{"id":10399,"date":"2008-07-02T12:00:00","date_gmt":"2008-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-036\/sonarcinema-2008-music-for-the-eyes\/"},"modified":"2020-10-26T10:58:19","modified_gmt":"2020-10-26T09:58:19","slug":"sonarcinema-2008-music-for-the-eyes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-036\/sonarcinema-2008-music-for-the-eyes\/","title":{"rendered":"Sonarcinema 2008. Musica Per Gli Occhi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"titoloscurogrande\"><span style=\"font-size: 13px;\">Dalle 12 alle 20 per tutti e tre i giorni di durata del Festival, come sempre presso l&#8217;<\/span><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">Auditorium del Centre de Cultura Contempor\u00e0nia de Barcelona<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">, ha preso forma per l&#8217;undicesima volta (la prima edizione \u00e8 del 1998) la sezione dedicata alla settima arte del <\/span><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">Sonar di Barcellona<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">, il <\/span><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\">Sonarcinema<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Quest&#8217;anno, e per la prima volta, gli organizzatori della chermesse hanno voluto utilizzare un tema comune per la totalit\u00e0 degli extra d&#8217;un festival che ha da sempre come tratto distintivo quello dell&#8217;interdisciplinariet\u00e0, un&#8217;attitudine ben sintetizzata dalla collocazione della sua parte diurna negli edifici del sopraccitato CCCB e del Museum d&#8217;Art Contemporani de Barcelona (MACBA). Questo tratto comune \u00e8 stato il cinema. <span class=\"testoscuro\">Cinema beyond Cinema <\/span> il concetto teorico attorno al quale annodare le differenti aree, ovvero <span class=\"testoscuro\">SonarM\u00e0tica, Sonarama, Digital Art \u00c0 La Carte ed \u0096 ovviamente \u0096 la rassegna SonarCinema. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Una scelta che ha voluto sancire una riappacificazione che in questi ultimi tempi si sta affermando come un&#8217;avvenuta metabolizzazione dei profondi legami che uniscono l&#8217;arte digitale ed il cinema delle origini, o pi\u00f9 in generale con la preistoria delle immagini in movimento. Una scelta che mira ad interrogare il presente per comprendere il futuro attraverso la consapevolezza del fatto che ci\u00f2 \u00e8 rimesso in discussione dalla rivoluzione dei media digitali possiede il medesimo statuto ontologico del susseguirsi di stimolazioni visive sulla retina, lo stesso limite incontrato dalla lanterna magica e dagli &#8220;spettatori&#8221; dei nickelodeon d&#8217;inizio secolo, magari proprio quelli del bellissimo pezzo esposto per i corridoi di SonarM\u00e0tica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati15.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">SonarCinema<\/span> \u00e8 forse prima d&#8217;ogni altra cosa un&#8217;oasi di fresco e tranquillit\u00e0 dove ristorare il corpo dal serrato ed estenuante programma del maga-festival catalano. Dopo qualche anno di frequentazione sento l&#8217;esigenza di spendere attorno a questa banale constatazione due parole per descrivere, a coloro i quali non vi sono ancora passati, questa originale modalit\u00e0 di fruizione dell&#8217;immagine in movimento che ha il notevole merito di porre la visione della riproduzione d&#8217;immagini ai margini d&#8217;un contesto assai pi\u00f9 ricco.<\/p>\n<p align=\"justify\">Bastano pochi minuti seduti nella freschissima sala per ricordarsi che all&#8217;esterno di essa tutto un mondo di suoni ed altre immagini scorre veloce, si ha la netta sensazione d&#8217;essere circondati da musica che infatti filtra dalle pareti restituendo la propria eco. \u00c8 in questa marginalit\u00e0 eccezionale d&#8217;oasi cinematica che <span class=\"testoscuro\">Andrew Davies, curatore della sezione, gioca con il Sonar proponendo una rassegna polimorfica di materiale eterogeneo composta da 14 distinte selezioni per un totale di 58 opere mostrate e di 48 registi coinvolti.<\/span> Durata complessiva: 585 minuti, qualcosa meno di dieci ore!.<\/p>\n<p align=\"justify\">Durante le tre giornate il calendario delle proiezioni ha offerto ad ogni opera la possibilit\u00e0 d&#8217;essere vista due volte entro una logica assai democratica di visibilit\u00e0 d&#8217;ogni singolarit\u00e0. Una rassegna polimorfica di materiale eterogeneo legato da un tema comune che quest&#8217;anno porta il nome di <span class=\"testoscuro\">CineMaterial, <\/span> ovvero la manipolazione di materiale pre-esistente attraverso la pratica del montaggio. Davies, che sentiremo per il prossimo numero di DigiMag, si ritaglia fra l&#8217;eterogeneit\u00e0 della propria curatela una micro-rassegna-manifesto (omonima) composta da tre lavori che possono essere considerate come veri e propri paradigmi dei motivi che hanno dato corpo a questa undicesima edizione di SonarCinema. Il resto \u00e8 caos organizzato sottoforma di menu che da una parte risponde alle esigenze degli organizzatori del festival di dare visibilit\u00e0 a contributi d&#8217;un buon numero degli artisti presenti e dall&#8217;altra mette in scene la moltitudine d&#8217;audiovideo che si sviluppa attorno alla scena elettronica ad ogni latitudine.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati16.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quel che \u00e8 certo \u00e8 che pure quest&#8217;anno la rassegna cinema curata da Andrew Davies \u00e8 stata assolutamente ricca di materiali diversi fra loro, forse sbilanciata per\u00f2 un po&#8217; troppo nella mostrazione di opere poco conosciute e dunque esponendosi alla critica dell&#8217;opinabilit\u00e0 della curatela. Ma in dieci ore di programmazione qualcosa di interessante, anche per i palati pi\u00f9 fini, dovr\u00e0 pur essere stato proiettato.