{"id":10336,"date":"2008-03-03T12:00:00","date_gmt":"2008-03-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-032\/the-eye-of-women\/"},"modified":"2020-10-25T10:34:50","modified_gmt":"2020-10-25T09:34:50","slug":"the-eye-of-women","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-032\/the-eye-of-women\/","title":{"rendered":"L&#8217;occhio Delle Donne"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Roland Barthes<\/span> su <span class=\"testoscuro\"> La chambre claire <\/span> evidenziava come la fotografia non \u00e8 altro che l&#8217;oggetto di tre pratiche dove l&#8217;Operator \u00e8 il fotografo, lo Spectator siamo tutti noi e quella cosa o colui che \u00e8 fotografato potremmo definirla lo Spectrum, dato che questa parola mantiene un certo rapporto con lo &#8220;spettacolo&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo Spectrum nella nostra societ\u00e0 contemporanea e in particolar modo nell&#8217;arte, ha preso sempre pi\u00f9 i connotati di un mondo interiore legato all&#8217;artista, un microcosmo personale dove sono imprigionate sensibilit\u00e0, paure e desideri anche privati impressionati da una foto-macchina che oramai con il digitale ha ridotto tutti i tempi di esecuzione a favore di una immediatezza istantanea che pu\u00f2 essere vera o modificata. Ora, la fotografia a partire dagli anni sessanta, ha avuto la facolt\u00e0 e la capacit\u00e0 di &#8220;registrare&#8221; anche aventi artistici, cio\u00e8 arte sull&#8217;arte, ricordando gli scatti ai vari Kaprow o Morris e le documentazioni agli happening e alla privacy degli artisti post-concettuali. <em>Il secolo dell&#8217;immagine analogica <\/em> \u0096 come dice <span class=\"testoscuro\">Pierre Sorlin<\/span> &#8211; <em>fu segnato da una piena fiducia nella veridicit\u00e0 della rappresentazione analogica e nella sua attitudine a descrivere oggettivamente le cose. [\u0085] L&#8217;immagine analogica trionf\u00f2 non tanto perch\u00e9 avvicinava l&#8217;essere umano al reale quanto perch\u00e9 il pubblico enfatizzava il suo potere rivelatore e si aspettava da lei che rafforzasse l&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;uomo sul mondo.&#8221; <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Il pubblico oggi invece, abituato alla rivelazione della foto grazie anche a televisione e cinema, pu\u00f2 enfatizzare il potere persino dell&#8217;immagine digitale, dove la rappresentazione \u00e8 qualcosa di costruito o immaginato, e quindi l&#8217;elaborazione e la metamorfosi regola e condiziona il nostro rapporto con il visivo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A Padova sino al 22 Marzo questa realt\u00e0, questi fenomeni trasversali analogici-digitali, queste nuove e proprie identit\u00e0 vengono mostrate presso la <span class=\"testoscuro\">Galleria Sottopasso della Stua<\/span>, grazie a <span class=\"testoscuro\">Sguardi Interiori<\/span>, mostra promossa dall&#8217;Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo \u0096 Centro Nazionale di Fotografia e curata da <span class=\"testoscuro\">Enrico Gusella.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Questo evento si inserisce nella serie <span class=\"testoscuro\">Racconti di donne <\/span> e presenta i lavori di un gruppo di artiste che indagano dinamiche e vicende di una quotidianit\u00e0 legata tanto alla corporeit\u00e0 quanto alle relazioni interpersonali. <em>&#8220;La produzione artistica contemporanea <\/em> \u0096 scrive il curatore \u0096 <em>soprattutto la fotografia, il video e la performance \u0096 da alcuni decenni vede nel punto di vista delle donne la punta di diamante di una ricerca che scandaglia territori mai prima aperti, i quali svelano l&#8217;assoluta originalit\u00e0 circa la comprensione dei comportamenti e delle dinamiche relazionali nei diversi contesti sociali. Il corpo, allora, in primo luogo, diventa il simbolo di interrelazioni che legano l&#8217;essere umano al cosmo, secondo una visione che guarda ora allo spazio pubblico, ora a quello privato, attraverso una ricerca acuta e profonda che trae, spesso, dalla personale esperienza di vita la motivazione e la forza per la costruzione di una propria poetica.&#8221;<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Le tredici artiste invitate <span class=\"testoscuro\">Marina Abramovich, Vanessa Beecroft, Isabella Bona, Giulia Caira, Silvia Camporesi, Tea Giobbio, Nan Goldin, Mona Hatoum, Barbara La Ragione , Mara Mayer, Shirin Neshat, Pipilotti Rist e Cindy Sherman <\/span>, hanno formazione e culture diverse, si muovono ed interpretano il mondo che le circonda con sensibilit\u00e0 profonde e temi attenti ma anche ambigui, sociali ed antropologici. Nelle immagini in mostra, la figura femminile diventa protagonista privilegiata. Le artiste tentano di carpire, indagare e restituire la loro relazione con essa attraverso un approccio ed un&#8217;estetica estremamente personale e decisa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Si passa dalla performance della Abramovich con <span class=\"testoscuro\">Rithym 0, <\/span> che fu presentata per la prima volta a Napoli nel 1974, e che \u00e8 qui ripresa in immagine analogica; lavoro che l&#8217;artista &#8220;sente&#8221; suo