{"id":10564,"date":"2009-06-03T12:00:00","date_gmt":"2009-06-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-045\/sabrina-muzi-about-the-body-without-limits\/"},"modified":"2020-10-28T10:57:45","modified_gmt":"2020-10-28T09:57:45","slug":"sabrina-muzi-about-the-body-without-limits","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-045\/sabrina-muzi-about-the-body-without-limits\/","title":{"rendered":"Sabrina Muzi: Del Corpo Senza Limite"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">L&#8217;artista marchigiana <span class=\"testoscuro\">Sabrina Muzi <\/span> vive oramai da diversi anni a Bologna fra residenze e mostre dalla Florida alla Corea, fra vita quotidiana e piccole gioie, dove, attraverso processi e contaminazioni video-performativi, installativi e fotografici ci restituisce un&#8217;arte e identit\u00e0 estetiche interiori che coinvolgono tutti i sensi, trasudati e amplificati attraverso il suo piccolo corpo esplosivo.<\/p>\n<p>Corpo come luogo di identit\u00e0 annullata, come appropriazione di spazio, come luogo della scoperta; corpo come ricerca e come strumento di comunicazione diretta e simbolica, corpo come merce di scambio e di denuncia. Corpo come altro e come rito. Corpo ricostruito. Corpo senza limite. Le sue performance riprese in video nascono da lontano, dalle sue origini, dalle sue paure e solitudini, dalla forza di una donna semplice e piena di vita, dalla voglia di farsi sentire, di amare. Sente il suo ruolo sociale, femmina capace di manifestare qualcosa, a volte senza filtri, a volte trasfigurato. Come quando in <span class=\"testoscuro\">&#8220;Tortures&#8221; <\/span> una mano gli impedisce la visuale ed il parlare, la annulla e la sovrasta; azione malvagia e repressa che scaturisce cattivi pensieri. Non l&#8217;immagine ma il &#8220;corpo dell&#8217;immagine&#8221; che si sgancia da ovvi significati per esplodere nel contesto che Sabrina crea e subisce, protagonista suo malgrado di un riscatto metaforico.<\/p>\n<p>Ossessione di stare e di fare, come in <span class=\"testoscuro\">&#8220;Accerchiamento&#8221;<\/span>, vano tentativo e mera rinuncia. Paure e desideri sono guidati dalla consapevolezza dei limiti umani ed il fatto di essere legata alla natura del proprio corpo la obbliga a strategie creative che tendono quasi ad alienare la realt\u00e0 della vita invadendo di fatto la rappresentazione. Sabrina \u00e8 viscerale nel suo simulacro, \u00e8 razionale nella sua drammatizzazione. La suggestiva videoperformance <span class=\"testoscuro\">&#8220;Mending&#8221;<\/span>, rievocando minuzia e gesti della scultrice Louise Bourgeois, si annovera fra le pi\u00f9 toccanti e raffinate opere dell&#8217;artista dove accumula arance &#8220;operandole&#8221; con una cucitura da sala operatoria, intervenendo artificialmente ad aggiustare e quasi &#8220;curare&#8221; un figlio malato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Dopo questi primi lavori pluriapprezzati, come lo stesso <span class=\"testoscuro\">&#8220;Big&#8221;<\/span>, dove il vestirsi e l&#8217;ingrossarsi diventa rito e sacrificio, l&#8217;artista sente la necessit\u00e0 con <strong class=\"testoscuro\">&#8220;Ninetta&#8221; <\/strong> e <span class=\"testoscuro\">&#8220;Uneasy Growth&#8221; <\/span> di andare fra la gente ed appropriarsi di loro, di noi. Lo fa dapprima truccandosi e vendendo baci ai passanti per le vie di Bologna \u0096 dietro una attenta ricerca iconografica e storica \u0096 immergendosi di fatto in una &#8220;epop\u00e8a&#8221; narrativa rievocando inconsciamente una prima Sophie Calle e una Cindy Scherman fine anni settanta. Poi con naturalezza si lascia cadere fiori dal corpo come per magia, intervenendo sulla scena metropolitana scompigliando tram tram quotidiani e orari stabiliti; sinestesie allargate fra passeggiate e incomprensibili sguardi. Fino al recente <span class=\"testoscuro\">&#8220;Remote Body&#8221; <\/span> dove \u00e8 forte il legame con l&#8217;ambiente naturale, corpo allargato che interagisce, che si fonde e si &#8220;costruisce&#8221; in questa opera ancestrale con rami e con scotch. Un pomeriggio di fine maggio ho incontrato l&#8217;artista e ho avuto l&#8217;occasione di chiacchierare e ragionare sul proprio lavoro, sul proprio viaggio iniziato oramai molti anni fa.