{"id":10533,"date":"2009-04-02T12:00:00","date_gmt":"2009-04-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-043\/antonio-martino-the-reflexive-stalker\/"},"modified":"2020-10-28T10:08:29","modified_gmt":"2020-10-28T09:08:29","slug":"antonio-martino-the-reflexive-stalker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-043\/antonio-martino-the-reflexive-stalker\/","title":{"rendered":"Antonio Martino, Lo Stalker Riflessivo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>Questo articolo \u00e8 un estratto dell&#8217;intervista fatta da Alessio Galbiati ad Antonio Martino per il numero 10 della rivista digitale di cinema e video arte Rapporto Confidenziale, di cui Alessio e fondatore e direttore. Lo scambio si inserisce in un rapporto di amicizia e collaborazione tra Digicult e una delle realt\u00e0 editoriali indipendenti pi\u00f9 interessanti e professionali sul panorama nazionale.<\/em><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Classe 1977 Antonio Martino<\/span> \u00e8 senz&#8217;ombra di dubbio uno dei pi\u00f9 interessanti autori di documentari di questi ultimi anni, i moltissimi riconoscimenti ottenuti dai suoi lavori sono l\u00ec a dimostrarlo, se proprio la visione non dovesse bastare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dotato d&#8217;uno stile asciutto ed essenziale Martino ha al suo attivo cinque documentari, cinque documentazioni sugli effetti nefasti dell&#8217;agire umano, cinque catastrofi ambientali delle quali cerca i ricordi fra quell&#8217;umanit\u00e0 che ha avuto la sciagura di viverle. Ho voluto approfondire e condivedere la conoscenza di questo autore perch\u00e9 anche nelle modalit\u00e0 produttive il suo stile appare fra i pi\u00f9 stimolanti della scena italiana, perch\u00e9 quel che insegna la sua esperienza \u00e8 che viviamo l&#8217;epoca in cui la possibilit\u00e0 di fare cinema non \u00e8 mai stata cos\u00ec alla portata di tutti. <span class=\"testoscuro\">Ha collaborato con la POLIVISIONI, un gruppo di filmakers indipendenti<\/span> con cui, nel 2003, affronta il problema dell&#8217;antiproibizionismo in Italia girando il documentario Siamo fatti cos\u00ec, che vede come attore principale Freak Antoni, cantante degli Skiantos. Gi\u00e0 dal 2004 la sua costante diventa la ricerca della realt\u00e0 che lo porta ad avvicinarsi a luoghi e temi difficili. I suoi reportage si trasformano in occhio consapevole le sue immagini diventano inchiesta. Nel 2005 arriva fin <span class=\"testoscuro\">sotto il reattore nucleare di Cernobyl e gira &#8220;Noi siamo l&#8217;aria, non la terra&#8221;<\/span> documentando le attuali condizioni di vita e le conseguenze sub\u00ecte dalla popolazione che vive nei pressi di della centrale nucleare di Chernobyl a diciotto anni di distanza dalla catastrofe. Il documentario verr\u00e0 selezionato da diversi festival nazionali e internazionali. <span class=\"testoscuro\">Nell&#8217;inverno del 2006 gira Blu Panorama nei pressi del CPA\/CPT di Isola di Capo Rizzuto,<\/span> Crotone. Il film ritrae la fuga dei clandestini dal campo in cui sono stati alloggiati provissoriamente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Subito dopo, curioso di capire le motivazioni di alcuni gravi fatti di cronaca commessi in italia nel 2005 da giovanissimi ragazzi rumeni, decide di analizzare le condizioni dei bambini che vivono in una societ\u00e0 che a stento cerca di riprendersi dopo gli orrori post Ceusescu. <span class=\"testoscuro\">Gira &#8220;Gara de Nord_copii pe strada&#8221; con il solo apporto di una piccola telecamera palmare pi\u00f9 o meno nascosta ed un budget pari a zero.<\/span> Vive con i bambini delle fogne di Bucarest per un mese, aprendo cos\u00ec una finestra sulla realt\u00e0 di questi bambini che vivono nei canali sotterranei della citt\u00e0 di inverno e per strada d&#8217;estate, vittime della pedofilia di strada (perpetrata spesso da turisti stranieri), della droga, e di abusi da parte di genitori. Il film riceve molti premi, tra i quali il prestigioso Premio produzione Ilaria Alpi 2007. Il film \u00e8 stato acquistato da Rai 3 e Rai news24. <span class=\"testoscuro\">Nel febbraio 2007 gira Pancevo_mrtav grad&#8221; un reportage girato nella citt\u00e0 pi\u00f9 inquinata d&#8217;Europa: Pancevo, in Serbia, a pochi km da Belgrado. Il video indaga sulle conseguenze del bombardamento del pi\u00f9 grande complesso industriale della ex Yugoslavia da parte della Nato<\/span>. I feroci bombardamenti che provocarono una delle pi\u00f9 gravi catastrofi ecologiche del secolo passato, furono fortemente voluti ed autorizzati dall&#8217;oggi neo Premio Nobel per la pace Al Gore, nonch\u00e8 famoso ambientalista, allora vicepresidente dell&#8217;amministrazione Clinton.