investendosi delle problematiche della sua terra, di ricordi affettivi e relazioni amorose. Questa dimensione &#8220;teatrale&#8221; \u00e8 presente anche nelle opere della &#8220;genovese&#8221; <span class=\"testoscuro\">Vanessa Breecroft in VB 25.074 <\/span>del 1996 e della svizzera <span class=\"testoscuro\">Pipilotti Rist qui presente con Untitled <\/span> del 1994. La prima affrontando nelle sue performance temi come l&#8217;identit\u00e0, il corpo e la sessualit\u00e0, investendo le sue &#8220;modelle&#8221; di insignificanza senza alcuna possibilit\u00e0 di seduzione, ma sempre in grado di rappresentare il proprio ruolo sociale e di esercitarlo quindi sugli altri. La Rist costruendo video ricchi di effetti speciali che ritraggono una identit\u00e0 femminile in grado di affrontare situazioni anche imprevedibili, fondate sul piacere e sulla creativit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 poi chi insistendo sul ritratto, utilizza il mezzo fotografico come strumento di penetrazione dell&#8217;individualit\u00e0 e di comprensione dell&#8217;umano, come <span class=\"testoscuro\">Giulia Caira con Untitled <\/span>del 1999, <span class=\"testoscuro\">Tea Giobbio con Un viaggio: autoritratti <\/span> del 2006 o <span class=\"testoscuro\">Shirin Neshat con Birthmark <\/span> del 1995. Altre artiste come <span class=\"testoscuro\">Isabella Bona o Silvia Camporesi, rispettivamente con Metamorfosi e Il latte e la carne 1 e 2, <\/span>rovesciano il concetto di tempo e spazio, scardinando le leggi del &#8220;qui ora&#8221;, riportando l&#8217;esistente ad una condizione di alterit\u00e0 e generando mondi possibili. Fra i lavori in mostra spicca in particolare il ricorso frequente al travestimento come fa <span class=\"testoscuro\">Cindy Sherman con Untitled 124a <\/span> che autoritraendosi usa il proprio corpo come schermo di proiezione dei ruoli che molte donne sono indotte ad assumere nella propria vita. Ci\u00f2 che risulta in ogni caso evidente e costante \u00e8 la straordinaria capacit\u00e0 generativa che scaturisce dalle immagini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Scrive Annamaria Sandon\u00e0 \u0096 <em>La fotografia \u00e8 diventata nella sua visibilit\u00e0 un mezzo necessario per mostrare in prima persona, nella realt\u00e0, i pensieri e le contraddizioni di un mondo al femminile, nella messa in scena di problematiche che investono la dimensione sociale dei comportamenti umani. [\u0085] Cadono i confini fra ci\u00f2 che \u00e8 vero e ci\u00f2 che \u00e8 manipolato, o meglio i set fotografici divengono scena teatrale in cui l&#8217;immaginario dell&#8217;artista si sbizzarrisce a creare situazioni in cui prevalgono i dubbi identitari..&#8221; <\/em>E questa scena teatrale diventa la vita di tutti i giorni ad esempio per <span class=\"testoscuro\">Nan Goldin dove nella sua Nan Goldin at the bat, Toon, C and So <\/span>del 1992 ci parla di s\u00e9 e dei suoi amici che possono essere gay o travestiti, ma in ogni caso riportati a noi nella loro pienezza senza censure aprendoci di fatto il loro essere in tutto e per tutto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La fotografia \u00e8 pervenuta all&#8217;arte proprio attraverso il Teatro. Cos\u00ec come Nadar ci permetteva di accedere a un infra-sapere della realt\u00e0 scendendo nei particolari etnografici offrendoci una collezione di oggetti &#8220;parziali&#8221;, nello stesso modo ma con modalit\u00e0 diverse in queste foto contemporanee possiamo entrare a far parte di quel mondo. In questo caso quel mondo femminile che spesso riesce a sensibilizzare, pi\u00f9 del maschile, temi e interiorizzazioni a volte troppo egoistici e personali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se la fotografia \u00e8 un modo per imprigionare la realt\u00e0 o per immobilizzarla, come dice Susan Sontag, questa possessione diventa una spersonalizzazione del nostro rapporto con il mondo, permettendo una partecipazione e un&#8217;alienazione nelle nostre vite nel momento in cui siamo di fronte a opere della Goldin o della Breecroft, della Giobbio o della Caira. Le nuove figlie di Nadar, attraverso ritratti, elaborazioni, visioni ed emozioni hanno scardinato i clich\u00e9 della rappresentazione rituale, inventando nuovi punti di vista e nuove percezioni immediate e umanizzate, offrendoci sia la Storia intesa da Barthes, cio\u00e8 la nostra esclusione, sia la realt\u00e0 intesa come immersione e condivisione.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roland Barthes su La chambre claire evidenziava come la fotografia non \u008f altro che l&#8217;oggetto di tre pratiche dove l&#8217;Operator \u008f il fotografo, lo Spectator siamo tutti noi e quella cosa o colui che \u008f fotografato potremmo definirla lo Spectrum, dato che questa parola mantiene un certo rapporto con lo &#8216;spettacolo&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":28335,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,185],"tags":[63],"class_list":["post-10336","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-032","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;occhio Delle Donne &#8226; 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