{"id":10325,"date":"2008-03-03T12:00:00","date_gmt":"2008-03-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-032\/who-is-afraid-of-janez-jan%c2%8aa\/"},"modified":"2020-10-25T10:37:16","modified_gmt":"2020-10-25T09:37:16","slug":"who-is-afraid-of-janez-jan%c2%8aa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/who-is-afraid-of-janez-jan%c2%8aa\/","title":{"rendered":"Chi Ha Paura Di Janez Jan\u008aa?"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Berlino, 28 gennaio 2008, Monumento agli ebrei assassinati d&#8217;Europa. La mezzanotte \u00e8 passata da un minuto. Tre persone, giacca a vento bianca, zainetto con dispositivo GPS, webcam in mano rivolta verso il proprio viso, sostano un attimo, in silenzio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Poi, partendo ognuno da un punto diverso del perimetro del trapezio, si mettono in moto percorrendo un tracciato preciso in mezzo ai grandi pilastri del <em>Denkmal <\/em> che celebra la memoria della Shoah. Camminando con passo fermo e misurato nel freddo della notte berlinese, ognuno di essi comincia a ripetere ossessivamente, come un mantra, il proprio nome: &#8220;Jaz sem Janez Jan\u009aa, Jaz sem Janez Jan\u009aa, Jaz sem Janez Jan\u009aa\u0085&#8221; (&#8220;Mi chiamo Janez Jan\u009aa\u0085&#8221;). I tre volti appaiono nei riquadri sulla sinistra dello schermo, sul sito <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.aksioma.org\/sec\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.aksioma.org\/sec<\/a>. Sulla grande immagine satellitare del monumento berlinese, tre linee verdi cominciano a disegnarsi, traccia fedele del percorso dei tre artisti sloveni rilevato dai tre GPS e ritrasmesso al sito: si formano delle lettere. Alla fine della performance, sullo schermo del computer, le linee compongono un nome: <span class=\"testoscuro\">JANEZ JAN\u008aA<\/span>. I tre abbandonano il monumento senza che nulla sia stato fisicamente modificato, ma il loro cammino ha tracciato una firma, un nome \u00e8 stato lasciato a insinuarsi tra i pilastri del Denkmal.<\/p>\n<p align=\"justify\">La performance <span class=\"testoscuro\">Signature Event Context <\/span> \u00e8 avvenuta nell&#8217;ambito della mostra <span class=\"testoscuro\">CONSPIRE<\/span>\u0085 all&#8217;interno di <span class=\"testoscuro\">transmediale.08<\/span>, lo storico festival berlinese dedicato alle arti digitali, tra non poche polemiche e ripensamenti. L&#8217;azione, regolarmente programmata e documentata in catalogo, era stata sospesa a meno di dieci giorni dall&#8217;inaugurazione della mostra per &#8220;convinzioni curatoriali ed etiche&#8221; della curatrice <span class=\"testoscuro\">Nata\u009aa Petre\u009ain Bachelez<\/span>, slovena come gli artisti. Il direttore del festival <span class=\"testoscuro\">Stephen Kovats<\/span>, che inizialmente era sembrato condividere le preoccupazioni della curatrice, aveva poi fatto marcia indietro e (a performance gi\u00e0 avvenuta, va detto), l&#8217;aveva reintegrata nel programma del festival.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/hackart_antoniocaronia02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma chi sono questi tre artisti sloveni le cui azioni sembrano creare tanto scompiglio? Perch\u00e9 hanno tutti lo stesso nome? Chi \u00e8, insomma, Janez Jan\u009aa? Non si pu\u00f2 comprendere la portata di questa operazione se non si sa (e fuori dalla Slovenia questa non \u00e8 una conoscenza diffusa) che <span class=\"testoscuro\">Janez Jan\u009aa \u00e8 il nome del leader del SDS (Partito Democratico Sloveno) e primo ministro del paese<\/span>: un politico di centro-destra (o forse ancora pi\u00f9 schiettamente di destra) noto per la sua aggressivit\u00e0 e la sua litigiosit\u00e0 con l&#8217;opposizione e con chiunque osi