{"id":10467,"date":"2008-12-04T12:00:00","date_gmt":"2008-12-04T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-040\/italiano-design-biomimetico-per-linnovazione-sostenibile\/"},"modified":"2020-10-26T11:26:05","modified_gmt":"2020-10-26T10:26:05","slug":"italiano-design-biomimetico-per-linnovazione-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/italiano-design-biomimetico-per-linnovazione-sostenibile\/","title":{"rendered":"Design Biomimetico Per L&#8217;innovazione Sostenibile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Nella storia dell&#8217;uomo la natura ha sempre costituito un importante riferimento per concepire artefatti innovativi. Numerosi progressi della tecnologia, del progetto e dell&#8217;arte sono nati nell&#8217;ampio bacino dell&#8217;ispirazioni biologica.<\/p>\n<p>A partire dalla Rivoluzione Industriale il rapporto tra progetto e biologia ha acquisito un particolare valore in termini di opportunit\u00e0 economiche e produttive. Numerosi teorici e progettisti, come <span class=\"testoscuro\">Sullivan [1], Thompson [2], Moholy-Nagy [3] e Steandman [4],<\/span> hanno investigato sulle opportunit\u00e0 offerte da tale rapporto con un approccio orientato al progetto proponendo speculazioni e ricerche attraverso le quali \u00e8 possibile <span class=\"testoscuro\">ricostruire una storia del design bio-ispirato [5]<\/span>, che nel corso del tempo ha assunto una matrice sempre pi\u00f9 prossima ai percorsi della ricerca scientifica e dell&#8217;innovazione tecnologica.<\/p>\n<p>Oggi lo scenario generato dall&#8217;intersezione tra l&#8217;evoluzione delle conoscenze biologiche e i progressi maturati nell&#8217;ambito delle nuove tecnologie propone inedite prospettive di relazioni tra progetto e biologia, che offrono alla cultura del progetto nuovi possibili percorsi di interpretazione della natura, in grado di configurare nuovi e fascinosi scenari di azione e speculazione progettuale. Ci\u00f2 che distingue oggi la bio-ispirazione da quella del passato \u00e8, quindi, la straordinaria opportunit\u00e0 di fare riferimento a nuove conoscenze e strumenti in grado di osservare la natura nei suoi pi\u00f9 intimi dettagli svelandone segreti e principi un tempo criptati.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>Sistema e-Consciousness . Schema dei livelli di consumo e del riferimento biologico. <\/em><\/p>\n<p>Trasferire tali conoscenze al design attraverso opportune metodiche, consente di generare nuovi artefatti, materiali o immateriali, nei quali si rispecchino, concettualmente e concretamente, alcune delle qualit\u00e0 rivelate dal mondo naturale. <span class=\"testoscuro\">In tale scenario si colloca un nuovo approccio progettuale definito: Hybrid Design, che propone di trasferire logiche, codici e qualit\u00e0 complesse dei sistemi biologici al design di prodotti e servizi sostenibili<\/span>.<\/p>\n<p>Prodotti e servizi che vengono definiti ibridi, perch\u00e9 sono intermedi tra biologia e tecnologia, concepiti mediante gli strumenti del design ma attraverso una metodologia multidisciplinare alla quale partecipano competenze provenienti dagli ambiti della biologia e dell&#8217;ingegneria. Tale metodologia \u00e8 stata elaborata, sviluppata e verificata attraverso un&#8217;attivit\u00e0 di ricerca teorica e progettuale permanente svolta da un gruppo di ricerca trans-dipartimentale con la supervisione di Patrizia Ranzo, Presidente dei Corsi di Laurea in Disegno Industriale della Seconda Universit\u00e0 degli Studi di Napoli [Il contributo scientifico dell&#8217;ingegneria dei materiali \u00e8 coordinato da Carlo Santulli, Universit\u00e0 La Sapienza, mentre il contributo scientifico della biologia \u00e8 coordinato da Mario De Stefano, Seconda Universit\u00e0 degli Studi di Napoli].