{"id":10571,"date":"2009-07-03T12:00:00","date_gmt":"2009-07-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-046\/pirates-at-the-parliament-the-big-dream\/"},"modified":"2020-10-28T11:34:52","modified_gmt":"2020-10-28T10:34:52","slug":"pirates-at-the-parliament-the-big-dream","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/pirates-at-the-parliament-the-big-dream\/","title":{"rendered":"Pirati In Parlamento: Il Grande Sogno?!"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">&#8221;In soli 42 mesi abbiamo assistito a una crescita esponenziale del consenso verso i nostri temi in tutto il mondo&#8221;. E&#8217; euforico il board del<span class=\"testoscuro\"> Pirate Party International<\/span>, il ramo politico del progetto <span class=\"testoscuro\">The Pirate Bay<\/span>, noto a livello internazionale per essere una delle sedi online sicuramente pi\u00f9 spavalde e sfacciate per il Peer to Peer e lo scambio di file audio e video, fresco del successo alle elezioni Europee che hanno portato un loro rappresentante dritto dritto dalle maglie della Rete sino alle poltrone di Brussels.<\/p>\n<p>E come dargli torto! Il partito dei pirati si \u00e8 presentato infatti in Svezia e Germania ottenendo uno strabiliante 7,1% nel paese scandinavo che lo colloca tra i partiti di maggior consenso nella fascia degli under 30. Solo lo 0,9% in terra tedesca, buono comunque per acquisire visibilit\u00e0 internazionale e l&#8217;accesso ai fondi elettorali, che rappresenta, a detta dei pirati, la rampa di lancio per far meglio in futuro. &#8220;Abbiamo scritto una pagina di storia politica&#8221; \u00e8 il grido che \u00e8 stato ripetuto nelle scorse settimane e la copertura e l&#8217;interesse dei media di tutto il mondo sembra confermarlo.<\/p>\n<p>Il pirata che sieder\u00e0 nell&#8217;Europarlamento \u00e8 <span class=\"testoscuro\">Christian Engstr\u00f6m<\/span>, classe 1960, programmatore e gi\u00e0 attivista politico impegnato in campagne per la creazione di un libero mercato per la circolazione delle tecnologie dell&#8217;informazione con la <em>Foundation for a Free Information Infrastructure<\/em>. Anche se, uno dei primi aspetti che \u00e8 stato messo in evidenza da alcuni giornalisti e analisti di settore, \u00e8 che lo stesso Christian Engstr\u00f6m del Pirate Party, cos\u00ec come i suoi compagni di ventura<span class=\"testoscuro\"> Rick Falkvinge, Gottfrid Svartholm Warg, Peter Bunde e Carl Lundstr\u00f6m,<\/span> siano pi\u00f9 o meno apertamente schierati verso un orientamento di centro-destra, con idee in qualche modo legate a un tipo di politica e di economia neo-liberale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Ora, senza apparire eccessivamente ingenui o ipocriti, ci sembra abbastanza chiaro come la maggior parte di noi fosse orientata a immaginare tutto l&#8217;universo dei pirati come una roccaforte anarcoide della Rete, paladina di alcuni diritti fondamentali delle comunit\u00e0 hacker (e non solo) come il<em> peer to peer<\/em>, per il libero scambio di file e di idee. Notevole, nelle ultime settimane, \u00e8 stata la sopresa nel trovarsi invece davanti a una vera e propria creatura a tre teste, disegnata nei suoi contorni dalla grande vittoria elettorale e dalla tipica retorica politica del Pirate Party, dalla facciata sostanzialmente apolitica dell&#8217;intero movimento Pirate Bay nel suo complesso (che si \u00e8 dhichiarato pi\u00f9 volte in sintonia con una possibile &#8220;terza opzione&#8221; che vada oltre la divisione tradizionale divisione tra sinistra e destra) ed infine dalle analisi sociali ed economiche portate avanti dal <span class=\"testoscuro\">Piratebyran<\/span> di cui <span class=\"testoscuro\">Magnus Eriksson<\/span>, invitato all&#8217;ultimo hackmeeting di Milano e oggetto di questa intervista, \u00e8 rappresentante.