{"id":10328,"date":"2008-03-03T12:00:00","date_gmt":"2008-03-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-032\/ken-jacobs-the-demiurgo-of-the-moving-image\/"},"modified":"2020-10-25T10:37:48","modified_gmt":"2020-10-25T09:37:48","slug":"ken-jacobs-the-demiurgo-of-the-moving-image","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-032\/ken-jacobs-the-demiurgo-of-the-moving-image\/","title":{"rendered":"Ken Jacobs: Il Demiurgo Dell&#8217;immagine In Movimento"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Mentre scrivo questo &#8220;pezzo&#8221; l<span class=\"testoscuro\">a dodicesima edizione del Sonic Acts volge al termine<\/span> e come ogni evento che si appresta alla conclusione lascia nell&#8217;animo di chi era presente, come pure di chi non c&#8217;era, l&#8217;enorme ansia della perdita che non \u00e8 solo lo scivolare via d&#8217;un momento presente che si vorrebbe eterno, ma il timore dell&#8217;essersi lasciati sfuggire qualcosa da sotto il naso: un&#8217;intuizione, un momento, un bagliore irripetibile per sempre andato.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<p>Nella quattro giorni del suo svolgimento il <span class=\"testoscuro\">Sonic Acts<\/span> ha proposto un&#8217;infinit\u00e0 di cose differenti, un flusso davvero denso di informazioni, proiezioni ed esibizioni oltremodo notevole ed interessante; in particolar modo le dodici conference proposte si sono rivelate come altrettanti momenti eccezionali in cui una serie piuttosto eterogenea di personalit\u00e0 provenienti da varie parti del mondo hanno potuto illustrare alcuni fra gli aspetti pi\u00f9 interessanti e meno indagati dell&#8217;attuale stato dell&#8217;immagine in movimento (o cinematica!), vere e proprie lezioni d&#8217;impagabile valore che ci siamo messi in testa di raccontarvi attraverso una serie di interviste ai rispettivi relatori; <span class=\"testoscuro\">iniziamo dunque con Ken Jacobs, come a dire che non ci spaventa alcuna impresa complessa. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Ken Jacobs<\/span> \u00e8 un&#8217;artista \u0096 ma davvero il termine \u00e8 riduttivo \u0096 ancora poco conosciuto in Italia (la prima &#8220;morettiana&#8221; edizione del Torino Film Festival, lo scorso novembre, ha proposto \u0096 all&#8217;interno della sezione &#8220;La zona&#8221; \u0096 tre sue pellicole in una sala pressoch\u00e9 vuota): intellettuale e sperimentatore, visionario ed avanguardista, unico ed irripetibile. Jacobs di quest&#8217;ultima edizione del Sonic Acts \u00e8 stato uno dei nomi di maggior prestigio e probabilmente l&#8217;artista pi\u00f9 &#8220;sfruttato&#8221; dagli organizzatori. Ha tenuto una conferenza (<span class=\"testoscuro\">&#8220;The Image , Finger Raised to Lips , Beckons. Disorderly thoughts on synesthesia and other mysteries of the human sensorium&#8221;<\/span>), si \u00e8 esibito in una performance live (<span class=\"testoscuro\">&#8220;Reverberant Silence : Nervous Magic Lantern Performance&#8221;<\/span> ) e sempre a lui \u00e8 stato dedicato un focus di proiezioni con la proposizione di alcune delle sue ultimissime opere (<span class=\"testoscuro\">&#8220;Nymph&#8221;, &#8220;Capatalism: Child Labor&#8221;, &#8220;Capitalism: Slavery&#8221;, &#8220;Razzle Dazzle: The Lost World&#8221; e &#8220;Hanky January&#8221;<\/span>).