{"id":10357,"date":"2008-03-31T12:00:00","date_gmt":"2008-03-31T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-033\/italiano-eternita-presente-il-sogno-di-comandare-aion\/"},"modified":"2020-10-25T11:17:26","modified_gmt":"2020-10-25T10:17:26","slug":"italiano-eternita-presente-il-sogno-di-comandare-aion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-eternita-presente-il-sogno-di-comandare-aion\/","title":{"rendered":"Eternita&#8217; Presente: Il Sogno Di Comandare Aion"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;La societ\u00e0 digitale ha dato la percezione che sia possibile sostituirsi a dio, e fermare il tempo fino all&#8217;eternit\u00e0&#8221;. Tommaso Tozzi)<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">La percezione\/paradigma del tempo \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti da osservare nell&#8217;esperienza del digitale. Questo \u00e8 stato il tema della conferenza: <span class=\"testoscuro\">&#8220;Eternit\u00e0 presente, senso ed esperienza del tempo nella societ\u00e0 digitale&#8221;<\/span> svoltosi il 7 marzo presso il <span class=\"testoscuro\">GAM di Gallarate,<\/span> in occasione della presentazione di <span class=\"testoscuro\">&#8220;Visibile invisibile&#8221;, mostra personale degli artisti Bianco-Valente<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">La conferenza ha visto la presenza di studiosi di eccellenza nell&#8217;ambito delle arti e culture tecnologiche, quali: <span class=\"testoscuro\">Antonio Caronia, Siegfried Zielinski, Tommaso Tozzi, Alessandro Ludovico, Amanda McDonald Crowley e Tommaso Trini. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; il sogno, frutto del nostro corpo\/mente ad esplicarsi sempre pi\u00f9 nel digitale. Il sogno \u00e8 della stessa immaterialit\u00e0 di cui il cosmo stesso \u00e8 soggetto: dello spazio e tempo; e della stessa immaterialit\u00e0 delle nostre concezioni sulle cosiddette quatto dimensioni. In questo ambito <span class=\"testoscuro\">Antono Caronia<\/span> intende focalizzarsi, evidenziando che, nella realt\u00e0 apparente, la simultaneit\u00e0 \u00e8 sempre stata subordinata allo spazio. Il mondo digitale \u00e8 per\u00f2 un flusso continuo, \u00e8 soggetto e simulacro; non \u00e8 oggetto, n\u00e9 icona, n\u00e9 prodotto; per cui non risulta possibile attribuirgli coordinate di localizzazione. E&#8217; quindi con il cyberspazio che lo spazio viene temporalizzato, diventa lo stesso <em>hic et nunc <\/em> in cui l&#8217;uomo si misura in se stesso, nella sua interiorit\u00e0. Caronia conclude il suo intervento dando degli indizi su cui riflettere, per una resistenza alla lettura capitalizzante della spazializzazione del tempo:<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211;\u00a0 Il futuro di oggi \u00e8 uno spasmo del presente, \u00e8 slegato dall&#8217;atto intenzionale.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211;\u00a0 La possibilit\u00e0 di crearsi una vita parallela (es. Second Life) non crea nessun evento, ma uno scorrere del tempo totalmente individualizzato.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8211;\u00a0 Con i free software si \u00e8 proprietari e controllori del nostro tempo. Con i software proprietari, il nostro tempo \u00e8 subordinato e controllato dal volere di altri.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/newmedia_alessiochierico05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo relatore \u00e8 <span class=\"testoscuro\">Zielinski<\/span>. La sua ricerca si focalizza sull&#8217;archeologia dei media. E&#8217; proprio dalla storia che \u00e8 possibile vedere i tentativi dell&#8217;uomo di isolare il tempo, e il modo stesso di concepirlo.