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">CineMaterial<\/p>\n<p align=\"justify\">Come accennato nell&#8217;introduzione <span class=\"testoscuro\">Andrew Davies<\/span> ha curato con particolare attenzione il men\u00f9 principale di questa edizione del SonarCinema. Cinematerial \u00e8 una riflessione sul tema della manipolazione e dell&#8217;appropriazione di materiale pre-esistente, tema ampiamente rappresentato nelle altre parti di cui si compone questa selezione ma qui portato ad un livello d&#8217;esplicita evidenza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il lavoro di <span class=\"testoscuro\">Norbert Pfaffenbichler, <em>Mosaik M\u00e9canique<\/em><\/span> <span class=\"testoscuro\">(9&#8217;30&#8221;, 2007)<\/span>, \u00e8 una manipolazione-scomposizione d&#8217;un classico della Keystone del 1914 ( <em>A Film Johnnie <\/em>, diretto da George Nichols) interpretato da Charlie Chaplin e Fatty Arbuckle all&#8217;interno d&#8217;un reticolo simmetrico composto da 98 immagini ognuna delle quali \u00e8 una singola sequenza delimitata da tagli di montaggio. La durata complessiva dell&#8217;opera \u00e8 la stessa dell&#8217;originale, ci\u00f2 che viene dilatato \u00e8 il concetto di sequenza: sono tutte infatti presenti simultaneamente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><em>Work, Rest &amp; Play <\/em> di Vicki Bennett (People Like Us, 2007)<\/span> &#8220;gioca&#8221; invece con la tripartizione dell&#8217;immagine, mettendo in scena con una modalit\u00e0 assolutamente originale quelli che potrebbero essere i sogni del bambino che punteggia l&#8217;opera all&#8217;apertura ed alla chiusura. Bennet articola un messaggio stratificato ed aperto ad una moltitudine di interpretazioni accostando fra loro un gran numero di immagini provenienti da archivi industriali del periodo 40-75 archiviati su due delle pi\u00f9 grandi cineteche web quali il Prelinger Archives e l&#8217;AV Geeks.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine l&#8217;opera che pi\u00f9 d&#8217;ogni altra m&#8217;ha colpito: <span class=\"testoscuro\"><em>Kristall<\/em>, per la regia di Christoph Girardet e Matthias M\u00fcller (Germania\/2006, 15&#8242;)<\/span>. Questo pluripremiato cortometraggio \u00e8 la quintessenza della cin\u00e8filia perch\u00e9 raccoglie un numero davvero sorprendente di sequenze estratte da una serie di film assolutamente celebri del periodo quaranta-sessanta. I soggetti di queste sequenze sono gli attori colti di fronte allo specchio in un gioco di riflessi davvero sorprendente che al di l\u00e0 della bellezza intrinseca e dell&#8217;emozionalit\u00e0 sprigionata mette a nudo il ripetersi di tutta una serie di convenzioni tipico del cinema classico. La donna allo specchio che pensierosa si pettina, l&#8217;uomo che rabbioso infrange lo specchio e ancora, la donna che legge una lettera di fronte allo specchio e l&#8217;uomo che di soppiatto emerge alle spalle della donna seduta di fronte ad uno specchio; Girardet e M\u00fcller montano una sequenza mozzafiato, che rimarr\u00e0, una volta afferrata dagli occhi, un ricordo indelebile, pura poesia per immagini. <em>&#8220;Kristall creates a melodrama inside seemingly claustrophobic mirrored cabinets. Like an anonymous viewer, the mirror observes scenes of intimacy. It creates an image within an image, providing a frame for the characters. At the same time it makes them appear disjointed and fragmented. This instrument for self-assurance and narcissistic presentation becomes a powerful opponent that increases the sense of fragility, doubt, and loss twofold.&#8221; <\/em><em>(Christoph Girardet &amp; Matthias M\u00fcller)<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.thewire.co.uk\/files.php?file=614&amp;action=stream\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.thewire.co.uk\/files.php?file=614&amp;action=stream<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.pfaffenbichlerschreiber.org\/en\/FilmVideo\/MOSAIKM\u00c9CANIQUE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.pfaffenbichlerschreiber.org\/en\/FilmVideo\/MOSAIKM%c9CANIQUE <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.german-films.de\/app\/filmarchive\/film_view.php?film_id=1490\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.german-films.de\/app\/filmarchive\/film_view.php?film_id=1490<\/a><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">What The Future Sounded Like<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia: Matthew Bate; produttore: Claire Harris; suono: Richard Pilcher (Stereo 5.1 Surround Sound ); animazioni: Greg Holfeld; sequenze super-8: Ian Helliwell; sound design: Pete Best; sound edit: Liam Price; mixer: Peter Smith; post-produzione: Facility The Lab; post-produzione: Meredith Hosking; ricerche d&#8217;archivio: Archive Research Claire Harris; immagini d&#8217;archivio: Crown Copyright, Film Images, Film Australia ITN Source, Reuters, British Pathe, BBC Motion Gallery, Getty Images, Terry Nation Estate, EMS Archive, Tristram Cary Archive, Peter Zinovieff Archive, Film World, Canberra Times, Yancey e Hawkwind Archives; prodotto in collaborazione con: Australia Film Commision, South Australian Film Corporation, Adelaide Film Festival Investment Fund, Australian Broadcasting Corporation (ABC); formato: HDV e Digital Betacam &#8211; 16:9 Widescreen Anamorfico; paese: Australia, anno di produzione: 2007; durata: 27&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo interessante documentario, molto British dal punto di vista della realizzazione (interviste ed immagini di repertorio sono la struttura portante) racconta le memorie d&#8217;uno di quegli istituti di ricerca musicali votati all&#8217;elettronica assai meno celebre del GRMC (Groupe de recherches de musique concr\u00e8te) di Parigi guidato da <span class=\"testoscuro\">Pierre Shaeffer,<\/span> dello studio radiofonico della WDR (Westdeustcher Rundfunk) di Colonia diretto dal trio <span class=\"testoscuro\">Beyer, Eimert e Mayer-Eppler<\/span> (ma \u00e8 il nome di Stockhausen ad essere il pi\u00f9 celebre di