{"id":10427,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/crack-live-electronics-in-palmaria\/"},"modified":"2020-10-26T11:04:48","modified_gmt":"2020-10-26T10:04:48","slug":"crack-live-electronics-in-palmaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/crack-live-electronics-in-palmaria\/","title":{"rendered":"Crack! Live Electronics A Palmaria"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il 31 luglio \u00e8 stata inaugurata all&#8217;isola Palmaria, davanti al borgo di Portovenere (Sp), la prima edizione della mostra di arte ambientale <span class=\"testoscuro\">Genius Loci a cura di Federica Fort<\/span>i all&#8217;interno del quale ha trovato spazio la sezione eventi dal titolo <span class=\"testoscuro\">cRack! <em>Live electronics <\/em><\/span> curata dalla sottoscritta che ha invitato <span class=\"testoscuro\"> Motus, otolab, Giacomo Verde e Badsector. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Nella mostra si \u00e8 privilegiato un&#8217;idea dell&#8217;arte come speciale paesaggio che include l&#8217;osservatore, percorso riflessivo e percettivo, dunque fortemente partecipativo.<br \/>\nL&#8217;arte elettronica <em>live <\/em> proposta per cRack! \u00e8 stata pensata come un &#8220;ecosistema&#8221; fatto di simbiosi\/innesti\/migrazioni tra linguaggi e codici, ricercando una prossimit\u00e0 relazionale con il pubblico inglobandolo in un <em>environment <\/em>immersivo, sollecitando percezioni multisensoriali collettive. Originali postazioni elettroniche in cui la narrazione sonoro\/visuale veniva assemblata in contemporanea su quattro laptop, performance tecnologiche, installazioni ambientali con l&#8217;aggiunta di azioni teatrali di grande impatto visivo e sonoro: il paesaggio proposto per <strong class=\"testoscuro\">cRack! <\/strong>andava dall&#8217;elettronica sperimentale alla techno, dal dub al noise alle sonorit\u00e0 industriali in un coinvolgente e sconvolgente innesto tra organismo elettronico e ambiente naturale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma oggi quale arte \u00e8 veramente di rottura? Cos\u00ec Giacomo Verde in una nota inedita scritta appositamente per <em> cRACK! <\/em>: &#8221; <em>L&#8217;arte pi\u00f9 interessante degli ultimi 100 anni si \u00e8 effettivamente basata sulla rottura di codici, sulla rottura di schemi e modi che ogni volta tornavano a strutturarsi in generi o tendenze. E&#8217; stata certamente un&#8217;arte utile negli <\/em>anni <em> passati perch\u00e9 rispondeva alla necessit\u00e0 di valorizzare l&#8217;imprevisto e la divergenza contro una normalizzazione asservita alle leggi del consumo di massa. Ma oggi invece la normalizzazione \u00e8 fatta di gesti eclatanti e divergenti, il consumo di massa \u00e8 parcellizzato e personalizzato. La rottura \u00e8 la norma. Quello che una volta era lo scioccante <\/em><span class=\"testoscuro\">Crack! <\/span><em>oggi \u00e8 diventato il confuso <\/em><span class=\"testoscuro\">Grak <\/span><em>-cidare di centinaia di rane in uno stagno. Vivere oltre i codici, in questo continuo canto di rane, \u00e8 lo stato d&#8217;animo richiesto alla &#8220;gente&#8221;: cos\u00ec pu\u00f2 essere manipolata di volta in volta verso desideri e obbiettivi futili. L&#8217;arte oggi necessaria \u00e8 un&#8217;arte che sa indicare ed elaborare nuovi codici, \u00e8 un&#8217;arte che sa costruire assieme alle persone, un&#8217;arte capace di rompere gli schemi della decostruzione, di stare fuori dal coro delle rane, per indicare e creare esperienze costruttive che vadano oltre la critica sociale ed estetica&#8221;. <\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_annamariamonteverdi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il Crack oggi \u00e8 dunque, socializzazione di saperi tecnologici, creazione di comunit\u00e0 attraverso la rete, definizione di una nuova sintassi d&#8217;arte che recupera e ricicla modalit\u00e0 vecchie (analogiche) mixandole a quelle nuove (digitali). In questo versante dell&#8217;arte alcuni gruppi di artisti si autodeterminano come i &#8220;costruttori&#8221; di un nuovo linguaggio fortemente ibridato con la prassi connettiva della rete, dell&#8217;open source, della graphic art.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Motus-otolab-Giacomo Verde <\/strong>riflettono da tempo sulla possibilit\u00e0 di fondere l&#8217;esperienza estetica con la pratica dirompente dell&#8217;arte tecnologica , esplorando attraverso media diversi (live set, video arte e teatro) nuovi modi di &#8220;fare mondo&#8221; e &#8220;creare comunit\u00e0&#8221;. Giacomo Verde, pioniere della videoart e uno dei primi sperimentatori di net art e arte interattiva, <span class=\"testoscuro\">ha proposto in Palmaria &#8220;A mettere mano&#8221;<\/span> con l&#8217;ausilio di sound e video live del musicista elettro-noise Bad Sector; si tratta di una performance collettiva in cui ll&#8217;artista fa spaccare dei televisori al pubblico per poi riconvertirli in oggetti d&#8217;arte, per riflettere sul tema della riappropriazione creativa e comunitaria dei mezzi di informazione. Durante l&#8217;azione collettiva Verde metteva mano al video per creare attraverso le riprese in diretta in macro degli oggetti e dei detriti, suggestive scenografie astratte fatte di circuiti, fili di rame, gesso.