{"id":10462,"date":"2008-11-03T12:00:00","date_gmt":"2008-11-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/"},"modified":"2020-10-26T11:18:51","modified_gmt":"2020-10-26T10:18:51","slug":"italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/","title":{"rendered":"Vjam Theory: Teorie In Movimento"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">Le performance di manipolazione in tempo reale di materiale audiovisivo, hanno sorprendentemente una storia piuttosto lunga. Ma l&#8217;arrivo delle nuove tecnologie nel corso dell&#8217;ultimo decennio, ha accellerato ci\u00f2 che un tempo era un processo oneroso e non molto diffuso. In molti casi, ottimi performers si sono dedicati allo sviluppo di nuovi softwares, per cui effetti un tempo faticosamente dipendenti da cumuli di attrezzature possono oggi essere messi in scena con un colpo di laptop.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\">E questo ha chiaramente favorito lo sviluppo di un certo tipo di sperimentazione. Non c&#8217;\u00e8 ancora alcun manuale di istruzioni, ma un corpo crescente di conoscenza artigianale che si costruisce mano a mano tramite generazioni successive di VJs. La vecchia guardia trover\u00e0 sempre clienti desiderosi per i loro slideshows e i loro giochi psichedelici, ma non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che la manipolazione audiovisiva live possa oggi creare un senso e delle sensazioni in un modo controllato e manipolato, utilizzando delle logiche non riconducibili a quelle del cinema o della televisione.<\/p>\n<p>Con una serie di praticanti che stanno ancora combattendo per operare con queste potenzialit\u00e0 quasi infinite,<span class=\"testoscuro\"> &#8220;Vjam Theory<\/span>&#8221; spinge per tirar fuori anche dei frammenti teorici appropriati alle nuove tecnologie. <span class=\"testoscuro\">VJ Theory (presentato da Silvia Bianchi Numero 25 di Digimag del Giugno 2007) \u00e8 stata fondata nel 2005 da Brendan Byrne e Ana Carvalho<\/span>, come risorsa virtuale per i media performers in tempo reale, i quali si trovano spesso a lavorare in isolamento e senza un riferimento comune per discutere la loro pratica. In <span class=\"testoscuro\">&#8220;Vjam Theory&#8221;<\/span>, la loro prima pubblicazione, il collettivo internazionale, esteso e diversificato, si cimenta con una discussione ampia e informale sulla definizione, la teoria e la pratica, nonch\u00e9 il futuro delle performance AV live.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/audiovideo_robinmackay02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il tema di apertura \u00e8 quello di una generale crisi di identit\u00e0: definire la pratica attraverso l&#8217;elemento della performance o dell&#8217;interazione dal vivo, consente ai partecipanti di distinguerla dalla televisione o dal cinema, nonch\u00e9 dalla maggior parte delle installazioni artistiche audiovisive. Ma questa definizione di &#8220;liveness&#8221;, diventa immediatamente un problema. La domanda \u00e8 che se da un lato il fatto che il VJ debba essere &#8220;visto&#8221; suonare live richiama problemi simili a quelli delle performance di musica elettronica dal vivo, dall&#8217;altro il fatto che uno sta portando avanti una performance dal vivo piuttosto che un playback, trasforma inevitabilmente l&#8217;esperienza del pubblico.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 per i VJs, specialmente coloro che lavorano nei club, sembra quindi essere quella dell&#8217;ambiente, nella natura immersiva della dell&#8217;esperienza che loro stessi cercano di creare, del bisogno di avere un riscontro del pubblico sull&#8217;abilit\u00e0 e sullo stile delle loro performance: tra le sezioni pi\u00f9 appassionate di <span class=\"testoscuro\">Vjam Thoery,<\/span> ci sono quindi le descrizioni entusiastiche delle varie esperienze di Vjing, l&#8217;immersione cio\u00e8 in uno spazio di infine possibilit\u00e0 e connessioni virtuali, nonch\u00e9 l&#8217;immediatezza e l&#8217;urgenza di una &#8220;improvvisazione jazzistica&#8221; di visuals affilati [p.27]. Ma questo entusiasmo \u00e8 accompagnato dall&#8217;incertezza su come tutto questa attenzione nei confronti del Vjng viene comunicata. Ambendo alla &#8220;pura magia&#8221; [p.27] che si verifica ad &#8220;alcuni picchi assoluti, quando tutto \u00e8 in sincrono in profondit\u00e0&#8221;,[p.12] i performers non sono mai sicuri di quanto il pubblico apprezzi e comprenda la combinazione unica di senso ritmico e intelligenza tecnica che confluisce in ci\u00f2 che sta accedendo. (&#8220;are watching images the audience&#8217;s main idea?