{"id":10526,"date":"2009-04-02T12:00:00","date_gmt":"2009-04-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-043\/marc-didou-resonances\/"},"modified":"2020-10-28T10:06:19","modified_gmt":"2020-10-28T09:06:19","slug":"marc-didou-resonances","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/marc-didou-resonances\/","title":{"rendered":"Marc Didou: Risonanze"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Marmo, bronzo e legno coesistono con immagini riflesse: ci\u00f2 che appare come un monolite astratto rivela, inaspettatamente, un altro volto grazie a specchi concavi o convessi. <span class=\"testoscuro\">Il modo tutto originale di Marc Didou di unire l&#8217;antica arte della prospettiva anamorfica alla tecnologia medica contemporanea<\/span> costituisce un incontro fruttuoso tra arte e scienza, dove la risonanza magnetica, liberatasi dal laboratorio scientifico, si rende accessibile al pubblico sotto forma di sculture con cui interagire.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Marc Didou, affermato scultore bretone gi\u00e0 vincitore del premio Michetti nel 2005,<\/span> con al suo attivo diverse mostre personali e collettive sia in Italia che all&#8217;estero, dagli anni novanta utilizza la tomografia a risonanza magnetica (RMT) come un mezzo per ripensare la sua ricerca scultorea e per sperimentare con le tecnologie pi\u00f9 all&#8217;avanguardia. Sfruttando il principio fisico della risonanza magnetica nucleare e grazie a software e procedure di elaborazione dei dati, questa tecnologia genera immagini del corpo umano che vengono impiegate prevalentemente in ambito medico-diagnostico.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle immagini prodotte, la procedura della scansione stessa \u00e8 fondamentale per <span class=\"testoscuro\">Marc Didou che si \u00e8 sottoposto alla risonanza magnetica come soggetto sperimentale<\/span>. Immobile dentro lo scanner, con un piccolo specchio come unico punto di fuga verso l&#8217;esterno per ridurre la claustrofobia, il soggetto sperimentale \u00e8 esposto al suono ritmico prodotto dall&#8217;alternarsi degli impulsi a radio frequenze e i gradienti del campo magnetico. Non si tratta per Marc Didou di dare vita a una performance, ma di &#8216;sospendere&#8217; qualsiasi automatismo della sua mano. L&#8217;immobilit\u00e0 dentro lo scanner, infatti, permette all&#8217;artista di superare il clich\u00e9 dello scultore-demiurgo come unico creatore dell&#8217;opera, lasciando che la macchina stessa inizi a scolpire le lastre.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/ia_silviacasini02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Nell&#8217;opera di Marc Didou il legame tra risonanza magnetica e scultura divene percepibile a un livello sia materiale che concettuale. Le immagini digitali prodotte dalla RMT<\/span> diventano strati materiali, lo specchio presente nella RMT diventa lo specchio anamorfico, l&#8217;immobilit\u00e0 dell&#8217;artista che si sottopone alla risonanza diviene l&#8217;immobilit\u00e0 dello spettatore di fronte allo specchio anamorfico stesso, che obbliga ad occupare e mantenere un punto preciso nello spazio per riuscire ad afferrare l&#8217;immagine riflessa e quindi la scultura nella sua compiutezza. L&#8217;immaterialit\u00e0 del ritmo cadenzato della scansione si trasforma nella materialit\u00e0 delle sculture seriali realizzate con materiali tradizionali quali il ferro, il marmo, lavorati manualmente dall&#8217;artista.<\/p>\n<p>La propriet\u00e0 del magnete di attrarre metalli, che \u00e8 al cuore del funzionamento della RMT, proibisce di posizionare alcun oggetto metallico nelle vicinanza o all&#8217;interno della macchina. <span class=\"testoscuro\">Molte delle sculture di Marc Didou sono realizzate in metallo, come ad esempio la monumentale &#8220;Eco&#8221;, e giocano con la propriet\u00e0 del magnete di attrarre e al tempo stesso respingere lo spettatore<\/span>. Alcune volte il metallo usato \u00e8 il bronzo, altre \u00e8 il ferro: il ferro pu\u00f2 essere forgiato, il bronzo fuso. Nonostante le sue sculture sembrino statiche, a causa dei materiali utilizzati e delle proporzioni spesso notevoli, il lavoro di Didou \u00e8 sempre caratterizzato da <em>azioni <\/em> concrete: sdraiarsi immobile dentro lo scanner, ascoltare, scansionare, disegnare, forgiare, fondere, tagliare, ri-assemblare, creare riflessi attraverso specchi, e cos\u00ec via. L&#8217;artista compie queste azioni dal concepimento dell&#8217;opera all&#8217;interno dello scanner, sino al momento in cui il processo creativo