{"id":10389,"date":"2008-06-03T12:00:00","date_gmt":"2008-06-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-035\/the-wonderful-ideas-of-theodore-watson\/"},"modified":"2020-12-11T11:03:30","modified_gmt":"2020-12-11T10:03:30","slug":"the-wonderful-ideas-of-theodore-watson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-035\/the-wonderful-ideas-of-theodore-watson\/","title":{"rendered":"Le Meravigliose Idee Di Theodore Watson"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Theodore Watson<\/span> \u00e8 il classico uomo nell&#8217;ombra. Il genio della lampada, colui che rende possibile l&#8217;impossibile, che trasforma un&#8217;idea in realt\u00e0. Per quanto complessa e ambiziosa essa sia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un po&#8217; per carattere, un po&#8217; per fascinazione, sono sempre colpito da questi personaggi: grande capacit\u00e0 tecnica, enorme abilit\u00e0 nello scrivere codice, idee geniali a cavallo tra interaction design e arte generativa, sistemi complessi per interazioni semplici, spesso giocose, sicuramente efficaci. Se sono poco conosciuti al grande pubblico un motivo ci sar\u00e0 pure: forse perch\u00e9 carenti da un punto di vista concettuale, forse perch\u00e9 difficilmente classificabili sia nel mondo del design che in quello dell&#8217;arte, restii a riconoscere gli ibridi e i linguaggi ambigui dettati dalle potenzialit\u00e0 del codice macchina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il &#8220;caso&#8221; di <span class=\"testoscuro\">Theodore Watson<\/span>, passatemi il termine, \u00e8 a mio avviso leggermente diverso. Per lui penso che si possa quasi sussurrare la parola &#8220;ingenuit\u00e0&#8221;, se \u00e8 vero come \u00e8 vero che molte delle sue righe di codice sono state oggettivamente portate alla ribalta da altri artisti molto pi\u00f9 popolari a livello internazionale. Se quindi dietro al successo planetario del <span class=\"testoscuro\">Laser Tag dei Graffiti Research Lab (ospitati su Digimag 30 dello scorso Dicembre 2007\/Gennaio 2008)<\/span> si nascondono codici e interfacce generative nate dagli studi e le ricerche di Theodore per il suo precedente progetto <span class=\"testoscuro\">Generative Graffiti<\/span>, non si contano i progetti a livello internazionale sviluppati da artisti, come per esempio gli <span class=\"testoscuro\">United Visual Artists <\/span>o<span class=\"testoscuro\"> Golan Levin <\/span>, che utilizzano il suo <span class=\"testoscuro\">openFrameworks<\/span>, libreria creativa open source di semplificazione per linguaggio C++ sviluppata insieme a un altro fenomeno a volte incompreso come <span class=\"testoscuro\">Zach Lieberman<\/span>. Senza dimenticare il successo della mostra <span class=\"testoscuro\">&#8220;The science of Sleep&#8221;<\/span> che accompagnava il lancio dell&#8217;omonimo film di <span class=\"testoscuro\">Michel Gondry<\/span>, passata anche da Milano negli spazi di <span class=\"testoscuro\">Costume Nationale<\/span>: non penso si possa percepire quanto il successo di botteghino del film sia stato condizionato in giro per il mondo dalle trovate interattive e divertenti di Theodore Watson e dei suoi software.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma <span class=\"testoscuro\">Theodore Watson<\/span> \u00e8 cos\u00ec, forse anche meglio di cos\u00ec. Forse dal suo punto di vista non si tratta di ingenuit\u00e0. Forse si tratta di scelta, quella che tiene fede sempre e comunque all&#8217;etica dell&#8217;open source. Condividere codice utile, sempre e comunque, a costo che altri ne sfruttino la scintilla primordiale. Ma con la certezza che tanti altri possano migliorare il tuo lavoro, condividerlo, usarlo, goderne. Si potrebbe aprire un lungo dibattito a riguardo, non \u00e8 questo il tempo e lo spazio per farlo; penso quindi che sia meglio dare la parola a Theodore, cercando come sempre di fare al meglio informazione critica sul lavoro di uno splendido artista.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Guardando la tua attivit\u00e0, tu dividi i tuoi progetti in &#8220;progetti artistici&#8221; e &#8220;progetti di design&#8221;. Sono molto interessato nel lavoro di designers come te, questa attitudine di creare opere che possono essere accettate da entrambi i mondi (forse conosci in questo senso il lavoro degli italiani Limiteazero). Come percepisci questa integrazione?