{"id":10407,"date":"2008-07-02T12:00:00","date_gmt":"2008-07-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-036\/italiano-il-teatro-calligrafico-le-dragon-blue-di-lepage\/"},"modified":"2020-10-26T10:55:03","modified_gmt":"2020-10-26T09:55:03","slug":"italiano-il-teatro-calligrafico-le-dragon-blue-di-lepage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-036\/italiano-il-teatro-calligrafico-le-dragon-blue-di-lepage\/","title":{"rendered":"Il Teatro Calligrafico. Le Dragon Blue Di Lepage"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span style=\"font-size: 13px;\">Collocata al confine tra Germania e Svizzera nella regione dell&#8217;Alsazia a una trentina di chilometri da Basilea, <\/span><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">Mulhouse <\/span><span style=\"font-size: 13px;\">ospita all&#8217;interno della vecchia fabbrica di cotone l&#8217;enorme e suggestivo spazio polivalente <\/span><strong class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">La Filature <\/strong><span style=\"font-size: 13px;\"> nato 13 anni fa; oggi \u00e8 diventata <\/span><strong class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">Sc\u00e8ne Nationale <\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">ed \u00e8 collocata in un distretto multilinguistico di grande interesse.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Seguendo gli obiettivi sanciti per le <span class=\"testoscuro\">Sc\u00e8ne Nationale da Andr\u00e9 Malrau<\/span>x nel 1961, la Filature provvede a una considerevole numero di attivit\u00e0 di alto livello dislocate in un anno: co-produzioni internazionali, residenze artistiche, stagione di prosa, danza e musica, un festival dedicato alla nuova scena internazionale di ricerca, laboratori di scrittura teatrale destinati anche ai non professionisti, incontri e presentazioni degli artisti in cartellone in collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Alta Alsazia. E&#8217; sede dell&#8217;orchestra sinfonica di Mulhouse e ospita l&#8217;Opera nazionale di Rhin.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">La Filature <\/span>a un primo impatto sembra, pi\u00f9 che un teatro, una modernissima galleria d&#8217;arte con gigantesche vetrate da cui \u00e8 possibile vedere il vicinissimo fiume Ell, un bar, una sala lettura; ma all&#8217;interno contiene un grande teatro da 1200 posti, una sala modulare da 360 posti, varie sale prove, una galleria espositiva e una mediateca specializzata in arti della scena. E&#8217; attualmente diretta dal giovane e dinamico <span class=\"testoscuro\">Jo\u00ebl Gunzburger<\/span>, che in occasione della nostra visita ci racconta la vocazione del centro come luogo di incontro multidisciplinare e la sua volont\u00e0 di creazione di uno spazio di sperimentazione teatrale anche tecnologico. La selezione dei progetti per la residenza e per la co-produzione viene curata direttamente da Gunzburger, che ha una personale formazione da attore, e privilegia tematiche multiculturali tra danza, musica e prosa e proposte interdisciplinari (video installazioni, cine concerti) che possano essere ospitate all&#8217;interno del <span class=\"testoscuro\">Festival TRANS(e) oltre che nel cartellone annuale<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per la danza quest&#8217;anno ha selezionato <span class=\"testoscuro\">Anna Teresa De Keersmaeker, La La human steps, Mich\u00e8le Noiret e per i progetti multimediali i danesi Hotel pro Forma, Art Zoyd.<\/span> Il legame con l&#8217;agenzia di artisti E<span class=\"testoscuro\">pidemic di Richard Castelli<\/span> \u00e8 evidente dai nomi che vengono proposti. Il budget globale da loro gestito per il 2006 ammontava a 5 403 000 euro, come si legge con molta trasparenza direttamente dal loro sito ufficiale. Gunzburger ci parla di un massimo di dieci tra residenze e coproduzioni l&#8217;anno le cui esigenze vengono per\u00f2 interamente coperte dalla struttura ospitante che nel caso di coproduzione, segue da vicino le tourn\u00e9e degli artisti all&#8217;estero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come ci precisa il direttore, la struttura non richiede comunque il debutto, non \u00e8 importante che la compagnia venga per la premi\u00e9re alla Filature, l&#8217;importante \u00e8 che la produzione abbia buon esito all&#8217;esterno e autonomia. La direzione pu\u00f2 anche mettere in campo progetti minori che uniscono artisti in residenza, come 5 microperformance a cui assistiamo prima dello spettacolo del molto atteso Robert Lepage. Il budget destinato alle residenze, ci spiega, dipende poi dai progetti stessi: si investe ci\u00f2 che serve per la produzione. Per questa stagione gli artisti in residenza associati alla Filature sono stati<span class=\"testoscuro\"> C\u00e9cile Babiole, Georges Gagner\u00e9 et Wajdi Mouawad <\/span>che hanno rispettivamente realizzato opere di danza e immagine 3D, cine-concerti (o live-cinema) e spettacoli multiculturali.