{"id":10531,"date":"2009-04-02T12:00:00","date_gmt":"2009-04-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-043\/febbre-pathosformel\/"},"modified":"2020-10-28T10:08:11","modified_gmt":"2020-10-28T09:08:11","slug":"febbre-pathosformel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-043\/febbre-pathosformel\/","title":{"rendered":"Febbre Pathosformel"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">26 Gennaio 2009 . <span class=\"testoscuro\">I Pathosformel ricevono il premio speciale UBU 2008 con la seguente motivazione<\/span>: <em>&#8220;giovane compagnia tesa a un teatro astratto e fisico da perseguire con un segno gi\u00e0 distinto e stratificato, che fa della ricerca sulla materia e sul corpo un punto di partenza per restituire una teatralit\u00e0 visionaria,\u00a0 frammentata,\u00a0 decostruita,\u00a0 di grande fascino,\u00a0 entrata in modo dirompente nella scena nazionale e internazionale, realizzando un significativo intreccio tra arte concettuale e teatro&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Sono in scena da poco pi\u00f9 di quattro anni e la loro impronta innovatrice ha rivoluzionato e smosso un ambiente teatrale contemporaneo che ha bisogno di linfa vitale continua in un momento comunque sia abbastanza pieno di fermento Made in Italy. Questo per merito di compagnie come Pathosformel, che non hanno paura della sperimentazione e del confronto, in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 multimediale e, nonostante questo, attenta e critica nei confronti di opere mascherate magari da tecnologia drammaturgica. Daniel, Francesca e Paola eseguono opere d&#8217;arte funamboliche dislocate senza nessun problema sopra un palco o in una stanza, dove scena e platea, installazione e fruitore respirano insieme, in cui la vista si fa teatro e il suono si fa opera.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Nulla da invidiare alle progettazioni teatrali di un Aleksei Krucenick o ad un&#8217;opera di un Malevic,<\/span> quando la timidezza delle ossa si scopre a poco a poco svelando abilit\u00e0 sceniche e fisiche, permettendo immaginazioni personali, training sospesi, sintonie ed &#8220;equazioni algebriche danzate&#8221;. Un rilassamento che il colore bianco ci costringe ad amare, quando l&#8217;assenza del corpo \u00e8 una marcia in pi\u00f9 e dove assistiamo ad una sorta di parto naturale; performance oculata, acrobatismo palpabile, delicatezza sfrontata. Eleganza che in Volta si fa strada e sparisce contemporaneamente con lo sciogliersi della cera, materiale nudo ed effimero, plasmabile e spiritualmente erotico. La mise en sc\u00e8ne non \u00e8 pi\u00f9 tradizionale o per lo meno si dilegua in strade alternative assaporando ancora quella materialit\u00e0 tipica di un certo <span class=\"testoscuro\">Joseph Beuys o di una certa Marina Abramovic<\/span>. Siamo dinanzi ad una nuova estetica teatrale, nuova poetica che va a braccetto con scultura e suono, con performance e coreografia, scenografia dell&#8217;invenzione cosmopolita.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Se l&#8217;elemento centrale del teatro \u00e8 la presenza dello spettatore, in Pathosformel il <em>quibus <\/em>\u00e8 caratterizzato dalla capacit\u00e0 forse inconsapevole di aver saputo avvicinare una generazione di fruitori dai pi\u00f9 disparati angoli culturali e sociali del nostro Paese nonch\u00e9 d&#8217;Europa; un fulcro importante per migliaia di appassionati e operatori del settore che sentono il richiamo di questo collettivo nato a Venezia, capaci di &#8220;pellegrinare&#8221; per tutta Italia e di riempire Festival e teatri a volte improvvisati come fan di cantanti che si assiepano allo stadio.