{"id":10489,"date":"2009-02-02T12:00:00","date_gmt":"2009-02-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-041\/italiano-produzione-di-anticorpi\/"},"modified":"2020-10-28T09:50:28","modified_gmt":"2020-10-28T08:50:28","slug":"italiano-produzione-di-anticorpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-041\/italiano-produzione-di-anticorpi\/","title":{"rendered":"Produzione Di Anticorpi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">1. McLuhan sotto analisi<\/span><\/p>\n<p>Ogni nuova tecnologia \u00e8 un&#8217;estensione di noi stessi; un nuovo medium che necessariamente introduce con se cambiamenti nell&#8217;organizzazione socio-individuale. Secondo Marshall McLuhan, \u00e8 il medium (il mezzo), e non il contenuto, quello che determina l&#8217;informazione che trasporta. &#8220;Le conseguenze \u0085 di ogni medium \u0085 derivano dalle nuove proposizioni introdotte nelle nostre questioni personali da ognuna di tali esten\u00adsioni o da ogni nuova tecnologia.&#8221; (1)<\/p>\n<p>Bisogna distaccarsi dal bagliore che accompagna il suo modello di comunicazione rinchiuso attorno all&#8217;aforisma &#8220;Il medium \u00e8 il messag\u00adgio&#8221; per captare la sua forse eccessiva semplificazione. Esso infatti restringe troppo la semiotica della comunicazione: riducendola alla relazione tra medium (canale) e messaggio (contesto), cancella dal circolo comunicativo il ruolo partecipativo sia del emittente che del destinatario. Attraverso la loro trasformazione in oggetti passivi (perch\u00e9 subordinati al potere mediatico), gli libera da ogni responsabil\u00adit\u00e0 che accompagna il loro ruolo attivo nella scelta o non-scelta (o nell&#8217;uso o non-uso) del medium.<\/p>\n<p>Come nota Walter J. Ong, &#8220;la comunicazione \u00e8 intersoggettiva, mentre il modello dei media non lo \u00e8.&#8221; (2) La disponibilit\u00e0 ad accettare acriticamente il modello mcluhaniano \u00e8 un effetto del condizionamento chirografico. Il discorso chirografico sembra svolgersi in un&#8217;unica direzione, perch\u00e9 introduce una distanza spazio-temporale che separa l&#8217;emittente (scrittore) dal destinatario (lettore). Questa impres\u00adsione \u00e8 tuttavia incorretta, perch\u00e9 anche lo scrittore deve interagire con un pubblico immaginario che usa come riferimento. Lo stesso vale per il lettore, il cui si speri non assorba passivamente l&#8217;informazione riportata ma che la decostruisca e ricostruisca in base ai suoi personali parametri d&#8217;analisi testuale e concettuale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il modello di McLuhan non chiarisce inoltre come mai il medium sia considerato gi\u00e0 di per s\u00e9 &#8220;Presente&#8221;. Dal mio punto di vista bisogn\u00aderebbe fare un passo indietro \u00e8 capire prima i motivi che hanno provocato la creazione di una data tecnologia. Se dovessimo applicare al sopra nominato aforisma mcluhaniano la tecnica di inversione dialettica, (3) noteremmo che l&#8217;esito di tale operazione (&#8220;Il messaggio \u00e8 il medium&#8221;) ci invita a considerare il messaggio come preesistente all&#8217;apparizione del medium, il quale viene ora visto come conseguenza e non pi\u00f9 come causa. L&#8217;effettuato scambio dei ruoli crea lo spazio per la reintroduzione del mittente, il cui viene posizionato all&#8217;inizio del circolo della comunicazione primordiale dei media (come colui che crea il messaggio che stimola l&#8217;invenzione del medium). A questo punto siamo spinti a chiederci cosa rappresenti, in questa fase embrionale del circolo, il canale che stimola la creazione di una nuova tecnolo\u00adgia.