&#8221;[p.13]; &#8220;can the audience tell?&#8221;[p.45]).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/audiovideo_robinmackay03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Dopo di che seguono alcune discussioni su come l&#8217;ambiente dei club, e gli interventi visivi all&#8217;interno di esso, sono &#8220;letti&#8221; dai partecipanti. Come i DJs prima di loro (un paragone che ammanta tutto il dialogo), i VJs si sentono intrappolati tra l&#8217;auto-definizione di artisti creativi con uno stile caratteristico, e l&#8217;anonimato di un certo ambiente culturale. E ancora, l&#8217;ambivalenza nello spostare l&#8217;attenzione sul Vj come performer, potrebbe portare alle stesse incomprensioni riguardo al modo in cui un simile dilemma, nei primi tempi della musica &#8220;faceless&#8221; come la house e la techno, \u00e8 stato risolto in favore dei DJs come &#8220;superstars&#8221;, con una corrispondente svalutazione della musica stessa. L&#8217;operazione teorica sembra consistere quindi nell&#8217;integrazione della fenomenologia in prima persona del performer con una comprensione di come il &#8220;prodotto finale&#8221; interagisce con una dinamica collettiva del pubblico; e inoltre, nel fornire un punto di vista speculativo sugli spostamenti soggettivi individuali che una performance audiovisiva pu\u00f2 provocare, sia in tempo reale che dopo l&#8217;atto stesso.<\/p>\n<p>La gran parte del libro vede i suoi partecipanti alla ricerca di varie componenti per questa teoria. Essa necessariamente incomincia con l&#8217;analisi di cosa \u00e8 che loro esattamente fanno: come sono collegate agli artefatti originali le astrazioni create attraverso il sampling e il mixing di immagini? Quale \u00e8 il ruolo del ritmo nei visual media? Come sono prese le decisioni &#8220;live&#8221; e che ruolo giocano le sequenze pre-programmate o gli algoritmi? Tutto questo suggerisce altre domande fondamentali sul medium in se stesso, sulla sua linearit\u00e0 e non-linearit\u00e0, la sua dimensionabilit\u00e0, se debba esser necessariamente letto come narrativo o se possa essere anche non-narrativo [p.33]; e su la tecnologia possa mai essere una piattaforma neutrale (se il medium \u00e8 il messaggio, che tipo di messaggio il Vj \u00e8 obbligato a trasmettere?).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/audiovideo_robinmackay05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Laddove <span class=\"testoscuro\">Vjam Theory <\/span>costruisce tentativi sistematici di definire le performance audiovisive in tempo reale in termini di paradigmi di performance gi\u00e0 esistenti, riesce solo a confermare quanto siano malate queste ultime. Inoltre, i vari tentativi di applicazione di blocchi teorici gi\u00e0 esistenti (Barthes, Deleuze, Guattari e altri\u0085) sono meno aderenti rispetto alle posizioni multiple che emergono spontaneamente dalle personali esperienze dei partecipanti, e che esprimono la logica singolare della interazione umana viscerale con un medium time-based. Forse, il miglior riferimento in questo senso dovrebbe essere il <em>Cinema Books di Deleuze<\/em>, il cui obiettivo non era tanto la critica del cinema o l&#8217;analisi de contenuti dei vari films quanto l&#8217;espressione filosofica di una logica interna al medium, e degli spostamenti inconsci della soggettiva che questo medium rendeva possibile.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima parte del libro tende quindi a questo approccio pi\u00f9 ampio, riflettendo su come la posizione anomala del VJ possa insegnarci qualcosa riguardo alla erosione contemporanea dei modelli tradizionali di autorialit\u00e0. I veterani del postmodernismo degli anni Novanta, potrebbero diffidare delle varie affermazioni sulla sovversione tecnologica delle narrative dominanti, ma i partecipanti sono un buon esempio in questo senso a causa del loro potenziale nel provocare uno scarto sottile sia nell&#8217;ambito percettivo che nelle attitudini verso la propriet\u00e0 e l&#8217;autorialit\u00e0 dei visual media.