{"id":10529,"date":"2009-04-02T12:00:00","date_gmt":"2009-04-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-043\/vittore-baroni-from-mail-art-to-web-2-0\/"},"modified":"2020-10-28T10:06:51","modified_gmt":"2020-10-28T09:06:51","slug":"vittore-baroni-from-mail-art-to-web-2-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/vittore-baroni-from-mail-art-to-web-2-0\/","title":{"rendered":"Vittore Baroni: Dalla Mail Art Al Web 2.0"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">Vittore Baroni<\/span> \u00e8 nato nel 1956 a Forte dei Marmi, vive e lavora a Viareggio. Critico musicale e indagatore delle controculture, \u00e8 da tre decenni uno dei pi\u00f9 attivi operatori nel circuito planetario della mail art.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">Dal 1978 promuove mostre, eventi, pubblicazioni e progetti collettivi sulla Networking Art e le culture di rete che hanno anticipato Internet<\/span>. Si \u00e8 occupato assiduamente anche di poesia visiva e sonora, street art e fumetto. Ho incontrato Vittore a Viareggio, nella sua casa di Via Cesare Battisti, un pozzo delle meraviglie per tutti coloro interessati alle dinamiche di rete e di corrispondenza creativa, dato che raccoglie centinaia di materiali, buste, francobolli, dischi e opere di progetti collettivi accumulati in trenta anni di scambi postali.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo passato un bel pomeriggio, circondati dalle sorprese celate nel suo archivio che spesso rivivono per intrattenere piacevolmente i tanti ospiti che fanno visita a Vittore e alla sua famiglia (gatto e coniglio compresi) e abbiamo riflettuto sulle dinamiche attuali di social networking, rapportandole alle esperienze artistiche e alle pratiche di rete dei decenni passati.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Pensi che le piattaforme di networking definite con il termine Web 2.0 (Facebook, YouTube, MySpace, ecc.) costituiscano un&#8217;opportunit\u00e0 importante per avvicinare le nuove generazioni al concetto di network o rappresentino lo specchio di un&#8217;involuzione nelle pratiche di rete? Cosa significa a tuo parere \u0084fare rete&#8221; oggi?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Vittore Baroni<\/strong>: <\/span> Credo che prima di tutto non possiamo fare altro che accettare il fatto che si \u00e8 creata una nuova generazione di social network, nell&#8217;ottica di un&#8217;evoluzione costante degli strumenti tecnologici e comunicativi. Facendo una ricerca appare evidente che non esistono solo i social network pi\u00f9 conosciuti, ma \u00e8 un fenomeno talmente vasto che \u00e8 sicuramente difficile dare un giudizio di valore e considerarli pi\u00f9 o meno positivi rispetto alle pratiche di networking pi\u00f9 &#8220;tradizionali&#8221;. Semplificando un po&#8217;, credo che la presenza di questi strumenti sia utile; ci\u00f2 che diventa determinante \u00e8 capire come utilizzarli e a quali scopi. Lo stesso Ray Johnson, noto come &#8220;padre&#8221; della mail art, nelle sua attivit\u00e0 di networking in realt\u00e0 non utilizzava solo la posta, ma anche ad esempio il telefono, oppure incontri fisici di gruppi di persone in base a particolari strategie. Il networker \u00e8 una persona che non si chiude nel suo studio per fare la sua arte, ma ha come primario obiettivo quello di costruire delle reti e di comunicare con gli altri. \u00c8 lo stesso atto di comunicare che diventa l&#8217;opera d&#8217;arte.