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Credo che questo modo di porti rispetto alle realt\u00e0 che vuoi raccontare sia una costante dei tuoi lavori. La definizione pi\u00f9 calzante del tuo lavoro che mi \u00e8 venuta in mente \u00e8 quella dello stalker, della guida tarkovskiana, cio\u00e8 colui che porta, principalmente s\u00e9 stesso e di riflesso gli altri e soprattutto un occhio (uno sguardo), su realt\u00e0 distanti e marginali e cerca sempre di rimanere lontano da giudizi. Quindi il tuo cinema, il tuo modo di raccontare per immagini, risulta sempre molto duro, forte. Mi pare di capire che ci\u00f2 non accada perch\u00e9 tu vuoi costruire qualcosa di indigesto o scioccante per il pubblico in maniera programmata, ma proprio perch\u00e9 racconti realt\u00e0 che sono scioccanti e drammatiche in s\u00e9. Volevo chiederti di questo tuo metodo di lavoro, se si sta affinando con il tempo e pi\u00f9 in concreto come funziona, sia nel momento in cui produci una documentazione, che quando entri in contatto con una realt\u00e0, con le persone. Mi ha colpito moltissimo in questa direzione di senso una sequenza del tuo documentario su Chernobyl, Noi siamo l&#8217;aria, non la terra (2005), quando entri in una casa dispersa nella campagna ucraina e c&#8217;\u00e8 questa vecchietta che grida al figlio, che ti ha fatto entrare, di non farti riprendere l&#8217;abitazione perch\u00e9 troppo in disordine. Ecco mi ha colpito perch\u00e9 \u00e8 evidente una grande componente di improvvisazione, credo che tu stesso non sappia quel che troverai dall&#8217;altra parte, non sai le risposte che troverai&#8230; Vorrei capire quali sono le tue sensazioni, soprattutto umane, rispetto al tuo metodo di lavoro.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Beh, intanto hai avuto un&#8217;intuizione bellissima, perch\u00e9 \u00e8 proprio quello che voglio fare, cio\u00e8 lo stalker, la guida. La questione pi\u00f9 grande attorno alla quale mi sono trovato a riflettere e studiare \u00e8 ovviamente quella dello statuto stesso del documentario. Esiste una lunga diatriba su tema, presente da quando \u00e8 nato il documentario, cio\u00e8 se il documentario \u00e8 pura realt\u00e0, o mezza finzione, e su come interpretare il documentario o come relazionarlo con la cultura del momento o del posto. Io ho realizzato i miei film pi\u00f9 belli utilizzando queste telecamerine&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Ti interrompo perch\u00e9 questa cosa ritorna spesso negli articoli a te dedicati e la vorrei chiarire. Telecamerine, ovvero le telecamere DV che si trovano al supermercato e costano circa 500 euro?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Diciamo che si tratta di consumer, non prosumer. Un telecamerina \u0096 questo \u00e8 sempre stato il mio riferimento\u0096 che abbia almeno tre sensori, 3 CCD, perch\u00e9 \u00e8 il minimo dal quale si possa partire. La riflessione non sta nemmeno qui, sta nel fatto che cambia la societ\u00e0&#8230; la societ\u00e0 sta cambiando. \u00c8 una cosa lampante per tutti. Dieci anni fa per noi riuscire a mandare una fotografia attraverso un cellulare era fantascienza, anche ai tempi in cui io e te eravamo al liceo. In realt\u00e0 ci pensiamo poco, ma \u00e8 importante, i nostri genitori ci direbbero: &#8220;e noi che per telefonare dovevamo andare in casa dei vicini!&#8221;. Il rapporto con la tecnologia deve essere pi\u00f9 riflessivo. L&#8217;uomo ha bisogno della tecnologia. Ti faccio un esempio. Anni fa, negli anni Settanta e Ottanta, l&#8217;essere umano nella societ\u00e0 aveva dei riferimenti, che venivano dalle istituzioni: il governo, la scuola, l&#8217;informazione, la televisione\u0085 se dicevano una cosa alla televisione tutti ci credevano e ci credevano ciecamente, perch\u00e9 la televisione era la verit\u00e0. Se il presidente del consiglio in piazza diceva: faremo questo, quello e quell&#8217;altro, la gente ci credeva, perch\u00e9 quella era la verit\u00e0. Lo stesso valeva per la scuola, la parola del professore era legge.