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Theodore Watson<\/strong>:<\/span> Penso che la ragione per la quale divido i miei progetti \u00e8 perch\u00e9 penso di non sentirmi a mio agio con essi in entrambe le categorie. Penso che il lavoro che faccio non \u00e8 pratico abbastanza per essere considerato propriamente design. Ma allo stesso tempo non incomincio questi progetti da un punto di partenza altamente concettuale, dato che partono molto spesso da idee come &#8220;non sarebbe fico se io potessi fare\u0085.&#8221;. Quindi, \u00e8 pi\u00f9 un problema di come fare le cose e aggiustarne il design mano a mano che si sta sviluppando l&#8217;idea. Penso certamente che sia importante avere una buona idea da cui partire, ma dedico anche molta importanza ad aggiustarne il design sulla base dei feedback che si ricevono poich\u00e9 la si sta facendo. Sento che gli artisti che lavorano solo sul concept e usano qualcuno per produrre i loro lavori, finiscono per produrre lavori molto inflessibili. Essi saranno esattamente come il concept di partenza, ma perdono l&#8217;opportunit\u00e0 di portare pi\u00f9 vita nel loro lavoro dato che non sono coinvolti nell&#8217;atto di farlo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quali sono le tecnologie e i software che usi normalmente? Voglio dire, come segui una nuova idea, da dove nasce e come decidi di svilupparla tecnicamente?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Theodore Watson<\/strong>:<\/span> Ogni volta che ho un&#8217;idea la provo e la disegno su carta, per avere un senso di ci\u00f2 che vorrei ottenere. Per la maggior parte dei progetti, ho una lista di desideri di cose su cui vorrei essere in grado di lavorare: molte di esse sono &#8220;quasi pronte&#8221; per cui non tutto finisce effettivamente nel design finale. Penso che sia un bene essere veramente folli in questa fase del processo e non aver troppa paura delle cose pratiche, del budget, ecc\u0085Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 importante se tu sei la persona che progetta il concep\u00ec e anche la persona che lo costruisce e lo programma. Aiuta veramente pensare a questi ruoli come due persone separate, in modo tale che quando stai facendo uno sviluppo concettuale, non pensi a quanto stai rendendo le cose difficili nel momento in cui dovrai andare a programmarle. Il programmatore che \u00e8 in te, vorr\u00e0 rendere le cose semplici e ti dir\u00e0 di rendere le idee meno complicate, per cui \u00e8 molto importante che non lo ascolti troppo in questa fase.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una volta che ho spinto fuori il concept, l&#8217;interazione, etc.., allora cerco di capire come posso fare il lavoro. Questo \u00e8 il momento in cui ti sposti verso il tuo lato pratico. La prima cosa da fare in questa fase \u00e8 quella di suddividere il progetto in una serie di problemi pi\u00f9 piccoli che devono essere risolti. Come posso per esempio tracciare le persone e anche conoscere il modo in cui si stanno confrontando, e come posso distinguere il laser dal resto dell&#8217;immagine?.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; anche utile in questa fase spendere tempo nella ricerca, cercando altri lavori che possono essere simili e come hanno risolto tematiche simili nelle quali ti potresti imbattere. I normalmente programmo in C++ che \u00e8 ovviamente molto potente ma che pu\u00f2 essere anche molto lento nel momento in cui ti metti a scrivere molto codice. E&#8217; quindi un bene spendere del tempo in pi\u00f9 nella fase di ricerca per trovare la via migliore per affrontare i problemi poich\u00e9 non \u00e8 bello perdere tempo in una direzione per scoprire dopo che non \u00e8 stata la scelta migliore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Spesso quindi costruisco piccoli test che soddisfano singoli problemi. Solo quando mi sento a mio agio con essi, so che rappresentano l&#8217;approccio migliore e li metto insieme nel software finale.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;ultima fase infine \u00e8 la pi\u00f9 importante, cio\u00e8 quando installi il lavoro nello spazio fisico. E&#8217; questo il momento in cui il progetto prende forma realmente e in cui le teorie su come avevi immaginato che avrebbe funzionato possono essere veramente testate nella pratica. A questo punto si pu\u00f2 anche testare l&#8217;interazione e affinare i parametri per aggiustare i comportamenti e i responsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Vorrei parlare del codice che hai scritto per il progetto Laser Tag dei Graffiti Research Lab. Li abbiamo intervistati per Digimag e ho avuto modo di invitarli personalmente a Roma