<\/p>\n<p>Trovo molto utile che ci siano milioni di persone che cominciano ad approcciare il tema del networking mettendosi in connessione fra di loro. Del resto mi pare ovvio che i social netwok che hanno e avranno pi\u00f9 successo sono quelli in cui le persone trovano una certa utilit\u00e0 pratica. Prima ancora che esistesse Internet, facevo parte di circuiti di musica e di collezionismo musicale, e questo network aveva gi\u00e0 assunto dimensioni mondiali. Internet, con tutte le sue filiazioni definite col termine web 2.0, \u00e8 uno strumento di enorme potenzialit\u00e0 ma che, sembra impossibile, ancora non siamo in grado di usare appieno. Ogni volta che mi imbatto in progetti creativi di tipo collettivo online, mi sorprendo a constatare che il risultato ottenuto \u00e8 spesso minore in termini di networking di quello che si riusciva ad ottenere con l&#8217;arte postale mediante un semplice francobollo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Ci sono stati decenni di controcultura e lotte politiche, durante i quali il mezzo di comunicazione pi\u00f9 usato era il semplice strumento del &#8220;ciclostile&#8221;. Il volantino che si dava in mano alla gente, durante il &#8217;68 (che poi in Italia era il &#8217;69), le fanzine o punkzine dell&#8217;epoca del punk, creavano un&#8217;azione efficace e dirompente in certi circuiti. Tale processo grazie a Internet dovrebbe essere ancora pi\u00f9 esponenziale, perch\u00e8 diretto a un pubblico allargato. Ma ancora non credo che sappiamo utilizzare lo strumento in maniera adeguata. Forse dovremo aspettare il web 3.0? Ci si rende conto che molte delle reti peer-2-peer sono ancora usate in larga parte solo per scambiare materiale pornografico; gran parte della popolazione mondiale \u00e8 soggetta al <em>digital divide <\/em> e a problemi di prima sopravvivenza; altri sembrano preferire una concezione della vita &#8220;individual&#8221; piuttosto che &#8220;social&#8221;; non credo che siamo gi\u00e0 approdati a un punto di arrivo e a una totale maturazione delle pratiche di rete, nonostante molti pensano il contrario.<\/span><\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che, come negli anni Sessanta si arrivava a tirature di centinaia di migliaia di copie di riviste indipendenti, oggi si possano sviluppare nuove forme di social network pi\u00f9 elastiche e che favoriscano realmente il lavoro creativo. Di solito gli \u0084inventori&#8221; di queste piattaforme sono ragazzi molto giovani che iniziano quasi per gioco, e questo \u00e8 positivo. Siamo ancora in una fase molto immatura: stare su Facebook \u00e8 come andare in una piazza ad ascoltare il chiacchiericcio, con qualcuno che ogni tanto urla pi\u00f9 forte. Ma la struttura stessa di network non \u00e8 pensata per creare un dialogo costruttivo. Se un domani avranno successo social network congegnati in modo meno rigido e restrittivo, senz&#8217;altro sar\u00e0 un passo avanti e forse potr\u00e0 anche prendere corpo un nuovo discorso controculturale. In passato queste pratiche sono emerse perch\u00e8 il \u0084teatrino dello spettacolo&#8221; era cos\u00ec ristretto che il contenuto sovversivo poteva assumere evidenza e rimbalzare velocemente. Oggi siamo saturati dai dati e dalle voci. Da un lato \u00e8 positivo, ma dall&#8217;altro il messaggio si diluisce e non si sa pi\u00f9 come intervenire attivamente.<\/p>\n<p>Perch\u00e8 una realt\u00e0 come <span class=\"testoscuro\">Luther Blissett <\/span>ha avuto senso negli anni Novanta? Perch\u00e8 ci siamo accorti che mancava una mitologia di certe attitudini e modi di pensare, mancava quello che Franco Battiato definisce &#8220;un centro di gravit\u00e0 permanente&#8221;. Un tempo si andava a vedere grandi concerti alla Woodstock e sul palco c&#8217;erano persone \u0084mitologiche&#8221; di riferimento che fungevano da parafulmine e diffusore delle energie. Oggi nelle dinamiche di rete abbiamo un&#8217;esplosione di artificiosa democrazia e parit\u00e0, che crea una totale opacit\u00e0; il discorso delle responsabilit\u00e0 individuali tende a sbriciolarsi in una massa indifferenziata di dati frammentari. Un tempo personaggi come John Lennon creavano un brano musicale che aveva senso perch\u00e8 realizzato da lui, ma anche perch\u00e9 percepito da un pubblico che contribuiva a diffonderlo e veicolare un