{"id":10418,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/geoff-cox-social-networking-is-not-working\/"},"modified":"2020-10-26T11:01:58","modified_gmt":"2020-10-26T10:01:58","slug":"geoff-cox-social-networking-is-not-working","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/geoff-cox-social-networking-is-not-working\/","title":{"rendered":"Geoff Cox: Social Networking Is Not Working"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span> \u00e8 artista, professore ed organizzatore di eventi legati alla sperimentazione digitale nel Regno Unito. All&#8217;interno del suo percorso curatoriale per la <span class=\"testoscuro\">Arnolfini &#8211; una organizzazione che si occupa di arte contemporanea <\/span>&#8211; ha sviluppato un interessante progetto che ha come oggetto le intersezioni tra teoria critica dei social networks e la pratica critica del mondo dell&#8217;arte.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gi\u00e0 dal nome, <span class=\"testoscuro\">&#8220;AntiSocial NotWorking&#8221;<\/span>, si comprende infatti quanto il progetto miri a mettere in discussione due dei termini cardine dell&#8217;immaginario web 2.0: &#8220;social&#8221; e &#8220;networking&#8221;. All&#8217;interno del ricchissimo portale, alcuni dei progetti in Rete pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni: dal <span class=\"testoscuro\">&lt;$BlogTitle$&gt; di Jodi a Amazon Noir e Google Will Eat Itself di Ubermorgen-Cirio-Ludovico, da logo_wiki di Wayne Clements a Blue Tube e Friendster Suicide di Cory Arcangel, da web2dizzaster di sumoto.iki a Fake is a Fake di Les Leins Invisibles. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Con <span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span> abbiamo parlato di come, al di l\u00e0 dei facili entusiasmi e della retorica dei social networks, sia urgente e necessario sviluppare una teoria critica delle reti sociali, e di come la pratica artistica contemporanea possa rivelarsi indispensabile per l&#8217;esplorazione di nuove forme di partecipazione, di attivismo e di democrazia in rete.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Clemente Pestelli<\/strong>: ll titolo del progetto \u00e8 controverso e allo stesso tempo affascinante. Puoi spiegare sinteticamente cosa intende suggerire &#8220;AntiSocial NotWorking&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span><\/strong>: Sono contento tu trovi il titolo affascinante . E&#8217; deliberatamente giocoso, un hack se vuoi, e proprio perch\u00e9 sembra contraddire se stesso con una doppia negazione. La prima negazione \u00e8 semplice da spiegare: parlando di &#8220;antisociale&#8221;, \u00e8 il pervasivo utilizzo del termine &#8220;sociale&#8221; ad essere messo al centro della questione. Ne parlo nelle note introduttive al progetto, per sviluppare una critica dell&#8217;apparente amicizia delle interazioni sociali attraverso le piattaforme del web 2.0, ma allo stesso tempo per segnare una linea di demarcazione con i tentativi di piattaforme di networking &#8220;antisociali&#8221; come Hatebook che, a mio modo di vedere, non sono sufficientemente dialettiche.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il punto cruciale \u00e8 che sottolineando l&#8217;amicizia ed evitando l&#8217;antagonismo, \u00e8 la stessa politica a mancare. Ci\u00f2 che viene evocato \u00e8 anche l&#8217;indispensabile tradizione della negazione associato alla dialettica. Ad esempio, una &#8220;dialettica negativa&#8221; pu\u00f2 suggerire un certo numero di cose ma forse soprattutto in questo contesto pu\u00f2 fornire pi\u00f9 di uno spunto di riflessione sulla soggettivit\u00e0 e sulle strutture di comunicazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;influenza della comunicazione nella caratterizzazione contemporanea del lavoro ci introduce al secondo termine &#8220;notworking&#8221;. Questo \u00e8 un gioco di parole piuttosto comune &#8211; &#8220;notworking&#8221; (ndr. &#8220;non funzionante&#8221;, ma anche &#8220;non operativo&#8221; o &#8220;che non lavora&#8221;) opposto a &#8220;networking&#8221; &#8211; e un buon modo per avviare una discussione sul lavoro non retribuito e su come il tempo del lavoro \u00e8 sempre meno distinto dal tempo fuori dal lavoro, il non-lavoro. Il lavoro sulla rete \u00e8 un chiaro esempio di questa tendenza, mentre uno degli aspetti pi\u00f9 significativi dei social networks \u00e8 il modo in cui gli utenti offrono volontariamente il loro tempo lavorativo &#8211; e la loro soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi piace il modo in cui si mette insieme tutto questo &#8211; &#8220;antisocial&#8221; e &#8220;notworking&#8221; &#8211; i significati si moltiplicano e divengono contraddittori. C&#8217;\u00e8 un ulteriore aspetto di contraddizione e negazione anche in questo caso, forse, a evocare il concetto di &#8220;negazione della negazione&#8221; per comprendere il titolo non come un doppio negativo o una semplice inversione di una cosa con un altra, ma come un pi\u00f9 profondo impegno in corso.