{"id":10316,"date":"2008-01-29T12:00:00","date_gmt":"2008-01-29T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-031\/cccscross-sectional-view-of-contemporaneity\/"},"modified":"2020-10-25T10:22:27","modified_gmt":"2020-10-25T09:22:27","slug":"cccscross-sectional-view-of-contemporaneity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-031\/cccscross-sectional-view-of-contemporaneity\/","title":{"rendered":"Cccs: Una Lettura Trasversale Della Contemporaneita'"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">&#8220;Sistemi Emotivi \u0096 artisti contemporanei tra emozione e ragione&#8221;<\/span> \u00e8 il titolo della prima esposizione del <span class=\"testoscuro\">CCCS<\/span>, <span class=\"testoscuro\">Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina<\/span>, che, intuibile dal nome stesso, \u00e8 parte della Fondazione Strozzi di Firenze.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">In una piazza, com&#8217;\u00e8 quella fiorentina e toscana in generale, in cui il contemporaneo fatica ad imporsi, schiacciato da una tradizione artistica secolare che gioca un ruolo da gigante, il CCCS (che si aggiunge ad altre iniziative pi\u00f9 o meno riuscite, che vanno dal <i>Festival della Creativit\u00e0<\/i>, alla <i>Biennale d&#8217;arte Contemporanea<\/i>, alla recente apertura del <i>Museo della Fotografia Fratelli Alinari<\/i>) sembra aprire uno spiraglio che speriamo possa riqualificare e riportare dentro al dibattito artistico attuale il capoluogo toscano, che rischia altrimenti, come altre splendide realt\u00e0 italiane, la pietrificazione e la conseguente trasformazione in <i>citt\u00e0-museo<\/i>.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Questa prima esposizione pone subito il focus sul rapporto tra artista-opera-fruitore, inserendosi nell&#8217;attualissimo dibattito scaturito intorno alla recente scoperta di una classe di neuroni, i cosiddetti &#8220;neuroni-specchio&#8221;, che sembra attivarsi nel nostro cervello sia al momento in cui compiamo un&#8217;azione, sia quando la vediamo o la pensiamo compiere. Intorno a questa scoperta, dovuta a un gruppo di ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Parma tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90, si \u00e8 formata una disciplina che ha preso il nome di neuroestetica e che ha la particolarit\u00e0 di vedere il contributo attivo di umanisti e scienziati, in un fecondo e interessante dialogo multidisciplinare che vale la pena di osservare da vicino.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori, che \u00e8 Project Director del CCCS e co-curatrice, insieme a Martin Steinhoff,<\/span> dell&#8217;esposizione, ha parlato con noi di questo e della linea curatoriale che il Centro si prefigge nel prossimo futuro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_giuliasimi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><b>Giula Simi: CCCS<\/b>, ovvero Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina. Inizierei da qui, chiedendole non solo di raccontarci le sinergie che hanno permesso la realizzazione del progetto, ma anche di descriverci intenzioni e volont\u00e0 che muovono le attivit\u00e0 del centro. Nella scelta del termine <i>cultura<\/i> al posto di <i>arte<\/i>, il centro sembra puntare a una differenza. <b>Cultura Contemporanea<\/b> e non <b>Arte Contemporanea<\/b>. Potremmo vedere in questo una volont\u00e0 di abbracciare un&#8217;ottica pi\u00f9 vasta e finalmente multidisciplinare, che \u00e8 forse l&#8217;unica via per tentare un&#8217;interpretazione della contemporaneit\u00e0?<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori<\/span><\/strong>: Il <i>Centro di Cultura Contemporanea Strozzina<\/i> (cccs) \u00e8 parte della Fondazione Palazzo Strozzi. Essa \u00e8 nata come progetto culturale unendo forze pubbliche e private: i fondatori istituzionali sono il Comune di Firenze, la Provincia di Firenze e la Camera di Commercio di Firenze; i soci fondatori, invece, sono un vasto numero di privati, organizzati nell&#8217;associazione dei Partners di Palazzo Strozzi. La Fondazione ha inoltre una struttura decisionale ripartita in un consiglio d&#8217;indirizzo e un consiglio di amministrazione. Il CCCS intende essere una sorta di piattaforma aperta alla vasta gamma di approcci e pratiche che caratterizzano la produzione di arte e cultura contemporanee. Aperta anche nel senso che la mediazione culturale non sar\u00e0 finalizzata allo sviluppo di un&#8217;unica interpretazione, bens\u00ec a stimolare la cultura del dibattito critico e una lettura degli strati molteplici e multiformi che compongono la realt\u00e0 complessa e talvolta