<\/p>\n<p><strong class=\"testoscuro\">&#8220;La pi\u00f9 piccola distanza&#8221;<\/strong>, <span class=\"testoscuro\">opera presentata a l&#8217;Alboreto \u0096 Teatro Dimora di Mondaino nell&#8217;estate del 2008 per poi &#8220;decollare&#8221; tra gli altri a Dro e a Bruxelles<\/span>, \u00e8 l&#8217;ultima fatica rappresentata work in progress: cambiano i materiali e le visioni, la musica dal vivo ci immerge in un bar alle Folies-Berg\u00e8 ma rimangono soggettivit\u00e0 e libero arbitrio che possiamo decifrare o semplicemente sognare dietro lo scorrere ansimante dei quadrati sospesi. <em>&#8221; <\/em><em>Ognuno di questi quadrati su linee corrisponde ora ad una nota cantata, come segni di uno spartito <\/em><em>gregoriano passibile di continue modifiche. Tutto ci\u00f2 che sentiamo si manifesta nella presenza scorrevole delle forme sulle righe, tutto ci\u00f2 che vediamo apparire \u00e8 sorretto dalla propria voce corrispondente. Tra canto ed immagine si instaura una sincronia evidente e al tempo stesso ambigua. \u00c8 il movimento di questo spartito mutevole a generare la melodia o \u00e8 il canto ad essere guida di questi abitanti geometrici? \u00c8 il comportamento delle forme a dare vita alla liturgia, o l&#8217;intreccio di voci ad imporre la coreografia a quest&#8217;opera di danza senza spessore? <\/em>(Pathosformel)<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Il 19 Aprile i Pathosformel saranno presenti al Teatro Palladium di Roma<\/span>. A maggio prenderanno parte a due appuntamenti quali <span class=\"testoscuro\">Uovo Festival di Milano e Un altro Teatro 2009 a Forl\u00ec<\/span><em>. <\/em>Nel frattempo ho cercato di approfondire alcune tematiche relative la formazione, l&#8217;ideazione e la creazione artistica di questo giovane collettivo attraverso una breve intervista.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Chi sono stati Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucciero e Paola Villani? Chi sono attualmente?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Pathosformel<\/span> Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucciero e Paola Villani sono stati tre studenti dell&#8217;Universit\u00e0 IUAV di Venezia che si sono riuniti, alla fine del 2004, per costituire un progetto di lavoro denominato pathosformel, che indagasse attraverso opere proprie il limite tra teatro e performance. Proveniamo da citt\u00e0 diverse (Milano, Bologna e Parma) e da esperienze differenti che vanno da un&#8217;impronta pi\u00f9 teorica ad una pratica teatrale pi\u00f9 formata, ad un background pi\u00f9 tecnico.<\/p>\n<p>Abbiamo condiviso quelle che erano le specificit\u00e0 di ciascuno, sapendo di voler lavorare assieme senza un&#8217;idea preconcetta di teatro o una poetica chiara di riferimento. Ogni volta si \u00e8 trattato di costruire un nuovo modo di lavorare, di capire come affrontare le tecniche e confrontarsi con i linguaggi possibili. Ogni volta \u00e8 necessario confrontarsi artigianalmente con una materia nuova perch\u00e9 questa possa farsi corpo nella rappresentazione.<\/p>\n<p>Attualmente siamo persone che condividono la passione per questo lavoro e che lo portano avanti nel tentativo di riuscire a farne un&#8217;attivit\u00e0 consolidata. Lavoriamo insieme ma facciamo al tempo stesso altro, per necessit\u00e0 e per interesse. Sono rimaste le differenze e le specificit\u00e0 di ognuno, gli aspetti che probabilmente pi\u00f9 arricchiscono un progetto, e che creano i diversi apporti che confluiscono all&#8217;interno di ogni nuovo lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Mi piacerebbe sapere per\u00f2 se vi siete guardati intorno e cosa avete visto prima di far nascere questo progetto, se era gi\u00e0 dentro di voi o \u00e8 nato da altre necessit\u00e0, da altri interessi in corso.