{"id":10426,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/bruce-mcclures-sculptural-material\/"},"modified":"2020-10-26T11:03:39","modified_gmt":"2020-10-26T10:03:39","slug":"bruce-mcclures-sculptural-material","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/bruce-mcclures-sculptural-material\/","title":{"rendered":"La Materia Scultorea Di Bruce Mcclure"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Ho avuto modo di assistere alla performance audiovideo di <span class=\"testoscuro\">Bruce Mc Clure<\/span> due volte: la prima a Roma nel 2006 per <span class=\"testoscuro\">Dissonanze <\/span>(dove ero coinvolto anche come curatore) e la seconda l&#8217;anno quest&#8217;anno al <span class=\"testoscuro\">Sonic Acts ad Amsterdam<\/span> (in cui invece Digicult era presente perch\u00e8 presentava il live &#8220;Circo Ipnotico&#8221; di Otolab).<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Nonostante due live molto diversi per intensit\u00e0, in entrambi i casi la senzazione \u00e8 stata la medesima: il lavoro dell&#8217;artista newyorkese \u00e8 forse troppo colto e raffinato per essere apprezzato dal pubblico spesso cafone dei festival, nonch\u00e8 troppo smaccatamente sperimentale e naif per vederlo bene all&#8217;interno di una galleria o nelle stanze di un museo. Un ibrido insomma, ci\u00f2 che in genere mi affascina da morire&#8230;<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Del resto le sue film performances, o sessioni di cinema espanso, basate sul fenomeno della sintesi ottica del suono, sono state riprodotte all&#8217;interno di festival di arte elettronica, di festivals di cinema sperimentale, ma anche all&#8217;interno di gallerie d&#8217;arte o di vere e proprie sale cinematografiche. Pare del resto che il suo sogno sia quello di essere incluso nella collezione permanente del Whitney Museum (in cui alcuni suoi colleghi pi\u00f9 altolocati come Sandra Gibson e Luis Recoder sono presenti), anche se forse la sua natura autarchica e quasi anarchica gli ha sempre reso la vita difficile in termini di relazioni con il mondo dell&#8217;Arte e delle Gallerie. Come dargli torto&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Il background da architetto di<span class=\"testoscuro\"> Bruce Mc Clure<\/span>, costituisce a mio avviso un elemento molto importante per comprendere il suo lavoro e la natura delle sue performance. Affascinato dali fenomeni di alternanza tra oscurit\u00e0 e luce, capaci di enfatizzare l&#8217;ambiente performativo e altres\u00ec in grado di coinvolgere e annebbiare lo spettatore, Mc Clure \u00e8 dal vivo un proiezionista ossessivo nel suo costante lavorare sulla meccanica del suo proiettore modificato, vero e proprio strumento reso quasi vitale dal tocco delle sue mani. E la quasi natura scultorea della sua composizione audiovisuale, il rapporto fisico con l&#8217;oggetto\/strumento, con la pellicola, il manierisimo con cui utilizza i suoi dischi metallici, i pigmenti di inchiostro, pedali sonori e oggetti di varia natura, la fisicit\u00e0 del suono spesso potente e ossessivo, non assomiglia molto al frutto di un cineasta, o di un fotografo o di un video artista, quanto forse ai lavori di arte in movimento di &#8220;scultori&#8221; come <span class=\"testoscuro\">Bruce Nauman o Paul Sharrits.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Mi sono dilungato un po&#8217; perch\u00e8 penso che il lavoro di <span class=\"testoscuro\">Bruce Mc Clure<\/span> sia assolutamente unico nel panorama internazionale dell&#8217;Arte Audiovisiva, anche se a volte di difficile digestione (i suoi live hanno forse il piccolo difetto di essere un po&#8217; troppo lunghi, per lo meno per l&#8217;ambiente frenetico dei festival appunto). Altri spunti di riflessione arrivano dall&#8217;intervista che Bertram Niessen ha realizzato con Bruce&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: Quando hai iniziato a lavorare con le performance dal vivo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Bruce McClure<\/strong>: <\/span>La prima casa che ricordo era nei sobborghi di Washington DC. Aveva un seminterrato molto buio e interessante ed \u00e8 li che ho iniziato a intrattenere gli amici accendendo e spegnendo rapidamente la luce. Muoversi rapidamente dalla luce al buio faceva apparire dentro ai nostri occhi immagini notturne. Mi dissero che era dannoso per il bulbo oculare e che non avrei dovuto farlo, ma la tentazione era forte e le insorgenze chimiche erano difficili da dimenticare.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: Il tuo background \u00e8 abbastanza insolito e variegato. Puoi dirci qualcosa dei tuoi lavori precedenti?