questo laboratorio di ricerca), come pure dell&#8217;italiano studio di fonologia RAI con sede in corso Sempione a Milano, diretto dai geniali <span class=\"testoscuro\">Bruno Maderna e Luciano Berio<\/span>. Una storia minore che trova in questo breve documentario australiano uno strumento che sapr\u00e0 dimostrarsi negli anni a venire fondamentale alla trasmissione della propria esperienza alle generazioni future. Nato negli anni sessanta dall&#8217;esigenza di un gruppo di musicisti d&#8217;avanguardia di sperimentare nuove sonorit\u00e0 futuristiche, l&#8217;<span class=\"testoscuro\"> Electronic Music Studios (EMS)<\/span> \u00e8 legato ai nomi di due grandi pionieri dell&#8217;elettronica quali <span class=\"testoscuro\">Tristram Cary<\/span> (celebre in tutto il mondo per la colonna sonora della mitica serie Doctor Who) e <span class=\"testoscuro\">Peter Zinovieff<\/span>. E&#8217; da questi laboratori che nacque uno dei sintetizzatori pi\u00f9 fortunati d&#8217;ogni tempo, l&#8217;esoterico VCS3 (il vero antagonista del Moog), che venne utilizzato dai pi\u00f9 importanti gruppi musicali per pi\u00f9 di quarant&#8217;anni: da Brian Eno ai Pink Floyd di &#8220;The Dark Side of the Moon&#8221;, fino ad arrivare ad Aphex Twin ed ai Chicken Lips (ma l&#8217;elenco potrebbe davvero non finire mai: David Bowie, . <em>What The Future Sounded <\/em> rimette al proprio posto un tassello fondamentale della ricerca musicale del secolo passato, \u00e8 un ponte fra due epoche, \u00e8 la storia dei suoni che ci circondano.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/whatthefuturesoundedlike\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.myspace.com\/whatthefuturesoundedlike<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.whatthefuturesoundedlike.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.whatthefuturesoundedlike.com <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ems-synthi.demon.co.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.ems-synthi.demon.co.uk <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.analogdays.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.analogdays.com<\/a><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Pilgrimage from Scattered Points<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia, sceneggiatura, montaggio e fotografia: Luke Fowler; produzione: Toby Webster (The Modern Institute); musiche: Carnelius Cardew, The Scratch Orchestra, Thurston Moore; paese: UK; anno di produzione: 2006; durata: 45&#8242;.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Pellegrinaggio da punti dispersi&#8221; potrebbe essere la bislacca traduzione del titolo del documentario diretto da <span class=\"testoscuro\">Luke Fowler presentato al SonarCinema 2008.<\/span> Nei 45 minuti di durata si ripercorre la storia del musicista avant-gard <span class=\"testoscuro\">Cornelius Cardew (1936-1981) e dalla sua <em>Scratch Orchestra <\/em>(fondata nel 1968)<\/span>, un ensamble di musica sperimentale composto da musicisti non professionisti con il fine, tutto politico, di creare una vera e propria liberazione musicale della popolazione. Un progetto utopico di liberazione delle masse, musica per tutti prodotta da chiunque secondo il motto marxista &#8220;Silence is therefore the only possible means of communication&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">La regia del trentenne di origini scozzesi Luke Fowler \u00e8 frenetica, caratterizzata da un montaggio davvero incessante che pare perseguire l&#8217;idea del dare una forma a-temporale al materiale utilizzato. Una scelta davvero interessante che comporta un monumentale lavoro di editing e trattamento delle fonti assolutamente originale e ben realizzato. Fowler mixa fra loro immagini d&#8217;archivio, contenenti dichiarazioni sempre assai politiche di Cardew (marxismo e maoismo tout court) ad una centellinata campionatura di interviste a suoi collaboratori che ricordano il passato, fra cui Howard Skempton e Michael Parsone, ma lo fa evitando gli stilemi classici del documentario, filtrando tutti i contributi con una vasta gamma di effetti visivi e, come gi\u00e0 detto, un montaggio frenetico. Ovviamente buona parte del lavoro \u00e8 dedicata all&#8217;illustrazione di alcune delle performance della <em>Scratch Orchestra <\/em>, ricavate da un documentario della tv pubblica inglese del 1971 Journey To The North Pole (regia di Hanne Boenish) che con la sua gran super-8 si sposa a meraviglie con il gusto per l&#8217;immagine &#8220;sporca&#8221; di Fowler.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche se suddiviso in parti\/capitoli il documentario in questione non riesce ad essere completamente chiaro allo spettatore. E&#8217; come se l&#8217;enorme lavoro di documentazione e di ricerca del materiale abbia fatto perdere al regista la lucidit\u00e0 necessaria per restituire allo spettatore con sufficiente chiarezza i fatti documentati. Lo stile stesso, frenetico e incessante, porta l&#8217;intera operazione sul versante d&#8217;una assoluta incomprensibilit\u00e0 (volendo essere indulgenti si potrebbe parlare di &#8216;complessit\u00e0&#8217;), i fatti raccontati non vengono spiegati con dovizia di particolari tanto da far sembrare il tutto una specie di mockumentary, un finto documentario su d&#8217;un qualcosa di plausibile ma completamente inventato. Ma se tutto questo \u00e8 vero, allora Fowler ha fatto senz&#8217;altro un ottimo documentario; alla peggio un superbo mock!<\/p>\n<p align=\"justify\">D&#8217;assoluto interesse l&#8217;invettiva contenuta nell&#8217;opera &#8220;<span class=\"testoscuro\">Stockhausen Serves Imperialism<\/span>&#8221; che, fatto pi\u00f9 unico che raro, contesta al compositore tedesco, ma all&#8217;avanguardia pi\u00f9 in generale tutta una serie di modalit\u00e0 compositive e d&#8217;esecuzione che sarebbe forse il caso d&#8217;andarsi a riguardare, per togliere dal piedistallo molta della sperimentazione che per la sua complessit\u00e0 intrinseca si \u00e8 ormai supinamente portati a &#8220;consumare&#8221; a-criticamente.