{"id":10458,"date":"2008-11-03T12:00:00","date_gmt":"2008-11-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/"},"modified":"2020-10-26T11:22:42","modified_gmt":"2020-10-26T10:22:42","slug":"italiano-il-premio-internazionale-della-performance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/","title":{"rendered":"Il Premio Internazionale Della Performance"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Questa volta lo scenario della manifestazione \u00e8 degno di esser definito tale perch\u00e9 la I<span class=\"testoscuro\">V edizione del Premio Internazionale della Performance<\/span> si svolge presso il Teatro Sociale di Trento, un &#8220;classico&#8221; teatro all&#8217;italiana.<\/p>\n<p>Rispetto alle tre precedenti edizioni, realizzate presso l&#8217;ex-centrale idroelettrica di Fies, spazio plasmabile, che ben si prestava ad essere attraversato e ri-scritto da progetti site-specific e da azioni coinvolgenti presentate in mezzo al pubblico, questa volta il Premio si svolge in un luogo storico, contenitore e da sempre scenario di una forma d&#8217;arte, quella del teatro, che ha un&#8217;identit\u00e0 pi\u00f9 definita rispetto a quella aperta e stratificata della Performance Art. I 12 giovani artisti selezionati da <span class=\"testoscuro\">Fabio Cavallucci e Cristina Natalicchio, rispettivamente direttore artistico e curatrice della IV edizione del Premio Internazionale della Performance<\/span>, si confrontano nello spazio di un teatro con proposte che, nonostante la forza connotatrice del contesto che le ospita, mantengono salde le caratteristiche di interventi artistici performativi, senza che il luogo teatro possa &#8220;significare&#8221;, spostando quel limite indefinito che separa la Performance dallo spettacolo verso l&#8217;intrattenimento, la forma dello show.<\/p>\n<p>Ogni azione mantiene strette le caratteristiche specifiche del proprio intervento grazie alla forza profonda, radicale e persino spericolata della propria idea. E&#8217; questo che Trento premia, il concept, l&#8217;azione minima, l&#8217;essenza silenziosa di un addio (<span class=\"testoscuro\">Feiko Beckers, Olanda<\/span>), l&#8217;incoscienza di uno schianto, (<span class=\"testoscuro\">Alicia Frankovich, Nuova Zelanda<\/span>) la tensione dei dualismi, (<span class=\"testoscuro\">Filippo Berta, Italia<\/span>) e infine il fascino della citazione, per un passo indietro nel tempo e soprattutto dentro lo spazio di un luogo che diviene simulacro e custode del suo mito, (<span class=\"testoscuro\">L&#8217;epimeteide, Italia<\/span>).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Soprattutto, le azioni degli artisti selezionati dialogano col luogo teatro e la sua storia, integrandosi ai suoi spazi: dal foyer (<span class=\"testoscuro\">Judith Egger, Germania<\/span>), fino ai palchi e alla platea, e meglio ancora, raccontando ed evocandone gli eventi e i suoi protagonisti. Dall&#8217;Opera (<span class=\"testoscuro\">L&#8217;epimeteide, Italia<\/span>), all&#8217;epoca in cui nacque (<span class=\"testoscuro\">Lewis Colburn, USA<\/span>), fino alle sue storie, (<span class=\"testoscuro\">Brian Getnick, USA<\/span>) e i suoi spettatori (<span class=\"testoscuro\">Jacopo Mazzonelli, Italia<\/span>).<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno vince chi meglio di tutti ha saputo fondere un&#8217;azione al suo contesto. &#8220;Attraverso l&#8217;uso dell&#8217;intero spazio architettonico del teatro e dei suoi meccanismi di attenzione, L&#8217;Epimeteide, con &#8220;Nabucco, marzo 1842&#8243;, \u00e8 stato capace di attivare un sentore collettivo con un&#8217;abile macchina del tempo&#8221;. Dopo attimi di attesa, (da dietro il palcoscenico si intuiscono il suono degli accordi di un&#8217;orchestra e i preparativi in scena), l&#8217;aspettativa si carica fino alla prevedibilit\u00e0 di un sipario aperto su un palcoscenico vuoto: in scena compare la scena.<\/p>\n<p>Lo spazio si riempie delle note del Nabucco, opera lirica che debutt\u00f2 il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. Al grido &#8220;Viva l&#8217;Italia, viva Verdi!&#8221; una pioggia di flyers tricolori riempie la platea, ed \u00e8 una sorprendente citazione Futurista. Questa volta il Nabucco di Verdi debutta in una veste differente, quella della citazione e pone l&#8217;accento sul luogo-teatro, performando una crepa tra il presente e il passato, il vissuto e l&#8217;evocato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Sradicato un&#8217;evento dal suo &#8220;hic et nunc&#8221;, posizionandolo in uno spazio diverso ma simile, <span class=\"testoscuro\">L&#8217;epimeteide<\/span> porta il pubblico al lontano 1842, anno in cui esordiva il Nabucco originale. Delusione e sorpresa, nostalgia per tempi mai vissuti e la sensazione magica di esser contemporaneamente qui e allora: adesso, a Milano nel 1842. Due presenti paralleli che chiamano in gioco lo spazio teatro, sovvertendo le aspettative del pubblico in sala.