{"id":10512,"date":"2009-03-02T12:00:00","date_gmt":"2009-03-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-042\/italiano-dario-neira-the-flesh-become-word\/"},"modified":"2020-10-28T09:54:02","modified_gmt":"2020-10-28T08:54:02","slug":"italiano-dario-neira-the-flesh-become-word","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-042\/italiano-dario-neira-the-flesh-become-word\/","title":{"rendered":"Dario Neira: The Flesh Become Word"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">A Torino si trova il <span class=\"testoscuro\">PAV, parco d&#8217;arte vivente<\/span>, nato su quella che prima era un&#8217;area industriale, una industria metalmeccanica per sospensioni di auto. <span class=\"testoscuro\">Piero Gilardi, uno degli iniziatori del progetto, ex-presidente del parco<\/span>, lo definisce come: &#8220;un cantiere ininterrotto, un intreccio dialogico di esperienze aperto alle alterit\u00e0 innovative, in omologia con i sistemi viventi della biosfera&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Il PAV \u00e8 un luogo in evoluzione, una sede espositiva, un &#8220;parco d&#8217;arte contemporanea, come territorio artistico in via di sviluppo e non un contenitore che si accontenti solo di ospitare progetti ed esposizioni&#8221; che &#8220;si struttura e definisce con la processualit\u00e0 del vivente, piante, animali, persone e attraverso le relazioni che si formano tra essi&#8221; (dal sito web del PAV).<\/p>\n<p>Il PAV \u00e8 costituito da una vasta area verde che accoglie all&#8217;interno una struttura in legno. Tale struttura ospita le mostre e le attivit\u00e0 del parco. Accanto alla mostra permanente, che raccoglie, fra le altre opere, una interessantissima serie di installazioni interattive dello stesso <span class=\"testoscuro\">Piero Gilardi, c&#8217;\u00e8 la temporanea <em>&#8220;<\/em>Greenhouse (winter)<em>&#8221; <\/em>curata da Claudio Cravero,<\/span> dove sono esposte le opere di tre artisti italiani: <span class=\"testoscuro\">Giuliana Cuneaz, Filippo Leonardi e Dario Neira<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il PAV ha organizzato, durante quest&#8217;ultimo weekend di Febbraio, <span class=\"testoscuro\">un workshop (pressoch\u00e9 gratuito!) tenuto dallo stesso Dario Neira<\/span> (classe 1963, vive e lavora a Torino, vincitore nel 2005 del premio della fondazioni Oscar Signorini 22\u00ba edizione, dedicata alla bioarte) che ha visto coinvolte una ventina di persone fra artisti, studenti, operatori di settore, ed ha costituito un&#8217;occasione unica per approfondire l&#8217;opera dell&#8217;artista e le problematiche riguardo alla bioarte. <span class=\"testoscuro\">&#8220;JHON 1,14 project &#8220;<\/span> \u00e8 la prima delle tre opere di Neira che si incontrano visitando il PAV. E&#8217; un&#8217;installazione dai tratti asettici e minimali, formata da uno schermo, un poster e degli espositori.<\/p>\n<p>In quest&#8217;opera l&#8217;artista parte dalla frase biblica &#8220;il verbo si fece carne&#8221; e la ribalta in &#8220;la carne si fece verbo&#8221; proponendosi di scrivere <em>statement <\/em>usando come supporto fisico e materiale la pelle umana. Neira espone la documentazione raccolta per la ricostruzione della pelle in vitro, &#8220;procedura impiegata comunemente nella pratica medica per il trattamento dei grandi ustionati&#8221;. L&#8217;artista tenta di ottenere un ritratto dell&#8217;uomo che unisca l&#8217;apparato fisico, rappresentato dalla pelle, e l&#8217;apparato psichico, rappresentato dalla parola.