{"id":10377,"date":"2008-06-03T12:00:00","date_gmt":"2008-06-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-035\/the-cinematic-experience-of-boris-debackere\/"},"modified":"2020-10-25T20:37:37","modified_gmt":"2020-10-25T19:37:37","slug":"the-cinematic-experience-of-boris-debackere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-035\/the-cinematic-experience-of-boris-debackere\/","title":{"rendered":"L&#8217;esperienza Cinematica Di Boris Debackere"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Boris Debackere<\/span><span class=\"testo_iframe\"> \u00e8 un artista e sound programmer; insegna all&#8217;<\/span><span class=\"testoscuro\">Accademia Sint Lukas di Bruxelles <\/span><span class=\"testo_iframe\">dove porta avanti il dipartimento Transmedia. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"> Si \u00e8 formato nel dipartimento <\/span><span class=\"testoscuro\">Image and Sound dell&#8217;Accadmia di musica dell&#8217;Aia<\/span><span class=\"testo_iframe\">, che ha formato una generazione di artisti\u00a0 impegnati in sperimentazioni a cavallo tra suono e immagine attivi soprattutto in Olanda e nelle Fiandre. Questo imput \u00e8 stato probabilmente una delle esperienze che lo hanno avviato a &#8220;pensare multimediale&#8221;, come ci ha detto lui stesso nel corso della conversazione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"> Ha collaborato con diversi artisti tra cui<\/span><span class=\"testoscuro\"> Marnix De Nijs (con cui ha realizzato Run motherfucker run), Brecht Debackere (con cui ha realizzato la live cinema performance Rotor), Herman Asselberghs (con cui ha vinto nel 2007 il premio Transmediale per Proof of life)<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Vive e lavora tra Bruxelles, Anversa, Rotterdam ed Amsterdam. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"> Tra i suoi lavori pi\u00f9 recenti, <\/span><span class=\"testoscuro\">Probe<\/span><span class=\"testo_iframe\">, presentata a Montevideo in occasione del festival <\/span><span class=\"testoscuro\">Sonic Acts XII (febbraio 2008)<\/span><span class=\"testo_iframe\">, in una collettiva intitolata <\/span><span class=\"testoscuro\">The cinematic experience<\/span><span class=\"testo_iframe\">. Proprio da Probe e dalla Cinematic Experience inizia la nostra intervista. The cinematic experience \u00e8 il titolo di una ricerca realizzata nel 2007 da Debackere con i fondi della stessa Accademia Sint Lukas, poi sfociata in una omonima pubblicazione coprodotta da Sonic Acts.<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Vorrei iniziare parlando di <em>Probe<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Nel libretto che accompagna l&#8217;installazione, descrivo <em>Probe <\/em> (in italiano, sonda, n.d.r) con la sua definizione nel vocabolario: &#8220;nome, un veicolo spaziale di esplorazione, progettato per trasmettere informazioni sul suo ambiente&#8221;.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Di fatto in quello stesso testo descrivi <em>Probe <\/em> come un lavoro che parla di <em>medium<\/em>: il cinema. Qual&#8217;\u00e8 il suo concept di fondo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Probe \u00e8 una metafora del Cinema: cinema come navicella spaziale, o una sonda, in cui entri, sei completamente disconnesso dal mondo esterno. All&#8217;improvviso questo schermo gigantesco di fronte a cui ti trovi sparisce e diventa una specie di finestra per viaggiare nel tempo e nello spazio. E tu sei seduto in questo veicolo ma il &#8220;viaggio&#8221; ha luogo interamente nel tuo cervello: ti concentri mentalmente con lo schermo che diventa invisibile e tutto ci\u00f2 che \u00e8 proiettato sullo schermo attiva la tua mente e la tua immaginazione. Il luogo del film \u00e8 nel tuo cervello, non nello schermo: \u00e8 parte delle stesse dinamiche del cinema che stimolano il tuo cervello, il meccanismo delle tue capacit\u00e0 percettive.