{"id":10457,"date":"2008-11-03T12:00:00","date_gmt":"2008-11-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-039\/italiano-sotterraneo-emerso\/"},"modified":"2020-10-26T11:22:29","modified_gmt":"2020-10-26T10:22:29","slug":"italiano-sotterraneo-emerso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-039\/italiano-sotterraneo-emerso\/","title":{"rendered":"Sotterraneo Emerso"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Sono cinque ragazzi. <span class=\"testoscuro\">Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e Daniele Villa<\/span>, tutti inglobati dentro un collettivo orizzontale chiamato <span class=\"testoscuro\">Teatro Sotterraneo <\/span> che \u00e8 emerso in questi ultimi anni scrutando e abbracciando la luce dei palcoscenici di tutta Italia prendendo per mano il futuro della performance di ricerca.<\/p>\n<p>Potrei scrivere mille parole di elogi a questi ragazzi fiorentini giovanissimi e &#8220;sfrontatissimi&#8221; nel senso buono, ma gli spettacoli parlano da soli e le critiche anche. Quando Duchamp realizza <em>Gioconda con baffi e pizzo <\/em> nel 1919 esegue una sorta di &#8220;ridefinizione&#8221; di una cartolina da museo scrivendoci sopra una battuta spinta sulla <em>Gioconda <\/em>; un gesto &#8220;trasgressivo&#8221; che l&#8217;artista compie usando un testo, ridefinendolo, contribuendo cos\u00ec al dibattito che quel dipinto aveva sempre suscitato. Ora i ragazzi geniali di <span class=\"testoscuro\">Teatro Sotterraneo<\/span>. agiscono per il teatro secondo la stessa operazione; ridefinizione di una rappresentazione addirittura con la sua stessa messa in discussione, e quel fare e disfare, quel giocare e provocare che contribuisce al dibattito di una drammaturgia che ha bisogno di rinnovamento e nuove scappatoie.<\/p>\n<p>Per fortuna che qualcuno in Italia riesce a non prendersi sul serio, o meglio a farlo sembrare con eleganza e con &#8220;mancanza di rispetto&#8221; per prendere un termine in prestito proprio dal collettivo; rendere la meticolosa precisione e la complessa organizzazione nello spazio e nel tempo quasi invisibile ai nostri occhi non \u00e8 cosa da tutti. Ironia mascherata e perfezione scenica nata dietro questo mestiere instradato in modo diverso per ogni singolo componente, <span class=\"testoscuro\">dietro lo studio dell&#8217;opera di Christo e Jeanne-Claude o degli sketch di Keaton e di Griffin<\/span>. In poco pi\u00f9 di quattro anni hanno accostato e assemblato danza, teatro, performance, canto, letteratura, musica, videoarte e pop culture, arrivano cos\u00ec a plasmare un identit\u00e0 unica nel panorama artistico, una specificit\u00e0 ben riconoscibile per un nuovo sentire, un nuovo agire che trasmette sensazioni rare e preziose.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Se <span class=\"testoscuro\">Michael Fried<\/span> sottolineava che ci\u00f2 che si situa tra le arti \u00e8 teatro, oggi tutto questo \u00e8 amplificato e addirittura rovesciato; ci\u00f2 che si situa tra il teatro \u00e8 arte. Quello che Teatro Sotterraneo ci restituisce non \u00e8 altro che lo scheletro di una realt\u00e0 pi\u00f9 ampia e supplementare, una situazione costruita per essere &#8220;acchiappata al volo&#8221; dal fruitore; ci espongono una nuova significazione dei gesti, delle esperienze, della parola, del quotidiano tutto, una nuova profonda ristrutturazione di quello che ci circonda e ci ingloba. Semplici nella complessit\u00e0 ed efficaci nel significato. Teatralit\u00e0 leggera, libera, distaccata giovent\u00f9 che da un sotterraneo ha preso la giusta uscita di sicurezza.<\/p>\n<p>Da alcuni mesi ho iniziato con questo collettivo pi\u00f9 che un&#8217;intervista uno scambio di idee e riflessioni sul loro modo di fare teatro, (di seguito i primi passaggi) colloquio energico e redditizio per scoprire esperienze, lavoro, passioni e delusioni di una giovent\u00f9 che sa fare davvero buon teatro.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Chi sono stati Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e Daniele Villa ? Chi sono attualmente?