<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>Sistema di innaffiamento autonomo per piante domestiche Do&#8217;t drop ispirato alla strategia di conservazione dell&#8217;acqua osservata nella Zantedeschia Aethiopica. Progetto: A. Buiano, A. Squeglia, A. Romano Stompanato, F. Chianese, tutors: C. Langella, F. dell&#8217;Aglio, S. Adinolfi, consulenza biomimetica: C. Santulli. <\/em><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Percorsi del progetto bio-ispirato<\/p>\n<p>I progressi compiuti negli ultimi decenni nelle aree pi\u00f9 innovative delle scienze biologiche, come la biologia molecolare e la genetica, hanno permesso di svelare le logiche, i principi, i linguaggi e i codici su cui si fonda il design della natura. Oggi che le conoscenze biologiche si spingono in profondit\u00e0 nella comprensione delle strutture e dei fenomeni pi\u00f9 intimi che caratterizzano la natura, fino alla scala nanometrica: tale rapporto, da luogo di stimolo ed ispirazione, \u00e8 divenuto un ambito di ricerca e di innovazione complesso e multiforme. In tale ambito \u00e8 utile che il progetto non si limiti a copiare la natura ma ne tragga, piuttosto, una pi\u00f9 ampia ispirazione orientata a trasferire i principi e le logiche biologici, secondo l&#8217;insegnamento di <span class=\"testoscuro\">Buckminister Fuller che affermava: &#8220;We do not seek to imitate nature, but rather to find the principles she uses&#8221;. <\/span><\/p>\n<p>Le parole di Fuller riassumono sinteticamente l&#8217;orientamento che caratterizza, oggi, l&#8217;ambito disciplinare del &#8220;progetto bio-ispirato&#8221; al quale l&#8217;Hybrid Design fa riferimento. Un ambito nato negli anni cinquanta con la bionica ed evolutosi, successivamente, con quelle discipline, definite nel linguaggio anglosassone <em>biomimetics <\/em> e <em>biomimicry, <\/em>che si rivolgono alle scienze biologiche per trovare soluzioni ai problemi progettuali.<\/p>\n<p>Le prime ricerche che sono state denominate esplicitamente biomimetiche, in Europa, sono state condotte in Inghilterra, presso il <span class=\"testoscuro\">Centre for Biomimetics dell&#8217;Universit\u00e0 di Reading<\/span>, fondato negli anni Novanta, diretto da George Jeronimidis [<em>Jeronimidis, G. 2000. Biomimetics: Lessons from Nature for Engineering; The Institution of mechanical Engineerings &#8211; Materials and Mechanics of Solids Group; 35th John Player Memorial Lecture, London Jeronimidis, G. 2000. Biomimetics: Lessons from Nature for Engineering; The Institution of mechanical Engineerings &#8211; Materials and Mechanics of Solids Group; 35th John Player Memorial Lecture, London<\/em>], che con il <span class=\"testoscuro\">Centre for Biomimetic and Natural Technologies (CBNT)<\/span> dell&#8217;Universit\u00e0 di Bath costituiscono i principali riferimenti scientifici in ambito internazionale per questa disciplina e sono promotori di iniziative come convegni internazionali, workshop e progetti di ricerca orientati a diffondere gli obiettivi e i risultati degli studi svolti in questo ambito.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">In una visione evolutiva del progetto bio-ispirato, l&#8217;Hybrid Design si distacca dal determinismo biologico che caratterizzava la bionica classica,<\/span> che interpretava la natura come modello fondamentalmente statico di rigore funzionalista, per concepire il riferimento naturale come insieme di processi complessi fondati su dinamiche di evoluzione, genesi e integrazione di fenomeni da trasferire. L&#8217;approccio progettuale proposto si fonda, dunque, sul superare l&#8217;imitazione morfologica della natura per spingersi oltre, attraverso il trasferimento delle sue logiche pi\u00f9 complesse, al fine di concepire un nuovo &#8220;design ibrido&#8221;. Un design che &#8220;reinterpreta&#8221; sia il mondo naturale che quello artificiale, costruendo un universo di oggetti e sistemi, le cui qualit\u00e0 vengono generate dalla contaminazione tra tecnologia e biologia.