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Egli \u00e8 senza ombra di dubbio alcuno fra i pionieri dell&#8217;avanguardia cinematografica statunitense che a partire dagli anni sessanta rifond\u00f2 la grammatica dell&#8217;immagine in movimento, rivoluzionandone la forma e la sostanza in netta contrapposizione con le pratiche tradizionali; una fra le figure centrali del cinema sperimentale della seconda met\u00e0 del XX secolo. Dalle sue prime opere, risalenti alla met\u00e0 degli anni cinquanta (<span class=\"testoscuro\">il suo primo non-film, <em>Orchard Street <\/em>, \u00e8 del 1955<\/span>), passando per le sperimentazioni video degli anni ottanta, la sua carriera artistica si confronta in quest&#8217;ultimo decennio (abbondante) con la tecnologia digitale e la performance live a dimostrazione dell&#8217;incessante ricerca artistica e umana perseguita dalla sua produzione, che da oltre cinquant&#8217;anni prosegue inarrestabile con una coerenza stilistica e poetica in un certo qual modo sconcertante.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">La conference tenuta da Jacobs, della quale siamo stati autorizzati a riportare il testo (a patto di farlo in maniera integrale)<\/span>, riflette appieno la complessit\u00e0 del personaggio in questione ma al contempo \u00e8 un&#8217;illuminante esplicitazione della sconcertante coerenza stilistica e poetica sopraccennata. Il punto focale di questa disquisizione filosofica sullo statuto ontologico dell&#8217;immagine verte sul concetto dell&#8217;autonomia dell&#8217;immagine in riferimento al suo potenziale sinestetico, ovvero la possibilit\u00e0 che la muta immagine ha di evocare suoni all&#8217;interno della mente dello spettatore. Un concetto, assolutamente centrale in tutto il suo (non) cinema avanguardista e sperimentale, che lo mette in relazione diretta con i pi\u00f9 convinti assertori della natura muta dell&#8217;immagine in movimento, di quei teorici che esaltarono il potenziale insito nelle immagini in movimento d&#8217;attivare\/richiamare sinesteticamente altri sensi, lasciando una piena libert\u00e0 allo spettatore, senza incanalarne la percezione e la comprensione in maniera univoca o peggio ancora pavloviana. Jacobs parla di audio-aura, mutuando di fatto il concetto che <span class=\"testoscuro\">Walter Benjamin<\/span> applicava al potere evocativo della sola immagine all&#8217;ambito sinestetico delle immagini che generano &#8220;suoni&#8221;. Il testo di questa conferenza \u00e8 dunque particolarmente denso e complesso, ricco di spunti davvero notevoli ma legato alla dimensione orale d&#8217;una illustrazione attuata anche attraverso l&#8217;ausilio di film, di brani estratti da testi filmici provenienti dalla propria personalissima collezione. Rimando dunque al testo integrale della conferenza per una sua pi\u00f9 approfondita comprensione.<\/p>\n<p>Veniamo dunque all&#8217;intervista, alle risposte che <span class=\"testoscuro\">Jacobs ha fornito con molta generosit\u00e0 alle domande postegli<\/span>, senza risparmiarsi e senza risparmiarci una complessa attivit\u00e0 di traduzione, perch\u00e9 il suo linguaggio riflette in pieno la sua attitudine avanguardista ed il fatto che le abbia scritte in aereo, mentre dagli States raggiungeva Amsterdam, non \u00e8 che la conferma del fatto che un personaggio del genere sia davvero al di sopra di tutto o che comunque quest&#8217;intervista in un certo qual modo piova dal cielo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Mi pu\u00f2 illustrare l&#8217;oggetto della conference che terr\u00e0 al Sonic Acts di Amsterdam, partendo magari proprio dal titolo: &#8221; The Image , Finger Raised to Lips , Beckons. Disorderly thoughts on synesthesia and other mysteries of the human sensorium&#8221;.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> \u00c8 stato pi\u00f9 forte di me, nel contesto di una conferenza sul cinema sonoro, mostrare quanto possa essere completa l&#8217;esperienza offerta dall&#8217;immagine da sola, cosa che poi vale anche per il suono. L&#8217;artista si assume una responsabilit\u00e0 non da poco nello spezzare, trasformare, demolire o se va bene rendere pi\u00f9 grande questo tipo di esperienza sommando pi\u00f9 dati di senso. E&#8217; come aggiungere la musica ad un dipinto. Una calamit\u00e0 culturale che molte persone conoscono solo grazie al cinema non-pi\u00f9-muto. Forse mi sono spinto troppo oltre, ma ho avuto la cautela di includere informazioni chiaramente false per mantenere il mio pubblico allerta.