<\/p>\n<p align=\"justify\">Perch\u00e9 la gente si fidava di queste istituzioni. Oggi, nel nuovo millennio, entriamo in una seconda modernit\u00e0. La prima modernit\u00e0 ha raggiunto i massimi livelli di sviluppo con noi, penso che ci dovremmo fermare un attimo e che dovremmo ripensare quello che la tecnologia \u00e8 per noi. Questo significa osservare la societ\u00e0 in un modo riflessivo. Prendi ad esempio la televisione&#8230; Prima tutti avevano un televisore, c&#8217;\u00e8 stato un periodo in cui si incominci\u00f2 a possederne pi\u00f9 d&#8217;una, da bambini pretendevamo la televisione nella nostra cameretta. Sembrava una cosa normale, ineccepibile. Oggi invece ci sono persone che volontariamente non hanno un televisore. Questo significa che la tv non \u00e8 pi\u00f9 una certezza, non \u00e8 pi\u00f9 un punto fermo, ma un oggetto tecnologico attorno al quale l&#8217;uomo riflette. Avviene la stessa cosa con Internet. \u00c8 un concetto difficile da esprimere&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: E&#8217; un concetto che ho trovato in Oltre il senso del luogo, un bellissimo libro di Joshua Meyrowitz&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> In realt\u00e0 io mi riferisco ai testi di Ulrich Beck. Che gi\u00e0 negli anni Ottanta scrisse La societ\u00e0 del rischio. Verso una seconda modernit\u00e0, pensa che lo pubblic\u00f2 tre mesi prima che scoppiasse la centrale di Chernobyl. Penso soprattutto a Reflexive Modernization: politics, tradition and aesthetics in the modern social order un saggio di Ulrich Beck, Anthony Giddens, e Scott Lash che personalmente considero il primo testo della nuova filosofia dei giorni nostri: Reflexive Modernization, modernizzazione riflessiva. Pare che questo testo stia condizionando da pi\u00f9 punti di vista l&#8217;arte di fare il documentario. Quando ho iniziato a farne, anche prima di conoscere le teorie, quasi inconsciamente, capivo che bisognava fare qualcosa di diverso, capivo che il documentario classico con una voce onnisciente \u0096 la voce off che sa tutto, la voce della verit\u00e0 \u0096 aveva fatto il suo tempo e che soprattutto non era pi\u00f9 la forma possibile per la contemporaneit\u00e0. \u00c8 vero insomma che il mio modo di fare il documentario \u00e8 quello di una guida che accompagna all&#8217;interno d&#8217;una realt\u00e0 senza prendere posizione. Nell&#8217;epoca in cui viviamo \u00e8 difficile prendere delle posizioni, potrai essere orientato verso una cosa o verso un&#8217;altra ma difficilmente si avranno posizioni nette. Delle istituzioni non ci si fida pi\u00f9, della scuola idem, dei media men che meno&#8230; L&#8217;uomo torna a mettersi al centro dell&#8217;universo, cercando di scoprire quali sono le nuove regole per vivere il proprio tempo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Contrariamente ai documentari classici nei miei lavori manca quasi totalmente la figura dell&#8217;esperto, lo scienziato o il professore, questo perch\u00e9 vorrei costruire opere il pi\u00f9 possibile riflessive, ho sempre preferito avere informazioni da persone&#8221;normali&#8221;, comuni, dalle persone che non sono nessuno piuttosto che dal grande scienziato. All&#8217;inizio questa cosa mi metteva un po&#8217; a disagio perch\u00e9 partivo dal presupposto che il documentario dovesse essere innanzitutto un film di documenti che documentano (scusa il bisticcio) testualmente un qualcosa, una ricerca delle prove. Ma come trovarle queste prove? Come dimostrare determinate tesi o punti di vista quando non esistono verit\u00e0 intoccabili? Nel documentarmi sulla questione psichiatrica di cui ti dicevo mi sono imbattuto in tutto ed il contrario di tutto. Ci sono multinazionali che diffondono falsa informazione, pazienti che raccontano la propria guarigione grazie ad un determinato farmaco ed altri che documentano il peggioramento della propria condizione a causa di quello stesso psico-farmaco&#8230; tutto