<\/p>\n<p>I moventi possono essere multipli; ci\u00f2 non impedisce il loro raggruppamento in due insiemi:<\/p>\n<p>&#8211; spinte di natura economico\/politica<\/p>\n<p>&#8211; impulsi legati a desideri (consci e soprattutto inconsci)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">2. Virtualit\u00e0 del Reale versus Realt\u00e0 del Virtuale<\/p>\n<p>Di recente ho letto una notizia di cronaca nera che ha catturato la mia attenzione. L&#8217;articolo riportava l&#8217;episodio di un ragazzo di 19 anni (chiamiamolo X) che ha assassinato con un colpo di pistola sua madre, perch\u00e9 lo disturbava mentre giocava incessabilmente videogiochi al computer. Dopo aver baraccato il corpo della madre nella camera da letto di lei, X ha ripreso a giocare al computer come se niente fosse accaduto. Successivamente, X ha chiamato la sua ragazza dicendole che sua madre \u00e8 partita all&#8217;estero per un viaggio di lavoro. Ai parenti e amici della madre ha giustificato l&#8217;improvvisa assenza di lei dicendo che era andata all&#8217;estero per curarsi di cancro. La storia non mi ha incuriosito per il delitto in s\u00e9 ma per la curiosa svolta nel comportamento di X nei giorni successivi.<\/p>\n<p>I media riportano che prima del tragico episodio, X trascorreva intere notti e giorni davanti allo schermo. Dopo l&#8217;omicidio sembra che i suoi interessi siano improvvisamente cambiati: X organizzava ogni sera feste in casa, preferendo dedicare il suo tempo agli amici che ai videogiochi. Si potrebbe dire che abbia, dopo la morte della madre, in qualche modo reindirizzato la propria attenzione dai videogiochi (realt\u00e0 virtuale) alla vita sociale (realt\u00e0 concreta). Non voglio insinuare nessuna ragione precisa per il delitto; quello che mi appare ovvio \u00e8 che la madre fosse elevata in un simbolo virtuale depersonalizzato e completamente staccato dal suo essere carnale. Un simbolo che negli occhi di X rappresentava un ostacolo che gli impediva di realizzarsi nella vita reale. Non potendo vivere pienamente la sua vita concreta, X ha cercato di recuperare la mancata realt\u00e0 vissuta nell&#8217;alteRealt\u00e0 digitale.<\/p>\n<p>Da questa vicenda si potrebbe dedurre che l&#8217;individuo cerchi nella cosiddetta realt\u00e0 virtuale non tanto una realt\u00e0 immaginaria o immateriale quanto una Realt\u00e0 vera e propria; una realt\u00e0 che sia pi\u00f9 autentica e solida della virtualizzata realt\u00e0 originale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>A cosa alludo di preciso quando parlo della virtualit\u00e0 del reale? Con questo termine mi riferisco soprattutto all&#8217;insieme di fenomeni che seguono la logica psicoanalitica della scissione feticista.(4) Per fare un facile esempio, riflettiamo un attimo su come funzionano le organizzazioni di beneficenza. Tutti sappiamo benissimo che contribuendo dei soldi per iniziative a scopo benefico non miglioreremmo affatto la situazione a cui fanno causa. Ci\u00f2 nonostante io decido di donare dei soldi all&#8217;organizzazione, come se credessi che il mio gesto provocasse delle conseguenze reali. In questo modo io mi auto-convinco (o meglio dire auto-illudo) di essere un esempio di persona stimabile, benevole e socialmente responsabile cos\u00ec che alla prossima richiesta di sostegno (forse solamente in forma di te mpo o consiglio) che andr\u00f2 a rifiutare, non avr\u00f2 pi\u00f9 nessun senso di colpa o responsabilit\u00e0 verso l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Un secondo esempio del funzionamento di questa logica si pu\u00f2 applicare al tecnoutopismo, il cui proclama che i nuovi media abbiano generato una co-scienza universale e un&#8217;estensione dei nostri corpi ad infinitum. Seppure (noi fruitori della rete) sappiamo bene che internet non produce di per s\u00e9 una coscienza globale, siamo ci\u00f2 nonostante (quasi tutti) pronti a sostenere con enfasi le teorie che credono nell&#8217;avvento di un tale fenomeno.