<\/p>\n<p>Se la bionica si proponeva di estrarre forme, strutture e funzioni dalla natura per crearne delle &#8220;copie&#8221; il pi\u00f9 possibile somiglianti, l&#8217;Hybrid Design cerca di approdare a soluzioni progettuali formalmente anche molto differenti, rispetto ai sistemi biologici ai quali si ispira, ma simili nei principi generativi.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">La definizione &#8220;Hybrid Design&#8221; nasce da un&#8217;ispirazione tratta da una nuova tipologia di materiali sintetici, ottenuti in laboratorio mediante l&#8217;integrazione di nanotecnologie con protocolli e principi della biologia molecolare<\/span> [ <em>Sarikaya, M., Tamerler, C., Jen, A. K.-Y., Schulten, K. and Baneyx, F.. 2003. Molecular biomimetics : nanotechnology through biology, Natural Materials , 2, 577-585<\/em>]. Da quest&#8217;ambito, che costituisce uno dei riferimenti pi\u00f9 avanzati nella creazione di artefatti bioispirati, fondati sulla traslazione di logiche e codici biologici, l&#8217;Hybrid Design trae un approccio di tipo concettuale che prefigura artefatti con caratteristiche intermedie tra natura e tecnologia, la cui stessa genesi ed evoluzione pu\u00f2 essere definita ibrida. L&#8217;Hybrid Design, dunque guarda con forte intenzione di trasferimento ad ambiti ad alto contenuto scientifico e tecnologico. Tali ambiti costituiscono un riferimento procedurale, metodologico ma anche un bacino di strumenti e tecnologie da poter utilizzare. Nuovi materiali e nuove tecnologie costituiscono gli strumenti attraverso i quali l&#8217;Hybrid Design concretizza concetti bio-ispirati in prodotti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Nuovi codici biologici per un design che sfugga all&#8217;oblio<\/p>\n<p>Il successo evolutivo di ogni specie vivente si fonda su una complessit\u00e0 che la scienza conosce sempre pi\u00f9 profondamente. Verso questa stessa complessit\u00e0, svelata sempre pi\u00f9 dalla scienza, si muove lo scenario evolutivo dei prodotti industriali che, grazie all&#8217;uso delle nuove tecnologie e dei nuovi materiali smart, diventano pi\u00f9 dinamici, adattabili, sensibili e multifunzionali per rispondere alle esigenze sempre pi\u00f9 composite e mutevoli che nascono dai nuovi stili di vita dell&#8217;uomo contemporaneo. Prodotti e servizi caratterizzati da propriet\u00e0 sempre pi\u00f9 simili ai sistemi biologici che ci conducono in quella che Kelly in <em>Out of control: The New Biology of Machine, Social System and the Economic Worlds <\/em> prefigurava nel 1994 come &#8220;civilt\u00e0 tecno-biologica&#8221; [6].<\/p>\n<p>Nell&#8217;Hybrid Design le qualit\u00e0 complesse tratte dal mondo biologico vengono trasferite al design di prodotti e servizi innovativi come una sorta di &#8220;nuovo codice genetico&#8221;. Un codice che pu\u00f2 essere esteso dal singolo prodotto, ai sistemi innovativi e complessi di prodotti e servizi, fino a giungere alla riconfigurazione delle modalit\u00e0 e delle forme relazionali tra sistema produttivo e sistema dell&#8217;utenza. Solo attraverso un continuo salto di scala dimensionale, che proponga soluzioni progettuali integrate e coerenti dalla scala del progetto del materiale fino a quella dei modelli di consumo, \u00e8 possibile proporre prodotti che possano sopravvivere alla frastornante fluidit\u00e0 del vivere contemporaneo [ Bauman, Zigmund. 