{"id":10428,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/machines-and-souls\/"},"modified":"2020-10-26T11:05:00","modified_gmt":"2020-10-26T10:05:00","slug":"machines-and-souls","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/machines-and-souls\/","title":{"rendered":"Macchine E Anime"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">&#8220;Macchine e anime&#8221;, un titolo straordinariamente indovinato per una mostra che vale davvero la pena visitare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ospitata dal <span class=\"testoscuro\">Museo Nazionale Centro di Arte Reina Sof\u00eda di Madrid <\/span> fino al 13 ottobre 2008, la grande mostra <span class=\"testoscuro\">&#8220;Maquinas y Almas<\/span>&#8221; indaga infatti i punti di intersezione in cui scienza e arte si sono incontrate durante i rispettivi cammini nel corso dell&#8217;ultimo decennio. Esplorando la relazione tra l&#8217;arte e gli altri spazi di generazione di conoscenza e dimostrando come l&#8217;una pu\u00f2 essere messa a servizio dell&#8217;altra nella ricerca della bellezza, la mostra di Madrid rivela come l&#8217;immaginazione e la creativit\u00e0 riescano in fondo ad accorciare (se non annullare) la distanza tra digitale ed emozione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dietro le quinte di questo evento, <span class=\"testoscuro\">Montxo Algora e Jos\u00e9 Luis de Vicente <\/span>, entrambi commissari legati ad <span class=\"testoscuro\">ArtFutura<\/span> e attenti agli sviluppi della nuova arte in ambito internazionale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel ricco sito web dedicato alla mostra si cita Albert Einstein: <em>&#8220;L&#8217;esperienza pi\u00f9 grandiosa \u00e8 il mistero, l&#8217;emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza&#8221;<\/em>. E in effetti alcune delle opere presentate sembrano sconfinare nella magia, giocando con le possibilit\u00e0 concettuali regalate da quel territorio ibrido dove confluiscono tutte le discipline tecnologiche e la necessit\u00e0 di reinterpretare un mondo in rapida trasformazione estetica e sociale, di replicare la vita e l&#8217;intelligenza, di ridefinire l&#8217;identit\u00e0, l&#8217;intimit\u00e0, il controllo, la propriet\u00e0, la collaborazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/ia_barbarasansone06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nella sala A1 dell&#8217;edificio Sabatini, lo spettatore che abbia gi\u00e0 una conoscenza della storia dei media pu\u00f2 passare velocemente, giusto per rispetto all&#8217;organizzazione. Vi sono infatti esposte opere ormai &#8220;vecchie&#8221; (<span class=\"testoscuro\">come il 3D molto &#8220;draft&#8221; di One Million Kingdoms di Pierre Huyghe, del 2001 o lo strumento di visualizzazione dei dati On Translation: Social Networks, di Antoni Muntadas de 2006<\/span>), progetti che sono pi\u00f9 interessanti nel corso del loro sviluppo che nell&#8217;ambito di una mostra (come le raccolte documentali di <span class=\"testoscuro\">zexe.net, di Antoni Abad<\/span>), opere eccessivamente na\u00eff (<span class=\"testoscuro\">come i quadri animati di Vuk Cosic<\/span>), altre eccessivamente (per non dire esclusivamente) scientifiche (come la <span class=\"testoscuro\">UrbanSpaceStation di Natalie Jeremijenko e \u00c1ngel Borrego<\/span>) e altre quasi moleste (come <span class=\"testoscuro\">Deep Play di Harun Farocki,<\/span> che parte da un concetto interessante ma lo applica utilizzando niente meno che una partita di calcio).<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma non bisogna scoraggiarsi. L&#8217;Ampliaci\u00f3n del primo piano riserva gradevolissime sorprese. Appena entrati, si viene accolti da un video ipnotico, di cui \u00e8 protagonista un liquido metallico. Dietro la sottile parete, ecco in carne e ossa <span class=\"testoscuro\">le splendide sculture in ferrofluido di Sachiko Kodama<\/span>, animato da magneti e algoritmi. Una danza di gocce e protrusioni traslucide, che si sviluppano, ruotano, si fondono, si dissolvono, sfidano la gravit\u00e0, reagiscono alla presenza dello spettatore, che pu\u00f2 modificarle con la sua voce. Semplicemente bellissimo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/ia_barbarasansone04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E non \u00e8 che l&#8217;inizio. Di seguito, lo spettatore viene incantato dalle <span class=\"testoscuro\">magie di luce dell&#8217;inglese Paul Frielander <\/span>: <span class=\"testoscuro\">&#8220;The Enigma of Light, Spinors, Wave Function&#8221;<\/span> e <span class=\"testoscuro\">&#8220;Abstract Cosmology&#8221; <\/span> (quest&#8217;ultima opera originale creata appositamente per M\u00e1quinas&amp;Almas). Artista e scienziato laureato in fisica e matematica, Frienlander fa della luce una materia plasmabile e ci riesce