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Probe <\/em>\u00e8 questo, gioca con la tua attenzione verso lo schermo, che viene costantemente misurata: la tua distanza dalla proiezione influenza la generazione di immagini e suono. La percezione dell&#8217;avvicinamento viene raddoppiata: <em>Probe <\/em> permette di fare un&#8217;esperienza che normalmente non puoi fare con l&#8217;occhio umano ma con la macchina da presa: zoommare. Dal mio punto di vista quest&#8217;aspetto \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 normalmente noi misuriamo la qualit\u00e0 di un film nella sua propriet\u00e0 di portarci lontano, consideriamo quanto quanto abbiano funzionato le capacit\u00e0 della navicella di farci vagare nel tempo e nello spazio. In altre parole giudichiamo la qualit\u00e0 dell&#8217;immersione. L&#8217;effetto immersivo ha luogo quando non ti senti pi\u00f9 l\u00ec, ma sei completamente assorto nel film.<\/p>\n<p align=\"justify\">In quest&#8217;installazione ogni passo che fai avanti o indietro ha un effetto istantaneo sull&#8217;output che \u00e8 proiettato sullo schermo. Per effetto dello zoom, ogni movimento che fai verso lo schermo viene percepito come doppio, perch\u00e9 attivi uno zoom ottico (del video) e fisico (ti avvicini).<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Una cosa che trovo interessante \u00e8 che una volta che ti avvicini alla proiezione, il suono sparisce e del video rimane solo una proiezione bianca. Pensi che accostandoti maggiormente puoi capire cosa c&#8217;\u00e8 dall&#8217;altro lato della &#8220;finestra&#8221;, ed invece ti trovi di fronte solo allo schermo ed alla luce bianca del video proiettore, vedi in pratica solamente il <em>medium. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Succede se sei completamente vicino allo schermo, intendo se hai il tuo naso quasi attaccato allo schermo: la cosa interessante \u00e8 che molti spettatori, una volta che hanno capito il meccanismo dell&#8217;installazione &#8211; fatto non scontato &#8211; lo fanno davvero, toccano con il proprio naso la superficie di questo schermo gigante largo pi\u00f9 di 6 metri . Per me \u00e8 divertente prendere atto che riesco a far fare alle persone cose di questo genere. Ma soprattuto, parlando di contenuti, alla fine quando pi\u00f9 ti concentri sullo schermo, tutto diventa vuoto e silenzioso. Tutto funziona solo nel tuo cervello. E tu non hai bisogno di innescare lo schermo&#8230;<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Cio\u00e8 tutto sparisce&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Il gioco sparisce, \u00e8 stata solo un&#8217;illusione. Almeno fino a quando dai le spalle e torni all&#8217;ingresso della sala e tutto riappare.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Una cosa che gi\u00e0 ti ho accennato, trovo molto interessante anche il fatto che il giorno dell&#8217;inaugurazione hai fatto togliere dalla didascalia all&#8217;ingresso della tua sala la dicitura &#8220;installazione interattiva&#8221;. Io la leggo cos\u00ec: se usi questo termine che fa riferimento in maniera cos\u00ec forte al contesto dei New Media o della Media art, costringi l&#8217;osservatore a cercare pi\u00f9 il gioco che il suo contenuto.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Ci sono molte maniere per approcciare il discorso dell&#8217;interattivit\u00e0. Potresti per esempio dire che anche il cinema \u00e8 interattivo. Se lo schermo sta l\u00ec e non c&#8217;\u00e8 alcuno spettatore nella sala, si pu\u00f2 dire o no che c&#8217;\u00e8 un film? L&#8217;opera ha bisogno del pubblico. Pensa a un quadro: il pubblico lo guarda, lo contempla: c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;interazione tra spettatore e quadro. Il pittore stesso &#8211; sono convinto &#8211; pensa al momento in cui un osservatore inizia a guardare il quadro e quando poi finisce. D&#8217;altro canto, come dici tu, &#8220;installazione interattiva&#8221; rimanda specificamente ai New Media. Ma cos&#8217;\u00e8 poi un&#8217;installazione interattiva? Un lavoro che ha bisogno di inputs dall&#8217;utente, fatto che assolutamente non mi piace, perch\u00e9 usi il termine &#8220;user\/utente&#8221; riferendoti a un&#8217;opera