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Il 23 febbraio presenter\u00e0, sempre all&#8217;interno del Sonic Acts (che peraltro proporr\u00e0 alcuni dei suoi ultimi &#8220;film&#8221;), una live performance intitolata &#8220;Reverberant Silence : Nervous Magic Lantern&#8221;. Questo lavoro si inserisce nel progetto live che porta in giro per il mondo a partire dall&#8217;anno 2000, chiamato appunto &#8220;The Nervous Magic Lantern&#8221;. Mi pu\u00f2 spiegare cos&#8217;\u00e8 e nello specifico cosa sar\u00e0 questo &#8220;Reverberant Silence&#8221;, che credo verr\u00e0 proposto in anteprima?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Fino ad oggi le performance &#8220;Nervous Magic Lantern&#8221; sono state delle collaborazioni con musicisti straordinari, <span class=\"testoscuro\">John Zorn e Ikue Mori, Eric La Casa , Rick Reed, Aki Onda<\/span>, e ce ne saranno altri. Mi piace vedere e sentire cosa emerge da ognuna di queste combinazioni. Ma mi piace anche il silenzio, generalmente lavoro in silenzio a casa, e questa mi sembrava l&#8217;occasione adatta per rendere pubblica questa mia attitudine.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Quali sono le principali differenze fra &#8220;The Nervous System&#8221; e &#8220;The Nervous Magic Lantern&#8221;, questi due sistemi di proiezione da lei sviluppati nel corso degli anni? E&#8217; corretto considerare il secondo sistema come un&#8217;evoluzione del primo?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">The Nervous System<\/span> utilizza pellicola, due stampe della stessa pellicola, messe in pausa ad ogni combinazione di fotogrammi mentre vengono viste attraverso due proiettori stop-motion solo leggermente fuori sincrono. Spesso intervengo fermando una coppia di fotogrammi per alcuni minuti, a volte anche molti, manipolando la macchina per creare una variet\u00e0 di effetti. Si ha una visione in 3-D, senza gli occhiali, possibile anche a chi ha un occhio solo. Molto raramente capita che questa visione in 3-D assomigli a qualcosa di reale; pu\u00f2 essere divertente e\/o spaventosa ma \u00e8 quasi sempre <em>qualcosa di altro <\/em> dal reale. Col tempo sono diventato piuttosto bravo e in grado di far accadere ogni cosa ma sempre in relazione a possibilit\u00e0 inerenti ad una particolare coppia di fotogrammi. L&#8217;immagine era in costante movimento, differenti movimenti simultanei. Un otturatore esterno rotante collocato davanti o tra le macchine, che alternando e fondendo le due immagini vicine, creava l&#8217;azione. Ho replicato l&#8217;effetto al computer. <span class=\"testoscuro\">La Tzadik ha fatto uscire un DVD che \u00e8 un adattamento di NEW YORK GHETTO FISHMARKET 1903, con le musiche di Catherine Jaiunaux e Tom Cora<\/span>.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">The Nervous Magic Lantern<\/span> \u00e8 un&#8217;evoluzione del Nervous System ma \u00e8 tecnicamente molto pi\u00f9 semplice e come ho detto si sarebbe potuta realizzare al tempo della lanterna magica, prima che ci fosse la pellicola, e forse \u00e8 stata anche fatta ma non accettata perch\u00e9 nella pratica troppo folle. Una lampada, lenti, otturatore rotante, un proiezionista che attivamente gioca con le <em>cose <\/em>, conduce lo spettatore attraverso immensi spazi immaginari; profondit\u00e0, sempre senza gli occhiali. Terre familiari\/sconosciute e visioni aeree in