{"id":10338,"date":"2008-03-03T12:00:00","date_gmt":"2008-03-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-032\/share-festival-2008-manufacturing\/"},"modified":"2020-10-25T10:35:19","modified_gmt":"2020-10-25T09:35:19","slug":"share-festival-2008-manufacturing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-032\/share-festival-2008-manufacturing\/","title":{"rendered":"Share Festival 2008: Manufacturing"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">&#8220;Questo libro non intende presentarsi come una ricerca formale, ma nasce da un&#8217;idea precisa, cio\u00e8 quella di studiare la produzione &#8220;casalinga&#8221; di oggetti funzionali di uso quotidiano.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec inizia il testo introduttivo di\u00a0Vladimir Archpov,\u00a0che ha pazientemente raccolto 220 invenzioni nate dall&#8217;estro di una popolazione russa colpita dalle ristrettezze economiche generate dalla fine dell&#8217;impero sovietico. Tra gli oggetti la &#8221;\u00a0<em>gabbia antivandali per lampione\u00a0<\/em>&#8220;, una &#8221;\u00a0<em>stufetta con lampada al quarzo\u00a0<\/em>&#8221; e un &#8221;\u00a0<em>distillatore casalingo\u00a0<\/em>&#8220;: cosa centra tutto ci\u00f2 con\u00a0Share Festival? Manufacturing, tema della quarta edizione del festival, che si tiene a Torino dall&#8217; 11 al 16 marzo 2008, \u00e8 stato scelto per due ragioni. Per prima cosa, si vogliono presentare le potenzialit\u00e0 della fabbricazione digitale che sta diventando sempre pi\u00f9 &#8220;personal&#8221;. Non meno importante \u00e8 il fatto che Torino \u00e8\u00a0World Design Capital 2008. Ma Torino \u00e8 anche un grande centro manifatturiero, le cui specificit\u00e0\u00a0Share Festival\u00a0ha scelto di enfatizzare. Nell&#8217;ottica di un festival che, per contenuti e pubblico, ha una vocazione fortemente internazionale, si \u00e8 voluto sottolineare con il tema Manufacturing un aspetto locale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da qualche tempo si parla di\u00a0&#8220;digifab&#8221;, letteralmente fabbricazione digitale, e riguarda quelle pratiche del design e della produzione artistica che contemplano la progettazione digitale e la prototipazione rapida. Cinquant&#8217;anni fa i computer erano grossi come un frigorifero e gestiti da tecnici specializzati, oggi le tecnologie per la protipazione rapida come i sistemi\u00a0CNC e la Stereolitografia\u00a0sono in possesso di grandi aziende come Provel, ma \u00e8 inevitabile che quelle stesse macchine, ma di dimensioni inferiori, oggi possono trovarsi sulle nostre scrivanie:\u00a0sono i personal fabricator. Tanto che un network di artisti che si raduna intorno al progetto\u00a0<em>Generator.X\u00a0<\/em>di Marius Watz , presenta a Share Festival una serie di oggetti creati tramite fabbricazione digitale,\u00a0che vanno oltre i limiti della tradizionale industria. Queste macchine permettono un passaggio immediato e veloce dal modello all&#8217;oggetto, permettendo la realizzazione di tutta una serie di oggetti di una complessit\u00e0 impensabile. Come suggerisce con arguzia Marius Watz stesso, &#8220;in un ironico rovesciamento, lo spazio fisico \u00e8 diventato l&#8217;ultima frontiera della manipolazione digitale&#8221;. Come per gli oggetti nati da bisogni individuali di Vladimir Archpov cos\u00ec questi artisti presentano oggetti che &#8221;\u00a0<em>sono difficili da classificare, perch\u00e8 non esiste nulla di simile\u00a0<\/em>&#8220;.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_32eng\/articoli\/img\/newmedia_lucabarbeni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Di recente \u00e8 stato detto che &#8220;<em>il cyber-spazio sta uscendo da se stesso<\/em>&#8221; e che &#8220;<em>il virtuale sta diventando reale<\/em>&#8220;. L&#8217;innovazione tecnologica \u00e8 incessante e sembra che dopo essersi focalizzata sull&#8217;immateriale, il digitale si stia integrando sempre di pi\u00f9 nella nostra realt\u00e0, \u00e8 un dato di fatto. Il vettore dell&#8217;innovazione sta tornando dal cyberspazio nella nostra vecchia e cara realt\u00e0 atomica. Ma questo fatto invitabile solleva delle criticit\u00e0, genera delle frizioni, epistemologiche e materiali. E&#8217; in corso l&#8217;orogenesi tra i bits a gli atomi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;epistemologia il termine &#8220;fabbricazione-digitale&#8221; \u00e8 