{"id":10421,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/the-artist-as-artwork-in-virtual-world-part-2\/"},"modified":"2020-10-26T11:02:41","modified_gmt":"2020-10-26T10:02:41","slug":"the-artist-as-artwork-in-virtual-world-part-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/the-artist-as-artwork-in-virtual-world-part-2\/","title":{"rendered":"The Artist As Artwork In Virtual World &#8211; Parte 2"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Ma a prescindere da &#8220;cosa&#8221; venga prodotto, va detto che qualsiasi cosa, in un mondo virtuale, esiste prima di tutto come <em>costrutto culturale <\/em>. E tutto, quindi, pu\u00f2 essere fatto oggetto di progettualit\u00e0 artistica, artista compreso. In altre parole, un avatar artista che lavora in Second Life, quale che sia il mezzo che utilizza, \u00e8 prima di tutto il progetto artistico di un artista reale sulla piattaforma di Second Life.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa &#8220;operativit\u00e0 su pi\u00f9 livelli&#8221;, sia ben chiaro, pu\u00f2 essere applicata in qualsiasi settore, non solo in campo artistico. E la consapevolezza con cui viene gestita si misura con la quantit\u00e0 di senso che si riesce ad aggregare attorno alla personalit\u00e0 del proprio alter ego virtuale, o avatar. Il successo di personaggi celebri come <span class=\"testoscuro\">Aimee Weber o Anshe Chung (rispettivamente, una delle pi\u00f9 stimate designer e la prima milionaria di Second Life) <\/span>non dipende solo dai loro lavori, e dai contratti che sono riuscite a firmare: dipende, prima di tutto, dalla loro abilit\u00e0 nell&#8217;interpretare il ruolo della designer di successo e della palazzinara milionaria. Un cattivo pittore resta un cattivo pittore anche in Second Life.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma costruire il personaggio del cattivo pittore che riesce a infestare, con le sue opere di dubbio gusto, le case dei residenti potrebbe essere un interessante progetto concettuale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;attenta gestione del proprio mito \u00e8 una strategia ben nota all&#8217;arte contemporanea, e non solo. Giorgio de Chirico ha recitato con ironia la parte del &#8220;Pictor Optimus&#8221; tradizionalista e acerrimo nemico di ogni modernismo per buona parte della sua vita, e al di l\u00e0 di ogni reale convincimento. <span class=\"testoscuro\">Andy Warhol \u00e8 stato abilissimo nella gestione mediatica della sua maschera pubblica, cos\u00ec come, in tempi pi\u00f9 recenti, Jeff Koons o Damien Hirst.<\/span> Quello che Second Life aggiunge a questa pratica \u00e8 la possibilit\u00e0 di dare a queste identit\u00e0 costruite una loro consistenza mediatica, di moltiplicarle senza limiti e di renderle indipendenti da noi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qui, il <span class=\"testoscuro\">Marcel Duchamp di turno pu\u00f2 non solo dare vita a diverse Rrose Selavy<\/span>; pu\u00f2 farle agire sotto i nostri occhi, farle entrare in relazione con noi, renderle pi\u00f9 reali di quanto sia lui. Pu\u00f2 dare loro un corpo (umano, umanoide o completamente astratto), costruirgli una storia e un carattere, renderle qualcosa di vivo e di indipendente da lui. Tutti gli esempi migliori dell&#8217;arte in SL fanno della costruzione dell&#8217;artista e del suo mito l&#8217;oggetto dei loro sforzi maggiori, seppur in forme (e con implicazioni) molto diverse. Vediamone alcuni esempi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Eva e Franco Mattes<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;era una volta un collettivo artistico chiamato <span class=\"testoscuro\">0100101110101101.ORG <\/span>: una sigla ambigua, dietro cui agiva un gruppo di individui difficilmente identificabili per nazionalit\u00e0, sesso e numero. Plagiavano siti, si appropriavano di identit\u00e0 altrui (il Vaticano, la Nike ), ne creavano di nuove (Darko Maver), e interagivano con il pubblico e la comunicazione con nomi sempre diversi. Con il complesso di progetti chiamato &#8220;glasnost&#8221;, iniziato con <em>Life Sharing <\/em> (2000), 0100101110101101.ORG fa un salto di qualit\u00e0, passando dal mascheramento dell&#8217;identit\u00e0 alla trasparenza del digitale. <em>Life Sharing <\/em> consente a chiunque di entrare, attraverso il loro sito, nel loro computer, condiviso in Rete attraverso un sistema di file sharing, e di interagire con i loro dati in tempo reale: leggere le loro mail, copiare i loro dati, intrufolarsi tra le loro cartelle. Qualcuno parla di &#8220;pornografia digitale&#8221;. Il progetto successivo, chiamato <em>Vopos <\/em>(2002), consente invece di monitorare i loro movimenti sulla mappa del mondo attraverso un sistema GPS. 0100101110101101.ORG acquista una fisionomia pi\u00f9 chiara, ma il processo di ricostruzione identitaria \u00e8 ancora parziale. Come per l&#8217;artista da loro creato, Darko Maver, o come per Rrose Selavy, abbiamo su di loro una serie di indizi, di tracce, di documenti, di dati: ma basta tutto ci\u00f2 a sancirne l&#8217;esistenza?