{"id":10429,"date":"2008-10-02T12:00:00","date_gmt":"2008-10-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-038\/italiano-indeepandance-arrivano-i-barbari\/"},"modified":"2020-10-26T11:09:57","modified_gmt":"2020-10-26T10:09:57","slug":"italiano-indeepandance-arrivano-i-barbari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-038\/italiano-indeepandance-arrivano-i-barbari\/","title":{"rendered":"Indeepandance: Arrivano I Barbari!"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"left\"><em>&#8220;Complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarit\u00e0 pi\u00f9 immediata e a un universo linguistico pi\u00f9 moderno, e ottiene cos\u00ec di dargli un successo commerciale stupefacente. Ci\u00f2 che gli assaliti percepiscono di tutto ci\u00f2, \u00e8 soprattutto il tratto che sale in superficie e che, ai loro occhi, \u00e8 il pi\u00f9 evidente da registrare: un apparente smottamento del valore complessivo di quel gesto. Una perdita di anima. E dunque un accenno di barbarie&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Parto da una citazione di <span class=\"testoscuro\">Alessandro Baricco presa dal suo &#8220;saggio sulla mutazione&#8221; intitolato &#8220;I Barbari&#8221;, edito nel 2006 per Feltrinelli Editore,<\/span> come doverosa e inevitabile prefazione a questo approfondimento che, dopo lunghe riflessioni, mi sono deciso a scrivere prendendo spunto da un evento che si \u00e8 svolto a Milano, la mia odiata e amata citt\u00e0, qualche settimana fa.<\/p>\n<p>Pur nella sua apparente semplicit\u00e0 di analisi, nel suo linguaggio giornalistico, nella sua ridondanza concettuale, l&#8217;autore torinese mi ha sorpreso per la chiarezza con la quale \u00e8 stato in grado di individuare un fenomeno del quale, ne sono certo, molti nuovi intellettuali di questa nostra epoca ipertecnologica portano i segni sulla pelle: quello dell&#8217;imbarbarimento di alcune forme di cultura, soprattutto di quelle maggiormente legate all&#8217;uso dell&#8217;innovazione tecnologica.<\/p>\n<p>Il villaggio barbaro di cui vorrei parlare si chiama <span class=\"testoscuro\">&#8220;Indeepandance&#8221;<\/span>, una faraonica produzione nell&#8217;ambito del progetto Music Across, sotto la direzione artistica di <span class=\"testoscuro\">Caterina Caselli <\/span>e promosso da Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identit\u00e0 e Autonomie della Regione Lombardia<span class=\"testoscuro\">.<\/span> Un progetto multimediale diretto da alcuni creativi di assoluto valore come il compositore <span class=\"testoscuro\">Vittorio Cosma, i videoartisti Masbedo (Nicol\u00f2 Massazza e Jacopo Bedogni) e lo scrittore Aldo Nove<\/span> che si \u00e8 svolto all&#8217;interno dell&#8217;Arena Civica di Milano.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/audiovideo_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Ecco, alle porte di questo villaggio io ci sono andato, e ho visto: ho visto e percepito quello smottamento del valore complessivo di un gesto culturale, una perdita dell&#8217;anima, l&#8217;accenno di barbarie cui fa riferimento Baricco nel suo saggio. Spiace iniziare questo mio sadico monitoraggio proprio dal territorio che amo di pi\u00f9, quello dell&#8217;arte audiovisiva, del live media nello specifico. Spiace constatare come, <em>&#8220;un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale&#8221; <\/em>, sia riuscito, grazie ai &#8220;soliti&#8221; agganci e maniglie che portano sempre e comunque le stesse bocche all&#8217;abbeveratoio del denaro pubblico, ad accedere ufficialmente <em>&#8220;a un gesto che gli era prima precluso&#8221;<\/em>. Come non riconoscere infatti i sintomi della barbarie in un assessorato che sta affossando da anni la citt\u00e0 a un livello di mediocrit\u00e0 culturale e artistica che fa di Milano un fulgido esempio di una situazione nazionale non certo rosea? Come non domandarsi perch\u00e8 un&#8217;occasione cos\u00ec ghiotta sia stata assegnata a una validissima (non discutiamo) producer di musica pop sanremese e a un manipolo di artisti appartenenti pi\u00f9 ai salotti della cultura che agli scantinati della sperimentazione da cui