<\/p>\n<p>Ma la virtualit\u00e0 del reale non comprende solo tutte le convinzioni illusorie che siamo pronti ad accettare come vere ma contamina anche tutta una serie di prodotti e servizi che potremo definire &#8220;spettrali&#8221;, essendo deprivati dalle loro caratterizzanti propriet\u00e0 maligne: caff\u00e8 decaffeinato, il latte senza grassi, l&#8217;ologramma \u0096 una riproduzione volumetrica esatta ma senza materia, il home theater \u0096 il cinema senza pubblico esterno, i cani sterilizzati \u0096 cani senza &#8220;istinti animali&#8221;, l&#8217;onanismo \u0096 il sesso senza procreazione o senza partner, il confessionale \u0096 il purgatorio senza la morte, \u0085 Ovviamente anche l&#8217;alteRealt\u00e0 digitale \u00e8 piena di esempi di questo tipo: second life \u0096 la vita simulata senza materia organica, wikipedia \u0096 l&#8217;enciclopedia senza carta e senza autore, \u0085 Cerchiamo ora di capire alcuni dei motivi per tale diffusione di oggetti e attivit\u00e0 virtualizzati.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">3. Nettare della felicit\u00e0 per homines sacri<\/p>\n<p>Oggi ci troviamo a vivere in una societ\u00e0 secolarizzata che fa affidamento a un capitalismo semi post-politico in cui apparentemente non esiste pi\u00f9 nessuna pressione ideologica. Non tutti per\u00f2 sarebbero d&#8217;accordo con tali affermazioni. Secondo il saggista Pascal Bruckner una nuova epidemia ideologica sta infettando le societ\u00e0 contemporanee: il culto della felicit\u00e0. Nel suo libro dal suggestivo titolo L&#8217;euforia perpetua afferma:<\/p>\n<p>&#8220;Per \u00abdovere di essere felici\u00bb io intendo l&#8217;ideologia propria degli ultimi cinquant&#8217;anni che tende a considerare ogni cosa unicamente nell&#8217;ottica del piacevole o dello spiacevole, un consegnarsi all&#8217;euforia che relega nella vergogna e nello scontento tutti coloro che non la condividono. Ne consegue un duplice postulato: trarre il miglior partito dalla propria vita; altrimenti ci si angustia, ci si punisce se non se ne \u00e8 capaci. Questo significa pervertire la pi\u00f9 bella cosa che ci sia, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 concessa a ciascuno di decidere il proprio destino e di migliorare la propria esistenza.&#8221;(5)<\/p>\n<p>Queste osservazioni ci fanno notare come la dominante devozione al godimento sia almeno in parte responsabile della crescita di fenomeni virtuali o virtualizzati, i quali vengono concepiti come degli strumenti che facilitano l&#8217;accesso alla felicit\u00e0. I prodotti che ne susseguono tendono perci\u00f2 ad essere spogli e &#8220;purificati&#8221; dalle loro affascinanti qualit\u00e0 identificatore che consideriamo in qualche modo problematiche. L&#8217;effettuata castrazione virtuale ci permette di accedere a certi prodotti o esperienze in maniera indisturbata (da eventuali risentimenti) e sicura (per l&#8217;introdotta distanza di sicurezza). In questo modo possiamo soddisfare i nostri desideri con assoluta disinvoltura senza dover affrontare direttamente la questione che ci reca disturbo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il culto del godimento fa affidamento alla regola della felicit\u00e0 forzata che viene disseminata in forma di metanarrazioni mediatiche che cercano di distrarre la nostra attenzione critica attraverso un totale e immersivo coinvolgimento dei nostri corpi. Le norme sociopolitiche che ci vengono somministrate, si iniettano virtualmente nella nostra carne, perch\u00e9 sono i nostri visceri interni a cui mirano i delicati meccanismi del biopotere. Sono proprio l&#8217;esagerata attenzione politica verso il corpo e il controllo delle popolazioni, le caratteristiche principali che regolano il funzionamento della biopolitica. Come ci fa notare Michael Foucault, essa nasce in parallelo con il capitalismo e si afferma grazie all&#8217;uso del dispositivo di sessualit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8220;Il problema fu innanzitutto quello del corpo, del vigore, della longevit\u00e0, della progenitura e della discendenza delle classi che &#8220;dominavano&#8221;. Bisogna immaginarvi l&#8217;autoaffermazione di una classe piuttosto che l&#8217;asservimento di un&#8217;altra: una difesa, una protezione, una rinuncia, un&#8217;esaltazione, che furono in seguito [\u0085] estese agli altri come mezzo di controllo economico e di subordinazione politica. [\u0085] Bisogner\u00e0 parlare di &#8220;bio-politica&#8221; per designare quel che fa entrare la vita ed i suoi meccanismi nel campo dei calcoli espliciti e fa del potere-sapere un agente di trasformazione della vita umana.