{"id":10486,"date":"2009-02-02T12:00:00","date_gmt":"2009-02-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-041\/italiano-soundscapes-alternativi-per-citta-possibili\/"},"modified":"2020-10-28T09:49:57","modified_gmt":"2020-10-28T08:49:57","slug":"italiano-soundscapes-alternativi-per-citta-possibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/italiano-soundscapes-alternativi-per-citta-possibili\/","title":{"rendered":"Soundscapes Alternativi Per Citta&#8217; Possibili"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">In occasione di <span class=\"testoscuro\">Club to Club 2008, il sound artist e designer Lorenzo Brusci ha presentato al Lingotto di Torino &#8220;<em>Possible Cities_Alternative Urban Soundscapes<\/em>&#8220;,<\/span> un&#8217;installazione di moduli sonori innovativi disegnati da Brusci stesso grazie al supporto tecnico dalla famosa B&amp;C Speakers. Il progetto e&#8217; stato portato avanti dall&#8217;artista e suondesigner toscano insieme agli studenti del corso di Sound Design dello IED di Milano.<\/p>\n<p>Dietro all&#8217;immenso palco allestito per la serata finale di Club to Club 2008 nella sala del Lingotto, in un angolo buio, si trova la &#8220;Red Room&#8221;, uno spazio circolare ricavato con muri divisori di lamiera rossa. All&#8217;interno, per l&#8217;occasione, grandi cuscini adagiati a terra ed alcune americane fissate al soffitto dalle quali pendono una ventina di moduli sonori. L&#8217;esperienza uditiva e&#8217; adattata real-time: tramite Max\/MSP Brusci coordina gli eventi sonori modificandone alcune caratteristiche e definisce l&#8217;evolversi della performance.<\/p>\n<p>Ogni modulo dell&#8217;installazione e&#8217; formato da una copertura in plexiglas esteticamente aliena, che funge da supporto ad uno speaker B&amp;C incastonato all&#8217;interno. La superficie di plexiglas ha una doppia valenza estetico-funzionale. La forma evoca un&#8217;ambientazione futuristica e fantascientifica; funzionalmente i moduli rifrangono, riflettono e diffondono il suono contribuendo alla sua spazializzazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/elettronica_elenagranulla03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;installazione infatti ha come caratteristica fondante la materializzazione spaziale del suono. Lo spettatore e&#8217; immerso in un soundscape avvolgente in cui i suoni migrano fluidi da un capo all&#8217;altro dello spazio attraversandolo diagonalmente, trasversalmente o creando traiettorie circolari. La <em>musique concrete, <\/em>che getta le basi della ricerca sui soundscape, definiva il concetto di suono acusmatico come &#8220;un suono che si sente senza poterne vedere la fonte&#8221; (P. Schaffer).<\/p>\n<p>I suoni usati da <span class=\"testoscuro\">Lorenzo Brusci <\/span>sono creati al computer e quindi, come tutta la musica elettronica, non possiedono una fonte naturale o meccanica. Ma l&#8217;interazione fra vista e udito e&#8217; talmente forte che i moduli stessi sembrano essere i veri produttori di suono. Le forme di plexiglas infatti, sono evocative quanto il suono (quasi esplicative del materiale sonoro stesso) e al contempo funzionali alla sua diffusione. Vista e Udito cooperano alla costruzione di alterit\u00e0 immaginifiche e all&#8217;induzione di stati mentali: il pubblico e&#8217; trasportato in un luogo ai confini del tempo e dello spazio. Quella che Brusci costruisce in quest&#8217;angolo riparato si pone allo spettatore come futuristica oasi sensoriale, in contrapposizione con lo spazio esterno alla &#8220;Red Room&#8221;.<\/p>\n<p>Le metropoli moderne sono caratterizzate da paesaggi sonori lo-fi: decine di suoni diversi si sovrappongono a creare inquinamento acustico. L&#8217;uomo metropolitano trova rifugio sonoro (ed anche visivo, mentale..) nei parchi, aree fatte di fontane zampillanti, foglie che frusciano e uccellini che cinguettano. Il parco diventa un&#8217;oasi che pu\u00f2 conciliare la pace, la concentrazione e l&#8217;ispirazione mentale e cognitiva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/elettronica_elenagranulla02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno vive in un mondo dominato dalla tecnologia e ne dipende in modo rilevante. I nuovi media sono divenuti estensioni del nostro corpo e della nostra mente. Il paesaggio edenico che il giardino pubblico metropolitano si cura di ricostruire si contrappone idealmente all&#8217;ipertecnologia con la quale conviviamo. Brusci si propone invece di costruire uno spazio altro, un&#8217;oasi sensoriale che prenda i nuovi modelli socioculturali li mastichi e li rielabori in una forma alternativa\/innovativa.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Brusci e&#8217; attivo gia&#8217; dal 1993 quando fonda il gruppo Timet, <\/span>con il quale compone musica per il teatro, la danza, la televisione, la radio e per installazioni sonore. Dal sito di Timet: &#8220;I nostri sforzi primari includono le tecniche compositive e perfomative per una musica e un&#8217;architettura sonora non lineare. Supportiamo la filosofia dell&#8217;open data per la distribuzione degli oggetti intellettuali, composizioni finali, singoli elementi audio e partiture elettroniche incluse&#8221;. Con Timet realizza anche una serie di installazioni in cui oggetti sonori in marmo, acciaio, vetro e vari tipi di pietre vengono inseriti all&#8217;interno di giardini botanici. Gli elementi tecnologici si trovano immersi in un ambiente naturale instaurando una simbiosi atta alla produzione di soundscapes ibridi: &#8220;Noi proponiamo una riflessione immersiva sui significati e funzioni del giardino contemporaneo&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/elettronica_elenagranulla04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Nel caso di &#8221; <em>Possible Cities_Alternative Urban Soundscapes <\/em>&#8221; la stretta relazione fra tecnologia e natura viene meno, il materiale di cui l&#8217;artista si serve crea, questa volta, un paesaggio sonoro e visivo totalmente sintetico. Sar\u00e0 questo quindi, l&#8217;aspetto che assumeranno le &#8220;aree relax&#8221; urbane del futuro? Quanto di naturale vi sopravviver\u00e0?<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.timet.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.timet.org<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.soundexperiencedesign.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.soundexperiencedesign.it <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.clubtoclub.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.clubtoclub.it<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione di Club to Club 2008, Lorenzo Brusci ha presentato al Lingotto di Torino &#8216;Possible Cities_Alternative Urban Soundscapes&#8217;, un&#8217;installazione di moduli sonori innovativi disegnati da Brusci stesso grazie al supporto tecnico dalla famosa B&#038;C Speakers. 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