per Enzimi nel Dicembre 2007 e vorrei quindi sapere come \u00e8 iniziata la vostra collaborazione e cosa ne pensi anche dell&#8217;invito che avete ricevuto presso il Moma di New York lo stesso mese<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Theodore Watson<\/span><\/strong>: Avevo gi\u00e0 lavorato con <span class=\"testoscuro\">James ed Evan (Graffiti Research Lab)<\/span> prima, quando ero ad Eyebeam. Avevo gi\u00e0 creato il Generative Graffiti Project e discutemmo per la prima volta del Laser Tag Project dopo che mi spostai da New York ad Amsterdam. L&#8217; <span class=\"testoscuro\">Atelier Rijksbouwmeeste<\/span>r in Olanda aveva infatti contattato i GRL offrendogli una commissione per produrre un lavoro a Rotterdam. Evan e James vennero da me e discutemmo di alcune possibili idee da sviluppare. Una delle idee era basata sull&#8217;utilizzo di un Puntatore Laser per scrivere graffiti sui palazzi. Evan aveva fatto qualche testi su piccola scala in casa sua e la cosa funzionava abbastanza bene ma non avevamo idea di come avrebbe funzionato sui palazzi alti 80 metri e larghi 40 metri . Cos\u00ec per un mese ho iniziato a cercare l&#8217;hardware, sviluppare il software, cercare di risolvere il maggior numero di problemi nel minor tempo possibile. Quando Evan e James tornarono a Rotterdam con i proiettori, fu il primo momento in cui potemmo vedere se le cose funzionavano o meno. Fu quasi uno shock e un sollievo, perch\u00e9 fino ad allora tutto era completamente teorico: da quel momento, per alcuni giorni, testammo il sistema insieme ad alcuni writers e facemmo dei miglioramenti al software sulla base dei loro feedback. Da quelle fredde notti di Rotterdam lo scorso anno, Laser Tag \u00e8 stato mostrato in tutto il mondo, incluso il Messico, Hong Kong, Australia, Taipei, Svizzera, Austria, Londra, Svezia, Spagna, New York, Canada e ovviamente Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con un po&#8217; di tempo per lavorarci sopra, potrei anche realizzare una versione 2.0, compatibile con Mac, Windows e anche Linux. Essa avrebbe nuovi stili di pennelli, un&#8217;interfaccia potenziata e potrebbe anche inviare dati su internet per poter essere visualizzati tramite altre applicazioni (Flash, Processing, Max\/Msp, ecc\u0085)<\/p>\n<p align=\"justify\">Normalmente, quando attiviamo il Laser Tag, ci piace farlo in spazi aperti, dato che esso \u00e8 uno strumento per gli spazi urbani. La ragione per cui abbiamo accettato di farlo indoor presso il <span class=\"testoscuro\">MoMa<\/span> \u00e8 perch\u00e9 abbiamo pensato che se invitavamo alcuni dei pi\u00f9 ricercati writers di New York, la prossima volta che si sarebbero presentati di fronte a un giudice cercando di difendere i loro graffiti come opere d&#8217;arte, avrebbero potuto dire che li avevano esposto al MoMa, cosa che avrebbe sicuramente dato molto peso alla loro difesa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Sia per Laser Tag che per I Generative Graffiti, hai lavorato con le librerie di Open Frameworks. Hai lavorato direttamente su questo progetto della libreria insieme a Zach Lieberman? Potresti dirmi le funzioni principali di questo strumento e quali sono le differenze con altri tools generativi come Processing o VVVV.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Theodore Watson<\/span><\/strong>: openFramewrosk \u00e8 ci\u00f2 che inizialmente ho utilizzato per i miei lavori. E&#8217; una libreria in C++ che ho sviluppato insieme proprio a <span class=\"testoscuro\">Zach Lieberman<\/span>. L&#8217;idea era quella di fornire una collezione di codice utile per applicazioni creative: essendo noi stessi artisti, volevano sviluppare strumenti migliori che potessero creare lavori migliori. C++ \u00e8 un linguaggio potente e flessibile, ma pu\u00f2 essere molto difficile quando si incomincia; per questo abbiamo creato un ambiente che fornisse una collezione di codice utile in modo tale che, per esempio, invece di dover scrivere 90 righe di codice per caricare e lanciare un filmato, si scrivessero solo 2 righe. Questo consente di spendere molto pi\u00f9 tempo nello scrivere le parti creative dell&#8217;applicazione. OpenFrameworks \u00e8 inoltre cross-platform, per cui non bisogna modificare niente nel codice per trasformalo in un&#8217;applicazione Windows, Mac o Linux.