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; dalla culla della cultura occidentale che \u00e8 possibile risalire e analizzare i paradigmi che sostengono le concezioni di cui ancora oggi la societ\u00e0 contemporanea \u00e8 pregna. Gli antichi greci sentirono la necessit\u00e0 di suddividere il tempo in tre concezioni, legate ognuna ad una divinit\u00e0. Zielinski spiega che: <span class=\"testoscuro\">Kronos<\/span> era il dio\/tempo a cui l&#8217;uomo appartiene nello svolgimento della propria vita e funzioni. <span class=\"testoscuro\">Kairos<\/span> \u00e8 la divinit\u00e0 dell&#8217;istante, dell&#8217;attimo, dell&#8217;inafferrabile ma concepibile. L&#8217;attenzione va tuttavia rivolta verso <span class=\"testoscuro\">Aion<\/span>, la divinit\u00e0 che rappresenta l&#8217;eternit\u00e0, il tempo infinito, l&#8217;inimmaginabilit\u00e0 umana. Aion, come il concetto di nulla, di caos, era visto con grande paura dai greci, perch\u00e9 se pure intuibile, era comunque materia che si sottraeva a qualsiasi intento conoscitivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Allo stesso modo, le scoperte scientifiche nella fisica del &#8216;900 hanno riacceso le stesse paure e insicurezze, ma con il digitale si pu\u00f2 (o si pu\u00f2 credere) di controllare e strutturare ci\u00f2 che all&#8217;uomo non era mai riuscito: il tempo. Zielinski chiarisce subito che l&#8217;invenzione del cinema era gi\u00e0 stata in grado, in qualche modo di catturare il tempo (controllare Kairos forse?), ma la cinematografia non \u00e8 altro che un inganno di movimento per i nostri occhi. Il digitale invece, per sua peculiarit\u00e0, pu\u00f2 ricostruire un&#8217; immagine statica o in movimento a prescindere dalla sua collocazione nella sequenza e nel tempo. Il digitale stesso esula dal suo supporto referenziale, pu\u00f2 determinare le strutture e i metodi di presentazione in ogni medium. In altre parole, si pu\u00f2, come negli esempi mostrati successivamente da Alessandro Ludovico, visualizzare un video o immagine controllando il comportamento di ogni pixel in modo indipendente. &#8220;L&#8217;immagine digitale \u00e8 un insieme di mondi&#8221; aveva detto precedentemente <span class=\"testoscuro\">Antonio Caronia<\/span>. <span class=\"testoscuro\">Zielinski chiude il suo intervento affermando che \u00e8 necessario diventare piloti di Aion, dell&#8217;eternit\u00e0, e comandare il tempo, per non diventarne succubi. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/newmedia_alessiochierico03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; nella rete, forse pi\u00f9 che in ogni altro spazio, che il tempo soffre uno scarto maggiore. Ed \u00e8 <span class=\"testoscuro\">Tommaso Tozzi<\/span> a parlare delle dinamiche della rete in rapporto con il tempo. Il segno \u00e8 ci\u00f2 che evoca l&#8217;oggetto nella sua assenza, e citando Pierre L\u00e9vy, ricorda che il cyberspazio \u00e8 uno spazio di prossimit\u00e0. Non esistono distanze oggettive, ed \u00e8 la potenziale immediatezza del digitale a stravolgere la percezione del tempo. Bisogna comunque considerare, come ha affermato Tozzi, che il cibertempo si muove con i ritmi della corporeit\u00e0. Su un piano sociale \u00e8 bene considerare che il tempo \u00e8 il centro di controllo sulla natura, per il capitalismo; ma come muta il tempo con il mutare del linguaggio che lo riguarda? Si sente per questo l&#8217;urgenza di un uso creativo delle reti telematiche, che ridisegnino le strutture mentali, che mettano le mani nella scatola nera, e soprattuto, che facciano appropriare il mezzo alla collettivit\u00e0, prima che se ne approprino poteri economici e politici. Non a caso l&#8217;hacking deve essere emancipato dalle qualit\u00e0 &#8220;terroristiche&#8221; che la cultura mass-mediatica tende ad etichettargli, ed &#8220;elevarlo&#8221; allo stato dell&#8217;arte.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il tempo non riguarda solo il cyberspazio, ma anche il nostro rapporto con le macchine. La capacit\u00e0 di calcolo per esempio ci permette attese sempre minori, che tengono l&#8217;utente sempre pi\u00f9 operativo e produttivo non concedendogli pause, e tenendolo di fatto schiavo. Da quest&#8217;idea \u00e8 nato il primo lavoro mostrato da <span class=\"testoscuro\">Alessando Ludovico: Fake progress bar<\/span>, un programma che simula un&#8217;interfaccia uguale alla classica barra di progresso di Windows, ma che \u00e8 per\u00f2 possibile controllare manualmente. Di fatto questo programma permette di prendersi pause avendo una giustificazione verso un ipotetico superiore, ad esempio, (o forse anche verso se stessi?). Per quanto a molti possa sembrare