{"id":10575,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/rip-a-remix-manifesto-a-specter-wanders-in-the-net\/"},"modified":"2020-10-28T11:37:08","modified_gmt":"2020-10-28T10:37:08","slug":"rip-a-remix-manifesto-a-specter-wanders-in-the-net","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-046\/rip-a-remix-manifesto-a-specter-wanders-in-the-net\/","title":{"rendered":"Rip: A Remix Manifesto. Uno Spettro Si Aggira Per La Rete"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">I documentari sono spesso noiosi, specialmente quando cercano di farti mangiare qualcosa che insistentemente definiscono essi stessi come &#8220;buona&#8221; e la cosa \u0096 oltretutto \u0096 mi irrita. Vivendo in Italia non posso sopportare oltre lo spirito da piazzista d&#8217;un qualche tele imbonitore.<\/p>\n<p>Non sono certo per\u00f2 che <span class=\"testoscuro\">RiP: A remix manifesto <\/span> (USA\/2008) rientri appieno in questa tipologia; forse la cosa \u00e8 stemperata dal fatto che gi\u00e0 dal titolo dichiara la propria vena retorica e probabilmente anche dal fatto che ne condivido la tesi di fondo. Un manifesto, da Marx ed Engels in poi, \u00e8 un testo a tesi volto a definire una propria <em>Weltanschauung, <\/em> che si pone quale fine la conquista alla propria causa del fruitore ma soprattutto la creazione d&#8217;un fronte comune che condivida riferimenti culturali e rivendicazioni politiche. Parafrasando il celebre incipit del manifesto del partito comunista si potrebbe dire, a proposito del documentario diretto da <span class=\"testoscuro\">Brett Gaylo<\/span>r: &#8220;Uno spettro s&#8217;aggira per la rete&#8221;.<\/p>\n<p>Nel complesso il documentario del canadese Gaylor \u00e8 un istruttivo compendio di alcune delle principali problematiche ed opportunit\u00e0 che la cultura del copyleft ha sollevato dalla sua comparsa, un indagine sul cambio di paradigma dei prodotti culturali che la maggior parte delle Istituzioni politiche e giuridiche faticano ancora a voler assimilare ma che nel quotidiano di milioni di individui in giro per il mondo sono divenuti pratica comune e strumento assolutamente vitale d&#8217;espressione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/> <span class=\"testo_iframe\">Img: courtesy Brett Gaylor <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il titolo \u00e8 decisamente esplicativo, <em>A remix manifesto<\/em>: ci\u00f2 significa che il discorso per immagini del filmmaker verte attorno al concetto di remix culturale illustrando le restrizioni che esso incontra nei sistemi legislativi (americani e canadesi) e l&#8217;emergere di una nuova generazione di individui che dalla passivit\u00e0 tipica dei media tradizionali si \u00e8 oggi evoluta alla condizione attiva della produzione di contenenti (dicono che si dica <em>prosumer<\/em>). Gaylor delinea una cultura, quella del public domain, contrapposta ad un&#8217;altra, quella del copyright.<\/p>\n<p>Le prime parole, pronunciate fuori campo dal regista, pongono in prospettiva l&#8217;intero discorso: &#8220;Questo film parla di una guerra, una guerra sulle idee. Il terreno di questa battaglia \u00e8 internet\u0085&#8221;. Egli sceglie la strada della drammatizzazione optando per la metafora bellica assecondata in fase di montaggio dal frequente utilizzo dello slow motion, con il risultato di enfatizzare e sovraccaricare le proprie affermazioni probabilmente oltre il necessario.<\/p>\n<p>&#8220;Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa &#8211; lo spettro del comunismo. [..] \u00c8 ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito stesso&#8221;.<\/p>\n<p>Accosto Marx ed Engels al documentario di Gaylor per chiarire quale sia la funzione primaria di un manifesto: la definizione d&#8217;una identit\u00e0. Sostituendo nel celebre incipit &#8220;pubblico dominio&#8221; a &#8220;comunismo&#8221; ed &#8220;internet&#8221; ad &#8220;Europa&#8221;, \u00e8 possibile intravedere la voglia da parte del regista di costruire un testo complesso, ma chiaro, in grado di definire un&#8217;identit\u00e0 condivisa, nei fatti, ma cancellata e criminalizzata dai sistemi legislativi. Dir\u00e0 Lowrence Lessig: &#8220;Porre la questione del copyright come nei termini attuali produce una generazione di criminali&#8221;, e verrebbe voglia di allargare il discorso ad ogni forma di proibizionismo (che la storia non manca mai di sconfiggere).<\/p>\n<p>Questo secondo Gaylor il manifesto del remix:<\/p>\n<p>1. La cultura si basa sempre sul passato<\/p>\n<p>2. Il passato condiziona il futuro<\/p>\n<p>3. Il nostro futuro \u00e8 sempre meno libero<\/p>\n<p>4. Per costruire societ\u00e0 libere \u00e8 necessario limitare il controllo del passato (cio\u00e8 ampliare la libera circolazione dei saperi, ndr).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">Img: courtesy Brett Gaylor <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;artificio retorico utilizzato per articolare la narrazione degli assunti del manifesto \u00e8 semplice e negli esiti piuttosto interessante: parlare d&#8217;un caso specifico (Girl Talk dj e produttore paladino della pratica del mushup: taglia e cuci di campioni musicali pre-esistenti) per allargare il discorso rendendolo universale (la libera circolazione dei saperi \u00e8 strumento di cultura e la cultura rende liberi).