cos\u00ec ho fatto.<\/p>\n<p>L&#8217;unione fra la scelta, quale luoghi e quali brani \u00e8 stata fatta a priori. Invece il match fra l&#8217;uno e l&#8217;altro \u00e8 stato fatto l\u00ec in situ. Io mi portavo sempre dietro tutti e sei i CD. Non necessariamente li registravo tutti e sei, ma li avevo a disposizione, proprio perch\u00e9 non volevo che l&#8217;emotivit\u00e0 del progetto fosse imbrigliata in una griglia fatta a priori che raffreddasse il tutto.<\/p>\n<p>Sul luogo facevo fisicamente risuonare e ascoltavo. Cercavo di avere una buona attenzione e di dire questo funziona, questo \u00e8 un buon dialogo. Questi due elementi stanno davvero dialogando insieme oppure ognuno va avanti per i fatti propri senza ascoltare l&#8217;altro? Quel lavoro \u00e8 stato fatto in situ. In alcuni luoghi mi sembrava che i dialoghi che funzionassero fossero pi\u00f9 d&#8217;uno. Per quanto riguarda ad esempio il brano di Steve Roden, tutte e tre le sue registrazioni mi avevano convinto e quindi le ho utilizzate tutte. In altri casi me ne convinceva solo una.<\/p>\n<p>Mi interessava avere quel margine di umanit\u00e0, di tempo reale, di esperienza sul luogo che mi permettesse di fare un match realmente emotivo. Quindi in quel senso, non \u00e8 stato fatto a priori. Invece per quanto riguarda il discorso scelta a posteriori, perch\u00e9 come dicevo nei luoghi capitava fare pi\u00f9 registrazioni, mi sono tenuto buono il fatto di farla a casa. Raramente l&#8217;idea che mi ero fatto sul luogo \u00e8 stata poi smentita dall&#8217;ascolto a casa.<\/p>\n<p>Per tre dei sei brani ho usato l&#8217;intera lunghezza del brano (Painting Petals On Planet Ghost, Nuno Canavarro, Akira Rabelais), per quanto riguarda gli altri tre (Steve Roden, Christina Kubisch, e William Basinski), dato che usano suite di 40 minuti, ho realizzato un estratto facendolo in tempo reale, intervenedo sul ghettoblaster e sulla registrazione nel luogo. Infatti le varie takes hanno durate molto differenti. A volte il fade out lo facevo durare due minuti perch\u00e9 emotivamente mi veniva cos\u00ec, altre volte mi veniva da chiudere in modo pi\u00f9 brusco. Mi interessava l&#8217;aspetto esperienziale: sono qua in questo momento e faccio questa cosa.<\/p>\n<p>Il principio usato \u00e8 quello della rilettura (remix, parafrasi). \u00c8 il fatto che puoi benissimo partire da materiale anche non tuo e interiorizzarlo in un modo tale per cui \u00e8 come se lo fosse. Non parlo di diritti legali, parlo di emotivit\u00e0, di sentirlo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/audiovideo_valeria%20merlini03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">&#8216;a possible path&#8217;, 2009 (still from video), dvd-video, color, 2 channel sound, loop<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: In questo tipo di operazione quanto \u00e8 importante la caratteristica acustica propria del luogo scelto? La tua scelta dei luoghi \u00e8 stata spinta anche da questo aspetto?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span> Con Daniela ci siamo confrontati sin dalle fasi di ideazione e di strutturazione teorica del lavoro e ci siamo chiesti pi\u00f9 volte questa cosa.<\/p>\n<p>Io credo che la scelta di luoghi, che sono oggettivamente affascinanti di per s\u00e8 dal punto di vista sonoro, non sia stata consapevole, ma credo che ci possa essere stato a livello inconscio una scelta di quei luoghi anche per quello. Per esempio, il ricordo di Pian del Re era molto legato al suono, mi ricordavo sicuramente il posto dal punto di vista visivo ma ne avevo una nitida idea anche dal punto di vista sonoro.<\/p>\n<p>Esattamente la tua domanda me la faccio da solo applicata ai brani. Col senno di poi ho scelto dei brani che hanno una tessitura larga, che permette un dialogo. Anche in quel caso non l&#8217;ho fatto consapevolmente, ma avevo in mente una griglia di massima del lavoro. \u00c8 stata una scelta inconscia, naturale e emotiva. Ho scelto dei brani che amo e che oggettivamente hanno delle caratteristiche, che permettono di avere degli spazi bianchi che possono essere riempiti.