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Bruce McClure<\/strong>: <\/span> Quando mi sono laureato alla scuola di architettura mi sono spostato a New York; cercando situazioni divertenti ho iniziato a lavorare su progetti al di fuori dei miei doveri vocazionali come architetto. All&#8217;inizio degli anni &#8217;90 decisi di tracciare una linea lunga 40.075 chilometri, l&#8217;equivalente del diametro della terra all&#8217;equatore. Naturalmente avrebbe dovuta essere composta di segmenti: iniziai quindi a usare un metronomo per misurare il tempo impiegato e a tenere traccia delle distanze coperte. Disegnai un determinato numero di segmenti, dalla fine all&#8217;inizio della pagina ad un determinato ritmo, andante per esempio, ed ero in grado di calcolare la distanza percorsa in un giorno. Il metronomo ed il tic-tic del suo pendolo erano dei buoni compagni. Apprezzavo particolarmente la bacchetta graduata, ed il fatto che spostando il peso relativo al fulcro puoi cambiare il tempo del suo movimento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A quell&#8217;epoca mi trovai ad una festa, guardando l&#8217;influenza di una luce stroboscopica sulle pale di un ventilatore. Cos\u00ec iniziai a lavorare con ventilatori, luci strobo e dischi sagomati di una quarantina di centimetri di diametro che potevo far girare ad alta velocit\u00e0. La velocit\u00e0 dei flash delle strobo variava da 50 a 30.000 per minuto e potevo realizzare dei disegni dal vivo semplicemente cambiando la velocit\u00e0 del disco rotante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le pile di carta, 47 centimetri per 62, coperte di linee di matita, sembravano un qualche tipo di indulgenza in una citt\u00e0 nella quale \u00e8 difficile trovare spazi amichevoli. I bar e i dance party divennero i miei nuovi luoghi di lavoro e mi ritrovai a esplorare nuovi territori di natura performativa, nei quali il tempo era l&#8217;asse della rotazione e lo spazio della galleria sembrava irrilevante.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: E quando hai iniziato a rapportarti con il mondo del cinema sperimentale?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Bruce McClure<\/strong>: <\/span> Nonostante queste illuminazioni, la mia ambizione era di portare il mio lavoro pre-cinematografico dentro la casa del cinema. Cercavo una un pubblico sobrio, seduto comodamente e la consapevolezza che quello che stavo facendo con i dischi rotanti potesse essere definito &#8220;sperimentale&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;<span class=\"testoscuro\">Anthology Film Archives<\/span> era un luogo con dei teatri e aveva una buona reputazione sulla sperimentazione dei possibili confini del cinema. Performare l\u00ec con le mie luci a intervalli sembrava perfettamente appropriato, ma quando vennero fuori le luci mi fu detto che i miei dischi stroboscopici appartenevano al mondo delle gallerie e non a quello del cinema. Dopo di ci\u00f2, decisi di allargare le mie opportunit\u00e0 lavorando sul proiettore 16 millimetri come uno strumento teporale addizionale, in grado di condizionare lo spazio. Ero pronto a erompere con il proiettore sopra i fari del vaudeville e nell&#8217;arco del pubblico. Questo non sarebe stato un esperimento, niente sarebbe stato guardato come un&#8217;anomalia o un dato errante, e tutte le scoperte che si possono fare sarebbero state &#8220;in propria persona&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/audiovideo_bertramniessen04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Bertram Niessen<\/strong>: Come sviluppi il rapporto tra audio e video?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Bruce McClure<\/strong>: <\/span> Una delle cose interessanti dei proiettori che uso \u00e8 che hanno un suono ottico: con questo sistema una forma di energia pu\u00f2 essere convertita in un&#8217;altra. Una forma d&#8217;onda rappresentata come un valore cangiante di luce e buio sulla pellicola \u00e8 convertito da un fascio di luce e da un catodo in un output elettrico amplificato e reso udibile attraverso degli altoparlanti. Il proiettore ha un&#8217;anatomia integrata di design in grado quindi di soddisfare sia gli occhi che le orecchie. La pellicola nelle mie performace manda alla lampada delle immagini e al sensore del suono dei segnali audio che possono quindi essere tirati e spinti dal proiezionista\/performer.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello che cerco di fare \u00e8 di far suonare quindi l&#8217;oscurit\u00e0, godendone ogni momento prima che qualcuno accenda la luce.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho avuto modo di assistere alla performance audiovideo di Bruce Mc Clure due volte: la prima a Roma nel 2006 per Dissonanze (dove ero coinvolto anche come curatore) e la seconda l&#8217;anno quest&#8217;anno al Sonic Acts ad Amsterdam (in cui invece Digicult era presente perch\u008f presentava il live<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":27802,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,190],"tags":[29,53,54],"class_list":["post-10426","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-037","tag-audiovideo","tag-interviews","tag-live-cinema"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La Materia Scultorea Di Bruce Mcclure &#8226; 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