{"id":10344,"date":"2008-03-31T12:00:00","date_gmt":"2008-03-31T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-033\/italiano-diva-digital-video-art-fair\/"},"modified":"2020-10-25T11:18:58","modified_gmt":"2020-10-25T10:18:58","slug":"italiano-diva-digital-video-art-fair","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-diva-digital-video-art-fair\/","title":{"rendered":"Diva: Digital Video Art Fair"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">A fine marzo, a New York \u00e8 tempo di fiere. Accanto all&#8217;<span class=\"testoscuro\">Armory Show<\/span>, ci sono diversi progetti paralleli che presentano settori particolari della produzione artistica. <span class=\"testoscuro\">DiVA \u0096 Digital &amp; Video Art Fair<\/span> \u00e8 uno di questi, con un programma ricco di incontri, ma soprattutto con un singolare spazio espositivo: le strade di Chelsea.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Una serie di container collocati nel quartiere di New York a pi\u00f9 alta densit\u00e0 di gallerie hanno offerto al pubblico un peculiare approccio alla videoarte e alle arti digitali: una sequenza di assaggi della produzione pi\u00f9 recente, disseminati in angoli trafficati, nei parcheggi e lungo marciapiedi affollati. Il corpo e il suo rapporto con lo spazio circostante, la relazione artista-storia, l&#8217;osservazione critica e ironica dell&#8217;ambiente, della societ\u00e0, dell&#8217;impatto dell&#8217;informazione e delle nuove tecnologie, sono solo alcune delle tematiche esplorate nelle piattaforme pi\u00f9 disparate &#8211; dal classico video monocanale alle proiezioni su diverse superfici, passando per i dispositivi portatili- ed esposte in una decina di &#8220;contenitori&#8221; pubblici e temporanei.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un modo singolare di riaffermare una dimensione pubblica dell&#8217;arte, e in particolare delle nuove arti digitali, sempre pi\u00f9 legate alla fruizione aperta, alla sperimentazione, al rovesciamento e alla rottura con l&#8217;arte &#8220;canonica&#8221;. Come ci ha spiegato <span class=\"testoscuro\">Thierry Alet direttore della fiera, e presidente di Fr\u00e8re Independent<\/span>, associazione no-profit dedicata alla promozione delle arti digitali e video: &#8220;<em>L&#8217;idea di fiera \u00e8 stata associata da qualcuno a quella di casbah, un mercato tutto sotto lo stesso tetto \u0096 noi l&#8217;abbiamo spinta un po&#8217; oltre: il tetto comune \u00e8 Chelsea. In realt\u00e0 DiVA<\/em> <em>\u00e8 un tipo molto particolare di esposizione: \u00e8 una fiera d&#8217;arte che si rivolge ai curatori, collezionisti, giovani compratori, ma \u00e8 diversa dalla tipica rassegna. C&#8217;\u00e8 una forte componente legata all&#8217;informazione, al dare accesso diretto alle persone e permettere loro di comprendere meglio i lavori esposti. Penso sia importante unire l&#8217;aspetto di promozione e diffusione della videoarte con quello del mercato. Abbiamo voluto offrire soluzioni diverse all&#8217;interno di un ambiente che \u00e8 cambiato parecchio negli ultimi anni: c&#8217;\u00e8 un&#8217;abbondanza di fiere, tutte molto uniformi \u0096 molti collezionisti curatori mi raccontano di ricordarsi quello che hanno visto, ma non dove l&#8217;abbiano visto\u0085 Uno dei nostri scopi \u00e8 di differenziarci, portare qualcosa di distinto anche nel format: i container offrono questa soluzione, sono semplici, versatili, e sono nelle strade, non si possono non notare! La videoarte si \u00e8 sviluppata in una gran variet\u00e0 di soluzioni, offre pi\u00f9 possibilit\u00e0 degli altri media, \u00e8 innovativa, in un certo senso \u00e8 un genere molto pi\u00f9 ampio di ogni altro genere, e continuer\u00e0 a svilupparsi. Non sono ancora sicuro delle modalit\u00e0, dato che molti aspetti, come per esempio la distribuzione, devono essere ancora definiti\u0085 &#8221; <\/em><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/videoart_monicaponzini02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Unico &#8220;spazio di riferimento&#8221; istituzionale della fiera \u00e8 White Box, galleria no-profit dedicata alle arti innovative<\/span>, dove un fitto calendario di incontri e proiezioni ha fatto da corollario alla dimensione puramente espositiva. E proprio un critico invitato a tenere una delle conferenze in programma, <span class=\"testoscuro\">Robert C. Morgan<\/span>, ha approfondito il suo concetto di &#8220;neo-metafisica&#8221; nella videoarte e ne ha commentato per Digicult passato, presente e futuro.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Pu\u00f2 spiegarci cosa intende per &#8220;dimensione neo-metafisca&#8221; nella videoarte?