&#8221; (6)<\/p>\n<p>La biopolitica \u00e8 una forma di potere che si occupa della vita; per questa ragione ha bisogno di &#8220;meccanismi continui, regolatori e correttivi&#8221;.(7) In questo modo si determinano le norme, le quali acquistano un&#8217;importanza crescente rispetto all&#8217;ordinamento giuridico della legge. &#8220;L&#8217;isolamento della sfera dell&#8217;essere puro, che costituisce la prestazione fondamentale della metafisica dell&#8217;occidente, non \u00e8 senza analogie con l&#8217;isolamento della nuda vita nell&#8217;ambito della sua politica&#8221;. (8) E con queste parole che Giorgio Agamben nel suo libro Homo Sacer osserva come lo stato di purezza sia profondamente connesso con la politica del biopotere e la sua gestione del corpo sociale. Ricordiamo che era proprio il termine &#8220;pulizia&#8221; quello pi\u00f9 frequentemente usato per la motivazione di tutti i recenti genocidi a spese di corpi stigmatizzati come &#8220;indesiderabili&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Proprio in questi giorni si svolge un&#8217;iniziativa dell&#8217;Unione degli atei, razionalisti ed agnostici (Uaar), la quale organizza una campagna pubblicitaria che circola sui bus di diverse citt\u00e0 europee. Gli slogan che diffondono sostengono: &#8220;Probabilmente Dio non esiste, ora smetti di dispiacerti e divertiti&#8221;. Nonostante il suo temperamento euforico, questo epilogo non si dimostra di essere per niente liberatorio. Il primo paradosso \u00e8 che l&#8217;ateismo non garantisce la mancanza di pressioni ideologiche. Osserviamo come questa iniziativa promette a chi la segue un raggiungimento della felicit\u00e0. Questa posizione non solo abbraccia perfettamente l&#8217;attuale culto del godimento ma va in parallelo anche con le promesse religiose; con la differenza che nella versione atea i frutti verrebbero colti subito (nell&#8217;aldiqu\u00e0) invece che dopo (nell&#8217;aldil\u00e0). Rimane presente anche la voglia di dominio che si esprime chiaramente nell&#8217;uso di campagne pubbliche che svolgono funzioni di adescamento e raduno di sostenitori. Ogni tale iniziativa e sempre polidirezionale: se da un lato produce sostenitori, dal altro genera oppositori. Detto in altre parole, si rimane sempre bloccati nelle visioni dualistiche del \u00ab Noi \u00bb e dell&#8217; altro; di chi ci \u00e8 amico e di chi ci sta contro &#8211; il \u00abN emico \u00bb. Ogni tipo di pubblica agitazione \u00e8 perci\u00f2 potenzialmente pericolosa in quanto stabilisce distinzioni intorno a una norma. Immaginiamo la norma come un accumulo d&#8217;aria tenuta sotto pressione o come un mucchio di paglia che alla prima scintilla ideologica trasportata da sufficiente brezza si trasforma in fal\u00f2. Chi saranno le prossime streghe a bruciare? I non abbastanza intelligenti? I non geneticamente potenziati? Coloro che non dimostrano abbastanza \u00ab consapevolezza \u00bb ?<\/p>\n<p>L&#8217;ideologia ha il potere di trasformare ci\u00f2 che di solito ci appare come assolutamente inconcepibile e intollerabile in qualcosa di normale. \u00c8 in questi momenti di eccezione politica che si crea il terreno fertile per un eventuale calpestamento degli equilibri che regolano le costituzioni democratiche. Non dimentichiamo che dal 25.giugno 2008 anche l&#8217;Italia entra nello stato d&#8217;emergenza nazionale. Esso fu introdotto, secondo le parole del Ministro dell&#8217;Interno Maroni, come risposta al &#8220;continuo flusso di cittadini non-europei&#8221;. La cosa che dovrebbe preoccuparci \u00e8 l&#8217;indefinito prolungamento dello stato d&#8217;allarme che da un intervento temporaneo diventa d&#8217;un tratto stato regolare delle cose.