costante trasformazione, viste da ogni angolazione. Era un cinema che sognavo, e \u0096 traendo spunti dal subconscio \u0096 alla fine mi \u00e8 apparso davanti agli occhi. Non mi aspetto che ci crediate, specialmente quelli che conoscono le complessit\u00e0 tecniche del 3-D. C<span class=\"testoscuro\">ELESTIAL SUBWAY LINES \/ SALVAGING NOISE \u00e8 la Nervous Magic Lantern in collaborazione con John Zorn, con il supporto di Ikue Mori, anche questo edito in DVD da Tzadik. <\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: &#8220;Questa pellicola non \u00e8 adatta a chi soffre di epilessia&#8221;. Con questa didascalia si apre il suo &#8220;Razzle Dazzle -The Lost World&#8221; (2007), quasi a voler mettere in guardia lo spettatore all&#8217;aggressione sensoriale nella quale verr\u00e0 posto per 92 minuti. Questa continua tensione sensoriale \u00e8 una delle caratteristiche di tutte le sue opere, mi potrebbe spiegare il perch\u00e9 di questa scelta estetica cos\u00ec perturbante e, appunto, ricorrente?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>: <\/span>Mmm, &#8220;perturbante&#8221;, &#8220;aggressione&#8221;. Non \u00e8 questo lo scopo n\u00e9 la cosa che reputo importante di questo mio lavoro. Ci si adatta in ogni caso al vigore dell&#8217;immagine (\u00e8 cos\u00ec che la vedo). Mia moglie Flo \u00e8 una persona portata a soffrire se esposta a pochi minuti di luce intermittente, ma ormai non \u00e8 pi\u00f9 in grado di provare piacere di fronte ad un film normale. Questo mio lavoro pu\u00f2 seriamente scuotere una persona afflitta da epilessia e con lo stesso monito da me utilizzato inizia <span class=\"testoscuro\">FLICKER di Tony Conrad<\/span>. Un giorno ho perso una studentessa; quando mi sono dimenticato di dare un adeguato preavviso, lei ha lasciato la classe e non \u00e8 mai pi\u00f9 tornata.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Nelle sue ultime opere, penso a titoli quali &#8220;Razzle Dazzle &#8211; The Lost Worl&#8221; (2007) e &#8220;Capitalism: Slavery&#8221; (2006), \u00e8 riscontrabile il medesimo approccio didattico-esperienziale all&#8217;immagine pre-esistenze d&#8217;un film quale &#8220;Tom, Tom, The Piper&#8217;s Son&#8221; (1969), la differenza risiede per\u00f2 nell&#8217;uso del digitale. Vorrei sapere se questo cambiamento sottende una scelta estetica oppure \u00e8 da considerarsi strumentale, motivato da una maggiore economicit\u00e0 o forse addirittura obbligata da scelte industriali e di mercato che rendono sempre meno reperibile la &#8220;classica&#8221; pellicola di celluloide? Pi\u00f9 in generale, essendosi cimentato con entrambe le modalit\u00e0, quale ritiene siano le differenze sostanziali pi\u00f9 significative fra questi due differenti modi di catturare il reale?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Mi sono lasciato prendere dalle immagini del cinema esistente, dal rallentarle e guardarle fotogramma dopo fotogramma prima di aver mai girato, e quindi sono diventato quasi naturalmente un collagista. <span class=\"testoscuro\">TOM TOM<\/span> non si proponeva il fine della doppia immagine come le mie opere pi\u00f9 recenti, ma capisco quello che intendi perch\u00e9 la presenza dell&#8217;otturatore del proiettore che tratteneva e rilasciava la luce (dando forma ad un&#8217;immagine) \u00e8 forse la vera protagonista di quel film. Quando mi sono lasciato prendere da quel film del 1905 ero interessato all&#8217;energia della luce. Lo spostamento dall&#8217;amata pellicola al video digitale \u00e8 un fatto economico ed apprezzo la velocit\u00e0 del medium, simile alla proiezione dal vivo, ma poi si ha un prodotto che rimane! Il mondo non era cos\u00ec assetato delle mie performance; lo spettacolo raramente arrivava in citt\u00e0 