molto bene. Se il mondo fosse dominato da esigenze pi\u00f9 creative che commerciali, in tutti i salotti, al posto del vecchio focolare domestico, invece di un televisore ci sarebbe un&#8217;opera come le sue. Nessuna foto, nessuna descrizione, nessun video possono raccontare la bellezza di queste sculture cinetiche, composte fra il resto da suoni e proiezioni aleatorie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il percorso continua con un&#8217;installazione del talentuoso madrile\u00f1o <span class=\"testoscuro\">Daniel Canogar<\/span>. Tutta la sua opera \u00e8 incentrata sull&#8217;alterazione del tradizionale formato fotografico e ha come obiettivo sommergere il pubblico con un serie di immagini per cambiarne l&#8217;identit\u00e0 nello spazio dello spettacolo. Qui \u00e8 presentata <span class=\"testoscuro\">Palimpsesto<\/span>, una parete di lampadine che vengono illuminate da una luce proiettata, riproducendo la silhouette dello spettatore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le emozioni continuano con tre &#8220;specchi interattivi&#8221; del disegnatore industriale israeliano<span class=\"testoscuro\"> (intervistato da Marco Mancuso per Digimag 14 del Maggio 2006 &#8211; https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=353) Daniel Rozin: Circles Mirror, Weave Mirror e Trash Mirror n\u00ba2<\/span>. Si tratta di sculture cinetiche che si modificano in presenza dello spettatore, grazie a videocamere, computer, motori e materiali di vario genere, spazzatura compresa. Apparati complessi che sfociano in interfacce pulite, semplici, eleganti e divertenti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/ia_barbarasansone03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In una mostra tanto attenta alle realt\u00e0 tecnosociali della contemporaneit\u00e0, non poteva mancare un&#8217;opera che basasse i suoi contenuti sul Web 2.0. Ed ecco<span class=\"testoscuro\"> la pluripremiata installazione Listening Post, di Ben Rubin e Mark Hansen<\/span>, un buco della serratura sulle conversazioni che si tengono in chat su Internet. Un&#8217;estetica da vecchi monitor a fosfori verdi, un&#8217;attenta sonorizzazione che fa uso anche dei suoni dei led che modificano i caratteri (Ben Rubin \u00e8 un artista sonoro dal curriculum molto interessante), il disegno elegante, semplice e avvolgente dei 231 schermi sospesi nell&#8217;aria trasformano in poesia frasi semplici, comuni, banali, graziose, sciocche, disperate, umane.<\/p>\n<p align=\"justify\">Proseguendo nell&#8217;intrigante esperienza delle opere esposte, tra le altre si incontra una curiosa esplorazione nel mondo della robotica da parte del grande <span class=\"testoscuro\">David Byrne<\/span>. A tutti certamente noto per la sua originale produzione musicale, in solo o in qualit\u00e0 di leader del gruppo Talking Heads, forse solo un pubblico pi\u00f9 ristretto sa che da anni Byrne si dedica a esplorazioni multidisciplinari, nell&#8217;ambito della fotografia e delle installazioni interattive. Purtroppo l&#8217;opera qui esposta, <span class=\"testoscuro\">Song for Julio, un&#8217;installazione creata a partire dal robot creato da David Hanson<\/span>, capace di riprodurre movimenti della bocca e espressioni facciali sincronizzandosi con registrazioni vocali, quando la nostra redazione ha avuto il piacere di visitare la mostra non era funzionante. Ma per chi abbia la curiosit\u00e0 di saperne di pi\u00f9, vale la pena visitare il sito web dell&#8217;artista, ricco di foto e video.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/ia_barbarasansone01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tra gli artisti rappresentati nella mostra, meritano di essere citati qui ancora due grandi maestri: Il primo \u00e8 <span class=\"testoscuro\">John Maeda<\/span>, che certamente non ha bisogno di presentazioni. M\u00e1quinas&amp;Almas espone sette &#8220;quadri in movimento&#8221; raccolti sotto il nome di <span class=\"testoscuro\">Nature<\/span>, opere di espressionismo astratto, paesaggi digitali creati da un software generativo sviluppato dall&#8217;artista stesso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo \u00e8 l&#8217;olandese <span class=\"testoscuro\">Theo Jansen<\/span>, con la sua ormai nota e bellissima <span class=\"testoscuro\">Artifauna<\/span>. Purtroppo, l&#8217;incredibile specie animale in continua evoluzione, da lui creata con materiali poveri come tubi dell&#8217;elettricit\u00e0, fascette di plastica, cordini e fogli di nylon, per essere visto in vita ha bisogno di un habitat molto particolare, ossia sabbia umida, molto spazio e vento. Per questo la mostra si \u00e8 limitata a esibire degli esemplari immobili, che comunque permettevano di analizzarne la complessa architettura, e un video che ne descriveva la storia e il