d&#8217;arte come se si trattasse di un contesto aziendale. L&#8217;utente, il consumatore: improvvisamente anche il pubblico di un&#8217;opera cambia ruolo e diventa utente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo user comunque deve fare qualcosa: ma \u00e8 un fatto molto comune che quando qualcuno entra nello spazio di un&#8217;installazione del genere, non sa bene come usarla sfruttando tutte le sue potenzialit\u00e0, perch\u00e9 si tratta di qualcosa di completamente nuovo. Se l&#8217;installazione \u00e8 sufficientemente complessa (la programmazione, l&#8217;audiovisivo), se \u00e8 abbastanza forte, \u00e8 sempre necessario un po&#8217; di tempo per capire esattamente come muoversi, usarla, navigarla. Faccio sempre quest&#8217;esempio: Stradivari fa un violino e dice &#8220;quest&#8217;\u00e8 un&#8217;installazione intterattiva&#8221;. E lo \u00e8: ci sono il legno, le corde, una forma specifica. &#8220;Se interagisci produce un suono&#8221;. Poi lo mette su un piedistallo e la gente arriva e comincia a toccare le corde ed esclama: &#8220;Oh si, produce suono!&#8221;. Il problema \u00e8 per\u00f2 che servono anni per poter controllare questo strumento e per poterlo suonare.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 quindi un anello mancante nel discorso dell&#8217;interazione. E mi chiedo anche se le persone vogliono veramente interagire con l&#8217;arte. Certo, se invece vuoi fare un videogioco ad esempio, un simulatore di tennis o do sci, nel quale sei completamente incapsulato \u00e8 un altro discorso. Anche se la complessit\u00e0 vale anche per i giochi: \u00e8 complesso raggiungere un certo livello, e bisogna imparare ad usare lo strumento prima di poter veramente giocare. E non parlo di giochi come Pac Man, ma dei giochi delle ultime generazioni, diventati sempre pi\u00f9 complessi. Apprendere le tecniche richiede tempo. La domanda \u00e8: puoi aspettarti la stessa cosa dal pubblico? Certo si potrebbe anche opinare che anche il pubblico dell&#8217;Arte Contemporanea ha bisogno di strumenti intellettuali appropriati per capire l&#8217;opera. Ma si pu\u00f2 veramente chiedere una capacit\u00e0 fisica?.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Quando hai parlato di interazione ed opera d&#8217;arte generica non ho potuto fare a meno di pensare a esempi &#8220;classici&#8221; di arte contemporanea. Dalle performances o l&#8217;<em>Action kunst <\/em> dove l&#8217;osservatore \u00e8 costretto a prendere parte a un&#8217;azione proposta da un artista, ai grandi classici delle installazioni o degli Happenings. Kaprow, gli anni Cinquanta, ecc. Si tratta di opere interattive, in cui per\u00f2 nessuno si interroga o cerca di capire come funzionano i meccanismi. Nelle sale degli happening di Kaprow dove &#8220;succedono&#8221; delle cose per esempio. Lo spettatore semplicemente prende parte all&#8217; &#8220;accadimento&#8221; messo in atto dall&#8217;artista senza farsi troppe domande sui meccanismi di funzionamento. Forse dovrebbe essere cos\u00ec anche nel contesto dei Media.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Sono convinto che ogni opera \u00e8 interattiva. Se pensi a una band che fa concerti, di sicuro dice che \u00e8 molto meglio suonare &#8220;dal vivo&#8221; perch\u00e9 c&#8217;\u00e9 l&#8221; &#8220;interazione&#8221; con il pubblico. Anche se dal palco il pubblico lo vedi come un enorme buco nero perch\u00e9 sei completamente avvolto da fasci di luce che ti abbagliano. Ma di fatto magicamente si concretizza una qualche magia per cui si parla di interazione: esiste? Non esiste? E&#8217; vera solo nella testa dei musicisti?<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi la vera questione \u00e8: c&#8217;\u00e8 davvero bisogno di focalizzarsi sull&#8217;interazione o \u00e8 semplicemente qualcosa che va di pari passo con il concept del lavoro e non ne \u00e8 il nucleo centrale?