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Ancora negli anni &#8217;70 si discuteva criticamente sui diversi modi di produzione nel tentativo di capire quale fosse il tipo di organizzazione politico-economica pi\u00f9 adatta. Oggi al contrario il capitalismo globale viene concepito come una condizione prestabilita e incambiabile. Tutti i grandi cambiamenti che i politici proclamano di effettuare si fermano poi su un minimo aggiornamento dei vecchi programmi che servono solamente a una maggiore stabilizzazione dell&#8217;attuale situazione. Per la mancanza di discorso sui grandi temi politici (produzione, economia &amp; tecnologia e il loro impatto sulla societ\u00e0) e il successivo spostamento d&#8217;interesse politico sull&#8217;ordinamento sociale o \u00abdi convivenza\u00bb si potrebbe sostenere che anche la politica sia diventata in parte fittizia.<\/p>\n<p>Seguendo la tesi di McLuhan ( &#8220;Il medium \u00e8 il messag\u00adgio&#8221;), vediamo che ogni tipo di resistenza postmoderna al liberal-capitalismo che si esprime oggi principalmente in proteste ecologiche, gay pride raduni e onde anomale, non porta risultati concreti perch\u00e9 si concentra sul contenuto invece che sul medium. Essa pu\u00f2 essere persino contra produttiva perch\u00e9 viene elevata in simbolo di libert\u00e0 democratica di protesta che serve in realt\u00e0 solo a consolidare gli attuali meccanismi di potere.<\/p>\n<p>Il capitalismo \u00e8 per sua natura orientato alla graduale penetrazione del controllo sul privato. Ogni forma di politica che affianca il capitalismo e per conseguenza portata a funzionare come una biopolitica. Per avere una visone sul problema pi\u00f9 completa bisognerebbe captare anche il contenuto del messaggio inconscio che sostiene l&#8217;organon del capitalismo. Tema troppo ampio e complesso per essere trattato in questa sede ma che sicuramente necessita di essere considerato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">4. Dall&#8217;Essere al Divenire<\/p>\n<p>Esistono dei metodi per annebbiare le norme in tale maniera da renderle inapplicabili? Tenendo presente che la biopolitica gestisce corpi, proviamo a immaginare come dovrebbe essere costruito un corpo che sia a priori non stigmatizzabile. La norma funziona come l&#8217;Idea platonica; essa rappresenta il modello a cui bisognerebbe aspirare. I singoli corpi vengono perci\u00f2 trattati come Copie materiche, pi\u00f9 o meno verosimili alla dominante Idea della pura forma. Gi\u00e0 alla nascita veniamo marchiati con tutta una serie di emblemi che determinano e testimoniano la nostra appartenenza ad uno specifico gruppo socialmente precostruito: il corpus familiare\/sessuale\/nazionale\/religioso, \u0085 Queste etichette servono a identificare i nostri corpi con qualit\u00e0 prestabilite e in grosso modo permanenti. Esse contribuiscono a fissare e limitare l&#8217;essere dei nostri corpi.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricordare come la Materia possa assumere due tipi di Forma: fissa o variabile. L&#8217;alternativa all&#8217;Essere, costituzione di presenti prevalentemente statici, \u00e8 il continuo Divenire, condizione transitoria in cui si incontrano futuro e passato, il pi\u00f9 e il meno, il pro e il contro.<\/p>\n<p>&#8220;Il paradosso di questo puro divenire, con la sua capacita di schivare il presente, \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 infinita. [\u0085] \u00c8 il linguaggio a fissare i limiti ma \u00e8 ancora esso a oltrepassare i limiti e a restituirli all&#8217;equivalenza infinita di un divenire illimitato. [\u0085] Il nome proprio o singolare \u00e8 garantito dalla permanenza di un sapere; tale sapere \u00e8 incarnato nei nomi generali che designano soste e stati di quiete, sostantivi e aggettivi con i quali il proprio mantiene un rapporto costante. Cos\u00ec l&#8217;Io personale ha bisogno del Dio e del mondo in generale. Ma quando i sostantivi e gli aggettivi cominciano a fondersi, quando i nomi che designano sosta e stato di quiete sono trascinati dai verbi di puro divenire e scivolano nel linguaggio degli eventi, si perde ogni identit\u00e0 per l&#8217;Io, il mondo e Dio. [\u0085] Il paradosso \u00e8 innanzitutto ci\u00f2 che distrugge il buonsenso come senso unico, ma, anche, ci\u00f2 che distrugge il senso comune come assegnazione di identit\u00e0 fisse.