<\/p>\n<p>E soprattutto, enorme \u00e8 stata l&#8217;indignazione in Rete nei confronti di quello che \u00e8 successo non pi\u00f9 di due giorni fa: il sito di The Pirate Bay venduto, per una cifra molto vicina agli 8 milioni di dollari, a una software house svedese, la <span class=\"testoscuro\">Gaming Factory X<\/span>, la quale si ripromette di lanciare un nuovo modello di business che possa compensare le perdite dei <em>content providers<\/em> e dei proprietari dei <em>copyright<\/em>, e gratificare i proprietari stessi di quella piattaforma aggregatrice basata sullo scambio di contenuti che fino all&#8217;altro ieri conteggiava circa 14 milioni di accessi unici giornalier. Prorpietari che vedranno quindi una parte dei soldi direttamente in contanti (con i quali coprire la multa derivante dal processo, che per\u00f2 \u00e8 di &#8220;soli&#8221; 4 milioni di dollari, ed evitare cos\u00ec di scontare l&#8217;anno di galera previsto) e un&#8217;altra parte, pare, direttamente in azioni della GFF.<\/p>\n<p>Apriti Cielo! Da un lato i proprietari della Baia si affannano a rassicurare i propri utenti che i soldi guadagnati verrano utilizzati per costituire una fondazione che aiuti i progetti che si basano sulla libert\u00e0 di circolazione di informazioni e sull&#8217;apertura dei nodi e delle reti, dall&#8217;altro gli attivisti a livello internazionale lanciano i loro strali all&#8217;indirizzo dei loro ex-paladini. E dire che l&#8217;esperienza della baia dei pirati, nei mesi scorsi, era sembrata a tutti una bellissima favola: il successo del portale come luogo neutrale ormai conosciutissimo per lo scambio libero di file, la battaglia legale combattuta nel nome del peer to peer (e di altri slogan di inizio millennio come &#8220;we didn&#8217;t make <em>any <\/em> money and rejected entertainment industry accusations it makes a large profit&#8221;) contro le multinazionali della musica e del cinema nonch\u00e9 contro un giudice che siede nel board di amministrazione di una di esse, il monitoraggio giornaliero di fronte al Tribunale di Stoccolma per mezzo di un <em>mobile media center<\/em>, fino ad arrivare al successo inaspettato alle ultime elezioni Europee. Poco importava se, scavando un po&#8217; tra le maglie della Rete, si poteva venire a sapere della controversia legale indetta da The Pirate Bay stessa sull&#8217;utilizzo del logo della Baia da parte di due giovani ricercatori, Anders Rydell e Sam Sundberg, nel loro libro scritto proprio sull&#8217;esperienza del movimento pirata in Svezia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p>Quali sono quindi gli obbiettivi (o per alcuni, le mire) del progetto The Pirate Bay? Difficile, veramente difficile dirlo a questo punto. Facile anche sbilanciarsi nella direzione sbagliata, dopo gli altrettanto facili entusiasmi seguiti al periodo post-elettorale.<\/p>\n<p>A detta di Engstr\u00f6m, &#8220;se i politici intendono impedire ai normali cittadini di condividere i file, l&#8217;unica soluzione \u00e8 espandere la capacit\u00e0 di controllo sulla societ\u00e0 dei governi&#8221; . Per questo nelle dichiarazioni ufficiali affermano di voler agire con incisivit\u00e0 sulle norme che regolano il <em>copyright e la privacy<\/em>. E per farlo meglio vogliono essere a Brussels, da dove \u00e8 prodotta la legislazione in materia, che poi a cascata si ripercuote sui paesi membri dell&#8217;Unione Europea. Sicuramente il Partito dei Pirati potr\u00e0 ora accedere a fonti di finanziamento importanti per una struttura che fino a ieri (forse) si basava solo sulle donazioni e sul lavoro volontario (oltre ai fondi, le forze dei pirati annoverano sempre nuove reclute e diverse anime piratesche nazionali che contano oggi ben 32 raggruppamenti sparsi per l&#8217;Europa e il mondo, cui si aggiunge la <span class=\"testoscuro\">Ung Pirat<\/span>, l&#8217;associazione giovanile dei pirati svedesi, che con pi\u00f9 di 20.000 iscritti che \u00e8 oggi il pi\u00f9 diffuso movimento politico di ragazzi del paese scandinavo); di certo, al momento, la storia della Baia dei Pirati ricorda troppo da vicino quella di alcuni suoi nobili predecessori, da Napster a Kazaa, la cui parabola ha fatto felici alla fine solo i grandi nemici della pirateria online, cio\u00e8 i consueti Paperoni monopolisti dell&#8217;industria dell&#8217;infotainment.