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_annamariamonteverdi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dice <span class=\"testoscuro\">Giacomo Verde<\/span> &#8221; <em>La vista \u00e8 uno dei sensi pi\u00f9 facilmente ingannevoli. Quando non si riesce a capire &#8220;di cosa si tratta&#8221; bisogna metterci mano, e allora il potere dell&#8217;illusione diminuisce fino a sparire. In un momento dominato sempre pi\u00f9 dall&#8217;intoccabile materialit\u00e0 delle immagini, si rende necessario fare esperienze tattili e esperienze di dialogo cercando di eliminare il pi\u00f9 possibile il diaframma tra l&#8217;arte e la non arte, tra il vedere e il toccare, tra il dire e il fare <\/em>&#8220;.<\/p>\n<p align=\"justify\">La televisione \u00e8 un oggetto intoccabile che immobilizza chi lo guarda. L&#8217;utensile televisivo sondato con il gioco collettivo, smitizzato della sua totemica presenza attraverso il gesto della rottura e dell&#8217;assemblaggio, si rianima. Eliminato il superfluo \u0096le immagini &#8220;figurine&#8221;- aggiunta la variabile della presenza e della creativit\u00e0 dello spettatore nella potatura della televisione l&#8217;unico flusso che rimane in moto \u00e8 quello vitale dei cinque organi di senso. Soppressi i canali rimangono accese le onde cerebrali messe in azione dal gioco. Creativit\u00e0 liberata contro l&#8217;immobilit\u00e0 della tv incassata nel mobile. Situazione non pi\u00f9 retinica ma performativa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_annamariamonteverdi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il collettivo milanese <span class=\"testoscuro\">otolab, <\/span> era presente in Palmaria con <span class=\"testoscuro\">&#8220;Circo Ipnotico<\/span><em>&#8220;, <\/em> una <em>session <\/em> di improvvisazione audio-video live il cui canovaccio \u00e8 costruito da un lavoro intrecciato di sintetizzatori e laptop in cui gli artisti intervengono sporcando super 8, decostruendo <em>mpegs, <\/em> intervenendo su immagini video. Il <em>cRACK! <\/em> di Otolab sta nella modalit\u00e0 artistica <em>d\u00e9tournante <\/em> e nella macchina artigianale che produce effetti immersivi ipnotici usando il principio del low tech; cos\u00ec Bertand Niessen in una nota scritta appositamente per cRack!\u00a0 <em>&#8220;Aggredire quello che sta dentro alle scatole, dentro alle macchine, dentro all&#8217;hardware e dentro al software. Ma, soprattutto, aggredire gli immaginari, che sono la prima e pi\u00f9 sociale delle tecnologie. Aggredire le percezioni, sradicare le certezze che collocano in uno spazio ed un tempo determinati e sicuri. Ipnotizzare&#8221;. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Daniela Nicol\u00f2 e Enrico Casagrande ovvero Motus, <\/span>il pi\u00f9 importante gruppo teatrale di ricerca italiano ha presentato all&#8217;isola Palmaria il recentissimo mediometraggio ispirata al progetto teatrale, <span class=\"testoscuro\">&#8220;Ics &#8211; Racconti Crudeli della Giovinezza<\/span><em>&#8220;. E&#8217; <\/em> la vicenda di due ragazzi tra degradazione urbana ed erranza esistenziale, simbolo di una generazione inquieta. Il film realizzato come hanno raccontato gli stessi autori, senza sceneggiatura \u00e8 il risultato di un montaggio di appunti video di viaggio tra le periferie urbane italiane ed europee, tra colonie abbandonate dell&#8217;Emilia e le banlieu francesi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_annamariamonteverdi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La fascinazione del margine urbano, ma soprattutto la conoscenza di chi abita anche solo temporaneamente queste aree ha fatto s\u00ec che il film possa essere considerato un&#8217;operazione completamente staccata dallo spettacolo in s\u00e9, una riflessione in film come un vero e proprio manifesto dell&#8217;arte <span class=\"testoscuro\">Motus<\/span>, un&#8217;arte ispirata a illuminare proprio le contraddizioni della contemporaneit\u00e0 e in cui le aspirazioni umane devono continuamente fare i conti con un senso di smarrimento e di abbandono.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un lavoro maturo che trae chiara ispirazione dalla produzione del cinema indipendente americano ma soprattutto rende omaggio a Gus Van Sant e al suo modo di raccontare la strada che accoglie una giovent\u00f9 spesso disperata e dispersa, ma comunque tesa alla ricerca dell&#8217;elevazione spirituale. <span class=\"testoscuro\">Alla Palmaria Motus ha realizzato l&#8217;installazione RUN sulle pareti rocciose intorno alla Fortezza del mare; protagonista Silvia Calderoni <\/span> che ripercorre architetture in disuso, aree degradate con i pattini, correndo veloce lasciando dietro di s\u00e9 le macerie.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 31 luglio \u008f stata inaugurata all&#8217;isola Palmaria, davanti al borgo di Portovenere (Sp), la prima edizione della mostra di arte ambientale Genius Loci a cura di Federica Forti all&#8217;interno del quale ha trovato spazio la sezione eventi dal titolo cRack! 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