{"id":10355,"date":"2008-03-31T12:00:00","date_gmt":"2008-03-31T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/"},"modified":"2020-10-25T11:16:48","modified_gmt":"2020-10-25T10:16:48","slug":"italiano-il-teatro-che-verra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/","title":{"rendered":"Il Teatro Che Verra'"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Le generazioni degli anni ottanta culturalmente attente, intraprendenti, tecnologiche e anche nichiliste per usare il pensiero di Jane Deverson, erano attratte da una cultura metropolitana e da sperimentazioni che &#8220;uscirono&#8221; dalle grandi citt\u00e0; anni riempiti da troppo ottimismo dove i giovani erano affascinati dall&#8217;ondata della musica vissuta in discoteca e sognavano oltre all&#8217;indipendenza un proprio gruppo musicale, un computer per evadere ed un qui ed ora televisivo. Negli anni novanta poi arriva l&#8217;apertura al mondo, la teatralizzazione di ogni azione, il business per antonomasia e la privacy violata dove i desideri generazionali sono l&#8217;apparire, l&#8217;essere immagine e l&#8217;essere globale, i pub ed i mega-cinema come luogo di affiliazione ed interazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel nuovo millennio si assiste alla eterna reperibilit\u00e0, alla comunicazione universale, alla rappresentazione digitale dove l&#8217;attenzione \u00e8 spostata verso una &#8220;condizione naturale performativa&#8221;, cio\u00e8 quella vergine inconsapevolezza del bisogno di autorappresentarsi, di multidisciplinarsi ed esprimersi &#8220;a pieno carico&#8221;, forse esauriti ed esausti dall&#8217;epoca del visivo, della ridondante avanguardia e di una ricerca che forse stupiva ma non &#8220;passava&#8221;. Dunque negli ultimissimi anni si \u00e8 verificata la nascita di una nuova e profonda cultura artistica, dotta ed istintiva, intellettuale ed originale, affamata ed anche riservata. Sono ragazzi poco pi\u00f9 che ventenni che hanno idee chiare sul concetto di arte ed esperienze alle loro spalle premature e significative, spesso supportati da artisti gi\u00e0 affermati e da studi universitari, accademici con stage ben mirati e selezionati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sto parlando di nuovi gruppi performativi, che sono lo specchio e l&#8217;anima di molti giovani e meno giovani che ora preferiscono incontrarsi, programmarsi e crescere all&#8217;interno di Festival, teatri e circuiti privati, un vero e nuovo punto di riferimento socio-culturale che ha invaso l&#8217; Italia nei luoghi e nei modi anche fino a ieri non convenzionali, su blog, siti web, MySpace, nei cantieri, ex manifatture o fabbriche dimesse, cave o scuole; una realt\u00e0 piena di vigore e voglia di dare, di ricevere e migliorare. Niente effetti speciali, niente paure o riverenze, nessun pensiero all&#8217;instabilit\u00e0 e all&#8217;incertezza lavorativa, nessuna personale affermazione ma solo entusiasmo, passione e competenze, lavoro e sudore. Un filo conduttore che unisce quattro realt\u00e0 made in Italy come i <span class=\"testoscuro\">Pathosformel , Fibre Parallele Teatro , Teatri Alchemici e Tubal Libre <\/span>ognuno con una diversa provenienza, diversa poetica e stile per il teatro che verr\u00e0 sicuramente pi\u00f9 contemplativo, pi\u00f9 armonioso, pi\u00f9 spregiudicato ed impavido. Un teatro di qualit\u00e0 perch\u00e9 nato gi\u00e0 dentro una storia che \u00e8 quella della post-avanguardia, perch\u00e9 gi\u00e0 cullato e inizializzato da fenomeni performativi nati dalla met\u00e0 degli anni settanta oggi di successo internazionale. Un teatro non pi\u00f9 solo da vedere ma anche da pensare; un teatro empatico e d&#8217;identit\u00e0, digitale per convenienza, umano per ricchezza.