<\/p>\n<p align=\"justify\">Nei progetti successivi, 0100101110101101.ORG comincia ad affiancare alla sigla i nomi di Eva e Franco Mattes. Marito e moglie? Fratelli, o cugini? Hanno lo stesso cognome, ma Eva Mattes \u00e8 un&#8217;attrice e cantante tedesca, una delle muse di Werner Herzog&#8230; Le illazioni che produce la loro nuova identit\u00e0 fanno capire che si tratta, ancora, di &#8220;costrutti culturali&#8221;, maschere identitarie. &#8220;Eva e Franco Mattes sono un costrutto tanto quanto 0100101110101101.ORG, forse anche di pi\u00f9&#8221;, dicono [14]. Con i <span class=\"testoscuro\">Portraits<\/span>, i Mattes cominciano a intuire l&#8217;enorme potere dei mondi virtuali, la loro capacit\u00e0 di rendere reali queste maschere. E cominciano a intuire il <em> loro <\/em> potere. Vedere Lanai Jarrico rimettere gli abiti che indossava durante l&#8217;ormai celebre scatto che la immortala nella serie <span class=\"testoscuro\">13 Most Beautiful Avatars <\/span>, e pavoneggiarsi di fronte al sui ritratto per la soddisfazione dei fotografi, ha il potere di una rivelazione: dice che quel ritratto le ha confermato la sua esistenza, l&#8217;ha resa inattaccabile dai sospetti di chiunque creda che un avatar sia solo la proiezione di qualcosa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche Eva e Franco, in SL, hanno bisogno di un avatar. Dati i precedenti, la loro scelta potrebbe sembrare bizzarra, ma \u00e8 invece estremamente coerente: in un mondo in cui puoi essere chiunque e qualunque cosa, loro decidono di essere se stessi [15]. Se stessi? Confezionano avatar straordinariamente somiglianti all&#8217;Eva e Franco Mattes che capita, talvolta, di incontrare nella realt\u00e0: statura media, fisico snello e nervoso, abbigliamento sobrio e rigorosamente nero; capelli neri e ribelli per lui, lunghi e biondi per lei. Questo vuol dire essere &#8220;se stessi&#8221; in SL? Non credo. Questo vuol dire trasformare il proprio corpo in una maschera, e questa maschera in un corpo nuovo.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;Eva e Franco Mattes che, in SL, interpretano le performance di <span class=\"testoscuro\">Chris Burden, Vito Acconci, Marina Abramovic e Ulay, Gilbert e George<\/span> [16] sono la condizione senza la quale le loro performance non esisterebbero, n\u00e9 avrebbero senso. Non \u00e8 un caso che quasi tutte si impegnino a riflettere su quello che accade a una performance progettata per corpi di carne e di ossa quando viene interpretata da corpi di poligoni e texture, e sul senso di questioni fortemente fisiche come la violenza, il pudore, la sessualit\u00e0 in un mondo virtuale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Gazira Babeli<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;My body can go barefoot, but my avatar needs Prada shoes.&#8221; [17]\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Gazira Babeli<\/span> \u00e8 uno dei molti avatar di Second Life che hanno deciso di tenere un velo sull&#8217;identit\u00e0 del loro alter-ego &#8220;reale&#8221;: una pratica diffusa fra gli utenti comuni, ma di solito disattesa dai personaggi pubblici, che il pi\u00f9 delle volte cercano di rendere ben chiaro chi siano nella realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche perch\u00e9, \u00e8 evidente, il loro successo in SL pu\u00f2 essere un ottimo strumento promozionale per la loro attivit\u00e0 reale. Questo vale in modo particolare per gli artisti, il che spiega abbastanza bene la nuvola di curiosit\u00e0 che si \u00e8 addensata sul capo (o meglio, sul cappello, uno dei suoi attributi fondamentali) di Gazira, probabilmente l&#8217;artista pi\u00f9 nota e stimata di SL \u0096 e, indubbiamente, uno dei casi pi\u00f9 riusciti di costruzione identitaria. Ovviamente, l&#8217;impossibilit\u00e0 di considerarla l&#8217;emanazione di qualcuno di identificabile ha contribuito alla realt\u00e0 di Gazira, cos\u00ec come il suo usare SL non come uno strumento promozionale, ma come il suo ambiente nativo, l&#8217;unico luogo in cui pu\u00f2 dire di <em>essere <\/em>. Anche le sue opere contribuiscono a disegnarne il ritratto, e a delinearne la personalit\u00e0 \u0096 altro caso strano, in un ambiente in cui, spesso, l&#8217;avatar sembra poco pi\u00f9 di uno strumento per interagire con gli altri e per creare dei lavori. Gazira \u00e8 la strega irascibile che scatena terremoti, scaglia pizze e vinili, imprigiona gli spettatori in lattine di Campbell&#8217;s Soup; \u00e8 l&#8217;artista irriverente cacciata dai luoghi ufficiali dell&#8217;arte, la sola in grado di violare i tanti tab\u00f9 di SL, deformando gli avatar, &#8220;donando&#8221; letteralmente il suo corpo (ossia, permettendo a chiunque di indossarlo), rubando le <em>skin <\/em> degli altri avatar.