e la gente non aveva tempo per abituarcisi; per la maggior parte degli spettatori era soltanto stravagante. Questa cosa mi frustrava tanto quanto la transitoriet\u00e0 delle opere, che non erano improvvisazioni bens\u00ec molto strutturate, entit\u00e0 provate e calibrate. Sto salvaguardando quello che riesco ma ovviamente il computer vuol dire la sua e le opere si allontanano in modi stupefacenti ma, sempre, rimangono parenti strette degli originali, o almeno cos\u00ec io ritengo. I video quindi escono su DVD economici e la gente pu\u00f2 vederle pi\u00f9 di una volta e andare oltre la stravaganza. Urr\u00e0!<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Prima di iniziare a produrre immagini, a fare del cinema, o meglio ancora a far esplodere il cinema, qual \u00e8 stato il suo approccio con esso? Voglio dire da spettatore, quali sono state le opere che l&#8217;hanno fatta avvicinare alla settima arte?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Ero come tutti quegli altri ragazzini originali con un interesse per l&#8217;arte che hanno un lasciapassare dal liceo di Brooklyn per il Museum Of Modern Art dove lui\/lei poteva scoprire i film muti americani e l&#8217;avanguardia francese ed i maestri sovietici. Dopo la seconda guerra mondiale, in tutte le sale del quartiere c&#8217;erano quei notevoli film del neo-realismo. Arrivarono alcuni brillanti film inglesi e, prima che i fascisti capitanati dal senatore McCarthy intimidissero i vertici degli Studio&#8217;s, i film noir che insieme ad altri sollecitarono l&#8217;interesse per il cinema come arte. Dopo un po&#8217; sono diventato un conoscitore della feccia, come i feticisti dei piedi e gli amanti del formaggio di Limburger, e mi sono molto allontanato dai valori riconosciuti. Ora andiamo sul personale, Alessio. Nutro un grande interesse per i primi cartoon, i primi Betty Boop e Popeye ad esempio, prima che la Chiesa Cattolica determinasse quello con cui gli americani potevano divertirsi (proprio quando sono nato, 1933) ed un interesse analogo per i film a basso costo degli anni Trenta dei film-maker neri come Oscar Micheaux e Spencer Williams. I film americani pre-codice (Hayes?, n.d.r.) in generale mi ammaliano. Io e Flo andiamo a dormire meravigliandoci di James Cagney e Joan Blondell; dell&#8217;arguzia di Warren William. Fred Astaire! Tuttavia, con gli occhi sbarrati, serrato nella mia dimensione d&#8217;artista, vibro davanti al cinema formale, il territorio che mi \u00e8 proprio dell&#8217;avanguardia; spingendo oltre, spingendo oltre, come se semplicemente ci potesse essere un domani.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: La pittura \u00e8 stata senz&#8217;altro una fonte di ispirazione per la sua arte, sui libri che parlano di lei c&#8217;\u00e8 sempre un riferimento ai due anni di studio che pass\u00f2 con Hans Hoffman, periodo che peraltro coincide con il primo elemento della sua filmografia (&#8221; Orchard Street&#8221;, 1955). Come ha influito questa formazione sulla sua produzione artistica?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Hans Hofmann<\/span> rendeva le persone profondamente consapevoli, sostenendo sempre la piattezza della tela. La vigorosa contraddizione spaziale era l&#8217;essenza dell&#8217;arte, \u00e8 questo che ho capito di\/da lui. C\u00e9zanne, Kandinsky, Mondrian, Picasso, Tintoretto: gli espressioni astratti, quegli impressionanti vicini di casa che ubriachi bussavano alla mia porta in continuazione. Io avevo alcune idee vaghe per un film (stavo in bilico tra i mezzi d&#8217;espressione, cos\u00ec come del resto ancora oggi) ma pensai che avrei dovuto incominciare da qualcosa 1) Di cui mi interessasse, 2) entro il mio budget e le mia capacit\u00e0, 3) che avrebbe potuto