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Pathosformel<\/strong>:<\/span> L&#8217;incontro \u00e8 nato da un&#8217;affinit\u00e0 caratteriale prima ancora che da una visione comune sulla tipologia di lavoro che avremmo voluto affrontare. Sicuramente ci siamo guardati intorno, andando a vedere molte cose assieme: abbiamo avuto \u0096 cos\u00ec come abbiamo oggi &#8211; l&#8217;esigenza di vedere il pi\u00f9 possibile come, immaginiamo accada per la maggior parte delle persone che si confronta con la creazione. Ci siamo formati in comune all&#8217;universit\u00e0 e discutendo su tutto ci\u00f2 \u0096 e spesso non spettacoli teatrali \u0096 che abbiamo trovato attorno a noi.<\/p>\n<p>Nel mentre c&#8217;era un progetto dentro di noi di &#8220;fare qualcosa&#8221;, ancora non troppo limpido; sono state le circostanze della vita a Venezia e gli interessi di ognuno di noi che hanno determinato poi le modalit\u00e0 con cui abbiamo iniziato a lavorare e i lavori stessi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: &#8220;La timidezza delle ossa&#8221;. Raccontatemi perch\u00e9 nasce e come. E se rispecchia secondo voi l&#8217;inizio di un percorso alternativo o comunque originale all&#8217;interno del teatro contemporaneo.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Pathosformel<\/strong>:<\/span><em> La timidezza delle ossa <\/em> nasce a lato di una riflessione teorica: siamo soliti considerare la performance e lo spettacolo dal vivo come arti dell&#8217;immediatezza, ovvero dell&#8217;assenza di qualsiasi medium materiale \u0096 come potrebbero essere la tela per la pittura o la pellicola per il cinema- frapposto tra l&#8217;occhio dell&#8217;osservatore e il corpo dell&#8217;attore. L&#8217;idea era da un lato riflettere su questa immediatezza, negarla per negare la scontatezza della visibilit\u00e0 del corpo in scena. Il corpo al contrario va indagato, scoperto, ritrovato e abbandonato. La sua presenza davanti al pubblico non era pi\u00f9 per noi l&#8217;elemento base a partire dal quale costruire il resto, ma il nucleo stesso che va messo in discussione.<\/p>\n<p>Al tempo stesso a quest&#8217;opera si legava un percorso teorico legato alla defigurazione, a quelle tecniche artistiche che rendono incerta la figura, che applicano dei segni che &#8211; cancellando l&#8217;interezza della forma &#8211; le donano una nuova potenza: la figura potr\u00e0 essere completata da ogni singolo osservatore in maniera differente ed \u00e8 come se possedesse gi\u00e0 in s\u00e9 la potenza di diventare tutte queste forme, L&#8217;idea dello spettacolo era quindi quella di velare il corpo non per nasconderlo ma per permettere che emergesse in maniera nuova ogni volta e che ogni volta fosse ricostruito da colui che guarda, in maniera anatomica o fantasiosa. Il progetto in questo senso \u00e8 per noi l&#8217;inizio di un percorso di delega o totale fiducia nell&#8217;immaginazione dello spettatore. Si tratta di donare dei semplici indizi che possono essere presi per quello che sono o completati all&#8217;interno di una sorta di narrazione.<\/p>\n<p>Se ne <em>La timidezza delle ossa <\/em> offrivamo un corpo per punti che andasse completato idealmente e ricostruito nella sua interezza, in seguito ne <span class=\"testoscuro\">&#8220;La pi\u00f9 piccola distanza&#8221; <\/span> abbiamo costruito un sistema geometrico-musicale all&#8217;interno del quale ogni spettatore potesse ritrovare una propria intima struttura astratta o narrativa. Sono quadrati che scorrono in due direzioni, eppure per noi rappresentano esattamente questo strumento di delega che permette forse a ogni spettatore di ritrovare nelle solitudine o negli incontri delle forme un vissuto differente o una totale astrazione musicale in cui \u00e8 lecito abbandonarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Che significato ha il corpo in &#8220;Volta&#8221;? Che ruolo ha qui la metamorfosi?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Pathosformel<\/strong>: <\/span><em>Volta <\/em> nasce parallelamente a <em>La timidezza delle ossa <\/em>, sempre all&#8217;interno di questa riflessione che stavamo portando avanti sul rapporto tra immagine del corpo e supporto della rappresentazione. Se ne <em>La timidezza delle ossa <\/em> la tela era il supporto \u0096 quasi classico \u0096 che permetteva la presentazione dell&#8217;immagine del corpo, qua abbiamo scelto di portare avanti la problematica.