apparentemente contraddittoria in cui viviamo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Giula Simi<\/strong>: &#8220;Sistemi Emotivi &#8211; artisti contemporanei tra emozione e ragione&#8221; \u00e8 la mostra che ha inaugurato il centro. Con un&#8217;ottica cross-media che affianca videoarte, poesia, net.art e installazioni monumentali, l&#8217;esposizione s&#8217;inserisce nel recente dibattito sulla neuroestetica, neonata disciplina che sembra tentare il difficile quanto fecondo dialogo tra umanisti e scienziati nella comprensione e descrizione della natura umana. Qual \u00e8 il suo punto di vista come curatrice della mostra? Com&#8217;\u00e8 nata l&#8217;idea e come si \u00e8 sviluppata, anche riguardo alla scelta degli artisti? &#8220;<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testo_iframe\"><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori<\/span> La sfida che il progetto Sistemi Emotivi si pone \u00e8 di tentare una rilettura critica della correlazione tra artista, opera d&#8217;arte e fruitore, alla luce delle pi\u00f9 recenti scoperte sul cervello umano e sulle emozioni. La scelta degli autori rappresentati nel catalogo, e quella delle tesi da loro difese, vuole essere un&#8217;esortazione a guardare sotto un&#8217;ottica diversa, e forse nuova, il &#8216;cosa&#8217; sia che faccia scaturire l&#8217;esperienza e quale sia la qualit\u00e0 dell&#8217;esperienza stessa nell&#8217;ambito di un confronto tra fruitore e opera d&#8217;arte. Il percorso espositivo si sviluppa, nelle diverse sale dello spazio del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, in una presentazione di artisti contemporanei che, consapevolmente o meno, si relazionano con la prassi corporea e sensoriale, ma anche con quella razionale e cognitiva implicata nell&#8217;esperienza dell&#8217;emozione, sia nel senso della produzione che in quello della fruizione. Il focus dell&#8217;esposizione \u00e8 quello di offrire una panoramica che non vuole avere pretese di completezza e di esaustivit\u00e0. Le installazioni presentate agiscono secondo diversi principi. In ultima analisi la loro finalit\u00e0 \u00e8 quella di una comprensione cognitiva che passi attraverso il significato dell&#8217;esperienza emotiva. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_giuliasimi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Giula Simi<\/strong>: La dialettica tra creazione e fruizione dell&#8217;opera sta al centro di questa esposizione. Stando alle recenti scoperte neurologiche, da cui anche la mostra prende spunto e secondo le quali sarebbe sostanzialmente dimostrabile l&#8217;identificazione tra azione e percezione, risulta quanto mai attuale la celebre affermazione di Arnheim per cui <i>&#8220;Vedere \u00e8 un atto creativo&#8221;<\/i>. In quest&#8217;ottica anche il dialogo tra artista e spettatore si fa sempre pi\u00f9 serrato e complesso. Come vede in questo senso la figura del curator, che in qualche modo costruisce il contesto di fruizione e quindi interviene nel flusso comunicativo artista-opera-pubblico? <\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori<\/span> Il curatore, a mio avviso, dovrebbe assumere un ruolo di mediatore tra la produzione artistica, l&#8217;attuale stato del dibattito culturale internazionale e il pubblico. Partendo dal caso specifico del CCCS e della linea curatoriale che caratterizzer\u00e0 il programma nei prossimi due anni, lo scopo \u00e8 di scegliere e presentare una serie di progetti che affrontino temi e fenomeni rilevanti per la nostra cultura e la nostra societ\u00e0 attuale. In quest&#8217;ottica, la scelta di una tematica piuttosto che un&#8217;altra significa esercitare un influenza su cosa il pubblico vede. Dato che alcune scelte vengono operate da singoli individui (per quanto organizzati in team di lavoro) e per questo sono marcate da una forte componente soggettiva, \u00e8 giusto che vengano poi, a mio avviso, rese note e trasparenti, in modo da alimentare il dibattito e contribuire cos\u00ec al costante processo dialettico culturale.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Cos\u00ec, anche la scelta delle singole opere, la loro disposizione e la presentazione nello spazio, sono linguaggi visivi che traducono possibilit\u00e0 interpretative. La storia dell&#8217;<i>exhibition design<\/i>, dunque la tradizione della concettualizzazione e la presentazione dell&#8217;arte in un determinato contesto intellettuale e spaziale &#8211; che passa dalla <i>Wunderkammer<\/i>, ai saloni dell&#8217;arte del tardo &#8216;800, ai progetti espositivi delle avanguardie degli anni &#8217;20 fino al <i>White Cube<\/i> e l&#8217;arte in sito o in luogo pubblico &#8211; ci insegnano che un curatore, come anche l&#8217;artista stesso, hanno la possibilit\u00e0 di configurare tutti i singoli elementi di un progetto espositivo, influenzando cos\u00ec la ricezione e una possibile lettura dell&#8217;opera da parte del visitatore.