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Dub Echoes<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia e sceneggiatura: Bruno Natal; animazioni: Adriano D&#8217;Aguiar e Juarez Escosteguy; operatore: Bruno Natal; suono: Lontra Music; montaggio: Daniel Ferro, Julio Adler, Rafael Mellin; musiche: Digitaldubs Sound System; produttore: Bruno Natal; paese: Brasile; anno: 2007; durata: 71&#8242;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Dub Echoes<\/span> per qualche strano motivo che ignoro mi \u00e8 particolarmente piaciuto. Saranno i suoni, che poi non immaginavo potessero risultarmi cos\u00ec gradevoli, saranno le belle location, sar\u00e0 che il voler considerare il dub come l&#8217;ombelico del mondo musicale elettronica, perfetto mix (nonch\u00e9 il pi\u00f9 duraturo sulla scena della musica campionata) fra vecchio e nuovo, passato e presente. Il Dub diviene una specie di religione, verbo fatto suono, o magari aria da respirare. Il Dub alla fine \u00e8 tutto, una filosofia vera e propria con la quale appropriarsi di tutto ci\u00f2 che ci circonda nel modo pi\u00f9 libero, democratico e pacifico. Un vento di creativit\u00e0 che dalla Jamaica s&#8217;\u00e8 diffuso in tutto il mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\">La cosa che pi\u00f9 impressiona del lavoro di Nadal \u00e8 il numero di musicisti, studiosi e altro ancora intervistati in giro per il mondo: <span class=\"testoscuro\">2manydjs, Aba Shanti-I, Adam Freeland, Audio Bullys, Basement Jaxx, Beat Junkies, Bill Laswell, Black Alien, Bullwackie, Bunny Lee, Congo Natty, David Katz, Dennis Bovell, Dj Spooky, Don Letts, Dr. Das, Dreadzone, Dub Pistols, G-Corp, Glyn Bush, Gussie Clarke, Howie B, Kode 9, Lee &#8220;Scratch&#8221; Perry, Ltj Bukem, Mad Professor, Marcelo Yuka, Mario Caldato Jr., Mutabaruka, Na\u00e7\u00e3o Zumbi, Peter Kruder, Roots Manuva, Scientist, Sly &amp; Robbie, Steve Barrow, Switch, Thievery Corporation, U-Roy, Victor &#8220;Ticklah&#8221; Axelrod, Zion Train.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Questa scelta, messa a disposizione da una produzione decisamente accomodante e danarosa, calza a pennello con uno dei messaggi forti contenuti in questo lavoro, l&#8217;idea per cui il dub sia diffuso in tutto il mondo diviene dato di fatto, perch\u00e9 \u00e8 proprio nei quattro angoli del globo che queste persone parlano. Ed il ping-pong \u00e8 incredibile, si hanno campi e controcampi fra dialoghi di differenti intervistati da una parte all&#8217;altra del pianeta. Un tizio afferma che il Dub \u00e8 libert\u00e0 a Rio De Janeiro e da Londra un altro chiosa che questa libert\u00e0 sta nella natura stessa della tecnica utilizzata. Forse il documentario migliore visto in questa edizione del Sonar perch\u00e9 ad una tecnica di ripresa e montaggio piuttosto neutra e ben fatto si somma la scelta d&#8217;una tematica decisamente interessante ed assai poco indagata con tanta dovizia di dettagli. Bruno Natal ha realizzato un video didattico sul Dub e la sua eco probabilmente incomincer\u00e0 a propagarsi nei tempi a venire.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.dubechoes.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.dubechoes.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Part of the Weekend Never Dies<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia: Saam Farahmand e Soulwax; montaggio: Kurt Augustyns; fotografia: Saam Farahmand; produttori: Sasha Nixon e Grace Bodie; paese: UK, Belgio; data di uscita: 25 agosto 2008; durata: 60&#8242;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo scorso anno il SonarCinema ospit\u00f2 lo strepitoso <span class=\"testoscuro\">DVD dei Beastie Boys (Awesome; I Fuckin&#8217; Shot That!)<\/span> in cui 50 telecamere guidate da 50 persone differenti, da 50 punti di vista differenti, hanno registrato l&#8217;intera esibizione del trio newyorkese al Madison Square Garden. Quest&#8217;anno 1 sola telecamera riprende <span class=\"testoscuro\">120 show dei Soulwax in giro per il pianeta terra. &#8220;Part Of The Weekend Never Dies&#8221;<\/span> \u00e8 in fondo uno di quegli oggetti audiovisivi agiografici che restituiscono tutta l&#8217;aura mitica che circonda band musicali di successo. I viaggi, i concerti, i dietro le quinte, gli amici famosi e quelli meno, gli hotel, gli aeroporti, i fans, le groupie&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">Veniamo trasportarti per circa un&#8217;ora all&#8217;interno del <span class=\"testoscuro\">Radio Soulwax World Tour<\/span>, a stretto contatto con i quattro componenti d&#8217;una delle band di maggiore successo degli ultimi anni. L&#8217;operazione \u00e8 <span class=\"testoscuro\">prodotta dalla Factory Partizan (vero e proprio marchio di qualit\u00e0) e diretta da Saam Farahmand (con gli stessi Soulwax),<\/span> autore di videoclip di successo per Klaxons, Hercules &amp; Love Affair e Janet Jackson. Personalmente non amo molto questo tipo di lavori, forse perch\u00e9 non ho un gruppo musicale, n\u00e9 tanto meno mi capita di fare frequentemente tour mondiali, quel che mi lascia maggiormente perplesso \u00e8 il senso stesso di queste operazioni che non riuscendo nemmeno a raccontare fino in fondo la sostanza della musica suonata mi lasciano l&#8217;impressione del prodotto patinato un po&#8217; troppo fine a se stesso. Ho citato non a caso il lavoro dei Beastie Boys perch\u00e9 ritengo che in certo qual modo questi due progetti rappresentino due estremi opposti di raccontare l&#8217;esibizione live, da una parte la performance \u00e8 vissuta come evento collettivo in cui lo stesso pubblico \u00e8 parte attiva, dall&#8217;altra il pubblico \u00e8 solo sfondo intercambiabile (Londra, Parigi, Rio e Tokyo sembrano un&#8217;unica grande metropoli ai piedi delle star) ed oltretutto assai omogeneo per modi di reazione agli stimoli sonori e per look. Oltretutto