{"id":10573,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/hackmeeting-2009-meeting-with-the-debian-community\/"},"modified":"2020-10-28T11:35:11","modified_gmt":"2020-10-28T10:35:11","slug":"hackmeeting-2009-meeting-with-the-debian-community","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-046\/hackmeeting-2009-meeting-with-the-debian-community\/","title":{"rendered":"Hackmeeting 2009: Incontro Con La Comunita&#8217; Debian"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Sul sito ufficiale del progetto Debian si pu\u00f2 leggere: &#8220;Debian \u00e8 una associazione di persone che ha come scopo comune la creazione di un sistema operativo libero. Il sistema operativo che abbiamo creato si chiama <span class=\"testoscuro\">Debian GNU\/Linux<\/span>, o semplicemente Debian. Un sistema operativo \u00e8 l&#8217;insieme dei programmi di base e altri vari strumenti che permettono al computer di funzionare&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Debian \u00e8 quindi principalmente una comunit\u00e0 (nata ormai nel 1993) che vede migliaia di sviluppatori sparsi per il mondo uniti dalla devozione per il software libero. In altre parole Debian \u00e8 una sistema a sviluppo aperto che si basa sulla partecipazione volontaria di milioni di utenti attivi che entrano passo dopo passo nella community, caratterizzati da delle regole e sistemi di votazione per deliberare su determinate decisioni da prendere per lo sviluppo ottimale della piattaforma.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa comunit\u00e0 nel corso degli anni ha deciso di definire i termini di questa dedizione all&#8217;interno di un vero e proprio<em> contratto sociale<\/em>, il Debian Social Contract, per cui l&#8217;utente che lo accetta deve essenzialmente utilizzare nel suo sistema Debian solo pacchetti di software libero: Debian ovviamente consente l&#8217;utilizzo ache di pezzi di software non libero, anche se in quel caso l&#8217;utente non ricever\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;assistenza dalla community di Debian.<\/p>\n<p align=\"left\">Diversi sono gli strumenti operativi che vengono utilizzati per garantire efficienza e continuit\u00e0 nello sviluppo: innanzitutto Debian supporta 12 differenti architetture hardware e ha quindi portabilit\u00e0 su differenti piattaforme (pc, cellulari, palmari&#8230;), inoltre Debian supporta circa 23.000 componenti software e pacchetti di programmi di vario tipo. Essenzialmente Debian \u00e8 un sistema stabile: a volte c&#8217;\u00e8 un singolo manteiner che verifica la qualit\u00e0 di uno specifico pacchetto, ma altre volte c&#8217;\u00e8 una vera e propria equipe di lavoro che assicura la quality insurance del prodotto finito.<\/p>\n<p align=\"left\">Esistono differenti distribuzioni GNU\/Liunux basate sull&#8217;archivio Debian (Ubuntu \u00e8 la pi\u00f9 conosciuta) e alcune di essere hanno la possibilit\u00e0 di arricchire alcune componenti software, nel rispetto di quelle che vengonono denominate Debian Software Guidlines: queste, sono diventate poi la base e il punto di partenza della open source community e prevedono innanzitutto che un software per essere utilizzato in Debian deve essere ridistribuibile, poi che un software per essere utilizzato in Debian deve avere codice sorgente aperto e modificabile, e ancora che deve essere rispettata l&#8217;integrit\u00e0 del codice sorgente dell&#8217;autore, che non ci devono essere discriminanti di alcun tipo contro persone o gruppi, che non ci deve essere nessuna discriminante contro i campi di applicazione e che infine a licenza deve essere specifica di un certo software e non estendibile.