{"id":10340,"date":"2008-03-31T12:00:00","date_gmt":"2008-03-31T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-033\/italiano-furtherfield-org-coding-cultures-part-1\/"},"modified":"2020-10-25T11:17:15","modified_gmt":"2020-10-25T10:17:15","slug":"italiano-furtherfield-org-coding-cultures-part-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-033\/italiano-furtherfield-org-coding-cultures-part-1\/","title":{"rendered":"Furtherfield.org: Coding Cultures &#8211; Part 1"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Questo articolo, costituisce la prima parte di un progetto pi\u00f9 ampio, che vedr\u00e0 la sua conclusione nel prossimo numero di Digimag di Maggio.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Come fondatore e direttore di Digicult, sono intrinsecamente interessato ai progetti artistici che sulla rete lavorano seguendo dinamiche di networking, tendenzialmente indipendenti, basati su una reale filosofia &#8220;do it yourself&#8221;, senza aiuti istituzionali, senza investimenti alla base, in realt\u00e0 culturali e sociali particolari e in costante movimento. Uno dei principali punti di riferimento in rete per questo tipo di progetti \u00e8 sicuramente Furtherfield.org, che non ha a mio avviso troppo bisogno di presentazioni: considerabile esso stesso come un lavoro artistico di networking, ha allargato negli anni i suoi orizzonti e i suoi progetti, fornendo una serie di piattaforme in Rete per la condivisione artistica e lo scambio di cultura e di idee.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">L&#8217;idea di un articolo su <span class=\"testoscuro\">Furtherfield.org<\/span> mi stuzzicava da tempo, ma come scriverlo in maniera completa senza riuscire a fare due chiacchiere con <span class=\"testoscuro\">Marc (Garret) e Ruth (Catlow)<\/span>, suoi principali rappresentanti e promotori? Confrontandomi proprio con loro \u00e8 nata quindi l&#8217;idea di questo speciale: due puntate, questa prima in cui Marc e Ruth pubblicano un loro testo ideologico che mi sono preoccupato di tradurre e interpretare al meglio, e una successiva seconda in cui risponderanno alla mia lunga intervista.<\/p>\n<p align=\"justify\">Perch\u00e9 alla fine risulti chiaro (a chi li conosce e a chi no) la loro storia, la loro attitudine, le loro idee e loro filosofia di fare arte, cultura e vita. Buona lettura\u0085.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Di Ruth Catlow e Marc Garret<\/p>\n<p align=\"justify\">La comunit\u00e0 di Furtherfield utilizza i media connessi per creare, esplorare, e promuovere l&#8217;arte che si verifica quando si creano connessioni e si condivide conoscenza, attraverso i confini delle istituzioni dell&#8217;arte tradizionale e i loro mercati, nei progetti attivisti e artistici dal basso e nelle comunit\u00e0 di sviluppatori software. Questo \u00e8 uno spettro che spazia dai creatori pi\u00f9 strutturati di media art ai piccoli collettivi di specialisti, fino a progetti che criticano e modificano le strutture ieratiche dominanti come parte del loro processo artistico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo testo vuole quindi fornire una breve retrospettiva di come Furtherfield, community e organizzazione no-profit, estanda la sua natura DIY, tipica di alcuni primi progetti di net art e tactical media, fino agli approcci pi\u00f9 collaborativi che <span class=\"testoscuro\">Furtherfield stessa chiama DIWO (Do it yourself with others)<\/span>. In questo approccio, i nodi sono connessi e collaborano, creando le proprie strutture e utilizzando i network digitali e gli ambienti fisici condivisi, facendo un arte che \u00e8 sia fatta che distribuita attraverso il network.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come gruppo artistico, Furtherfield \u00e8 diventata progressivamente sempre pi\u00f9 interessata alk valore culturale delle visioni sviluppate in modo collaborativi, opposte alla supremazia della visione del genio artistico individuale. Questo interessa ha portato Furtherfield a sviluppare artwares (piattaforme software per generare arte), che si basano, per creare significati, sull&#8217;atteggiamento creativo e collaborativo dei suoi stessi utenti. Per spiegare e concretizzare questa attitudine, <span class=\"testoscuro\">Furtherfield ha creato quindi FurtherStudio, residenza online per artisti, e VisitorStudio<\/span>, piattaforma per collaborazioni multimediali online. Lavori quindi, creati e distribuiti in tempo reale tramite la Rete.