<\/p>\n<p>Una storia gi\u00e0 vista forse, che a differenza di altre ha per\u00f2 assunto i connotati di un illusione e per questo sta creando molto rumore sulla Rete: una storia che a nostro avviso potrebbe concretamente rimanere come un capitolo importante nella storia dell&#8217;evoluzione della Rete verso un luogo omologato ai dettami del business di pochi, nonch\u00e8 modello economico neo liberale che soddifa le richieste solo dei grandi content providers, degli operatori di connessione, degli utilizzatori passivi. Per\u00f2 magari no, magari dietro \u00e8 nascosto un piano che forse al momento nessuno riesce a vedere, magari ci stiamo sbagliando ancora&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;intervista con Magnus Eriksson (fatta purtroppo a ruota del suo intervento alla conferenza <span class=\"testoscuro\">Peer to Peer Economies<\/span> che si \u00e8 tenuta lo scorso 18 Giugno alla Facolt\u00e0 di Scienze Politiche di Milano all&#8217;interno del programma di <span class=\"testoscuro\">Hackmeeting 2009<\/span>, quindi solo poche ore prima della dichiarazione di acquisizione del Pirate Bay da parte della GFF) chiarisce solo alcuni degli aspetti sopra analizzati ma \u00e8 sicuramente uno spunto di riflessione pi\u00f9 ampio di una situazione che effettivamente non si sa pi\u00f9 da che lato guardare: non vogliamo esprimere alcun giudizio in merito, vi lasciamo alla fredda lettura del testo che pensiamo metta in evidenza comunque importanti distinzioni di pensiero rispetto alla storia dei movimenti politici e hacker in Italia. Ringraziamo comunque Magnus per la sua disponibilit\u00e0 e per averci risposto con cos\u00ec poco preavviso.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK07.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Magnus, vorrei sapere da te qualcosa in pi\u00f9 riguardo ai tre rami principali dell&#8217;universo pirata: la sezione parlamentare del Partito Pirata (PP), il gruppo di intellettuali che appartengono alla blogosfera, che ha nel Piratbyr\u00e5n (PB) il suo quartier generale, e la branca dedicata all&#8217;aspetto imprenditoriale, The Pirate Bay (TPB). Si tratta di un progetto organico, nel senso che affonda le sue radici in un&#8217;idea politica, oppure di un&#8217;idea sviluppatasi a partire dal movimento attivista anticulturale e anarchico, passo dopo passo, espandendo obiettivi e programmi? Quale ruolo rivesti tu all&#8217;interno del Piratbyr\u00e5n?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Magnus Eriksson: <\/strong> Prima di tutto \u00e8 necessaria una premessa: se questi rami costituiscono le tre stelle del nostro universo, bisogna ricordare che esiste anche una moltitudine di blogger e di persone appartenenti ad altri gruppi, istituzioni e partiti, che insieme formano un sistema di pianeti e comete. Quindi, non sono queste componenti di un insieme coeso, ma \u00e8 piuttosto il loro dinamismo, a permettere di dar vita ad un dibattito acceso su simbiosi, cambiamento e dissidi produttivi.<\/p>\n<p align=\"left\">Per comprendere l&#8217;importanza di questa costellazione bisogna osservare la storia. Il nostro progetto non \u00e8 qualcosa che \u00e8 scaturito dai movimenti attivisti, eccezion fatta per alcune sezioni del Piratbyr\u00e5n, che nei primi giorni del 2003 funzionavano come un exit-node per coloro che si erano stancati dei movimenti autonomisti. Abbiamo fondato The Pirate Bay nel 2004, quando altri settori del Piratbyr\u00e5n erano gi\u00e0 profondamente coinvolti nella questione dell&#8217;hackeraggio fin dai primi anni novanta. Cos\u00ec, ex-attivisti in cerca di nuove emozioni, hacker, filosofi ed un&#8217;inclinazione generale a far sembrare le cose davvero migliori, rappresentano gli ingredienti fondamentali del Piratbyr\u00e5n e della Baia. Penso che questo costituisca una differenza rispetto all&#8217;Italia. Se avessimo ideato il progetto nel vostro paese, saremmo stati probabilmente molto pi\u00f9 legati ai movimenti sociali, nel bene o nel male. Il Partito Pirata \u00e8 stato creato da persone completamente diverse ed \u00e8 dotato di una differente mentalit\u00e0. Se prima si poteva contare sulla kryptonite, che emanava radiazioni disordinatamente in tutte le direzioni, adesso il Partito Pirata dispone di un laser di precisione direttamente puntato sui processi politici. Questi ultimi vantano un programma incentrato sulle libert\u00e0 civili e sull&#8217;integrit\u00e0 della persona pi\u00f9 che su qualsiasi altro argomento, ma al momento li reputo estremamente necessari e sono molto contento del fatto che abbiano successo.