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span> Sono stati e sono attualmente \u00e8 forse una dicitura drastica. Non c&#8217;\u00e8 una rottura cos\u00ec marcata. Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e Daniele Villa erano e sono cinque componenti di un gruppo di lavoro, erano e sono cinque personalit\u00e0 paritarie, con rispettive specificit\u00e0 e (in)compatibilit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Quando il progetto Teatro Sotterraneo \u00e8 iniziato eravamo del tutto inconsapevoli di ci\u00f2 che stavamo facendo, e forse il principale spostamento \u00e8 stato questo: al di l\u00e0 della crescita individuale, professionale e umana, il cambiamento sta nell&#8217;affinamento del metodo di gruppo e nell&#8217;aumento esponenziale di dimestichezza col mestiere, coi suoi meccanismi, tempi e ambienti, con le sue logiche. In scena ma anche fuori.<\/p>\n<p>Quei cinque sono stati kamikaze come si pu\u00f2 esserlo in un dato momento biografico; ora sono giovani professionisti che hanno responsabilit\u00e0 e scadenze, sulla base di una progettualit\u00e0 condivisa: nel nostro caso la professionalizzazione ha coinciso con l&#8217;ingresso nell&#8217;et\u00e0 adulta, si \u00e8 passati dall&#8217;aspirazione al progetto e ognuno di noi ha capito certe cose di s\u00e9 proprio mentre, e forse <em>perch\u00e9 <\/em>, stava capendo certe cose del proprio fare e cercare lavorativo. Forse questo ci ha rafforzati, ma forse ha anche complicato tutto.<\/p>\n<p>Difficilmente analizziamo questi tre anni in termini personali. Pi\u00f9 spesso costruiamo una mitologia di gruppo, una storiografia anche un po&#8217; cinematografica di piccoli e grandi eventi, ricordi, passaggi e incontri che segnano il percorso, ma la memoria e la mitopoiesi annessa sono sempre e comunque di tutto Teatro Sotterraneo, una sorta di piccolo immaginario collettivo. Soggettivamente eravamo studenti (alcuni di noi lo sono ancora), eravamo entusiasmo e adrenalina, impazienza anche, un po&#8217;, ma soprattutto voglia di fare e spirito di sacrificio. Queste cose per\u00f2 cerchiamo di conservarle ancora, dobbiamo conservarle, quello che cambia sono le forme, i dosaggi, adesso c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 calcolo, pi\u00f9 consapevolezza.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Mi piacerebbe sapere come vi siete conosciuti e cosa vi ha spinti a lavorare insieme. Se i vostri studi o lavori passati sono stati significativi per il gruppo o avevate intrapreso una strada &#8220;sconosciuta&#8221; ma nelle vostre corde.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span> Due di noi, Matteo Ceccarelli e Claudio Cirri, si sono diplomati insieme alla scuola del Laboratorio Nove del Teatro della Limonaia diretta da Barbara Nativi. Sara Bonaventura e Iacopo Braca invece hanno partecipato ad un percorso triennale di formazione teatrale liceale con Stefano Massini. Daniele Villa proveniva da ambiti formativi non teatrali: studi universitari su media e giornalismo.<\/p>\n<p>Tutti amici. Abituati a incontrarsi spesso, a passarsi libri o segnalazioni di spettacoli, a discutere di politica o letteratura. Banalmente, Teatro Sotterraneo \u00e8 nato per via amicale. I quattro di cui sopra, pi\u00f9 un quinto membro che ha poi abbandonato il gruppo, decisero semplicemente di provare a lavorare insieme, senza preporsi obiettivi specifici. Nel settembre 2004 Daniele Villa, gi\u00e0 conoscente dei quattro e poi divenuto dramaturg del gruppo, propone agli altri un progetto, pi\u00f9 precisamente una sorta di &#8220;soggetto cinematografico&#8221; da cui partire per la costruzione di una drammaturgia. Probabilmente \u00e8 qui che studi e lavori precedenti cortocircuitano con la &#8220;strada sconosciuta&#8221;: ognuno di noi apportava strumenti e pratiche, conoscenze e esigenze, che il progetto Teatro Sotterraneo ha di fatto ri-sintetizzato. Quel primo anno ci ha permesso di costruire <em>11\/10 in apnea <\/em>, lo spettacolo segnalato al Premio Scenario, ma soprattutto ha posto le basi per la costruzione di un metodo produttivo condiviso, che fosse assolutamente nostro e rispondesse alle esigenze dell&#8217;identit\u00e0 del collettivo.