{"id":10414,"date":"2008-09-05T12:00:00","date_gmt":"2008-09-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-037\/panorami-paralleli\/"},"modified":"2020-10-26T11:05:22","modified_gmt":"2020-10-26T10:05:22","slug":"panorami-paralleli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-037\/panorami-paralleli\/","title":{"rendered":"Panorami Paralleli"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Quattro spettacoli che hanno solcato i teatri e i luoghi dei principali Festival estivi, quattro performance nuove ed originali che hanno deliziato l&#8217;Europa nei vari <span class=\"testoscuro\">ImpulsFestival di Vienna, DijleFeesten Deflux di Vismarkt, DasArts, Inteatro , Drodesera<\/span>, e che rivedremo imminenti anche in autunno supportati del successo riscosso nelle anteprime.<\/p>\n<p>Arrivano da Bruxelles <span class=\"testoscuro\">Manah Depauw e Bernard Van Eeghem<\/span> con il loro apocalittico <span class=\"testoscuro\">&#8220;How do you like my landscape<\/span>?&#8221;, da Madrid <span class=\"testoscuro\">Rosa Casado ci fa giocare collettivamente in &#8220;Well-being &amp; welfare&#8221;<\/span>, da Parigi il danzatore franco-tedesco <span class=\"testoscuro\">Wolf Ka ci incanta con il suo spettacolo per uno spettatore &#8220;Moving by numbers<\/span>&#8221; e da Lisbona <span class=\"testoscuro\">Claudia Dias ci sorprende con le scatole narrative di &#8220;Das coisas nascem coisas&#8221;<\/span>. Sono metodi diversi di un fare comune, letture e composizioni che trovano le basi nella cultura e nell&#8217;analisi sociale e morale del proprio appartenere, delle influenze e geografie interscambiabili e mai come ora sentite ed apprezzate.<\/p>\n<p>Bruxelles, Madrid, Parigi e Lisbona ci mettono di fronte a dei perch\u00e9 mai veramente decifrabili, a delle verit\u00e0 mai veramente assolute; meticolosamente ci impongono un punto di vista altro sul quale ragionare per intervenire davvero, sul quale esplorare per canalizzarci dentro la creazione artistica ma senza robotizzarci a semplici spettatori vojeur.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>In fondo siamo dinanzi a quattro &#8220;modelli culturali&#8221;, quattro variabili sociali e socio-psicologiche che riflettono il modello conosciuto in Occidente come <em>era moderna <\/em> o anche <em>postmoderna <\/em> secondo un <em>Arnold Toynbe <\/em> o addirittura un <em>Jean Geyser<\/em>, ma reinterpretati efficacemente e consapevolmente senza scarti fra ideali e realt\u00e0, fra messinscena e retroscena. <span class=\"testoscuro\">Manah e Bernard, Rosa, Wolf e Claudia vengono da competenze diverse, da &#8220;effervescenze&#8221; diverse<\/span> ma poi comunicano perennemente e godono quotidianamente per le stesse realizzazioni, per le stesse regole e gli stessi drammi interni. In questi quattro panorami teatrali quello che si vuol evidenziare non \u00e8 tanto la corteccia comunque strutturata con un alto livello scenografico e spettacolare, ma il processo cognitivo e culturale che ha portato alla realizzazione e alla rappresentazione di concetti estetici, etici e culturali sempre pi\u00f9 intrisi nell&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che definirli spettacoli performativi bisognerebbe insistere su una sorta di esperienza collettiva, di rito e celebrazione etnografica mascherata da spettacolo. Qui c&#8217;\u00e8 tutto. Gioia e dolori, miti e simboli, paure e felicit\u00e0 nonch\u00e9 diritti e doveri. Si fa luce quindi su una <em>&#8220;canalizzazione del comportamento emozionalmente motivato&#8221; <\/em>per promuovere la comunicazione e per occupare la fonte generatrice dell&#8217;atto drammaturgico. <span class=\"testoscuro\">Come scrive Milton Singer<\/span>: &#8220;<em>le performance sono elementi costitutivi della cultura e le unit\u00e0 ultime di osservazione.. [\u0085] che offrono importanti chiarimenti sui modi in cui i temi e i valori culturali vengono comunicati..&#8221; ; <\/em>dove oggi \u0096 aggiungerei &#8211; la componente dei mass media rivela anelli importanti per il fine ultimo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Manah Depauw e Bernard Van Eeghem <\/span>ridefiniscono, in un paesaggio in miniatura in cui l&#8217;apparente tranquillit\u00e0 camuffa le bestie e le catastrofi imminenti, il ruolo del corpo umano nella contemporaneit\u00e0 raccontando l&#8217;evoluzione, lo sviluppo e la trasformazione nella Genesi, nella Nascita dell&#8217;uomo, nella Bestia fino all&#8217;Apocalisse. Con How do you like my landscape?<\/p>\n<p>Gli autori attraverso i performer <span class=\"testoscuro\">Manah Depauw e Carlos Pez Gonz\u00e1lez<\/span> decontestualizzano il corpo umano e lo mettono al di fuori di ogni nostra probabile intuizione. Manah \u00e8 vestita da infermiera e i suoi occhi fissano lo spettatore con calma inquietante e paradossale, come dentro una sala operatoria tutto \u00e8 in equilibrio e ogni movimento risulta calmo ed armonioso. Davanti a lei la miniatura, un pezzo di mondo che tocca, scopre per diventare esecutrice materiale della creazione, ma anche della distruzione tutta. Il teatrino continua, dietro una tenda bianca di plastica, con una voce narrante maschile che dirige in inglese la giovane performer in questa operazione a cuore aperto. Tutto ci passa di fronte come una storia dell&#8217;uomo in venti minuti, dalle battaglie, alle guerre fino alla messa in croce di Cristo. Fra simboli, ironia e rimandi agghiaccianti il piccolo spazio scenico ci inghiottisce dentro la nostra stessa realt\u00e0, dentro il nostro stesso destino.