praticamente tutti i luoghi sono, nell&#8217;accezione di Marc Auge, non luoghi desolantemente svuotati d&#8217;una propria identit\u00e0. Le presenze di altri musicisti\/dj&#8217;s famosi (<span class=\"testoscuro\">James Murphy, Nancy Whang, Erol Alkan, Tiga, Justice, Busy P, So-Me, Peaches, Kitsun\u00e9 e Klaxons<\/span>) sembrano voler aggiungere pepe laddove il piatto risulta insipido. Pur se ottimamente confezionato e di sicuro riscontro fra il pubblico, questo documentario non convince fino in fondo, affascina ma non \u00e8 mai sincero. Dopo avere seguito i Soulwax in giro per il mondo, alla fine del tour, non capiamo in fondo chi si nasconde dietro questo nome, ogni agiografia presuppone fede altrimenti il trucco si svela da se rischiando il ridicolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Presentato in anteprima per il mercato spagnolo, il DVD sar\u00e0 disponibile a parte dal 25 agosto, per la gioia dei fan che non aspettano altro di poter esporre un nuovo santino merceologico nella propria videoteca.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.partoftheweekendneverdies.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.partoftheweekendneverdies.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Author&#8217;s Clips: Choreographies<\/p>\n<p align=\"justify\">Come da tradizione anche quest&#8217;anno non si \u00e8 potuto fare a meno d&#8217;una selezione di videoclip musicali dell&#8217;ultimo anno e mezzo legati fra loro dalla messa in scena di coreografie (concetto applicato a dire il vero in modo assai estensivo). Si passa da vere e proprie coreografie in stile Broadway del video diretto da <span class=\"testoscuro\">Douglas Wilson,<\/span> che con impertinenza gioca con la base ritmica del brano dei Goldfrapp, al meno convenzionale e notevole per tecnica di regia (piano sequenza unico) e per tecnica del ballerino Bill Shannon (affetto dalla nascita da un problema psicomotorio) <span class=\"testoscuro\">&#8220;Work It Out&#8221; diretto da uno dei videomaker pi\u00f9 talentuosi in circolazione: Joey Garfield<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di Douglas Wilson \u00e8 stato anche presentato il tenebroso video di &#8220;What&#8217;s a Girl to Do?&#8221; dei Bat for Lashes, una strana coreografia realizzata sulle due ruote da un gruppo di ragazzi in bmx, aggindati come lupi attorno ad una proto-Cappuccetto Rosso. Il video dei Buraka porta sullo schermo le incredibili evoluzioni di ballerini angolani alle prese con il Kuduro (ma significa &#8220;culo duro&#8221;?!), mentre &#8220;Eddy Fresh&#8221; mette in scena una pariodia della cultura hip-hop. Poi il concetto di coerografia si dilata veicolando videoclip come la delizosa piccola orchesta sintetica dei <span class=\"testoscuro\">Perish Factory per i Bomb the Bass, oppure l&#8217;insolit\u00e0 cong\u00e8rie antropomorfica dei Subway Lung<\/span>. Infine \u00e8 stato inserito anche il video, stravisto e rivisto in ogni dove, della pop(olarissima) <span class=\"testoscuro\">&#8220;D.A.N.C.E.&#8221; dei Justice, diretto dal coollissimo duo Jonas &amp; Fran\u00e7ois<\/span>. Anche quest&#8217;anno il Sonar ha voluto omaggiare alcuni degli artisti presenti (Goldfrapp, Justice, Buraka e Kid Acne) con una piccola dose del loro universo audiovideo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Bat for Lashes &#8211; <span class=\"testoscuro\">What&#8217;s a Girl to Do? <\/span>. Regia di Dougal Wilson . 3&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">RJD2 &#8211; <span class=\"testoscuro\">Work It Out <\/span>. Regia di Joey Garfield. 3&#8242; 30&#8243;<\/p>\n<p align=\"justify\">Kid Acne &#8211; <span class=\"testoscuro\">Eddy Fresh <\/span>. 3&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">Buraka Som Sistema &#8211; <span class=\"testoscuro\">Sound of Kuduro <\/span>. 4&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">Goldfrapp &#8211; <span class=\"testoscuro\">Happiness <\/span>. Regia di Dougal Wilson . 3&#8217;30&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Justice &#8211; <span class=\"testoscuro\">D.A.N.C.E <\/span>. Regia di Jonas &amp; Fran\u00e7ois. 3&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">Trans Am &#8211; <span class=\"testoscuro\">Tesco vs. Sainsburys <\/span>. Regia di Subway Lung. 4&#8242;<\/p>\n<p align=\"justify\">Bomb the Bass &#8211; <span class=\"testoscuro\">Butterfingers <\/span>. Regia di Perish Factory. 4&#8242;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Author Clips: Osaka<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver visto la selezione di videoclip in questione mi sono fatto l&#8217;idea che ad Osaka c&#8217;\u00e8 qualcosa nell&#8217;aria che non va&#8217;. Uno potrebbe aspettarsi un&#8217;incredibile uso delle tecnologie digitali e invece ti ritrovi di fronte ad immagini, certo digitali certo ultra-manipolate, ma l&#8217;estetica non \u00e8 quella dell&#8217;ipertecnologicit\u00e0. Insomma sembra di assistere a variazioni sul tema dell&#8217;estetica del primo <span class=\"testoscuro\">Shinya Tsukamoto<\/span>: post-post-punk ?! La colonna audio, assai omogenea per sempre piuttosto simile, proviene da alcune delle band e dei personaggi pi\u00f9 off della scena musicale della metropoli giapponese.<\/p>\n<p align=\"justify\">La parte musicale del Sonar diurno ha ospitato alcuni fra i rappresentanti della scena della citt\u00e0 nipponica, il sabato pomeriggio presso il SonarComplex si \u00e8 prestato alle &#8220;dolenti note&#8221; di Ove Naxx, Bogulta, al DJ Scotch Egg ed ai Morusa. Destabilizzante!