generare un interesse generale ed avrebbe potuto sollevarmi dalla povert\u00e0, <em>che avrebbe potuto vendere<\/em>. Ma <span class=\"testoscuro\">ORCHARD STREET<\/span> non ha venduto, la mia ragazza mi ha lasciato, ed io capii che ce l&#8217;avrei fatta solo con scelte pi\u00f9 ragionevoli. Accidenti, il governo delle corporation, nella sua paura del <em>fascino <\/em>di uno stato super-aziendale, ci stava condannando alla guerra nucleare. Io sono andato avanti a girare <span class=\"testoscuro\">STAR SPANGLED TO DEATH<\/span>, ne avevo il diritto. Il film mostra, nelle scene da me girate, la profonda coscienza 2-D\/3-D a cui Hofmann mi aveva condotto, e poi \u00e8 andato avanti da li. C&#8217;\u00e8 stata poi una svolta dalla lettura della sua profonda e maledetta illusione, della sua parvenza di realt\u00e0. <span class=\"testoscuro\">WRONG TURN INTO ADVENTURE<\/span> \u00e8 quello che ho definito una retrospettiva della mia opera Nervous System. Dopo <span class=\"testoscuro\">TOM TOM <\/span>(uno studio sul cine-esistenzialismo dei corpi umani all&#8217;opera in un vecchio e spoglio film 2-D), il fascino di lavorare con profondit\u00e0 illusorie, profondit\u00e0 contraddittorie, divent\u00f2 irresistibile. Avrei scoperto che l&#8217;illusione 3-D era ben pi\u00f9 malleabile di quanto i film 3-D dopati avessero suggerito. Hofmann chiam\u00f2 il suo libro <span class=\"testoscuro\">SEARCH FOR THE REAL<\/span>. Penso che io stessi rispondendo che il reale \u00e8 sempre elusivo, che ci sar\u00e0 sempre da cercare.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Quest&#8217;intervista la vorrei intitolare &#8220;Ken Jacobs: il demiurgo dell&#8217;immagine in movimento&#8221;, dove &#8216;demiurgo&#8217; \u00e8 da intendersi come termine volto ad indicare il lavoratore libero \u0096 dell&#8217;antica Grecia \u0096 in contrapposizione allo schiavo; pensa che possa essere una definizione calzante?<\/p>\n<p><strong>K<\/strong><span class=\"testoscuro\"><strong>en Jacobs<\/strong>:<\/span> Lo apprezzo. Grazie.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: A proposito di definizioni calzanti\u0085 &#8216;Modernista&#8217;, &#8216;avanguardista&#8217;, &#8216;sperimentatore&#8217; gli aggettivi per definirla si sprecano. Se dovesse definire il suo lavoro, la sua Opera, quale termine utilizzerebbe?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Presumo avanguardista. Molti filmmakers sperimentano a loro modo sui film appartenenti al filone principale\/convenzionale, cos\u00ec anche gli sperimentalisti possono applicarcisi ampiamente. Penso d&#8217;aver spinto per delle riformulazioni radicali, anche se questa poi \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Una partenza radicale ce la si poteva attendere da un artista che arriva da dove arrivo io. Erano tutti politicamente radicali negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, rivoluzionari desiderosi di cambiare l&#8217;economia, dalla cultura pubblicitaria cos\u00ec imbecille arrivata oggi ad una cos\u00ec ampia maturazione, e la loro arte \u00e8 stata in parte un modello per tale cambiamento. Ma il risorgente fascismo che segu\u00ec alla seconda guerra mondiale negli Stati Uniti \u00e8 arrivato pure dentro al mercato dell&#8217;arte producendo un totale fiasco delle loro vite ed alcuni dei migliori, Franz Kline su tutti, precipitarono nell&#8217;alcolismo bevendo fino a morirne. Molti di noi sono delusi; i grandi esperimenti di socialismo radicali sono stati degli orrori. Il capitalismo globale (noto anche come Modern Doom) \u00e8 l&#8217;orrore vincente e, come gli artisti che ho ammirato, sono oggi rassegnato, prostrato. Non bevo ma passo ogni minuto che posso concentrato sul mio lavoro. Guarda, io vedo soltanto l&#8217;America; forse le cose appaiono differenti per un europeo. Non eravamo comunque condannati? Non cavalchiamo forse solo una piccolo estremit\u00e0 del Big Bang? L&#8217;umanit\u00e0 sta solo accelerando il processo (bench\u00e9 immagini cosa un altro milione d&#8217;anni di <em>sane <\/em> invenzioni potrebbero portare). Non posso essere serio fino a che non capiti un serio cambiamento; chiamami dilettante.