la &#8220;multimedialit\u00e0&#8221; tanto sbandierata trova la sua linfa vitale? Parlatene con tutti coloro che organizzano eventi pi\u00f9 piccoli, di vera ricerca o di semplice cultura, che ogni anno si affannano a Milano per trovare i fondi necessari alle loro attivit\u00e0. Parlate con loro. Con quelli che sanno quali sono le vere ripercussioni di questo tipo di &#8220;anti-cultura&#8221; nella loro attivit\u00e0 quotidiana&#8230;<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">&#8220;Indeepandance&#8221;<\/span> \u00e8 stato, a mio avviso, un evento sottovalutato per la sua portata quasi definitiva di questa forma di imbararimento nell&#8217;ambito dell&#8217;arte audiovisiva elettronica. La sua sola struttura fantascientifica (una struttura da concerto alta circa 15 metri , 4 schermi da proiezione cinematografica disposti a box, impianto audio in esafonia spazializzato, un palco centrale come un pulpito iniziatico) <em>&#8220;riporta istintivamente il gesto audiovisivo a una spettacolarit\u00e0 pi\u00f9 immediata e a un universo linguistico pi\u00f9 immediato, e ottiene cos\u00ec di dargli un successo commerciale stupefacente&#8221;. <\/em><\/p>\n<p>Ecco, chi era presente con la leva dello spirito critico azionata, non pu\u00f2 essere cos\u00ec ipocrita da non accettare un fatto, tanto semplice quanto angosciante: la grande kermesse multimediale, l&#8217;opera audiovisiva che minaccia di girare in tour per il mondo, ha avuto un successo di pubblico stupefacente. E quindi? Di cosa stiamo parlando? Quale il senso di questa critica?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/audiovideo_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>&#8220;Capisci come combattono e magari capirai chi sono. Se vi piace potete giocarci un po&#8217; con questa ipotesi. Provate a pensare a un esempio di mutazione, di invasione barbarica che vi sta a cuore e cercateci dentro la mappa della battaglia. Ho ragione di pensare che pu\u00f2 servire a formulare meglio il problema e di andare un po&#8217; al di la della lamentela snob o della chiacchiera da bar&#8221;. <\/em><\/p>\n<p>Ecco, ancora <span class=\"testoscuro\">Baricco<\/span> che mi viene a dare una mano. Difficile, devo ammettere, esprimere un&#8217;analisi di questo tipo, quando l&#8217;abitudine alla lamentela \u00e8 diventata carne e l&#8217;assuefazione al peggio si \u00e8 resa sangue. Per\u00f2 un punto \u00e8 parso palese nella 3 giorni di evento (ripetuto, fedelmente, sera dopo sera, fatta eccezione per l&#8217;intervento tanto anonimo quanto inutile e arrogante degli ospiti musicali annunciati &#8211; Marlene Kuntz, Richard Dorfmeister, Sigur Ros tra gli altri &#8211; e poi presenti per la durata di un pezzo, uno, tanto la gente \u00e8 stupida e io faccio quello che voglio): tanto \u00e8 ben impacchettato il prodotto finale quanto \u00e8 pi\u00f9 facile decifrare la mappa della battaglia.<\/p>\n<p>Non so se questo Baricco lo afferma ne &#8220;I Barbari&#8221;, per\u00f2 nel caso specifico mi sentirei di dargli qualche certezza in pi\u00f9.<span class=\"testoscuro\"> &#8220;Indeepandance&#8221; <\/span>ha avuto successo partendo proprio dall&#8217;esagerazione delle sue dimensioni, dall&#8217;immersivit\u00e0 del suo apparato tecnologico, dall&#8217;impressionante flusso di suoni e immagini in grado di colpire gli spettatori attirati dalle lucette come falene nella notte.<\/p>\n<p>Come spiegare a questa gente le regole non scritte di un live media, del fatto che la parola live in inglese signifca &#8220;dal vivo&#8221; e che se gi\u00e0 questo punto non \u00e8 mai stato chiaro nelle performance maggiormente sperimentali, certo non pu\u00f2 esserlo quando vedi 8 video artisti (4 per lato!!!!) lavorare su una serie di videoclip preconfezionati, su cui non si inserisce alcun intervento dal vivo se non quello di esercitare una sufficiente pressione sul bottone play (e su quello stop naturalmente). Come spiegare al direttore di scena, tronfio sul palco a petto in fuori, che \u00e8 francamente inutile dettare i tempi delle entrate dei cambi del suono e delle immagini, in modo fastidiosamente teatrale per giunta, nel momento in cui i software