<\/p>\n<p align=\"left\">I nostri ruoli vengono sostanzialmente stabiliti a seconda delle abilit\u00e0 e della personalit\u00e0 di ciascuno. Io ho un sacco di tempo a disposizione e cos\u00ec partecipo alla maggior parte dei progetti che realizziamo. Ho il compito di fornire presentazioni, tenere i contatti con i media e di occuparmi delle discussioni di carattere strategico, ma collaboro anche a progetti artistici e cerco di sistemare quei maledetti siti di bus e design.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In Svezia, il Pirate Party ha ottenuto un&#8217;importante vittoria alle ultime elezioni Europee. Ti vorrei chiedere quali sono i vostri programmi da ora in avanti, tenendo presente che da adesso le autorit\u00e0 legali europee e nazionali, cos\u00ec come le lobby industriali, non possono pi\u00f9 considerare i navigatori della rete alla stregua di ladri soggetti alla cruda applicazione della legge. Grazie al conseguimento di questa vittoria, la questione della propriet\u00e0 intellettuale \u00e8 decisamente entrata nelle agende continentali\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Magnus Eriksson: <\/strong> Per la precisione, io non sono membro del partito, ma rientro ancora nel gruppo che partecipa ai dibattiti riguardo al contenuto del programma. In realt\u00e0, per il momento, le questioni concernenti la propriet\u00e0 intellettuale verranno relegate in secondo piano. Il Partito Pirata, infatti, si dedicher\u00e0 innanzitutto ai problemi relativi alla neutralit\u00e0 della rete e alla censura e al blocco di internet perch\u00e9, al momento, sono questi i temi pi\u00f9 urgenti da trattare. In seguito ci si concentrer\u00e0 sugli aspetti attinenti alle libert\u00e0 civili e alla privacy, come ad esempio tentare di impedire l&#8217;utilizzo dei programmi di controllo e di ritenzione dei dati. Anche in questo ambito c&#8217;\u00e8 molto su cui lavorare. Solo successivamente, come terzo punto del programma, verr\u00e0 presa in considerazione la propriet\u00e0 intellettuale, dove tra l&#8217;altro sar\u00e0 necessario adottare un metodo totalmente differente.<\/p>\n<p align=\"left\">I primi due punti sono gi\u00e0 stati posti all&#8217;ordine del giorno, insieme alle questioni ad essi collegate. Inoltre, sono gi\u00e0 state formulate proposte che annunciano battaglia, e gli argomenti espressi sono molto chiari. Quando si arriva a parlare di propriet\u00e0 intellettuale, diritti d&#8217;autore o brevetti, il Partito Pirata sar\u00e0 chiamato a fare di pi\u00f9 per sollevare queste questioni, coinvolgendo l&#8217;opinione pubblica, organizzando dibattiti, e possibilmente elaborando delle proposte proprie. Questo acquister\u00e0 forza dai movimenti che si creeranno in tutta Europa, e che premeranno affinch\u00e9 questo tema venga inserito come punto all&#8217;ordine del giorno.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel complesso, ritengo che il Partito Pirata abbia bisogno di un ampio sostegno a livello europeo e di una pressione favorevole esercitata da altri paesi, qualora essi decidano di intervenire nella questione. All&#8217;interno di un&#8217;istituzione dell&#8217;UE non ci si pu\u00f2 soltanto sedere per votare, ma bisogna darsi da fare proponendo cambiamenti. La politica \u00e8 ovviamente complicata, ed esistono compromessi da cui, alla fine, nessuno esce vittorioso. Staremo quindi a vedere in che modo sar\u00e0 valutato l&#8217;atteggiamento del partito. Il Partito Pirata pu\u00f2 funzionare come una risorsa materiale che veicola informazioni positive dall&#8217;interno all&#8217;esterno dell&#8217;Unione Europea: informazioni che i cittadini di tutta Europa possono utilizzare per sollevare argomenti importanti e mettere pressione ai propri politici. Forse, \u00e8 questo il vantaggio pi\u00f9 grande. Prima, infatti, tutto questo si faceva nel tempo libero, senza avere a disposizione nemmeno un quattrino.