criticarlo. Ora, nell&#8217;agosto del 2007, tre artisti sloveni (di cui uno italiano e uno croato, ma abitanti nel paese da molti anni), singolarmente, del tutto privatamente e senza apparente collegamento fra loro, hanno cambiato legalmente il proprio nome in quello del leader politico. La scelta non ha avuto pubblicit\u00e0, non \u00e8 stata presentata come un&#8217;operazione &#8220;artistica&#8221;, ma \u00e8 stata motivata con l&#8217;ammirazione che i tre nutrono per il personaggio. E ha comunque creato scompiglio in certe situazioni, come al matrimonio di uno dei tre, in cui tanto lo sposo quanto i due testimoni si chiamavano Janez Jan\u009aa, e il funzionario comunale sembra non riuscisse proprio a mantenere una faccia seria\u0085 E tuttavia \u00e8 stato chiaro sin dall&#8217;inizio che si trattava invece di una scelta pubblica e performativa, condotta con una certa accortezza e una buona dose di coraggio. Nessuno dei tre, a guardare la loro storia, ha mai dimostrato la minima simpatia per posizioni politiche di destra. Ed \u00e8 francamente improbabile che tutti e tre siano stati fulminati sulla via di Damasco da una conversione del genere.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 chiaro che si tratta quindi di un&#8217;operazione artistica, e in senso lato politica, che si situa all&#8217;incrocio fra tradizione dell&#8217;arte concettuale, &#8220;artivismo&#8221; (attivismo artistico), medialit\u00e0 e uso delle tecnologie. Da un momento all&#8217;altro sono scomparsi dalla scena <span class=\"testoscuro\">Emil Hrvatin, Davide Grassi e \u008eiga Kari\u009e<\/span>, <span class=\"testoscuro\">e tutte le loro opere precedenti e le loro attivit\u00e0, in rete, portano ormai il nome di Janez Jan\u009aa<\/span>. Cos\u00ec \u00e8 per la rivista di arti performative Maska, la militanza nell&#8217;associazione delle ONG, il Campo profughi per cittadini del primo mondo e numerose altre performance, per quanto riguarda Hrvatin. I progetti online e offline come <span class=\"testoscuro\">Problemarket &#8211; La borsa dei problemi, Demokino &#8211; Agora politica virtuale e Brainloop (v. Digimag 22, marzo 2007) messi in piedi da Davide Grassi<\/span> sono ormai anch&#8217;essi firmati Janez Jan\u009aa, come pure le opere e le azioni di \u008eiga Kari\u009e.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/hackart_antoniocaronia03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il collegamento consapevole con la tradizione slovena (e internazionale) dell&#8217;arte concettuale \u00e8 ben chiaro nella prima performance dei tre, <span class=\"testoscuro\">Il monte Triglav sul monte Triglav<\/span>, realizzata il 6 agosto del 2007 e documentata nell&#8217;ottobre successivo al <span class=\"testoscuro\">Museo d&#8217;arte Moderna di Lubiana e contemporaneamente nella galleria Noema in Second Life<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.reakt.org\/triglav\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.reakt.org\/triglav\/index.html<\/a>). Questo lavoro riprende una storica performance del 1968 che in qualche modo segn\u00f2 l&#8217;apparizione, in Slovenia, di una generazione di &#8220;neo-avanguardie&#8221; artistiche legate alle lotte e alle rivolte dell&#8217;epoca. Il 30 dicembre del 1968 i tre membri del gruppo <span class=\"testoscuro\">OHO si fecero fotografare nel parco della Svezda a Lubiana sotto un grande mantello nero che li copriva tutti e tre<\/span>, facendo emergere solo le loro tre teste zazzerute da hippie. Il titolo della performance, <em>Monte Triglav <\/em>, rendeva esplicito il riferimento visivo al monte con tre vette che \u00e8 un po&#8217; il simbolo della Slovenia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 2004 la performance venne ripresa, nel senso di una ironica citazione dal sapore