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 quello di coltivare in vitro lembi di pelle umana, che potranno poi essere ritagliati attraverso fustelle sterili in acciaio. Le fustelle sono anch&#8217;esse esposte al PAV e costituiscono la seconda installazione di Neira: <span class=\"testoscuro\">&#8220;Hollow Punch&#8221;<\/span>. &#8220;La pelle&#8221;, spiega Neira &#8220;\u00e8 necessaria alla vita, senza pelle si muore. Le ustioni di 3\u00ba grado sono incompatibili con la vita se la superfice \u00e8 estesa&#8221;. Il trapianto di pelle \u00e8 uno dei pochi interventi ad essere chiamato &#8220;salvavita&#8221;: &#8220;si innesta inizialmente nel soggetto una pelle da donatore che viene rigettata dopo circa 2 settimane. Questo primo intervento non \u00e8 una misura definitiva ma \u00e8 fondamentale per dare ai medici il tempo necessario a coltivare in laboratorio la pelle del paziente che verr\u00e0 poi impiantata senza problemi di rigetto.&#8221;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Non capita spesso di pensare all&#8217;importanza fondamentale della nostra epidermide, ma essa svolge una lunga serie di funzioni biologiche e non: protegge il nostro corpo dall&#8217;ambiente esterno, ha funzioni secretorie e costituisce la sede del tatto. A livello psichico, sottolinea Neira, la pelle \u00e8 fondamentale per lo sviluppo cognitivo: soggetti che hanno deficit tattili presentano problemi di sviluppo molto pi\u00f9 gravi di persone non vedenti o non udenti dalla nascita. La pelle, e pi\u00f9 specificamente il tatto, costituiscono il mezzo che fornisce la prova sensoriale che gli oggetti (e la realt\u00e0 stessa) che ci circondano esistono fisicamente, che non siamo solo psiche immersa in un mare di suoni e immagini e gusti. Il tatto \u00e8 il modo pi\u00f9 diretto per esperire l&#8217;altro, per avere la prova inconfutabile che esso esiste fisicamente, sia essere vivente o inanimato.<\/p>\n<p>Per <span class=\"testoscuro\">Dario Neira, la pelle assume importanza metonimica<\/span>: il dettaglio dell&#8217;epidermide, spoglio da riferimenti sulla zona corporea utilizzata e da riferimenti di genere, fornisce accesso al nucleo vero dell&#8217;uomo, ad una visione priva di pregiudizi, di preconcetti, di interpretazioni, di tutti quei meccanismi automatici di riconoscimento e giudizio a cui \u00e8 portato ogni essere umano di fronte al nuovo ed in particolare all&#8217;altro. Attraverso la pelle, si arriva alla sacralit\u00e0 dell&#8217;uomo e del suo corpo. Ed \u00e8 su questa pelle e con questa pelle (<span class=\"testoscuro\">come in &#8220;Skinscapes&#8221;, o nei &#8220;Portraits&#8221;<\/span>) che Dario scrive parole e frasi per cercare di creare ritratti che includano soma e psiche in un tutt&#8217;uno significante.<\/p>\n<p>L&#8217;importanza che riveste la parola per l&#8217;artista \u00e8 riassunta in un&#8217;altra sua opera &#8221; <em>G.C. Lichtenberg <\/em>&#8221; una lightbox sul quale \u00e8 riportata una frase del fisionomista di fine &#8216;700 che anticipa di decenni la psicologia moderna: &#8220;Parla, affinch\u00e9 io possa vederti&#8221;. E&#8217; quindi attraverso la parola che l&#8217;uomo si rivela.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;altra opera esposta \u00e8 un&#8217;installazione site-specific, ospitata dalla corte interna del PAV: <span class=\"testoscuro\">&#8220;Flip off (MANCOZEB)<\/span>&#8221; ed \u00e8 di una semplicit\u00e0 e forza disarmanti. Il &#8220;Mancozab&#8221; \u00e8 una molecola che si \u00e8 guadagnata l&#8217;appellativo di &#8220;prezzemolo degli anticrittogamici&#8221;: \u00e8 un funghicida che si ritrova in moltissimi cibi che mangiamo ogni giorno. &#8220;E&#8217; stato ritrovato anche in bottiglie di vino da 50 euro&#8221;, spiega Neira.