<\/p>\n<p>La realizzazione di questi potenziali, comunque, potrebbe dipendere dal risolvere la contraddizione che \u00e8 riportata inplicitamente nel libro: essendo cresciuta dagli anni Sessanta, sul confine poroso tra pratica artistica sperimentale e scena musicale undergrouns, le performance audiovisive dal vivo rimangono intrappolate tra l&#8217;esperienza del club, come divertimento immersivo ed edonistico, e i dubbi dell&#8217;arte concettuale di estetica deliberata. Questa tensione qui per\u00f2 svanisce in sottofondo, essendo i partecipanti comprensibilmente pi\u00f9 interessati a costruire un&#8217;identit\u00e0 collettiva piuttosto che porsi domande sulle proprie basi. Ma al contempo ci si stupisce come l&#8217;agglomerato eterogeneo di pratiche descritto da <span class=\"testoscuro\">Vjam Theory<\/span>, sia destinato a divergere tra i nomi-superstar pi\u00f9 commerciali (come Clodcut, Squareshare, ecc\u0085) e gi sperimentatori che lavorano in spazi espositivi (e che vogliono prendere le distanze dall&#8217;associazione al &#8220;Vjing&#8221;). Uno scopo nobile per <span class=\"testoscuro\">Vj Theory<\/span>, potrebbe quindi essere quello di evitare questo scisma, mantenendo questa tensione a una sorta di plateu, permettendo la sperimentazione e non solo il mero movimento di wallpaper per club, ed evitando al contempo che essa non si ricollochi nell&#8217;ambito delle critiche tristi del mondo dell&#8217;arte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/audiovideo_robinmackay04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Img by Arianna D&#8217;Angelica<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Vjam Theory<\/span> fornisce un fermo immagine di una cultura emergente. Ci\u00f2 che potrebbe di primo acchito sembrare un peculiare retro esercizio, compilando ci\u00f2 che era presente nelle discussioni online originali in un libro fisico, \u00e8 invece ricco di valore proprio perch\u00e9 fornisce un&#8217;opportunit\u00e0 per una lenta riflessione su una pratica che prospera proprio grazie ai potenziali rapidissimi dei media digitali. La natura collettiva di <span class=\"testoscuro\">Vj Theory<\/span> rende tutto ci\u00f2 possibile, con una serie di discussioni teoriche che riportano direttamente alla sperimentazione &#8220;sul campo&#8221;, che potr\u00e0 a sua volta fornire materiale per ulteriori discussioni. Questo corto circuito, passando oltre la tecnologia e le sue possibilit\u00e0 intrinseche, arricchisce grandemente il potenziale della pratica del Vjing.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.vjtheory.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.vjtheory.net\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con una serie di praticanti che stanno ancora combattendo per operare con queste potenzialit\u0088 quasi infinite, Vjam Theory spinge per tirar fuori anche dei frammenti teorici appropriati alle nuove tecnologie. VJ Theory (presentato da Silvia Bianchi Numero 25 di Digimag del Giugno 2007) \u008f stata fondata nel 2005 da Brendan Byrne e Ana Carvalho, come risorsa virtuale per i media performers in tempo reale, i quali si trovano spesso a lavorare in isolamento e senza un riferimento comune per discutere la loro pratica. 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Circo Ipnotico di Otolab).computer addicted raccoltasi a Berlino in occasione della Chaos Conference.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2008-11-03T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-26T10:18:51+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/audiovideo_robinmackay01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Robin Mackay","twitter_misc":{"Scritto da":"Robin Mackay","Tempo di lettura stimato":"7 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/","name":"Vjam Theory: Teorie In Movimento &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/audiovideo_robinmackay01.jpg","datePublished":"2008-11-03T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-26T10:18:51+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6b74e038d67b405231a9ff1ceb11d766"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/audiovideo_robinmackay01.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/audiovideo_robinmackay01.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-vjam-theory-teorie-in-movimento\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Vjam Theory: Teorie In Movimento"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6b74e038d67b405231a9ff1ceb11d766","name":"Robin Mackay","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mackay-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/mackay-96x96.jpg","caption":"Robin Mackay"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/robin-mackay\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10462","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/96"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10462"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59590,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10462\/revisions\/59590"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27671"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}