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Pathosformel <\/strong> nasce nel 2004 all&#8217;interno dello IUAV di Venezia dall&#8217;incontro di ragazzi provenienti da diverse discipline e diverse citt\u00e0 quali Milano, Bologna e Parma, e dalla volont\u00e0 di progetti che operino negli aspetti liminali del teatro. Il gruppo parte da una concezione di assenza di gerarchia all&#8217;interno degli elementi, che compongono una partitura teatrale: lavoro sul corpo, abilit\u00e0 artigianali e tecnologiche, spunti testuali e rapporto con lo spazio non predominano l&#8217;uno sull&#8217;altro a priori, ma solo &#8211; di volta in volta &#8211; in virt\u00f9 di una resa scenica. <span class=\"testoscuro\">Pathosformel <\/span> \u00e8 composto\u00a0da <span class=\"testoscuro\">Daniel Blanga Gubbay , Francesca Bucciero, Filippo Andreatta e Paola \u00a0Villani<\/span> i quali hanno collaborato in maniera assidua con professionisti dell&#8217;ambito teatrale e non ed hanno gi\u00e0 prodotto lavori come <span class=\"testoscuro\">Stille \u00a0nacht , (che cosa sono le) nuvole , La timidezza delle \u00a0ossa<\/span> e l&#8217;ultimo <span class=\"testoscuro\">Volta in \u00a0collaborazione con Loredana Scianna<\/span> e coprodotto da Centrale Fies&gt;drodesera \u00a0festival. <span class=\"testoscuro\">La timidezza delle ossa <\/span>\u00e8 stato segnalato al Premio Scenario 2007 con la seguente motivazione <em>&#8220;Per le molte potenzialit\u00e0 di un&#8217;invenzione che cela la scena teatrale e la lascia al lavoro immaginativo dello spettatore. <\/em><em>Un medium espressivo elastico e inviolabile che separa e assorbe l&#8217;azione rivelandone (anche metaforicamente) l&#8217;ossatura, per raccontare di una lotta per l&#8217;esistenza che coniuga il corporeo e l&#8217;incorporeo e svela la scena come luogo ancestrale del conflitto fra percezione e illusione, in un crescendo di tensione sapientemente orchestrato su una campionatura di suoni quotidiani dalle risonanze primordiali&#8221; <\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un telo bianco e incorniciato divide completamente lo spazio; il corpo in scena da chi \u00e8 venuto a vederlo. Una superficie ininterrotta che sigilla la visione, senza concedere immagini in trasparenza. A rompere l&#8217;attesa appare una forma impressa sul telo dal retro, il primo frammento di un corpo umano che nasce dalla materia, per far risaltare alla luce le forme sfumate delle proprie sporgenze. Sulla superficie bianca riaffiorano quelli che sembrano essere resti umani o reperti di una civilt\u00e0 sepolta: frammenti che si affermano in rilievo, che sembrano sbocciare da questa materia lattea per generare un bassorilievo in continuo movimento. La progressione delle immagini ricrea un corpo nell&#8217;atto della propria formazione. Se dal principio i frammenti appaiono singolarmente, arrivano in seguito a ricomporre l&#8217;immagine familiare di un corpo umano. Come feti che definiscono la propria anatomia durante i mesi della gestazione, i corpi si modellano gradualmente e sperimentano la capienza dell&#8217;utero premendo ciecamente contro le pareti di un pallido ventre materno; costruiscono un corpo apparentemente privo di limitazioni gravitazionali, capace di mostrarsi lungo la totalit\u00e0 della superficie.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Setto nasale, femore, nocche e scapole sono scomposti ed esposti attraverso un&#8217;epidermide talmente sottile da non riuscire pi\u00f9 a celare nulla: sono apparizioni che privilegiano gli spigoli delle ossa e comprimono la forma della carne, modificando la percezione del corpo fino a creare una sorta di danza radiografica. Del corpo umano rimane cos\u00ec la sola struttura portante e spariscono fisionomia, tratti distintivi e carne. In una lenta progressione il corpo si distacca dalla materia, si impone in maniera autonoma e intraprende una lotta contro il telo, nel perenne tentativo fallimentare di fissare la propria immagine o emergere oltre questo confine invalicabile. Cos\u00ec ogni volta che il corpo si distacca, i rilievi vengono nuovamente inghiottiti dall&#8217;indifferente omogeneit\u00e0 del telo, come dettagli di un ricordo che si va lentamente perdendo; i frammenti divengono i caratteri di una nuova forma di scrittura che non pu\u00f2 lasciare traccia o testimonianza. La timidezza \u00e8 ora duplice. Da un lato una sorta di convenzionale timidezza a mostrare le ossa: ad esporre un corpo anonimo ridotto alla sua semplice struttura, privato di risvolti intimi a cui affezionarsi e tuttavia in grado di essere veicolo di costruzione scenica. Dall&#8217;altro \u00e8 la dovuta timidezza che il corpo scenico trasporta con s\u00e9, necessit\u00e0 di ritirarsi al termine dell&#8217;atto, nel donarsi e bruciare in un rogo scenico che non lasci traccia. Potremmo assistere a <span class=\"testoscuro\">La timidezza delle ossa il 9 e 10 Aprile a La soffitta di Bologna e l&#8217; 11 Aprile al Teatro delle Briciole di Parma , mentre il nuovo spettacolo Volta sar\u00e0 il 4 e 5 Aprile al PIM spazio scenico di Milano. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La compagnia <span class=\"testoscuro\">Fibre Parallele Teatro <\/span> nasce nel Novembre 2005 a Bari, in occasione della messa in scena dello spettacolo .<span class=\"testoscuro\">Zio Vanja. cartolina di campagna sintetica. <\/span> I componenti del gruppo sono Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, che hanno iniziato insieme il loro percorso artistico nel 2003 presso il CUT di Bari; anche dal punto di vista lavorativo li accomuna un lungo periodo assieme in alcune compagnie pugliesi, tra cui le significative esperienze con il regista <span class=\"testoscuro\">Carlo Formigoni <\/span>e con il duo <span class=\"testoscuro\">Ricci\/Forte<\/span>. Nel Luglio 2006 la compagnia si costituisce legalmente, assumendo la forma giuridica di &#8220;associazione culturale&#8221; e nel Gennaio 2007 la compagnia si confronta con il teatro-ragazzi producendo <span class=\"testoscuro\">Gastone non fare il pigrone! <\/span>. Nel Novembre 2007 Fibre Parallele produce <strong class=\"testoscuro\">Mangiami l&#8217;anima e poi sputala <\/strong> semifinalista al Premio Scenario 2007, ha debuttato a Roma, presso Rialto Santambrogio nell&#8217;ambito della sesta edizione di Ubu Settete e ha riscosso clamoroso successo nelle repliche proposte quest&#8217;anno al Colosseo Nuovo Teatro di Roma dal 18 al 27 marzo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In quest&#8217;ultimo spettacolo la messa in scena \u00e8 irresistibile, divertente e dissacrante, conducendo lo spettatore dal riso al pianto senza retorica n\u00e9 pregiudizi. &#8221; <em>La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto. L&#8217;uomo, il maschile, \u00e8 appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta. La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata. Questo incontro, questo cortocircuito genera un&#8217;esplosione e una deframmentazione del concetto d&#8217;amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una storia d&#8217;amore e di purificazione. Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cio\u00e8 il pi\u00f9 semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualit\u00e0 dogmatica e restrittiva. Il racconto della storia, ombroso ed grottesco, sfiora a tratti una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del Sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica&#8221;. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Tubal libre <\/strong> invece \u00e8 una Compagnia di Roma nata nel Maggio 2004. I fondatori sono giovani studenti di teatro e letteratura, spinti da una passione per la ricerca storica e letteraria che, attraverso una rielaborazione drammaturgica, audio-visiva e musicale, \u00e8 destinata al teatro e al sociale. A giugno 2006 ha cos\u00ec debuttato <strong class=\"testoscuro\">Racconto Per Emma <\/strong>, spettacolo corale che racconta la generazione &#8220;delle nostre nonne&#8221; attraverso il rapporto con maternit\u00e0, la societ\u00e0 maschilista e il nascere di un nuovo pensiero femminile. A questo lavoro si affianca un secondo spettacolo, <strong class=\"testoscuro\">Due volte Mia <\/strong>, sulle donne che parteciparono attivamente alla Resistenza italiana.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Il sole dietro le montagne <\/strong> ha come tema principale la lotta alla mafia e la diffusione della cultura della legalit\u00e0. Qui la scena vuota \u00e8 idealmente tagliata da una linea mobile. Da una parte o dall&#8217;altra agiscono i due personaggi della messa in scena, che si sfiorano, si incrociano, si passano la palla in un continuo alternarsi di voci e racconti, ma sempre ignorandosi. Zizou \u00e8 la voce narrante che attraverso episodi personali, ricostruzioni storiche e diari ricompone un viaggio alla scoperta dell&#8217; anima siciliana , un viaggio dell&#8217;anima ed al tempo stesso un reportage disincantato e ironico dello sguardo che uno &#8220;straniero&#8221; volge ad una terra complessa e contraddittoria; cos\u00ec come Annibale, il pedinatore, rievoca la nascita e l&#8217;esito estremo del suo casuale eppure profondissimo rapporto con Mauro Rostagno.