<\/p>\n<p>Con quest&#8217;azione, venerd\u00ec 10 ottobre si apre il <span class=\"testoscuro\">Premio Internazionale della Performance<\/span> e con la premiazione dei due L<span class=\"testoscuro\">&#8216;epimeteide: Angelo Air\u00f2 Frulla, musicista e performer ed Elena Fatichenti,<\/span> scenografa, si chiude la serata di sabato 11.<\/p>\n<p>A seguire, Venerd\u00ec 10, <span class=\"testoscuro\">Cristian Chironi (Italia), con &#8220;The Century of Rubik<\/span>&#8221; interagisce con un enorme cubo magico, celebre rompicapo inventato nel 1974. La scena e&#8217; questo grande oggetto, col quale Chironi interagisce per una rassegna compositiva di immagini-icone del XXI secolo.<\/p>\n<p>Nel frattempo la tedesca <span class=\"testoscuro\">Judith Egger con &#8220;Green Earth&#8221;<\/span> diviene natura, per integrare un suo seno gigante tra i fiori dell&#8217;aiuola in mezzo al foyer, dentro la quale \u00e8 nascosta per alcune ore. Qualcuno vorrebbe toccare la tetta gigante, (se non altro per capire se \u00e8 vera!) ma come un capolavoro d&#8217;arte che si rispetti \u00e8\u0085 vietato toccare!<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>25 persone per volta possono entrare ad assistere a &#8220;Fuoco bianco su fuoco nero&#8221;, performance del collettivo italiano Ortographe in collaborazione con Lorenzo Senni. Il lavoro si basa sull&#8217;interazione tra la luce, il suono e l&#8217;occhio dello spettatore, unico supporto sul quale si fissano brevi messaggi e che funziona, secondo l&#8217;intenzione degli artisti, come l&#8217;obiettivo di un ingranditore fotografico.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine percepita dalla retina compare, un attimo dopo che il flash della strobo l&#8217;ha impressionata, emergendo dal buio della stanza. Totale \u00e8 l&#8217; immersione dello spettatore in un ambiente buio e animato da casse, luce strobo e messaggi frammentari (W-A-R-S, D-A-N-S\u0085) che si compongono in un rapporto chiasmatico che vede l&#8217; alternarsi di buio e suono, luce e silenzio.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">&#8220;Justified Beliefs&#8221; \u00e8 il titolo della performance del danese Christian Falsnaes<\/span> che, supportato da un allestimento scenografico completo di pannelli, un divano, un video, una pianta e infine due amici che lo frustano con dei rami, inscena un&#8217;esibizione provocatoria dentro la quale si atteggia come un moderno David Bowie. Travestito oppure nudo, canta e suona la chitarra, dipinge pareti con una giacca, in un delirio di quesiti e affermazioni reiterate. &#8220;Se percepisco qualcosa in maniera chiara e distinta non riesco a credere che sia vero&#8221;, &#8221; cosa sono? Sono un animale razionale\u0085ma in quanto artista tratto la domanda come un malessere\u0085&#8221;. &#8220;Convinzioni giustificate&#8221; dal caos esistenziale che il giovane performer ostenta anche fuori dal Teatro Sociale. Come dire, per Falsnaes tra arte e vita non ci sono confini.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small;\">.<\/span><\/p>\n<p>Chiude la serata di venerd\u00ec la neozelandese <span class=\"testoscuro\">Alicia Frankovich con &#8220;To Dwell is the Drink Coca-Cola of Urbanism&#8221;<\/span>. Sapientemente &#8220;impacchettata&#8221; dentro la sua tuta da &#8220;kamikaze&#8221;, si schianta contro una piramide di tavole montate su cavalletti. In un attimo la grande struttura architettonica crolla per l&#8217;impatto violento del suo corpo. &#8220;Interessante \u00e8&#8221;, secondo la giuria di Trento, &#8220;la scultura che la coraggiosa Alicia aziona attraverso l&#8217;uso dello spazio scenico&#8221; e per questo la premia con un secondo premio ex equo insieme a <span class=\"testoscuro\">Fekio Beckers e Filippo Berta<\/span>.<\/p>\n<p>Sabato 11 il Premio si apre con un&#8217;insolita messa in scena: <span class=\"testoscuro\">&#8220;Period piece: Costume Drama Errata&#8221; di Lewis Colburn.