&#8221; (9)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/ia_otherehto11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Come osservato da Gilles Deleuze, bisogna deviare le restrizioni linguistiche del dualismo per accedere all&#8217;indefinita dimensione dell&#8217;In-Between, dimora del Divenire. Non si tratta di cambiare corpi; non \u00e8 la Materia in s\u00e9 a porre limiti ma la Forma con la quale si presenta. Ripensiamo un&#8217;altra volta al funzionamento dei fenomeni virtuali. Non \u00e8 forse il cyberspazio quel non-luogo dove si pu\u00f2 gi\u00e0 da adesso provare l&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere infinito? Il desiderio di uscire dai limiti del proprio corpus (inteso come costruzione sociale e non come corpo materico) si esprime benissimo nella creazione di identit\u00e0 virtuali, le quali, libere dai limiti del &#8220;dover essere&#8221;, si manifestano con maggiore genuinit\u00e0 e in assoluta spontaneit\u00e0. Bisogna chiedersi adesso se sia possibile trasportare questo fenomeno virtuale anche nella Realt\u00e0 concreta.<\/p>\n<p>La soluzione potrebbe emergere dall&#8217;incontro\/scontro tra il nostro corpo organico e quello virtuale, nel quale verremmo ad arricchire la nostra Materia carnale con la flessibile Forma del simulacro incorporeo. Il simulacro dovrebbe essere usato per rivestire e neutralizzare l&#8217;appartenenza ad un particolare corpus sociale. Il nome personale diventerebbe cos\u00ec concepito come un &#8220;significante fluttuante&#8221; (perch\u00e9 identifica qualcosa) ma senza alcun significato (perch\u00e9 privo di connotazioni e di conseguenza non a priori stigmatizzabile). (10)<\/p>\n<p>Da questo corpo a corpo tra organico e virtuale pu\u00f2 sorgere un anti-corpo, le cui anonimit\u00e0 e fluidit\u00e0 evadono ogni norma e ci costringono a considerarlo come Identit\u00e0; un&#8217;Identit\u00e0 diffusa per nuovi Soggetti Politici.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Note:<\/p>\n<p>(1) M. McLuhan: Understanding Media. 1964; tr.it. Gli strumenti del comunicare, il Saggiatore, Milano, 2008, p.29<\/p>\n<p>(2) W. J. Ong: Orality and Literacy, Methuen, London &amp; N.Y, 1982; tr.it. Oralit\u00e0 e scrittura, Il Mulino, Bologna, 1986, p.243<\/p>\n<p>(3) Tecnica d&#8217;analisi linguistica comunemente usata da filosofi e teorici per accedere a nuove interpretazioni di lettura.<\/p>\n<p>(4) La cui si pu\u00f2 ridurre alla semplice formula: &#8220;So che O non esiste, ma ci\u00f2 nonostante mi comporto come se egli esistesse &#8230;&#8221;<\/p>\n<p>(5) P. Bruckner: L&#8217;Euphorie perp\u00e9tuelle, Grasset, Parigi, 2000; tr.it. L&#8217;euforia perpetua, Garzanti, Milano, 2001, p.12<\/p>\n<p>(6) M. Foucault: La volont\u00e9 de savoir, Gallimard, Parigi, 1976; tr.it. La volont\u00e0 di sapere, Feltrinelli, 2008, p.109-26<\/p>\n<p>(7) Ivi, p. 127<\/p>\n<p>(8) G. Agamben: Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, Torino, 1995<\/p>\n<p>(9) G. Deleuze: Logique du sens, Les \u00e9ditions de Minuit, Parigi, 1969; tr.it. Logica del senso, Feltrinelli, Milano, 2007, p.9<\/p>\n<p>(10) Questo paragone mi \u00e8 stato ispirato dal testo di Antonio Caronia, &#8220;L&#8217;inconscio della macchina, ovvero: come catturare il significante fluttuante&#8221;, in <em>L&#8217;arte nell&#8217;era della producibilit\u00e0 digitale <\/em>, a cura di A.Caronia, E. Livraghi, S. Pezzano, Mimesis, Milano 2006.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni nuova tecnologia \u008f un&#8217;estensione di noi stessi; un nuovo medium che necessariamente introduce con se cambiamenti nell&#8217;organizzazione socio-individuale. 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