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Una breve storia di Furtherfield-Come e perch\u00e8 \u00e8 nata.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dai primi anni Ottanta e all&#8217;inizio degli anni Novanta, la cultura artistica nel Regno Unito fu rapita dalle strategie di mercato di Saatchi and Saatchi, una potenza nel mondo della pubblicit\u00e0. La stessa compagnia \u00e8 stata responsabile per l&#8217;elezione del partito Conservatore (e della loro cultura) che ha portato all&#8217;elezione di Margaret Thatcher nel 1979. Saatchi and Saatchi promosse lavori artistici provenienti dalle proprie gallerie, sotto il brand populista di BritArt. Applicando le loro tecniche di marketing e il loro potere corporate, la compagnia svilupp\u00f2 un piano parallelo all&#8217;interno della sciena artistica britannica, creando un elite di artisti che sposarono una certa &#8220;commodification&#8221; delle loro personalit\u00e0, a fianco di una totale depoliticizzazione dei loro lavori. Il dominio della BritArt degi anni Novanta in Inghilterra, del suo mondo fatto di gallerie, mercato e stampa, con un numero molto basso di artisti di altro profilo, ha totalmente destabilizzato la maggioranza degli artisti. Essa provoc\u00f2 un degrado del discorso artistico, alimentando un&#8217;attitudine competitiva e divisoria tra gli artisti, in opposizione alla creazione di piattaforme pubbliche per la rappresentazione e la pratica dei loro lavori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Contro questo scenario, il primo sito di Furtherfield venne creato nel 1996. Ospitava ai tempi una piccola collezione di lavori artistici e piccole recensioni. La motivazione principale era quella di condividere l&#8217;entusiasmo per un particolare lavoro artistico con un pubblico pi\u00f9 ampio di quello che si poteva raggiungere negli spazi galleristici di Londra. <span class=\"testoscuro\">Il sito fu inizialmente ospitato da Backspace (1996-1999), uno spazio di produzione informale vicino al Tamigi e al London Bridge.<\/span> Il cyberlounge di Backspace era aperto a persone di tutti i livelli di competenza tecnica, e incoraggiava la condivisione di id\u00e9e e di risorse tecnologiche, sia nello spazio fisico che su Internet in tutto il mondo. Esso agiva anche location per eventi e mini-conferenze, con una coscienza DIY: la sfida non detta dei suoi membri, era quella di creare qualcosa di alternativo alla cultura commerciale dominante su Internet. Proveniva dall&#8217;esperienza e coinvolgimento dei suoi membri nelle radio e nelle televisioni pirata, nei bollettini digitali e nell&#8217;uso delle strade come superfici e piattaforme per l&#8217;arte. Era connesso con il lavoro di gruppi come I\/O\/D, Irational, Mongrel e Mute magazine, per hackerare la cultura quotidiana utilizzando piattaforme di comunicazione pubblica per creare lavori artisti e pubblicazioni indipendenti. I primi lavori presentati quindi nelle prime release di Furtherfield, hanno dato origine a un dialogo vitale e incoraggiante tra artisti attorno al mondo, inclusi gli utenti di liste come Syndicate e Rhizome, dedicate alla discussione sulla cultura di fare rete.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">The Furtherfield Neighbourhood &#8211; Do It With Others (DIWO)<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo dieci anni, la comunit\u00e0 di <span class=\"testoscuro\">Furtherfield, si \u00e8 estesa fino a 400 collaboratori attivi e un pubblico di lettori di oltre 16.000 persone in tutto il mondo<\/span>. Le sue attivit\u00e0 e progetti sono cresciuti come scopi e ambizioni: le sue attivit\u00e0 principali di recensione, critica e discussione sono state sostenute e guidate dalla ricerca e dall&#8217;energia del team di Furtherfield, e dai suoi diversi gruppi di utenti a livello internazionale, in genere su base volontaria. Specifici progetti che hanno facilitato la collaborazione tra programmatori, artisti e artisti-programmatori, hanno ricevuto fond pubblici. Dal 2004, <span class=\"testoscuro\">Furtherfield ha sviluppato una galleria per la networked