un ossimoro, che si trova nella stessa zona linguistica di termini come &#8220;renderizzazione-atomica&#8221;, o per guardare all&#8217;ambito industriale come &#8220;personalizzazione di massa&#8221;, mentre in architettura si parla di &#8220;architetture liquide&#8221;. L&#8217;ossimoro porta all&#8217;ibrido, che non \u00e8 pi\u00f9 una categoria di pensiero rivolta verso il mondo naturale: oggi si sta ibridando la realt\u00e0 degli atomi, che sta entrando in contatto con questa sovrastruttura, pelle, interfaccia, che \u00e8 il digitale. L&#8217;utilizzo di ossimori \u00e8 significativo di una situazione conflittuale, dove due realt\u00e0 ontologicamente differenti vengono in contatto, generando un ibrido non definibile secondo le categorie linguistiche della precedente epoca.<\/p>\n<p align=\"justify\">La nostra realt\u00e0 digitale si sta evolvendo verso un paradigma polisensoriale, dove le dita digitano sempre meno e toccano, manipolano sempre di pi\u00f9 i bits: come ricorda Bruce Sterling nel suo libro &#8220;La forma del futuro&#8221;, l&#8217;ultimo passo per una vera rivoluzione nella progettazione digitale sar\u00e0 possibile nel momento in cui le interfacce stesse da digitali diventeranno immersive, quando invece che manipolare un modello CAD, potr\u00f2, attraverso sistemi completamente differenti, lavorare direttamente con le mani sul modello dell&#8217;oggetto. Lungo questa linea di ricerca di nuove interfacce per la manipolazione di dati digitali, si situa il progetto\u00a0Reactable realizzato da un team (&#8220;interactive sonic systems team&#8221;) diretto da Sergi Jord\u00e0 presso l&#8217;Universit\u00e0 Pompeu Fabra di Barcellona; \u00e8 questo uno strumento musicale elettronico &#8220;collaborativo&#8221; che consente a pi\u00f9 esecutori di muovere e ruotare oggetti solidi su un tavolo luminoso interattivo. E il suo punto di forza risiede nell&#8217;immediatezza e fisicit\u00e0 dell&#8217;interfaccia, come direbbe Donald Norman \u00e8 uno strumento con affordance visive e precepibili chiare, dove &#8220;si sa esplicitamente dove andare&#8221;.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_32eng\/articoli\/img\/newmedia_lucabarbeni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Criticit\u00e0 materiali, perch\u00e8 il digitale non ha affatto portato un processo di smaterializzazione della realt\u00e0 e dei rapporti sociali, pur avendo ipotizzato che nel futuro ognuno se ne stesse tranquillamente a casa sua dove poteva essere in contatto con il mondo. Invece abbiamo solo iniziato a spostarci di pi\u00f9, ci hanno detto che la carta sarebbe sparita a favore dello schermo digitale e invece grazie a internet stiamo stampando su cellulosa ancora di pi\u00f9: la tecnologia digitale non \u00e8 sostitutiva ma integrativa, non \u00e8 competitiva quanto parassitaria. Inoltre vi sono criticit\u00e0 materiali anche per quanto riguarda il diritto d&#8217;autore, dove in un regime di creazione e scambio di modelli di oggetti fisici pu\u00f2 risultare ancora pi\u00f9 interessante la proposta pragmatica di\u00a0Dmytri Kleiner, che nell&#8217;articolo &#8220;<em>Copyfarleft and Copyjustright<\/em>&#8220;, alternativamente ai regimi copyright e copyleft, propone il diritto copyfarleft, dove i prodotti possono essere utilizzati anche a fini commerciali solo da quanti non si avvalgono di lavoro salariato, come altri lavoratori e piccole cooperative.<\/p>\n<p align=\"justify\">Accanto a questa miniuturizzazione e personalizzazione degli strumenti per la fabbricazione digitale,\u00a0Bruce Sterling prospetta un&#8217;ulteriore evoluzione di ci\u00f2 che oggi chiamiamo web 2.0. Fenomeni come il\u00a0social-networking e la Radio Frequency IDentification (RFID)\u00a0stanno dando vita a una nuova internet delle cose, che qualcuno ha gi\u00e0 battezzato come web 3.0. Una visione che parla di una cambiamento epocale del design:\u00a0dal gingillo tecnologico all&#8217;oggetto-SPIME (neologismo di Sterling che unisce SPACE + TIME)\u00a0e parallelamente dal destinatario-utente all&#8217;intermediario (wrangler): l&#8217;oggetto partecipato e l&#8217;oggetto che partecipa. Cio\u00e8 i\u00a0blogjects, gli spime, gli arphids, i nomi degli oggetti del presente e del prossimo futuro.