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Chi \u00e8 stata Sabrina Muzi? Chi \u00e8 attualmente?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> Qualcuno sempre in cerca di qualcosa che ancora non conosceva, accompagnata da una forza di cui probabilmente non era del tutto cosciente, ma che l&#8217;ha spinta ogni volta a sfidare se stessa, a rimettersi in discussione se necessario, a cercare territori su cui sostare, ritrovarsi e anche smarrirsi. Tensione, precariet\u00e0, sentimento, passione e una certa dose di ostinazione\u0085, ho sempre voluto cercare strade nuove non preoccupandomi troppo dei rischi, perch\u00e9 ho sempre pensato che ogni emozione ha il suo linguaggio, e ogni momento un modo per esprimersi. Attualmente \u00e8 qualcuno che ha imparato a guardarsi pi\u00f9 da fuori, e forse anche a giocare un po&#8217; con questo scambio di ruoli tra l&#8217;esserci e l&#8217;immaginarsi. Posso dire che ora sono un&#8217;evoluzione di quello che ero, perch\u00e9 in realt\u00e0 non si cambia molto, si diventa soltanto pi\u00f9 coscienti perch\u00e9 con il tempo aumenta la quantit\u00e0 di esperienze con cui dover fare i conti. Ed \u00e8 attraverso questa coscienza che tutto diventa pi\u00f9 chiaro, e sai quale strada devi prendere.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Come ti definisci?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> Definire significa sempre tracciare dei confini, fissare un inizio e una fine. E&#8217; una grossa responsabilit\u00e0 perch\u00e9 bisogna portarla avanti, senza ripensamenti, non credo ne valga la pena, potrebbe anche essere frustrante attaccarsi a un&#8217;idea che si ha di se stessi. Io preferisco, se proprio vogliamo usare questo termine, lasciarmi &#8220;definire&#8221; da quello che faccio. Ogni volta che lavoro a un nuovo progetto, vedo un&#8217;immagine di me che prende forma, a volte pu\u00f2 essere una sorpresa. Voglio dire che in realt\u00e0 nel mio lavoro non parto mai da un&#8217;idea che ho di me, o da quello che sono o che vorrei mostrare di essere, seguo un flusso, un&#8217;intuizione, poi comincia a costruirsi un immaginario fatto di forme, immagini, azioni, suoni che man mano mi &#8220;definiscono&#8221;, ma in quel particolare momento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Dove e come ti sei formata culturalmente e artisticamente? Cosa &#8220;porti&#8221; sempre con te? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> Sono marchigiana ed \u00e8 l\u00ec che ho vissuto una prima parte della mia vita, ho frequentato gli studi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Macerata, ma poi in seguito mi sono trasferita a Bologna, quindi il clima culturale che ho vissuto di pi\u00f9 \u00e8 stato quello bolognese pur non avendo studiato l\u00ec. Forse pu\u00f2 sembrare banale ma alla tua domanda mi viene di risponderti che sono i sogni quello che porto sempre con me.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Cosa rappresenta per te il video? E il corpo?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> Il video \u00e8 un mezzo e un linguaggio con cui da quando ho iniziato a utilizzarlo, un bel p\u00f2 di anni fa, c&#8217;\u00e8 stata subito una forte empatia e disinvoltura. Nel senso che l&#8217;ho sentito in grado di farmi esprimere in maniera calzante quello che volevo. In particolare c&#8217;\u00e8 stato un periodo in cui ho quasi utilizzato soltanto il video per i miei lavori, come una necessit\u00e0 di voler andare fino in fondo a scoprire quello che sarebbe stato possibile trasmettere con un mezzo etereo e completo allo stesso tempo. Ogni idea, emozione, intuizione, ha il suo mezzo giusto per venire fuori, se faccio una fotografia, oppure un video, o una performance, anche se tutti ruotano intorno a uno stesso discorso, ognuno ha un valore diverso a secondo del mezzo che utilizzo. Utilizzare l&#8217;uno o l&#8217;altro \u00e8 una scelta precisa.