ed il contrario di tutto! La verit\u00e0 \u00e8 diventata liquida, non \u00e8 pi\u00f9 come qualche decennio fa dove l&#8217;ideologia consentiva di avere punti fermi inamovibili. Per questo mi piace l&#8217;idea della guida, io ti prendo e ti porto l\u00ec, dentro a quella situazione, immerso in una realt\u00e0. Il portare l\u00ec lo spettatore ha in s\u00e9 il concetto di voyerismo, uno dei concetti fondamentali del cinema, uno dei motivi che ci porta a guardare dei film. La mia riflessione si ricollega alle idee di Cesare Zavattini e Alexandre Astruc; Zavattini diceva che un giorno tutti avremmo avuto la possibilit\u00e0 d&#8217;utilizzare una macchina da presa e tutti avremmo avuto la possibilit\u00e0 d&#8217;esprimerci attraverso questo linguaggio, allo stesso modo d&#8217;uno scrittore o di un giornalista con la propria penna stilografica. Subito dopo arriv\u00f2 Alberto Grifi&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Quello che stai dicendo \u00e8 assolutamente coincidente con quanto ho scritto nell&#8217;editoriale del numero8 (ottobre 2008) di RC. Ho scritto che il primo testimone (inconsapevole) delle potenzialit\u00e0 del Super-8 \u00e8 stato Abraham Zapruder che con la ripresa dell&#8217;omicidio Kennedy ha illustrato al mondo le possibilit\u00e0 del mezzo, poi arrivarono una schiera di filmmaker sparsi sul globo che hanno provato a fare il cinema con questo nuovo mezzo, fra questi Alberto Grifi che in Italia fu assolutamente un precursore di tale pratica. Dicevo poi che con il digitale questo potenziale si moltiplica esponenzialmente&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Dagli anni sessanta ad oggi sono stati compiuti dei progressi incredibili nella qualit\u00e0 delle immagini non professionali, si \u00e8 passati dall&#8217;immagine quasi inintelleggibile dei film di Grifi dove l&#8217;esigenza era quella di raccontare a prescindere dai formalismi qualitativi, a prodotti che realizzati con un budget ridottissimo sono stati in grado non solo di giungere nelle sale ma di diventare veri e propri blockbuster. Penso a The Blair Witch Project (film di Daniel Myrick e Eduardo S\u00e1nchez del 1999, ndr) che, pur essendo un film per certi versi stupido, ha inaugurato a suo modo l&#8217;era del cinema digitale (poi ci sono anche i casi dei Dardenne di Bertolucci e mille altri ancora) che a mio parere si caratterizza proprio per il suo carattere voyeurista. I registi architettano un dispositivo della visione che ci proietta all&#8217;interno d&#8217;una situazione, dispositivo entro il quale non ci \u00e8 concessa altra realt\u00e0 se non quella che ci viene somministrata&#8230;<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Senza il punto di vista involontario della macchina da presa di Zapruder con tutta probabilit\u00e0 l&#8217;ipotesi della triangolazione di tiro avvenuta a Dallas non sarebbe probabilmente mai emersa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Attraverso quel filmato, amatoriale ed assolutamente non professionale, si \u00e8 restituita al mondo una prospettiva dei fatti. Quel filmato venne per molto tempo messo in discussione, proprio perch\u00e9 non professionale&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Oggi siamo invece al proliferare di immagini non professionali&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Credo che oggi si \u00e8 portati ad avere maggiore fiducia nelle immagini non professionali che non a quelle dei media. Oggi non crediamo pi\u00f9 a quello che dicono i media, nemmeno troppo alle immagini che producono. Ai tempi di Robert J. Flaherty (Robert J. Flaherty 1884-1951, pionere del documentario, ndr) l&#8217;immagine in s\u00e9 e per s\u00e9, al di la del significato che gli attribuisci, era un&#8217;immagine vera, non importa sapere quanto fosse naturale la rappresentazione in Nanook l&#8217;eschimese (celebre documentario del 1922, Nanook of the North), cio\u00e8 quanto sia stato diretto dal regista questo povero eschimese, all&#8217;epoca l&#8217;immagine contava in quanto tale, essendo molto ridotte le possibilit\u00e0 di manipolarle esse avevano un valore in quanto tali. Oggi ogni immagine \u00e8 potenzialmente manipolabile, oggi un&#8217;emittente televisiva pu\u00f2 crearsi il suo conflitto nei propri studi di produzione. Tutto pu\u00f2 essere manomesso.