{"id":10408,"date":"2008-07-02T12:00:00","date_gmt":"2008-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-036\/rob-kennedy-hapless-helpless-and-hopeless\/"},"modified":"2020-10-26T10:55:17","modified_gmt":"2020-10-26T09:55:17","slug":"rob-kennedy-hapless-helpless-and-hopeless","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-036\/rob-kennedy-hapless-helpless-and-hopeless\/","title":{"rendered":"Rob Kennedy: Hapless, Helpless And Hopeless"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Separare il significante-immagine\/suono dal suo significato immediato, sezionare e riassemblare unit\u00e0 minime per cercare inaspettate associazioni, imprevedibili dislocazioni semantiche. Sono questi i presupposti del lavoro di <span class=\"testoscuro\">Rob Kennedy<\/span>, artista scozzese affascinato dalle problematiche del linguaggio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il suo ultimo lavoro, <span class=\"testoscuro\">Hapless, Helpless and Hopeless<\/span>, \u00e8 un video creato in collaborazione con il musicista <span class=\"testoscuro\">Peter Dowling<\/span>, realizzato assemblando estratti di clip pubblicitarie. Un esperimento per testare la possibilit\u00e0 di ridefinire i codici, le grammatiche che dominano i nostri mezzi d&#8217;espressione. Ecco dunque bambini urlanti nei loro pannolini, donne bellissime che scuotono capelli setosi, case da favola, panini a cinque strati\u0085 L&#8217;inventario standard della pubblicit\u00e0 ormai \u00e8 parte integrante della nostra vita quotidiana &#8211; un flusso costante di clip da 30 secondi l&#8217;una che hanno un unico scopo: raccontarci una storiella per immagini in modo da farci comprare un prodotto. Li vediamo tutti i giorni, i nostri cervelli assorbono in continuazione questi piccoli ma potentissimi messaggi e ne registrano il significato. Ma cosa succederebbe se questi occhi, nasi, bocche urlanti e capelli boccolosi venissero mischiati, mandati in loop, bloccati in freeze frame, in un flusso ininterrotto di immagini? Se le parole e i suoni venissero dissociati dalle rispettive immagini e venissero incorporati in una colonna sonora?<\/p>\n<p align=\"justify\">Se il linguaggio \u00e8 un sistema di simboli arbitrari organizzati secondo delle regole, cosa succede quando un artista prova a rimescolare le carte in tavola? Nonsense? Totale afasia? Oppure una nuova grammatica, una sintassi improvvisata che produce anch&#8217;essa una catena diversa ma pur sempre valida di significati? Quest&#8217;ultimo assunto \u00e8 alla base del lavoro di <span class=\"testoscuro\">Rob Kennedy<\/span>, <span class=\"testoscuro\">che attraverso svariate collaborazioni con sound-artists e compositori, continua a esplorare i limiti e le possibilit\u00e0 offerte dallo spostamento, il mixaggio, la manipolazione e la rielaborazione di messaggi<\/span>, la ridefinizione dei codici in strutture &#8220;altre&#8221;, ma non per questo meno sensate delle consuetudini a cui siamo abituati (e assuefatti).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/newmedia_monicaponzini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per la presentazione del suo video alla galleria <span class=\"testoscuro\">Location One di New York, Rob Kennedy<\/span> <span class=\"testoscuro\">ha invitato l&#8217;artista americano Peter Rose<\/span>, un &#8220;veterano&#8221; della decostruzione di significati, soprattutto verbali. Insieme, hanno alternato performance e video, smantellando le griglie della comunicazione standardizzata in un mix di parole, immagini e suoni. Al termine della presentazione, Rob Kennedy ci ha parlato del suo lavoro.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Qual e&#8217; stata l&#8217;ispirazione per questo lavoro? Perch\u00e9 hai deciso di usare materiali presi dalla pubblicit\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>: <\/span>E&#8217; parte di un progetto in tre parti, che ho sviluppato con tre compositori diversi. I lavori volevano esplorare l&#8217;improvvisazione, realizzare con le immagini quello che i compositori fanno quando improvvisano con la musica o i suoni. Ho usato diversi prodotti o aspetti del linguaggio televisivo: la pubblicit\u00e0, il &#8220;fictional drama inglese&#8221; e, pi\u00f9 in generale, il rapporto tra lo spettatore umano e la televisione. Era un tentativo di esplorare le convenzioni del linguaggio televisivo, capire se si potesse usare questo materiale in maniera diversa, bypassare la &#8220;normale&#8221; dialettica televisiva &#8211; che ha un inizio, un mezzo e una fine \u0096 e il suo concentrarsi solo sul prodotto. L&#8217;idea era di usare questo linguaggio in un altro tipo di grammatica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Monica Ponzini:<\/span> <span class=\"testoscuro\">E perch\u00e9 hai deciso di rivolgerti proprio alla televisione?<\/span> <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>:<\/span> E&#8217; una struttura continua, invasiva, \u00e8 presente nella vita di tutti e ha una familiarit\u00e0 per tutti, ma ha anche una sorta di densit\u00e0, c&#8217; \u00e8 tanto dentro, ecco perch\u00e9 ci volevo lavorare\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/newmedia_monicaponzini01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Monica Ponzini:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Perch\u00e9 sei affascinato dal linguaggio e dalla sua rielaborazione?<\/span> <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>: <\/span>Mi interessa trovare altri modi di usare i materiali che ho a disposizione. Nel caso di questo lavoro, la televisione \u00e8 costantemente presente nella mia vita, dunque mi sono chiesto se ci fosse un modo di prendere queste informazioni e riutilizzarle, rielaborarle in una lingua che io capisco un po&#8217; meglio, in una maniera accettabile per me.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Monica Ponzini:<\/span> <span class=\"testoscuro\">A livello pi\u00f9 generale, credi che stiamo andando verso una frammentazione del linguaggio, tramite la televisione e Internet? <\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>: <\/span>E&#8217; frammentario fino a un certo punto. Per un altro verso, \u00e8 fissato in una struttura pi\u00f9 vasta, autorevole, fatta di strutture e convenzioni. Ma se ti avventuri fuori dalle convezioni , magari \u00e8 possibile che succedano altre cose interessanti, non necessariamente prevedibili o scontate\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Monica Ponzini:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Secondo te stiamo andando verso una cultura del remix, come asseriscono molti critici? <\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>:<\/span> Il remix \u00e8 presente da parecchio. Io stesso non ho usato una videocamera per i miei lavori da 5 anni a questa parte. Ogni immagine che \u00e8 possibile creare \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec fuori. L&#8217;unica cosa che cambia e&#8217; la relazione tra immagine e immagine, tra immagini e suoni, tra suoni e suoni, la possibilit\u00e0 di decostruirli e rimetterli insieme, cambiando il significato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/newmedia_monicaponzini02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Monica Ponzini<\/span><\/strong><span class=\"testoscuro\">:<\/span> <span class=\"testoscuro\">E cosa succede alla lingua in questo processo? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Rob Kennedy<\/strong>:<\/span> La lingua \u0096 che sia un linguaggio letterario o un linguaggio di immagini &#8211; \u00e8 una struttura, una convenzione usata per comunicare idee. E&#8217; limitata in quello che pu\u00f2 fare, eppure siamo dominati da queste convenzioni\u0085 ma se riesci ad uscirne, ci sono altre opportunit\u00e0 che altrimenti non si notano.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.location1.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.location1.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Separare il significante-immagine\/suono dal suo significato immediato, sezionare e riassemblare unit\u0088 minime per cercare inaspettate associazioni, imprevedibili dislocazioni semantiche. 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