{"id":10439,"date":"2008-10-02T12:00:00","date_gmt":"2008-10-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-038\/italiano-science-education-culture-occidentali-e-indigene\/"},"modified":"2020-10-26T11:11:02","modified_gmt":"2020-10-26T10:11:02","slug":"italiano-science-education-culture-occidentali-e-indigene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-038\/italiano-science-education-culture-occidentali-e-indigene\/","title":{"rendered":"Science Education, Culture Occidentali E Indigene"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Siamo abituati a concepire le droghe come sostanze alteranti le capacit\u00e0 raziocinanti degli individui, ma cosa succede quando la stessa razionalit\u00e0, in certi ambienti istituzionalizzati del pensiero, come quello universitario, pu\u00f2 diventare una sottile ma insidiosa forma oppiacea? La riflessione \u00e8 proposta nell&#8217;ultimo numero della rivista <span class=\"testoscuro\">Cultural Studies of Science Education <\/span>(N.3, settembre 2008).<\/p>\n<p>A scanso di equivoci, l&#8217;oppio \u00e8 qui solo metafora: il tema sembra suggerire il classico scontro tra le modalit\u00e0 complementari del nostro cervello, quella logico-razionale (pi\u00f9 analitica e deduttiva) e quella intuitiva-olistica (pi\u00f9 sintetica e induttiva), ma il problema della razionalit\u00e0 in ambito accademico va ben oltre il piano cognitivo e coinvolge \u0096 e qui veniamo al vero argomento del numero in questione &#8211; lo stesso nostro modo di rapportarci alle altre culture anche e soprattutto quando trattiamo l&#8217;educazione della scienza.<\/p>\n<p>Come chiarisce nell&#8217;editoriale <span class=\"testoscuro\">Glen S. Aikenhead, professore presso la University of Saskatchewan<\/span> in Canada, i contributi si occupano dei modi in cui il pensiero occidentale \u00e8 stato influenzato nel riconoscimento delle culture indigene quando si tratta di insegnare argomenti di ambito scientifico e come ha legittimate \u0096 quando lo ha fatto \u0096 tali culture; un tema pi\u00f9 che ventennale nella storia della rivista che per\u00f2 viene stavolta integrato con alcuni modelli teorici applicativi ed esperienze che hanno rispettato pienamente queste culture.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/newmedia_luigighezzi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>La stessa Aikenhead auspica che in campo educativo-interculturale si raccolga l&#8217;appello lanciato da <span class=\"testoscuro\">Myron Atkin nell&#8217;articolo &#8220;What Role for the Humanities in Science Education Research&#8221;? <\/span>(Studies in Science Education, Volume 43, Issue 1 &#8211; 2007): bisogna agire molto di pi\u00f9 nel dialogo interculturale per pensare meglio e non solo pensare per poi agire al meglio (Atkin riprende la differenza aristotelica tra una conoscenza orientata pi\u00f9 al pensiero teorico, l&#8217; <em>episteme <\/em> e una conoscenza pi\u00f9 pratica, come la <em>phronesis <\/em>).<\/p>\n<p>La phronesis auspicata \u00e8 sintetizzabile nel concetto di &#8220;saggezza pratica&#8221;, derivata quindi da situazioni contingenti con caratteri precipui e non universalizzabili. Tale concetto di <em>wisdom-in-action <\/em> ha acquisito una rilevanza sempre maggiore negli studi antropologici e pedagogici portati avanti dai partecipanti al progetto, tanto da poter affermare che essa \u00e8 una delle pratiche della conoscenza che pu\u00f2 avvicinare la nostra cultura tecnocratica a quelle indigene.<\/p>\n<p>Ad esempio, il dizionario di <span class=\"testoscuro\">G. Beaudet del 1995 (Nehiyawe mina Akayasimo, Akayasimo mina Nehiyawe ayamiwini masinahigan)<\/span> realizzato a contatto con i Plains Cree nella regione di Manitoba, ha messo in evidenza la prossimit\u00e0 del concetto di phronesis con quello di <em>yipwakawatisiwin <\/em>dei nativi americani: il valore sociale della saggezza non \u00e8 in questo caso un accumulo di conoscenze teoriche, ma un insieme di pratiche che permettono di vivere appropriatamente nel mondo, ma anche qui bisogna precisare che la conoscenza \u00e8 meglio intesa come &#8220;modo di vita&#8221; o &#8220;modo d&#8217;essere&#8221; e