<\/p>\n<p align=\"justify\">In generale si pu\u00f2 dire che ogni buona tecnica \u00e8 profondamente nascosta dal contenuto. Lavora da sola, non la vedi. E&#8217; trasparente. Noi non pensiamo ogni secondo che stiamo respirando e che il nostro cuore batte. Se fossi stato costretto ad interagire per tutta la mia vita ogni secondo con il mio cuore, non sarei stato in grado di fare qualsiasi altra cosa&#8230;<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Abbiamo parlato spesso del Black box e della relazione che <em>Probe <\/em> ha con questo tipo di spazio e con lo spazio del Cinema<\/span><strong>.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Non mi piace fare &#8220;arte per il Black box&#8221;. Come non mi interessa fare &#8220;arte interattiva&#8221; del resto. Succede che questo tipo di installazioni devono stare in un Black box. Se ne vedo uno in una galleria, in un museo o in una Biennale, non capisco proprio perch\u00e9 sono stati messi l\u00ec. Ho anche chiesto esplicitamente a molte persone quanto tempo passano normalmente in questo tipo di ambienti, se vedono il video dall&#8217;inizio alla fine.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo spettatore medio entra, passa attraverso le tende nere o quelle porte &#8220;bric-a-brac&#8221;; si trova in questo spazio dove c&#8217;\u00e8 un proiettore che probabilmente ha una predominanza di colori completamente inappropriata rispetto al video, un impianto audio scadente e si siede su una panca di legno a guardare un video \u00e8 probabilmente gi\u00e0 iniziato da parecchio tempo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io sono convinto che una situazione del genere non funziona affatto. Mi chiedo se questi artisti presentati in questo modo non sognino in realt\u00e0 di fare film hollywoodiani ma non ne siano abili.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qualcuno mi pare abbia sommato le ore totali dei video di una di queste biennali&#8230;<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Una review della Documenta XI del 2001 curata da Enwezor intitolata &#8220;600 hours Documenta&#8221;&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Come pu\u00f2 funzionare un modello espositivo del genere? Credo che il contesto dell&#8217;Arte contemporanea sia basato su una percezione ed osservazione verticale dell&#8217;opera. Non ha nulla a che fare con il tempo ma con lo spazio. Ti siedi di fronte a un quadro o una scultura e la percezione \u00e8 verticale: il tempo cio\u00e8 entra in azione solamente se e quando esiste un&#8217;interazione tra spettatore e opera. Non \u00e8 un elemento che fa parte dell&#8217;opera ma \u00e8 un fatto secondario che scatta solamente nella relazione con l&#8217;osservatore. Per un video invece, lo spettatore ha bisogno di un tempo stabilito in partenza: se manca il tempo il video diventa una still, una fotografia. Improvvisamente con il video l&#8217;elemento del tempo \u00e8 stato introdotto nel contesto dell&#8217;Arte contemporanea, ma ancora il pubblico vaga da un Black box all&#8217;altro nello stesso modo in cui guarda un quadro. Qualcosa di completamente diverso di quando per esempio vai al cinema e sai che rimarrai chiuso l\u00ec dentro per un&#8217;ora e mezza o due ore: selezioni il tuo film, cerchi di arrivare puntuale e ti siedi per l&#8217;intera durata del film fino alla sua fine. Nessuno fa una cosa del genere per un video a una Biennale. Forse qualcuno persiste perch\u00e9 vuole essere preso molto sul serio dagli altri&#8230; ma generalmente il tempo dedicato a un video nel contesto dell&#8217;arte non equivale al tempo specifico dell&#8217;opera.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tra parentesi, ho sempre trovato molto interessante notare le espressioni serie delle persone quando guardano &#8220;l&#8217;Arte&#8221;\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\">Tornando a <em>Probe <\/em> comunque, mi piace pi\u00f9 parlare di installazione &#8220;reattiva&#8221; piuttosto che &#8220;interattiva&#8221;. Una conversazione \u00e8 interattiva, <em>Probe <\/em>no. Lo spettatore che la guarda ha l&#8217;attitudine da Black box: entra, si appoggia al muro di fondo ed aspetta, aspetta, aspetta. Senza immaginarsi che il lavoro reagisce e che deve superare un confine spaziale per attivare la reazione. Durante l&#8217;esibizione a Montevideo, in occasione del festival Sonic Acts, alcuni spettatori sono entrati, hanno visto il primo livello del video, in cui un costante flusso di visivo in movimento da sinistra e destra \u00e8 accompagnato da un suono molto forte, e sono andati via senza veramente vedere il lavoro. In questo senso <em>Probe <\/em> \u00e8 in relazione con il Black box, perch\u00e9 in qualche modo gioca con le aspettative che il pubblico ha generalmente con questo tipo di spazi.