<\/span> In strada, un plotone di soldati napoleonici si esercita alla guerra. Un generale li coordina ma \u00e8 un continuum di sbagli e azioni scoordinate. Il cannone si inceppa, i movimenti dei soldati sono imprecisi, l&#8217;errore e l&#8217;insicurezza fanno da leit-motif. La sensazione \u00e8 quella di assistere all&#8217;esercitazione di principianti incapaci e inadeguati perch\u00e8 estranei al contesto, nonostante utilizzino armi e vestano costumi dell&#8217;epoca. Difficile \u00e8 per gli attori interpretare fatti di una storia che non hanno vissuto e quindi impossibile una veridicit\u00e0 storica. Quando i soldati rompono le righe, si disperdono negli spazi del teatro, in guardia nel foyer, di vedetta sui palchetti e in mezzo al pubblico in platea.<\/p>\n<p>Lo spazio risulta invaso da figure del passato. Su un palchetto misteriosi personaggi si affacciano, scambiandosi di posto per tutto l&#8217;arco della serata. Sono i volti di ex abbonati al Teatro Sociale ormai defunti che Jacopo Mazzonelli. &#8220;invita&#8221; per l&#8217;occasione in veste di icone del tempo. Testimoni e insieme protagonisti di una &#8220;retrospettiva&#8221; che non parla di rappresentazioni ma dei suoi spettatori.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Intanto sulla terrazza al terzo piano si cucina il Canederlo pi\u00f9 grande del mondo che far\u00e0 vincere a <span class=\"testoscuro\">Francisco Camacho (Colombia) il Guinness dei Primati.<\/span> Verso la fine della serata, il pubblico assagger\u00e0 lo gnocco tipico trentino fatto di pane, speck, formaggio e farina di grano saraceno.<\/p>\n<p>Se nel lontano 1819 Rossini avesse scritto una pagina in pi\u00f9 della Cenerentola, in quel 29 Maggio, nuovi personaggi si sarebbero imbattuti in un mostro impressionante che in fin di vita perdeva pezzi e si accasciava esanime sul bordo del palcoscenico. Un principe l&#8217;avrebbe soccorso e portato via lontano dagli occhi indiscreti degli spettatori. Cos\u00ec <span class=\"testoscuro\">Brian Getnick (USA), per &#8220;Triumph of Goodness&#8221;<\/span> immagina un ipotetico capitolo di quest&#8217;antica fiaba, interpretato dalla cantante lirica Aurora Fagioli e musicato dal pianista Paolo Valenti.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Filippo Berta per &#8220;Deja&#8217; vu&#8221;<\/span> invita sei coppie di gemelli identici a sfidarsi in un tiro alla fune. Due met\u00e0 speculari, appartenenti ad una stessa unit\u00e0 si affrontano l&#8217;una opposta all&#8217;altra e il loro performare produce un movimento oscillante e precario. Mai le due unit\u00e0, nonostante siano identiche, raggiungeranno l&#8217;equilibrio perch\u00e9 il confrontarsi e il quotidiano dare e ricevere sono frutto di un&#8217;altalena di esigenze e motivazioni individuali profondamente differenti. Trento Premia Filippo Berta &#8220;per l&#8217;abile reinterpretazione dell&#8217;idea del doppio&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Infine, <span class=\"testoscuro\">Feiko Beckers (Paesi Bassi 1983) per &#8220;A farewell forever to people I&#8217;ve just met&#8221;<\/span>, invita nuovi amici sul palco e elargisce silenziosi addii. A volte un silenzio vale pi\u00f9 di mille parole e questa volta il silenzio di Beckers risulta vincente. Con quest&#8217; &#8220;addio per sempre a persone che ho appena incontrato&#8221;, Beckers si aggiudica il secondo premio per &#8220;il silenzio e la mancanza di spettacolarit\u00e0 che consentono un gesto di affetto straordinario&#8221;.<\/p>\n<p>Con quest&#8217;azione si chiude la<span class=\"testoscuro\"> rassegna di Performance che il Premio Internazionale di Trento<\/span> sceglie e propone al pubblico del festival e all&#8217;attenzione della giuria internazionale. Quest&#8217;ultima, composta da Helena Kontova, Carlo Antonelli, Chaterine Wood, Gian Marco Montesano e Fabio Cavallucci, <span class=\"testoscuro\">giudica e premia L&#8217;Epimeteide (col I premio di 5000 euro) e attribuisce tre secondi premi ex equo di 500 euro a Fekio Bekers, Filippo Berta e Alicia Francovich<\/span>. Artisti che la giuria ha scelto per il &#8220;livello molto alto di energia e sforzo e per la grande qualit\u00e0 dei lavori ugualmente intensi&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione site-specific, il disimpegno e buoni concept sembrano essere le linee guida del Premio Internazionale della Performance che, nel selezionare i progetti finalisti ha prediletto l&#8217;attenzione per lo spazio e la possibilit\u00e0 di integrare le idee degli artisti alle potenzialit\u00e0 non solo architettoniche ma anche logistiche della manifestazione. Per questo sono state coinvolte realt\u00e0 locali e regionali e alcune scelte degli artisti sono state veicolate secondo le potenzialit\u00e0 strutturali del teatro. Soprattutto i lavori selezionati sono stati scelti con l&#8217;intenzione di uno sguardo eterogeneo sulla Performance Art. Ci sono la storia, la memoria, il suono, l&#8217;istallazione, l&#8217;architettura, l&#8217;ambiente, l&#8217;esibizione, la citazione, la provocazione. In secondo piano l&#8217;attenzione che la generazione anni &#8217;70 e &#8217;80 dava al corpo come spazio segnico, punto di partenza e luogo d&#8217;azione che si caricava di significati e simbologie.