immaginario. Se poi un suo pezzo come \u0084Give Peace a Chance&#8221; veniva cantato da milioni di persone in piazza durante una manifestazione, si attuava un circuito virtuoso in cui erano inclusi sia l&#8217;artista che il pubblico. Nella frenesia di parit\u00e0 del web 2.0 i pi\u00f9 soddisfatti sono sicuramente coloro che detengono il potere, perch\u00e9 di fatto le problematiche rimangono inalterate ma le persone hanno l&#8217;illusione che esista una piena libert\u00e0 e la possibilit\u00e0 per tutti di diventare star per 15 minuti. Definirei gli attuali social networks come il reality show per tutti. Si tratta ora di trasformare il reality show in programma culturale (che non \u00e8 impresa da poco!).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Mi chiedo se il network della mail art e le pratiche di rete che si sono ispirate a questo, ma ancora prima all&#8217;esperienza di Fluxus, possano trovare spazio nell&#8217;attuale generazione dei network sociali. Penso al fatto che gli stessi mailartisti e networker possano utilizzare i social networks come un territorio di critica artistica. Credi che queste pratiche di rete siano reversibili o incommensurabili?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Vittore Baroni<\/strong>: <\/span> La nascita della mail art ha coinciso con la diffusione del mezzo postale in diversi circoli, come quello della New York Correspondence School di Ray Johnson, ma anche quello dei poeti visivi nei paesi del Sud America, o altri artisti all&#8217;interno della Cortina di ferro. La genesi \u00e8 coincisa con un&#8217;esigenza pratica: l&#8217;idea di mettersi in connessione nel modo pi\u00f9 semplice e funzionale possibile. <span class=\"testoscuro\">George Maciunas<\/span> aveva capito che esisteva un network di persone che condividevano obiettivi artistici e creativi, ma si trovavano in Europa, in America o Giappone. Non a caso <span class=\"testoscuro\">Fluxus \u00e8 nato attraverso un Festival in Germania<\/span>, intessendo una rete via posta e telefono fra diversi individui con comuni interessi. Dietro a Fluxus c&#8217;\u00e8 un&#8217;intensa attivit\u00e0 di corrispondenza epistolare. Allo stesso modo, <span class=\"testoscuro\">Ray Johnson<\/span> ha trovato nella posta e nel telefono i mezzi pi\u00f9 efficaci ed economici per creare il proprio network artistico, ma se fosse ancora vivo oggi probabilmente utilizzerebbe anche Internet.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la vera essenza primaria della mail art non era il fatto di &#8220;usare la posta&#8221;, ma quello di avviare progetti di condivisione. Non esiste, da parte di chi pratica la mail art, un attaccamento feticistico e assoluto al mezzo postale, cos\u00ec come non c&#8217;\u00e8 un rifiuto a priori di diversi mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie. Anzi, il computer si \u00e8 rivelato fin da subito utilissimo per catalogare archivi, per gestire grandi indirizzari, per impaginare e stampare in proprio fogli di francobolli e molto altro. Svariati artisti postali, come<span class=\"testoscuro\"> Piermario Ciani,<\/span> hanno cominciato usando il Commodore 64, i primi computer, il fax, cercando di imparare i primi linguaggi di programmazione, innanzitutto per lo scopo di comunicare. C&#8217;\u00e8 anche chi ha cercato di avviare sistemi postali &#8220;alternativi&#8221; per la corrispondenza artistica, come<span class=\"testoscuro\"> Ulises Carrion e Peter Kuestermann. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Quando si \u00e8 diffuso l&#8217;uso del computer, molti mailartisti hanno cominciato ad utilizzare la posta elettronica simultaneamente a quella tradizionale, non rinunciando del tutto al piacere del manufatto &#8220;fisico&#8221;, ma servendosi delle pi\u00f9 rapide e-mail per la diffusione di inviti, le comunicazioni quotidiane, ecc. La mail art \u00e8 una pratica artistica non remunerativa e non commerciale, ma pu\u00f2 risultare molto dispendiosa, se si comincia a corrispondere con centinaia di persone. Il naturale ricambio generazionale sta sempre pi\u00f9 spostando l&#8217;ago della bilancia verso modalit\u00e0 di comunicazione elettroniche.