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;isolamento di <span class=\"testoscuro\">Locus Solus (questo il nome della sua isola), Gazira non \u00e8, in effetti, molto diversa da Martial Canterel, il bizzarro inventore che \u0096 nel romanzo di Raymond Roussel <\/span>[18] &#8211; d\u00e0 vita a oggetti che sono prima di tutto il frutto di una manipolazione creativa del linguaggio. Gazira manipola testi ( <em>script <\/em>) che danno vita a eventi, e chiama tutto questo &#8220;performance&#8221; (anche se la forma che pu\u00f2 prendere \u00e8 quella di una scultura, di un quadro o una installazione). Impenetrabile dietro i suoi occhiali scuri, tiene i suoi <em>script <\/em> nel cappello, e prova direttamente su se stessa le sue azioni.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Dancoyote Antonelli &amp; Juria Yoshikawa<\/p>\n<p align=\"justify\">Diversamente da Gazira, Dancoyote e Juria hanno preso quasi subito le distanze dal loro avatar. Questi due artisti sviluppano, in modi diversi, un analogo lavoro &#8220;formalista&#8221;, incentrato cio\u00e8 sullo sfruttamento delle potenzialit\u00e0 estetiche e multimediali del medium utilizzato. Per loro, SL \u00e8 un software da sfruttare in tutte le sue potenzialit\u00e0, pi\u00f9 che un universo sociale con cui entrare in relazione. Forse, a differenza di Gazira, non sono ancora riusciti a capire che, in un mondo virtuale, software e socialit\u00e0 sono due facce della stessa medaglia: costruire un&#8217;installazione vuol dire sempre modellare spazi di vita, relazioni, nuovi modi di interagire con il mondo. In ogni caso, il loro lavoro \u0096 e quello dei numerosi artisti che si collocano sulla stessa linea &#8211; \u00e8 amatissimo dall&#8217;\u00e9lite culturale di SL, cos\u00ec come dagli stessi Linden, che vi vedono la perfetta applicazione di quel sogno di creativit\u00e0 permanente da cui \u00e8 nata SL.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella vita reale, <span class=\"testoscuro\">Dancoyote Antonelli \u00e8 DC Spensley<\/span>, un artista non pi\u00f9 giovanissimo il cui lavoro sembra la versione attardata di quella &#8220;cyberart&#8221; che furoreggiava nei primi anni Novanta: elaborazioni digitali, frattali, software di elaborazione tridimensionale. In SL, invece, \u00e8 un artista all&#8217;avanguardia, che ha recentemente riunito i suoi lavori pi\u00f9 spettacolari in un futuristico museo a lui dedicato. Sarebbe semplicistico, tuttavia, attribuire il merito dello svecchiamento del suo linguaggio al motore grafico di SL. Il fatto \u00e8 che, dando vita a Dancoyote, DC Spensley \u00e8 riuscito a trasformarlo nell&#8217;incarnazione dei sogni lisergici di Philip Rosedale. Dancoyote \u00e8 un ragazzino, ha il &#8220;sesto dito&#8221; della creativit\u00e0, \u00e8 intraprendente e dinamico, pienamente consapevole del suo ruolo, pieno di sogni di grandezza che sa tradurre in realt\u00e0, perch\u00e9 ha capito che, in SL, &#8220;l&#8217;unico limite \u00e8 quello che poni alla tua immaginazione&#8221; (se suona un po&#8217; retorico? Lo \u00e8: \u00e8 uno dei motti dei Linden).<\/p>\n<p align=\"justify\">Al suo confronto, <span class=\"testoscuro\">Juria Yoshikawa <\/span> \u00e8 decisamente pi\u00f9 modesta. \u00c8 comparsa in SL all&#8217;inizio del 2007, proponendo i suoi lavori un po&#8217; ovunque. Si tratta, per lo pi\u00f9, di installazioni e ambienti che smaterializzano gli spazi 3D di SL, trasformandoli in agglomerati di pareti traslucide e di luci colorate in cui si perde totalmente il senso dello spazio, in una sorta di nirvana digitale di alto impatto visivo. Lei \u00e8 piccola, un po&#8217; rigida nei movimenti, e dai lineamenti decisamente orientali sotto un casco solido di capelli azzurri. Poste queste premesse, ha sorpreso un po&#8217; tutti scoprire, qualche mese dopo, che<span class=\"testoscuro\"> Juria \u00e8 un artista digitale di nome Lance Shields, attivo sulla scena della new media art giapponese dai primi anni Novanta. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Shields parla di Juria in terza persona, e spiega: &#8220;Sceglie inevitabilmente una scala pi\u00f9 grande di quella di un normale lavoro di galleria, perch\u00e9 gli interessa che la gente esperisca il lavoro in modo fisico \u0096 attraversandolo in volo o di corsa, e socializzando all&#8217;interno dell&#8217;opera. Per Juria, l&#8217;arte virtuale \u00e8 essere liberi di creare in modi che sono impossibili nella vita reale.&#8221; [19]\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Juria Yoshikawa e Dancoyote Antonelli<\/span> sono ormai curiosamente indipendenti dai loro creatori. Non solo, ma sembrano aver dato vita a un&#8217;arte di gran lunga superiore alla loro. In realt\u00e0, quello che ci sembra un paradosso del virtuale \u00e8 solo un errore di prospettiva: Juria e Dancoyote sono l&#8217;opera migliore di due figure secondarie della ricerca sul digitale che sono riuscite a cogliere tutte le potenzialit\u00e0 di una <em>seconda vita <\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">[14] &#8211; Domenico Quaranta, &#8220;L&#8217;azione pi\u00f9 radicale \u00e8 sovvertire se stessi&#8221;. Intervista con Eva e Franco Mattes (a.k.a. 0100101110101101.ORG). In Domenico Quaranta (a cura di), <em>Eva e Franco Mattes (a.k.a. 0100101110101101.ORG): Portraits <\/em>, cat. della mostra, Brescia, Fabioparisartgallery, 2007.<\/p>\n<p align=\"justify\">[15] &#8211; &#8220;Since within virtual worlds you can be whoever and whatever, we find more interesting to be ourselves.&#8221;<br \/>\nIn AAVV, Nothing is true, everything is possible, 2007.<br \/>\n<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.0100101110101101.org\/home\/performances\/interview.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.0100101110101101.org\/home\/performances\/interview.html <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[16] &#8211; Faccio riferimento alle <em>Synthetic Performances <\/em>, una serie di re-interpretazioni di classici della performance che Eva e Franco Mattes stanno sviluppando in Second Life in questi ultimi mesi.<br \/>\nCfr. <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.0100101110101101.org\/home\/performances\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.0100101110101101.org\/home\/performances\/index.html <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[17] &#8211; Gazira Babeli, in Tilman Baumgaertel, &#8220;My body can walk barefoot, but my avatar needs Prada shoes&#8221;<br \/>\nInterview with Gazira Babeli, in <em>Nettime <\/em>, 23 marzo 2007, <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.nettime.org\/Lists-Archives\/nettime-l-0703\/msg00032.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><br \/>\nhttp:\/\/www.nettime.org\/Lists-Archives\/nettime-l-0703\/msg00032.html <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">[18] &#8211; Raymond Roussel, <em>Locus Solus <\/em>, 1914. Giulio Einaudi Editore, Torino 1975<\/p>\n<p align=\"justify\">[19] &#8211; &#8220;She inevitably chooses scales larger than conventional gallery work because she is interested in people experiencing the work in a physical way &#8211; flying through them, riding on them and socializing within the art. To Juria virtual art is about freeing oneself up to create in ways she finds impossible in real life.&#8221; Cfr. <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/memespelunk.org\/blog\/?page_id=39\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/memespelunk.org\/blog\/?page_id=39 <\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/adaweb.walkerart.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/adaweb.walkerart.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.thepalace.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.thepalace.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/adaweb.walkerart.org\/project\/homeport\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/adaweb.walkerart.org\/project\/homeport\/ <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.opensorcery.net\/velvet-strike\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.opensorcery.net\/velvet-strike\/ <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.delappe.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.delappe.net\/ <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.simgallery.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.simgallery.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma a prescindere da &#8216;cosa&#8217; venga prodotto, va detto che qualsiasi cosa, in un mondo virtuale, esiste prima di tutto come costrutto culturale . E tutto, quindi, pu\u0098 essere fatto oggetto di progettualit\u0088 artistica, artista compreso. 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