<\/p>\n<p>Il corpo invece pi\u00f9 che un mezzo\/linguaggio \u00e8 una sorta di filo conduttore, un trait d&#8217;union, presente anche quando \u00e8 assente. Mi ricorda i giochi d&#8217;infanzia, quando ci si inventava a trasformarsi o a nascondersi, \u00e8 sempre una scoperta insomma. E&#8217; interessante il manifestarsi dell&#8217;imprevedibilit\u00e0 da parte di ci\u00f2 che dovrebbe esserci familiare e che per questo diamo per scontato. Lo scopriamo tristemente nella malattia, ed \u00e8 proprio attraverso la rappresentazione simbolica di noi stessi che esorcizziamo questo limite fisico. Come nelle culture primitive era possibile ritrovare attraverso l&#8217;offerta rituale una corrispondenza tra il corpo e lo spirito, cos\u00ec penso che l&#8217;arte relazionandosi con l&#8217;estremo tangibile, il corpo, taumaturgicamente ci riconcilia con noi stessi.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Nella serie &#8220;Tortures&#8221; del 2001 si passa dall&#8217;annullamento della propria identit\u00e0 e del proprio spazio &#8220;privato&#8221; dall&#8217;esterno ad una impossibilit\u00e0 simbolica di &#8220;costruire&#8221; e quindi di essere. Quanto e cosa c&#8217;\u00e8 di te come donna in tutto questo?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> In questo lavoro la relazione tra il maschile e il femminile \u00e8 una componente evidente, con una definizione di ruoli e l&#8217;esigenza di scardinarli, torner\u00e0 in seguito anche in altri lavori (&#8220;<em>Accerchiamento&#8221;<\/em>, <em>&#8220;Zona Sospesa&#8221;<\/em>, <em>&#8220;Ninetta&#8221;<\/em>). Ma il discorso va oltre una questione di genere, e quello che risalta \u00e8 un gioco di relazioni in cui le parti interpretano la propria differenza provocando una reazione reciproca, una tensione in cui emerge la questione identitaria. Per una donna \u00e8 stato sempre difficile socialmente costruirsi uno spazio pubblico, \u00e8 una verit\u00e0 storica, ma questo non le ha impedito di costruirsi un luogo privato che col tempo ha rafforzato la propria identit\u00e0. Per quanto mi riguarda credo di aver messo in atto da tempo un processo di &#8220;costruzione&#8221; ancora in corso, in cui la necessit\u00e0 di &#8220;essere&#8221; non pu\u00f2 bloccarsi di fronte a una forza contrapposta, ma \u00e8 in grado di provocare reazioni che inevitabilmente contribuiscono alla formazione di un s\u00e9.<\/p>\n<p>Voglio dire che visto sotto questi termini anche la distinzione tra vittoria o sconfitta non ha pi\u00f9 senso: quando si tratta di non poter rinunciare ad &#8220;essere&#8221; vale anche il solo atto di resistenza, preservare se stessi dalla forza dell&#8217;antagonismo dell&#8217;altro. In un libro letto qualche tempo fa, Miguel Benasayag, filosofo e militante argentino, racconta l&#8217;esperienza della tortura subita da lui stesso e dai suoi compagni di prigione, e parla del valore dato alla morte quando sei arrivato al limite e sai che qualsiasi cosa pu\u00f2 succederti, ma questo non ha nulla di eroico, trionfalistico o ideologico, serve semplicemente a dar valore alla tua vita, a quello che sei e che sei stato. Penso che la &#8220;costruzione&#8221; di uno spazio vitale pu\u00f2 essere messa in atto sempre, anche in esperienze al limite che tendono ad annullare qualsiasi possibilit\u00e0 di affermazione di se stessi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Cosa rappresenta l&#8217;operazione minuziosa del cucire arance come fossero carne umana o comunque qualcosa da &#8220;curare&#8221; nell&#8217;opera &#8220;Mending&#8221;?