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Ma <em>Probe <\/em> ha soprattutto a che fare con il Cinema in generale. Ed io direi che il cinema \u00e8 uno dei tuoi topic preferiti, anche considerando altri tuoi lavori. Mi riferisco al <em>live cinema <\/em>di <em>Rotor <\/em> (2005), che hai realizzato con Brecht Debackere, e l&#8217;installazione <em>Vortices <\/em> (2006).<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Non mi interessa il cinema nel senso di &#8220;fare il film pi\u00f9 interessante della storia&#8221;, ma nel suo effetto. Nella sua influenza sulla societ\u00e0 del passato e del presente e nel nostro modo di produrre arte e di pensare in generale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi interessa l&#8217;effetto immersivo del cinema, che credo sia uno dei fattori chiave del successo di quest&#8217;arte che ha anche attraversato tutte le evoluzioni di questo medium durante un secolo di vita. Cerco di tradurre questi fattori non nel cinema ma in altri tipi di ambienti. Ed \u00e8 per questo che ho iniziato un progetto di ricerca intitolato <span class=\"testoscuro\">&#8220;The cinematic experience&#8221;<\/span> che \u00e8 culminato in un libro omonimo libro presentato (ed editato) in concomitanza con il festival Sonic Acts. Cerco di tradurre le caratteristiche cinematiche di questo medium in altre forme possibili rispetto al cinema che conosciamo. Cerco non di imitare il cinema del presente ma di creare il cinema di domani. Mi chiedo come ricreare quello stesso tipo di esperienze cinematiche che le persone vivono quando si muovono in una sala buia o stanno davanti a una proiezione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Vortices <\/span> \u00e8 un pilastro sul quale le immagini si muovono ruotandogli intorno. E&#8217; un omaggio alla Colonna Traiana, che \u00e8 stata la prima narrazione visuale di una storia nella cultura occidentale. Una specie di fumetto. La cosa interessante \u00e8 che l&#8217;osservatore doveva girare intorno alla colonna per conoscere la storia, ed osservarne i bassorilievi. Una narrazione raccontata per immagini ha una forte assonanza con il cinema. <em>Vortices <\/em> lavorava su questo concetto, cercando di essere non interattiva ma reattiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le performances di live cinema come <span class=\"testoscuro\">Rotor <\/span> hanno questo nome perch\u00e9 hanno un collegamento con il cinema rispetto alla modalit\u00e0 di display: proiezione e suono. Ma hanno probabilmente un legame molto pi\u00f9 profondo con il sogno di performare in tempo reale dal vivo audio e video, immagini e suono, insieme, improvvisando come si improvvisa con gli strumenti musicali. Ha molto pi\u00f9 a che fare con la &#8220;musica di colore&#8221; e con la ricerca nella sinestesia. Ma l&#8217;idea di performare come si suona la musica \u00e8 preponderante rispetto all&#8217;idea di performare <em>Indiana Jones 7 <\/em>.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Parlandomi di <em>Rotor <\/em> tu stesso per\u00f2 mi avevi detto che \u00e8 un lavoro che ha a che fare con il cinema, e nello specifico con il suono del cinema.