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">I racconti si serrano e rimandano l&#8217;uno all&#8217;altro \u0096 sia testualmente, che scenicamente (alcune formule o clausole vengono ripetute da entrambi i personaggi)\u0096 cosicch\u00e9 storie lontane nel tempo come quella di Giovanni Orcel, sindacalista ucciso dalla mafia nel 1920, e di Mauro Rostagno, (sociologo torinese, leader della contestazione studentesca, ucciso a Trapani nel 1988 di fronte alla comunit\u00e0 per il recupero di tossicodipendenti che aveva fondato) risultano nella loro tragica evidenza come storie eterne e sempre urgenti. Le due vicende, infatti, parlano dello stesso slancio di queste due vite, delle stesse lotte coraggiose e giuste per una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e coraggiosa. Entrambi i protagonisti di &#8220;il sole dietro le montagne&#8221;, di fronte alla necessit\u00e0 di raccontare la propria ossessione ammetteranno infine di: &#8220;non saper raccontare come un&#8217;idea divenga un&#8217;ossessione, come una scelta, presa magari con leggerezza, divenga l&#8217;ossatura rigida dei giorni che dall&#8217;esterno ci contiene, ci schiaccia ci deforma.&#8221; Sul fondo della scena su uno schermo vengono proiettati i cartelli che rappresentano i documenti storici ai quali la Compagnia ha attinto per costruire la drammaturgia, assieme ad alcune sequenze fotografiche della fotoreporter Letizia Battaglia e l&#8217;intervista a Marco Travaglio (entrambi concesse in esclusiva).<\/p>\n<p align=\"justify\">Le immagini e le sequenze video, dunque, nella loro seducente, piatta, evidente &#8220;banalit\u00e0&#8221; rimandano alla realt\u00e0 del mondo esterno e legano le storie raccontate ad un tessuto di esperienze che gli autori raccontano agli spettatori: lo spettatore, insomma, \u00e8 messo nella condizione di comprendere che dietro le storie narrate c&#8217;\u00e8 un doloroso nucleo di realt\u00e0, ma non si cede mai alla celebrazione o alla commemorazione. Si tratta di un tentativo di rendere uno sguardo lucido, critico, ironico e distaccato su un fenomeno estremamente complesso, di fuggire la retorica di un&#8217;antimafia di facciata, di evitare una solidariet\u00e0 figlia della commiserazione, di prendere coscienza delle proprie responsabilit\u00e0 civiche e morali. Gli oggetti scenici sono continuamente in movimento e passano da una mano all&#8217;altra dei due protagonisti. L&#8217;immagine complessiva \u00e8 quella di un puzzle in movimento che tenta di incastrarsi da solo (l&#8217;immagine del puzzle \u00e8 presente testualmente ed \u00e8 la struttura utilizzata nel comporre il testo). Tutto si scioglie nel finale: la scena viene svuotata, i due personaggi s&#8217;incontrano ed assieme compiono un&#8217; azione che rappresenta anche il messaggio del testo: alle loro spalle in proiezione, vediamo i due personaggi nel mondo esterno, reale, portare se stessi a denunciare l&#8217;assurdo ed esercitare l&#8217;unica forma residua di potere politico: il controllo. Potremmo ammirare <span class=\"testoscuro\">Il sole dietro le montagne dal 15 al 20 Aprile al Teatro Betti di Roma <\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Teatrialchemici <\/span>\u00e8 una Compagnia siciliana di Palermo, composta da <span class=\"testoscuro\"> Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi <\/span>che ci dicono: (in prima persona) <em>&#8220;Di alchimia non ne sappiamo niente ma ci piace sorprenderci, non partire mai da idee a priori, n\u00e9 da testi gi\u00e0 scritti, preferiamo inventare, evolverci, modificare; ovunque ci entusiasma la trasformazione, vedere sotto i nostri occhi la mutazione dell&#8217;idea in quella che sar\u00e0 la sua realizzazione il nostro incontro \u00e8 alchemico la nostra storia anche le fasi del lavoro l&#8217;improvvisazione che si trasforma in scrittura gli oggetti che troviamo, i luoghi che visitiamo, le persone che ci presentano, quelle che se ne vanno e quelle che misteriosamente rimangono&#8221;. <\/em>Il loro ultimo spettacolo <span class=\"testoscuro\">Desideranza <\/span> ha stupito le platee per l&#8217;energia ed il pathos con cui i due attori rappresentano un dramma familiare nella Sicilia contemporanea, in un sud che ancora mescola religione e superstizione con un finale doloroso e unicamente interpretato dai due performer.