<\/p>\n<p align=\"justify\">In cartellone il teatro di Mulhouse spicca per la co-produzione diel nuovo lavoro tecnologico di <span class=\"testoscuro\">Robert Lepage-Ex machina. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">LE DRAGON BLEU : UN SEQUEL<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Il dragone blu <\/span>\u00e8 una sorta di <em>sequel teatrale<\/em>: nel 1985 <span class=\"testoscuro\">Lepage<\/span> aveva inseguito le drammatiche vicende umane di alcune famiglie di immigrati cinesi nelle Chinatown canadesi in 75 anni nella ormai storica <em>La trilogia dei dragoni <\/em> (recentemente riproposta); aveva accennato a una ramificazione di vite e di viaggi dall&#8217;Oriente all&#8217;Occidente e viceversa e aveva tinteggiato ritorni, memorie, abbandoni e dolori. Il tutto in un&#8217;aura scenica di luce e ombra, di pochi oggetti pregnanti di significati simbolici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il <span class=\"testoscuro\">Dragone Blu <\/span> appena inaugurato nelle due cittadine francesi di Chalons en Champagne e di Mulhouse, \u00e8 un focus su una delle numerose storie della Trilogia. Pierre La Montaigne artista del Qu\u00e9bec, decide di lasciare il proprio Paese per andare in Cina e non ritornare mai pi\u00f9. Pierre lavora a una particolarissima forma d&#8217;arte, la calligrafia e il suo soggiorno lo porta ad aprire una galleria d&#8217;arte a Shangai. Lasciato a questo punto della sua vicenda Lepage riapre oggi nel 2008 il capitolo che riguarda Pierre e pone un&#8217;attenzione speciale sulla sua vicenda personale vent&#8217;anni dopo gli eventi gi\u00e0 narrati che il pubblico fedele alle &#8220;puntate&#8221; teatrali di Lepage conosce bene. E come in ogni spettacolo di Lepage la chiave di lettura viene svelata sin dall&#8217;inizio grazie al motivo costante del &#8220;personaggio-prologo&#8221; incarnato sempre dal protagonista stesso. Il tema portante \u00e8 la calligrafia, con le simbologie e i numerosi significati correlati con quest&#8217;arte, i cui codici antichissimi evocano armonia compositiva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">La storia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pierre La Montagne \u00e8 in aeroporto ad attendere l&#8217;amica che arriva dal Qu\u00e9bec, sua compagna all&#8217;Accademia di Belle Arti di Montr\u00e9al, per adottare un bambino; la delusione per l&#8217;impresa che si riveler\u00e0 impossibile e il soggiorno troppo prolungato ne svelano la natura depressiva e la storia da alcolista. Innamorata da sempre di Pierre accetta la sua ospitalit\u00e0 nella casa-loculo nel cuore di Moganshan, Shangai. Conosce cos\u00ec la ragazza che frequenta l&#8217;atelier di Pierre e che si riveler\u00e0 essere anche la sua amante; Xiao Ling \u00e8 una fotografa che ritocca digitalmente autoritratti scattati col telefonino o con macchina digitale per cogliere l&#8217;attimo e il sentimento che anima quell&#8217;attimo. Le tre storie apparentemente molto distanti sembrano combaciare nell&#8217;unico punto della solitudine e della crisi interiore: la ragazza \u00e8 alla ricerca del mecenate che possa aiutarla a trovare una strada nel mondo dell&#8217;arte ma verr\u00e0 segnata dal fallimento personale e artistico, Pierre soffre nel sogno non esaudito di un amore ricambiato, Marie \u00e8 sola senza la compagnia di un figlio da amare. Dopo vicende di riconoscimenti, di delusioni, di litigi e di abbandoni, Pierre si ritrova da solo espropriato dal Governo persino dell&#8217;atelier, Marie non rientrer\u00e0 pi\u00f9 in Qu\u00e9bec per frequentare l&#8217;alta societ\u00e0 e la giovane artista cinese rimasta incinta di un uomo che potrebbe anche essere Pierre, si abbandona a una vita da artista di strada, senza mezzi n\u00e9 amore con un bimbo che non accetta. L&#8217;incontro casuale tra la ragazza e Marie dentro una stazione diventata casa provvisoria, rimette di nuovo i tre di fronte al tema della responsabilit\u00e0 umana di fronte al dolore altrui.