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Il progetto <em>Paths <\/em> \u00e8 sia un libro di natura diaristica che un&#8217;installazione<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span> Perch\u00e9 sono due formati che si sovrappongono parzialmente, che permettono di veicolare lo stesso nucleo di ricerca e lo stesso feeling in modi differenti, con tutte le specificit\u00e0 del caso.<\/p>\n<p>La natura diaristica del libro ho cercato di sottolinearla nella progettazione dell&#8217;oggetto libro. Va detto che ci siamo dovuti confrontare con i costi, per cui \u00e8 chiaro che il libro che volevo io \u00e8 quello realizzato in cinque copie, rilegato a mano. Per\u00f2 anche nella edizione economica ho voluto mantenere il segnapagina per richiamare il format del diario personale. Nell&#8217;installazione della prima stanza, il trittico, c&#8217;\u00e8 lo stesso nucleo di ricerca, lo stesso nucleo d&#8217;indagine, lo stesso concept per\u00f2 organizzato in modo differente.<\/p>\n<p>In quel caso abbiamo un solo brano di Steve Roden, registrato in tre luoghi diversi: un parco di Torino a destra, Pian del Re al centro e casa dei miei nonni a sinistra. In postproduzione ho sovrapposto e sincronizzto le tre registrazioni in modo tale che coincidesse il brano di Steve Roden originale contenuto nelle tre registrazioni. Quindi creando questo pan pot sonoro fra un luogo e l&#8217;altro. Cambiano i suoni intorno, ma cambia anche la pasta del brano. Lo stesso pan pot sonoro lo ho seguito anche nel visivo. L&#8217;immagine segue i passaggi sonori. Il montaggio quindi \u00e8 stato dettato al contrario.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 stato girato in 8 mm , perch\u00e9 la pellicola mi dava modo di metaforizzare lo scorrere del tempo: attraverso il baluginare sulla lampada, attraverso il trecking irregolare, attraverso la sporcizia sulla pellicola. Pi\u00f9 in generale, mettendo in sequenza i tre schermi, abbiamo molto pi\u00f9 bianco che immagine. Proprio perch\u00e9 c&#8217;era l&#8217;idea di rappresentare tutto ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8, oblio e dimenticanza, rispetto a cui ogni tanto si staglia un&#8217;immagine e si fa nitida.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/audiovideo_valeria%20merlini04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">&#8216;paths&#8217;, 2009 (detail), artist&#8217;s book with audio cd <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Personalmente ho trovato nelle prese ambientali l&#8217;elemento di congiunzione tra <em>Paths <\/em> e <em>Recollection, <\/em>che pur avendo molti elementi in comune sono stati sviluppati in maniera diversa.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span> Assolutamente. Il suono \u00e8 lo stesso materiale e nucleo di materiale di ricerca organizzato differentemente. In <em>Recollection <\/em> c&#8217;\u00e8 un incontro concreto fisico tangibile tra presente e passato. Il tratto dominante di quel lavoro era proprio il fatto di volere creare un progetto con dei contenuti intimi, che creasse un&#8217;intimit\u00e0 fisica con lo spettatore. Lavorare su delle immagini e su dei suoni piccoli e sotto voce \u00e8 proprio questo: invitare lo spettatore ad avvicinarsi ad entrare nell&#8217;immagine.<\/p>\n<p><em>Recollection <\/em> \u00e8 un lavoro a s\u00e9 stante rispetto a <em>Paths <\/em>, ma in realt\u00e0 vi \u00e8 legato. Nel senso che nasce dallo stesso nucleo di ricerca e di esperienza.<\/p>\n<p>I sei luoghi sono gli stessi, ma il rapporto fra presente e passato \u00e8 differente. Se in <em>Paths <\/em> non abbiamo n\u00e9 suoni n\u00e9 immagini del passato, abbiamo luoghi del passato attualizzati all&#8217;oggi attraverso immagini scattate oggi (quelle del libro), e riregistrazioni effettuate oggi, in <em>Recollection <\/em> abbiamo un incontro\/scontro fisico fra presente e passato. Abbiamo un&#8217;immagine del passato e suoni ambientali registrati oggi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale <em>Recollection <\/em> \u00e8 una metafora di quello che \u00e8 il processo della memoria. Abbiamo una convivenza di tempi e di luoghi differenti nello stesso spazio e in alcuni momenti anche una loro confusione. Esattamente come capita nella memoria. Inoltre, essendo sia i player che i visori per diapositive alimentati a batteria, tendono a spegnersi. \u00c8 lo stesso principio della memoria: se non ti prendi cura della memoria questa va perduta. La memoria non va da s\u00e9, ci deve essere uno sforzo per mantenerla in vita, esattamente come questo lavoro.