<\/p>\n<p>Lo spazio \u00e8 completamente buio e i corpi sono completamente coperti di nero e quindi invisibili o visibili unicamente negli arti ricoperti da una strato di cera bianca. Il gioco \u00e8 ambiguo: da un lato la cera \u00e8 il supporto che rende visibile il corpo, dall&#8217;altro \u00e8 il corpo stesso ad essere supporto per la cera. Sono corpi di cera, forzatamente provvisori e fragili, che si uniscono e si separano creando figure umane non per forza riconoscibili.<\/p>\n<p>La metamorfos\u00ec \u00e8 inevitabile in questo lavoro: c&#8217;\u00e8 una componente volontaria ed una propria del materiale. La cera \u00e8 un materiale organico e per forza di cose, dal principio, comincia a sciogliersi e frantumarsi annullando progressivamente la percentuale di visibilit\u00e0 del corpo. \u00c8 uno sparire per frammenti; scaglie che ritroviamo alla fine in terra, come una costellazione nata all&#8217;evaporazione del corpo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Siete stati scelti per la prima trance del progetto Fies Factory One, insieme ad altre quattro giovai realt\u00e0 artistiche quali Sonia Brunelli, Teodora Castellucci, Francesca Grilli e Teatro Sotterraneo. Come vivete e quali benefici ha portato questa esperienza creativa a stretto contatto con altre modalit\u00e0 di lavoro ed altre cifre stilistiche nella residenza di Dro?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Pathosformel<\/strong>: <\/span>Fies Factory One rappresenta sicuramente un&#8217;opportunit\u00e0 ed un sostegno che mai avremmo immaginato prima. Innanzitutto ha previsto un finanziamento triennale e non relativo ad un singolo progetto, il che ha permesso di pianificare in maniera pi\u00f9 completa i tempi a disposizione per una produzione: permette all&#8217;oggi di sviluppare un progetto in maniera articolata e prendersi il tempo di ricerca necessario alla produzione successiva.<\/p>\n<p>Inoltre il rapporto con gli altri artisti selezionati \u00e8 stato per noi particolarmente interessante. Partendo da analogie e differenze evidenti alla base (c&#8217;\u00e8 chi viene dal teatro e chi dalla danza o dalle arti visive e al tempo stesso nessuno \u00e8 forse iscritto in un unico luogo), il confronto nei periodi di residenza comune e le sporadiche ma importantissime collaborazioni \u0096 ad esempio in occasione dell&#8217;evento di Ottobre 2008 in occasione del primo anno di nascita della Factory \u0096 hanno permesso al lavoro stesso di arricchirsi di una visione che altrimenti difficilmente avremmo trovato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: I vostri lavori si sono imposti nel panorama artistico anche per la loro personalissima ed originale presenza scenica e per l&#8217;uso di soluzioni tecniche e spaziali alquanto innovative. Come \u00e8 avvenuto il passaggio creativo dai lavori precedenti verso &#8220;La pi\u00f9 piccola distanza&#8221; e perch\u00e9 ora una sorta di &#8220;concerto senza corpo&#8221; ci fa immaginare altro che dei quadrati in movimento?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Pathosformel<\/strong>: <\/span> Il passaggio verso <em>La pi\u00f9 piccola distanza <\/em> \u00e8 stato per noi abbastanza immediato: eravamo interessati a proseguire nel segno della ricerca precedente, pur distaccandoci dal tipo di immagine che avevamo messo in scena con i primi lavori. Volevamo continuare a creare un sistema che mettesse in gioco l&#8217;immaginazione stessa dello spettatore, che permettesse di completare in infinite maniere un sistema di segni astratti carico di un vissuto umano.