non come sembra suggerire la radice latina e greca di &#8220;conoscere tramite la mente&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/newmedia_luigighezzi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Alla base di queste apparenti questioni linguistiche c&#8217;\u00e8 una grande differenza nel concepire la natura, soprattutto quando si parla di conoscenze scientifiche che la riguardano. Mentre la nostra civilt\u00e0 occidentale tende ad accumulare le conoscenze che riguardano la natura in <em>episteme <\/em>, le culture indigene attribuiscono maggiore valore &#8220;scientifico&#8221; alle modalit\u00e0 di vita all&#8217;interno della natura.<\/p>\n<p>Per favorire questo incontro, la redazione di <span class=\"testoscuro\">Cultural Studies of Science Education <\/span> ha recuperato una serie di programmi di ricerca che trattavano questo tema e che avevano come soggetti di studio studenti universitari di origini native (studenti Zulu in Sudafrica, Maori in Nuova Zelanda e Indiani americani negli Stati Uniti) e che normalmente rimanevano ai margini delle discussioni sull&#8217;educazione alla scienza (Science Education).<\/p>\n<p>Queste diverse modalit\u00e0 di conoscenza presuppongono un dialogo e un pluralismo che non possono essere lasciati ai buoni propositi, ma vanno indagati con strumenti a met\u00e0 strada tra le esperienze etnografiche e quelle sociologiche; cos\u00ec <span class=\"testoscuro\">Carol Brandt<\/span> ha voluto approfondire come alcune studentesse navajo intendono il discorso scientifico americano (iscritte presso la Southwestern US). Brand ha utilizzato tecniche di analisi del racconto autobiografico e ha sintetizzato i risultati nel suo concetto di &#8220;locations of possibility&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/newmedia_luigighezzi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>In estrema sintesi, la comprensione e la presa di coscienza dei discorsi scientifici da parte di queste studentesse navajo \u00e8 conciliabile con la loro esperienza biografica grazie all&#8217;esistenza di spazi di dialogo all&#8217;interno dell&#8217;universit\u00e0 in cui \u00e8 possibile scambiare idee e pratiche che vanno a costituire comunit\u00e0 scientifiche orizzontali e omogenee; in questi spazi comunitari si sviluppano connessioni tra i saperi, la storia e le diversit\u00e0 culturali attraverso modalit\u00e0 extraintellettuali, quali le emozioni, la spiritualit\u00e0 e la fisicit\u00e0 e che permettono di superare le barriere normative e spersonalizzanti che talvolta il sistema universitario oppone.<\/p>\n<p>Per concludere \u00e8 utile citare il contributo <span class=\"testoscuro\">&#8220;Science Education and Worldview&#8221; di Moyra Keane<\/span> che sottolinea come nelle culture indigene esistano sistemi di pensiero che non solo comprendono la dicotomia tra <em>episteme <\/em> e <em>phronesis <\/em>, ma la superino. E&#8217; questo il caso dell&#8217;Ubuntu, un&#8217;etica Zulu &#8211; non sconosciuta ai programmatori open source &#8211; che contraddistingue una sorta di umanesimo indigeno in cui il singolo conta solo in quanto parte di una comunit\u00e0 e contribuisce alla sua sostenibilit\u00e0 con responsabilit\u00e0 e con principi di equit\u00e0 e di ridistribuzione delle risorse.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/newmedia_luigighezzi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Un sistema che adotta una visione aperta anche alle altre culture meccanicistiche e pervase (e obnubilate, per riprendere la metafora oppiacea iniziale) da relazioni di causa-effetto come quelle dell&#8217;Occidente e che come principio \u00e8 riuscito a conciliarsi in forme modernissime di comunitarismo come quello digitale dell&#8217;open source.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo abituati a concepire le droghe come sostanze alteranti le capacit\u0088 raziocinanti degli individui, ma cosa succede quando la stessa razionalit\u0088, in certi ambienti istituzionalizzati del pensiero, come quello universitario, pu\u0098 diventare una sottile ma insidiosa forma oppiacea? 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