<\/p>\n<p align=\"justify\">Zuinosin &#8211; <span class=\"testoscuro\">Scool Oi <\/span>. Regia di Catchpulse<\/p>\n<p align=\"justify\">Baiyon &#8211; <span class=\"testoscuro\">Under the Bridge <\/span>. Regia di Catchpulse<\/p>\n<p align=\"justify\">Nanycal &#8211; <span class=\"testoscuro\">Drumsmemen Father&#8217;s Song <\/span>. Regia di Catchpulse<\/p>\n<p align=\"justify\">DJ Scotch Egg &#8211; <span class=\"testoscuro\">Scotch Bach <\/span>. Regia di Steve Glaisher<\/p>\n<p align=\"justify\">Ove Naxx &#8211; <span class=\"testoscuro\">Donga&#8217;s Monsta Circus <\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Maruosa &#8211; <span class=\"testoscuro\">Muscle Spark <\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Author Clips: Audio Dregs<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Audio Dreges Recording<\/span> \u00e8 il nome dell&#8217;etichetta di Portland fondata da <span class=\"testoscuro\">Eric Mast<\/span>, ovvero E*Rock: poliedrico artista multidisciplinare che spazia dalla produzione musicale a quella audiovisiva con assoluta disinvoltura. E*Rock realizza videoclip in flash, un software dannatamente popolare sul web ma che in parte fatica ad affermasi al di fuori della rete. Egli produce piccole e deliziose animazioni in sincronia ai suoni accompagnati, un mondo leggero e fantasioso si sprigiona dalla giustapposizione di microsequenze d&#8217;immagini in movimento che negli esiti pi\u00f9 modesti ricorda molto materiale dilettantesco, ma che nelle opere pi\u00f9 fortunate \u00e8 capace di costruire bellissime iterazioni fra immagini in flash ed attori in carne e ossa. Scelta strana quella di inserire una monografia del genere, che senz&#8217;altro non eccelle per qualit\u00e0 ed originalit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Cherry <\/span> (musica: Ratatat).<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Dead Weird Keks <\/span>(musica: Global Goon)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Dome TV pt.2 <\/span>(musica: White Rainbow)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Geomagnetic Mind Feed <\/span>(excerpt) (musica: E*Rock)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">I Love Your Music <\/span>(musica: Tobiah)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Mind as Master <\/span>(musica: Sack &amp; E*Rock)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Native 78 <\/span>(musica: White Rainbow)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">New <\/span> Alium (musica: Lucky Dragons)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">SHTML <\/span>(musica: Yacht)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Streets <\/span>(musica: Valet)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">The Physical DJ <\/span> (musica: E*Rock)<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Uncle David <\/span> (musica: Neon Hunk)<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Clip di artisti della Audio Dreg Rec. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; O.Lamm &#8211; <span class=\"testoscuro\">Aerialist <\/span>. Regia di Mumbleboy<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; O.Lamm &#8211; <span class=\"testoscuro\">Bu-ri-n-gu za-no-i-zu! <\/span>. Regia di Ian Lynam<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; O.Lamm &#8211; <span class=\"testoscuro\">Genius Boy <\/span>. Regia di Kumi Kamoto<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; WZT Hearts &#8211; <span class=\"testoscuro\">Discuss Winter <\/span>. Regia di Mark Brown<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; Melodium &#8211; <span class=\"testoscuro\">Felt Melt <\/span>. Regia di Torisu Koshiro<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.audiodregs.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.audiodregs.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.e--rock.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.e&#8211;rock.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Mort Aux Vaches Ekstra DIEM<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Kristian Vester<\/span>, pi\u00f9 comunemente noto come <span class=\"testoscuro\">Goodiepal<\/span> (ma ultimamente ha deciso di farsi chiamare Van Den G\u00e6oudjiparl Dobbelsteen), \u00e8 considerato uno fra i pi\u00f9 influenti ed interessanti artisti emersi della scena elettronica degli ultimi anni. La sua sensibilit\u00e0, il suo modo di lavorare, ed il suo personalissimo approccio alla composizione sono le principali caratteristiche d&#8217;un piccolo-grande genio eccentrico d&#8217;origine danese.<\/p>\n<p align=\"justify\">Opera strana per genesi (nasce come un ciclo di lezioni tenuto da Goodiepal al Dansk Institut for Elektronisk Musik, poi diviene un libro e per ultimo una registrazione realizzata dalla tv danese d&#8217;una di queste lezioni) e per contenuto, un territorio teorico e concettuale assai sdrucciolevole per un critico cinematografico che si inoltra in ambiti solo sporadicamente battuti. Cinquanta minuti di voli pindarici, d&#8217;improvvisazione musicale, fatti nella forma della lezione, o se si preferisce, del monologo straripante d&#8217;un genio (che forse in un&#8217;altra epoca si avrebbe avuto il coraggio di chiamare rivoluzionario).<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/ascoltare.webeden.co.uk\/#\/gaeouija\/4524167296\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/ascoltare.webeden.co.uk\/#\/gaeouija\/4524167296<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.smallfish.co.uk\/shop\/release\/?cat=GOODIEBOOK\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.smallfish.co.uk\/shop\/release\/?cat=GOODIEBOOK <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/goodiepal\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.myspace.com\/goodiepal <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.musik-kons.dk\/diem\/goodiepal08.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.musik-kons.dk\/diem\/goodiepal08.php<\/a><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">In The Name of Kernel: Song of the Iron Bird<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Joan Leandre<\/span> \u00e8 un artista catalano attivo dell&#8217;inizio degli anni novanta che utilizza la manipolazione della virtualit\u00e0 dei videogames, e della loro estetica, per proporre una visione straniante dei mondi digitali generati dai calcolatori d&#8217;ultima generazione. Leandre, conosciuto anche con il nome di Retroyou, pare avere una fissazione speciale per i simulatori di volo. Simulatore di simulatori che sembrano ormai correre spediti verso la duplicazione della realt\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.retroyou.