<\/p>\n<p>Rispondendo alla tua domanda credo che queste pratiche siano reversibili, nel limite in cui in certi Paesi il computer \u00e8 diventato il mezzo di comunicazione pi\u00f9 diffuso. Ma per mailartisti in Africa o in Cina il computer \u00e8 ancora un mezzo costoso e quindi chiaramente la posta viene utilizzata ancora diffusamente. Nei progetti degli ultimi anni, ho cercato di veicolare gli inviti a progetti di mail art non solo via posta, ma anche via Internet. Cos\u00ec ho potuto vedere quanti partecipanti potevo coinvolgere attraverso i diversi canali di comunicazione. Nel 2008 ho curato un progetto sul libro d&#8217;artista, basato sul tema dell&#8217;Utopia, veicolando l&#8217;invito anche attraverso vari siti d&#8217;arte, come quelli dedicati ai continuatori di Fluxus, ai creatori di stickers o all&#8217;arte di strada. L&#8217;invito era aperto a tutti ed \u00e8 rimbalzato in parecchi siti e blog, col rischio di ricevere un numero di lavori ingestibile. Ho ricevuto in tutto 170 libri d&#8217;artista da 26 Paesi diversi. Di questi, circa due terzi provenivano dal circuito della mail art che mi sono costruito in trent&#8217;anni di scambi. Non pi\u00f9 di una cinquantina venivano da autori che avevano reperito l&#8217;invito su Internet.<\/p>\n<p>Il popolo della rete non ha familiarit\u00e0 con il meccanismo della mail art e forse non crede possibile il fatto che tutti possono partecipare ad un progetto e tutti ricevono una documentazione gratuita. Magari pensano ci sia sotto un qualche trucco. Fatto \u00e8 che sussiste una strana discrepanza fra il networking \u0084analogico&#8221; e quello digitale. Ho partecipato a diversi progetti creativi sul web, concepiti con una struttura simile ad un progetto di mail art, e mi sono reso conto che il numero dei partecipanti era notevolmente ridotto rispetto alle potenzialit\u00e0 di Internet. Per creare networking nel digitale, ci vuole una dose di impegno paradossalmente maggiore, nonostante gli utenti siano potenzialmente molto pi\u00f9 numerosi. La gente si abitua al fatto che i progetti sul web sono di fruizione rapida e immediata, il linguaggio di Internet \u00e8 velocissimo e intuitivo. Partecipare a un progetto di rete in Internet pu\u00f2 ridursi a volte al fatto di inviare una battuta, un&#8217;immagine gi\u00e0 pronta. Per la mail art occorrono tempi di preparazione e di risposta pi\u00f9 lenti e personalizzati, ma le persone sembrano pi\u00f9 predisposte a utilizzare creativamente il proprio tempo, anche in ragione dei lavori che riceveranno in cambio nella buca delle lettere. La mail art \u00e8 comunicazione ma \u00e8 al tempo stesso <em>un dono <\/em>, un potlatch. La rapidit\u00e0 di Internet porta spesso ad un indebolimento del contenuto e del messaggio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Come ti spieghi allora la diffusione dei progetti di net art degli anni Novanta?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Vittore Baroni<\/strong>: <\/span> Riflettendo sulla net art, quando vado alle varie Biennali o fruisco i progetti in rete, ho l&#8217;impressione che tali piattaforme di condivisione, spesso concettualmente innovative e ben architettate, siano in realt\u00e0 utilizzate da pochissimi nel corso del tempo. Mi ricorda un po&#8217; l&#8217;arte concettuale: vicino a grandi enunciazioni, l&#8217;opera in s\u00e9 appariva spesso acerba. Il pi\u00f9 delle volte le opere di net art dopo il primo momento di entusiasmo non hanno un futuro di rete, ci si inventa dei bei \u0084giochi&#8221; che rimangono congelati nella fase enunciativa. Sono poco utilizzati da un pubblico ampio e