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Clemente Pestelli<\/strong>: Nelle tue &#8220;Notes in support of antisocial notworking&#8221; scrivi di come nel momento di ascesa dei social networks , le relazioni sociali siano state svuotate da ogni forma di antagonismo e quindi, in definitiva, da ogni forma di politica. Penso che l&#8217;analisi sia giusta. Ma se pensiamo alla prima fase del world wide web non possiamo non rimanere\u00a0 impressionati dal fatto che proprio internet \u00e8 stato il terreno privilegiato di sperimentazione politica sfruttato da movimenti e attivisti di tutto il mondo: un esempio su tutti \u00e8 la &#8220;battaglia di Seattle&#8221; del &#8217;99 e il ruolo di Indymedia. Oggi le piattaforme di comunicazione corporate come Google, Microsoft, Yahoo, permettono oggi di condividere e far circolare ancora pi\u00f9 informazioni di allora, ma nonostante questo non riesco ad intravedere un approccio conflittuale altrettanto efficace. Cosa \u00e8 successo secondo te? E&#8217; qualcosa che dipende da una precisa strategia delle corporation globali o \u00e8 qualcosa che ha a che fare con la salute dei movimenti?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span><\/strong>: Credo entrambi i motivi. Vorrei insistere per\u00f2 su come la produzione di relazioni sociali non antagoniste sia divenuta centrale per il controllo sociale. Nelle note cito Rossiter il quale sostiene che senza una identificazione dell&#8217;antagonismo la politica semplicemente non pu\u00f2 esistere. Per quel che riguarda le culture delle reti questa \u00e8 tanto una verit\u00e0\u00a0 tanto tecnica quanto sociale. Certamente non c&#8217;\u00e8 nulla di nuovo in questo, e le precedenti iterazioni della rete sono pieni di esempi di tattiche antagoniste.<\/p>\n<p align=\"justify\">Riguardo la tua domanda principale, ovvero cosa \u00e8 accaduto recentemente, non sono sicuro di essere qualificato per risponderti. Tuttavia ritengo che il problema sia come le contraddizioni siano evidenti in modo nuovo , e che le forme di organizzazione sono sempre pi\u00f9 caratterizzate da strutture reticolari . Ci sono numerosi esempi di organizzazioni politiche strutturate a rete, che migliorano la condivisione aperta delle idee &#8211; come appunto Indymedia, che tu menzioni e come tutto ci\u00f2 che \u00e8 riferito alla &#8220;moltitudine&#8221; pi\u00f9 in generale . Le forme di protesta contemporanea tendono a rifiutare strutture centralizzate per strutture maggiormente distribuite e collettive, ma questa tendenza ha effetti sia positivi sia negativi, entrambi in grado di liberare e di limitare future possibilit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;esempio di Facebook esemplifica questo punto, nel senso che da un lato dimostra le potenzialit\u00e0 dell&#8217;auto-organizzazione e allo stesso tempo l&#8217;impulso alla mercificazione dello scambio collettivo. Come sappiamo il capitale riesce a cogliere molto bene le tendenze emergenti. Gli autonomi parlano di &#8220;ciclo della lotta&#8221;, enfatizzando il fatto che la resistenza ha bisogno di trasformarsi parallelamente ai processi di recupero del capitalismo. Con una immagine efficace, Tronti desscrive come la ristrutturazione del capitale e la ricomposizione della resistenza &#8220;inseguano l&#8217;uno la coda dell&#8217;altro&#8221;. Alternative tattiche e strategiche necessitano di essere sviluppate in ogni momento e non penso ci sia una via al di fuori di questo ciclo ricorsivo. L&#8217;antagonismo \u00e8 una parte fondamentale di quest&#8217;ultimo ma non sono sicuro di cercare esempi specifici sul web, credo sia meglio guardare altrove, pi\u00f9 in generale ai modelli di produzione paritari.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Clemente Pestelli<\/strong>: NotWorking, in antitesi con networking, \u00e8 l&#8217;altro termine chiave del progetto. In particolare, sempre nelle note introduttive al progetto, fai riferimento al saggio di Tronti &#8220;La strategia del rifiuto&#8221; (1965).Che relazione esiste oggi tra lavoro e social networks nel momento in cui il tempo lavorativo \u00e8 sempre meno distinto dal tempo non lavorativo? In che modo \u00e8 possibile secondo te coniugare l&#8217;idea di &#8220;rifiuto del lavoro&#8221; alla dimensione totalizzante del web 2.0?