2002. <em>Modernit\u00e0 liquida <\/em>. Bari: Laterza]. Una fluidit\u00e0 nella quale ai prodotti di design, materiali e immateriali, viene richiesto un carattere sempre pi\u00f9 &#8220;esperenziale&#8221;, emozionale, seducente e interattivo che consenta agli utenti di stabilire un rapporto quasi affettivo con essi, affinch\u00e9 non precipitino rapidamente nell&#8217;oblio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>Sistema e-Consciousness ispirato alle strategie di distribuzione gerarchica dell&#8217;energia proveniente dalla luce solare osservate nella chioma degli alberi. Inserimento del frame per la consapevolezza sui consumi domestici in un ambiente abitativo. Tesi di Laurea di Cristina De Pascale, relatore: C. Langella, correlatore: F. Nicolais, consulenza materiali e biomimetica: C. Santulli<\/em><\/p>\n<p>I materiali e gli strumenti tecnologici selezionati dall&#8217;<span class=\"testoscuro\">Hybrid Design<\/span> per i suoi prodotti sono altamente evoluti. Attraverso di essi si mira a creare prodotti multifunzionali in grado di assolvere le funzioni tradizionalmente svolte da oggetti ingombranti, macroscopici e costituiti da molteplici componenti. Prodotti che possono essere definiti sistemi pi\u00f9 che semplici oggetti, che coniugano le esigenze ambientali di de-materializzazione e riduzione del numero di componenti con le qualit\u00e0 biologiche di multi-funzionalit\u00e0, autonomia, auto-organizzazione, auto-adattamento, auto-assembraggio e coerenza ologrammatica.<\/p>\n<p>Vengono preferite soluzioni materiche innovative come quelle offerte, ad esempio, dal settore dei film sottili smart, sistemi laminati sottilissimi e leggeri, che nella loro struttura possono inglobare molteplici funzioni come la conduzione delle informazioni, della luce, la sensibilit\u00e0, la capacit\u00e0 di cambiare caratteristiche ottiche e la produzione di energia. I film fotovoltaici, gli OLED [7], le tecnologie di deposizione, ad esempio, offrono al settore del design la possibilit\u00e0 di creare nuovi dispositivi come: sistemi di illuminazione, rivestimenti interattivi e strumenti di comunicazione leggeri, flessibili, sottili e portatili, che sostituiscono, con un unico &#8220;sistema materico&#8221;, i loro predecessori rigidi, ingombranti e prevalentemente costituiti da molti componenti e da materiali diversi. La materia funzionalizzata tende a fondersi con la performance e a divenire essenza del prodotto stesso, rimuovendo le linee di demarcazione da sempre esistita tra oggetto e materiale e tra oggetto e funzione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Strumenti e metodi dell&#8217;hybrid design<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">La biomimetica, ambito progettuale in cui l&#8217;Hybrid Design si colloca, propone di utilizzare come strumenti progettuali gli strumenti per l&#8217;integrazione e la condivisione delle competenze come il TRIZ [8<\/span>].<\/p>\n<p>In molti casi le tecnologie e i materiali con cui realizzare tali prodotti esistono gi\u00e0, ma ci\u00f2 che occorre definire \u00e8 il collegamento, la correlazione tra i problemi progettuali dell&#8217;uomo e le risposte provenienti dal mondo biologico. Per ogni tematica progettuale affrontata occorre individuare la chiave di lettura pi\u00f9 appropriata per interpretare i problemi in modo da metterli in relazione, mediante analogie, con le risposte fornite dalla natura. Si pu\u00f2 fare riferimento a diversi livelli di relazione analogica, corrispondenti a diversi gradi di complessit\u00e0 e astrazione. Ma le analogie devono essere sviluppate con un approccio rigorosamente scientifico affinch\u00e9 il risultato sia efficace e innovativo.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito della ricerca sull&#8217; <em>Hybrid Design <\/em>\u00e8 stata messa a punto una metodologia che possa guidare lo sviluppo del processo progettuale e costituire un riferimento univoco e comune utile all&#8217;integrazione e alla collaborazione tra le diverse competenze coinvolte. Tale metodologia \u00e8 stata suddivisa in fasi:<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Meta-progetto<\/p>\n<p>1. Analisi dell&#8217;ambito di riferimento e del settore di applicazione.