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Mi illustri i perch\u00e9 del vostro successo alle elezioni europee. Due degli eventi di maggior rilevanza accaduti in Svezia negli ultimi tempi sono stati la legge che proponeva di estendere il controllo militare dalla comunicazione via radio a quella su internet e, naturalmente, il recente verdetto che ha condannato i fondatori di Pirate Bay. Credi che questi due episodi siano in qualche misura collegati a quanto \u00e8 accaduto alle urne?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Magnus Eriksson<\/strong>: <\/span>Il nostro ottimo risultato \u00e8 sicuramente figlio di questi episodi. Senza circostanze esterne di questo tipo, il Partito Pirata non avrebbe avuto chance. Il partito ha riscosso successo perch\u00e9 i suoi esponenti introducono nuove tematiche politiche, argomenti in precedenza mai trattati all&#8217;interno dei dibattiti pubblici. I membri del partito non forniscono nuove risposte a temi politici tradizionali, ma aprono nuovi spazi di riflessione. Cos\u00ec, hanno sfruttato la scia del dibattito sul file-sharing, gi\u00e0 molto ampio, hanno contato sulla fama ottenuta grazie alla sentenza contro la Baia e hanno fatto affidamento anche sulla legge che hai citato, tramite la quale al vecchio dipartimento militare per il controllo via radio sar\u00e0 consentito monitorare il traffico della rete.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In riferimento al Partito Pirata, al Piratbyr\u00e5n e anche a Pirate Bay, alcuni analisti e giornalisti europei hanno notato che il background politico di alcuni dei loro fondatori originari \u00e8 pi\u00f9 orientato verso il centro-destra, di idee conservatrici, o in qualche modo legato alla politica e all&#8217;economia liberali. Allo stesso modo, l&#8217;intero movimento Pirate Bay si \u00e8 dichiarato in sostanza apolitico, o in qualche modo in sintonia con una possibile &#8220;terza opzione&#8221; che va oltre la divisione tradizionale tra sinistra e destra (opzione che si avvicina ad altri movimenti politici non classificati in questo schema, come i verdi, i neri o i rosa, stando ad Alex Foti e al suo libro &#8220;Anarchy in the UK&#8221;, &#8221; <em>Anarchia nel Regno Unito <\/em>&#8220;, presentato all&#8217;hackmeeting ed edito da Agenzia X, <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.agenziax.it\/?pid=29&amp;sid=30\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.agenziax.it\/?pid=29&amp;sid=30 <\/a>). In che modo il Pirate Bay riesce a gestire questa duplice natura politica in determinate occasioni (ad esempio nella controversia sull&#8217;utilizzo del logo della Baia da parte di Anders Rydell e Sam Sundberg, nel libro sul movimento pirata in Svezia)? Come riesce ad affrontare l&#8217;impressione, sicuramente superficiale, che il Partito Pirata ha dato di un partito di sinistra o, addirittura, di stampo anarchico?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Magnus Eriksson<\/strong>: <\/span> Solo un dettaglio: la controversia riguardo al logo non era in merito ai diritti d&#8217;autore, ma riguardava la modalit\u00e0 di presentazione del libro come biografia ufficiale del movimento Pirate Bay. Perfino gli stessi autori ritenevano che quell&#8217;opera fosse una trovata infelice, ma suppongo che, tuttavia, abbia attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;editore. Ad ogni modo, ho notato che, in qualche caso, il Partito Pirata viene considerato un partito di sinistra o di stampo anarchico, ma giudicarlo cos\u00ec \u00e8 del tutto sbagliato. Il partito ha elaborato un piccolo programma per quanto concerne la riforma dei diritti d&#8217;autore e dei brevetti, e per quanto riguarda l&#8217;interruzione dei controlli sulla rete. Non cose di poco conto, naturalmente, ma sta di fatto che il programma \u00e8 cos\u00ec. Se qualcuno vuole individuare dei collegamenti con altri modelli politici \u00e8 libero di farlo, ma questi collegamenti devono essere realizzati solo attraverso relazioni esterne. &#8220;Il partito opera per questi obiettivi all&#8217;interno dell&#8217;UE e per noi la sua attivit\u00e0 \u00e8 fortemente connessa a queste tematiche.