<\/p>\n<div align=\"left\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/softwareart_lorettaborrelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Un modello sicuramente interessante da analizzare e conoscere. Un progetto che ha portato ad un sistema operativo che non ha eguali al mondo per la vastit\u00e0 del suo archivio software e delle architetture hardware supportate, e che garantisce l&#8217;installazione di solo software libero. In questa intervista approfondiamo gli aspetti importanti del progetto con <span class=\"testoscuro\"> Stefano Zacchiroli, sviluppatore di Debian<\/span> e ricercatore presso l&#8217;Universit\u00e0 di Parigi 7, ospite di uno degli incontri pi\u00f9 interessanti del warm up dell&#8217;<span class=\"testoscuro\">Hackmeeting 2009<\/span> dal titolo <em>Peer to peer economies, <\/em> tenuto presso la Facolt\u00e0 di Scienze Politiche di Milano lo scorso 18 Giugno e presentato da Adam Ardvisson, docente di sociologia della globalizzazione, con la partecipazione anche di <span class=\"testoscuro\">Magnus Erikson<\/span> del <em>Pirat Bureau<\/em> e<span class=\"testoscuro\"> Davide Biolghini<\/span> dei <em>DES-distretti di economia solidale. <\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Loretta Borrelli: La comunit\u00e0 Debian \u00e8 nata nel 1993 con lo scopo di scrivere un sistema operativo che fosse interamente composto da software libero. A distanza di 16 anni qual \u00e8 il bilancio di questa esperienza? Come hanno inciso l&#8217;evoluzione del free software e il passaggio da una comunit\u00e0 di pochi hacker a migliaia di sviluppatori in tutto il mondo? <\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> Il bilancio del progetto Debian \u00e8 sicuramente positivo. \u00c8 positivo da un punto di vista dei &#8220;prodotti&#8221; rilasciati (ovvero le molte release del sistema operativo Debian GNU\/Linux). \u00c8 positivo da un punto di vista comunitario che, come osservate, ha portato ad una comunit\u00e0 di soli sviluppatori di un migliaio di persone geograficamente sparse in giro per il mondo e di milioni di utenti e contributori. Ancora di pi\u00f9 \u00e8 positivo da un punto di vista dell&#8217;ecosistema del software libero. Debian offre infatti il pi\u00f9 vasto archivio di software pacchettizzato e di architetture hardware supportate. Tale archivio ha permesso a centinaia di distribuzioni GNU\/Linux di basare i proprio prodotti sull&#8217;archivio Debian beneficiando del lavoro svolto da Debian negli ultimi 16 anni. L&#8217;esempio pi\u00f9 recente e famoso \u00e8 indubbiamente <span class=\"testoscuro\">Ubuntu<\/span>, ma parimenti ci inorgogliscono le distribuzioni derivate locali, come ad esempio gnuLinEx, che offrono software libero a cittadini di nazioni specifiche nella loro lingua madre. Il basarsi su Debian permette a tutte le distribuzioni derivate di concentrarsi su necessit\u00e0 specifiche e di affidarsi a Debian &#8220;legacy&#8221; per gli aspetti pi\u00f9 generali. Idealmente, tutti ci guadagnano: Debian aumenta la sua base di utenti e pu\u00f2 ricevere &#8220;patch&#8221; proveniente da sviluppatori che altrimenti non avrebbe avuto moto di raggiungere e coinvolgere. \u00a0 L&#8217;aumento del numero di sviluppatori ha contribuito al cambiamento di dinamiche del progetto che verosimilmente (io sono sviluppatore dal 2001, non dal lontano 1993) all&#8217;inizio erano differenti. In particolare Debian deve oggi riconoscere che la forza lavoro all&#8217;interno del progetto va e viene, come \u00e8 normale che sia in una &#8220;grande azienda di volontari&#8221;. Nel tempo abbiamo quindi da un lato introdotto meccanismi di Quality Assurange per accorgerci di quando alcuni sviluppatori si allontanano dal progetto anche se non lo hanno segnalato esplicitamente e quindi di pacchetti che non stanno ricevendo le attenzioni che meritano. Dall&#8217;altro abbiamo gradualmente inserito la pratica del lavorare in team che rende pi\u00f9 efficace il lavoro e cerca di massimizzare le sinergie tra sviluppatori con interessi affini; sinergie che non \u00e8 scontato trovare altrimenti in un progetto di queste dimensioni.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Loretta Borrelli<\/strong>: La comunit\u00e0 Debian \u00e8 talmente dedita al software libero che ha pensato fosse utile formalizzarla in un documento. Per questo \u00e8 stato scritto il Contratto Sociale. Come tutti i contratti sociali vi solo all&#8217;interno delle prescrizioni etiche circa i comportamenti da tenere all&#8217;interno della comunit\u00e0 e all&#8217;esterno. La cosa che colpisce \u00e8 che viene definita da voi come una dichiarazione di devozione al free software. Pensi che questi due aspetti siano compatibili tra loro come sfumature di uno stesso concetto? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> I due aspetti sono assolutamente compatibili, al punto di essere interpretabili come un unico concetto: il contratto sociale di Debian rappresenta la dedizione alla filosofia del software libero. Il software libero &#8212; al di l\u00e0 dei tecnicismi con i quali ci si deve scontrare per definirlo pi\u00f9 o meno precisamente &#8212; \u00e8 ci\u00f2 che noi distribuiamo (nient&#8217;altro), assieme agli utenti \u00e8 la nostra priorit\u00e0; il software libero \u00e8 ci\u00f2 al quale noi contribuiamo &#8220;restituendo&#8221; le migliorie che apportiamo; infine (forse l&#8217;unico punto che pu\u00f2 essere visto come &#8220;regola di comportamento interna&#8221;) il software libero \u00e8 ci\u00f2 che internalizziamo nel nostro modo di lavorare non nascondendo i nostri problemi. \u00a0 Anzi, alla prova degli anni il contratto sociale \u00e8 risultato forse mancante di qualche regola di comportamento all&#8217;interno della comunit\u00e0, ma ci\u00f2 non \u00e8 sorprendente: il contratto sociale \u00e8 un &#8220;contratto&#8221; tra il progetto e la sua comunit\u00e0. Le regole interne al progetto che non riguardano la comunit\u00e0 richiedono altri strumenti, se proprio si vogliono delineare.<\/p>\n<div align=\"left\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/softwareart_lorettaborrelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Loretta Borrelli<\/strong>: Negli ultimi anni si \u00e8 visto un aumento dell&#8217;utilizzo del free software da parte del mercato. Questo particolare interessamento potrebbe essere considerato come la naturale predisposizione del mercato a fagocitare idee o \u00e8 solo l&#8217;attestazione della validit\u00e0 di un modello di sviluppo? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> Mi piacerebbe potere rispondere che sia la validazione, da parte del mercato, di un modello di sviluppo, ma penso che non siamo ancora a questo punto. Ritengo che la diffusione sia per ora solo una validazione qualitativa dei prodotti del software libero che con prodotti quali Apache, per citarne un caso emblematico, si sono mostrati superiori alle loro alternative proprietarie. \u00a0 Ci sono molti altri vantaggi del software libero per gli &#8220;acquirenti&#8221; quali un minore TCO (Total Cost of Ownership), minori rischi di lock-in da parte dei fornitori, ed una (potenziale) maggiore disponibilit\u00e0 sul mercato di fornitori di servizi su un software specifico. Purtroppo per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 ancora la consapevolezza di questi vantaggi e troppo spesso il software libero arriva nelle aziende solo perch\u00e9 &#8220;\u00e8 gratis&#8221;. Sono certo che la consapevolezza degli altri vantaggi arriver\u00e0, cos\u00ec come aumenteranno gli attori sul mercato capaci di sfruttare le peculiarit\u00e0 del software libero.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Loretta Borrelli<\/strong>: All&#8217;interno del panorama di crisi economica mondiale credi che esperienze come quelle di Debian possano essere di esempio anche per contesti differenti da quelli del free software? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> Ci sono caratteristiche del software libero che difficilmente sono replicabili in contesti lontani dall&#8217;informatica. Ad esempio, lo sviluppo distribuito su scala mondiale \u00e8 difficilmente applicabile in contesti nei quali il risultato finale \u00e8 la produzione di prodotti materiali, mentre si adatta perfettamente allo sviluppo di prodotti immateriali quali il software. Di certo, il progetto Debian fa riflettere sul fatto che le risorse, scarse in tempi di crisi, non sono tutto: Debian \u00e8 partito come un sogno di pochi, grazie alla volont\u00e0 e null&#8217;altro di molti \u00e8 diventato ci\u00f2 che \u00e8 oggi. \u00a0 Nell&#8217;ambito specifico del mercato del IT (Information Technology), sistemi come Debian danno la possibilit\u00e0 di inventarsi attivit\u00e0 economiche che in periodi di crisi risultano pi\u00f9 attrattive che in altri periodi. Ad esempio, le migrazioni a sistemi operativi liberi risultano molto pi\u00f9 interessanti ora, quando il peso sul bilancio di piccole aziende delle licenze di software proprietario \u00e8 significativo, che non un anno fa.