<\/p>\n<p>Lavoriamo ancora su quelle basi, sebbene in continuo spostamento: poetico ed estetico, ma anche relativamente alla pratica quotidiana. La scelta di una &#8220;strada sconosciuta&#8221; era nelle nostre corde: non avere un regista, non partire da drammaturgie compiute, provare a ricercare il nostro modo e i nostri oggetti; tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto prima era e rimane significativo, facciamo tutt&#8217;ora esercizi imparati nelle scuole, ma dal settembre 2004 in poi anche le cose risapute sono state riconfigurate, date in pasto al progetto di definizione di un gruppo. Ora \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 chiaro, ma al tempo non avevamo la minima idea di cosa stavamo facendo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Perch\u00e9 il nome Teatro Sotterraneo? E adesso che cosa \u00e8 pi\u00f9 chiaro del passato?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span> Perch\u00e9 abbiamo cominciato in un seminterrato. Un locale di pochi metri quadri posto sotto al livello dell&#8217;asfalto. Tutto qua. La condizione fisica di partenza ha dato il nome. A volte abbiamo meditato di cambiarlo ma poi non se n&#8217;\u00e8 fatto di nulla. La chiarezza va di pari passo con l&#8217;esperienza: nell&#8217;anno 2004 eravamo cinque ragazzi nella palestra popolare di un centro sociale di periferia, cinque studenti che nel tempo libero cercavano di mettere a fuoco una visione per il puro bisogno di farlo. Poi il Premio Scenario, la circuitazione, le prime residenze e le prime produzioni, la stampa: lentamente, molto lentamente, impari quali interlocutori esistono in questo campo, quali sono i meccanismi relazionali, conservi quello stesso bisogno ma impari a trasformarlo in una proposta scenica professionale all&#8217;interno di un mercato, di un habitat culturale ed economico fatto di pubblici diversi e operatori d&#8217;ogni provenienza geografica.<\/p>\n<p>Ci sono due tipi di chiarezza progressiva: una creativa, che coincide con la fine dell&#8217;adolescenza artistica, vale a dire che si definisce un&#8217;identit\u00e0 e si capisce cosa si vuole fare, qual \u00e8 il proprio linguaggio, pur mantenendolo aperto ed in continuo spostamento, pur mantenendolo alla ricerca di continue ridefinizioni; l&#8217;altra \u00e8 di tipo operativo: impari a confezionare materiali di presentazione del gruppo, acquisti dimestichezza nelle interviste, entri nelle pastoie amministrative della pubblica amministrazione per finanziamenti e riconoscimenti, e finisce che ti ritrovi ad assumere un commercialista.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio non sai niente di tutto questo. Pensi che basti fare teatro, ma \u00e8 tutto pi\u00f9 complesso. Il tuo teatro cambia nel tempo e nei luoghi, cambia di fronte alle persone e in parte a causa loro. E il tuo teatro \u00e8 solo una parte, seppur centrale, del lavoro: alla fine risulta chiaro che un gruppo come il nostro \u00e8 di fatto un&#8217;impresa culturale a conduzione familiare.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: In &#8220;11\/10 in apnea&#8221; cos&#8217;\u00e8 che pi\u00f9 ha funzionato? Come avete lavorato sul testo e sul suo ritmo?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span><em> &#8220;11\/10 in apnea&#8221; <\/em> per noi coincide con la definizione di un metodo di lavoro collettivo e con la verifica esterna di alcune intuizioni. Quel metodo e quelle intuizioni sono tutt&#8217;ora in continuo spostamento e ridefinizione.<\/p>\n<p><em>&#8220;11\/10 in apnea&#8221; <\/em> si \u00e8 sviluppato mentre capivamo come lavorare insieme e mentre percorrevamo le varie tappe del Premio Scenario, \u00e8 stata la fatica di un anno intero, la nostra adolescenza di gruppo in cui capire cosa volevamo fare, in un certo senso la gestazione di tutto ci\u00f2 che adesso \u00e8 Teatro Sotterraneo.