funzionamento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/ia_barbarasansone02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli aspetti che maggiormente si sono resi palesi visitando la mostra, sono il progressivo cambiamento del ruolo assunto dal <span class=\"testoscuro\">computer, elemento sempre pi\u00f9 occulto <\/span> quando non addirittura assente (o usato esclusivamente in fase di progettazione, come nel lavoro di Theo Jansen) e il crescente <span class=\"testoscuro\">ritorno all&#8217;organicit\u00e0<\/span>. Le materie prime da plasmare (o da ricreare) sono sempre pi\u00f9 elementi naturali, oggetti e materiali della quotidianit\u00e0, ci\u00f2 che ci permette di vivere o che produciamo per poi liberarcene, i sentimenti, l&#8217;evoluzione (indagata in chiavi nuove, riscoperta, replicata), la comunicazione, la creazione collaborativa, la fusione opera-fruitore sotto lo sguardo ammiccante dell&#8217;artista.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le opere diventano entit\u00e0, esseri, con comportamenti propri, forme di intelligenza proprie, con capacit\u00e0 di modificarsi, crescere, inventare, creare, relazionarsi, all&#8217;apparenza addirittura di sentire. Macchine con un&#8217;anima&#8230;<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.maquinasyalmas.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.maquinasyalmas.es\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.museoreinasofia.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.museoreinasofia.es\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.kodama.hc.uec.ac.jp\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.kodama.hc.uec.ac.jp\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.paulfriedlander.com\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.paulfriedlander.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.danielcanogar.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.danielcanogar.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.earstudio.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.earstudio.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.earstudio.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.stat.ucla.edu\/~cocteau\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.davidbyrne.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.davidbyrne.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.davidbyrne.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.hansonrobotics.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.maedastudio.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.maedastudio.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.strandbeest.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.strandbeest.com<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Macchine e anime, un titolo straordinariamente indovinato per una mostra che vale davvero la pena visitare. 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Housed by the National Museum 'Centro de Arte Reina Sof\u00eda' in Madrid till 13 October 2008, the great 'M\u00e1quinas y Almas' exhibition investigates the points of intersection in which science and art have met during their respective routes in the last decade. By exploring the relationship between art and the other spaces of generation of knowledge and by showing how the one can be put into the service of the other in the search for beauty, the exhibition in Madrid reveals how imagination and creativity manage, after all, to shorten (or even eliminate) the distance between the digital sector and emotion. [:it]Macchine e anime, un titolo straordinariamente indovinato per una mostra che vale davvero la pena visitare. Ospitata dal Museo Nazionale Centro di Arte Reina Sof\u00eda di Madrid fino al 13 ottobre 2008, la mostra indaga i punti di intersezione in cui scienza e arte si sono incontrate durante i rispettivi cammini nel corso dell'ultimo decennio, esplora la nuova relazione tra l'arte e gli altri spazi di generazione di conoscenza, dimostra come l'una pu\u0098 essere messa a servizio dell'altra nella ricerca della bellezza e come l'immaginazione e la creativit\u0088 riescano ad accorciare la distanza tra digitale o nuove tecnologie ed emozione[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/machines-and-souls\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2008-09-05T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-26T10:05:00+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/ia_barbarasansone05.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Barbara Sansone","twitter_misc":{"Scritto da":"Barbara Sansone","Tempo di lettura stimato":"13 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/machines-and-souls\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/machines-and-souls\/","name":"Macchine E Anime &#8226; 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