{"id":10482,"date":"2009-02-02T12:00:00","date_gmt":"2009-02-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-041\/italiano-il-cinema-sperimentale-di-inharmonicity\/"},"modified":"2020-10-28T09:47:29","modified_gmt":"2020-10-28T08:47:29","slug":"italiano-il-cinema-sperimentale-di-inharmonicity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-041\/italiano-il-cinema-sperimentale-di-inharmonicity\/","title":{"rendered":"Il Cinema Sperimentale Di Inharmonicity"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato anche su Rapporto Confidenziale. Rivista digitale di cultura cinematografica, numero11 &#8211; gennaio &#8217;09, pag. 34-36. http:\/\/confidenziale.wordpress.com<\/em><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">La pratica del vjing ha ridefinito i confini dell&#8217;immagine in movimento nell&#8217;epoca digitale. Volendo essere sbrigativi il vjing null&#8217;altro \u00e8 che cinema sperimentale. Come a dire che se esiste un precedente di questo modo anti-convenzionale di concepire le immagini in movimento, questo sar\u00e0 la sperimentazione che per tutto il &#8216;900 si \u00e8 concretizzata nel cinema.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Tutte le avanguardie artistiche del secolo scorso hanno utilizzato il cinema come linguaggio attraverso il quale darsi forma e sostanza &#8211; si pensi alle &#8216;storiche&#8217; o alla pop culture. Tutte hanno saccheggiato e utilizzato il cinema come forma d&#8217;espressione, spesso privilegiata, attraverso la quale esprimersi. E&#8217; curioso notare come in questi ultimi anni questo legame si sia andato progressivamente sfibrando, quasi che non vi sia pi\u00f9 la necessit\u00e0 di caratterizzare la propria opera entro i confini (angusti) della settima arte.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Uno dei motivi principali di questo disconoscimento \u00e8 legato alle modalit\u00e0 di fruizione del live cinema che privilegia la <em>performance <\/em> a discapito della sua registrazione su di un supporto di cattura delle immagini. Il vjing \u0096 o pi\u00f9 in generale le differenti forme di live cinema \u0096 rifuggono, nella maggior parte dei casi, la possibilit\u00e0 d&#8217;essere riprodotti. Oltre l&#8217;era della riproducibilit\u00e0 tecnica siamo giunti alla sua negazione, la deflagrazione dell&#8217;immagine in movimento ha prodotto il ritorno all&#8217;era pre-cinematografica, l&#8217;esperienza alla quale assiste lo spettatore dell&#8217;epoca digitale \u00e8 prossima a quella della lanterna magica (e delle zoetropi). Con la bocca aperta ed il fiato sospeso ammiriamo immagini in movimento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Il supporto di riproduzione d&#8217;una creazione audiovisiva \u00e8 dunque una scelta deliberata dell&#8217;artista, non pi\u00f9 una tappa obbligata, perch\u00e9 la sua dimensione congeniale \u00e8 quella della <em>performance<\/em>. Si \u00e8 dunque creata una cesura fra la sperimentazione audiovisiva ed il cinema e &#8211; seguendo il ragionamento sin qui imbastito &#8211; fra il cinema sperimentale ed il cinema <em>tout court<\/em>. Ritengo che ci\u00f2 sia un paradosso figlio della perdita di centralit\u00e0 del linguaggio cinematografico entro il sistema dell&#8217;arte contemporanea, ovvero <em>\u00abil cinema sperimentale \u00e8 oggi in preda a una profonda e forse irreversibile crisi d&#8217;identit\u00e0\u00bb <\/em> (1). Crisi che verte principalmente attorno ai modi di fruizione, mutati dalla sala allo spazio della <em>performance <\/em>.<\/p>\n<p>E&#8217; per questi motivi che fin dalla sua nascita il progetto<span class=\"testoscuro\"> Zerofeedback (2) ha attirato la mia attenzione, perch\u00e9 la videolabel creata dal videoartista Giovanni Antignano (in arte Selfish)<\/span> si pone programmaticamente quale strumento atto alla ricollocazione della sperimentazione audiovisiva (e dunque cinematografica!) entro i confini della modalit\u00e0 classica di fruizione dell&#8217;opera, con la variante di concepirla in maniera post-moderna ovvero concretizzata in DVD \u0096 post-modernit\u00e0 insita nel principio della morte alla velocit\u00e0 di 24 fotogrammi al secondo (3).