<\/p>\n<p>Pensiamo abbiano funzionato alcune scene (quella dei suicidi su tutte) e l&#8217;idea di un gruppo che lavorasse in modo orizzontale su un progetto di creazione originale, senza appoggiarsi a testi precostituiti, usando la parola ma senza fare &#8220;drammaturgia&#8221;, mettendo in campo una serie di strumenti e direzioni di lavoro che al tempo avevano anche forme caotiche e accumulative ma che, pensiamo, lasciavano intravedere prospettive di crescita. Possiamo dire che <em>11\/10 <\/em>, a parte lo spettacolo in s\u00e9, ha funzionato come presentazione di un progetto di gruppo di lavoro, ha fatto s\u00ec che numerosi operatori del settore credessero nel nostro operato, riconoscessero un potenziale e vedessero in questo una possibilit\u00e0 di futuro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Sul testo in quanto tale abbiamo lavorato in modo plurale, in quell&#8217;anno si definiva un atteggiamento verso la parola che poi si \u00e8 conservato: usarla ma senza darle centralit\u00e0, affermare un discorso ma evitando l&#8217;uso di un personaggio psicologico e di una narrazione; da questo affiora il ritmo, perch\u00e9 se si usa la parola come corpo, suono e concetto, e la si innesta in un oggetto multiplo, facendone un componente al pari di altri quali fisicit\u00e0, oggettistica, movimento, scelte foniche e illuminotecniche ecc., allora la sua funzione non ha a che fare col racconto, la descrizione o l&#8217;identikit di un personaggio ma piuttosto con la costruzione di un immaginario, con la proposta di un oggetto-spettacolo che abbia durata limitata nel tempo, che si dichiari come esecuzione di una partitura messa in scena a beneficio di un pubblico, e che contenga un orizzonte di senso e un impianto visivo coerenti, il tutto attraverso un linguaggio autoriale che risulti personale e riconoscibile come &#8220;linguaggio di Teatro Sotterraneo&#8221;.<\/p>\n<p>Anche nel metodo <em>&#8220;11\/10&#8221; <\/em> ha gettato le basi di un <em>modus operandi <\/em>che continua: il <em>parlato <\/em>, cos\u00ec lo chiamiamo noi (lo preferiamo a <em>testo <\/em> o simili), \u00e8 prodotto in diversi modi: viene buttato gi\u00f9 a tavolino dal dramaturg e poi rivisto e corretto collettivamente; in altri casi l&#8217;argomento da trattare viene commissionato al dramaturg e il pezzo viene poi nuovamente corretto, oppure si sbobinano delle improvvisazioni verbali e attraverso tagli e cuciture, selezioni e correzioni, se ne ricavano le parole che vanno in scena. In questo la permeabilit\u00e0 \u00e8 massima: a scrivere \u00e8 uno, ma il suo lavoro viene sistematicamente sintetizzato dall&#8217;intervento collettivo, nello stile, nei contenuti, nelle intenzioni. Il ritmo della scrittura poi si attua in scena, \u00e8 l&#8217;esecuzione dell&#8217;attore a valorizzarlo, \u00e8 anche per questo che il nostro dramaturg scrive <em>da dentro <\/em> alle prove, perch\u00e9 nella nostra pratica i testi si scrivono in scena, si capiscono <em>dicendoli <\/em>, e si potenziano nel fare.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: &#8220;UNO <em> &#8211; <\/em>il corpo del condannato&#8221; \u00e8 nato in work-in-progress tra il 2005 ed il 2006; qui avete messo in discussione la rappresentazione o decantato la condizione umana limitata ma lieta di esserlo e conscia malgrado l&#8217;incomunicabilit\u00e0 e la fragilit\u00e0?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span><em> &#8220;Uno&#8221; <\/em> \u00e8 stato per noi un tentativo di fuoriuscita da noi stessi: il fatto che in scena andasse uno solo di noi, ed eseguisse, in modo inevitabilmente personale, una partitura elaborata in cinque, era un banco di prova per la tenuta del nostro sistema di comunicazione interna e della nostra capacit\u00e0 di condividere un oggetto scenico senza tradirci l&#8217;un l&#8217;altro. Quando lavoravamo a <em>&#8220;Uno&#8221; <\/em> non sapevamo queste cose. Le sappiamo ora, col solito senno di poi. Quello per noi era un lavoro sulla detenzione rappresentata: prima di crearlo abbiamo passato alcune settimane a studiare il sistema carcerario italiano, a leggere diari e reportage da dentro ai penitenziari, abbiamo anche partecipato a un incontro con un gruppo di detenute della sezione femminile del carcere di Sollicciano (Firenze).