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Robert C. Morgan<\/span><\/strong>: Abbiamo attraversato un periodo in cui molta arte \u00e8 diventata teorica dal punto di vista linguistico e semiotico \u0096 e questo fin da quando Minimalismo e Concettualismo hanno invaso il mercato, 40 anni fa. Il video \u00e8 cominciato in sostanza come un medium per l&#8217;arte concettuale, per performance art e body art, ma credo che uno dei suoi sviluppi pi\u00f9 interessanti in anni recenti sia stato un distanziamento da quello, non tanto in termini di &#8220;entertainment&#8221;, quanto pi\u00f9 un altro tipo di resistenza dai media commerciali \u0096 l&#8217;essere meno coinvolto con la politica e pi\u00f9 impegnato ad aumentare la coscienza dell&#8217;ambiente circostante attraverso il tempo e consapevolezza del tempo stesso. La metafisica inizia secoli fa con Aristotele, che ha trattato della realt\u00e0 fisica, materiale, e ha coniato una categoria per tutto quello che non era dato di conoscere \u0096 la metafisica appunto. Quell&#8217;idea \u00e8 continuata da allora tra filosofi occidentali, fino all&#8217;inizio del XX secolo, quando si \u00e8 verificato un profondo spostamento verso il linguaggio. Wittgenstein nel suo <em>Tractatus <\/em>dice che &#8220;non possiamo parlare di ci\u00f2 che non conosciamo&#8221; \u0096 una diretta opposizione nei confronti del &#8220;metafisico&#8221;. Penso che questo abbia delle ripercussioni sul video, che \u00e8 un medium time-based e si occupa di opposizione nel tempo \u0096 cos\u00ec come De Chirico per esempio era interessato alle opposizioni nello spazio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/videoart_monicaponzini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Molti definisco la videoarte come un&#8217;arte giovane. A questo punto \u00e8 davvero ancora &#8220;giovane&#8221; o possiamo invece dire che ha raggiunto l&#8217;et\u00e0 adulta?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Robert C. Morgan<\/span><\/strong>: Il filosofo <span class=\"testoscuro\">Rudolf Arnheim, in uno dei suoi primi libri \u0096 Film come arte <\/span> \u0096 analizza come, una volta che il suono \u00e8 stato incorporato nel film, l&#8217;arte sia scomparsa. Affermava che solo il film muto potesse mantenere il suo essere &#8220;arte&#8221;. Devo dire che, parlando di video, alcuni dei primi lavori negli anni &#8217;60, &#8217;70 e addirittura all&#8217;inizio degli anni &#8217;80, sono semplicemente straordinari. <span class=\"testoscuro\">Le video-performances di Joan Jonas e i lavori di Abramovic e Ulai, Vito Acconci, Bruce Nauman<\/span> sono geniali per come trattano il medium video in una fase primaria, quando le cose non erano ancora ben definite, se non per il fatto che il video era in opposizione alla televisione e ai media commerciali. Nei media commerciali, il tempo \u00e8 misurato e bisogna pagarlo, e quindi ci sono delle pause sistematiche in termini di contenuti e tema, mentre il video non aveva queste pause, dato che era libero e completamente aperto. Penso che l&#8217;apertura del medium fosse molto importante nel definire ci\u00f2 che era.<\/p>\n<p align=\"justify\">Durante il mio intervento, ho mostrato un video intitolato <span class=\"testoscuro\">Window (&#8220;Finestra&#8221;, NdT), realizzato dall&#8217;artista polacco Ryszard Wasko nel 1972<\/span>: semplicemente una ripresa fissa, diagonale, di una finestra, da cui si vedono un marciapiede e un giardino, ma nessuna persona. Quello che si sente \u00e8 della musica che proviene da una radio, qualche voce, e altri rumori che indicano ci\u00f2 che avviene attorno. Gli 8 minuti del video consistono nel sentire rumori provocati da esseri umani, mentre la vista \u00e8 sulla finestra. Considero questo come qualcosa di metafisico, una sorta di contemplazione nel tempo. All&#8217;inizio della conferenza ho mostrato un vecchio video del Dalai Lama e di alcuni suoi filosofi in esilio, per mostrare un altro punto di vista sui termini in cui pensare al video. Alcune di queste idee buddiste sono interessanti per come pensiamo alla videoarte e a come possiamo formulare un criterio per certi aspetti del significato. E&#8217; un time-based medium, dunque come possiamo coglierlo all&#8217;interno del fluire del tempo usando il tempo? Penso l&#8217;artista polacco che ho citato prima lo faccia in maniera molto intelligente e affascinante-.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/videoart_monicaponzini03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Le tendenze della video arte si sono sempre pi\u00f9 diversificate con l&#8217;ultima generazione di artisti. Mentre all&#8217;inizio c&#8217;erano delle tematiche nette, ultimamente il panorama sembra pi\u00f9 frammentato. E&#8217; d&#8217;accordo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Robert C. Morgan<\/span><\/strong>: Ho scritto e detto parecchio sui problemi del mercato e delle tendenze a livello di moda. L&#8217;arte esiste in opposizione alle &#8220;tendenze&#8221;: le tendenze appartengono al mondo della moda, anche se i media le utilizzano in continuazione. Insegno a giovani artisti \u0096 ed \u00e8 un&#8217;esperienza che mi piace davvero &#8211; ma penso che l&#8217;attuale enfasi sull&#8217;arte giovane sia eccessiva. Non bisogna fissarsi sui giovani artisti piuttosto che sugli artisti di colore o sulle donne artista. Bisogna considerare se questa arte ha un significato e sono molto interessato a questo aspetto del linguaggio, a come possiamo raggiungere un punto in cui l&#8217;arte pu\u00f2 ancora significare qualcosa, senza essere &#8220;trendy&#8221; o essere commerciale.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.divafair.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.divafair.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.frereindependent.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.frereindependent.com <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.whiteboxny.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.whiteboxny.org<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine marzo, a New York \u008f tempo di fiere. Accanto all&#8217;Armory Show, ci sono diversi progetti paralleli che presentano settori particolari della produzione artistica. 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