per la gestione dei flussi audiovisivi in tempo reale sono accesi e funzionanti. Come spiegare al pubblico presente, che una produzione che annovera dei titoli di coda che sono andati avanti pi\u00f9 di un kolossal hollywoodiano, in cui si percepisce il lavoro professionale di decine e decine di tecnici e creativi, non pu\u00f2 essere improvvisato dal vivo ma \u00e8 per forza di cose preconfezionato, come la migliore puntata di Mtv, per\u00f2 con l&#8217;arroganza di allestirsi dal vivo spendendo quindi altri soldi dei contribuenti in uno spettacolo senza senso? Andate a chiedere a <span class=\"testoscuro\">xo00 di Otolab cosa significa &#8220;dirgere&#8221; un flusso audiovisivo di 9 persone<\/span> (tra laptops e macchine analogiche) che si esibiscono con un lavoro dal vivo, per la prima volta, di fronte a un impianto a 5 schermi. Chi c&#8217;era a <span class=\"testoscuro\">Mixed Media 2006 all&#8217;Hangar Bicocca<\/span> sa di cosa sto parlando\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/audiovideo_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em>&#8220;In generale i barbari vanno dove trovano sistemi passanti. Nella loro ricerca di senso, di esperienza, vanno a cercarsi gesti in cui sia veloce entrare e facile uscire. Privilegiano quelli che invece che raccogliere il movimento, lo generano. Amano qualsiasi spazio che generi accelerazione. Le loro traiettorie nascono per caso e si spengono per stanchezza: non cercano l&#8217;esperienza, la sono. Il movimento \u00e8 il valore supremo, a quello il barbaro \u00e8 capace di sacrificare qualsiasi cosa, anche l&#8217;anima. Ma non gli sfugge che la gran parte del terreno percorribile \u00e8 fatto da gesti che ereditano dal passato: vecchi villaggi. Allora quello che fanno \u00e8 modificarli fino a quando non diventano sistemi passanti: noi chiamiamo questo, saccheggio&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>S\u00ec, saccheggio, perch\u00e9 di questo si tratta. Di saccheggio di un linguaggio, quello artistico nello specifico. Quello nobile che affonda le sue radici nella ricerca a cavallo tra cinema sperimentale, sintesi sonora, sinestesia audiovisiva, immersivit\u00e0 spaziale, con anche le sue derive magari pi\u00f9 pop nell&#8217;ambito del videoclip o del vjing. Saccheggio di professionalit\u00e0, di curatori e direttori artistici che fanno dei loro studi e della loro ricerca l&#8217;unico strumento professionale a loro disposizione. Si tratta di saccheggio di un certo gusto estetico, di una capacit\u00e0 sempre pi\u00f9 debole di discernere quali sono i &#8220;vecchi villaggi&#8221; dell&#8217;Arte e della Cultura Audiovisiva e quali i &#8220;sistemi passanti&#8221; di un Kolossal Multimediale in grado di generare traiettorie di accelerazione. Un&#8217;ora di spettacolo composto da una sequenza, ininterrotta e senza una costruzione narrativa al suo interno, di oltre <span class=\"testoscuro\">20 videoclips, provenienti, per carit\u00e0, dai migliori studi di produzione del mondo e affidata al lavoro del duo Masbedo<\/span>, alcuni dei quali molto belli, altri francamente inguardabili. Una composizione musicale inesistente <span class=\"testoscuro\">(la componente sonora di Vittorio Cosma la parte pi\u00f9 irritante dello spettacolo, senza dubbio)<\/span>, in grado di alternare alle tracce audio dei sopracitati videoclip, solo e unicamente intervalli di musica techno, accompagnata da grafiche in movimento bidimensionali che si vedono da oltre 15 anni nei club di tutto il mondo. <span class=\"testoscuro\">Una struttura testuale, affidata ad Aldo Nove<\/span>, che non si \u00e8 mai allontanata dal sicuro sentiero dello shock gratuito, tramite una serie di messaggi banali e di parole chiave su tematiche tanto ovvie quanto &#8220;fondamentali&#8221; per l&#8217;uomo ipocrita contemporaneo, come l&#8217;ambiente, la guerra, le relazioni umane, la tecnologia&#8230;e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Pensate, un concept adirittura diviso in 7 capitoli di cui potete leggere i contenuti sul sito dell&#8217;evento: un&#8217;ottimo esercizio di scrittura, fuori di dubbio, di cui per\u00f2 si \u00e8 persa traccia nella costruzione delle trama multimediale.