<\/p>\n<p align=\"justify\">La spensieratezza della prima parte dello spettacolo, nel racconto dell&#8217;incontro di Pierre con la ragazza presso un laboratorio di tatuaggi, nella vicenda tragicomica della valigia persa in aeroporto e poi ritrovata trasudante miele, nella memoria iconografica coloratissima della Repubblica Popolare, si scontra con la crudezza della realt\u00e0 tragica che viene descritta nella seconda parte. La nascita di un bambino, che sarebbe stata occasione di gioia per una delle due donne, \u00e8 invece motivo di odio e desiderio di annullamento per l&#8217;altra; solo lo scambio affettuoso, il mutuo soccorso, il riconoscimento dell&#8217;altro come parte di noi stessi come si intuisce al fondo della storia, pu\u00f2 servire ad evitare il tragico epilogo di tutte le vicende umane, quella di Pierre e la nostra. E pu\u00f2 servire ad aprire una porta inattesa sull&#8217;avvenire. Cos\u00ec la storia contiene clamorosamente tre possibili happy end: nel primo, il bimbo viene adottato da Marie di ritorno con Pierre in Canada, nel secondo rimane in Cina dalla madre con la sicurezza di un padre e di un sussidio, nel terzo viene affidato solo al padre in Cina mentre le due donne vanno in Canada. Lepage infatti lascia libera la scelta ovvero propone tre finali diversi, come in un videogame; a noi immaginare come la storia potrebbe davvero finire. Oppure forse \u00e8 solo la giustificazione per un <em>Dragon bleu <\/em> parte seconda\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">La macchina teatrale<\/p>\n<p align=\"justify\">Nelle ultime produzioni come one man show, Lepage aveva sviluppato un&#8217;originale organismo scenografico particolarmente flessibile e metamorfico atto anche a ospitare immagini video. Se in <em>La face cach\u00e9e de la lune <\/em>la parete di fondo composta da svariati scomparti scorrevoli su binari poteva aprirsi e rivelare le parti interne, in <em>Andersen Project <\/em> si sperimentava addirittura lo sfondamento prospettico della parete grazie alla cavit\u00e0 rientrante contenente un sistema pneumatico e veniva usato persino lo spazio sottostante il proscenio per muovere e far comparire oggetti. Trattasi in ogni caso di sistemi per &#8220;forzare&#8221; i limiti dimensionali della scena e creare artificiali (o semplicemente teatrali\u0085) illusioni di profondit\u00e0 e di volume attraverso trabocchetti di sapore antico.. &#8220;Semplice, ingegnoso, altamente visivo&#8221;, cos\u00ec recita il libretto di sala. Mi sembra una sintesi efficace. In <em>Le dragon bleu <\/em> troviamo una specie di &#8220;antologia&#8221; della macchina lepagiana, motivo per cui a prima vista non riusciamo a intravedere la mano dello stage designer Carl Fillon ma quella di un abile scenografo che ne imita evidentemente &#8220;la maniera&#8221;. Cos\u00ec vengono recuperati molti dei temi che hanno decretato la poetica trasformista di Lepage: la scena mobile tirata a mano, gli oggetti trasportati da invisibili servi di scena, la proiezione video frontale e retro sullo schermo con il personaggio incastonato in mezzo, pochi oggetti che si scompongono e si ricompongono alla vista diventando tutto quello che serve alla narrazione teatrale, scena avente diversi livelli di profondit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">La prima scena\/sequenza offre poi una prima citazione da <em>Le sep branches de la riviere Ota <\/em>: schermi traslucidi a evocare le case giapponesi, pareti che si aprono, si sollevano e mostrano un interno di casa o una ferrovia, oppure, accolgono in proiezione paesaggi. Magistrale l&#8217;inserimento dell&#8217;illusione di movimento e attraversamento di spazi lontani da parte di protagonisti in realt\u00e0 fermi in scena: esilarante la scenetta della pedalata in bici mentre le immagini del paesaggio si muovono dietro i personaggi: sembra una citazione ironica del finale del <em>Moliere <\/em> della Mnouchkine o di <em>Caccia al ladro <\/em>di Hitchcock. Impossibile elencare tutte le soluzioni che vogliono evocare un mondo di luoghi lontani in fondo ricostruibili da poche tracce: un aeroporto immaginato da una proiezione di orari dal tabellone, un tavolo per la la dogana che scompare sotto il pavimento per ricomparire un attimo dopo come tavolo da bar, un vernissage rappresentato da alcune proiezioni di immagini\u0085. Il principio \u00e8 che tutto lo spazio \u00e8 dedicato alla rappresentazione, c&#8217;\u00e8 un sotto, un sopra, un ancora pi\u00f9 sotto e un ancora pi\u00f9 sopra, un davanti, un dentro e un dietro da gestire in diretta e contemporaneamente all&#8217;azione dell&#8217;attore in scena. Straordinaria l&#8217;interpretazione delle attrici (Marie Michaud e la giovane Xiao Ling, danzatrice) e naturalmente di Lepage, insolito e ironico avventore della cultura e della storia cinese, che si aggira dentro una macchina-involucro che contiene i dubbi esistenziali di ognuno di noi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">L&#8217;incontro con Lepage<\/p>\n<p align=\"justify\">Per incontrare <span class=\"testoscuro\">Lepage