postmoderno, dal gruppo<span class=\"testoscuro\"> Irwin, legato al movimento della Neue Slovenische Kunst (Nuova arte slovena, NSK)<\/span>. Riproponendosi nella storica foto del gruppo OHO in una situazione politica e sociale molto mutata dal 1968 (dissoluzione della ex Yugoslavia, ingresso della Slovenia indipendente nell&#8217;economia capitalista e in Europa), il gruppo Irwin sottolineava il carattere di &#8220;feticcio&#8221; della loro ripresa, esplicitando un disincanto e una presa di distanza dall&#8217;attualit\u00e0 politica e sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">La terza rimessa in scena della performance, da parte di Janez Jan\u009aa, Janez Jan\u009aa e Janez Jan\u009aa<\/span>, opera un ulteriore rovesciamento, marcando un discorso di critica politica ironica (dovuto principalmente al nome dei tre artisti) che non ha certo pi\u00f9 niente a che vedere con gli entusiasmi avanguardistici del Sessantotto, ma neppure col &#8220;cinico&#8221; feticismo degli Irwin. I tre Janez Jan\u009aa (a differenza dei loro predecessori) vanno davvero sul monte Triglav, e cos\u00ec si mostrano nelle foto, ma questa volta il grande drappo nero che li copre \u00e8 totalmente digitale, \u00e8 una finzione generata da un programma informatico, e la mostra avviene contemporaneamente in una galleria e nella capitale mediatica della virtualit\u00e0 contemporanea, cio\u00e8 Second Life. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: il carattere manipolatorio e finzionale delle nuove tecnologie digitali ci consente di dubitare che i tre siano davvero andati sul monte Triglav, e noi siamo autorizzati a pensare che le foto che li ritraggono in quello scenario non siano che una ormai usuale (e sin troppo semplice) finzione digitale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/hackart_antoniocaronia05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma sbaglieremmo a leggere i lavori degli Janez Jan\u009aa come una semplice denuncia della perdita di &#8220;autenticit\u00e0&#8221; inerente alle pratiche di rete. Il loro discorso \u00e8 pi\u00f9 sottile. Nell&#8217;azione <span class=\"testoscuro\">Signature Event Context <\/span>, per esempio, la situazione \u00e8 ribaltata. \u00c8 solo la &#8220;interpretazione&#8221; via rete che rende visibile la firma sul monumento. Mentre un eventuale spettatore della performance non sarebbe in grado di decifrare il significato dei movimenti dei performer, esso appare evidente solo sullo schermo di un computer collegato in rete, per effetto dei dati del GPS visualizzati sull&#8217;immagine satellitare del monumento. \u00c8 la tecnologia in questo caso, quindi, che ha una funzione semiotica. \u00c8 evidente, insomma, che la messa in discussione del concetto e delle pratiche dell&#8217;identit\u00e0 che i tre Jan\u009aa intendono proporre \u00e8 strettamente legata al mondo della medialit\u00e0 e della virtualit\u00e0 tecnologica. Le loro azioni, che da alcuni critici sono state lette sotto le categorie dell'&#8221;affermazione sovversiva&#8221; e della &#8220;sovra-identificazione&#8221; nella versione elaborata dal filosofo sloveno <span class=\"testoscuro\">Slavoj \u008ei\u009eek<\/span>, non tendono solo a mettere in dubbio l&#8217;identit\u00e0 dello Janez Jan\u009aa originale (il primo ministro sloveno) o a metterne in ridicolo le affermazioni. Certo, questo succede: quando uno degli Jan\u009aa, al suo pranzo di nozze, ripete una delle frasi preferite dal leader politico (&#8220;Pi\u00f9 siamo, pi\u00f9 presto raggiungeremo i nostri obiettivi&#8221;), il significato viene ribaltato rispetto al contesto originale, e noi potremmo interpretare quell&#8217;asserzione come: &#8220;Pi\u00f9 Janez Jan\u009aa ci saranno, pi\u00f9 sar\u00e0 evidente il carattere demagogico e populista