\u00a0Questo nuovo tipo di manifattura del XXI secolo riguarda quindi, da un lato un&#8217;innovazione negli strumenti, grazie alla personalizzazione delle stampanti 3D, e dall&#8217;altro un&#8217;innovazione nel processo. Al di l\u00e0 del fisiologico processo di potenziamento e miniaturizzazione delle tecnologie, la personalizzazione nella fabbricazione digitale trova i suoi stimoli maggiori nella concezione della Rete come piattaforma piuttosto che semplice canale comunicativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ponoko, azienda neozelandese, ha applicato le dinamiche dei network sociali al product design. Questa azienda nasce dall&#8217;idea di David ten Have che ispirandosi agli spime object di Bruce Sterling, ha creato una piattaforma per la promozione, produzione e distribuzione di prodotti di design. Ponoko non sono dei designer e neanche dei fabbricatori, quanto degli intermediari, posti tra il designer e il cliente, che si assicurano che tutto il processo vada a buon fine. Da un lato i designer che possono uploadare sulla piattaforma i loro progetti e dall&#8217;altro i clienti che sfogliano il catalogo dell&#8217;azienda decidono quale prodotto comprare, manufacturing on demand, quel singolo prodotto verr\u00e0 realizzato dai fornitori di Ponoko che spedir\u00e0 quindi l&#8217;oggetto al proprietario.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_32eng\/articoli\/img\/newmedia_lucabarbeni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Archipov, prosegue nel suo libro dicendo &#8220;quasi sempre, il mio interesse per un oggetto, faceva nascere nell&#8217;autore il desiderio spontaneo di raccontarmi perch\u00e8 e come lo aveva realizzato&#8221;: l&#8217;autore del libro ha quindi raccolto la &#8220;storia&#8221; di ognuno di questi oggetti, e l&#8217;ha riportata fedelmente sotto alla foto di ogni oggetto, dandogli un&#8217;ulteriore valenza descrittiva. Con gli spime o i blogject, ogni oggetto potr\u00e0 renderci partecipi della sua storia e delle sue analisi in prima &#8220;persona&#8221;. Progressiva estensione e integrazione degli ambiti, l&#8217;ibrido, l&#8217;ossimoro come paradigma di questa nostra realt\u00e0 convergente, su tutti i fronti: convergono vita, materia, fabbricazione, digitale. Forse, come per la scrittura, la tecnologia digitale pervader\u00e0 la nostra realt\u00e0 proprio in quanto tecnologia inerentemente, non competitiva con le altre tecnologie, ma cooperativa\/parassitaria. Questo paradigma sta coinvolgendo tutti gli ambiti della nostra realt\u00e0, e per vederlo basta notare come individui con obiettivi e professioni differenti come un ingegnere elettronico, un artista e una filosofa-biologa, utilizzando differenti terminologie e ambiti di studio, presentino idee complementari, accomunate dall&#8217;assunto della progressiva integrazione di ambiti precendentemente separati, intelligenza naturale\/artificiale, vita naturale\/artificiale: \u00e8 cos\u00ec che nascono memi come blogject, intelligenza diffusa e biofatti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Julian Bleeckeer,\u00a0autore del\u00a0Manifesto for Networked Objects<em>,\u00a0<\/em>ha coniato un nuovo termine per definire questa nuova tipologia di oggetti, chiamandoli\u00a0blogject, oggetti che bloggano, mettendo in evidenza come anche gli oggetti &#8220;debbano essere considerati nel momento in cui assumono il ruolo di rilevanti attori sociali e riconfigurano il nostro sistema di vivere e di relazionarci con lo spazio&#8221;: dal momento in cui il mio frigorifero \u00e8 in grado di rilevare i prodotti al suo interno, analizzare le mie preferenze culinarie e riportarmi quotidianamente analisi riguardo alla mia situazione dietetica, quell&#8217;oggetto smette di essere uno scatolone elettrico freddo, per diventare un piccolo attore specializzato della mia vita sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma nel momento in cui dialogo con un frigorifero, o mi affido a un sistema di guida sopportato dal computer, dove finisce la mia abilit\u00e0 e dove inizia quella della macchina computazionale? In realt\u00e0 forse la questione \u00e8 mal posta, e la risolve\u00a0Donald Norman\u00a0che non considera pi\u00f9 le due realt\u00e0 come separate, uomo-macchina, ma come sistema simbiotico: automobile+uomo= sistema per lo spostamento, dove, riprendendo le teorie del cervello &#8220;triuno&#8221; di Paul McLean, diviso in processo viscerale, riflessivo e comportamentale, l&#8217;automobile assolve al primo, l&#8217;uomo al secondo e sinergicamente stabiliscono quello comportamentale.