<\/p>\n<p>Ma torniamo indietro un attimo. Riavvolgo il nastro, cutto e premo record.<\/p>\n<p><em>RiP: A remix manifesto <\/em> \u00e8 un documentario realizzato su pi\u00f9 livelli. Anzitutto \u00e8 il materiale raccolto per sei anni da Brett Gaylor, in secondo luogo \u00e8 un documentario della durata di ottanta minuti passato in alcuni dei pi\u00f9 sfiziosi festival dedicati all&#8217;immagine in movimento: <em>Tribeca, International Doc Festival di Amsterdam, Club Transmediale, AFI Dallas, Dokfest di Monaco, Stoccolma, Barcellona e LPM di Roma<\/em>, ma \u00e8 anche una serie di video visibili e scaricabili online, una piattaforma (resa disponibile da uno degli altri progetti che bollono nella testa dell&#8217;attivista Gaylor:<span class=\"testoscuro\"> opensourcecinema.org<\/span>) per la condivisione di materiale audio video con l&#8217;intento della partecipazione dell&#8217;audience alla costruzione d&#8217;una nuova extended version che nelle intenzioni vedr\u00e0 la luce nel 2010. Il tutto ovviamente pubblicato con licenza Creative Commons, ci mancherebbe altro.<\/p>\n<p>Riprendo l&#8217;impalpabile filo per tessere la trama del documentario.<\/p>\n<p>Girl Talk \u00e8 un caso paradigmatico, un bug del sistema che si \u00e8 materializzato nel corpo e nella mente di un giovane ingegnere biomedico di Pittsburgh (Gregg Michael Gillis) che della pratica del mushup ha saputo cogliere l&#8217;essenza rivoluzionaria dei suoi precursori riuscendo a trasformarla per\u00f2 in caso mediatico ed emblematico, tanto che al Congresso degli Stati Uniti \u00e8 stata posta la questione della definizione giuridica del suo operato. Questo dunque il punto dal quale Gaylor parte per illustrare le quattro tesi del manifesto della cultura del remix da osservare in ambito musicale, poi cinematografico ed infine dal punto di vista pi\u00f9 generale della cultura.<\/p>\n<p>Le personalit\u00e0 intervistate sono di assoluto rilievo e portano al documentario riflessioni interessanti ed illuminate a partire proprio da uno dei padri della condivisione del sapere contemporaneo: Lowrence Lessig; ci sono pure il media guru <span class=\"testoscuro\">Cory Doctorow<\/span>, l&#8217;ex ministro della cultura brasiliano \u0096 nonch\u00e9 leggenda della musica \u0096 <span class=\"testoscuro\">Gilberto Gil, Mark &#8220;Negativeland&#8221; Hosler<\/span> ovvero uno dei precursori del campionamento di immagini in movimento, fra i primi a sfidare &#8220;a volto scoperto&#8221; la logica del copyright, il leggendario cartoonist indipendente <span class=\"testoscuro\">Dan O&#8217;Neill<\/span> che nel 1971 attacc\u00f2 l&#8217;impero Disney dando alle stampe la serie a fumetti <em>Air Pirates Funnies <\/em> e molti altri ancora.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\">Img: courtesy Brett Gaylor <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>RiP <\/em> appartiene ad un genere emergente del documentario contemporaneo che ad oggi si compone d&#8217;un ristretto numero di ottimi lavori ma che \u00e8 in rapida e costante ascesa numerica. Un genere che ha per soggetto l&#8217;entrata in crisi del concetto di propriet\u00e0 intellettuale ed il rigido relazionarsi ad esso da parte delle Istituzioni, un conflitto che dal &#8217;71 del Mickey Mouse tarocco, passando per la guerra legale legata all&#8217;interpretazione costituzionale di Napster non si \u00e8 ancora mostrato in grado di saper giungere ad una sintesi soddisfacente (soprattutto per i prosumer), un conflitto che \u00e8 negato da chi detiene i diritti di propriet\u00e0 e nega la portata culturale della rivoluzione che la rete ha reso disponibile a milioni di individui di ogni parte del mondo.<\/p>\n<p>Campionamento, remix, public domain, copyleft e cretive commons, questi i temi del genere evidenziato, come a dire che il documentario \u00e8 un surgenere cinematografico che gode di ottima salute ed \u00e8 in grado di affrontare ogni anfratto delle nostre societ\u00e0. Titoli come <em>Good Copy Bad Copy &#8211; a documentary about the current state of copyright and culture<\/em> di <span class=\"testoscuro\">Andreas Johnsen, Ralf Christensen, Henrik Moltke<\/span> (Danimarca\/2007) \u0096 che con il documentario di Gaylor ha molto di pi\u00f9 in comune che non la sola tematica, <em>Steal this film <\/em> e <em>Steal this film 2 <\/em> diretti dal collettivo <span class=\"testoscuro\">The league of the noble peer<\/span> (rispettivamente nel 2006 e nel 2007) danno conto d&#8217;una battaglia di portata storica in pieno corso di svolgimento. Tutti questi documentari sono liberamente scaricabili e visibili in rete, ci mancherebbe altro.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/streamingmoviesright.com\/us\/movie\/rip-a-remix-manifesto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/streamingmoviesright.com\/us\/movie\/rip-a-remix-manifesto\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.goodcopybadcopy.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.goodcopybadcopy.net<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono certo per\u0098 che RiP: A remix manifesto (USA\/2008) rientri appieno in questa tipologia; forse la cosa \u008f stemperata dal fatto che gi\u0088 dal titolo dichiara la propria vena retorica e probabilmente anche dal fatto che ne condivido la tesi di fondo. 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