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Lei \u00e8, fra le altre cose, anche un professore universitario, un&#8217;insegnante di cinema, ma mi tolga una curiosit\u00e0: cosa insegna nei suoi corsi? Quali sono le tematiche ricorrenti nei corsi da lei tenuti da almeno quarant&#8217;anni?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Non sono stato l&#8217;insegnante ideale, ma sono stato l&#8217;ultimo Ken Jacobs. Avrei potuto essere meno imprevedibile. Sono stato colpito ed influenzato da quello che ho imparato e visto fare ai miei colleghi ed avrei potuto dare pi\u00f9 risposte ai miei studenti. I giovani percepiscono e sentono le atmosfere tese. Alla fine hanno compreso cosa mi disturbava ma \u00e8 spesso stata una cosa passeggera e volubile. Troppo di frequente ho trascinato il mondo in classe, prendendo le cose troppo seriamente, vessando le persone con il mio malumore. Un enorme giudizio di valutazione errato l&#8217;ho compito quando ho messo a contratto (d&#8217;insegnamento, nd.r.) Nick Ray (Nicholas Ray regista americano autore fra gli altri del cult-movie &#8220;Giovent\u00f9 Bruciata&#8221;, n.d.r.). Una persona considerata ancora eroica da molte persone, anche da alcuni dei nostri migliori studenti che rimasero fottuti dai suoi comportamenti, ma che ho detestato anche per la fine alla quale si \u00e8 costretto. E&#8217; stata un&#8217;occasione che gli avevo offerto nel prendere servizio, in un degli unici dipartimenti universitari del paese dedicati al cinema, e non l&#8217;ha colta a causa della sua abitudine di fare uso di alcool e cocaina. Io e Larry Gottheim abbiamo potuto vedere da subito il caos che si venne a creare ma <em>speravamo <\/em> che in un ambiente favorevole l&#8217;artista che fece <span class=\"testoscuro\">THEY LIVE BY NIGHT<\/span> (film diretto da Nicholas Ray nel 1948, n.d.r.) sarebbe riuscito a risollevarsi. Ho avuto la stupida idea che avrebbe potuto bilanciare gli equilibri del piccolo dipartimento, attraverso il racconto e l&#8217;insegnamento della sua esperienza maturata nel cinema narrativo hollywoodiano ma invece s&#8217;\u00e8 creato interesse solo attorno alla sua personalit\u00e0, cosa che non face altro che far accrescere il suo ego. Per Nick gli artisti dell&#8217;avanguardia erano dei &#8220;masturbatori&#8221;; cos\u00ec disse agli studenti, ma non davanti a noi. Era orgoglioso di s\u00e9 per il cinema che era stato in grado di fare e di quanto il suo cinema era stato fecondo per altre persone. Quando telefonai a Brakhage ad un certo momento di questa crisi, Stan mi disse, &#8220;Hollywood fa queste cose alle persone. Ne ho incontrato molti cos\u00ec e dodici anni \u00e8 il massimo che possano durare. Dopo (Hollywood, n.d.r.) non sono pi\u00f9 buoni per niente.&#8221;<\/p>\n<p>Sono andato in pensione nel 2002, Illustrissimo Professore di Cinema, Emerito. Mi tengo in contattato con molti miei ex studenti ma la mia mente ormai si \u00e8 spostata, nell&#8217;immediato e completamente, al mio fare arte. Alla fine, non sono riuscito ad appropriarmi di questo nuovo modo a-storico di pensare. Non \u00e8 stato difficile capire cosa era accaduto, ma come? Non ho pi\u00f9 bisogno di disperazione. Ad esempio: mostro C&#8217;ERAVAMO TANTO AMATI di Ettore Scola. In seguito, uno studente relaziona sulla visione ma non \u00e8 in grado di ricordare il titolo: &#8220;Sapete, quel film che inizia durante la prima o la seconda guerra mondiale, una delle due.