<\/p>\n<p>2. Interpretazione del brief di progetto come lista di &#8220;problemi progettuali&#8221; da confrontare con i riferimenti biologici.<\/p>\n<p>3. Analisi delle risposte a tali problemi disponibili nell&#8217;ambito degli artefatti e identificazione dei limiti di tali soluzioni.<\/p>\n<p>4. Definizione di uno scenario di esigenze non risolte di riferimento.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Progetto<\/p>\n<p>1. Elaborazione di una lista dei sistemi biologici che, in base a una metafora biologico-progettuale, sembrano aver affrontato i problemi individuati e individuazione delle possibili analogie. In questa fase \u00e8 particolarmente importante il contributo delle competenze biologiche).<\/p>\n<p>2. Selezione del riferimento biologico, o dei riferimenti biologici selezionati quando risultano essere pi\u00f9 di uno, ritenuti maggiormente aderenti alle esigenze e in grado di superare i limiti degli artefatti esistenti.<\/p>\n<p>3. Traduzione dei principi, delle strutture, delle logiche, dei codici e delle strategie tratte dai riferimenti biologici selezionati in strategie progettuali, concept, ipotesi di design.<\/p>\n<p>4. Verifica della fattibilit\u00e0 tecnico-economica di tali ipotesi, con particolare attenzione alle opportunit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie e dai nuovi materiali, in un&#8217;ottica si innovazione sostenibile.<\/p>\n<p>5. Elaborazione della soluzione progettuale finale. Integrazione di soluzioni di origine tecnologica e soluzioni di origine biologica. In questa fase acquista particolare importanza il trasferimento tecnologico<\/p>\n<p>6. Verifica del contributo di miglioramento apportato rispetto ai limiti e alle esigenze rilevati nella fase meta progettuale.<\/p>\n<p>7. Prototipazione, ingegnerizzazione, brevetto e messa in produzione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"color: #ffffff; font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p>Le sperimentazioni progettuali dell&#8217;Hybrid Design si propongono di verificare la metodologia e l&#8217;approccio concettuale attraverso diversi tipi di applicazioni condotte in diversi settori. Tra gli aspetti che accomunano le sperimentazioni emerge l&#8217;intento di proporre nuovi prodotti che siano, non solo essi stessi sostenibili nel loro intero ciclo di vita, ma anche per il loro potenziale educativo, volto ad indurre gli utenti a comportamenti e stili di vita anch&#8217;essi sostenibili.<\/p>\n<p>Tale ricerca si propone di agire in un&#8217;ottica di design per la sostenibilit\u00e0 che interseca innovazione tecnologica e evoluzione scientifica, interpretando la natura sia come riferimento concettuale per concepire artefatti compatibili con la natura stessa, che come potenziale comunicativo per sensibilizzare l&#8217;utenza sulle tematiche ambientali e per agevolare l&#8217;assimilazione di messaggi etici. La natura viene intesa, cos\u00ec, anche come tramite comunicativo.<\/p>\n<p>Le sperimentazioni progettuali, seppur cos\u00ec differenti tra loro, sono inoltre accomunate da una potenzialit\u00e0 di impatto quotidiano, ricercata allo scopo di ottenere una influenza concreta e, di conseguenza, un cambiamento radicale, diffuso e profondo. Perch\u00e9 oggi \u00e8 necessario che si verifichi finalmente il passaggio dalla consapevolezza profonda di pochi individui, gi\u00e0 sensibili alle problematiche della sostenibilit\u00e0 ambientale, alla consapevolezza diffusa di tanti, per consentire le effettive modifiche degli stili di vita, necessarie a determinare cambiamenti percepibili ed efficaci, localmente e globalmente. Il design pu\u00f2 svolgere un ruolo rilevante nel far assimilare i principi etici, ma anche nel suggerire le direzioni possibili del cambiamento e gli orientamenti auspicabili per nuovi modelli di consumo attraverso oggetti e servizi che accompagnano la vita dell&#8217;uomo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Bibliografia<\/p>\n<p>Bauman, Zigmund. 