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Una cosa che mi sarei aspettato venisse fuori in maniera naturale da questa chiaccherata, ma che con stupore constato non essere cos\u00ec, \u00e8 la dimensione del rischio \u0096 assolutamente evidente nella tua produzione \u0096, il fatto che metti sempre a repentaglio la tua salute, la tua incolumit\u00e0&#8230; Mi hai detto di avere avuto problemi in Uzbekistan con le forze dell&#8217;ordine locali&#8230; Sei stato in luoghi tutt&#8217;altro che tranquilli come Chernobyl, Pan\u010devo, le fogne di Bucarest&#8230; per farla breve: perch\u00e9?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Fondamentalmente credo sia una questione di personalit\u00e0. Sono cresciuto in uno dei posti pi\u00f9 pericolosi d&#8217;Italia: Isola Capo Rizzuto. Quando avevo dodici anni avevamo l&#8217;esercito per le strade, con delle trincee fatte con dei sacchi di sabbia, soldati armati di tutto punto fuori casa, autoblindo che scorrazzavano per il paese, un posto dove le sparatorie erano praticamente all&#8217;ordine del giorno. Vivere in quel posto mi ha da una parte fatto abituare alle cose assurde, ma soprattutto mi ha allevato alla rabbia, una voglia di rivendicarmi su delle cose che era chiaro succedessero per interessi personali di alcune persone, per la mala politica, per tutto quello che vuoi&#8230; Esplorare o vivere in certi posti armato d&#8217;un oggetto di ripresa, che nell&#8217;immaginario collettivo pu\u00f2 voler dire sputtanamento, denuncia, cambia le cose. In Romania in un certo senso ho bluffato, alla polizia dicevo di essere uno studentello che con la mia telecamerina si faceva il filmino delle vacanze, entravo in un personaggio che faceva leva sulla normalit\u00e0 dell&#8217;uso d&#8217;una telecamera. In Uzbekistan ho sempre lavorato nella logica del documentario d&#8217;inchiesta per\u00f2 con una tecnologia diversa, un poco pi\u00f9 evoluta, pi\u00f9 professionale e dunque pi\u00f9 ingombrante, pi\u00f9 visibile. Ogni minimo dettaglio porta a delle conseguenze durante le riprese. Mi sono portato una Panasonic P100, un mezzofucile per l&#8217;audio, un cavalletto un po&#8217; pi\u00f9 stabile, tutto nell&#8217;ottica di voler realizzare un&#8217;opera maggiormente professionale rispetto alle precedenti ma, alla fine, tutto \u00e8 andata a farsi fottere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Davo troppo nell&#8217;occhio! Questa mia voglia di migliorare la qualit\u00e0 \u00e8 andata a sbattere contro la realt\u00e0, contro la reticenza delle istituzioni che governano quel territorio al racconto dei loro problemi. Le dimensioni della telecamera e dell&#8217;apparato di ripresa sono andati a condizionare la mia presenza sul posto. Gi\u00e0 in passato sono state fatte riflessioni sulla grandezza e sulla visibilit\u00e0 della telecamera&#8230; il rapporto fra il regista, la situazione che devi riprendere e la dimensione o la fattezza del mezzo di ripresa \u00e8 assolutamente importante. Purtroppo \u00e8 importante. Se io ho una telecamera nascosta negli occhiali o nel cappello avr\u00f2 una percezione del pericolo differente rispetto da quella generata dall&#8217;uso d&#8217;una camera pi\u00f9 ingombrante e visibile. In Uzbekstan ci volevano tre o quattro minuti per mettere a bolla, poi il fuoco era manuale, lo zoom pure&#8230; \u00c8 stata un&#8217;esperienza completamente diversa dalla precedenti. Non avevamo valutato con attenzione il rischio che comportava il voler fare un&#8217;inchiesta d&#8217;assalto, cio\u00e8 pericolosa e borderline, con delle dimensioni non proprio contenute dell&#8217;apparato di ripresa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Diciamo dunque che ti senti prossimo ad una dimensione di compattezza ed autonomia estrema messi a disposizione del mezzo? Il pi\u00f9 piccolo possibile?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> S\u00ec. Il meno invasivo possibile direi.