&#8221;<\/p>\n<p align=\"left\">Forse pu\u00f2 sembrare strano a chi proviene dalla realt\u00e0 politica italiana, estremamente polarizzata, ma da noi realizzare un programma in una modalit\u00e0 pragmatica, guidata da un progetto o da una tematica, funziona alla grande. Collaborare con degli individui su progetti differenti sarebbe impossibile, poich\u00e9 ci si troverebbe in totale disaccordo. Voglio dire che anche le persone che gestiscono Pirate Bay non sono sempre d&#8217;accordo su tutto, a parte il fatto che vogliono occuparsi della gestione di un BitTorrent tracker.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK09.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Non sono comunque la persona pi\u00f9 adatta per classificare le complesse dinamiche del mondo politico, ma posso affermare che il Partito Pirata va oltre la divisione tra destra e sinistra, e questo non perch\u00e9 rispecchi un qualche tipo di politica di centro, neutrale, ma perch\u00e9 le schiere dei suoi sostenitori e dei suoi antagonisti si pongono tutte al di sopra del livello politico, e condividono la convinzione che se le tematiche in questione venissero trattate dai soggetti politici tradizionali si andrebbe incontro ad un fallimento. I partiti dominanti di entrambi gli schieramenti si stanno dando da fare per incrementare i controlli. La questione dei diritti d&#8217;autore viene sia difesa che attaccata su tutti e due i fronti. In questo momento noi ci godiamo la confusione, perch\u00e9 apre nuovi spazi politici e crea un modo di pensare innovativo, qualcosa di cui abbiamo tutti un assoluto bisogno.<\/p>\n<p align=\"left\">Forse, si pu\u00f2 dire che il movimento Pirate Bay non \u00e8 apolitico, ma &#8220;onnipolitico&#8221;. E forse bisogna comprendere l&#8217;ambiente politico svedese per cogliere questa realt\u00e0. In Svezia, sembra che l&#8217;entusiasmo latiti sia nei socialdemocratici che nella sinistra autonoma, e penso che tutte le cose interessanti che stanno accadendo derivino da realt\u00e0 al momento difficili da definire.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Tornando ancora a parlare di un modello economico e politico neoliberale: in che modo, secondo te, la vostra attenzione nei confronti di tematiche come la libera circolazione dei contenuti, il peer to peer, saranno utilizzata dal Partito Pirata per promuovere un modello di business innovativo e realizzabile, basato sul concetto di &#8220;libero contenuto &amp; libero lavoro&#8221;? In che misura, a tuo parere, il movimento Pirate Bay potrebbe alla fine trasformarsi in un&#8217;organizzazione con fini lucrativi, e in che maniera potrebbe mutare il futuro delle piccole attivit\u00e0 indipendenti di fronte alle nuove leggi europee che regolano la libera circolazione delle propriet\u00e0 intellettuali?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong class=\"testoscuro\">Magnus Eriksson: <\/strong> Se ti riferisci al Partito Pirata, perfino coloro che avevano criticato la condanna del Pirate Bay venivano principalmente dipinti come critici del modo in cui le lobby potrebbero influenzare il sistema politico e quello legale. Appare molto improbabile che il Partito Pirata annoveri la creazione di nuovi modelli di business tra gli obiettivi del suo operato politico, sebbene i suoi esponenti faranno certamente ricorso a queste idee nelle loro dissertazioni retoriche per contrastare gli argomenti sostenuti dalle lobby. In generale, non credo che un&#8217;organizzazione di questo tipo possa originare dei modelli di business. Queste sono cose che accadono ai confini della rete, accanto al fluire dei desideri. \u00c8 questa la grande pecca negli argomenti dell&#8217;industria del copyright, che va sempre cercando una serenit\u00e0 preclusale dal morbo della pirateria, per far s\u00ec che i suoi rappresentanti, alla fine, possano sedersi attorno ad un tavolo e pianificare i modelli di business del futuro. L&#8217;innovazione, per\u00f2, non si verifica in questo mare della tranquillit\u00e0, ma piuttosto nel caotico mondo della vita di tutti i giorni. Questo non significa che idee di questo genere possano germogliare dal terreno del partito. Al suo interno, infatti, convive una grande quantit\u00e0 di membri entusiasti, che probabilmente si stancheranno dell&#8217;operato politico formale e si dedicheranno ad attivit\u00e0 