<\/p>\n<p>Il problema del Mancozeb \u00e8 che causa il cancro, in particolare quello alla prostata, oltre che pesanti disfunzioni tiroidee. Neira ha formato la scritta &#8220;Mancozeb&#8221; sui muri della corte interna del PAV, usando una serie di cerchietti di platica colorati di diametro variabile. Quei simpatici cerchietti dai colori allegri sono in realt\u00e0 tappini utilizzati per i contenitori di chemioterapici. &#8216;Flip off&#8217;, titolo dell&#8217;installazione, \u00e8 semplicemente l&#8217;indicazione su come aprire il flacone riportata sul tappo. Quando Dario mi fornisce il dettaglio, rimango a bocca aperta.<\/p>\n<p>Il workshop organizzato dal PAV (cui io stessa ho partecipato) ha costituito un&#8217;occasione di confronto e approfondimento coinvolgente e molto interessante. Giovedi&#8217; sera Dario Neira, affiancato da Claudio Cravero, hanno condotto il pubblico in un &#8220;inner focus&#8221; all&#8217;interno del percorso artistico di Dario, attraverso quelli che sono alcuni esempi significativi dei suoi punti di riferimento artistici e filosofici. Partendo da Pasolini per arrivare a Kieslowski, passando per Mona Hatum e Giovanni Penone, Dario ha fornito una serie di suggestioni e di spunti di riflessione alla luce dei quali interpretare il suo lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Si arriva a discutere di bioarte e dell&#8217;uso artistico delle biotecnologie citando Jens Hauser, che definisce cos\u00ec l&#8217;art biotech<\/span>: &#8220;la bioarte \u00e8 l&#8217;arte che indaga il vivente non pi\u00f9 attraverso la sua rappresentazione ma con la presenza (del vivente nell&#8217;opera)&#8221;. Ma cos&#8217;\u00e8 il vivente? E fino a che punto si \u00e8 liberi di manipolarne le caratteristiche a scopi artistici? La discussione sulla bioarte porta necessariamente all&#8217;etica fino alla religione, come sottolinea lo stesso Neira durante il workshop.<\/p>\n<p>Il workshop continua i giorni seguenti con un&#8217;analisi ancor pi\u00f9 profonda dei lavori di Neira venerd\u00ec pomeriggio, dove <span class=\"testoscuro\">viene presentato, fra gli altri, il video &#8220;red&#8221;<\/span>, fino ad arrivare alla giornata di sabato, durante la quale noi partecipanti veniamo chiamati a riflettere sull&#8217;importanza centrale della parola tramite la selezione di un testo per noi particolarmente significativo. Gli stimoli sono moltissimi e vari e attraverso la guida di Neira, si creano sinergie fino ad arrivare alla sintesi di un unico testo.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Red<\/em>&#8221; rientra in quella categoria di opere che difficilmente si staccano dalla retina: \u00e8 un video di pochi minuti in cui sullo schermo si susseguono immagini disturbate in toni di grigio che preparano lo spettatore all&#8217;entrata nell&#8217;inquadratura di un liquido rosso pulsante. L&#8217;audio \u00e8 disturbato e rumoroso ed accentua il senso di inquietudine. Se Dario non rivelasse di cosa si tratta, rimarrebbe nell&#8217;aria solo un senso di disagio, che diventa profondo con la rivelazione (a mio avviso doverosa) del soggetto del video. E&#8217; la ripresa di uno schermo usato in sala operatoria durante particolari interventi chirurgici: il medico vede cosa sta facendo solo grazie allo schermo e attraverso di esso; tutto si svolge all&#8217;interno del corpo del paziente. Ogni tanto pu\u00f2 capitare che una &#8220;emorragia interna dilagante&#8221; di cui non si e&#8217; in grado immediatamente di riconoscere la causa invada lo schermo: il medico diventa cieco all&#8217;interno del corpo del paziente. In quel momento sconvolgente il medico deve prendere decisioni rapide ed efficienti per arginare l&#8217;emorragia, senza poter nemmeno capirne la causa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Elena Gianni<\/strong>: Dalle tue opere sembra che la tecnologia per te rappresenti uno strumento importante ma comunque alla pari con molti altri: non sottolinei con enfasi l&#8217;utilizzo delle biotecnologie come capita nel caso di molti altri artisti. Qual&#8217;\u00e8 quindi il tuo rapporto con la tecnologia?