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Invisibile forse&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Il pi\u00f9 invisibile possibile e che mi permetta di non spaventare le persone, di non invaderle, non aggredirle. Soprattutto quando parli di certe cose. Se tu vai da un pescatore sul lago d&#8217;Aral, intanto sai gi\u00e0 che per loro sei una specie di alieno, non vedono occidentali da almeno venti anni&#8230; c&#8217;\u00e8 ogni tanto qualche turista che per\u00f2 si ferma mezza giornata e che fugge immediatamente perch\u00e9 \u00e8 tutta sabbia&#8230; dove deve andare?! Quando arrivi da questo pescatore, con la tua telecamera, con i tuoi abiti cos\u00ec diversi dai suoi, devi entrare in relazione con la sua idea di giornalismo e con il suo modo di rapportarsi con la telecamera, all&#8217;idea che ha della televisione e dell&#8217;apparire&#8230; \u00e8 molto complesso riuscirci, lo devi un po&#8217; preparare&#8230; insomma ci vogliono calma e tempo, che non sempre sono possibili&#8230; insomma \u00e8 tutto davvero complicatissimo. Rischio della vita, qualit\u00e0 delle immagini, contenuto dell&#8217;inchiesta: tutto \u00e8 in relazione<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: In quale modo \u00e8 possibile vedere i tuoi lavori? Puoi dare qualche coordinata ai nostri lettori? Ho visto che qualcosa c&#8217;\u00e8 sul tuo sito: www.antoniomartino.net&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Sul mio sito ci sono solo dei trailer. In realt\u00e0 sul sito avrei voluto metterli tutti, ma per un problema con la webmaster e per alcuni problemi tecnici la cosa non \u00e8 ancora stata possibile. Poi sono stato contattato da Carta, che edita un settimanale ed un mensile (Carta e Carta Etc), che proprio in questo periodo sta visionando il mio materiale; per la fine di dicembre passeranno su Eco Tv (www.ecotv.it) Pancevo_mrtav grad, mentre per vedere Gara de Nord_copii pe strada&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Ho visto che \u00e8 disponibile su clipscorner.net.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Esatto! oppure lo puoi trovare anche sul sito della Rai, credo sia reperibile su RaiClick. Ovviamente poi si possono vedere i miei lavori nei vari festival e rassegne a cui partecipano&#8230; e sono davvero molti.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Dunque non esiste una distribuzione in dvd dei tuoi lavori?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Guarda pochi giorni fa ho avuto un contatto con la Ermitage di Bologna, che \u00e8 interessata alla distribuzione di Gara de Nord&#8230; ma non c&#8217;\u00e8 niente di sicuro.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Gara de Nord \u00e8 il tuo documentario che ha ottenuto il maggior numero di premi e riconoscimenti, addirittura il Premio Produzione Ilaria Alpi nel 2007&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> In realt\u00e0 mi sa che Pancevo lo sta quasi raggiungendo, ad oggi ha vinto dieci premi&#8230; Gare de Nord circa quindici&#8230; Per quel che riguarda la distribuzione forse la durata dei miei lavori risulta un po&#8217; scomoda, sono forse troppo brevi per uscire in dvd.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Diciamo dunque che c&#8217;\u00e8 ancora da aspettare del tempo ma che comunque l&#8217;uscita in dvd dei tuoi lavori \u00e8 un qualcosa al quale stai lavorando&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> S\u00ec assolutamente, sicuramente per\u00f2 fra un annetto metter\u00f2 tutto gratis sul mio sito o da qualche altra parte sul web. Comunque io considero ancora questi lavori degli esperimenti, devo essere sincero. Sento che ho delle potenzialit\u00e0 ma non mi sento ancora completamente espresso, quindi questa fase \u00e8 ancora in un certo qual modo un gioco, una giustapposizione di elementi proprio come fa un vj o un dj, cosa che tu conosci bene. In alcuni miei lavori, ad esempio in Gare de Nord, il processo creativo \u00e8 stato proprio cos\u00ec, creavo un pezzo alla volta legando fra loro immagini e suono. Adesso invece mi sto cimentando con la scrittura, con il cercare di prevedere un certo numero di fattori e soprattutto cercando di valutare a tavolino la loro gestione. Cerco un maggior controllo sul documentario, non mi baso pi\u00f9 sull&#8217;emozione del momento (o non solo), ma vorrei sviluppare un metodo di lavoro sempre pi\u00f9 professionale, anche se in fondo il tutto rimane una specie di gioco. Proprio in questo periodo c&#8217;\u00e8 un produttore di Roma che stranamente mi sta corteggiando, mi incita, mi telefona, mi stimola a scrivere dei progetti, delle sceneggiature e siccome ho visto che ha prodotto lavori interessanti, che lavora con la televisione e che soprattutto dispone d&#8217;una certa concretezza sto pensando di provare ad assecondarlo, professionalizzando questa mia attitudine. Cerco comunque di mantenere una certa spontaneit\u00e0 e libert\u00e0 creativa che queste dinamiche rischiano sempre di ingessare.