stesso deve essere portato avanti dalla percezione dello spettatore<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Questa breve intervista, che verte soprattutto sull&#8217;influenza della risonanza magnetica nella pratica artistica di Marc Didou,<\/span> offre alcuni spunti utili sia alla comprensione del lavoro concettuale di questo scultore in continua evoluzione, che alle possibilit\u00e0 estetiche\/artistiche di alcune tecnologie mediche di ultima generazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/ia_silviacasini03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Silvia Casini<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Negli ultimi anni si assiste a collaborazioni sempre pi\u00f9 frequenti tra artisti e scienziati, grazie anche al supporto di istituzioni pubbliche e private (il modello della &#8216;artist in residence&#8217; per esempio, cos\u00ec popolare in Gran Bretagna). Lo scienziato sembra ricorrere all&#8217;artista per comunicare al pubblico i contenuti delle sue ricerche in modo accattivante dal punto di vista estetico, rendendo accessibili i contenuti astratti della scienza. L&#8217;artista ha accesso a strumenti tecnologici avanzati che gli permettono di testare nuovi percorsi. A mio parere, tuttavia, le opere d&#8217;arte frutto di queste collaborazioni sono spesso meramente funzionali alla comunicazione di contenuti scientifici, opere sprovviste della dimensione dell&#8217;ambiguit\u00e0, dimensione che, paradossalmente, si pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente trovare negli artefatti o nelle immagini della scienza prima che intervenga l&#8217;artista stesso. Qual \u00e8 a tuo avviso la ragione del fiorire di questo tipo di collaborazioni? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marc Didou<\/strong>:<\/span> Il principio della collaborazione \u00e8 diventato, anche nel mondo dell&#8217;arte, un modo abituale di lavorare che probabilmente incarna la fragilit\u00e0 dell&#8217;individuo nel fronteggiare le diverse e complesse tecnologie che ci circondano. Non sono assolutamente un uomo di scienza. Non so spiegare le ragioni che portano alcuni artisti a presentare il loro lavoro come scientifico, dal momento che, secondo me, arte e scienza sono due discipline completamente separate e che seguono percorsi diversi. Tuttavia, ho sempre pensato alla traiettoria dell&#8217;arte come a una evoluzione circolare o a spirale, mentre la scienza e la medicina si proiettano in avanti secondo una traiettoria molto pi\u00f9 lineare.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il motivo per cui credo sia difficile sviluppare una collaborazione reale che vada al di l\u00e0 di quello che tu descrivi, uno scambio reale dove l&#8217;arte possa esercitare un&#8217;influenza sulla scienza tanto quanto la scienza un&#8217;influenza sull&#8217;arte. Quando entro in contatto con scienziati, dottori, radiologi, non intendo dissolvere la mia attivit\u00e0 nella scienza, ma intendo semplicemente continuare il mio lavoro di scultore beneficiando di uno strumento che non mi appartiene.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/ia_silviacasini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Silvia Casini<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Per creare le tue sculture ti sei sottoposto alla scansione della RMT, il punto di partenza \u00e8 quindi il tuo corpo fisico, immobile dentro la struttura tubolare della macchina. Pensi che il fatto di usare il tuo corpo abbia influenzato l&#8217;elaborazione teorica dell&#8217;opera?Intendo dire, l&#8217;idea di partenza che avevi prima di sottoporti alla scansione \u00e8 cambiata in un momento successivo o durante la scansione stessa?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marc Didou<\/strong>:<\/span> Credo che iniziare un lavoro, un&#8217;opera, con un&#8217;idea molto precisa in mente, renda pi\u00f9 debole l&#8217;interesse nell&#8217;esecuzione dell&#8217;opera stessa. \u00c8 proprio per questa ragione che cerco sempre di lasciare il punto di partenza il pi\u00f9 aperto possibile. Rischi e cambiamenti improvvisi fanno parte del mestiere. Durante la scansione cerco di stare il pi\u00f9 immobile possibile per facilitare l&#8217;acquisizione e la lettura delle immagini prodotte, ma in seguito tutto diviene pi\u00f9 fluido. Idee e decisioni si accavallano l&#8217;una con l&#8217;altra, si scontrano e talvolta si cancellano reciprocamente.