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">InharmoniCity<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poco di <em>armonico <\/em> in questa seconda release della videolabel Zerofeedback. Scorbutico \u00e8 il termine che mi sono ritrovato fra le mani pi\u00f9 spesso. Intanto la genesi: il progetto nasce dalla collaborazione fra <span class=\"testoscuro\">Matteo Milani e Federico Placidi, in arte U.S.O. Project &#8211; Unidentified Sound Object (4), e Giovanni Artignano &#8211; in arte Selfish (5)<\/span>. Entrambe le polarit\u00e0 di questo progetto si occupano di arte digitale, i primi di musica il secondo di immagine in movimento. L&#8217;operazione messa in piedi \u00e8 assai particolare perch\u00e9 racchiude in circa sessanta minuti, suddivisi in tre tracce (6), quella che sarei portato a chiamare performance \u0096 o liveset (7). La colonna audio fa da struttura portante all&#8217;opera attorno alla quale vengono campionate immagini che rispondono sincronicamente alle frequenze sonore. Il dato reale dal quale attinge Antignano \u00e8 lo spazio visivo della citt\u00e0, il paesaggio urbano d&#8217;un agglomerato di indefinibile collocazione geografica, le sue immagini danno forma al paesaggio sonoro (8) generato dalla colonna audio di Milani e Placidi (9).<\/p>\n<p>Lo spazio urbano emerge da un magma sonoro e visivo fatto d&#8217;un numero sempre crescente di linee orizzontali che lascia intravedere appena immagini scorrevoli da destra a sinistra di scheletri architettonici. La prima traccia <em>&#8220;Girl Running&#8221; <\/em> (8&#8217;43&#8221;) sembra volerci raccontare un prologo dello spazio che andremo a visitare nei capitoli successivi, un&#8217;origine spettrale dello spazio urbano che verr\u00e0, narrata in scala di grigi ad alto contrasto. <em>&#8220;Invisible Words&#8221; <\/em> (12&#8217;41&#8221;) ci catapulta, fra distorsioni sonore, entro un punto di vista elettronico su d&#8217;una citt\u00e0 fatta di grattacieli, una specie di occhio meccanico incapace di cogliere un&#8217;immagine chiara e definita. L&#8217;instabilit\u00e0 del quadro \u00e8 frenetica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Le interferenze incessanti sono praticamente invisibili per l&#8217;occhio, ben oltre il percepibile, ed \u00e8 in questa meticolosa maniacalit\u00e0 della ricerca dell&#8217;imperfezione che risiede una delle caratteristiche peculiari di questo <em>InharmoniCity <\/em>. Una ricerca perseguita ostinatamente per tutta la durata del lavoro che rappresenta la concretizzazione dello sforzo individuale tipica dell&#8217;artista sperimentale, ovvero colui per il quale il film pu\u00f2 esistere solamente entro determinate condizioni d&#8217;autarchia estetica; \u00e8 entro questa modalit\u00e0 produttiva che da sempre il cinema sperimentale produce le proprie opere e proprio per questo \u00e8 considerato difficile da vedere o, se si preferisce, scorbutico.<\/p>\n<p>Il valore della sperimentazione non \u00e8 mai fine a se stesso, \u00e8 una traiettoria da percorrere per allargare i confini di quel che \u00e8 noto, spesso attraverso l&#8217;eccesso ma invariabilmente andando nella direzione opposta al flusso della norma e dei codici preconfezionati. <span class=\"testoscuro\">Jack Smith, John Mekas, Stan Brakhage, Len Lye, Paolo Gioli, Alberto Grifi, Walter Ruttmann e Takahiko Iimura<\/span> sono solo alcuni dei cineasti che pur avendo realizzato dei film che solitamente si \u00e8 portati a nominare come <em>inguardabili <\/em>hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e, molto probabilmente, se fossero ancora a noi contemporanei utilizzerebbero proprio il linguaggio della performance o del liveset per dare forma al proprio istinto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Dunque <span class=\"testoscuro\">InharmonyCity <\/span> \u00e8 sperimentazione audiovisiva che sfocia nella terza traccia &#8220;\u0085From the Past\u0085Out of the Future&#8221;(41&#8217;04&#8221;) che a voler essere sbrigativi si potrebbe raccontare come un <span class=\"testoscuro\">Koyaanisqats<\/span><em>i <\/em> anfetaminico (10). <span class=\"testoscuro\">InharmonyCity <\/span> \u00e8 un&#8217;opera coraggiosa, che travalica molti generi dell&#8217;audiovideo contemporaneo, vicina a molte produzioni internazionali, una su tutte: lo splendido <span class=\"testoscuro\">Kuvaputki <\/span> diretto da Edward Quist sulle musiche dei Pan Sonic (11). A questo punto perch\u00e9 non chiamarsi registi?<\/p>\n\n\n<p class=\"testoscuro\">Note<\/p>\n<p>(1) Paolo Cherchi Usai, Le <em>straordinarie avventure del cinema sperimentale <\/em> in SegnoCinema nr. 153 (settembre-ottobre 2008), pag. 13.