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> Se da un lato l&#8217;aspetto performativo \u00e8 una parte importante, entra poi in gioco la questione vera: una volta che abbiamo deciso <em>come <\/em> vogliamo fare il lavoro, viene il contenuto. E qui il cinema entra in azione, molto di pi\u00f9 che se parliamo solamente del setting della performance: abbiamo provato a riprodurre la &#8220;cinematic experience&#8221; con un linguaggio astratto. Abbiamo eliminato qualsiasi elemento che potesse ricondurre a un qualche tipo di &#8220;icona&#8221; hollywoodiana: bambole, armi, macchine, navi, esplosioni. Le abbiamo eliminate cercando di creare lo stesso tipo di esperienza ma in una forma totalmente astratta. Non c&#8217;\u00e8 quindi una narrazione tradizionale, ma <em>Rotor <\/em> ha molto pi\u00f9 a che fare con un tipo di approccio musicale. La musica, quella senza parola, \u00e8 astratta e crea per lo spettatore un&#8217;esperienza molto pi\u00f9 astratta di quella del cinema tradizionale basato sulla narrazione lineare di eventi.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Parlando del cinema di Hollywood c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra questione di cui mi parlavi che mi intriga: gli effetti di quel tipo di cinema si ricollegano a una forma di narrazione molto pi\u00f9 astratta di quella del cinema tradizionale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Boris Debackere<\/strong>:<\/span> E&#8217; questo un fattore che chiamo l&#8217; &#8220;emancipazione degli effetti nel film&#8221; dalla narrazione. Potresti dire che nel corso della storia, a parte il fatto che il cinema in s\u00e9 stesso \u00e8 un effetto (che come dicevamo ha luogo nel tuo cervello), gli spettatori sono stati sin dal principio presi dall&#8217;effetto del cinema: uno spettacolo magico e misterioso di immagini in movimento su un muro. Dopo un certo tempo, la narrazione di tipo teatrale \u00e8 stata introdotta nel cinema per attrarre il pubblico, che a quel punto aveva iniziato ad annoiarsi del solo gioco di luci e movimento. Dal quel momento la narrazione \u00e8 entrata nel cinema come una novit\u00e0 che \u00e8 stata ora perfettamente integrata nel cinema che conosciamo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag35\/articoli\/img\/audiovideo_lucreziacippitelli09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Lungo l&#8217;evoluzione del cinema per\u00f2, dalla prima proiezione di immagini e luci, che era la vera attrazione per gli spettatori, ad oggi, il linguaggio degli effetti speciali, stunts, montaggio veloce ecc, \u00e8 diventato una sorta di corsa dal sedile della sala per attrarre pi\u00f9 spettatori.<\/p>\n<div align=\"justify\">La navicella \u00e8 entrata in un viaggio ad alta velocit\u00e0. Cosa \u00e8 successo?<\/div>\n<p align=\"justify\">Nel cinema degli ultimi anni la narrazione non \u00e8 pi\u00f9 importante e tutto si gioca negli effetti speciali e su come scioccare il pubblico. E&#8217; uno shock audiovisivo, in cui la narrazione \u00e8 usata solo per giustificare la prossima grande esplosione.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.rotorscoop.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.rotorscoop.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Boris Debackere \u008f un artista e sound programmer; insegna all&#8217;Accademia Sint Lukas di Bruxelles dove porta avanti il dipartimento Transmedia.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":28007,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,188],"tags":[29,80,53,54,55],"class_list":["post-10377","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-035","tag-audiovideo","tag-interaction","tag-interviews","tag-live-cinema","tag-live-media"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;esperienza Cinematica Di Boris Debackere &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-035\/the-cinematic-experience-of-boris-debackere\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;esperienza Cinematica Di Boris Debackere &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Boris Debackere is an artist and sound designer; he teaches at the Sint Lukas Academy in Brussels , where he leads the Transmedia department.[:it]Boris Debackere \u008f un artista e sound programmer; insegna all&#039;Accademia Sint Lukas di Bruxelles dove porta avanti il dipartimento Transmedia. 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