<\/p>\n<p>Questo tipo di approccio ci ha resi consapevoli della nostra inadeguatezza ad affrontare e &#8220;inscenare&#8221; quel tipo di realt\u00e0 e quel tipo di condizione: questa inadeguatezza, lontano dal disimpegno, si \u00e8 tradotta nel tentativo di riflettere sulla materia &#8220;carcere&#8221; in modo tutto teatrale, tutto finzionale e performativo, indagando scenicamente la condizione di un corpo recluso. Il fatto che la performance abbandonasse uno di noi da solo in mezzo al pubblico e che si svolgesse in un cilindro di 3 metri di diametro, circondato dallo sguardo ravvicinato degli spettatori, rendeva la cosa ancora pi\u00f9 impegnativa e fragile, anche attorialmente parlando.<\/p>\n<p>Da l\u00ec c&#8217;\u00e8 stata come una svolta per noi, forse proprio l\u00ec abbiamo capito che ci interessava poco ri-presentare il mondo in scena, come anche mettere in scena un mondo altro destinato a materializzarsi di fronte al pubblico. In quel lavoro forse abbiamo condiviso un punto di partenza, un nuovo punto di partenza: l&#8217;idea che il problema prioritario fosse proprio il confine, l&#8217;ambiguit\u00e0, l&#8217;interzona fra presentazione e rappresentazione, fra dissoluta e disincantata esecuzione attoriale e sospensione dell&#8217;incredulit\u00e0, costruzione di un mondo: da <em>Uno <\/em> in poi continuiamo a oscillare su questa soglia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Arriviamo a &#8220;Post-it&#8221;. Qui in un cubo di metri 5 x 5 si <em>svela occultando <\/em>. Cosa avete svelato occultando fra freschezza, originalit\u00e0 ed intelligenza di rara piacevolezza?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Teatro Sotterraneo<\/strong>:<\/span> &#8220;Post-it&#8221; \u00e8 la concretizzazione, la maturazione in forma di spettacolo vero e proprio, di quanto detto sopra. &#8220;Post-it&#8221; \u00e8 partito da una forma, racchiusa nel concetto &#8220;svelare occultando&#8221; mutuato dall&#8217;opera di Christo e Jeanne-Claude: l&#8217;idea che un oggetto &#8220;impacchettato&#8221; e quindi nascosto riveli qualcosa di s\u00e9, un s\u00e9 altro con diversi confini e qualit\u00e0, e proponga quindi un nuovo punto di vista all&#8217;osservatore.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio non c&#8217;era altro. Abbiamo indagato tutte le forme di occultamento che riconoscevamo nella societ\u00e0 contemporanea: il linguaggio, che occulta nei contenuti e nelle forme e che talvolta lavora ad occultare se stesso in quanto linguaggio; il rapporto con la morte e i rituali ad essa collegati, il senso di caducit\u00e0 delle cose umane: gli oggetti, i cibi, gli indumenti, il mondo come panorama di cose superate, abbandonate o perse. Da qui siamo arrivati a parlare di Fine, a concentrare il focus di ogni parte dello spettacolo su questo concetto: in quanti modi e quante volte <em>finiamo <\/em> \u0096 o finiscono le cose \u0096 nel corso di un&#8217;esistenza? Quanto ne siamo consapevoli?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag39\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>La struttura stessa dello spettacolo si piega a questo orizzonte di senso: &#8220;Post-it&#8221; procede per quadri, per scene connesse da un immaginario e da un sistema analogico di riferimenti, ma non certo da una narrazione o da una rapporto causa effetto: &#8220;Post-it&#8221; comincia e finisce in continuazione, &#8220;Post-it&#8221; si riempie e si svuota ciclicamente, potremmo rientrare per ore e fare sempre cose nuove, ma poi anche &#8220;Post-it&#8221;, soprattutto &#8220;Post-it&#8221;, finisce.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.teatrosotterraneo.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.teatrosotterraneo.it<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono cinque ragazzi. 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