{"id":10499,"date":"2009-02-02T12:00:00","date_gmt":"2009-02-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-041\/matthew-barney-contemporary-mythologies\/"},"modified":"2020-10-28T09:48:16","modified_gmt":"2020-10-28T08:48:16","slug":"matthew-barney-contemporary-mythologies","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-041\/matthew-barney-contemporary-mythologies\/","title":{"rendered":"Matthew Barney: Mitologie Contemporanee"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Alla <span class=\"testoscuro\">Fondazione<\/span> <span class=\"testoscuro\">Mario Merz di Torino<\/span>, si \u00e8 appena conclusa la retrospettiva di uno degli artisti contemporanei pi\u00f9 visionari e discussi: <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span>. In un allestimento site specific, composto da 5 monitor disposti in maniera circolare e altri seguendo il perimetro della fondazione, l&#8217;opera di Barney \u00e8 stata mostrata in tutta la sua spettacolarit\u00e0 ed interezza, insieme a sculture e disegni che ne guidano la comprensione.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> \u00e8 uno di quei pochi e attesi casi in cui lo scambio tra teorico ed artista diventa irrilevante. O meglio, cresce rapidamente sino a divenire in poco tempo asettico e spento. Il terreno di analisi di <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> ha una plasticit\u00e0 e una mobilit\u00e0 molto simile ai quei testi letterari strutturati da una quantit\u00e0 notevole di simbologie e dagli orientamenti mitopoietici, in cui la rappresentazione dell&#8217;artista agisce sui binari della <span class=\"testoscuro\">&#8220;Gesamtkunstwerk&#8221;<\/span>, l&#8217;opera totale. E&#8217; uno spazio in cui il funambolismo \u00e8 benemerito e tollerato. Dentro cui l&#8217;immaginazione si risveglia nevrotica tra i riferimenti da cui partire. Uno spazio in cui, se non avvertiti, la descrizione delle immagini aumenta goffamente la struttura dell&#8217;opera.<\/p>\n<p>Come per ogni ambito di vastit\u00e0 considerevole, e con i rischi che questo comporta, mi limiter\u00f2 a rilevare i nodi centrali dell&#8217;opera dell&#8217;artista e del suo percorso.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/videoart_francescobertotto06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;universo generato o descritto da <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> parte dal presupposto che il perno di tutta la sua evoluzione artistica sia lui, l&#8217;artista, o meglio il suo Corpo. Fin dagli esordi, il Corpo, come macchina in evoluzione, come sistema in cui si realizzano i cardini della sua poetica, \u00e8 l&#8217;elemento da cui tutto parte e tutto si realizza. L&#8217;allenamento continuo del corpo, il suo eccedere tra forze autoimposte, genera uno stato ipertrofico, in cui la materia che lo compone cresce come una massa indeterminata e asimmentrica, fuori dal controllo naturale. In questo stato di evoluzione forzata, <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> collega la metafore del creare.<\/p>\n<p>La creazione di un&#8217;opera avviene tra resistenze psico-fisiche dall&#8217;artista. Ad ogni impulso iniziale ( lo stato grezzo e impuro ) seguono una serie di forze opposte, che modellano e disciplinano questo stato di partenza. Nelle serie <span class=\"testoscuro\">&#8220;Drawing Restraint&#8221;<\/span>, che <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> realizza nei primi anni di ricerca e di studio, l&#8217;artista, attraverso diversi impedimenti fisici, realizza una serie di disegni ( per lo pi\u00f9 segni ), operazioni documentate per mezzo di strumenti audio video, alla stregua degli atti performativi degli anni &#8217;70, in cui con modalit\u00e0 simili, ma finalit\u00e0 diverse, si analizzavano i limiti del linguaggio. In questi video tapes l&#8217;artista stesso si arrampica su delle pareti legato a corde leggermente elasticizzate, si cosparge di pesi e di attrezzi da Body Builder, per affrontare prove sempre pi\u00f9 complesse e dure, la cui unica finalit\u00e0 \u00e8 la realizzazione di un disegno.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/videoart_francescobertotto02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Questo percorso o &#8220;path&#8221;, suggerisce a Barney l&#8217;analisi delle sue parti costitutive. Egli identifica tre fasi del suo sviluppo, accostabili ai processi dell&#8217;alimentazione umana, e sugellate da un simbolo, che diviene l&#8217;emblema della cosmogonia dell&#8217;artista. La prima fase \u00e8 &#8220;Situation&#8221;, lo stato primario, l&#8217;energia grezza ( &#8220;Raw&#8221; ), l&#8217;impulso sessuale indifferenziato; ad essa segue &#8220;Condition&#8221;, dove l&#8217;energia grezza inziale viene disciplinata, elaborata. Nell&#8217;ultima fase, &#8220;Production&#8221;, la materia ordinata viene espulsa, prodotta. La fase anale.