<\/p>\n<p><em>&#8220;Il punto esatto dove scatta la loro differenza \u00e8 la valutazione di cosa possa significare oggi &#8220;fare esperienza&#8221;. Si potrebbe dire: &#8220;incontrare il senso&#8221;. E l\u00ec che i barbari non si riconoscono pi\u00f9 nel galateo della civilt\u00e0 che li aspetta, e che ai loro occhi riserva solo cervellotiche non-esperienze. E vuoti di senso. E l\u00ec che scatta la loro idea di uomo orizzontale, di senso distribuito, l&#8217;idea che l&#8217;intensit\u00e0 del mondo non sia nel sottosuolo delle cose ma nel bagliore di una sequenza disegnata in velocit\u00e0 sulla superficie dell&#8217;esistente&#8221;. <\/em><\/p>\n<p>Eh gi\u00e0, difficile francamente non ritrovarsi ancora nella parole di <span class=\"testoscuro\">Baricco<\/span>. Difficile non avere questa sensazione sotto pelle provando a ripensare a un evento come <span class=\"testoscuro\">&#8220;Indeepandance&#8221;<\/span>. Impossibile non riconoscere l&#8217;interesse (o forse l&#8217;accettazione) sempre pi\u00f9 generalizzato di fare &#8220;un altro tipo di esperienza&#8221;, pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 immediata, veloce e superficiale, senza la volont\u00e0 di esercitare una minima volont\u00e0 di approfondimento. Perch\u00e9 l&#8217;approfondimento \u00e8 fatica, perch\u00e9 andare a fondo della cose significa rallentare, riflettere, accettare anche la non comprensione. Perch\u00e9 ci\u00f2 che per noi sia chiama &#8220;vuoto di senso&#8221;, per i barbari dell&#8217;Audiovideo si tratta semplicemente di &#8220;un senso diverso&#8221;. Non comprendere e non accettare questo dato di fatto, non guardarlo e girarsi dall&#8217;altra parte, penso sia il primo degli errori che noi per primi stiamo commettendo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag38\/articoli\/img\/audiovideo_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Alla fine, non so quale diffusione avr\u00e0 l&#8217;articolo al di fuori del nostro ambito di addetti ai lavori; al contempo mi pare di vedere la faccia di coloro che, ebbene s\u00ec, mi hanno dato fiduciosi l&#8217;accredito per accedere gratis all&#8217;evento. Sapete, dieci euro sono sempre dieci euro per chi lavora ogni giorno dalla cucina di casa sua e a cui solo ogni tanto, i lungimiranti assessori di questa citt\u00e0, forniscono alibi per cacciare fuori il suo veleno. Chiss\u00e0 se sono arrivati a leggere fino a qui, chiss\u00e0 se hanno capito il senso di questo articolo, che non vuole essere solo polemico. Ma uno spunto di riflessione magari, uno momento di critica, un guanto di sfida\u0085<\/p>\n<p><em>Quando la civilt\u00e0 critica, nell&#8217;artefatto barbaro, il tratto ruffiano, dopato, facile, dice simultaneamente una cosa vera e una falsa. E&#8217; vero che quel tratto \u00e8 presente, ma \u00e8 falso che sia, quanto meno nella logica barbara, un difetto. In quel tratto il barbaro disintegra il totem della fatica (e tutta la cultura che ne conseguiva) e si assicura la sopravvivenza del movimento. Va da s\u00e9 che restano criteri di buon gusto e di misura con cui giudicare, di volta in volta, l&#8217;artefatto venuto meglio e quello venuto peggio. Ma credo di poter dire che quando noi critichiamo nell&#8217;artefatto barbaro l&#8217;enfasi del tratto spettacolare, ruffiano, il nostro disagio sia autentico: testimonia di una civilt\u00e0 in cui si \u00e8 stabilita un&#8217;idea abbastanza precisa di equilibrio che ci deve essere, in qualsiasi artefatto, tra forza della sostanza e tratto seduttivo della superficie.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/musicacross\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.myspace.com\/musicacross<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il villaggio barbaro di cui vorrei parlare si chiama &#8216;Indeepandance&#8217;, una faraonica produzione nell&#8217;ambito del progetto Music Across, sotto la direzione artistica di Caterina Caselli e promosso da Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identit\u0088 e Autonomie della Regione Lombardia. 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