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Dario Neira<\/strong>:<\/span> Per me le tecnologie, e nel caso specifico, le biotecnologie sono uno strumento di cui faccio uso per esprimermi. Per me \u00e8 sono importanti perch\u00e9 funzionali al mio lavoro. Al contempo, la tecnologia rappresenta una dimensione oggettiva. La macchina fornisce dati oggettivi utili per rivelare un punto di vista alternativo al nostro, di umani, perennemente filtrato dal bagaglio culturale, esperienziale, psicologico. Le tecnologie quindi permettono un approccio sistematico alla realt\u00e0 effettuale.<\/p>\n<p>Dal mio punto di vista, comunque, le biotecnologie rimangono fondamentalmente un materiale, e dicendo questo non voglio sminuirne l&#8217;importanza: per me i materiali rivestono un ruolo fondamentale nella costruzione\/realizzazione di un&#8217;opera. Ma comunque faccio fatica a pensare di utilizzare un unico materiale per esprimermi, non potrei usare lo strumento tecnologico come unico mezzo con cui realizzare le mie opere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag42\/articoli\/img\/ia_elenagianni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Elena Gianni<\/strong>: Le tue opere spesso hanno la forza dello shock. Durante la conferenza di gioved\u00ec sera hai citato Artaud sottolineando che &#8220;bisogna portare in scena uno shock emotivo per coinvolgere&#8221;. Nelle tue opere c&#8217;\u00e8 quindi una precisa volont\u00e0 di provocare reazioni forti?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Dario Neira<\/strong>:<\/span> In realt\u00e0 no. Nel senso che rispetto a quello che potrei fare, ho molta attenzione a non offendere e cerco sempre di trattare il materiale che uso con rispetto, evitando pi\u00f9 che posso il truculento. Nella creazione delle mie opere non ricerco lo shock emotivo: semplicemente porto in scena il mio panorama quotidiano, quello che mi trovo di fronte nella mia vita di ogni giorno come medico. Gauguin dipingeva le Thaitiane perch\u00e9 era quello che vedeva. Io ho lavorato otto anni in oncologia, sono stato a contatto con la sofferenza ogni giorno. Non c&#8217;\u00e8 bisogno, a mio avviso, di infliggere ulteriori sofferenze al corpo, come nel caso della bodyart, con l&#8217;intento di suscitare reazioni forti nel pubblico. La sofferenza sta nel quotidiano ed \u00e8 gi\u00e0 parte della nostra natura. Quindi, anche se le mie opere sono sicuramente forti e d&#8217;impatto, i miei lavori non partono con l&#8217;idea di estremizzare questo shock, anzi, cerco di trattare il materiale con cui lavoro con riguardo e senza estremismi di questo tipo. Prendi &#8221; <em>red <\/em>&#8221; ad esempio: li&#8217; si vede del sangue in effetti, ma visivamente compare solo come una macchia di colore rosso. Se al pubblico non \u00e8 svelata la provenienza di quelle immagini, non si ha la certezza di cosa esse realmente rappresentino n\u00e9 se effettivamente siano solo forme astratte o oggetti reali.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.parcoartevivente.it\/pav\/index.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.parcoartevivente.it\/pav\/index.php<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Torino si trova il PAV, parco d&#8217;arte vivente, nato su quella che prima era un&#8217;area industriale, una industria metalmeccanica per sospensioni di auto. 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