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_32eng\/articoli\/img\/newmedia_lucabarbeni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">I confini si infrangono tra tutti gli ambiti, le categorie collassano, gli ibridi e gli ossimori trionfano.\u00a0Luigi Pagliarini, artista, psicologo e esperto di robotica\u00a0postula &#8220;<em>una nuova caratterizzazione dell&#8217;idea di mente che abbandoni definitivamente il pregiudizio per cui l&#8217;intelligenza costruttiva &#8211; e, simmetricamente, distruttiva &#8211; sia una prerogativa unica ed esclusiva dell&#8217;uomo, o pi\u00f9 in generale del biologico, riconoscendo agli artefatti la capacit\u00e0 di creare, di esprimere una reale forza collaborativa e competitiva e, comunque sia, di produrre ideazioni ed ispirazioni che contribuiscono al patrimonio di idee che andranno a far parte del nostro mondo e delle nostre future esistenze<\/em>\u00a0&#8220;: l&#8217;intelligenza diffusa varca i confini della vita per appropriarsi dell&#8217;inanimato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cosa \u00e8 l&#8217;intelligenza? Dove inizia e finisce la vita naturale e quella artificiale? Ha senso distinguirle in questo continuum percettivo? Come si riconfigura l&#8217;intelligenza in una realt\u00e0 dove gli oggetti grazie alle loro propriet\u00e0 digitali iniziano a pensare e dialogare con noi? Come dice\u00a0Franco Torriani\u00a0&#8220;<em>esaurito il rapporto frontale umani\/macchine, la loro integrazione produce &#8220;nuovi sintomi di intelligenza&#8221;, ma rimane il problema di una asimettria tra il mondo naturale e quello artificiale: l&#8217;evoluzione biologica \u00e8 molto pi\u00f9 lenta di quella tecnologica, la carne non pu\u00f2 essere riconfigurata alla velocit\u00e0 di un software, ripensata alla velocit\u00e0 del linguaggio<\/em>&#8221; Anche\u00a0Matteo Pasquinelli\u00a0analizzando i processi di scambio di energia tra macchine e uomini dichiara che &#8221;\u00a0<em>qualcosa di nuovo accade quando i network digitali entrano nella biosfera.[&#8230;]Le macchine digitali sono una chiara biforcazione del phylum macchinico: i domini semiotico e biologico rappresentano due strati differenti. L&#8217;energia dei flussi semiotici non \u00e8 l&#8217;energia dei flussi materiali e economici. I due strati interagiscono ma non in modo simmetrico e speculare come vorrebbe una diffusa ideologia del digitale.\u00a0<\/em>&#8220;<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_32eng\/articoli\/img\/newmedia_lucabarbeni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche la dottoressa\u00a0Nicole Karafyllis\u00a0vede una biforcazione nel phylum macchinico, che porta ad una triforcazione nella consuetadistinzione della realt\u00e0 tra natura e tecnologia, ponendo tra loro il concetto di\u00a0Biofatti: entit\u00e0 fisiche costruite biologicamente, il terzo invisibile tra natura e tecologia. Una realt\u00e0 che comunque non \u00e8 tripartita settorialmente quanto piuttosto costituita da &#8220;<em>un ampio spettro fra due poli: le entit\u00e0 viventi naturali e gli artefatti tecnici\u00a0<\/em>&#8220;.\u00a0Luois Bec, bio-artista francese, ha intrapreso una ricerca che vuole andare oltre una &#8220;biologia parrocchiale&#8221; come &#8220;.<em>..termine impiegato dai ricercatori di vita artificiale per indicare i limiti dello studio delle forme viventi sulla Terra&#8230;<\/em>&#8220;, per creare cio\u00e8 una\u00a0<em>biologia parallela\u00a0<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella teoria della tettonica a zolle l&#8217;orogenesi indica i processi coinvolti nella formazione dei rilievi, dove masse rocciose distinte si fondono creando una nuova massa rocciosa; cos\u00ec il digitale \u00e8 in una fase di incontro\/scontro con la realt\u00e0 atomica, da cui sta emergendo una nuova forma di realt\u00e0 integrata.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.toshare.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.toshare.it<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos&#8221; inizia il testo introduttivo di Vladimir Archpov, che ha pazientemente raccolto 220 invenzioni nate dall&#8217;estro di una popolazione russa colpita dalle ristrettezze economiche generate dalla fine dell&#8217;impero sovietico. 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