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Mi avevi raccontato di questa tua esperienza con RaiNews24, manifestandomi chiaramente il tuo rifiuto rispetto a certe dinamiche&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Alla fine sono un filmmaker precario, ma quale filmmaker non lo \u00e8 stato. Grifi era un morto di fame poverino, lo dico con il massimo rispetto, eppure faceva cose bellissime. Ho girato Pancevo nel febbraio del 2007, ho studiato una ventina di giorni prima di partire, poi sono stato sul posto circa un mese e poi sono stato venti giorni in montaggio, si pu\u00f2 dire che ho fatto il film in due mesi e mezzi lavoro. Mandandolo ai festival ho guadagno qualcosa pi\u00f9 di diecimila euro di premi; ho lavorato due mesi e mezzo ed ho guadagnato dodicimila euro, una cifra che mi ha permesso di vivere in quel periodo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Questa \u00e8 una cosa che mi aveva molto colpito quando ci siamo conosciuti. Ricordo di averti domandato come avevi investito la cifra ottenuta grazie al premio Ilaria Alpi, credendo che quella cifra ti fosse servita per il progetto successivo e invece, con mia enorme sorpresa, tu mi raccontasti che quei soldi ti erano serviti semplicemente per vivere. Credo che questo fatto sia un buon manifesto, un qualcosa che descrive molto meglio di tante parole la dimensione di colui che oggi decide di fare il filmmaker. Fare un film indipendente \u00e8 gi\u00e0 un miracolo di per s\u00e9, quindi se arriva un riconoscimento economico tanto vale utilizzarlo per la propria normale esistenza perch\u00e9 la produzione si basa unicamente sulla passione, su quell&#8217;istinto a raccontare una storia a prescindere dalle contingenze economiche e dal tornaconto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Antonio Martino<\/strong>:<\/span> Il mio \u00e8 forse un ragionamento troppo ottimistico, non sono sicuro se un giorno potr\u00f2 ottenere dei soldi per fare un certo tipo di vita, che poi nemmeno mi interessa, per\u00f2&#8230; un minimo! So di avere un talento e so che con questo sistema di vita posso campare e dunque non mi sento completamente perso. Ovviamente \u00e8 capitata la questione dell&#8217;Arpa e mi sono mosso, idem con questo produttore&#8230; posso fare l&#8217;uno e l&#8217;altro. Se per\u00f2 mi dovessi sentire troppo vincolato, se la cosa non mi fa stare bene, non la faccio tanto per lavorare, soprattutto se la cosa \u00e8 molto personale. Nel frattempo mi muovo fra tante cose, soprattutto ci\u00f2 che \u00e8 nuovo e sperimentale, la rete mi affascina davvero molto, la rete e tutte le nuove tecnologie.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/Rapporto_Confidenziale-numero10-low.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.rapportoconfidenziale.org<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/antoniomartinodoc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.myspace.com\/antoniomartinodoc<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Classe 1977 Antonio Martino \u008f senz&#8217;ombra di dubbio uno dei pi\u009d interessanti autori di documentari di questi ultimi anni, i moltissimi riconoscimenti ottenuti dai suoi lavori sono l&#8221; a dimostrarlo, se proprio la visione non dovesse bastare.<\/p>\n","protected":false},"author":44,"featured_media":27190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,196],"tags":[41,53,71],"class_list":["post-10533","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-043","tag-cinema","tag-interviews","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Antonio Martino, Lo Stalker Riflessivo &#8226; 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