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">OpenFrameworks<\/span> \u00e8 vicino a Processing in termini di come si programma e noi stessi abbiamo preso molto ispirazione da Processing. Abbiamo per esempio cercato di prendere le stesse API, cos\u00ec ci\u00f2 che \u00e8 beginShape (); in Processing diventa ofBeginSpace (): in openFrameworks. Molte delle persone che quindi usano <span class=\"testoscuro\">openFrameworks<\/span> arrivano da un passato su Processing, in modo tale che risulta semplice per loro muoversi da uno all&#8217;altro. Il vantaggio principale di openFrameworks rispetto a Processing ha a che fare proprio con il linguaggio di programmazione che si utilizza: essendo openFrameworks in C++, pu\u00f2 lanciare un applicativo in modo molto pi\u00f9 veloce, specialmente nel caso di applicazione intensive che devono processare molti dati. Questo da a openFrameworks molti vantaggi in aree come il processamento dei segnali e nella computer vision. Un&#8217;altra grande differenza \u00e8 che noi forniamo un codice sorgente non compilato all&#8217;interno del tuo computer: quindi puoi sempre guardare il codice quando carichi per esempio un filmato, vedere come lavora e modificarlo se serve che lavori in modo diverso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sebbene quindi <span class=\"testoscuro\">openFrameworks<\/span> \u00e8 ancora in forma beta privata, ci sono pi\u00f9 di 3000 persone in tutto il mondo che lo usano per i loro progetti. Abbiamo gi\u00e0 visto installazioni su larga scala fatte con esso da artisti come gli UVA, Jonathan Harris, Chris O&#8217;Shea e Golan Levin. <span class=\"testoscuro\">openFrameworks<\/span> sar\u00e0 presto disponibile per il pubblico e siamo molto eccitati di vedere quali nuove cose le persone faranno e come OF potr\u00e0 crescere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: il codice che usi e la tecnologia usata per il Laser Tag sono completamente free, open source e pubblicizzati solo sula Rete. Hai collaborato con Eyebeam a New York. Le tue idee ha ispirato molte persone\/gruppi nel mondo ad essere attivi con le tecnologie all&#8217;interno dei loro paesaggi urbani. Come sei connesso con la scena open source internazionale e quale \u00e8 il tuo approccio al free software e alle tecnologie in generale?.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Theodore Watson<\/strong>:<\/span> Eyebeam ha avuto sicuramente un forte impatto al modo in cui ho guardato all&#8217;open source. L&#8217;openLab di Eyebeam da cui provengono i Graffiti Research Lab aveva una richiesta per le persone che partecipavano ai suoi programmi, che tutti i progetti dovessero cio\u00e8 essere open source. Fino a quel punto mi sono trovato d&#8217;accordo sull&#8217;open source, ma solo nel senso di condividere del codice veramente utile. Durante la pausa di Natale, ho scritto una libreria per il capture dei video da Internet per Windows, che aveva richiesto settimane per essere sviluppata e non c&#8217;erano dubbi che io volessi rilasciarla open source. Ma c&#8217;era questa idea che il codice creativo che avevi scritto dovesse essere condiviso anch&#8217;esso e questo \u00e8 stato un po&#8217; pi\u00f9 difficile per me da accettare. Ricordo che Evan mi spingeva a rilasciare la sorgente e io ero esitante, non perch\u00e8 non volessi che le persone copiassero il mio codice ma perch\u00e9 mi vergognavo di quanto era incasinato. Ma come disse Evan ai tempi: &#8220;messy code is better than no code&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">In termini di open source non siamo propriamente dei GPL o nerds delle licenze, semplicemente metiamo il codice l\u00ec fuori e permettiamo alle persone di usarlo. Per il Laser Tag la sola restrizione \u00e8 che non pu\u00f2 essere usato per la pubblicit\u00e0, il marketing o la promozione. Il software \u00e8 stato progettato come reazione contro la pubblicit\u00e0, quindi sarebbe un po&#8217; perverso se qualcuno lo usasse per vendere qualcosa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Non lo sapevo, ho visto sul tuo sito che hai collaborato anche con Michel Gondry per la mostra &#8220;Science of Sleep&#8221; che ho visto qui a Milano l&#8217;anno scorso presso gli spazi di Costume Nationale. Potresti raccontarmi qualcosa di pi\u00f9 di questa esperienza e i progetti che hai sviluppato per essa?.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Theodore Watson<\/strong>:<\/span> Lavorare alla mostra <span class=\"testoscuro\">Science of Sleep<\/span> \u00e8 stata un&#8217;esperienza affascinante. Ma \u00e8 stata anche una mole incredibile di lavoro. L&#8217;idea era quella di ricreare i sets dal film all&#8217;interno degli spazi della galleria Deitch, in modo tale che alcuni elementi fossero interattivi per facilitare l&#8217;immersione delle persone nello spazio e nell&#8217;universo del film.