2002. <em>Modernit\u00e0 liquida <\/em>. Bari: Laterza.<\/p>\n<p>Jeronimidis, G. 2000. Biomimetics: Lessons from Nature for Engineering; The Institution of mechanical Engineerings &#8211; Materials and Mechanics of Solids Group; 35th John Player Memorial Lecture, London .<\/p>\n<p>Langella, Carla. 2003. <em>Nuovi paesaggi materici <\/em>. Alinea, Firenze .<\/p>\n<p>Langella, Carla. 2006. Hybrid design. Encoding biological principles. Paper presented in <em>Sustainable design in Proceedings Referred Section II: Sustainable Consumption and Production: Opportunities and Challenges Launch Conference of the Sustainable Consumption Research Exchange (SCORE!) <\/em><em>Network <\/em>, November 23- 26, in Wuppertal, Germany.<\/p>\n<p>Langella, Carla. 2007. <em>Hybrid design. Progettare tra tecnologia e natura <\/em>. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>Latouche, Serge. 2000. <em>La sfida di Minerva <\/em>. Torino: Bollati&amp;Boringhieri.<\/p>\n<p>Maldonado, Tomas. 1991. <em>Disegno industriale: un riesame <\/em>. Milano: Feltrinelli.<\/p>\n<p>Manzini, Ezio, and Carlo Vezzoli. 2007. <em>Design per la sostenibilit\u00e0 ambientale <\/em>. Bologna: Zanichelli.<\/p>\n<p>Manzini, Ezio. 2003. <em>Sustainable everyday <\/em>. Milano: Edizioni Ambiente.<\/p>\n<p>Morin, Edgar. 1993. <em>Introduzione al pensiero complesso <\/em>. Milano: Sperling &amp; Kupfer.<\/p>\n<p>Sarikaya, M., Tamerler, C., Jen, A. K.-Y., Schulten, K. and Baneyx, F.. 2003. Molecular biomimetics : nanotechnology through biology, <em>Natural Materials <\/em>, 2, 577-585.<\/p>\n<p>Silverstone, Roger, and Eric Hirsch. 2003. <em>Consuming Technologies \u0096 Media and Information in Domestic Spaces <\/em>. London : Routledge.<\/p>\n<p>Silverstone, Roger. 2005. <em>Media, Technology and Everyday Life in Europe . From Information to Communication <\/em>. Aldershot : Ashgate.<\/p>\n<p>Tukker, Arnold. 2006. &#8220;Identifying Priorities for Environmental Product Policy&#8221;. <em>Journal of Industrial Ecology <\/em> vol.10, 3. Boston : MIT Press.<\/p>\n<p>Vezzoli, Carlo. 2007. <em>System design for sustainability. <\/em>Rimini : Maggioli editore.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag40\/articoli\/img\/design_carlalangella12.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Note<\/p>\n[1] L. H. Sullivan, <em>The tall office building: artistically considered <\/em>, in &#8220;Lippincott&#8217;s Magazine&#8221; n. 57, marzo 1896.<\/p>\n[2] W. Thompson, <em>Crescita e forma <\/em>(edizione ridotta a cura di J.T. Bonner), Bollati Boringhieri, Torino 1969.<\/p>\n[3] L. Moholy-Nagy, <em>Von Material zu Architektur <\/em>, Monaco 1929.<\/p>\n[4] P. Steadman, L&#8217;evoluzione del design. L&#8217;analisi biologica in architettura e nelle arti applicate, Liguori Editore, Napoli 1988.<\/p>\n[5] C. Langella, Hybrid design. Progettare tra tecnologia e natura. Franco Angeli, Milano 2007.<\/p>\n[6] K. Kelly, Out <em>of control: The New Biology of Machine, Social System and the Economic Worlds <\/em>, Addison-Wesley-Usa\/Fourth Estatte-UK, 1994 (trad. it., <em>Out of control. <\/em><em>La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo dell&#8217;economia <\/em>, a cura di: Corrado Poggi, Urra Apogeo, Milano 1996).<\/p>\n[7] Organic Light Emitting Diode.<\/p>\n[8] Acronimo di origine russa (Teoriya Resheniya Izobreatatelskikh Zadatch) che definisce uno strumento di integrazione tra diverse discipline nato alla fine degli anni &#8217;40. Pu\u00f2 essere tradotto come: teoria per la soluzione dei problemi di invenzione.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella storia dell&#8217;uomo la natura ha sempre costituito un importante riferimento per concepire artefatti innovativi. 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