<\/p>\n<p>(2) Si veda a tal proposito l&#8217;articolo pubblicato sul numero5 (maggio 2008) di Rapporto Confidenziale: <em>L&#8217;eterno ritorno dell&#8217;immagine in movimento. zerofeedback vol.01 <\/em> di Alessio Galbiati, pag. 19-21. http:\/\/confidenziale.wordpress.com<\/p>\n<p>(3) Laura Mulvey, <em>Death 24x a Second: Stillness and the Moving Image <\/em>, Reaktion Books, 2006. A tal proposito si veda l&#8217;articolo a cura di Motor, Death 24 x, morte e feticismo dell&#8217;immagine in Digimag 28\/ottobre 2008. https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=978<\/p>\n<p>(4) U.S.O. Project &#8211; Unidentified Sound Object. Milan\/Rome based Matteo Milani and Federico Placidi are sound artists whose work spans from digital music to electro acoustic improvisation. Unidentified Sound Object is born from the desire to discover new paths and non-linear narrative strategies in both aural and visual domains. U.S.O. is a continuing evolving organism. www.usoproject.com<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>(5) Selfish is a project of Giovanni Antignano focused on video live performances. His research ranges from video art to visuals and live performance. His live sets are centralized on an obsessive elaboration of the video loop, where the action is continuously replied and stratified until it reaches its fulfilment. From the end of the nineties until today he has been a member of minor and important collectives such as BlindVision, and the conceptual group Timet which he collaborated with for various sound installations ( Sonik Park &#8211; 4&#215;4 for Papesse Siena Center Contemporary Art, Sonic Garden for Fabbrica Europa, Sonic Garden a night vision for Musicus Concentus). He took part to several national and international meetings and festivals (VideoMinuto, Station to Station, Polietilene 2.0, Fabbrica Europa, MAF05 Bangkok, Israeli Digital Lab, Weast Coast Nu Music Electronic Art, Biennal of Electronic Art Perth, MUV, Elettrowave, Festival della Creativit\u00e0&#8230;). He&#8217;s the founder, in 2006, of Zerofeedback videolabel. During the past years Selfish collaborated\/performed with U.S.O. &#8211; Unidentified Sound Object, Marco Parente, Marco Messina (99 Posse), Milanese, Dj Shantel, Lorenzo Brusci, Timet, Dino Bramanti, Bonarosa, David Cossin, Ether, Fenin, Xiangxing among the others. www.selfish.it<\/p>\n<p>(6) Il DVD permette anche la visione continuativa delle tre single tracce.<\/p>\n<p>(7) Non \u00e8 comunque smarrita la dimensione performativa del progetto che infatti sar\u00e0 proposto in una serie di live (http:\/\/www.selfish.it\/project\/live), fra cui spicca l&#8217;esibizione in programma il 18 febbraio &#8217;09 allo Spark Festival of Electronic Music and Arts di Minneapolis (USA). http:\/\/spark.cla.umn.edu<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag41\/articoli\/img\/audiovideo_alessiogalbiati07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>(8) Il concetto di <em>Soundscape <\/em>, traducibile come &#8220;paesaggio sonoro&#8221;, \u00e8 uno dei passaggi teorici fondamentali dello studioso e compositore canadese R. Murray Schafer; concetto teorico sviluppato in R. Murray Schafer, <em>Il paesaggio sonoro <\/em>, Ricordi\/Unicopli, Milano 1985. Proprio agli studi R. Murray Schafer si ispira la composizione musicale degli U.S.O. Project per il progetto in questione.<\/p>\n<p>(9) Visibile anche su Vimeo. http:\/\/www.vimeo.com\/2869319<\/p>\n<p>(10) <em>Koyaanisqatsi <\/em> \u00e8 un celeberrimo e monumentale film di montaggio diretto nel 1982 da Godfrey Reggio.<\/p>\n<p>(11) <em>Kuvaputki <\/em>di Edward Quist (USA\/2008), vedi <em>SonarCinema 2008: musica per gli occhi <\/em> di Alessio Galbiati in Rapporto Confidenziale numero7, luglio\/agosto 2008, pag.57-63 e Digimag 36 luglio-agosto\/2008. https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1226.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cinema sperimentale di Inharmonicity, Selfish, Giovanni Antignano, Edward Quist, Pansonic, Kuvaputki, Koyaanisqatsi, Godfrey Reggio, Philip Glass, Alessio Galbiati<\/p>\n","protected":false},"author":44,"featured_media":27331,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,194],"tags":[29,41,54,65],"class_list":["post-10482","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-041","tag-audiovideo","tag-cinema","tag-live-cinema","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Cinema Sperimentale Di Inharmonicity &#8226; 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