{"id":10554,"date":"2009-06-03T12:00:00","date_gmt":"2009-06-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-045\/the-murder-of-crows\/"},"modified":"2020-10-28T10:54:02","modified_gmt":"2020-10-28T09:54:02","slug":"the-murder-of-crows","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-045\/the-murder-of-crows\/","title":{"rendered":"The Murder Of Crows"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Fino a pochi giorni fa \u00e8 stato possibile visitare l&#8217;installazione <span class=\"testoscuro\">&#8220;The murder of crows&#8221; <\/span>di <span class=\"testoscuro\">Janet Cardiff e George Bures Miller<\/span> nella sala principale dell&#8217;<em>Hamburger Bahnhof di Berlino<\/em>, museo dedicato all&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p>I due artisti canadesi, noti per i loro progetti multimediali, che combinano elementi scultorei, visivi, installativo\/sonori e narrativi, collaborano insieme dalla met\u00e0 degli anni &#8217;90, sviluppando una poetica basata sul gioco tra percezione reale e illusione (vedi anche l&#8217;articolo di <span class=\"testoscuro\">Barbara Sansone <\/span>&#8211;<span class=\"testoscuro\"> &#8220;Cardiff-Miller: il potere evocativo del suono&#8221;, Digimag 23<\/span> &#8211; <a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=788\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=788<\/a>). L&#8217;installazione, originariamente commissionata da <em>Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna<\/em> per la Biennale di Sidney 2008, in questa occasione \u00e8 stata presentata all&#8217;interno di &#8220;works of music by visual artists&#8221;. Una rassegna esistente dal 1999, organizzata da &#8220;Freunde der gute Musik Berlin&#8221;, con la collaborazione della Nationalgallerie e dal 2002 con quella del festival di musica elettronica e contemporanea Berlinese &#8220;<em>M\u00e4rzmusik<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&#8220;<em>The murder of crows<\/em>&#8220;, esposta dal 14 marzo al 17 maggio 2009, \u00e8 un&#8217;installazione prevalentemente sonora, composta da prese ambientali, da una voce narrante, da estratti di composizioni musicali e da una parte cantata. Per la sua struttura lineare e per la condizione percettiva in cui vengono messi i fruitori, l&#8217;installazione pu\u00f2 essere associata ad un audio racconto la cui diffusione avviene grazie a 98 altoparlanti, dislocati nell&#8217;enorme spazio della galleria. Il tema presentato \u00e8 una riflessione sulle paure e sul terrore della societ\u00e0 contemporanea, dove la perdita della ragione induce a follie, catastrofi e atrocit\u00e0.<\/p>\n<p>La messa in scena viene raggiunta varcando una cortina di tende rosse, che separa l&#8217;ambiente espositivo dall&#8217;atrio del museo, quasi fosse un invito per gli spettatori\/ascoltatori a penetrare l&#8217;atmosfera costruita dai due artisti. Nella navata centrale della sala principale si percepisce visivamente il fulcro dell&#8217;installazione: un piccolo tavolo rosso su cui \u00e8 appoggiato il cono di un grammofono, partendo dal quale si sviluppano a semicerchio un certo numero di sedute. Alcune sono occupate da altoparlanti, mentre altre sono lasciate libere. Una volta occupate dai fruitori, questi vengono messi nelle condizioni di essere circondati dai suoni diffusi. Le casse audio disposte su pi\u00f9 livelli (appoggiate a terra, collocate su sedie, su piedistalli e sospese in aria) seguono la disposizione semicircolare, infittendosi nella zona centrale per poi andare man mano a diradarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/design_valeriamerlini04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" align=\"middle\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Questa distribuzione nello spazio sembra rimandare al titolo stesso dell&#8217;installazione. &#8220;<em>The murder of crows<\/em>&#8221; \u00e8 infatti un&#8217;espressione inglese usata per indicare sia uno stormo di corvi, sia il loro rituale di cantare in cerchio attorno al cadavere di un &#8220;compagno&#8221;. La relazione tra il titolo e l&#8217;organizzazione scenografica dello spazio contribuisce indubbiamente a descrivere la visione funerea dei due artisti sulla nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>Un secondo riferimento, esplicito sia nei contenuti che nella messa in scena, \u00e8 la stampa &#8220;<em>El sue\u00f1o de la raz\u00f3n produce monstruos<\/em>&#8221; (Il sonno della ragione genera mostri), di <em>Francisco de Goya<\/em> estratta dalla serie &#8220;<em>Caprichos<\/em>&#8220;. Il sonno della ragione viene didascalicamente rappresentato con un tavolo su cui \u00e8 appoggiato il cono del grammofono, da cui viene diffusa la voce narrante di Janet Cardiff. I mostri generati dal sonno, simbolizzati da Goya con creature della notte che opprimono la figura del dormiente, vengono tradotti dai due artisti con il racconto di tre incubi, la cui scenografia sonora, diffusa dai molteplici altoparlanti, ne rafforza l&#8217;impatto emotivo. Analogamente a Goya, <em>Janet Cardiff e George Bures Miller<\/em>, criticano la societ\u00e0 in cui vivono ritraendone la follia, la stoltezza e l&#8217;arroganza.