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_giuliasimi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Giula Simi<\/strong>: Lectures, readings e performances hanno accompagnato il periodo dell&#8217;esposizione e hanno visto l&#8217;intervento di artisti, filosofi, storici dell&#8217;arte e scienziati, con una precisa volont\u00e0 di intrecciare lo sguardo teorico a quello pratico. Pensa che questa possa essere una buona strada anche per avvicinare il pubblico all&#8217;arte contemporanea, spesso poco apprezzata perch\u00e9 ritenuta difficilmente comprensibile? <\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori<\/span> Con la decisione di invitare teorici e ricercatori accademici delle diverse discipline, come anche poeti e artisti, a svolgere settimanalmente delle presentazioni, il CCCS intende segnalare che il dibattito culturale attuale non pu\u00f2 essere svolto in modo esaustivo senza interpellare le scienze, le aree umanistiche e tutte le discipline della creazione artistica. Oggi viviamo in una realt\u00e0 globalizzata e complessa che spesso non comprendiamo a fondo in mancanza di conoscenze specifiche e specialistiche. L&#8217;apertura e lo studio delle pi\u00f9 svariate aree di conoscenza \u00e8 fondamentale per sviluppare metodi e criteri atti a comprendere e affrontare il contemporaneo. In questo senso, anche la scelta iniziale del CCCS di proporsi come centro di CULTURA contemporanea, e non di ARTE contemporanea, parte dal presupposto che, mai come oggi, le diversi discipline necessitano un costante scambio del loro sapere specialistico al fine di poter sviluppare visioni per un possibile futuro &#8211; un ruolo che forse proprio gli artisti riescono ad svolgere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_giuliasimi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Giula Simi<\/strong>: Un piccolo e ultimo commento sulla situazione della citt\u00e0 di Firenze, citt\u00e0 d&#8217;arte per eccellenza ma spesso accusata, direi in parte a giusta ragione, di rimanere attaccata alle tradizioni negando il dialogo con il contemporaneo. Il <b>CCCS<\/b> sembra un ottimo punto di partenza in questo senso. Come le \u00e8 sembrata la reazione del pubblico fiorentino a questa prima esposizione del centro e che prospettive vede per la citt\u00e0 nel prossimo futuro? <\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Franziska Nori<\/span> Credo di poter dire che, fino ad ora, il CCCS \u00e8 stato accolto molto positivamente. Firenze, come tutte le citt\u00e0 d&#8217;arte in Italia, \u00e8 una citt\u00e0 che indubbiamente \u00e8 caratterizzata dal proprio passato. Ma sono tante e, a mio parere, molto valide, le realt\u00e0 di produzione e creazione artistica e culturale del contemporaneo a Firenze. Il programma futuro del CCCS prevede un costante accrescimento delle collaborazioni diventando la piattaforma di incontro e di scambio tra la realt\u00e0 del territorio e i circuiti culturali internazionali.<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.strozzina.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.strozzina.org<\/a><\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sistemi Emotivi &#8211; artisti contemporanei tra emozione e ragione \u008f il titolo della prima esposizione del CCCS Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina, che, intuibile dal nome stesso, \u008f parte della Fondazione Strozzi di Firenze.<\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":28436,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,184],"tags":[],"class_list":["post-10316","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-031"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Cccs: Una Lettura Trasversale Della Contemporaneita&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-031\/cccscross-sectional-view-of-contemporaneity\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Cccs: Una Lettura Trasversale Della Contemporaneita&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Emotional Systems - Contemporary Art between Emotion and Reason is the first exhibition of CCCS (Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina - Centre for Contemporary Culture Strozzina) - as revealed by the name a part of the Fondazione Strozzi in Florence . 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