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Silvia Casini<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\"> I risultati prodotti dalla RMT sono definiti dagli scienziati non come rappresentazioni, ma come proiezioni statistiche di dati. Il pubblico non specialista, tuttavia, vede e interpreta questi stessi risultati come immagini che a loro volta possono contenere in s\u00e9 il rimando ad altre immagini archetipe. Puoi spiegarmi pi\u00f9 nel dettaglio che cosa hai visto nelle immagini RMT?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marc Didou<\/strong>: <\/span>Non ero interessato alle immagini nel loro dettaglio, nel senso che non le ho esaminate individualmente, come se ogni immagine fosse la rappresentazione puntuale di qualche cosa da un particolare punto di vista. Le ho considerate nel loro insieme, perch\u00e9 soltanto come successione di immagini esse sono capaci di rivelare una sorta di ritmo &#8216;neutrale&#8217;. Naturalmente questa neutralit\u00e0 non esiste nelle opere finite, dal momento che una scultura, cos\u00ec come un dipinto, rappresenta sempre un insieme di riflessioni, decisioni e conoscenza. Ci\u00f2 che veramente conta per l&#8217;artista, quando inizia un lavoro, \u00e8 liberarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 inutile, superfluo. Ci\u00f2 che conta per l&#8217;artista \u00e8 riuscire a &#8216;staccarsi&#8217; da se. Proprio perch\u00e9 penso che la volont\u00e0 sia di ostacolo al ritmo, \u00e8 grazie all&#8217;uso &#8220;passivo&#8221; di questa macchina ( la RMT ) che sono riuscito a catturare il ritmo. Grazie alle immagini prodotte dalla risonanza magnetica, dopo ciascuna sequenza di immagini mi ritrovo con un nuovo alfabeto che contiene tutte le lettere che voglio e combinazioni infinite. Poi do direttamente forma a questo materiale plastico e ritmico e quindi non mi chiedo mai se io stia imitando o meno una forma. Cerco per quanto possibile di evocare soltanto le forme con cui lavoro, ma certamente dopo tutte le trasformazioni che avvengono si crea il rimando ad altre dimensioni come per un fenomeno di assimilazione ad altre immagini.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/ia_silviacasini05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Silvia Casini<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Anche nelle tue sculture sono presente la dimensione del possibile, la trasformazione dell&#8217;immateriale nel materiale e viceversa. Infatti, la procedura di scansione del corpo umano operata dalla risonanza magnetica non produce istantanee fotografiche, ma modelli bi-dimensionali sagittali, coronali e assiali che funzionano come mappe della struttura e (nel caso della RMT funzionale) della distribuzione dell&#8217;attivit\u00e0 cerebrale. Questa distanza dall&#8217;idea della fotografia come rappresentazione, sembra ricondurci alla strada che fotografia e cinema hanno percorso, cio\u00e8 quella della fotografia senza l&#8217;ausilio di lenti o della macchina da presa \u0096 i rayogrammi di Man Ray, film come <em>Free Radicals <\/em> (1979) di Len Lye e <em>Mothlight <\/em>(1963 ) di Brackage ne sono buoni esempi. Le tue sculture spesso incarnano due punti di vista possibili nella medesima scultura, due immagini, una reale e una virtuale. Perch\u00e9 hai scelto la tecnica dell&#8217;anamorfosi per raggiungere questo risultato?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marc Didou<\/strong>:<\/span> Ci sono riuscito grazie a vari passaggi. Ho sempre lavorato la forma in una idea astratta. Non avrei mai potuto concepire la scultura come rappresentazione di un volto, per esempio.In questo senso non sono un artista figurativo. Il mio modo di lavorare si dissocia completamente dai canoni dell&#8217;osservazione classica, seguita dalla trascrizione formale. Ricordo la prima volta che ho usato uno specchio curvo per camminare a ritroso attraverso la scultura, per ritornare a verificare, a interrogare quello che poteva essere stato il punto di partenza della scultura stessa, cio\u00e8 il corpo. Quando l&#8217;immagine riflessa \u00e8 apparsa, la sua figuralit\u00e0 non mi ha preoccupato, cosa questa curiosa, perch\u00e9 era diventata qualcosa di diverso da una semplice rappresentazione umana, di fatto era diventata qualcosa che corrisponde a questa dimensione del possibile a cui fai riferimento.In seguito, ho iniziato a interessarmi all&#8217;anamorfosi come possibilit\u00e0 di uno spazio virtuale che permetta una espansione dello spazio fisico. La scultura rappresenta anche la dimensione temporale, sempre presente in questo processo di scomposizione, ri-assemblaggio e lavoro con gli specchi. L&#8217;anamorfosi \u00e8 in genere associata alla prospettiva, matematica o ottica, ma molto raramente essa viene integrata come mezzo artistico reale e autonomo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag43\/articoli\/img\/ia_silviacasini06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Silvia Casini<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Credi che l&#8217;uso della RMT nell&#8217;arte possa espandere le possibilit\u00e0 della visione, possa creare una visione quasi tattile? Mi dicevi come la tua visione sia stata &#8220;migliorata&#8221; dall&#8217;esperienza della scansione. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marc Didou<\/strong>:<\/span> \u00c9 attraverso la rinuncia alla mia mano e al mio occhio come strumenti che mi permettono di analizzare la realt\u00e0 in un modo pi\u00f9 oggettivo che sono riuscito, in un certo senso, a &#8216;oltrepassarmi&#8217;, a lasciare da parte me stesso. Un&#8217;immagine RMT \u00e8 per me una sorta di disegno vibrante, trasparente e monocromo, che n\u00e9 la mia mano n\u00e9 il mio occhio avrebbero potuto disegnare o osservare. Inoltre, queste immagini si rivelano mentre io sono disteso immobile all&#8217;interno dello scanner elettromagnetico, cio\u00e8, per cos\u00ec dire, all&#8217;ombra della mia percezione. In genere penso che la visione sia l&#8217;organo sensoriale per eccellenza e che esso eserciti anche una sorta di tirannia nei confronti del tatto. Credo ci sia una sorta di ipertrofia della visione alla quale corrisponde una totale atrofia del tatto e degli altri sensi. Non credo che l&#8217;idea di associare la scultura al tatto sia in realt\u00e0 cos\u00ec diffusa, e quando prima parlavo della mia esperienza di cecit\u00e0 dentro lo scanner, era per affermare questa condizione insolita di scultore cieco, una condizione che permette di portare il senso del tatto al suo punto pi\u00f9 estremo.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=f2P7M7jiz74\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=f2P7M7jiz74<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marmo, bronzo e legno coesistono con immagini riflesse: ci\u0098 che appare come un monolite astratto rivela, inaspettatamente, un altro volto grazie a specchi concavi o convessi. 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Il modo tutto originale di Marc Didou di unire l'antica arte della prospettiva anamorfica alla tecnologia medica contemporanea costituisce un incontro fruttuoso tra arte e scienza, dove la risonanza magnetica, liberatasi dal laboratorio scientifico, si rende accessibile al pubblico sotto forma di sculture con cui interagire.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2009-04-02T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-28T09:06:19+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/ia_silviacasini01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Silvia Casini","twitter_misc":{"Scritto da":"Silvia Casini","Tempo di lettura stimato":"19 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/","url":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/","name":"Marc Didou: Risonanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/ia_silviacasini01.jpg","datePublished":"2009-04-02T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-28T09:06:19+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/0d44dc3ca02e39ebbc61ae5df4168e66"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/ia_silviacasini01.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/ia_silviacasini01.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/marc-didou-resonances\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Marc Didou: Resonances"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/0d44dc3ca02e39ebbc61ae5df4168e66","name":"Silvia Casini","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/silia-casini-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/silia-casini-96x96.jpg","caption":"Silvia Casini"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/silvia-casini\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10526","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/153"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10526"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10526\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59670,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10526\/revisions\/59670"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10526"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10526"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10526"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}