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ricordo quando <span class=\"testoscuro\">Michel Gondry<\/span> mi ha spiegato quello che voleva e mi chiedeva se fosse possibile. Ricordo di aver pensato &#8220;Ges\u00f9, penso di s\u00ec&#8221; e quindi ho detto &#8220;s\u00ec, certo&#8221;. Alla fine ha funzionato tutto ma ho lavorato giorno e notte, dato che lo schedule era incredibilmente stretto. La sera dell&#8217;opening c&#8217;era la gente in coda per entrare per 3 lati di un block a Manhattan, da pazzi. Lo spettacolo fu incredibilmente popolare e da allora ho anche installato a Parigi e proprio a Milano.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;erano 4 pezzi su cui ho lavorato per lo show. Un pianoforte che aveva uno schermo incorporato, che quando suonavi un tasto lanciava un video di qualcun altro che suonava la stessa nota su un altro pianoforte. Si potevano avere fino ad 8 note per vedere quindi fino a 8 persone che suonavano 8 note.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un&#8217;altra installazione che riscosse molto successo fu quella chiamata &#8220;gli occhi controllati dalla corda&#8221;, in cui si potevano tirare due corde che pendevano dal soffitto che potevano aprire l&#8217;occhio corrispondente dell&#8217;attore (Gael Garcia Bernal) su un grande schermo di fronte al pubblico. I sensori che usai per l&#8217;installazione avevano un piccolo disturbo all&#8217;interno, in modo tale che ci fosse sempre un piccolo flicker negli occhi dell&#8217;attore, per aumentare ancor di pi\u00f9 il realismo dell&#8217;opera.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ho costruito infine un sistema di illuminazione che potesse reagire a ci\u00f2 che accadeva in una scena che si svolgeva su 2 displays LCD a 90 pollici . I displays erano posizionati dietro una finestra, per dare l&#8217;impressione che ci\u00f2 che il pubblico stava vedendo fosse fuori e non dentro lo spazio della galleria. Quando il sole sorgeva nella scena, le luci cambiavano colore per darne l&#8217;effetto; quando il vulcano eruttava, le luci flashavano al rosso e all&#8217;arancione per dare la sensazione di essere legate a ci\u00f2 che si vedeva. E&#8217; stato un modo carino per creare una forte connessione tra lo spazio e il mondo del film.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Infine, alcuni dei tuoi progetti come Funky Forest o Daises (ma anche il Vinyl Workout in un certo senso), sono assolutamente giocosi, e creano una interazione piuttosto immediate, lavorando sulla poetica di passaggio tra natura e tecnologia. Quanto \u00e8 importante per te questa attitudine e quale il dialogo possibile tra questi due mondi?.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Theodore Watson<\/strong>: <\/span>Penso proprio che mi piaccia che le persone si divertano con le mie installazioni, che \u00e8 poi il motivo per cui non sono veramente arte dato che le ho costruite dalla prospettiva di che cosa mi sarebbe piaciuto giocare con, se fossi stato di nuovo bambino. Per me la scienza e la natura sono assolutamente affascinanti e usarli come soggetti per costruire il mio lavoro mi fornisce una scusa per cercare di comprenderle in modo un po&#8217; pi\u00f9 profondo. Funky Forst \u00e8 stato un progetto su cui ho lavorato con <span class=\"testoscuro\">Emily Gobeille (zanyparade.com)<\/span>: abbiamo usato la metafora della foresta ma il design \u00e8 molto differente da come una vera foresta dovrebbe apparire. Abbiamo infatti creato la nostra versione di una foresta che usa ancora gli elementi comuni che i bambini conoscono, dandogli per\u00f2 una svolta fantastica che la rende del tutto unica. Non penso che cercassimo di soppiantare la natura, ma pi\u00f9 che altro di prendere ispirazione da essa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/softwareart_mk09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">l mondo naturale \u00e8 oggi un mondo di sistemi di interazione e quindi penso che questo \u00e8 una tematica perfetta da esplorare con un medium come le installazioni interattive, dove \u00e8 possibile giocare con queste regole per creare nuove realt\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/muonics.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/muonics.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Theodore Watson \u008f il classico uomo nell&#8217;ombra. 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