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.retroyou.org\/<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 13px;\">Animal Charm<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Estetica anni ottanta rubata alle tv commerciali, televendite per denti bianchi e roba del genere. E ancora: annientamento d&#8217;ogni umanit\u00e0 e conformismo di plastica. Animali selvatici sparsi qua e la (potrebbe piacere a Charlemagne Palestine?!?!): uomini e bestie. Il montaggio \u00e8 estremamente basilare, taglia e cuci elementare composto da giustapposizioni di senso stralunate. L&#8217;audio scorre sopra le immagini senza raccordi di sorta. <span class=\"testoscuro\">Animal Charm \u00e8 lo pseudonimo dietro al quale si celano Jim Fetterley e Rich Bott<\/span> un duo californiano attivo nella sperimentazione visiva da poco pi\u00f9 d&#8217;una decade che si caratterizza per un&#8217;attitudine dissacrante dell&#8217;immaginario pop, lo stile \u00e8 quello dell&#8217;artigianato digitale casalingo, estetica youtube ante litteram. Il bersaglio principale \u00e8 la cultura di massa propagandata dalle tv commerciali, un bersaglio da parodiare attraverso un montaggio destrutturate che mette in circolo percorsi di senso sapientemente definiti &#8220;danteschi&#8221; dal curatore.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati12.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Queste le opere proposte per una durata complessiva di 40 minuti: <em>Animal Charm Live. <\/em><em>Lightfoot Fever. Street Shapes. Computer Smarts. Brite Tip. Il Mouille. <\/em><em>Sunshine Kitty. Hot Mirror. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Lightfoot Fever <\/span>(1&#8217;30&#8221;, 1996). Prendi Jim Bailey che canta il superclassico &#8220;Fever&#8221;, montalo con immagini di animali selvatici, shekera l&#8217;audio campionando le varie parti della melodia, alterna un duetto sensuale dell&#8217;interprete con una compagna sinuosa ad immagini di quegli stessi animali con qualche compagno della propria specie ed otterrai la stramba miscela allestita per questo breve e fulminante esperimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il video \u00e8 inserito nella compilation <em>Animal Charm Videoworks: Volume 1 <\/em> e nell&#8217;antologia <em>American Psycho(drama): Sigmund Freud vs. Henry Ford <\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Computer Smarts <\/span> (1&#8217;30&#8221;, 2002). Se fosse possibile tradurre per immagini il trasferimento d&#8217;una memoria enciclopedia d&#8217;un calcolatore nel microscopico cervello d&#8217;un pappagallo ci si troverebbe di fronte al cortissimo in questione. Il video \u00e8 inserito nella compilation <em>Animal Charm Videoworks Volume 3: Computer Smarts. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <span class=\"testoscuro\">Brite Tip <\/span> (3&#8217;00&#8221;). Con tutta una serie di effetti di montaggio che variano dalla tendine alle dissolvenze incrociate in questo video troviamo kule\u009aovianamente giustapposte fra loro immagini che descrivono l&#8217;educazione forzata alla quale sono sottoposti, allo stesso modo (?) bambini e cani poliziotto. Come a dire che l&#8217;educazione \u00e8 sempre un poco coatta. Il video \u00e8 inserito nella compilation <em>Animal Charm Videoworks Volume 3: Computer Smarts. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Questi tre titoli, cos\u00ec, tanto per delineare in linea di massima uno stile davvero complesso da raccontare con le parole.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.animalcharm.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.animalcharm.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/youtube.com\/user\/therealanimalcharm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/youtube.com\/user\/therealanimalcharm <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/animalcharm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.myspace.com\/animalcharm<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati13.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Soundtrack: Martin Siewert<\/p>\n<p align=\"justify\">Bella questa monografia dedicata alle sonorizzazioni del viennese <span class=\"testoscuro\">Martin Siewert<\/span>, una selezione che ha dato modo di vedere alcune opere davvero interessanti di autori provenienti dall&#8217;area della mittle europa. <span class=\"testoscuro\">Gustav Deutsch, Jan Machacek e, con ben tre opere, Michaella Grill<\/span>. Cinque lavori che compendiano in maniera chiara le differenti forme delle collaborazioni e le diverse attitudini dei registi proposti, tutti e tre d&#8217;assoluto valore sia artistico che tecnico.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <strong class=\"testoscuro\">Film Ist # 9 <\/strong>. Regia: Gustav Deutsch (AUT\/2002).<\/p>\n<p align=\"justify\">Film Ist \u00e8 un progetto giunto nel 2002 alla sua seconda parte (capitoli dal 7 a 12), \u00e8 una serie suddivisa in dodici capitoli composta al suo interno da una serie variabile di piccoli frammenti di cinema delle origini, recuperati e restaurati dai cinque archivi di pellicole che hanno collaborato alla realizzazione di questo complicato progetto diretto da Gustav Deutsch (uno dei pi\u00f9 importanti filmmaker europei viventi). Recuperati e restaurati ma inevitabilmente muti i film vengono accompagnati dalle melodie lunari ed elettriche di Martin Siewert. Il SonarCinema estrae i quattro elementi che compongono il capitolo numero 9, denominato <em>conquest <\/em>, Deutsh vira il colore alla maniera di molto cinema dei primi trent&#8217;anni della sua storie e monta fra loro delle micro-narrazioni autonome. La conquista \u00e8 quella della locomotiva a vapore (9.1), quella del cielo da parte dell&#8217;uomo con il dirigibile (9.2), quella della carne sullo spirito, del bianco sul nero, dell&#8217;uomo sulla bestia (9.3), e poi la conquista del campo nemico da parte di eserciti che dapprima si affrontano alla baionetta e poi via via in un crescendo bellico giungono a fronteggiarsi con meccanici strumenti da guerra (9.4).