fanno (forse) solo fare bella figura al net artista, o chi per lui, che ha creato l&#8217;opera e l&#8217;ha esposta in qualche rassegna. Il lavoro resta nella storia della net art, ma \u00e8 molto povero nel suo uso sociale, anche perch\u00e8 diventa velocemente obsoleto e in rete non si trova pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dal mio punto di vista la net art resta una pratica piuttosto elitaria, diffusa dall&#8217;industria della cultura che deve continuare a produrre cataloghi e a costruire capitale immaginario. Sono quasi contento del fatto che la mail art \u00e8 stata cos\u00ec poco storicizzata e studiata. Forse vale veramente poco, o forse c&#8217;\u00e8 qualcosa di scomodo nella sua \u0084apertura&#8221; e \u0084gratuit\u00e0&#8221;, nel suo puntare il dito alle nudit\u00e0 regali, per cui \u00e8 meglio non parlarne troppo&#8230; La somma di arte + Internet dovrebbe far scaturire, sulla carta, progetti realmente rivoluzionari, che tardano per\u00f2 a concretizzarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Del resto, se prendiamo ad esempio il campo della musica generativa via computer, sono almeno trent&#8217;anni che artisti del calibro di Brian Eno si cimentano con esperimenti di musica robotica, senza aver prodotto alcun capolavoro. Ci siamo abituati ad un mondo che viaggia a velocit\u00e0 sempre pi\u00f9 vertiginosa, ma forse i paradigmi culturali hanno tempi di gestazione che non collimano con la nostra fretta di consumatori. Fin da adolescente sono stato totalmente affascinato da movimenti artistici e fenomeni culturali d&#8217;opposizione, dal Dadaismo a Fluxus, dalla Beat Generation agli hippies, portatori di un fertile immaginario e di idee forti per un cambiamento nella vita reale, capaci di lasciarti veramente qualcosa dentro. Negli anni recenti del Postmoderno, che spero stiano volgendo al termine, abbiamo invece preso elementi della modernit\u00e0 e ci siamo limitati a ricombinarli, senza andare veramente oltre (post), senza aprirci ad una nuova dimensione dell&#8217;arte grazie anche alle pratiche di rete.<\/p>\n<p>Forse le pratiche di hacking o net art non hanno ancora trovato il modo di lasciare un reale \u0084dono&#8221; a chi le utilizza. Quando da ragazzino mi procuravo riviste underground inviando qualche dollaro chiuso in busta a New York e sperando che qualcosa mi tornasse indietro, l&#8217;esperienza mi arricchiva, quei materiali mi provocavano dei veri e propri shock culturali. Fino a che non riusciremo a creare un immaginario altrettanto forte tramite i media attuali, la conclusione sar\u00e0 sempre qualcosa sul tipo di FaceBook. Tante persone messe insieme, ma che si scambiano contenuti poveri e superficiali.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Forse ci\u00f2 che manca nel web 2.0, che invece era proprio della mail art, \u00e8 il fatto di creare uno scambio \u0084reale&#8221; e generare una critica del medium stesso. Magari si dovrebbero creare delle strategie per avvicinare gli utenti dei social network alle forme pi\u00f9 \u0084tradizionali&#8221; di networking?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Vittore Baroni<\/strong>: <\/span> Beh, sarebbe perlomeno curioso un retro-front dalle pagine dei blog alle fanzine spedite per posta&#8230; In realt\u00e0 la fase \u0084storica&#8221; della mail art si \u00e8 a mio avviso gi\u00e0 compiuta da almeno un decennio, la mail art ha svolto la sua funzione e non si pu\u00f2 tornare a ripercorrere le stesse strade. Ma la mail art pu\u00f2 essere utilissima come memoria storica, insieme alle precedenti forme di networking analogico. Quello che si dovrebbe favorire in questo momento \u00e8 un&#8217;attenta analisi e studio del passato del networking, le sue tante piccole trame spesso nascoste, che potrebbero fornire utili consigli a chi lavora col computer oggi. \u00c8<span class=\"testoscuro\"> il caso degli