&#8221;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Come si pone rispetto alla pratica del vjing? Si sente uno dei padri di questa forma artistica basata sul mixing ed il campionamento live, una specie di precursore ante litteram?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>:<\/span> Padre del VJing? Io non l&#8217;ho fatto. Giocare con il cinema come strumento \u00e8 una pratica divenuta comune negli anni sessanta ma quello che ho visto \u00e8 soprattutto improvvisazione informe. Ero legato all&#8217; &#8220;expandend cinema&#8221; che poi \u00e8 quello che ho fatto, provare e ancora provare; autoritario con i miei interpreti, preciso.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Alessio Galbiati<\/strong>: Vede degli eredi del suo stile, c&#8217;\u00e8 qualche giovane artista che le da&#8217; l&#8217;impressione di portare avanti il suo discorso artistico?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Ken Jacobs<\/strong>: <\/span>A breve atterriamo ad Amsterdam. \u00c8 stato divertente. La tua ultima domanda: non lo so e non voglio saperlo. Quasi mi spaventa che qualche d&#8217;uno possa seguirmi da vicino. Brakhage era generoso con i suoi molti seguaci, le persone che non potevano fare a meno di sentire che quello che Stan stava facendo <em>era <\/em> cinema. Sinceramente, quello che volevano era attaccarsi a lui come ad una causa, ci\u00f2 che poi era, una grande causa coraggiosamente provocatoria: il rapporto onesto. Lui ha sempre visto ed enfatizzato in cosa essi si differenziassero da lui ma io mi sento circondato\/affollato. Senti, tutti seguono, tutti sono seguaci! Ci potrebbe essere stato un genio che ha guardato un graffio su di una roccia o su un osso ed ha pensato, Wow! Questa cosa ha un potenziale! Forse quel tale non sar\u00e0 stato un seguace ma era un sacco di tempo fa. L&#8217;originalit\u00e0 per quelli che vengono dopo \u00e8 cavalcare la mandria delle proprie influenze fino a che, qualche rozzo equilibrio ed una direzione, non emergano.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sonicacts.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sonicacts.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.starspangledtodeath.com\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.starspangledtodeath.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tzadik.com\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.tzadik.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/globetrotter.berkeley.edu\/people\/Jacobs\/jacobs-con0.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/globetrotter.berkeley.edu\/people\/Jacobs\/jacobs-con0.html<\/a><\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre scrivo questo &#8216;pezzo&#8217; la dodicesima edizione del Sonic Acts volge al termine e come ogni evento che si appresta alla conclusione lascia nell&#8217;animo di chi era presente, come pure di chi non c&#8217;era, l&#8217;enorme ansia della perdita che non \u008f solo lo scivolare via d&#8217;un momento presente che si vorrebbe eterno, ma il timore dell&#8217;essersi lasciati sfuggire qualcosa da sotto il naso: un&#8217;intuizione, un momento, un bagliore irripetibile per sempre andato.<\/p>\n","protected":false},"author":44,"featured_media":28378,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,185],"tags":[29,41,53,71],"class_list":["post-10328","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-032","tag-audiovideo","tag-cinema","tag-interviews","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ken Jacobs: Il Demiurgo Dell&#039;immagine In Movimento &#8226; 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