<\/p>\n<p>L&#8217;audio racconto presenta una struttura lineare: ha infatti un inizio e una fine. L&#8217;intera composizione \u00e8 strutturata attorno al racconto di tre incubi, avuti da Janet Cardiff a Kathmandu, e si chiude con una ninna nanna, cantata dalla stessa artista sulla musica composta da George Bures Miller, quasi fosse un tentativo da parte degli artisti di rassicurare sia se stessi che gli ascoltatori. I tre incubi narrano di industrie della morte, delle atrocit\u00e0 provocate dalla tortura fisica e psicologica in una situazione di prigionia e delle conseguenze delle guerre. Protagonista degli incubi \u00e8 quindi la stessa<em> Janet Cardiff.<\/em> Il suo ruolo \u00e8 quello di osservatrice passiva che subisce emotivamente la violenza dei suoi sogni senza riuscire a reagire. Il suo stato emotivo traspare dal tono assopito e sofferto della voce e viene rafforzato nella narrazione da brevi pause e da respiri affaticati, quasi non riuscisse ad esternare il terrore vissuto.<\/p>\n<p>Le vittime degli incubi sono invece prevalentemente bambini: bambini che alimentano i macchinari di una fabbrica con la propria carne in un&#8217;atmosfera piena di sangue, bambini incatenati che marciano come schiavi e che subiscono soprusi e mutilazioni da parte di militari. Nell&#8217;ultimo incubo viene a mancare l&#8217;elemento umano, di cui ne rimangono solo i segni, le conseguenze delle brutalit\u00e0 descritte: una gamba mutilata dalle bombe esplose, priva del suo corpo.<\/p>\n<p>Gli interventi sonori oltre a rafforzare lo stato emotivo della voce narrante, contestualizzano scenograficamente i singoli sogni. Gli ascoltatori avvolti dai suoni subiscono quindi, sia emotivamente che fisicamente l&#8217;installazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/design_valeriamerlini01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" align=\"middle\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>I collages di prese ambientali, oltre a stimolare associazioni prodotte da fonti sonore riconoscibili, a seconda della loro intensit\u00e0 e della loro composizione, rafforzano l&#8217;atmosfera del racconto. A volte affiancano la voce narrante, fino a renderla meno distinguibile, come nel caso dell&#8217;orchestrazione prodotta dai suoni dei macchinari delle fabbriche il cui fragore sottolinea la pesantezza dell&#8217;incubo. Altre volte sono inserti di elementi naturali (suoni acquatici, ambienti marini) che suggeriscono l&#8217;intimit\u00e0 dell&#8217;esperienza mostrata.<\/p>\n<p>Le composizioni musicali utilizzate nell&#8217;installazione sono di di <span class=\"testoscuro\">Freida Abtan, di Tilman Ritter, di Orion Miller, di Aleksandr Aleksandrov, di Janet Cardiff e di George Bures Miller.<\/span> Il loro ruolo \u00e8 quello di rafforzare la drammaticit\u00e0 dei contenuti, anche se in alcuni casi la loro associazione mi \u00e8 risultata quantomeno discutibile. Nel caso del missaggio tra <em>&#8220;Bad Foot March&#8221;<\/em> (di<em> Tilman Ritter, Orion Miller, Janet Cardiff e Bures Miller<\/em>) , che pur essendo una composizione originale dal tono ironico, se non irrisorio, resta pur sempre una marcia trionfale militare e <em>&#8220;The Sacred War&#8221;<\/em> (di <em>Aleksandr Aleksandrov<\/em>), una canzone sovietica di lotta contro gli oppressori, scritta nel 1941 all&#8217;inizio dell&#8217;invasione tedesca, il porre sullo stesso piano i due brani (seppur nell&#8217;intenzione di manifestare l&#8217;aberrazione della guerra nella sua totalit\u00e0) mi \u00e8 apparsa scelta rischiosa se non inopportuna.<\/p>\n<p>Anche all&#8217;interno della composizione sonora dell&#8217;installazione \u00e8 possibile cogliere alcuni riferimenti al titolo che le d\u00e0 il nome. Sulle prese ambientali che per esempio aprono l&#8217;audio racconto, si percepisce dagli altoparlanti sospesi in aria il gracchiare di alcuni corvi, quasi fosse un incipit alla prima messa in scena. Il loro lamento diventa pi\u00f9 forte a cavallo del secondo e del terzo incubo, dove la loro presenza e il loro numero vengono acusticamente ritratti dai battiti di ali e dalla frequenza del gracchiare, come se numerosi si posassero per dar voce a un tetro canto funebre.<\/p>\n<p>Anche nella ninna nanna che chiude l&#8217;installazione \u00e8 possibile trovare dei riferimenenti espliciti ai corvi: nel titolo &#8220;<em>Crows Did Fly (Kathmandu Lullaby)<\/em>&#8221; e nel testo, che invita a rilassarsi e a cercare di dormire, pur sapendo che con la consapevolezza dell&#8217;esperienza vissuta, il dormire non \u00e8 affatto semplice. &#8220;Crows did fly \/Through the sky \/I hear their cries \/Strange lullaby \/Close your eyes and try to sleep\u0085&#8221; La ninna nanna, che si propone di placare gli animi, \u00e8 una composizione di musica leggera particolarmente dolce, che nei suoi arrangiamenti mantiene un senso di amarezza e di pesantezza.