{"id":10315,"date":"2008-01-29T12:00:00","date_gmt":"2008-01-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-031\/the-landscapes-of-technoethic-art\/"},"modified":"2020-10-25T10:22:18","modified_gmt":"2020-10-25T09:22:18","slug":"the-landscapes-of-technoethic-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-031\/the-landscapes-of-technoethic-art\/","title":{"rendered":"Gli Scenari Dell&#8217;arte Tecnoetica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Succede in Italia un fatto strano, quasi inspiegabile per chi non conosca o conosca poco la storia del nostro paese: che la nostra cultura, complessivamente, sia distaccata, in ritardo, poco consapevole, a volte addirittura viaggi in direzione opposta rispetto alle grandi correnti culturali del resto del mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci\u00f2 avviene anche se le persone e le forze impegnate nei settori pi\u00f9 avanzati e rilevanti non sono poi cos\u00ec minori di numero, e il loro lavoro non \u00e8 poi di qualit\u00e0 cos\u00ec inferiore, rispetto a quelle di altri paesi. Semplicemente, l&#8217;attivit\u00e0 di queste persone e di queste forze, sono molto pi\u00f9 ignorate (rispetto all&#8217;estero) dai vari sottosistemi della cultura italiana: universit\u00e0, imprese, editoria, televisioni, giornali e media in generale. Faccio questa considerazione in margine al convegno <span class=\"testoscuro\">&#8220;Ricerca e futuro: arte, tecnologia e coscienza &#8211; scenari dell&#8217;arte tecnoetica 2007&#8221; , che si \u00e8 tenuto al Centro per l&#8217;arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dal 7 al 9 dicembre del 2007.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sia chiaro, non \u00e8 una lamentela n\u00e9 una recriminazione: se il convegno non ha richiamato grandi folle di pubblico, n\u00e9 ha avuto un&#8217;eco adeguata sui media, pu\u00f2 anche darsi che una parte della responsabilit\u00e0 vada addebitata agli organizzatori che non hanno saputo farsi abbastanza &#8220;pubblicit\u00e0&#8221;. Ma continuo a essere convinto che le ragioni siano pi\u00f9 di fondo. Un pubblico, attento e desideroso di sapere, per le arti basate sulla tecnologia e i nuovi media, in Italia c&#8217;\u00e8: ne fa fede il successo che hanno a Milano le conferenze della serie <span class=\"testoscuro\">&#8220;Meet the Media Guru&#8221; organizzate alla Mediateca Santa Teresa da MGM Communication<\/span>. Ma questi sono incontri incentrati su grandi personaggi internazionali, da <span class=\"testoscuro\">John Maeda a Lev Manovich a Golan Levin<\/span> (per dire solo alcune delle ultime star della cultura digitale) che presentano un riassunto, il pi\u00f9 possibile spettacolarizzato, del proprio lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_antoniocaronia01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La cifra del convegno di Prato era diversa, pi\u00f9 sottile e partecipativa: si voleva cercare di costruire un confronto tra la ricerca italiana sulla cultura digitale e quella di altri paesi, utilizzando la presenza in Italia (non usuale) di due gruppi di ricercatori facenti capo al <span class=\"testoscuro\">Planetary Collegium di Plymouth, l&#8217;istituzione fondata e diretta da Roy Ascott<\/span>. L&#8217;idea era infatti partita dal <span class=\"testoscuro\">M-Node, la filiale milanese del Planetary Collegium diretta da Francesco Monico e (per la parte didattica) da me<\/span>. Monico ha poi coinvolto nel percorso che ha portato al convegno la <span class=\"testoscuro\">NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, l&#8217;ISIA di Firenze (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, la pi\u00f9 brillante scuola statale di design) e l&#8217;Accademia di Belle Arti di Carrara<\/span>, in cui \u00e8 presente una Scuola di Nuove Tecnologie dell&#8217;Arte. Mancava l&#8217;omonima scuola dell&#8217;Accademia di Brera, la prima in Italia di questo genere, ma si sa che (sia detto senza malizia) a Milano a volte i rapporti fra l&#8217;Accademia statale pi\u00f9 famosa d&#8217;Italia e una delle pi\u00f9 ambiziose accademie private non sono facili.