pi\u00f9 libere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag46\/articoli\/img\/hacktivism_MK08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Come \u00e8 stata la tua esperienza a Milano? Che tipo di feedback hai potuto constatare di fronte ad un pubblico come quello di Hackmeeting, critico e consapevole delle potenzialit\u00e0 del free code, dei free software, delle economie open source, della libera circolazione delle propriet\u00e0 intellettuali, un pubblico che ti ha invitato proprio in qualit\u00e0 di prova concreta di un successo possibile per le nuove economie Peer to Peer? Avverte una sorta di responsabilit\u00e0 nei loro confronti e, pi\u00f9 in generale, nei confronti di eventi di respiro europeo come l&#8217;Hackmeeting?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Magnus Eriksson<\/strong>: <\/span> Wow, la avverto ADESSO dopo che mi ha illustrato la situazione da questa prospettiva. No, sul serio, non avverto una responsabilit\u00e0 &#8220;nei confronti di&#8221; un pubblico come quello di Hackmeeting. Affermare che rappresentiamo o deteniamo un potere da utilizzare a beneficio di altri, credo che sia il modo sbagliato di presentare la situazione. La nostra filosofia ricalca la filosofia &#8220;kopimi&#8221;, che consiste nel diffondere le idee e la loro attuazione pratica come se si trattasse di un&#8217;epidemia. Lo stesso vale per il Partito Pirata: i suoi esponenti non esercitano alcuna influenza eccetto nella misura in cui possono &#8220;contagiare&#8221; gli altri soggetti politici per operare sulle stesse idee. E lo stesso si pu\u00f2 verificare per i politici stranieri che avvertono la pressione dei movimenti all&#8217;interno dei loro paesi.<\/p>\n<p align=\"left\">cco perch\u00e9 dobbiamo favorire la promiscuit\u00e0 e &#8220;contagiare&#8221; tutti gli altri: non perch\u00e9 loro detengono il potere e noi invece no, ma perch\u00e9 le nostre idee e la loro attuazione pratica possiedono tutto il potere, e se non spiccano il volo perderanno slancio. Non esiste nessun centro di potere del quale si possa entrare a far parte e da cui, una volta dentro, si possa cambiare il mondo. Invece, \u00e8 possibile e necessario collegarsi ad ogni cosa ed essere dovunque, trasformare tutte le altre entit\u00e0, istituzioni e aree sociali. Allora l&#8217;Unione Europea sar\u00e0 uno spazio in cui si intersecano molti spazi. Bisogna modificare questo spazio da una sede, da un altro paese, da un&#8217;azienda, da un indirizzo mail, una linea telefonica o un numero di fax. Con una frase, una proposta, all&#8217;interno di una stazione televisiva, in chat o in un hackmeeting. Dentro, fuori, sopra, sotto, a destra e a sinistra. Ogni cosa che viene attirata dalla calamita dell&#8217;Unione Europea e poi viene rilasciata porter\u00e0 cos\u00ec la nostra firma.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In soli 42 mesi abbiamo assistito a una crescita esponenziale del consenso verso i nostri temi in tutto il mondo&#8217;. \u00e9 euforico Andrew Norton, alla guida del Pirate Party International, il ramo politico del progetto The Pirate Bay, noto a livello internazionale per essere una delle sedi online pi\u009d spavalde per il Peer to Peer e lo sbambio (illegale) di file, fresco del successo alle elezioni Europee che hanno portato un loro rappresentante dritto dritto dalle maglie della Rete sino alle poltrone di Brussels.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":26822,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49,239,199],"tags":[53,62],"class_list":["post-10571","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-activism","category-articles","category-issue-046","tag-interviews","tag-p2p"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Pirati In Parlamento: Il Grande Sogno?! &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/pirates-at-the-parliament-the-big-dream\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Pirati In Parlamento: Il Grande Sogno?! &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]In just 24 months we have witnessed an amazing increase in consensus toward our ideals across the globe. 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