<\/p>\n<p>Nel caso di questo lavoro, non eravamo tuttavia interessati a lavorare su una ricostruzione anatomica del corpo, quanto invece ad uno studio sul movimento che potesse essere tradotto nelle intenzioni e nelle relazioni che guidano gli spostamenti umani. Per questa ragione abbiamo ragionato sull&#8217;idea di un pentagramma in movimento, un sistema di segni in cui ogni elemento si muove secondo una propria velocit\u00e0 e che, attraverso questi scarti e rallentamenti, entra forzatamente in un qualche tipo di relazione con le forme contigue.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il <span class=\"testoscuro\">&#8220;Concerto per harmonium e citt\u00e0&#8221;, <\/span> nasce sulla scia di questa ricerca e come costola di questo primo spettacolo. Avevamo ancora bisogno di indagare il rapporto tra musica e geometrie comportamentali e in questo caso abbiamo deciso di mettere in relazione la lettura della musica ad una vera e propria mappa geografica di una citt\u00e0 ideale. Una cartografia in movimento che viene suonata dal vivo nel mentre del suo formarsi e disfarsi: \u00e8 come se ogni percorso urbano tracciasse sulla carta una linea e al tempo stesso fosse accompagnato da una nota che \u0096 insieme alle centinaia di percorsi che incontriamo ogni giorno \u0096 creasse la musica.<\/p>\n<p>La scelta della carta geografica \u00e8 diventata cos\u00ec per noi molto significativa, quasi un manifesto, perch\u00e8 in essa abbiamo trovato quel sistema ibrido, in equilibrio tra il segno astratto e il riferimento al mondo reale, che costantemente abbiamo ricercato.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.pathosformel.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.pathosformel.org<\/a><\/p>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/pathosformel\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.myspace.com\/pathosformel<\/a><\/strong>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 Gennaio 2009 . I Pathosformel ricevono il premio speciale UBU 2008 con la seguente motivazione: &#8216;giovane compagnia tesa a un teatro astratto e fisico da perseguire con un segno gi\u0088 distinto e stratificato, che fa della ricerca sulla materia e sul corpo un punto di partenza per restituire una teatralit\u0088 visionaria, frammentata, decostruita, di grande fascino, entrata in modo dirompente nella scena nazionale e internazionale, realizzando un significativo intreccio tra arte concettuale e teatro&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":27167,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,196],"tags":[53,63],"class_list":["post-10531","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-043","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Febbre Pathosformel &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-043\/febbre-pathosformel\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Febbre Pathosformel &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]26 January 2009. Pathosformel received the special prize UBU 2008 with the following award : &#039;young company aiming at an abstract and physical theatre to be pursued with an already distinct and layered sign, by which the research on material and form is the starting point to evoke a fragmented and deconstructed visionary theatricality of great charm, which exploded in the national and international scene, achieving a significant relationship between conceptual art and theatre.&#039;[:it]26 Gennaio 2009 . I Pathosformel ricevono il premio speciale UBU 2008 con la seguente motivazione: &#039;giovane compagnia tesa a un teatro astratto e fisico da perseguire con un segno gi\u0088 distinto e stratificato, che fa della ricerca sulla materia e sul corpo un punto di partenza per restituire una teatralit\u0088 visionaria, frammentata, decostruita, di grande fascino, entrata in modo dirompente nella scena nazionale e internazionale, realizzando un significativo intreccio tra arte concettuale e teatro&#039;. 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