dell&#8217;azione dello Jan\u009aa &#8216;originale'&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa dimensione di &#8220;attivismo artistico&#8221;, per\u00f2, non \u00e8 sufficiente a esplicitare tutte le valenze di questo lavoro. Attraverso l&#8217;utilizzo provocatorio e scanzonato del nome di un leader politico, Janez Jan\u009aa mette in discussione in realt\u00e0 tutto il fondamento dell&#8217;identit\u00e0 sociale e individuale di ognuno, vuole andare a fondo sulle convenzioni sociali che la costituiscono e la rendono leggibile, vuole scavarne le fondamenta e mettere alla luce i processi di confine tra la psiche e la societ\u00e0. Ed \u00e8 in questo contesto che \u00e8 pertinente la citazione di Jacques Derrida che i tre artisti utilizzano per argomentare la loro performance <span class=\"testoscuro\">Signature Event Context<\/span>: &#8220;Per definizione, una firma scritta implica la non presenza effettiva o empirica del firmatario. Ma, si dir\u00e0, essa segna e conserva il suo essere stato presente in un adesso passato, che rester\u00e0 un adesso anche nel futuro, e perci\u00f2 in un adesso in generale, nella forma trascendentale di una &#8216;qualit\u00e0 dell&#8217;adesso&#8217; (mantenimento). Questo mantenimento generale \u00e8 in qualche modo inscritto, agganciato alla puntualit\u00e0 presente, sempre evidente e sempre singolare, nella forma di una firma. Tale \u00e8 l&#8217;originalit\u00e0 enigmatica di ogni ghirigoro sotto una firma. Perch\u00e9 si verifichi il collegamento alla fonte, bisogna che sia conservata l&#8217;assoluta singolarit\u00e0 dell&#8217;evento della firma e della forma della firma: la pura riproducibilit\u00e0 di un evento puro.&#8221;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag32\/articoli\/img\/hackart_antoniocaronia04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"justify\">\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Ed \u00e8 a questa tematica che si riallaccia tutta la tessitura del progetto <span class=\"testoscuro\">Re:act<\/span> ( <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.reakt.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.reakt.org <\/a>): la rimessa in scena (<em>re-enactment<\/em>), la ripetizione di performance artistiche o eventi storici del secolo passato. Un progetto ideato dallo <span class=\"testoscuro\">Janez Jansa noto un tempo come Davide Grassi e prodotto da Aksioma<\/span>, che prevede azioni sia di Jansa da solo, sia di tutti e tre gli Janez Jansa (per esempio <span class=\"testoscuro\">Il monte Triglav sul monte Triglav<\/span>), sia ancora collaborazioni di altri artisti (fra cui Eva e Franco Mattes, aka 0100101110101101.ORG, che hanno rimesso in scena in Second Life performance si Chris Burden, Joseph Bueys e altri). Re:act non tende tanto a farne risaltare, nella riscrittura e nella riattualizzazione, un presunto carattere di universalit\u00e0 espressiva, quanto ad affermare ancora una volta la storicit\u00e0 e l&#8217;irriducibilit\u00e0 dell&#8217;esperienza e la faticosa operazione di ricavarne un &#8220;senso&#8221;: perch\u00e9 dalla <em>ripetizione<\/em>, per dirla con Deleuze, non fa che scaturire la differenza che, sola, ci permette di vivere e di sperimentare.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.aksioma.org\/sec\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.aksioma.org\/sec\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.aksioma.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.aksioma.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.reakt.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.reakt.org<\/a><\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Berlino, 28 gennaio 2008, Monumento agli ebrei assassinati d&#8217;Europa. 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