media art a North London chiamata HTTP<\/span> e ha ricevuto fondi regolati dal Arts Council of England allo scopo di consolidare e sviluppare la sostenibilit\u00e0 delle sue attivit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">In anni recenti, Furtherfield ha partecipato o iniziato progetti collaborativi che sperimentano e sviluppano lavori artistici, strumenti e strutture di cooperazione. Inventati o adattati dagli artisti stessi, da attivisti e tecnologi di ogni tipo, molti dei quali sono legati all&#8217;idea di scambio sociale attraverso la loro pratica artistica, connessi in modo specifico alla libert\u00e0, all&#8217;apertura e alla democratizzazione dei media e della tecnologia. Uno di questi progetti \u00e8 il <span class=\"testoscuro\">NODE.London Season of Media Arts A Londra, organizzato da un gruppo di volontari.<\/span> Nel Marzo del 2006, 150 progetti di media art sono stati esposti in 40 locations a Londra, cos\u00ec come online, nella forma di esibizioni, installazioni, software, eventi partecipatori, performance.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per molti comunque, la prima necessit\u00e0 \u00e8 verso la community stessa, allo scopo che ognuno possa &#8220;interagire, condividere, conversare e giocare con chiunque altro&#8221;. FurtherStudio, un progetto di residenze di net art online e in tempo reale, venne quindi lanciato nel Settembre del 2003. Il progetto venne ispirato da una conversazione con la net artista inglese <span class=\"testoscuro\">Jess Loseby<\/span>. Lei parlava della sua difficolt\u00e0, come madre di tre figli, che viveva in un&#8217;area rurale, di accedere alle risorse e a un dialogo critico con altri artisti e accademici, attraverso il solito giro delle conferenze e delle residenze. <span class=\"testoscuro\">The FurtherStudio web facility<\/span> nacque per offrire una finestra pubblica sul dektop degli artisti: le residenze diravano per 3 mesi, periodo in cui gli artisti potevano lavorare dai loro studi o da casa, creando lavori che incorporassero e rispondessero ai contributi dei visitatori. La chat e il forum critico, consentivano agli artisti, ai critici e ai visitatori stessi di discutere infatti del lavoro fatto dagli artisti, in una serie di interviste e dibattiti critici accessibili globalmente.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\" style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">VisitorsStudio , creato parallelamente al FurtherStudio,<\/span> venne creato quindi come uno spazio di break-out per i visitatori di queste stesse residenze online. L&#8217;idea era quella di dare ai visitatori una visione di molti processi artistici, creando uno speciale spazio sociale online dove essi stesso potessero sperimentare e imparare a vicenda utilizzando un semplice tool di mixaggio audiovisivo. Visitata presto da artisti, video artisti e musicisti, la piattaforma forniva uno spazio creativo informale, che supportava l&#8217;insegnamento e la condivisione tra utenti esperti e nuovi arrivati, agendo come &#8220;un contenitore, connettore e nodo per artisti e performers con il desiderio di unirsi virtualmente in una jam session online&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per mezzo quindi di VisitorsStudio, l&#8217;arte viene create e distribuita tramite Internet in tempo reale da tantissimi partecipanti, connessi nello stesso momento, in grado di mixare e remigare files multimediali che loro stessi hanno creato o trovato in Rete e uploadato su un database comune e condiviso. Cos\u00ec come, in alternativa, i partecipanti possono manipolare e remigare file che sono stati uploadati sul database da altri utenti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">VisitorsStudio si colloca quindi nel territorio artistico della real-time art, della software art, della net art e della espressione partecipativa e collaborativa della cultura contemporanea e del remix digitale<\/span>. Lo spostamento del tardo ventesimo secolo verso la cultura dell&#8217;immateriale, e l&#8217;esplosione della cultura del copiare, duplicare e ridistribuire artefatti culturali, significa che questo tipo di cultura \u00e8 oggi anche aperta all&#8217;influenza di produttori culturali non &#8220;professionali&#8221;. Il processo \u00e8 ulteriormente accelerato dall&#8217;adozione popolare, prevalentemente nel ragazzi dai 16 ai 25 anni, di spazi commerciali (ma liberi) in Rete come Flickr, MySpace e YouTube, che supportano la condivisione di massa di file multimediali.