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per fare il punto sulla situazione dei rapporti fra arte e tecnologia nelle sue varie sfaccettature (<em>arte digitale ed elettronica, bioarte, attivismo artistico, arte robotica, arte mediale etc.<\/em>) si confrontavano quindi i ricercatori di Plymouth, che sotto la guida di Roy Ascott stanno completando i loro studi di dottorato, con quelli del M-Node di Milano (in buona parte stranieri) e una folta rappresentanza di artisti e ricercatori italiani del campo. \u00c8 riuscito il confronto? Certo, un convegno di un giorno non pu\u00f2 pretendere n\u00e9 di risolvere problemi e forse neppure di operare tutte le connessioni che sarebbero possibili e auspicabili. Tuttavia mi sento di affermare che il quadro della ricerca in questo campo \u00e8 emerso pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 complesso, pi\u00f9 promettente di quanto forse ci si sarebbe aspettati: ma anche pi\u00f9 contraddittorio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_antoniocaronia02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sullo sfondo, c&#8217;era naturalmente l&#8217;impostazione che <span class=\"testoscuro\">Roy Ascott<\/span> ha dato ai problemi dell&#8217;arte tecnologica, e che si riassumono soprattutto in due formule: <span class=\"testoscuro\">l&#8217;arte &#8220;technoetica&#8221; e i &#8220;moistmedia&#8221;<\/span>. Il termine &#8220;tecnoetica&#8221;, bisogna dire, non \u00e8 dei pi\u00f9 felici. Con esso Ascott intende sottolineare un aspetto molto importante della ricerca artistica contemporanea, cio\u00e8 la sua dimensione cognitiva, e il fatto che questa dimensione sia oggi prevalentemente mediata dalle tecnologie: &#8220;technoetics&#8221; \u00e8 infatti una contrazione di &#8220;techno&#8221; + &#8220;noetics&#8221;, dal greco &#8220;nous&#8221;, mente. Ma non si pu\u00f2 evitare che, in inglese come in italiano, il termine appaia invece come una giustapposizione di &#8220;techno&#8221; + &#8220;etics&#8221;, e quindi rimandi a un&#8217;etica della tecnologia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sui &#8220;moist media&#8221;, al contrario, non \u00e8 possibile l&#8217;equivoco: \u00e8 un modo particolarmente incisivo di sottolineare l&#8217;intreccio sempre pi\u00f9 stretto che si sta creando fra i processi informatici, astratti, logici e discreti (l&#8217;asciutto, il <em>dry<\/em>), e quelli biologici, organici, continui (il bagnato, il <em>wet<\/em>). Ed ecco quindi che la dimensione del <em>moist<\/em>, dell&#8217;umido, emerge come la vera sconvolgente novit\u00e0 di questi anni nella ricerca artistica: rassicurante per un verso \u0096 in quanto garantisce che la preponderanza dell&#8217;informatica non elimini affatto la dimensione dell&#8217;organico, del vissuto, insomma la presenza del <em>corpo <\/em> \u0096 inquietante per un altro \u0096 perch\u00e9 sancisce che il terremoto che sta sconvolgendo il terreno dell&#8217;identit\u00e0 e delle autorappresentazioni umane non si fermer\u00e0, e che anzi la dimensione dell&#8217; <em>ibrido <\/em> \u00e8 destinata a diventare l&#8217;unica possibile certezza degli anni a venire.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_antoniocaronia03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Non tutto torna in questo discorso. La dimensione del <em>postumano<\/em>, ineliminabile in questo contesto, si tinge a volte di oltranzismo superomistico nelle pur interessanti posizioni della corrente &#8220;transumanista&#8221;, efficacemente presentate al convegno da <span class=\"testoscuro\">Natasha Vita-More<\/span>. Una certa predisposizione al misticismo si infiltra ogni tanto anche nelle ricerche pi\u00f9 avvertite, come la<span class=\"testoscuro\"> Tafkav di Francesco Monico (ampiamente presentata nel numero scorso di Digimag)<\/span>, trovando sponda peraltro anche in certe formulazioni di Ascott. Ma sono tutti indizi di una ricchezza e di una complessit\u00e0 della ricerca contemporanea, che non si pu\u00f2 ingabbiare in nessun discorso precostituito (e tantomeno ideologico).