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 dietro il premio, un progetto curatoriale che ha prediletto l&#8217;attenzione per lo spazio-teatro in maniera intelligente e strutturato narrativamente l&#8217;ordine delle esibizioni. I tre progetti vincitori sono emblematici perch\u00e9 concettualmente rappresentativi dei momenti importanti della manifestazione: la prefazione, l&#8217;azione e la conclusione. L&#8217;epimeteide inaugura l&#8217;evento presentando lo spazio teatro, \u00e8 come se dicesse benvenuti, ci esibiremo qui, vi presentiamo il luogo che ci accoglie e con cui interagiremo. Cos\u00ec il pubblico si guarda attorno, alza gli occhi verso il soffitto, percorre con lo sguardo la platea e si sofferma su un palcoscenico vuoto che diventa rosso bianco e verde. Come dire: eccoci qua.<\/p>\n<p>Nel momento in cui serve, narrativamente parlando,<span class=\"testoscuro\"> Alicia Francovich<\/span> si schianta su una scultura architettonica e ci sorprende con l&#8217;impatto violento e velocissimo del suo gesto. Il suo ingresso rappresenta quella che in matematica si chiamerebbe &#8220;sezione aurea&#8221; e che il mondo dell&#8217;arte, della musica e della letteratura ha tradotto come il momento in cui &#8220;la narrazione&#8221; necessita di un evento incisivo, (a volte violento), patetico e risolutivo.<\/p>\n<p>Il &#8220;deja-vu&#8221; di <span class=\"testoscuro\">Filippo Berta<\/span> \u00e8 proprio a tre quarti, nel momento in cui serve al pubblico ricordare che a teatro possiamo &#8220;stupirci con effetti speciali&#8221;. E cosi&#8217;, come per magia, sei persone si sdoppiano e lottano contro se stesse o contro qualcosa di apparentemente uguale ma sostanzialmente diverso. Due minuti in cui ci sembra di essere di fronte a un de-jav\u00f9, uno scherzo della mente, un sovrapporsi parallelo di ricordi e immagini in cui passato e presente sembrano fondersi insieme.<\/p>\n<p>Per questo in scena sei coppie di gemelli si esibiscono in un gioco dal ritmo sbilanciato e scoordinato per una rappresentazione ironica del doppio e dell&#8217;equilibrio fra le parti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>In chiusura ecco i saluti, o meglio in questo caso gli addii. Come ogni spettacolo teatrale che si rispetti, l&#8217;attore a fine rappresentazione torna sul palcoscenico e, tornato se stesso, riceve gli applausi del pubblico. In quel momento \u00e8 un altro, \u00e8 come se non lo conoscessimo eppure lo abbiamo guardato, a lungo abbiamo assistito alla sua esibizione.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Fekio Beckers<\/span> non finge, non rappresenta e non riceve applausi. Capovolge la rappresentazione. Il finale diviene il centro. Semplicemente, come direbbe Grotowski, attua, e lo fa in maniera silenziosa. Con questo gesto &#8220;minimale&#8221; alla Vito Acconci, Beckers evoca in maniera sottile lo spazio di silenzio, lo scarto che corre tra il momento consapevole in cui alla presenza segue l&#8217;assenza. Lo spazio denso in cui non servono parole, il tempo breve e insieme dilatato di un addio. Per questo dentro questo spazio il performer \u00e8 semplicemente se stesso. Alle sue spalle una scenografia colorata che sa di finzione e cartone animato racchiude e inscena le molteplici combinazioni degli incontri. Saluti, addii, verso il pubblico del premio, gente che ha (e abbiamo) appena incontrato.<\/p>\n<p>Vincono le azioni minime supportate da buoni concept. Non ci sono azioni eclatanti, n\u00e9 situazioni cariche del pathos fisico delle azioni degli anni &#8217;70\/&#8217;80. N\u00e9 situazioni particolarmente coinvolgenti o interattive. Quelle pi\u00f9 &#8220;forti&#8221; passano in un attimo che basta appena a poterle percepire, sono azioni immediate che non perdonano la distrazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_raffaellabordini11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Non sempre la presenza fisica del performer \u00e8 indispensabile, l&#8217;artista \u00e8 dietro il meccanismo artistico, \u00e8 regista dell&#8217;azione. Per la maggior parte il corpo si dissolve, lasciando spazio a progetti site-specific che costruiscono ambienti performanti e performati. Sembra che la generazione postmoderna parli individualmente e in maniera sintetica senza un obiettivo preciso oltre quello del metter in scena un&#8217;idea.