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;utilizzo dei box di cartone per le casse audio non \u00e8 casuale, \u00e8 un po&#8217; la metafora dello scatolone di quando uno trasloca, dello scatolone in cui si stipano i ricordi. <em>In Paths <\/em> invece gli scatoloni raccolgono le memorie di due anni di lavoro, mi dava piacere il fatto che fossero l\u00ec, come una costruzione da &#8220;mattone su mattone&#8221; .<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/audiovideo_valeria%20merlini06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">&#8216;recollection&#8217;, 2009 (detail), 6 slide viewers, 6 slides, 6 cd players, 12 speakers, 6 audio-cd <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Valeria Merlini<\/strong>: Il video <em> A possible path <\/em>presentato nell&#8217;ultima stanza, ritrae i tuoi passi, mentre cammini nella neve fresca. Nella prima parte \u00e8 possibile intravedere parte del corpo grazie all&#8217;ombra proiettata sulla coltre innevata, mentre successivamente il fuoco diventa il movimento dei tuoi piedi. Lo sforzo nel fare la camminata \u00e8 presente nel ritmo creato dal tuo respiro. Rispetto alle delicate atmosfere incontrate fin&#8217;ora, \u00e8 possibile coglierne una pi\u00f9 fisica, pi\u00f9 dura, seppur ambientata in uno dei luoghi gi\u00e0 incontrati. Sembrerebbe quasi di discostarci dal tema della memoria.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Paolo Inverni<\/strong>:<\/span><em> A possible path <\/em>, \u00e8 un video che \u00e8 nato nel momento in cui andavo a Pian del Re ad effettuare una delle registrazioni. Originariamente non \u00e8 nato come lavoro, ma come una raccolta di materiale. Successivamente mi \u00e8 sembrato che potesse avere una dignit\u00e0 di lavoro a s\u00e9 stante. Il suo nome vuole sottolineare il fatto che quello \u00e8 un percorso possibile.<\/p>\n<p>In questo progetto mi interessa molto il rapporto fra umano e naturale. Nel senso che ci sono pi\u00f9 tipi di tempo interni al lavoro: innanzi tutto i passi, poi il fiato \u0096 e quello riguarda l&#8217;aspetto umano &#8211; e poi l&#8217;ombra, che \u00e8 l&#8217;incontro della persona e delle sue intenzioni con l&#8217;ambiente fisico. Quindi, anche questo \u00e8 legato a <em>Paths <\/em>. Addirittura dal punto di vista logistico nasce come suo back-stage.<\/p>\n<p>Qui l&#8217;idea era di mostrare quel rapporto che si crea tra un qualcosa di quasi mistico &#8211; o comunque l&#8217;idea di un qualcosa che si deve fare &#8211; e un qualcosa di molto fisico e tangibile, fatto anche di fatica. E questo vale per ogni tipo di ricerca da quella umana, a quella personale, fino alla ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Il messaggio di <em> A possible path <\/em>\u00e8 prendetevi il tempo per fare le vostre ricerche, non abbiate paura di sprecare tempo &#8211; quello che assolutamente non \u00e8 tempo sprecato, ma all&#8217;apparenza lo \u00e8 -. Il tempo \u00e8 per essere perso, \u00e8 proprio quell&#8217;uscire dai canoni temporali convenzionali, per quanto possibile. \u00c8 chiaro che \u00e8 un&#8217;utopia, perch\u00e9 la vita di molte persone e l&#8217;organizzazione pratica non lo permettono, per\u00f2 almeno tendere a quella cosa l\u00ec. Il non aver paura di spendere tempo in qualcosa che non \u00e8 tangibile e che all&#8217;esterno viene considerato come una pazzia. Al nostro tempo, con questa gestione del tempo puntuale e pungente, anche leggere un libro all&#8217;apparenza \u00e8 una perdita di tempo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.galeriemazzoli.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.galeriemazzoli.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.paoloinverni.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.paoloinverni.it<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 giugno presso la galleria Mario Mazzoli di Berlino \u008f stato inaugurato Paths, l&#8217;ultimo progetto di Paolo Inverni, artista audiovisivo piemontese. 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