<\/p>\n<p>L&#8217;utilizzo dei numerosi altoparlanti per spazializzare il suono, a mio avviso, \u00e8 stato eccessivo per la riuscita dell&#8217;installazione. I fruitori seduti nelle apposite sedie pieghevoli in legno, hanno potuto godere dell&#8217;esperienza aurale, mantenendo l&#8217;esclusivit\u00e0 di quel punto di ascolto e subire fisicamente, come <em>Janet Cardiff<\/em> ha subito gli incubi, l&#8217;intensit\u00e0 di quell&#8217;esperienza. Altri fruitori hanno preferito trovare altri punti di ascolto (in piedi, seduti sui gradini, distesi a terra), tuttavia mantenendo quasi sempre la disposizione a semicerchio, rivolti verso il cono del grammofono, rafforzando in questo modo la scenografia proposta dagli artisti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag45\/articoli\/img\/design_valeriamerlini03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" align=\"middle\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Pochi hanno camminato tra le casse audio o scelto un punto di ascolto distante da quella situazione raccolta. Forse per la dominanza della figura di una voce narrante che guida l&#8217;esperienza percettiva degli ascoltatori, espediente necessario per la funzionalit\u00e0 dell&#8217;installazione, l&#8217;esplorazione della distribuzione sonora tra gli altoparlanti mi \u00e8 sembrata limitata.<\/p>\n<p>Nelle composizioni orchestrali ogni singola fonte sonora (strumenti e voci) \u00e8 stata assegnata a una delle casse audio disposte a semicerchio, che richiamavano una possibile associazione alla disposizione orchestrale, ma da brano a brano la relazione tra i singoli strumenti e gli altoparlanti variava. Visto inoltre il grande dispiegamento di casse audio, non sono pienamente riuscita a cogliere il criterio adottato per diffondere i suoni, eccezion fatta per i suoni di uccelli (corvi e gabbiani) diffusi dagli altoparlanti sospesi in aria. Nell&#8217;insieme credo che l&#8217;efficacia dell&#8217;installazione, il suo impatto scenico ed emotivo non avrebbero risentito di una scelta di diffusione pi\u00f9 modesta.<\/p>\n<p>Criticabile a mio avviso \u00e8 anche la scelta del luogo della rappresentazione. Un&#8217;ambiente cos\u00ec vasto e luminoso ha creato certo una distanza con l&#8217;atmosfera personale e intima proposta dall&#8217;audioracconto. Sicuramente un ambiente pi\u00f9 intimo e raccolto, come lo era stato lo spazio espositivo di Sidney per esempio, sarebbe stato pi\u00f9 adeguato. Infatti il calore determinato dalla presenza del legno, materiale principale con cui era costruito e la presenza di sottili aperture, che permettevano alla luce di penetrare nell&#8217;ambiente senza risultare eccessivamente invadente, avevano rafforzato quel senso di raccoglimento e di intimit\u00e0 tanto voluto dagli artisti .<\/p>\n<p>&#8221; <em>The murder of crows <\/em>&#8221; risulta essere comunque, una installazione imponente e ben curata. La scelta dei due artisti di mostrare l&#8217;abbruttimento della nostra societ\u00e0 avvalendosi di argomenti evidenti, raccontati in chiave onirica, l&#8217;ho trovata per\u00f2 un po&#8217; superficiale.<\/p>\n<p>Il gioco con le emozioni dei fruitori, rafforzato dalla disarmante innocenza dei bambini coinvolti, non l&#8217;ho trovato molto distante dalla spettacolarizzazione delle tragedie che viene normalmente proposta dai media di massa e penso che forse, sarebbe stato pi\u00f9 interessante percepire dai due artisti una posizione pi\u00f9 critica, piuttosto che una semplice presa di atto, verso la contemporaneit\u00e0 di una situazione di generale e diffusa violenza nella societ\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.cardiffmiller.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.cardiffmiller.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tba21.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.tba21.org <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.musikwerke-bildender-kuenstler.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.musikwerke-bildender-kuenstler.de <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.freunde-guter-musik-berlin.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.freunde-guter-musik-berlin.de<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hamburgerbahnhof.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.hamburgerbahnhof.de <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"\/\/www.maerzmusik.de%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.maerzmusik.de<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a pochi giorni fa \u008f stato possibile visitare l&#8217;installazione &#8216;The murder of crows&#8217; 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