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa volta lo scenario della manifestazione \u008f degno di esser definito tale perch\u00e9 la IV edizione del Premio Internazionale della Performance si svolge presso il Teatro Sociale di Trento, un &#8216;classico&#8217; teatro all&#8217;italiana<\/p>\n","protected":false},"author":177,"featured_media":27639,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,192],"tags":[63,65],"class_list":["post-10458","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-039","tag-performing-art","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:it]Questa volta lo scenario della manifestazione \u008f degno di esser definito tale perch\u00e9 la IV edizione del Premio Internazionale della Performance si svolge presso il Teatro Sociale di Trento, un &#039;classico&#039; teatro all&#039;italiana[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2008-11-03T10:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-26T10:22:42+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Raffaella Bordini\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Raffaella Bordini\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"11 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/\",\"name\":\"Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg\",\"datePublished\":\"2008-11-03T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-26T10:22:42+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/5e8cc336e96a33b0a3b689b6f947b368\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Il Premio Internazionale Della Performance\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/5e8cc336e96a33b0a3b689b6f947b368\",\"name\":\"Raffaella Bordini\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8772790ce8291a3ef187449836b27976a31260ffcd1b31cd30407b99feb2d1f?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8772790ce8291a3ef187449836b27976a31260ffcd1b31cd30407b99feb2d1f?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Raffaella Bordini\"},\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/raffaella-bordini\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:it]Questa volta lo scenario della manifestazione \u008f degno di esser definito tale perch\u00e9 la IV edizione del Premio Internazionale della Performance si svolge presso il Teatro Sociale di Trento, un 'classico' teatro all'italiana[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2008-11-03T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-26T10:22:42+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Raffaella Bordini","twitter_misc":{"Scritto da":"Raffaella Bordini","Tempo di lettura stimato":"11 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/","name":"Il Premio Internazionale Della Performance &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg","datePublished":"2008-11-03T10:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-26T10:22:42+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/5e8cc336e96a33b0a3b689b6f947b368"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/Italiano-Il-Premio-Internazionale-Della-Performance.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-il-premio-internazionale-della-performance\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Il Premio Internazionale Della Performance"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/5e8cc336e96a33b0a3b689b6f947b368","name":"Raffaella Bordini","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8772790ce8291a3ef187449836b27976a31260ffcd1b31cd30407b99feb2d1f?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b8772790ce8291a3ef187449836b27976a31260ffcd1b31cd30407b99feb2d1f?s=96&d=mm&r=g","caption":"Raffaella Bordini"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/raffaella-bordini\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10458","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/177"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10458"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10458\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59603,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10458\/revisions\/59603"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27639"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10458"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10458"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10458"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}