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span><em> &#8220;Mending&#8221;<\/em> si propone come un gesto di riparazione; \u00e8 un&#8217;azione che potrebbe durare all&#8217;infinito, indica l&#8217;urgenza di un momento, una possibilit\u00e0 in cui l&#8217;attenzione \u00e8 rivolta a un oggetto, un elemento organico, che diventando soggetto principale del lavoro si apre alla figurazione simbolica. L&#8217;azione pu\u00f2 caricarsi di significati diversi: sociali, culturali, ecologici. Oppure pu\u00f2 anche non avere senso, aprirsi all&#8217;immaginario e diventare un contenitore di umori ed emozioni. Penso che questa seconda ipotesi sia la prima reazione davanti a questo lavoro. Di seguito si schiudono tutte le altre possibilit\u00e0 di senso, ma di solito viene recepito in prima istanza attraverso la chiave emotiva psicologica. E&#8217; la naturale deriva di tutto il mio lavoro: gettare degli spunti che abbiano un forte impatto comunicativo ma al tempo stesso pretendere di relazionarsi con la parte pi\u00f9 intima di noi stessi. In un altro lavoro <em>Rosso di sera <\/em> l&#8217;operazione \u00e8 simile e contraria al tempo stesso: l\u00e0 dove la&#8221;cura&#8221; si manifestava nella chiusura di una spaccatura, in una sorta di &#8220;riconciliazione&#8221; qui si risolve con dei tagli, una nuova dolorosa apertura ma probabilmente piena di speranza. Aprirsi e chiudersi, proporsi e ritrarsi, come il battito pulsante che sostiene il nostro respiro.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">In &#8220;Big&#8221; , come in &#8220;Accerchiamento&#8221; o &#8220;Rimozioni&#8221;, \u00e8 evidente la costante dello sforzo, della ripetizione come rito, azioni semplici ma di grande empatia e comunicativit\u00e0 sia sociale che culturale. Poi nel 2004 in &#8220;Ninetta&#8221; ti vediamo passeggiare nel marciapiede a vendere baci ai clienti o in &#8220;Uneasy Growth&#8221; perdere fiori fra la gente. Parlami di questo passaggio verso l&#8217;interazione-happening con il fruitore.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Sabrina Muzi<\/strong>:<\/span> La componente della ripetizione come una sorta di rituale ritorna spesso in molti miei lavori. E&#8217; come un tempo dilatato che nella sua durata potenzialmente indefinita enfatizza e da valore a quel gesto. Mi piace, come tu stesso dici, lavorare con delle azioni semplici, ma per spostarle su un diverso piano simbolico di intelligibilit\u00e0 che le renda in un certo senso uniche. Non mi interessa tanto l&#8217;idea concettuale ma il processo vitale che in quell&#8217;azione si crea istante per istante. Questo significa che qualsiasi &#8220;tentativo&#8221; di trasformazione del reale, sovraccaricarsi di vestiti, o rendersi prigioniera all&#8217;interno di un muro di persone, ha valore proprio nella processualit\u00e0 di un gesto apparentemente &#8220;normale&#8221; che nel suo farsi evidenzia anche una fatica fisica, e quindi un rapporto diretto con il proprio corpo.<\/p>\n<p>E&#8217; molto importante per me trasmettere questa vitalit\u00e0 pi\u00f9 che l&#8217;idea sottesa, che comunque arriva gi\u00e0 in maniera diretta e infatti per questo scelgo elementi semplici su cui lavorare. Questa immediatezza che contiene in s\u00e8 i semi dell&#8217;interpretazione necessita di un&#8217;elaborazione temporale che la renda viva, da qui l&#8217;esigenza della performance e del video. Il fatto di passare all&#8217;interazione a questo punto va da s\u00e9, non pi\u00f9 soltanto l&#8217;azione che si svolge davanti alla videocamera in cui il prodotto finale \u00e8 il video, ma la performance che si sviluppa in strada e coinvolge il pubblico. Subentra un elemento in pi\u00f9 la reazione delle persone a volte coinvolte attivamente come nel caso della performance <em>Ninetta <\/em>o solo psicologicamente come in <em>Uneasy growth <\/em>, in cui anche solo lo sguardo che incrocia il tuo gesto contribuisce a caratterizzare l&#8217;operazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Nel tuo ultimo lavoro &#8220;Remote Body&#8221;, ti leghi con lo scotch di carta a dei rami diventando una cosa sola con la natura. Cosa hai riscoperto con questa azione e dove sta andando la tua poetica artistica?