<\/p>\n<p align=\"justify\">Ricchezza di cui testimoniano (cito solo alcuni degli interventi che mi hanno colpito di pi\u00f9, senza alcun pregiudizio per i forzatamente esclusi) le ricerche per esempio di un database che coniughi la metodologia della ricerca sociale con l&#8217;emergenza di nuovi soggetti urbani, <span class=\"testoscuro\">nell'&#8221;urbanismo dissipativo&#8221; di Wolfgang Fiel; o gli interventi in Second Life di Elif Ayter e Simona Caraceni<\/span>, che mostrano come si possano attivare in quel mondo virtuale dei progetti capaci di sfuggire alla paralizzante alternativa tra la vacua spettacolarizzazione e la stanca riproposizione di eventi e attivit\u00e0 della vita reale; oppure ancora la riflessione e i progetti di <span class=\"testoscuro\">Laura Beloff<\/span> sul tema del <span class=\"testoscuro\">wearable computer <\/span> e degli indumenti intelligenti e interattivi (sullo stesso tema la ricerca, ancora agli inizi, di <span class=\"testoscuro\">Natacha Roussel<\/span>); infine, la sperimentazione di una dimensione orgiastica e di un &#8220;corpo indisciplinato&#8221; nell&#8217;attivit\u00e0 della danzatrice <span class=\"testoscuro\">Isabelle Choiniere<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/newmedia_antoniocaronia04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Tommaso Tozzi<\/span>, dal canto suo, ha tentato, come \u00e8 spesso nella sua cifra, di riassumere le caratteristiche fondamentali di un&#8217;arte &#8220;attivistica&#8221;, plurale e collettiva, ben rappresentata anche dai progetti interattivi a bassa tecnologia di <span class=\"testoscuro\">Giacomo Verde<\/span>. <span class=\"testoscuro\">Mario Canali<\/span> ha riassunto i presupposti e le dimensioni sincretiche (scientifiche e olistiche) del suo lavoro. <span class=\"testoscuro\">Antonio Glessi<\/span> ha presentato con l&#8217;understatement che gli \u00e8 congeniale alcune acute riflessioni sulle ultime tendenze della rete, corredandole di una geografia concettuale di Internet che fa giustizia delle sparate propagandistiche delle aziende del cosiddetto Web 2.0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il confronto e il lavoro individuale e comune proseguiranno la prossima estate in un convegno a Vienna, di cui speriamo di darvi ulteriore notizia.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"www.m-node.com\/%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.m-node.com\/<\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/summit.planetary-collegium.net\/abstracts.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/summit.planetary-collegium.net\/abstracts.html<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.natasha.cc\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.natasha.cc\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.saunalahti.fi\/%7Eoff\/off\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.saunalahti.fi\/~off\/off\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hackerart.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> www.hackerart.org\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.verdegiac.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.verdegiac.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succede in Italia un fatto strano, quasi inspiegabile per chi non conosca o conosca poco la storia del nostro paese: che la nostra cultura, complessivamente, sia distaccata, in ritardo, poco consapevole, a volte addirittura viaggi in direzione opposta rispetto alle grandi correnti culturali del resto del mondo.<\/p>\n","protected":false},"author":158,"featured_media":28424,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,184,330],"tags":[40],"class_list":["post-10315","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-031","category-science","tag-focus"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Gli Scenari Dell&#039;arte Tecnoetica &#8226; 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