faccio le dovute richieste al direttore, Joel Gunzburger<\/span> che si offre di accompagnarmi e di presentarmi alla compagnia; la produzione era gi\u00e0 stata avvisata della presenza di una giornalista italiana e mi intrattengo con il manager europeo, <span class=\"testoscuro\">Richard Castelli che dirige Epidemic nell&#8217;attesa di incontrare Lepage<\/span>; come sempre accade Lepage arriva direttamente nella hall del teatro alla fine dello spettacolo, rompendo ogni formalit\u00e0 e approfitta dell&#8217;occasione per incontrare amici, pubblico, appassionati, addetti ai lavori e giovani artisti, tutti quanti indistintamente senza appuntamenti di sorta. Invitata al party alla fine dello spettacolo sono proprio Castelli e Gunzburger a introdurmi a Lepage che si ricorda del nostro incontro in Francia e in Canada e per riprendere un nostro vecchio discorso sulla sua straordinaria capacit\u00e0 di esprimersi in molte lingue (tra cui il cinese\u0085) mi presento direttamente in italiano e Lepage di fronte allo stupore di tutti si esprime tranquillamente in un ottimo italiano. La conversazione intorno al buffet \u00e8 informale, breve ma densa di notizie utilissime.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi parla del fatto che sta seguendo contemporaneamente due progetti, uno con molti artisti in scena e <span class=\"testoscuro\">Le dragon blue<\/span>. Si riferisce nel primo caso a <span class=\"testoscuro\">Lipsinch <\/span> e alle difficolt\u00e0 dovute alla gestione di molti interpreti in scena. Gli piace pensare che i due progetti abbiano anche due obiettivi diversi: uno con un respiro tematico pi\u00f9 collettivo e l&#8217;altro <em>Le dragon blue <\/em> pi\u00f9 intimista. L&#8217;attrice \u00e8 un&#8217;amica, Marie Michaud con cui aveva gi\u00e0 condiviso l&#8217;esperienza di scrittura della Trilogia, un&#8217;attrice eclettica che ha un repertorio anche comico. La scena ha molti elementi in comune con i suoi precedenti spettacoli ma Lepage mi rivela che ha scelto un giovane scenografo Michel Gauthier che ha lavorato con lui per la prima volta proprio a questo allestimento. Non \u00e8 ancora soddisfatto dell&#8217;effetto, la macchina \u00e8 ancora dura, difficile, molte cose non funzionano bene perch\u00e9 lo spettacolo, come dice, \u00e8 ancora &#8220;enfant&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">La scena ha tutte queste rientranze, profondit\u00e0, trabocchetti: gli chiedo se ancora una volta, \u00e8 il doppio\/maschera del personaggio. Mi risponde che effettivamente tutti i personaqgi sono uno specchio dell&#8217;altro, hanno elementi comuni anche se apparentemente sono distanti e la scena \u00e8 lo specchio per eccellenza perch\u00e9 lo specchio \u00e8 un momento di consapevolezza, di confronto. La vicenda \u00e8 particolarmente drammatica e porta all&#8217;interiorit\u00e0 del personaggio perch\u00e9- mi spiega Lepage-, voleva esplorare una <em>condizione dell&#8217;anima. <\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Courtesy: Epidemic<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma il suo teatro \u00e8 calligrafico? <span class=\"testoscuro\">Lepage<\/span> mi risponde che \u00e8 vero, riconosce nella calligrafia un elemento del suo teatro: nella calligrafia conta il gesto oltre alla scrittura, l&#8217;armonia e l&#8217;equilibrio del corpo, l&#8217;opera finale ma anche la mano che scrive. Come considerare in questo spettacolo il rapporto tra la macchina e l&#8217;artista? La condizione di equilibrio \u00e8 quella ideale tra macchina e attore in scena, mi spiega, ma ancora per questo spettacolo si sente lontano dal risultato migliore.<\/p>\n<p align=\"justify\">E mi d\u00e0 appuntamento a Londra, ottobre 2008 per il debutto definitivo. Ci saremo!.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.robertlepage.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.robertlepage.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Collocata al confine tra Germania e Svizzera nella regione dell&#8217;Alsazia a una trentina di chilometri da Basilea, Mulhouse ospita all&#8217;interno della vecchia fabbrica di cotone l&#8217;enorme e suggestivo spazio polivalente La Filature nato 13 anni fa; oggi \u008f diventata Sc\u008fne Nationale ed \u008f collocata in un distretto multilinguistico di grande interesse.<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":27900,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,189],"tags":[53,63],"class_list":["post-10407","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-036","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Teatro Calligrafico. 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