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Rosa Casado riscrive la realt\u00e0 attraverso azioni quotidiane de-contestualizzate, per esplorare nuovi modi di &#8220;pensare&#8221; e di &#8220;fare&#8221;, e per sviluppare spazi interdisciplinari che promuovono la diffusione dell&#8217;arte contemporanea. Well-being &amp; welfare \u00e8 un&#8217; azione site specific sul progresso, le sue regole, i suoi effetti, l&#8217;accumulo che il suo incedere produce \u00e8 un gioco collettivo che coinvolge il pubblico in prima persona, rendendolo attore dei cambiamenti, dimostrandone la forza di intervento sull&#8217;ambiente. Rosa ha creato un meccanismo di messa in scena che lavora sulla dimensione percettiva ed intuitiva della ricezione teatrale, rappresentando l&#8217;influenza che l&#8217;uomo ha sulla realt\u00e0 attraverso l&#8217;uso di oggetti quotidiani: i piccoli giocattoli di cui si serve (macchine, treni, alberi, case..) vengono posizionati e continuamente spostati secondo regole dettate dall&#8217;artista; il pubblico ha la possibilit\u00e0 di interagire con la scena ed aggiungere, cambiare e trasformare la performance, le sue dinamiche ed i suoi elementi.<\/p>\n<p>Una provocazione all&#8217;azione, un&#8217;interattivit\u00e0 desiderata e realizzata che rende i passanti spettatori e gli spettatori attori e giocatori. In questo modo il processo e lo sviluppo dell&#8217;azione saranno nelle mani di chi guarda e decide di agire. Tutti siamo coinvolti nel &#8220;gioco dello stare bene&#8221;, tutti alla fine abbiamo preso in mano le redini dell&#8217;opera avendola fatta nostra, con le nostre decisioni, le nostre regole e gli spostamenti dettati dalla nostra consapevolezza e dalla nostra voglia di cambiare il gioco. <span class=\"testoscuro\">Wolf Ka con &#8220;Moving by numbers<\/span>&#8221; realizza un&#8217;esperienza unica tra lo spettatore ed il danzatore in questo lavoro per uno spettatore alla volta. Una dimensione intima ed intensa, creata grazie ad un particolare dispositivo tecnologico la cui interfaccia visuale ed audiotattile stimola il corpo dello spettatore attraverso le azioni sceniche del danzatore.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>I due lati della relazione scenica divengono cos\u00ec partner artistici, abolendo la frontiera che separa lo spazio virtuale da quello reale. L&#8217;intima dimensione performativa che si viene cos\u00ec a creare genera una relazione esclusiva, senza la presenza di altri testimoni; un&#8217;interattivit\u00e0 che modifica lo statuto stesso del ruolo spettatoriale, non pi\u00f9 di osservazione passiva ma di attiva partecipazione allo spettacolo. Spettatore e danzatore sono partner artistici lungo lo stesso percorso performativo. La tecnologia dunque modella l&#8217;atto spettacolare rendendolo un&#8217;esperienza da vivere con l&#8217;altro, diventando un&#8217;estensione fisica e spaziale del corpo su cui \u00e8 utilizzata, abolendo la frontiera che separa lo spazio virtuale da quello reale.<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\">\n<p><span class=\"testoscuro\">Claudia Dias, danzatrice tra le pi\u00f9 intriganti della nuova scena portoghese, \u00e8 una delle artiste prodotte da Re.Al<\/span>, la compagnia fondata nel 1990 da Jo\u00e3o Fiadeiro, a tutti gli effetti considerato il padre della nuova generazione coreutica del Portogallo. Dopo Visita guidata dove conduceva lo spettatore nei luoghi della memoria e della geografia quotidiana di Lisbona, attraverso ricordi personali e collettivi, che ha raccolto misurandosi, per la prima volta con la scrittura, in questo nuovo lavoro Das coisas nascem coisas , Claudia sperimenta i limiti della traduzione del movimento, creando una sorta di test sulle possibili variazioni e differenze esistenti tra la definizione, il commento e l&#8217;opinione; esplorando le possibili connessioni che si stabiliscono fra il tempo dell&#8217;azione e quello dell&#8217;immagine.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag37\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Ed ecco un muro di scatole pronto per essere reinterpretato e modellato secondo prospettive e dinamiche socio-culturali che la performer ci presenta in lingua portoghese. E cos\u00ec si monta e si smonta, si costruiscono torri gemelle, tombe sacre, crocifissi, piramidi e piante architettoniche, tutto con semplici gesti bilanciati e precisi per dar voce ad un sottotesto molto pi\u00f9 d&#8217;impatto di 154 scatole marroni.<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quattro spettacoli che hanno solcato i teatri e i luoghi dei principali Festival estivi, quattro performance nuove ed originali che hanno deliziato l&#8217;Europa nei vari ImpulsFestival di Vienna, DijleFeesten Deflux di Vismarkt, DasArts, Inteatro , Drodesera, e che rivedremo imminenti anche in autunno supportati del successo riscosso nelle anteprime. <\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":27788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,190],"tags":[63,65],"class_list":["post-10414","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-037","tag-performing-art","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Panorami Paralleli &#8226; 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