<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <strong class=\"testoscuro\">Erase Remake <\/strong>. Regia: Jan Machacek.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <strong class=\"testoscuro\">Hello Again <\/strong>. Regia: Michaella Grill.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <strong class=\"testoscuro\">Trans <\/strong>. Regia: Michaella Grill.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211; <strong class=\"testoscuro\">Cityscapes <\/strong>. Regia: Michaella Grill.<\/p>\n<p align=\"justify\">Scorci urbani d&#8217;inizio 900 quasi impercettibili, sporcati da una patina digitale che li rende appena visibili. L&#8217;effetto ricercato da Grill sembra puntare alla materializzazione della distanza temporale che ci separa dalla cattura d&#8217;una imprecisata citt\u00e0 d&#8217;inizio secolo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Kuvaputki<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia: Edward Quist. Musiche: Pan Sonic. Montaggio Wargula. Durata 35&#8242; . 2008.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo lavoro in DVD mai pubblicato dai <span class=\"testoscuro\">Pan Sonic,<\/span> gi\u00e0 questo dato fa del lavoro in questione un evento, \u00e8 il risultato della collaborazione intercorsa fra il duo finlandese e l&#8217;artista digitale <span class=\"testoscuro\">Edward Quist<\/span> che ha prodotto per loro una complessa immagine d&#8217;un raggio catodico come accompagnamento ai suoni astratti da loro generati in una performance live della quale emergono vaghe immagini dei due. I<span class=\"testoscuro\">lpo V\u00e4is\u00e4nen and Mika Vainio <\/span>sono i soli protagonisti di questo interessante esperimento audio che a dispetto di quanto ci si potrebbe immaginare evita il ricorso alla sincronizzazione di suono ed immagine, le due colonne (audio e video) corrono autonome per sviluppo e struttura. Un prodotto assolutamente in linea con lo stile Pan Sonic, essenziale, minimale e molto noise.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Hazmazak<\/p>\n<p align=\"justify\">Regia: Edward Quist. Musiche: Del Marquis &amp; Edward Quist. Durata 5&#8242; . 2008.<\/p>\n<p align=\"justify\">La passione, fissazione, di <span class=\"testoscuro\">Edward Quist <\/span>per la ripresa degli elettroni osservati in un tubo vacuo (il fenomeno fisico che permette la generazione dei raggi catodici) torna anche in questo breve lavoro che illustra una variazione sul tema di quanto espresso nel precedente lavoro.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.embryoroom.com\/kuvaputki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.embryoroom.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag36\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati14.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/strong><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">In Transit<\/p>\n<p align=\"justify\">In transito e di passaggio, ed estensivamente il viaggio e la trasformazione, questo il tema scelto come filo rosso di congiunzione per tre cortometraggi che in modi differenti si misurano con il movimento e la prospettiva.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><em>Please Stand Back <\/em> di Stadtmusik (2007)<\/span> si rapporta allo spazio architettonico della citt\u00e0 considerandolo quale forza motrice dei processi che lo compongono. Lo spazio \u00e8 letto come una sovrapposizione di immagini fotografiche entro cui muovere il proprio punto di vista e dove la dinamica fra movimento dell&#8217;occhio che guarda e la prospettiva che lo contiene assume tratti differenti dal dato reale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><em>fourtythousand3hundred20 memories <\/em> diretto da AGF e Sue Costabile (2006)<\/span> ci depista illudendoci d&#8217;essere ad un passo dalla sue comprensione facendoci seguire un viaggio del quale per\u00f2 ben presto ci sfuggono i confini.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><em>Kaamos Trilogy <\/em>di Mia Makela (aka Solu)<\/span> \u00e8 una riflessione sulla luce, o la sua assenza. Un viaggio attraverso le tenebre nel freddo del nord della Finlandia. &#8216;Kaamos&#8217; \u00e8 un termine finlandese che descrive i mesi senza sole dell&#8217;emisfero nord, quando la luce \u00e8 una rarit\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" style=\"font-size: 13px;\" href=\"http:\/\/www.sixpackfilm.com\/catalogue.php?oid=1613&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.sixpackfilm.com\/catalogue.php?oid=1613&amp;lang=en<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2006_agf.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2006_agf.htm <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.solu.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.solu.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalle 12 alle 20 per tutti e tre i giorni di durata del Festival, come sempre presso l&#8217;Auditorium del Centre de Cultura Contempor\u0088nia de Barcelona, ha preso forma per l&#8217;undicesima volta (la prima edizione \u008f del 1998) la sezione dedicata alla settima arte del Sonar di Barcellona, il Sonarcinema<\/p>\n","protected":false},"author":44,"featured_media":27929,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,189],"tags":[65,71,72],"class_list":["post-10399","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-036","tag-report","tag-video-art","tag-video-clip"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sonarcinema 2008. 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