oltre quaranta anni di storia della mail art, al cui interno e dal cui humus si sono sviluppati fenomeni che pochi conoscono, di cui il Neoismo, i Nomi Multipli, il Plagiarismo, l&#8217;Impossibilismo, Trax, il Luther Blissett Project, rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg<\/span>. Bisognerebbe avere la pazienza e curiosit\u00e0 di studiare pi\u00f9 a fondo le origini del networking artistico, prendendo spunto da quei pochi critici e autori che hanno avviato una riflessione teorica sull&#8217;argomento (<span class=\"testoscuro\">Chuck Welch, John Held, Craig Saper, senza dimenticare il tuo libro sulla Networking Art<\/span>), sia per evitare di continuare a riscoprire l&#8217;acqua calda che per cercare di comprendere come sviluppare anche nelle reti digitali meccanismi di condivisione meno superficiali e meno legati a logiche commerciali.<\/p>\n<p>Spero che in un non lontano futuro piattaforme come MySpace o Second Life, dove si \u00e8 ingabbiati in strutture e comportamenti obbligati &#8211; personalmente vi percepisco una sensazione quasi da \u0084campo di concentramento&#8221; &#8211; lascino il posto a realt\u00e0 in cui ci si possa trovare veramente a proprio agio. Esperienze pi\u00f9 affini in spirito alla mail art sono invece ad esempio i Flash mob, che usano il web per dar vita ad appuntamenti fisici, per vivere una seppur brevissima esperienza \u0084estetica&#8221; comune, un po&#8217; come avveniva nei Meeting organizzati da Ray Johnson. Si tratta, a mio parere, di scavalcare le distinzioni tra arte e non arte, tra identit\u00e0 personale e lavoro artistico, tra operatore ed opera, tra individualit\u00e0 e collettivo, tra incontro virtuale e fisico. Con alcuni amici sto cercando di muovermi in questa direzione, tramite un progetto che utilizza il web ma che necessita anche di interventi nella vita reale, pensato per coinvolgere anche chi non sa nulla di net art o di hacking o di arte in generale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Il progetto si chiama Luoghi Erranti e prevede l&#8217;esplorazione collettiva, su convocazione di singoli partecipanti, di luoghi concreti che ricoprono per questi un significato particolare, <\/span>come una porta verso la dimensione della memoria, del sogno, dell&#8217;utopia. Il primo incontro \u00e8 stato in cima al monte Borla, sulle Alpi Apuane, in un avvallamento naturale in cui la foresta si apre in una suggestiva visione circolare del cielo. Questi luoghi vengono documentati su un blog all&#8217;interno del social network Ning (<span class=\"testoscuro\">dove anche i mailartisti italiani hanno dato vita all&#8217;attivissimo snodo Dododad<\/span>a: <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/dododada.ning.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/dododada.ning.com\/<\/a>), andando poco per volta a costituire una sorta di mappa geo-psichica condivisa, dove ciascun aderente al progetto pu\u00f2 suggerire nuove situazioni d&#8217;incontro o visitare i \u0084luoghi erranti&#8221; gi\u00e0 segnalati da altri.<\/p>\n<p>I social network \u0084creativi&#8221; dovrebbero essere fruibili da chiunque, non solo da chi dispone di conoscenze specifiche in ambito artistico. Luther Blissett \u00e8 nato in questo modo, come un&#8217;icona \u0084pubblica&#8221; di cui chiunque si poteva impadronire, priva di una caratterizzazione specifica al mondo dell&#8217;arte. Secondo me potr\u00e0 affermarsi una nuova generazione di artisti\/networker solo quando la gente inizier\u00e0 a provare un vero piacere nel prendere parte ai diversi progetti, quando vi trover\u00e0 un motivo di arricchimento personale. Bisogna avere qualcosa di costruttivo da scambiare e condividere. Non \u00e8 necessario nascondersi sempre dietro ai nickname per risultare efficaci, il fatto di mettersi assieme fisicamente senza barriere \u00e8 forse il vero obiettivo del fare rete. Quando si crea un&#8217;esperienza in cui ci ritroviamo solo tra di noi addetti ai lavori, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Pur contrapponendomi alla logica dello star system, mi rendo sempre pi\u00f9 conto che oggi mancano delle \u0084figure di riferimento&#8221; che servono da catalizzatori, per coagulare assieme le forze.