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;opera recita cos\u00ec. Viviamo in una casa di paese stretta e profonda, un utero pieno di vita destinato a non partorire mai. Pino, il fratello Sergio, primo fardello, la madre, secondo fardello tre decenni di vita insieme, almeno obiettivo: &#8211; liberarsi della casa indimenticabile malgrado Essa, prigione e rifugio, si sia incisa sulla nostra pelle &#8211; assumere la forma per eliminare i rischi del vento &#8211; arrivare dritti nella casa dell&#8217;Orsa maggiore. Riempiamo ogni giorno la vasca per pulire lei: <em>Stricala, lavacci le spalle, \u00e8 tutta pisciata, sgrasciala tutta, solo co lei dobbiamo stare\u0085 le femmine sono tutte buttane! <\/em> Quanti sono i gradini che ci porteranno all&#8217;ultimo piano? E quanti anni impiegheremo per farli, Sergio? E chi li ha mai contati! Ma verr\u00e0 il momento di salire. Ancora una lavata, due lavate, tre asciugate, quattro morvi, sette pisciate, tre mutande, venti cacate, nove lenzuola, 150 chili di madre, mezzo cervello di fratello. Mai uscire. Guai a uscire. Non posso fare a meno di te, Sergio, tu sei la mia malattia preferita, lo senti? <em>Osculta il silenzio\u0085 lo senti il peso della casa? E allora tieni il tetto, se no crolla, e non possiamo farlo crollare fino a quando noi due siamo dentro. <\/em> Resisti ancora un poco perch\u00e9 \u00e8 arrivato il momento di trasformare ogni cosa e portarti via da qui, tra le stelle, nello spazio desiderale. <em>Oggi \u00e8 Santantonio, Sergio! Tud\u00e8i io e tu veri femus! <\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Saliamo nella stanza soprasopra e partiamo, la processione fra poco passer\u00e0 sotto la nostra finestra. <em>Tutto il paese si ricorder\u00e0 per sempre di questo Santantonio! <\/em>Ma dobbiamo prepararci, respirare, non mangiare, <em>per arrivare? Puliti! <\/em><em>E leggeri, come i suoi due bian? chi gigli! <\/em>Senza cibo nello stomaco e zavorre nella testa, <em>o vuoi arrivare cacato? No! Che cosa deve dire padre Gruppuso? <\/em>Ce l&#8217;abbiamo fatta a salire i gradini, anche se sembrava impossibile, non \u00e8 stato cos\u00ec complicato. Ciao, da oggi, mamma, ti laverai sola, ti asciugherai sola e mangerai sola! <em>Guarda Sergio, vieni alla finestra, non avere paura dell&#8217;alto. \u00c8 vero: da quass\u00f9 siamo i padroni del mondo, dominiamo tuttecose: la chiesa Madre, la banda, i crudeli e i fedenti tutti, <\/em>alla fine sono piccoli come formiche. Non avere paura, seguimi, sali in groppa al tappeto volante e raggiungiamo insieme la nostra nuova dimora, fin dentro la casa dell&#8217;Orsa maggiore: <em>libert\u00e0! Libert\u00e0! Eppy forevers, tudei io e tu veri femus!.<\/em><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le generazioni degli anni ottanta culturalmente attente, intraprendenti, tecnologiche e anche nichiliste per usare il pensiero di Jane Deverson, erano attratte da una cultura metropolitana e da sperimentazioni che &#8216;uscirono&#8217; dalle grandi citt\u0088; anni riempiti da troppo ottimismo dove i giovani erano affascinati dall&#8217;ondata della musica vissuta in discoteca e sognavano oltre all&#8217;indipendenza un proprio gruppo musicale, un computer per evadere ed un qui ed ora televisivo. Negli anni novanta poi arriva l&#8217;apertura al mondo, la teatralizzazione di ogni azione, il business per antonomasia e la privacy violata dove i desideri generazionali sono l&#8217;apparire, l&#8217;essere immagine e l&#8217;essere globale, i pub ed i mega-cinema come luogo di affiliazione ed interazione.