<\/p>\n<p>La produzione artistica di questo primo periodo non si limita alla performance documentata (fotografia e video), ma oltre ai disegni, seguono sculture, collage, appunti. La complessit\u00e0 degli elementi aumenta man mano che la ricerca si inspessisce di riferimenti, che seguono il culto del corpo come modello di conoscenza universale. <span class=\"testoscuro\">&#8220;Field Dressing (orofill)&#8221;, 1989<\/span>, rappresenta il primo passo verso la strutturazione di una mitologia personale, inizialmente legata al materiale dell&#8217;opera ( corpo-vasellina-resistenze ). In questa tesi, ultimo elaborato del suo percorso scolastico a Yale, <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span> costruisce un&#8217;azione, in cui l&#8217;attivit\u00e0 atletica si lega alla simbologia e alla ritualit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;artista attraversa una stanza sospeso a mezz&#8217;aria da appigli, completamente nudo, per raggiungere il suo emblema realizzato con vasellina, con la quale ricopre ogni orifizio del suo corpo. Questo lavoro getta le basi di quello che successivamente sar\u00e0 la massima realizzazione della sua mitologia personale, l&#8217;opera che pi\u00f9 di tutti definisce &#8220;esotericamente&#8221; l&#8217;impianto teorico e simbolico del &#8220;Path&#8221;. Il <span class=\"testoscuro\">&#8220;Cremaster cycle&#8221;<\/span> \u00e8 l&#8217;opera omnia di <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span>, la pi\u00f9 significativa. Di quest&#8217;opera esistono un numero cosiderevole di esegesi, spunti teorici e riletture di ampia portata. Essa \u00e8 la ricostruzione di un universo visivo, sotto il controllo totale dell&#8217;artista e del suo segno, in cui decine di personaggi sono coinvolti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/videoart_francescobertotto03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il <span class=\"testoscuro\">&#8220;Cremaster Cycle&#8221;<\/span> \u00e8 un insieme di miti e modelli della cultura americana , ma come i pi\u00f9 grandi resoconti post-modernisti, da Pynchon, Delillo fino a David Foster Wallace, ad essi si affiancano estratti culturali di ogni genere, come la mitologia greca, il teatro kabuki, la massoneria, il vaudeville, le cerimonie shintoiste, l&#8217;esoterismo e la mitologia nordica. L&#8217;essere biologico, l&#8217;artista, <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span>, cresce e si modella dentro frammenti di storia recente e mitologica, tra resistenze fisiche, tra energie che invadono la sua costituzione organica per divenire mito, esempio, essere umano.<\/p>\n<p>Il movimento delle gonadi \u00e8 la causa della scelta iniziale del genere. Un loro spostamento decide il sesso, un movimento che esemplifica una resistenza su cui la vita fin dagli inizi si appoggia. Il cremaster in Matthe Barney rappresenta la resistenza iniziale all&#8217;atto di creazione. L&#8217;essere matura dopo che questo passaggio \u00e8 stato compiuto e il genere del nascituro si definisce. In lui \u00e8 data quella materia grezza, che sar\u00e0 alla base di tutta la sua esistenza.<\/p>\n<p>Il <span class=\"testoscuro\">&#8220;Cremaster Cycle&#8221;<\/span> \u00e8 l&#8217;enorme affresco dello sviluppo di un&#8217;esistenza a priori, la regione centrale dell'&#8221;es&#8221;, il principio della forma. Nei cinque episodi che lo compongono, <span class=\"testoscuro\">Matthew Barney<\/span>-attore \u00e8 il protagonista di continue trasformazioni, egli impersonifica personaggi emblematici, strutturati da molteplci riferimenti. Oltre alla vastit\u00e0 del piano contenutistico, il &#8220;Cycle&#8221; si avvale di una grammatica cinematografica specifica, costituita da un utilizzo del tempo prettamente scultoreo e rarefatto, da ottiche che falsano la prospettiva al fine di un maggiore coinvolgimento nella rappresentazione, e da musiche suggestive, che ridefiniscono lo spazio del suono.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/videoart_francescobertotto04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Allo spettatore, oltre all&#8217;immagine in movimento, vengono mostrati, in linea con le produzioni iniziali, sculture derivate dalle scenografie dei film, altre inedite, disegni, vetrine con oggetti legati all&#8217;immaginario di Matthew Barney, come rovine ed estratti di un universo immaginifico. Le tracce di questi mondi, lasciate dall&#8217;artista nelle gallerie, nei musei, sono la pi\u00f9 viva necessit\u00e0 a rappresentare un universo, piuttosto che farlo vivere, a simboleggiare una mitologia, che per quanto si muova verso direzioni comuni, costituisce un sistema chiuso, ermetico, in cui la lettura non pu\u00f2 che confondersi, rarefarsi, alla definizione pi\u00f9 razionale.<\/p>\n<p>L&#8217;arte di Matthew Barney \u00e8 un&#8217;arte suggestiva, che lascia l&#8217;interpretazione muoversi liberamente, ma nello stesso tempo, la tiene distante, la disorienta, come la lettura di un mito, la cui forza sta nel credere e nel vedere, pittosto che nel comprendere.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/matthewbarney.fondazionemerz.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/matthewbarney.fondazionemerz.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla Fondazione Mario Merz di Torino, si \u008f appena conclusa la retrospettiva di uno degli artisti contemporanei pi\u009d visionari e discussi: Matthew Barney. 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