un &#8220;banale gioco&#8221; si tratta di fatto di un tentativo di rimpossessarsi del tempo che il computer tende ad assorbire sempre pi\u00f9. Questo era solo uno dei tanti lavori mostrati da Ludovico, in cui il tempo assumeva sempre forme differenti, testimonianza di come la versatilit\u00e0 del digitale pu\u00f2 modellare infinite differenti interpretazioni del tempo. <span class=\"testoscuro\">Jason Salavon ad esempio con l&#8217;opera Every Playboy Centerfold, The Decades<\/span>, ha elaborato quattro immagini, ognuna in corrispondenza di una decade (anni &#8217;60, &#8217;70, &#8217;80, &#8217;90), facendo una media aritmetica tra tutte le immagini delle pagine centrali di ciascuna rivista Playboy.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/newmedia_alessiochierico04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;ospite americana <span class=\"testoscuro\">Amanda McDonald Crowley, illustra Eyebeam<\/span>, il laboratorio\/galleria permanente di arti elettroniche che dirige a New York. Molte delle azioni\/opere dimostrano un chiaro intento sociale, e una volont\u00e0 di operare nei media anche in modo non esclusivamente &#8220;elettronico&#8221;. Ne \u00e8 testimonianza l&#8217;opera mostrata di <span class=\"testoscuro\">Graffiti Research Lab (invitati per la prima volta in ITalia a Roma lo scorso primo dicembre da Marco Mancuso per Digicult all&#8217;interno del programma di Enzimi 2007, attualmente non pi\u00f9 residenti press Eyebeam ma nelle sale di FAT New York),<\/span> i quali, seguendo la necessit\u00e0 di riappropriarsi degli spazi pubblici, hanno creato degli &#8220;stencil&#8221; con scritte come: &#8220;NYC&#8217;s True Graffiti Problem&#8221; e le hanno applicate sopra ai monitor che propinano messaggi pubblicitari in ogni angolo delle strade, metro ecc. &#8230; Questo sembra interessante anche per ribadire un concetto che sembra scontato, ma che ancora vedo affrontato con troppa superficialit\u00e0 (forse a causa, in qualche modo, di ci\u00f2 che McLuhan chiamava la &#8220;narcosi di narciso&#8221;?): si pu\u00f2 fare media art senza dover necessariamente usare soluzioni hi-tech.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche l&#8217;interattivit\u00e0, come spesso viene confuso, non \u00e8 una peculiarit\u00e0 esclusiva dei mezzi elettronici. Questo si pu\u00f2 asserire pensando alle produzioni di <span class=\"testoscuro\">Michelangelo Pistoletto<\/span>: i suoi famosi specchi in cui il fruitore si ritrova all&#8217;interno dell&#8217;opera. E&#8217; proprio su <span class=\"testoscuro\">Pistoletto che Tommaso Trini <\/span>illustra un&#8217;attenta analisi su una delle sue opere. Qui \u00e8 ancora il tempo ad essere analizzato: l&#8217;opera &#8220;Metro cubo d&#8217;infinito&#8221; si pone concettualmente come un&#8217;eterna genesi del tempo. Un cubo di metallo con i lati interni costituiti da specchi viene penetrato dalla luce tramite fessure, il rimbalzo delle particelle di luce all&#8217;interno del cubo danno vita ad un ciclo continuo, infinito. E&#8217; chiaro il richiamo all&#8217;orologio atomico, che sfruttando lo stesso meccanismo, misura il numero di volte in cui la particelle di luce rimbalzano, determinando con assoluta precisione il passare del tempo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/newmedia_alessiochierico02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Non \u00e8 facile capire come e se sia possibile controllare il tempo. Sicuramente le nuove tecnologie, che si susseguono a ritmi elevatissimi, alterano le nostre percezioni. Dobbiamo prendere coscienza di questo, e controllare il nostro tempo, per non creare mostri. In questo si sente l&#8217;urgenza di un&#8217;arte in grado di mettere in discussione sia i nostri paradigmi sia le innovazioni della nostra epoca.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gam.gallarate.va.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gam.gallarate.va.it<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La percezione\/paradigma del tempo \u008f uno degli aspetti pi\u009d interessanti da osservare nell&#8217;esperienza del digitale. 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