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span><\/strong>: Come dici tu, la confusione su ci\u00f2 che costituisce lavoro e non-lavoro sposta l&#8217;attenzione su cosa costituisce una azione efficace. Il rifiuto del lavoro \u00e8 una riconosciuta tattica d&#8217;opposizione nel riconoscimento dello sfruttamento nei posti di lavoro. Ma \u00e8 pi\u00f9 difficile riuscire a vedere come avviene lo sfruttamento nell&#8217;ambito del non-lavoro, o come il non lavorare in s\u00e9 possa essere produttivo. Rifiutare semplicemente di fare parte di una piattaforma di social network o rifiutare di inviare informazioni personali non \u00e8 particolarmente efficace di per s\u00e9. Il punto, come ho provato a spiegare nelle note introduttive, \u00e8 come pensare a &#8220;collettivi ben compattati&#8221; che possano essere coinvolti in forme di produzione che non siano per\u00f2 situazioni di sfruttamento. Per questo faccio riferimento oltre che a Tronti alla &#8220;Grammatica della Moltitudine&#8221; di Virno. Ci\u00f2 di cui c&#8217;\u00e8 bisogno sono strategie e tecniche per una migliore organizzazione fondata su principi differenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">La produzione pari a pari offre un esempio dell&#8217;opportunit\u00e0 di esplorare i limiti della democrazia e di ripensarne le politiche. Penso sia un&#8217;interessante area di attivit\u00e0 che sta acquisendo importanza sia come espressione di &#8221; democrazia non rappresentativa &#8221; sia come un sistema economico alternativo. Le reti sociali possiedono la potenzialit\u00e0 di trasformare le relazioni sociali per il bene comune ma solo se tenute all&#8217;interno dello spazio pubblico e fuori dalla propriet\u00e0 privata.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Clemente Pestelli<\/strong>: &#8220;AntiSocial Notworking&#8221; \u00e8 una ricca repository di progetti che mostrano un punto di vista critico delle varie piattaforme di social networks e dei simboli del web 2.0. Cosa dobbiamo aspettarci dai lavori contenuti nel database? Un semplice punto di vista o magari qualche utile tecnica per una nuova resistenza creativa?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Geoff Cox<\/span><\/strong>: Il progetto \u00e8 semplice in s\u00e9, confida di mettere assieme opere critiche nuove ed altre gi\u00e0 esistenti in un corpo di pratiche che si discostano dal web 2.0 in quanto attacco alla produzione paritaria nel senso descritto prima. Sono presenti progetti conosciuti e meno conosciuti ma assieme dimostrano l&#8217;utilit\u00e0 delle pratica creativa dell&#8217;arte nell&#8217;interrogare le forme popolari &#8211; e potrei anche voler fare una distinzione qua tra popolare e populismo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le organizzazioni artistiche hanno adottato con entusiasmo la retorica del social networking ma la critica \u00e8 molto meno sviluppata, almeno qua nel Regno Unito.\u00a0 Il progetto ha provato a mettere assieme perlopi\u00f9 pratiche appartenenti alla <em>software culture <\/em> per portarli all&#8217;attenzione del mondo dell&#8217;arte contemporanea &#8211; ricordo che ho prodotto questo progetto come parte del mio mandato curatoriale presso Arnolfini, una organizzazione di arte contemporanea che inizia solo ora ad occuparsi di Internet. Ma a parte questo, la tua domanda \u00e8 posta per comprendere se le strategie di opposizione siano solamente oppositive piuttosto che trasformative. Questa \u00e8 una delle questioni cruciali per tutti coloro che operano nell&#8217;ambito della pratica critica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/hackart_clementepestelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Altrimenti la politica potrebbe semplicemente essere espressa come un tema di tendenza, come come si vede ogni volta nella pratica artistica contemporanea. La sfida sta nel capire come rendere l&#8217;arte in grado di trasformare la realt\u00e0 o valutare se l&#8217;arte pu\u00f2 avere un ruolo in tutto questo . Penso che il potenziale di trasformazione delle relazioni sociali \u00e8 dimostrato nella dinamica sociale delle tecnologie di rete ma, come ho gi\u00e0 detto, solo se certi principi vengono mantenuti. Inoltre penso che le attuali battaglie sulla condivisione di contenuti digitali come, ad esempio, quelle riguardanti il filesharing per o peer, siano di cruciale importanza ed \u00e8 qua che la resistenza creativa si trova ben posizionata. Ulteriori progetti in cui sono coinvolto continueranno ad esplorare questo tema con lo spirito dell&#8217;antisocial notworking.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/project.arnolfini.org.uk\/projects\/2008\/antisocial\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/project.arnolfini.org.uk\/projects\/2008\/antisocial\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/project.arnolfini.org.uk\/projects\/2008\/antisocial\/notes.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/project.arnolfini.org.uk\/projects\/2008\/antisocial\/notes.php\u00a0<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Geoff Cox \u008f artista, professore ed organizzatore di eventi legati alla sperimentazione digitale nel Regno Unito. 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Within his curatorial route for Arnolfini, an organisation dealing with contemporary art, he developed an interesting project whose topic is the intersections between critical theory of social networks and critical practice of the world of art. [:it]Geoff Cox \u008f artista, professore ed organizzatore di eventi legati alla sperimentazione digitale nel Regno Unito. 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