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sono inoltre stati organizzati eventi pi\u00f9 ampi, che possono essere riassunti in due categorie principali. La prima \u00e8 lo showcase, dove quindi artisti conosciuti e musicisti collaborano allo scopo di creare atmosfere sofisticate, come nel caso della serie Month of Sundays organizzata dal gruppo di Furtherfield di base a Bristol. Il secondo \u00e8 il focus sulla condivisione di tematiche umane, politiche e globali: proiettando quindi VisitorsStudio in spazi pubblici, questi eventi possono connettere comunit\u00e0 di persone attorno al mondo. Un buon esempio di ci\u00f2 \u00e8 la <span class=\"testoscuro\">DissensionConvention ?A Transatlantic Multimedia Protest Jam, che coincise on la Convenzione Repubblicana a New York nel 2004<\/span>. Oltre 20 artisti internazionali crearono un boradcast lungo cinque giorni di &#8220;polemica artistica collaborativi focalizzata su come Bush e i Repubblicani influenzassero negativamente ogni tipo di localismo attorno al mondo&#8221;. Il jam di protesta venne proiettato al RNC NODE presso la Postmasters Gallery e in alcuni bar e caff\u00e8 di New York, e attrasse migliaia di utenti su Internet<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Furtherfield sta attualmente lavorando sul progetto Furthernoise, per sviluppare un programma di workshops chiamato CoMix<\/span>, in cui giovani provenienti da Londra e Bristol possano collaborare con altri giovani del Bronx, New York, facendo collage e mixando file audio-video e preparando quindi delle performance dal vivo tutti insieme. Un nuovo database sar\u00e0 quindi creato a questo scopo, la prima nuova installazione del VisitorsStudio ad essere dedicata a specifici gruppi di utenti.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag33\/articoli\/img\/netart_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">DIWO significa quindi esplorare il potenziale del condividere visioni e risorse, attraverso la collaborazione e negoziazione tramite network fisici e privati, mantenendo in questo una coscienza critica. Noi siamo consapevoli che in questa trattazione non abbiamo sottolineato le difficolt\u00e0 che fronteggiamo nel sostenere le nostre attivit\u00e0. Al contrario, vogliamo condividere la nostra conoscenza, che arriva dalle nostre esperienze, sull&#8217;importanza di creare spazi non commerciali per visioni collaborative autorevoli e variegate, che includano l&#8217;utilizzo della tecnologia. Perch\u00e9 se non prendiamo il controllo di questi strumenti e dei media, e quindi non facciamo uno sforzo per rafforzare noi stessi e le communities che vogliamo valorizzare, potrebbero arrivare altri e farlo per noi\u0085.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.furtherfield.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.furtherfield.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.http.uk.net\/docs\/exhib12\/exhibitions12.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.http.uk.net\/docs\/exhib12\/exhibitions12.shtml<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/blog.furtherfield.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/blog.furtherfield.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/blog.visitorsstudio.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/blog.visitorsstudio.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.furthernoise.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.furthernoise.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.furtherstudio.org\/online\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.furtherstudio.org\/online\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.netbehaviour.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.netbehaviour.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idea di un articolo su Furtherfield.org mi stuzzicava da tempo, ma come scriverlo in maniera completa senza riuscire a fare due chiacchiere con Marc (Garret) e Ruth (Catlow), suoi principali rappresentanti e promotori? 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