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":28234,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,186],"tags":[63],"class_list":["post-10355","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-033","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Teatro Che Verra&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il Teatro Che Verra&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:it]Le generazioni degli anni ottanta culturalmente attente, intraprendenti, tecnologiche e anche nichiliste per usare il pensiero di Jane Deverson, erano attratte da una cultura metropolitana e da sperimentazioni che &#039;uscirono&#039; dalle grandi citt\u0088; anni riempiti da troppo ottimismo dove i giovani erano affascinati dall&#039;ondata della musica vissuta in discoteca e sognavano oltre all&#039;indipendenza un proprio gruppo musicale, un computer per evadere ed un qui ed ora televisivo. Negli anni novanta poi arriva l&#039;apertura al mondo, la teatralizzazione di ogni azione, il business per antonomasia e la privacy violata dove i desideri generazionali sono l&#039;apparire, l&#039;essere immagine e l&#039;essere globale, i pub ed i mega-cinema come luogo di affiliazione ed interazione. [:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2008-03-31T12:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-25T10:16:48+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Massimo Schiavoni\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Massimo Schiavoni\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"13 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/\",\"name\":\"Il Teatro Che Verra' &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\",\"datePublished\":\"2008-03-31T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-25T10:16:48+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6bfc9f9403da5c7740cef41a1fe6788d\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Il Teatro Che Verra'\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6bfc9f9403da5c7740cef41a1fe6788d\",\"name\":\"Massimo Schiavoni\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/massimo-schiavoni-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/massimo-schiavoni-96x96.jpg\",\"caption\":\"Massimo Schiavoni\"},\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/massimo-schiavoni\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Il Teatro Che Verra' &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Il Teatro Che Verra' &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:it]Le generazioni degli anni ottanta culturalmente attente, intraprendenti, tecnologiche e anche nichiliste per usare il pensiero di Jane Deverson, erano attratte da una cultura metropolitana e da sperimentazioni che 'uscirono' dalle grandi citt\u0088; anni riempiti da troppo ottimismo dove i giovani erano affascinati dall'ondata della musica vissuta in discoteca e sognavano oltre all'indipendenza un proprio gruppo musicale, un computer per evadere ed un qui ed ora televisivo. Negli anni novanta poi arriva l'apertura al mondo, la teatralizzazione di ogni azione, il business per antonomasia e la privacy violata dove i desideri generazionali sono l'apparire, l'essere immagine e l'essere globale, i pub ed i mega-cinema come luogo di affiliazione ed interazione. [:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2008-03-31T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-25T10:16:48+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Massimo Schiavoni","twitter_misc":{"Scritto da":"Massimo Schiavoni","Tempo di lettura stimato":"13 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/","name":"Il Teatro Che Verra' &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg","datePublished":"2008-03-31T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-25T10:16:48+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6bfc9f9403da5c7740cef41a1fe6788d"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/performing_annamariamonteverdi01.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-il-teatro-che-verra\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Il Teatro Che Verra'"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/6bfc9f9403da5c7740cef41a1fe6788d","name":"Massimo Schiavoni","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/massimo-schiavoni-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/massimo-schiavoni-96x96.jpg","caption":"Massimo Schiavoni"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/massimo-schiavoni\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10355","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/131"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10355"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59466,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10355\/revisions\/59466"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28234"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}