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Tatiana Bazzichelli<\/strong>: Nei social network non crei tu la piattaforma, ma ti trovi a casa di qualcun&#8217;altro, cercando di arredarla come preferisci e per di pi\u00f9 producendo contenuti per terzi. Perch\u00e8 pensi che su Facebook oggi ci sono tanti utenti, nonostante la velocit\u00e0 e superficialit\u00e0 dello scambio, mentre prima nelle BBS ci si ritrovava sempre in pochi, anche se si condividevano utopie e immaginari?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Vittore Baroni<\/strong>: <\/span> Sicuramente perch\u00e9 la comunicazione in Facebook \u00e8 pi\u00f9 facile e allo stesso tempo perch\u00e9 tutti i social network permettono di raggiungere una condivisione integrata prima impossibile: con il cellulare si filma qualcosa e si mette su YouTube, poi si fa il link su Facebook. Tutto questo, ai tempi delle BBS, non era neppure immaginabile. Il procedimento \u00e8 piuttosto immediato e facile, ci si promuove facilmente e si raggiunge tanta gente con un click. Su Facebook tutti hanno la curiosit\u00e0 di sapere che fine ha fatto il vecchio compagno di scuola o la persona che non si vede pi\u00f9 da tempo, per passaparola il numero degli utenti \u00e8 rapidamente aumentato a dismisura. Uno si iscrive per curiosit\u00e0, poi ci rimane perch\u00e8 il chiacchiericcio fa compagnia o per una sorta di voyeurismo autorizzato, ma potrebbe anche essere un fuoco di paglia. Appena verr\u00e0 offerto un social network simile, ma un tantino pi\u00f9 utile e gradevole, gli utenti si sposteranno. Vedi quello che \u00e8 successo con MySpace. Aveva la funzione di Facebook, ma ora \u00e8 diventato pi\u00f9 che altro un obbligo per chi fa parte di un gruppo musicale e spesso sono le stesse case discografiche a creare la pagina ai propri artisti.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Ci sono molte idee di nuovi social network in incubazione, in attesa di aver successo o di essere abbandonati. Ad esempio, Arturo di Corinto ha progettato un ottimo network con lo scopo di monitorare tutti i politici italiani, di rendere realmente trasparente il dialogo tra elettori e politic<\/span>i. Il dubbio \u00e8 se il progetto sar\u00e0 in grado realmente di catturare l&#8217;interesse delle persone per farle partecipare, per far s\u00ec che sia possibile aggiornare regolarmente la piattaforma, verificare la veridicit\u00e0 delle informazioni, ecc. Forse un social network su un singolo politico sarebbe pi\u00f9 facilmente concretizzabile, dove sia i sostenitori che gli avversari possano confrontarsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/netart_tatianabazzichelli11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Wikipedia \u00e8 un buon esempio di piattaforma virtuosa, che funziona con l&#8217;apporto di tutti e a tutti fornisce un servizio utile. Il sistema funziona se tutti lo usano correttamente, partendo dalla concezione dell&#8217;open source, se lo senti almeno in parte tuo. In molti social network invece ti senti a disagio, hai la sensazione di essere solo un ospite temporaneo. Credo che nel momento in cui ci sentiremo davvero come a casa nostra, tranquilli e certi della possibilit\u00e0 di condividere un&#8217;esperienza con altri senza alcun Grande Fratello che ci alita sul collo, allora potremo parlare <em>veramente <\/em>di social networking.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vittore Baroni \u008f nato nel 1956 a Forte dei Marmi, vive e lavora a Viareggio. 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