<\/span><\/p>\n<p>Considero questo lavoro una sorta di valvola che mette in contatto una fase precisa della mia ricerca con un&#8217;altra che si va delineando. Gi\u00e0 in alcuni lavori precedenti era presente l&#8217;elemento organico-naturale, ma ultimamente questo rapporto corpo-natura sta diventando pi\u00f9 stretto, e in questo senso anche l&#8217;interesse per il concetto di corpo si allarga e diventa non pi\u00f9 soltanto qualcosa legato necessariamente all&#8217;essere umano. Questo \u00e8 venuto fuori inizialmente con una serie di lavori fotografici, immagini di elementi vegetali che si fondevano con figure umane e poi anche con fotografie in cui era presente soltanto il mondo naturale-vegetale. <em>&#8220;Remote Body&#8221; <\/em> \u00e8 la ricerca di uno stato di empatia con l&#8217;elemento naturale ma vuole suggerire anche una visione apocalittica, passata o futuribile del mondo. Pur stabilendo un legame in realt\u00e0 definisce anche un limite, il fatto di essere legati \u00e8 un tentativo di fusione e di costrizione al tempo stesso. I suoni elettronici che utilizzo nel video alimentano questa dicotomia, creano una distanza-attrazione tra un immaginario arcaico che rimanda al rito primordiale del rapporto umanit\u00e0-natura e la visione di un potenziale umano sempre pi\u00f9 drasticamente lontano dal paesaggio naturale.<\/p>\n<p>Nella performance-installazione <em>&#8220;Corpo variabile&#8221; <\/em> la situazione \u00e8 simile ma si manifesta attraverso la costruzione di una struttura-albero con la quale interagisco diventando parte di essa. In questi ultimi anni, molto pi\u00f9 che in passato, sto lavorando contemporaneamente con pi\u00f9 media, la stessa idea si risolve con un video, con una performance, con una serie di disegni e fotografie o con un&#8217;installazione. Ognuna di queste forme \u00e8 autonoma, ma come fossero strade parallele prospetticamente tese all&#8217;infinito ad un certo punto si incontrano, mi allontano e osservo il punto di fuga in cui tutto, convergendo, si fonde. Non posso dire precisamente dove sto andando, ma sento sempre di pi\u00f9 la necessit\u00e0 di non partire dall&#8217;astrazione di un&#8217;idea o dalla figurazione di un concetto. Proseguo nella ricerca di un territorio dove il pensiero sia parte sensibile di una pi\u00f9 vasta sfera di relazioni, culturali e naturali, che nella loro interazione determinano in maniera suscettibile il nostro rapporto con il reale: un mondo sensibile che si fonda sulla nostra storia personale e collettiva e che attraverso il nostro immaginario sia ogni volta in grado di creare uno stato emozionale.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sabrinamuzi.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sabrinamuzi.it<\/a><\/strong>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;artista marchigiana Sabrina Muzi vive oramai da diversi anni a Bologna fra residenze e mostre dalla Florida alla Corea, fra vita quotidiana e piccole gioie, dove, attraverso processi e contaminazioni video-performativi, installativi e fotografici ci restituisce un&#8217;arte e identit\u0088 estetiche interiori che coinvolgono tutti i sensi, trasudati e amplificati attraverso il suo piccolo corpo esplosivo.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":26919,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,198],"tags":[53,63],"class_list":["post-10564","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-045","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sabrina Muzi: Del Corpo Senza Limite &#8226; 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