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Loretta Borrelli<\/strong>: La comunit\u00e0 Debian sembra essere strutturata in modo impeccabile. Vi \u00e8 un leader che cambia periodicamente, un sistema di votazioni. Si dibatte e si risolvono di volta in volta argomenti specifici. Tuttavia gran parte dello sviluppo avviene tra persone che possono anche non essersi mai conosciute. Una societ\u00e0 a tutti gli effetti, ma disseminata nel mondo. Come riuscite a mediare l&#8217;interesse della democrazia con l&#8217;efficienza dello sviluppo? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> Per rispondere servono alcune premesse. Ci sono tanti modi di &#8220;conoscere&#8221; le persone, gli sviluppatori di un progetto come Debian si possono conoscere anche senza essersi mai incontrati di persona: discutono, scherzano e a volte litigano come capita a tutti, solo che lo fanno usando strumenti quali mailing list o chat. Inoltre, sempre pi\u00f9 frequentemente, gli sviluppatori Debian si incontrano di persona in conferenze (come DebConf) o campi di lavoro su temi specifici, spesso sponsorizzati negli spostamenti da utilizzatori Debian di rilievo come pubbliche amministrazioni o grandi compagnie (che non ringrazieremo mai abbastanza per la modalit\u00e0 con la quale ci aiutano!). \u00a0 All&#8217;interno di questo gruppo di persone, che quindi si conoscono, pu\u00f2 comunque capitare di avere diverbi inconciliabili. Inconciliabili perch\u00e9 siamo persone entusiaste e quindi abbiamo opinioni forti, oppure perch\u00e9 semplicemente l&#8217;evoluzione del mondo del software ci presenta nuove sfide che non avevamo preventivato (nuove licenze, nuovo codice da &#8220;liberare&#8221; come il firmware, etc.). In quei casi si ricorre ai meccanismi di gestione del dissenso previsti nella costituzione di Debian, uno dei quali \u00e8 il voto. Non c&#8217;\u00e8 quindi inconciliabilit\u00e0, ma certo usiamo strumenti quali il voto come ultima risorsa, quando altri modi di raggiungere il consenso non hanno funzionato.<\/p>\n<div align=\"left\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/softwareart_lorettaborrelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Loretta Borrelli<\/strong>: Debian \u00e8 basato su Kernel Linux e GNU. L&#8217;ultima versione stabile \u00e8 la 5.0. Quali sono per te in tutta sincerit\u00e0 i pro e i contro di questo sistema operativo? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Stefano Zacchiroli<\/strong>:<\/span> Non penso sia di peculiare interesse valutare i pro e contro di una specifica release (dato che ne escono continuamente da parte di distribuzioni diverse), piuttosto \u00e8 interessante delineare i pro e contro tipici di Debian, ovvero il suo &#8220;stile&#8221;. I pro principali di Debian sono la vastit\u00e0 del suo archivio software (poco meno di 30&#8217;000 pacchetti installabili nella corrente versione in via di sviluppo) e delle architetture hardware supportate; una tale estensione non ha pari in altre distribuzioni. Assieme a tale archivio Debian offre stabilit\u00e0 nel tempo con lunghi periodi di supporto di sicurezza e cicli di release che si aggirano intorno ai 18 mesi. Oltre, ovviamente, alle garanzie (per chi la desidera) che solo software libero sar\u00e0 installato e di indipendenza da scelte di mercato che una distribuzione di soli volontari non sar\u00e0 mai costretta a fare. \u00a0 Il rovescio della medaglia della stabilit\u00e0, forse il principale contro di Debian, \u00e8 la necessit\u00e0 di attendere fino a 18 mesi per avere un &#8220;nuovo&#8221; software ben integrato nella propria installazione. Sono ora disponibili meccanismi per mitigare il problema, quali archivi come backports.org, ma chiaramente non offrono la stessa stabilit\u00e0 che \u00e8 il marchio di fabbrica di Debian.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.debian.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.debian.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul sito ufficiale del progetto Debian si pu\u0098 leggere: &#8216;Debian \u008f una associazione di persone che ha come scopo comune la creazione di un sistema operativo libero. Il sistema operativo che abbiamo creato si chiama Debian GNU\/Linux, o semplicemente Debian. 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